venerdì 28 febbraio 2020

INVERECONDA MAGGY di SANDRO SPALLINO

INVERECONDA MAGGY

Maggy , stravaccata primula di un Duce,
che la tua mano sia onda perenne,
che la tua voce sia orda di vezi, rossa e
solenne, tu Abadessa sotto mantovane
coltri, il duro ventre e la ventura lisciando,
velluto guanto che la brama sversa
a spigolose alture, sfinendo in distanze
feconde, prigioniera d’incanto e luce.
Chi mai ci conobbe, chi mai ci vide
Impigliati nel canto di mezzanotte?
Il fuoco che brucio’ la cera con mago
fragore, forse non scosse le vene nostre ?
Qui respirammo amore, intrecciati al muro,un dio
ci soffio dentro un fato, e spezzammo il senno
a un dirupo.

Maggy ,coronata di gelsi, al guinzaglio flaccide ore
tenendo, squagliate in bottiglie di travasate
brume,occhi di nere danze e piume
sprofondate che la pioggia ode,
pozzi o lampade cupe di tanti addii
vanendo al cerchio nitore, ridi appena
nel liquido cincischiando memorie.
Conoscessi la sera chiusa nella tua costola,
degnassi la pupilla al monco giorno,colla
su cielo blando! Fenice stesa col tuo scialle
di leggenda, cantrice della luna, sotto pietra
il tempo sotterrando. Signora di ori abbacinati,
brulicante embrioni,pioppi ululanti,
manto di papaveri.

Maggy dolce cinebro di rare matite,
in esofago d’antichi canti, le orecchie d’orli
ti bacio e i vedovi silenzi, pregni di mesi
che si accasciano vecchi,
le foglie ricamate dei tuoi seni amo,
e il duomo d’ossa della nuca disfatta e sibillina
come un ramo, grigia lupa di fragili infanzie
nutri l’eremo svago. Tornerai in un glabro gennaio,
sfrontata icona contorta, ignuda su
bagnate lenzuola di zeli,slabbrata gonfia
mona d’arricciata fessure nere.
In seta parigina, ravvolta coscia
ansimando da seta freme ,
di rosei madori preme la smania
d’osceni piaceri.
Nella foce dei tuoi lunghi sguardi,
nasturzie rose sudate, abbeverate
d’aurore bianche, gialli pianti,
luna su acque,vetro e fortune vidi frangere.

Maggy , fritta nei saturnali gonfi vespri,
riposte nelle tue orbite a tinte violacee,
riflesse grotte nell’iride scruto di
Beati Paoli.
Ciondolano sogghigni su scure cloache.
Chi sei tu che io amo?
Insano sorriso che in me deflagra?
Petalo che sfiata, saneranno i miei
baci una scorciata folle anima?
Sangue inzuppato a liquori,verdi
ebbrezze risuonando.

Piove luce su ippocastani, torno dopo anni
a te, versando sui capelli argentea polvere
costellazione del centauro, e un ultimo verso
eterno sulla tua anca. Alzati, vieni, staremo
abbracciati sulla panchina, cieli senza piu lancette,
guardando l’infinito illune sul lago, sorpresi,
colle dita sulle Orse puntato. 

SANDRO SPALLINO
Tutti i diritti riservati

Tratto dal libro
LE LABBRA DELL’ANIMA

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