venerdì 7 febbraio 2020

LA STRADINA di SANDRO SPALLINO

LA STRADINA

La stradina è bianca,
mi viene da ridere e rido
tanto non c’è nessuno,
guardo la mia cravatta pazza
distratta a un mare
ma non vedo nessun mare lontano,
sbando, poi mi piace
un albero, vorrei essere solo
quell’albero che non conosce
uffici, carte, mogli, affari,
penso che mi dipingerò su un
quadro il viso e la camicia,
davvero, odio l’inverno e le burrasche
ma spero non torni la morsa dell’afa,
amo la nostalgia di un
manicomio, le finestre accese
e le tue amanti,
ho il vizio che sputo romantico
e parlo solo, ma piaccio
sapessi quanto.

Io e tu, su noi le foglie
giocando a domino,
Pulviscolo e Magnetite,
Rincorro te che vaghi
fra le stanze vuote
di epifanie infestate, dimmi
dei sermoni al plenilunio
e delle candele macere, dimmi
dei volti sformati apparsi
sul vetro di un bicchiere autunno
quando li hai evocati. Era notte
viva d'amplesso fra schiere
bieche di trapassati.

Ecco la mia vecchia sedia
Fradicia di tempo grigio,
so ciò che dice la pioggia,
ho un libro tra le mani
per la noia e le formiche,
fumo, so che ti innamorerai
di me e frusterai la tua anima,
ma così deve essere
poveri e stupidi, via via
anche il tuo cappello è ubriaco,
lo sa il bravo grasso sole
finché non mi rompa le caviglie,
ora me ne posso proprio andare
da dove sono venuto,
ma da dov’è che sono venuto?
Sono una farfalla che cerca il sole,
ma perché non butto mai
tutte quelle bottiglie di plastica
e non ricordo i proverbi?

SANDRO SPALLINO
Tutti i diritti riservati


Tratto dal libro
LE LABBRA DELL’ANIMA

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