venerdì 20 marzo 2020

SALOME' di SANDRO SPALLINO

SALOME'

Non si voltano le spalle all’Amore,
mai, vedresti le stelle fuggire
da questa stanza, le rose sfiorire
nei campi dell'anima, il Dio sdegnato ritrarsi,
il cuore trasmutarsi in sabbia,
estinguersi le brocche d'acqua piovana.
Non ti perdonera’ quel giorno
non dirmi addio e disegna le tue iridi
sul mio corpo a foggia di pesce luminoso.
Sopravvivi nel mio cuore tempestoso.

Vado incurvato, attraversato d’acquiescenti
Stagioni, e da un crepitare di perlate foglie
A sigillarmi il dorso , luna come fanale
Pende attaccata a un portachiavi e russa.
Salomè trovo stesa su un giaciglio
calda come un sole dentro un fico,
savana d'olio che scomposta frigge.
Gabbia scorciata porto a lei di
uccelli sbattenti becchi
fracassati che soffrono d’amore fino ai piedi,
ho un tuono per capello,
un lampo per ogni linea nella mano,
e magie nel taschino del cappotto,
ma l'amore con lei vorrei farlo
imbiancato di colori come onda sul porto.


Al tuo orecchio porto gabbie strambe che
suonino amore, una canzone d’usignoli che t’incanti,
mi fai un segno per di la e beata fai ragliare una
sfiatata gola, arrugginito tubo,
vedo erose boccole di ciuffi sparsi sul
mio nudo collo di trasfigurati moti, bei
capelli tremuli a ventilarmi il petto,
e le mammelle che strisciano
un vortice alla bocca, stoviglie sobbalzano
profanate da rancori, lunghi orecchini
come api ad accarezzare il cuore. Che cosce hai
io lo so e non un Dio, fronte alla specchiera
il fondoschiena gigandeggia
curve che strizzano sull'occhio.

Ho in testa un alveare,
Chi non sono!!! Dove non vado!!
Da dove non vengo !! Cerchio senza piu
Centro, sembro burrasca sperduta nei bottoni
Dei tuoi occhi irridenti, nei fori della tua pelle
Bianca come l’anima che sa di neve.
Offrimi un po di the,
e prenditi la grappa, siamo senza
un racconto, dorati e fritti di quotidiano,
saccheggiati da malandrine ombre ladre.
Appioppata piovra sul mio ventre
fertile di un bastardo piacere,
nera seta del tuo piede poggiato
sulla mia bocca storta bacio, madida come di
lombrico l'umida ascella rigenera
le increspate radici
occulto alveo della sera.

SANDRO SPALLINO
Tutti i diritti riservati

Tratto dal libro
LE LABBRA DELL’ANIMA

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