lunedì 1 marzo 2021

Dal 2 marzo 2021 Palazzo Reale di Milano ospita la prima grande mostra dedicata alle “Signore dell’Arte”, magnifiche artiste vissute tra il ‘500 e il ‘600, oggi finalmente tornate a risplendere.

Oltre 130 opere di 34 artiste, tra cui Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Giovanna Garzoni e tante altre, per raccontare incredibili storie di donne talentuose e “moderne”. 


 

Dal 2 marzo al 25 luglio 2021, le sale di Palazzo Reale di Milano ospitano una mostra unica dedicata alle più grandi artiste vissute tra ‘500 e ‘600: Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Fede Galizia, Giovanna Garzoni e molte altre.

La mostra è promossa dal Comune di Milano-Cultura e realizzata da Palazzo Reale e Arthemisia, con il sostegno di Fondazione Bracco, e aderisce al palinsesto I talenti delle donne, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dedicato all’universo delle donne, focalizzando l’attenzione, per tutto il 2020 e fino ad aprile 2021, sulle loro opere, le loro priorità e le loro capacità.



Con la mostra Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600, l’arte e le incredibili vite di 34 artiste vengono oggi riscoperte attraverso oltre 130 opere, a testimonianza di un’intensa vitalità creativa tutta al femminile, in un singolare racconto di appassionanti storie di donne già “moderne”. Vi sono le artiste più note ma anche quelle meno conosciute al grande pubblico; ci sono nuove scoperte, come la nobile romana Claudia del Bufalo, che entra a far parte di questa storia dell’arte al femminile, e ci sono opere esposte per la prima volta come la Pala della Madonna dell’Itria di Sofonisba Anguissola, realizzata in Sicilia, a Paternò, nel 1578 e mai uscita prima d’ora dall’isola; così come lascia per la prima volta Palermo la pala di Rosalia Novelli Madonna Immacolata e san Francesco Borgia, unica opera certa dell’artista, del 1663, della Chiesa del Gesù di Casa Professa; o la tela Matrimonio mistico di Santa Caterina di Lucrezia Quistelli del 1576, della parrocchiale di Silvano Pietra presso Pavia.



Sotto la curatela di Anna Maria Bava, Gioia Mori e Alain Tapié, le opere selezionate per la mostra provengono da ben 67 prestatori diversi, tra cui - a livello nazionale - le gallerie degli Uffizi, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca di Brera, Castello Sforzesco, Galleria nazionale dell’Umbria, la Galleria Borghese, i Musei Reali di Torino e la Pinacoteca nazionale di Bologna e - dall’estero - il Musée des Beaux Arts di Marsiglia e il Muzeum Narodowe di Poznan (Polonia).

Tra le eroine in mostra a Palazzo Reale domina per celebrità la figura di Artemisia Gentileschi: figlia di Orazio, icona di consapevolezza e rivolta, artista e imprenditrice, la sua arte rivaleggia con quella degli stessi pittori uomini dell’epoca e il suo successo la porta allo scarto dalla sua categoria sociale; un esempio di lotta contro l'autorità e il potere artistico paterno, contro il confinamento riservato alle donne.

Di Sofonisba Anguissola - cremonese che visse oltre dieci anni alla corte di Filippo II a Madrid, per poi spostarsi in Sicilia quando sposa il nobile Fabrizio Moncada, e poi a Genova dopo il secondo matrimonio con Orazio Lomellini, e di nuovo in Sicilia, dove fu visitata da Antoon van Dyck nel 1624 - saranno esposti capolavori assoluti come la Partita a scacchi (del 1555 e proveniente dal Muzeum Narodowe di Poznan, Polonia), la già citata Pala della Madonna dell’Itria (1578), che è stata oggetto di un importante restauro realizzato grazie alla collaborazione con il Museo civico Ala Ponzone di Cremona.

E ancora Lavinia Fontana - bolognese e figlia del pittore manierista Prospero Fontana -, che a 25 anni sposa il pittore imolese Giovan Paolo Zappi alla sola condizione di poter continuare a dipingere, facendo così del marito il proprio assistente - in mostra con 14 opere, tra cui l’Autoritratto nello studio (1579) degli Uffizi, la Consacrazione alla Vergine (1599) del Musée des Beaux-Arts di Marsiglia, e alcuni dipinti di soggetto mitologico di rara sensualità.

E poi ancora la pittrice bolognese Elisabetta Sirani, in mostra con potenti tele in cui sono raffigurati il coraggio femminile e la ribellione di fronte alla violenza maschile, come in Porzia che si ferisce alla coscia (1664) e in Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno (1659) del Museo di Capodimonte di Napoli; Ginevra Cantofoli, con Giovane donna in vesti orientali (1650 circa); Fede Galizia con l’iconica Giuditta con la testa di Oloferne (1596); Giovanna Garzoni, altra modernissima donna che visse tra Venezia, Napoli, Parigi e Roma, in mostra con rare e preziose pergamene.



LA MOSTRA

Figlie, mogli, sorelle di pittori, o a volte donne di religione: la mostra Le Signore dell’Arte presenta attraverso 5 sezioni non solo la grandiosa abilità compositiva di queste pittrici, ma - tramite il racconto delle loro storie personali - guarda al ruolo da loro rivestito nella società del tempo, al successo raggiunto da alcune di esse presso le grandi corti internazionali, alla loro capacità di sapersi relazionare, distinguere e affermare trasformandosi in vere e proprie imprenditrici, e di sapersi confrontare con i loro ideali e diversi stili di vita. Nomi altisonanti ma non solo: la mostra, porta in evidenza una costellazione di giovani talentuose che, seppur con storie e percorsi differenti, fanno comprendere come il ruolo delle donne acquisito nel corso del XVI e XVII secolo non sia legato solo a singoli episodi sporadici o straordinari, ma è un fenomeno che abbraccia tutta l’Italia.

Ognuna delle loro storie è un racconto avvincente, che parla di viaggi attraverso l’Italia e l’Europa o di lunghe clausure, di percorsi interrotti precocemente o di vite quasi centenarie, di produzioni artistiche prolifiche o limitate, di comportamenti trasgressivi o condotte morigerate.


 

Autoritratti volitivi come segno della consapevolezza del loro ruolo di artiste, ritratti di intensa penetrazione psicologica, eroine dell’antichità come esempi di ribellione e forza d’animo, figure storiche mitologiche e allegoriche, composizioni naturalistiche o simboliche di fiori frutti e animali, scene religiose e mistiche che riflettono il complesso dibattito del tempo: ogni soggetto è accuratamente indagato dall’occhio attento delle artiste.

I misteri della psiche, le virtù femminili, l’eroismo intimo e quotidiano, ma anche il pathos del tradimento, dell’inganno, del pentimento: tutti i sentimenti sono svelati attraverso una poetica pittorica intensa e partecipata. Questo mondo complesso affascinante e misterioso viene presentato per la prima volta in Italia, in una ricognizione ricca di scoperte e di nuove prospettive.

La mostra presenta cinque sezioni in cui sono narrati diversi percorsi di formazione e di successo professionale.


PRIMA SEZIONE – Le artiste del Vasari

Nella prima edizione delle Vite de’ più eccellenti pittori scultori et architettori (1550), Vasari dedicò una sola biografia a un’artista: la scultrice bolognese Properzia de’ Rossi, che non disdegnò “di mettersi con le tenere e bianchissime mani nelle cose mecaniche e fra la ruvidezza de’ marmi e l’asprezza del ferro”. Properzia aveva lavorato nel cantiere tutto maschile della basilica di San Petronio, e difeso la propria attività letteralmente con le unghie, finendo anche a processo per avere “sgraffignato” qualche detrattore.

Nella seconda edizione delle Vite (1568) sono citate più artiste. In particolare, il rapporto epistolare tra Amilcare Anguissola e Michelangelo, al quale il nobile cremonese fece pervenire due apprezzati disegni della figlia Sofonisba, lo spinse nel 1566 a recarsi a casa Anguissola: Sofonisba era da anni alla corte di Filippo II a Madrid, ma Vasari conversò a lungo con Europa, anche lei pittrice, come la sorella Lucia, morta nel 1565. Scrisse dunque estese notazioni sulle sorelle Anguissola, sottolineando l’eccezionalità del loro caso, scaturito da uno status privilegiato, che permetteva di affiancare lo studio al talento naturale: “bisogna avere da natura inclinazione alla virtù, e poi a quella aggiugnere l’esercizio e lo studio come hanno fatto queste quattro nobili e virtuose sorelle, tanto innamorate d’ogni più rara virtù et in particolare delle cose del disegno, che la casa del signor Amilcare Angosciuola (perciò felicissimo padre d’onesta et onorata famiglia) mi parve l’albergo della pittura, anzi di tutte le virtù”.


SECONDA SEZIONE – Artiste in convento

Nelle sue Vite, Vasari cita due monache artiste: la carmelitana Antonia Doni, morta nel 1491, figlia del pittore Paolo Uccello, e la domenicana Plautilla Nelli, che all’epoca era priora nel monastero di Santa Caterina da Siena a Firenze. Plautilla, che seguiva la severa spiritualità savonaroliana, si era formata copiando i disegni di Fra’ Bartolomeo, e organizzò con le consorelle una bottega in cui realizzavano opere devozionali destinate anche al mercato. Antecedente illustre fu Caterina Vigri da Bologna, artista alla quale nel 1710 venne dedicata l’Accademia clementina, due anni prima che fosse proclamata santa. Maggiore formazione ebbero due monache del Seicento, Orsola Maddalena Caccia e Lucrina Fetti, sorella del pittore Domenico, attiva nel convento mantovano di sant’Orsola. Orsola Maddalena Caccia fu istruita dal padre Guglielmo, noto come il Moncalvo, che aveva lavorato con Federico Zuccari alla Grande Galleria di Carlo Emanuele I a Torino e a Milano con gli artisti di Federico Borromeo. Nel 1620, a 24 anni, entrò con le sorelle nel monastero delle Orsoline di Bianzé; nel 1625 il padre istituì un monastero “domestico” a Moncalvo, presso Asti, volendo riavere accanto a sé le figlie monache e “goder delle fatiche di sor Orsola Maddalena”. Badessa dal 1627 al 1652 circa, proseguì la sua attività almeno fino al 1670, catalizzando la vita della comunità moncalvese attorno alla sua officina pittorica, trasformando il recinto claustrale in un luogo eletto delle arti e della cultura. La sua pittura spaziò dalle pale d’altare ai quadri da camera, a una preziosa produzione di nature morte.


TERZA SEZIONE – Storie di famiglia

Se era quasi impossibile per una donna che non fosse di famiglia altolocata studiare le tecniche e i metodi della pittura, per la maggior parte delle artiste italiane o straniere la bottega paterna fu il luogo di formazione. Da nord a sud Italia, molte furono le donne che fecero dell’arte la loro professione ereditando da un familiare il mestiere e spesso anche la bottega e i committenti: da Milano, dove probabilmente nacque Fede Galizia, figlia del miniaturista trentino Nunzio, attiva poi soprattutto in Lombardia, fino a Palermo, dove nacque Rosalia Novelli, figlia del pittore Pietro, intraprendente figura femminile che rivestì un importante ruolo sociale. Accanto a storie di attività svolte interamente sotto l’influenza paterna, come quella della ravennate Barbara Longhi, figlia di Luca, ricordata dal Vasari per la sua grazia, e della cremonese Maddalena Natali, che seguì il padre Giovanni Battista a Roma, ci sono esempi di artiste che ricercarono l’indipendenza dal modello paterno, superando in affermazione sociale e apprezzamento critico i loro maestri. È il caso a Bologna della celebre Lavinia Fontana, la quale acquisì quella fama e quegli onori che il padre aveva dilapidato, così come Elisabetta Sirani, pittrice scomparsa a ventisette anni, che in soli dieci anni di attività superò il genitore, il pittore reniano Giovan Andrea, maestro anche di Ginevra Cantofoli. Nell’area veneta, divenne leggendario l’intenso amore che legò Tintoretto alla figlia Marietta, cresciuta nella sua bottega e morta giovanissima, e la dedizione della pittrice Chiara Varotari al fratello Alessandro, il famoso Padovanino.


QUARTA SEZIONE – Le Accademiche

La prima donna a essere ammessa in un’associazione di artisti fu la mantovana Diana Scultori. Trasferitasi a Roma nel 1575, nel 1580 viene accolta nella Compagnia di San Giuseppe di Terrasanta, dedicatario della cappella al Pantheon assegnata nel 1542 da Paolo III in giuspatronato all’associazione. La Compagnia, riservata a pittori, scultori e architetti, aveva come scopo soprattutto attività assistenziali, e sarà chiamata Accademia dei Virtuosi da Giovanni Baglione. Diverse sono le finalità dell’Accademia delle Arti del Disegno fondata nel 1563 a Firenze da Giorgio Vasari con l’approvazione di Cosimo I de’ Medici, nata dall’intento di veder riconosciuta l’eccellenza degli artisti e di assicurare la trasmissione del loro sapere attraverso l’insegnamento. Artemisia Gentileschi venne ammessa nell’Accademia fiorentina nel 1616. A Roma, esisteva l’Università dei Pittori, Miniatori e Ricamatori che nel 1577, su iniziativa del pittore Girolamo Muziano, si trasformò in Accademia delle Arti della Pittura, della Scultura e del Disegno, un’istituzione che confluirà nell’Accademia di San Luca, fondata da Federico Zuccari nel 1593 con gli stessi intenti dell’Accademia vasariana. Nel 1607 lo statuto fu modificato per consentire la partecipazione femminile, priva però del diritto di presenziare alle sedute esecutive. Gli elenchi riportano i nomi di diverse artiste: Lavinia Fontana, Anna Maria Vaiani, Maddalena Corvina, Giovanna Garzoni, Plautilla Bricci, Virginia Vezzi, Elisabetta Sirani, Isabella Parasole, Teresa Del Po, Lucia Neri, Ippolita De Biagi, Giustiniana Guidotti, Caterina Ginnasi.


QUINTA SEZIONE – Artemisia Gentileschi “valente pittrice quanto mai altra femmina”

Filippo Baldinucci, biografo e pittore fiorentino, nelle Notizie del disegno da Cimabue in qua, imponente opera pubblicata a partire dal 1681, attribuisce ad Artemisia Gentileschi un primato sulle artiste donne, definendola la più abile di tutte. Nel Novecento la sua storia di donna e la sua valenza artistica sono diventate emblematiche: Artemisia per la sua vita tormentata e trasgressiva è un mito di ribellione, e come pittrice è un manifesto di consapevolezza della propria identità professionale. Segnata dalla violenza subita a diciott’anni da parte del pittore Agostino Tassi, e dal conseguente processo durante il quale fu sottoposta a tortura, seppe reagire con grande forza d’animo, superando la propria condizione di donna disonorata attraverso il matrimonio con Pierantonio Stiattesi, e costruendo una parallela vita affettiva con l’aristocratico fiorentino Francesco Maringhi, a cui fu legata per gran parte della vita: una condotta che all’epoca suscitò scandalo. Le sue eroine bibliche, come Giuditta, Dalila e Giaele, protagoniste di efferati episodi in cui gli uomini diventano vittime, sono figure emblematiche di rivolta e vendetta, così come il giovane Davide è vincitore sul gigante Golia, in un rovesciamento di ruoli in cui si palesa la forza dei deboli. Le sue eroine storiche, come Cleopatra e Lucrezia, si impongono con una monumentale e viva corporeità nel momento drammatico del suicidio, scelto pur di non assoggettarsi. Le sue sante, da Maddalena a Caterina d’Alessandria, sono donne che aspirano alla salvezza, attraverso il pentimento o la sapienza. Dotata di ambizione e tenacia, frequenta eruditi e letterati, divenendo da pittrice analfabeta un’accademica a Firenze, ammessa a Venezia e a Napoli nei circoli culturali più elitari. Inquieta e alla costante ricerca di successo, la sua attività la porta fino a Londra, per concludersi a Napoli dove impianta una vivace bottega con diversi collaboratori uomini. Sebbene si dicesse costantemente insoddisfatta della vita e del lavoro a Napoli, Artemisia vi visse dal 1630 fino alla morte: le sue tracce si perdono dopo l’agosto 1654, quando a Napoli imperversava la peste. Appartengono a questo periodo due capolavori in mostra: David con la testa di Golia, visto da Jacob Sandrart nel 1631 nel suo studio, e la Maddalena proveniente dalla collezione Sursock, una delle famiglie più aristocratiche del Libano. Il dipinto è rimasto danneggiato dall’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020, e viene esposto come è in questo momento, prima di essere sottoposto a restauro. È un’opera inedita, mai esposta, e costituisce un’aggiunta fondamentale al catalogo della Gentileschi.


Main sponsor della mostra Fondazione Bracco, da sempre attenta al mondo dell’arte e della scienza, con un forte focus sull’universo femminile. Con entusiasmo Fondazione Bracco ha aderito al progetto della mostra, inserito per altro nel palinsesto ideato dal Comune di Milano I Talenti delle donne, di cui Fondazione Bracco è Main Partner. Inoltre, come ormai di consueto, anche per questa esposizione Fondazione Bracco ha dato vita a un progetto scientifico, in collaborazione con diverse Università di Milano, che permette di valorizzare una opera presente in mostra attraverso il supporto offerto dalla ricerca tecnologia - l’imaging diagnostico, settore in cui Bracco è leader mondiale: si tratta del Ritratto di Carlo Emanuele I Duca di Savoia di Giovanna Garzoni, pittrice miniaturista ascolana del ‘600, una tempera su pergamena di proprietà dei Musei Reali di Torino. Scienza e ricerca dunque quali strumenti importanti non solo per il benessere delle persone, ma anche per lo studio delle opere d’arte. La Fondazione nasce infatti dal patrimonio di valori maturati in oltre 90 anni di storia del Gruppo Bracco, con l¹intento di creare e diffondere espressioni della cultura, dell'arte e della scienza quali mezzi per migliorare la qualità della vita e la coesione sociale.


Special partner Ricola.

L’evento è consigliato da Sky Arte.

Il catalogo è edito da Skira.

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

domenica 28 febbraio 2021

MARZO 2021 - il calendario

Buongiorno 

da rosarydelsudart news 
e buon inizio del mese
 

 

“PEREGRINI. CAMMINO ALLA SCOPERTA DEI CULTI, DEI RITI E DEI RITUALI DEL MEZZOGIORNO” DAL 4 MARZO 2021 IN LIBRERIA: UN’INEDITA GUIDA ALLA RITUALITÀ E ALLA CULTURA DEL MERIDIONE

04 marzo 2021.“Peregrini. Cammino alla scoperta dei culti, dei riti e dei rituali del Mezzogiorno” a cura di Giovanni Cardone (Santelli editore, 2021) sarà presto online e in tutte le librerie.


 

“Peregrini” è una raccolta di saggi sui culti e i miti del Meridione, provenienti dalle fonti più autorevoli che hanno trattato questo tema. Cardone funge dunque da guida in questo sfaccettato cammino all’interno della storia e dell’identità spirituale del sud del nostro Bel Paese. L’obiettivo dell’opera è infatti quello di mettere in risalto e divulgare alcuni tra i più interessanti aspetti della cultura meridionale. Motivo per cui i saggi al suo interno non raccontano solo i fenomeni più famosi, ma anche quelli meno conosciuti. Il lettore pertanto è condotto in un viaggio che fa tappa nei più interessanti luoghi, geografici e simbolici, del Sud Italia.

Il volume intende rivolgersi a un pubblico ampio, non necessariamente o esclusivamente specialistico. Ovviamente un simile testo, dal taglio manualistico, predilige un pubblico accademico ed è perfetto come approfondimento per studenti e insegnanti. Al tempo stesso è adatto anche a tutti i curiosi e appassionati della storia, convenzionale e non, del Mezzogiorno.

L'aspetto più importante del libro è l’ampiezza enciclopedica: è un volume che riunisce culti e riti di tutto il Meridione, ogni tradizione è trattata attraverso uno studio e un’analisi di molteplici aspetti: storico, sociologico, antropologico e così via. Il racconto scientifico-divulgativo che si sviluppa nelle sue pagine dà quindi vita a un testo unico nel suo genere, totalmente assente nel panorama editoriale italiano.

Il volume curato da Cardone è frutto di un’ampia collaborazione tra i più grandi saggisti del panorama accademico e giornalistico italiano, tra cui le autorevoli voci accademiche di Giuliana Albano, Giuseppe Michele Gala, Patrizia Manzo, Giorgio Otranto, Rosario Pinto. Mentre a livello giornalistico spiccano nomi come Salvatore e Marco Perillo o Marco Scarfiglieri, storico e agente letterario dell’opera.

CONTENUTI DEL LIBRO

Nei panni di un curioso peregrino potrai viaggiare, attraverso il percorso tracciato dai saggi di autori che faranno da guide d'eccezione, alla scoperta di alcuni dei più importanti e antichi culti e miti, riti e rituali, che hanno plasmato il volto e l’anima del Mezzogiorno d'Italia e del suo popolo. Danze, balli, maschere, trasgressioni, misteri e devozioni: un cammino inedito tra storia, antropologia, sociologia e spiritualità che svela l’immagine di una terra viva, mai doma, che ha fatto delle sue radici un carattere identitario. I numerosi autori dei saggi sono accademici, giornalisti e scrittori, tutti del Mezzogiorno, con numerose e importanti pubblicazioni alle spalle per riviste e accademie nazionali ed europee e case editrici come Bompiani, Franco Angeli, Il Mulino. Un testo ideale per studenti e ricercatori, curiosi e appassionati di storia, società, folclore, leggende e mito.


 

BIOGRAFIA AUTORE

Saggista, storico dell’arte e critico d’arte, docente di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea presso istituzioni universitarie e di alta formazione. Direttore Artistico del Dizionario Enciclopedico di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea ISPCN, Università Svizzera Italiana. Collabora con l’Istituto delle Scienze e del Patrimonio Culturale C.N.R. Ha diretto importanti gallerie pubbliche di arte contemporanea ed ha svolto attività di ricerca e di studio in contesti accademici e in istituzioni universitarie e di alta formazione . Collabora con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e con l’Archivio Diocesano e con Centro Studi Storici Cola d’Alagno. Nel 2014 diviene Accademico Onorario Università

Svizzera Italiana, mentre nel 2015 gli viene conferita la Laurea Honoris Causa in Storia dell’Arte presso l’Università Svizzera Italiana, dove è membro del Senato Accademico. Scrive per la Rivista Storica «Nuovo Monitore Napoletano» la quale collabora con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Archivio Diocesano e Società di Storia Patria. Ha scritto di recente Astrattismo e Futurismo Idee per un rinnovamento della ricerca artistica dell’esordio del ‘900, Valori Plastici e il Clima di Ritorno all’Ordine in collaborazione con Rosario Pinto, editi da Printart Edizioni Salerno. Da saggista ha scritto per Prospettiva Editrice Riti e Rituali a Napoli in Campania e nel sud Italia.

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

CALL FOR ARTISTS

ArteGENOVA 2021

17^ Fiera Mercato d’arte Contemporanea

3 – 7 GIUGNO 2021

deadline 31 marzo 2021


 

Stiamo procedendo alla selezione degli Artisti da proporre nel nostro stand posizionato nello spazio gallerie della 17^ edizione di ArteGENOVA 2021, fiera mercato di arte contemporanea che rientra tra le più importanti nel panorama artistico nazionale ed internazionale.

La Fiera, che si svolgerà a Genova dal 3 al 7 giugno 2021, è indirizzata ad ARTISTI interessati a promuovere la propria immagine in una prospettiva di crescita professionale e di mercato. La Fiera, infatti, grazie alla sua capacità di intercettare sia il mondo dei collezionisti d’arte sia un largo pubblico di appassionati, rappresenta per gli artisti un’opportunità esclusiva per posizionarsi realmente nel mercato dell’arte.

ArteGENOVA è l’unica mostra mercato d’arte moderna e contemporanea del Nordovest, risultando il punto di riferimento per il settore artistico dell’intera area geografica d’azione. L’edizione del 2020 ha registrato un incremento del 10% dei visitatori: più di 35.000 tra collezionisti, appassionati e operatori del settore hanno visitato la fiera, un trend costantemente in crescita rispetto agli anni precedenti.

Se interessati o per ogni informazione, telefonare ai numeri 366 592 81 75 / 338 291 62 43 o scrivere a info@satura.it

Restiamo a disposizione per ogni chiarimento dal martedì al venerdì dalle ore 9:30 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00, il sabato dalle ore 15:00 alle 19:00.

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA


Un Saluto dalle Malattie Rare

Cari amici di rosarydelsudArt news si conclude questo spazio dedicato alle Malattie Rare in questa domenica di 28 febbraio dedicata alla GIORNATA MONDIALE DELLE MALATTIE RARE con alcune foto ricodo degli anni passati e un breve video di saluti da parte di Giuseppe Silvano: 








Autismo e Malattie Rare

Cari amici di rosarydelsudArt news oggi 28 febbraio 2021 in occasione della Gionata Mondiale delle Malattie Rare in piena pandemia da coronavirus non potendo proporvi video in merito ad un vero e proprio evento come abbiamo fatto lo scorso anno http://www.rosarydelsudartnews.com/2020/02/giornata-mondiale-delle-malattie-rare.html

vi propondo alcuni video oltre quelli presenti in questo link:

http://www.rosarydelsudartnews.com/2021/02/giornata-mondiale-delle-malattie-rare.html


http://www.rosarydelsudartnews.com/2021/02/giornata-mondiale-delle-malattie-rare_28.html


anche l'intervista a Gaetano Marotta

Giornata Mondiale delle Malattie Rare 2021


Cari amici di rosarydelsudArt news oggi 28 febbraio 2021 in occasione della Gionata Mondiale delle Malattie Rare in piena pandemia da coronavirus non potendo proporvi video in merito ad un vero e proprio evento come abbiamo fatto lo scorso anno http://www.rosarydelsudartnews.com/2020/02/giornata-mondiale-delle-malattie-rare.html

vi propondo alcuni video oltre quelli presenti in questo link:

http://www.rosarydelsudartnews.com/2021/02/giornata-mondiale-delle-malattie-rare.html

in particolare due interviste: una di Anna Petrone e l'altra di Grazia Colaiacono