Nei vigneti delle Domus avviato il primo raccolto delle uve nell’ambito del progetto vitivinicolo nato dal partenariato tra il Parco Archeologico di Pompei e Feudi di San Gregorio
I primi vini sono attesi entro il 2029
È tornata la vendemmia a Pompei, che ieri ha celebrato la Festa del Vino. L’occasione è stata la prima raccolta delle uve nell’ambito del progetto vitivinicolo nato dal partenariato pubblico-privato con il Gruppo Tenute Capaldo, attraverso le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco.
L’inizio della vendemmia è stata anche un’occasione per raccontare il lavoro di ricerca che accompagna la cura dei vigneti di Pompei e il progetto vitivinicolo nato dal Partenariato pubblico-privato siglato il 29 novembre 2024 tra il Parco Archeologico e il Gruppo Tenute Capaldo, attraverso le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco. Quello di quest’anno, quindi, non è stato un semplice raccolto, ma l'ingresso nella fase produttiva di un'azienda vitivinicola che nasce e cresce interamente dentro l'area archeologica, tra le domus che duemila anni fa erano già vigna.
È un progetto diverso da altri, soprattutto per la forma con cui prende vita: un vero partenariato che nasce con l'obiettivo di sviluppare un'iniziativa organica e di lungo periodo, mettendo a sistema le competenze del Parco e quelle del Gruppo Tenute Capaldo lungo l'intero percorso – dalla coltivazione della vite alla produzione, dalla ricerca alla valorizzazione e, a regime, alla degustazione e vendita dei vini all'interno del sito.
Il raccolto di quest'anno riguarda i 14 piccoli vigneti custoditi all'interno delle Domus del Parco, poco più di un ettaro coltivato anche con finalità di ricerca e didattica: 14 storie botaniche diverse, distribuite tra le domus, che si differenziano per varietà, allevamento, esposizione e umidità, mentre i muretti che le delimitano disegnano altrettanti microclimi. Qui si vendemmiano le varietà rosse che i Romani già coltivavano in Campania: Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso.
Ad affiancare questo primo nucleo storico è il nuovo vigneto, nato da materiale genetico prelevato dalle viti centenarie di Feudi di San Gregorio in Irpinia, e messo a dimora a inizio 2026 nell'area di Stabiae, nei pressi della Villa San Marco, cuore del piano di valorizzazione della Grande Pompei: un impianto ancora giovane, non ancora in produzione, che nei prossimi anni entrerà gradualmente a regime, ampliando il progetto anche ai vini bianchi: Fiano, Greco e Falanghina.
A guidare la ricostruzione delle tecniche antiche di coltivazione è la collaborazione con il professor Attilio Scienza dell'Università degli Studi di Milano, che affianca il progetto incrociando le evidenze storiche e archeologiche con gli strumenti della ricerca contemporanea, dalla botanica alla genetica, dall'agronomia alla viticoltura. «Pompei e la Campania sono un modello interpretativo di tutta la viticoltura italiana», spiega Scienza. «Pompei, in particolare, è un luogo unico perché è al tempo stesso luogo di confine, che ha accelerato un nuovo modello di viticoltura, e luogo di frontiera, dove le diverse realtà non si sono mai fuse e sono giunte fino a noi oggi. Il progetto è quello di fare di Pompei un esempio di come si possa ricostruire, con i tanti elementi che abbiamo a disposizione – storici, del mito, letterari nonché genetici e del DNA – le viticolture d'Italia. Abbiamo bisogno di questi luoghi perché il rapporto tra archeologia, vite e vino nei prossimi anni sarà strategico per il nostro turismo di qualità. Inoltre, ripristinare la viticoltura a Pompei nel rapporto tra pianta e vite vuol dire ritornare a ripristinare quel rapporto che è alle origini della vite».
Un rapporto, quello tra Pompei e la vite, che il Parco Archeologico studia da decenni attraverso il proprio Laboratorio di Ricerche Applicate, indagando le caratteristiche botaniche dei vigneti dell'antica città e il loro posto nella vita quotidiana romana. Oggi quella storia si intreccia con una strategia più ampia di tutela del paesaggio e del patrimonio naturale del sito, che comprende anche la valorizzazione degli ulivi e i progetti di agricoltura sociale della fattoria culturale e sociale Parvula Domus.
Il prossimo passo sarà la cantina di vinificazione e affinamento, individuata in un fabbricato nell'area di Stabiae: la sua realizzazione è attesa entro la vendemmia 2028, quando anche i vigneti di Stabiae inizieranno a entrare in produzione, chiudendo il cerchio del ciclo produttivo avviato quest'anno nelle Domus. Una parte dell'affinamento avverrà anche dentro le Domus, per offrire ai visitatori un'esperienza immersiva nel racconto del vino antico. I primi vini del nuovo partenariato sono attesi entro il 2029; a regime, l'azienda produrrà circa 30.000 bottiglie l'anno, affiancate da un'area di degustazione e vendita all'interno del Parco.
Con la vendemmia 2026 il progetto muove i primi passi della sua fase produttiva: un nuovo capitolo di una storia lunga duemila anni, in cui archeologia, ricerca, agricoltura e cultura del vino tornano a incontrarsi nello stesso luogo che le ha viste nascere.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA


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