sabato 29 febbraio 2020

Il bisestile 29 febbraio 2020

Oggi è ormai quasi trascorso il 29 febbraio 2020, questo duemilaventi che in appena due mesi ha regalato tanti eventi eccezionali dalla data del 02022020 (data palindroma http://www.rosarydelsudartnews.com/2020/02/02022020-2-febbraio-2020-torna-la-data.html ) al Coronavirus http://www.rosarydelsudartnews.com/2020/02/corona-virus-qualche-informazione.html, non ha risparmiato nulla se si considera anche il mese bisestile: questa “sporgenza del tempo” che riequilibra l' anno sul piano astronomico, ma lo sbilancia su quello simbolico.


Questo caso eccezionale però nel tempo si è guadagnato una cattiva fama che risale agli antichi romani e dipenderebbe dalla reputazione magica del mese in cui quel giorno supplementare viene fatto cadere: febbraio, infatti, non è soltanto il mese più corto, ma è anche il mese più compromesso con le “potenze delle tenebre”.



Sin dai tempi di Numa Pompilio (mitico successore di Romolo) februarius era identificato come il momento dell'anno dedicato ai morti ed agli dei inferi. Era l' ultimo mese dell'anno, quello in cui la società romana celebrava i riti di purificazione detti februa (da cui il nome febbraio). Tra questi riti, due in particolare spiegano l' aura sinistramente sacrale che circondava il mese:

  • i Feralia (all'origine dell'aggettivo ferale) che il ventunesimo giorno del mese aprivano il varco al ritorno dei morti-
  • il Regifugium che rievocava la cacciata dei re e la fondazione della res-pubblica, il giorno 24 (data detta anche “giorno sesto”perché precedeva di sei giorni le calende di marzo e segnava simbolicamente la fine dell'anno). I giorni successivi a quest'ultimo sarebbero quindi considerati per gli antichi romani “tempo morto”, un vuoto temuto e nefasto che dura fino al primo marzo.

Proprio alla fatidica data del Regifugium Cesare, riformando l' antico calendario, aggiunse un giorno ogni quattro anni facendo però i conti con la nota predilezione delle potenze degli inferi per i numeri pari: i giorni di febbraio devono, infatti, restare ventotto, il fondatore dell'impero salvò allora la situazione raddoppiando il giorno sesto. Nasce così il bisesto: ovvero il sesto bis.



Da questo antico groviglio di simboli, credenze, calcoli e superstizioni deriva quella che nutriamo ancora oggi nei confronti del febbraio con ventinove giorni.


Giornata Mondiale delle Malattie Rare

by Rosaria Pannico


Cari amici di rosarydelsudArt news questa mattina del 29 febbraio 2020, presso la settecentesca villa Vannucchi di San Giorgio a Cremano si è concluso un interessante incontro dedicato alla Giornata Mondiale delle Malattie Rare.

http://www.rosarydelsudartnews.com/2020/02/29-febbraio-2020-giornata-mondiale.html.

In tale occasione io ho avuto l'onore di poter fare alcune brevissime interviste che ho il piacere di condividere con voi: 

venerdì 28 febbraio 2020

Riapre la sezione Preistoria e Protostoria del MANN Chiusa da oltre vent’anni

La Preistoria e Protostoria presenta al pubblico 3.000 reperti Otto sale per un’esposizione permanente, su tre livelli, di oltre 1000mq Dal Paleolitico Inferiore all’Età del Ferro, uno straordinario racconto che parte da 450mila anni fa Nuovi manufatti in mostra con un aggiornamento della comunicazione e della grafica.


Tre livelli per seguire le grandi tappe della vita dell’uomo, dalla Preistoria alla Protostoria: si procede a ritroso, partendo dal piano più alto, che racchiude i reperti dal Paleolitico Inferiore all’Eneolitico; si passa attraverso uno spazio intermedio, che racconta l’Età del Bronzo; allo “stadio” ancora più basso, focus espositivo sull’Età del Bronzo medio e finale e sulla prima Età del Ferro. La riapertura della sezione “Preistoria e Protostoria”, non più fruibile nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli dalla fine del secolo scorso, è un viaggio in cui i millenni appaiono come piccole tessere di un mosaico: il trascorrere di un amplissimo lasso temporale, da 450mila anni fa sino al VII sec. a.C., è scandito da circa 3.000 reperti, che testimoniano le evoluzioni dell’intelligenza e, dunque, dell’abilità umana. Otto sale per un’esposizione permanente di oltre 1.000 mq, che si innesta in un luogo simbolo del MANN: gli ampi ambienti, che ospitano la sezione, restano quelli dell’allestimento del 1995 e sono contigui al Salone della Meridiana. Nel percorso di visita si palesa il legame, ideale e reale al tempo stesso, con le collezioni di “MANN at work”, Museo che cresce: dal piano intermedio della sezione “Preistoria e Protostoria”, infatti, ci si “affaccia” letteralmente sulle sale della Collezione Magna Grecia, restituita alla fruizione, con i suoi capolavori e gli straordinari pavimenti musivi, dopo un silenzio di oltre un ventennio. Ed il cerchio non si chiuderà qui: dalla Preistoria e Protostoria si dipanerà, infatti, l’itinerario “topografico” che porterà all’inaugurazione della sezione su Cuma (dicembre 2021) ed a quella su Neapolis (dicembre 2022).
‘’Un racconto nuovo per il cammino più antico dell’uomo: con la riapertura della sezione Preistoria e Protostoria ritroviamo, dopo un quarto di secolo, il senso di una collezione identitaria del nostro MANN. Grazie ad un imponente e meticoloso lavoro di riallestimento e valorizzazione dei preziosi reperti campani e meridionali, per il visitatore da oggi sarà più facile orientarsi tra le ere, comprendere l’evoluzione umana ma anche approfondire la conoscenza del nostro territorio e immaginare quando nel Paleolitico, per fare solo un esempio, l’isola di Capri, tutt’uno con la terra, era abitata da ippopotami e rinoceronti. Quella della Preistoria vogliamo sia una sezione viva: dal prossimo aprile, ospiterà la sua prima mostra site specific, dedicata al maestro del fumetto francese Moebius, in collaborazione con COMICON. Perché, così come nell’arte (da Cézanne a Pablo Picasso a Paul Klee, da Joan Miró fino a Keith Haring), c’è tanta preistoria anche nella cultura contemporanea e nel nostro immaginario ‘pop’. Basti pensare alla scena iniziale di ‘2001 Odissea nello spazio’ di Stanley Kubrik, all’osso scagliato dall’ominide primitivo sulle note di Also sprach Zarathustra; all’uomo del futuro di Breadbury che, escursionista nella preistoria, provoca l’effetto farfalla; e ancora, ai cartoon della nostra infanzia, dagli Antenati all’Era Glaciale e i Croods, ma anche al ‘Il più grande uomo scimmia del Pleistocene’ di Roy Lewis, e a tanto cinema da ‘Nel mondo perduto’ a ‘Jurassik park’. Ad ognuno quindi le sue suggestioni, con l’ invito per il pubblico di ogni età a ritrovarle e a riflettere sulle origine dell’uomo in percorso scientifico chiaro e coinvolgente. La storia prima della storia torna quindi nelle sale del MANN e ad accompagnare questa tappa importante nella crescita del Museo continua fino al 31 maggio, in esclusiva italiana, l’exhibition Lascaux 3.0”, commenta il Direttore del MANN, Paolo Giulierini.

Così, il lavoro di riallestimento della Preistoria e Protostoria (a cura di Floriana Miele, Giovanni Vastano ed Emanuela Santaniello, funzionari archeologi del MANN) ha rispettato le specificità della sezione, pur procedendo ad un necessario aggiornamento: se i reperti sono presentati secondo un criterio diacronico e per contesti, rendendo ancora più rigoroso il piano espositivo degli anni Novanta, le innovazioni si riscontrano nella selezione di alcuni manufatti in mostra, così come nella divulgazione scientifica e nella didattica. Nel patrimonio archeologico risalente al Paleolitico, infatti, sono stati inclusi cinquanta reperti, che, conservati nei depositi del Museo e mai esposti in passato, sono costituiti da materiale litico proveniente dall’alto Casertano. Ancora, è stato aggiornato il format della comunicazione museale, secondo i più recenti orizzonti di studio: dalle presentazione delle campagne di scavo all’analisi dei contesti archeologici, dal focus su temi specifici (ad esempio, gli insediamenti, i riti funerari, l’agricoltura, la caccia, la metallurgia) al racconto prettamente diacronico, la sezione Preistoria e Protostoria del MANN coniuga il rigore dell’approccio scientifico con l’immediatezza nella divulgazione dei contenuti. Così il visitatore, proprio ad inizio percorso, è accolto da una lunga e verticale linea del tempo, per mostrare, nell’immediatezza della prospettiva sinottica, la successione, soltanto apparentemente remota ed indefinibile, di Età diverse: eppure non soltanto le epoche, ma anche i luoghi sono i protagonisti della sezione “Preistoria e Protostoria” del MANN. Le migliaia di reperti in mostra, infatti, restituiscono un quadro sfaccettato del patrimonio archeologico campano: tutte le aree dell’attuale regione, dal casertano all’avellinese, dal beneventano alla provincia di Napoli, senza escludere la costiera sorrentina e le isole, rappresentano un territorio dinamico, sempre più proteso verso scambi di tipo commerciale e culturale. Nella sezione, inoltre, le illustrazioni dello storico dell’arte Giorgio Albertini contribuiscono a dare un volto all’uomo della preistoria e della protostoria: con il coordinamento scientifico dei funzionari del MANN, Albertini ha ricostruito fisionomie, abbigliamento, paesaggi, ambientazioni, “traducendo” i dati di scavo nel disegno realizzato prima su carta, poi su supporti digitali.
Storia di una sezione: dal seminterrato del Museo ai grandi spazi a ridosso della Meridiana Oltre cento anni di acquisizioni di reperti, ricerche, allestimenti 1908: al piano seminterrato del Museo Archeologico Nazionale di Napoli è presentato un primo allestimento permanente dedicato alla Preistoria. Riflettendo un nuovo orizzonte disciplinare in stretto rapporto con gli sviluppi tardo-ottocenteschi e primo- novecenteschi della geologia, paleontologia e paletnologia, in due sale confluiscono diversi materiali: manufatti litici provenienti dall’India e dall’Egitto, donati all’istituto da H. V. Seton Karr; reperti frutto delle ricerche di Paolo Carucci e Giovanni Patroni, che studiano le Grotte di Pertosa e dello Zachinto in provincia di Salerno, portando alla luce materiali dell’Età del Bronzo, da presentare in un allestimento topografico (mai realizzato); corredi funerari da Cuma e dalla Valle del Sarno, risalenti all’Età del Ferro ed entrati a far parte del patrimonio museale a seguito di acquisti, lasciti ed interventi d’emergenza legati a scavi clandestini. Sono gli scavi di Italo Sgobbo ed Ugo Rellini, tra 1920 e 1930, a determinare l’ampliamento della sezione, che, nel 1934, è organizzata secondo un criterio cronologico, aggiungendo due sale al progetto iniziale: nuove testimonianze erano entrate a far parte del patrimonio museale, a seguito del recupero di ingenti quantità di materiali dalle cave di gesso in località “La Starza” ad Ariano Irpino. Anche le ricerche nella Grotta delle Felci a Capri, importante giacimento del Neolitico, così come l’esplorazione delle tombe eneolitiche nella frazione Madonna delle Grazie di Mirabella Eclano, avevano incrementato, in modo significativo, non soltanto il numero dei reperti, ma anche i contesti territoriali di riferimento per ampliare le maglie dell’indagine storica ed archeologica. Si deve a Giorgio Buchner, tra 1936 e 1937, l’individuazione dei siti dell’Età del Bronzo sull’isola di Vivara: quest’area sarebbe stata indagata, in modo sistematico, soltanto quarant’anni dopo, grazie alla rete scientifica stabilita dall’Università “La Sapienza” di Roma e dall’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Anche durante la Seconda Guerra Mondiale, sono svelate significative tracce degli insediamenti preistorici in Campania: tra 1943 e 1944, in modo fortuito, il tenente John Brinson riviene un’area cimiteriale in località Spina-Gaudo (Paestum), oggetto di scavo, da parte di Pellegrino Claudio Sestieri, tra 1945 e 1947. Il patrimonio della sezione “Preistoria” del Museo si arricchisce, raccogliendo testimonianze preziose, provenienti da diverse aree della Campania: le scoperte si susseguono con i saggi stratigrafici sul Monte Camposauro, nel Beneventano, e con il recupero di due sepolture eneolitiche nel quartiere napoletano di Materdei. Sempre nel dopoguerra, al Museo sono donati importanti reperti appartenuti al Marchese Marcello Spinelli di Scalea che, a fine Ottocento, aveva fatto scavare nei terreni di sua proprietà, ad Acerra, numerose tombe dell’Età del Ferro nella necropoli dell’antica Suessula. La ricchezza delle testimonianze acquisite richiede, tra 1950 e 1959, un ampliamento degli ambienti dedicati all’esposizione permanente, preannunciando un rinnovato impulso di studio, caratteristico degli anni Sessanta. Così, sotto l’egida dell’allora Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta, Werner Johannowsky effettua indagini sistematiche nei sepolcreti dell’antica Capua (l’attuale Santa Maria Capua Vetere) ed, in seguito, a Calatia (Maddaloni); nel 1972, a Palma Campania, è scoperto un villaggio dell’Età del Bronzo, sepolto dall’eruzione del Somma-Vesuvio nota come “Pomici di Avellino”. Appare necessario, dunque, un deciso ripensamento della sezione, che, per la quantità dei materiali rinvenuti, è dedicata non soltanto alla Preistoria, ma anche alla Protostoria: il Museo Nazionale è, all’epoca, istituto gestito dalla Soprintendenza e si configura come il primo punto di riferimento per l’archeologia preistorica e protostorica della Campania. Mentre si intensificano le ricerche in diverse aree della Regione (da Mondragone a Piano di Sorrento, da Prata Sannita a Ciorlano), è messo a punto il piano espositivo alla base dell’allestimento del 1995: la sezione della Preistoria e Protostoria è ospitata, su tre livelli, negli ambienti attigui al Salone della Meridiana. I materiali sono organizzati, così, secondo un duplice ordinamento: nei due piani superiori è riproposta un’impostazione di tipo cronologico dal Paleolitico all’età del Bronzo, mentre nel livello inferiore l’esposizione segue un criterio topografico, dalle testimonianze più antiche dei siti del Golfo di Napoli e dell’entroterra, fino alle soglie della colonizzazione greca. La fruibilità della sezione ha, però, un corso breve: problemi gestionali comportano la chiusura delle sale, restituite oggi, dopo oltre vent’anni, alla fruizione dei visitatori.

La sezione Preistoria e Protostoria del MANN: il percorso espositivo parte, naturalmente, dall’epoca più remota e, dunque, dal Paleolitico: in questo lunghissimo periodo (dai 450mila ai 10mila anni fa), le comunità nomadi iniziano ad organizzarsi, vivendo di caccia e di raccolta, alloggiando in grotte o in ricoveri realizzati con materiali deperibili. Le comunità imparano ad usare le materie prime come utensili; nel Paleolitico inferiore (da 450mila a 130mila anni fa), specie diverse dalla nostra scheggiano la pietra per produrre strumenti e controllare il fuoco. Intorno a 130mila anni fa inizia il Paleolitico medio, il cui attore principale è l’uomo di Neanderthal: diventa sistematico l’uso di caverne e dune prossime alla costa come luoghi abitativi, ma le incursioni dei cacciatori si spingono abitualmente verso l’interno, nelle zone montane e pedemontane e sui terrazzi fluviali. Il Paleolitico superiore, che comincia circa 40mila anni fa, è segnato dall’ascesa dell’Homo Sapiens. Le comunità vivono in campi base, formati da strutture coperte e organizzate internamente; da qui partono le battute di caccia; diventano frequenti, inoltre, le attività simboliche, legate alla sfera spirituale: l’arte, il rito funerario, l’uso di ornamenti personali. I reperti, presentati in sezione, confermano queste complesse partizioni temporali: sono circa un centinaio, infatti, le testimonianze delle cosiddette “industrie litiche”, che producono manufatti in pietra per gestire diversi aspetti della vita quotidiana. Sarà possibile ammirare, dunque, strumenti litici (pietra e selce), con una faccia sbozzata (chopper) o due (chopper-tool), risalenti al Paleolitico Inferiore e provenienti da rilievi del Sannio e dell’Irpinia, dal Casertano, dalle aree rivierasche del Cilento e da Capri. In questo segmento espositivo, sono di grande importanza gli strumenti su ciottoli e schegge provenienti dai terreni un tempo appartenuti alla tenuta borbonica di Torcino, nel comune di Ciorlano: si tratta del più antico insieme di reperti legati alla presenza umana nella Campania interna. L’evoluzione dell’ingegno umano, ancora, è testimoniata dai ritrovamenti del Paleolitico medio: sono presentate al pubblico le punte per forare, le schegge per tagliare, i raschiatoi per lavorare pelli e legno, con un nucleo di circa cinquanta reperti di questa tipologia, mai visti prima e ritrovati nell’area dell’alto casertano. Ancora, per quanto riguarda le attestazioni del Paleolitico superiore, la sezione annovera lame, grattatoi adoperati per operazioni di raschiatura e “bulini”, piccoli manufatti appuntiti per incidere materiali organici: spiccano le lame e lamelle recuperate nell’ex cava di calcare di Incaldana (Mondragone) ed i reperti, in prestito dalla Fondazione “Ignazio Cerio” e ritrovati nel corso dello scavo fatto nell’area del Quisisana a Capri. Peculiare la dinamica del recupero nell’isola azzurra: ad inizio Novecento, nel corso dei lavori per la costruzione del celebre Hotel Quisisana, Ignazio Cerio indagò uno spesso strato argilloso, in cui riconobbe materiali preistorici, che erano manufatti ricavati da ciottoli di quarzite e selce, realizzati con tecniche piuttosto rudimentali. Le ricerche successive, avvenute dopo la prima scoperta, hanno portato alla luce le specie faunistiche presenti sull’isola nel Paleolitico: a Capri vivevano animali disparati (ippopotami, elefanti, rinoceronti, iene, conigli, cinghiali, buoi selvatici), in modo del tutto analogo alla terraferma: questa simmetria lascia supporre la continuità geologica dell’isola con la costa sorrentina, tutt’uno con Capri durante la prima fase della Preistoria.

Il Neolitico “Età nuova della pietra”, questa fase della Preistoria si sviluppa tra 10mila e 5mila anni fa: con una sorta di rivoluzione rispetto allo stile di vita precedente, le comunità iniziano a radicarsi nei territori, adottando abitudini sedentarie e dedicandosi all’agricoltura ed all’allevamento. La Campania, nel Neolitico, è popolata nelle aree costiere, nelle isole, nelle valli del Sarno e del Sele, così come lungo il corso dei fiumi Ofanto e Calore: una rete vasta, che ci ha restituito testimonianze culturali di grande pregio. Per la prima volta, l’uomo impara a trasformare un materiale presente in natura in qualcosa con proprietà fisiche e chimiche differenti da quelle di partenza, usando l’argilla, roccia sedimentaria facilmente lavorabile. I vasai neolitici seguono un’attenta procedura per realizzare i propri manufatti: modellano con le mani una massa più o meno sferica (manipolazione diretta), la stendono attorno o dentro un supporto precostituito (stampo) o creano cordoni avvolti a spirale, poi raccordati e lisciati (colombino); garantiscono l’essiccazione e la rifinitura dei materiali, ricorrendo a decorazioni, graffiti, intagli ceramici. Fase finale è la cottura del vaso, da effettuare in apposite strutture di combustione, allestite da questi singolari artisti ante litteram in modo da raggiungere i 500°. Sono due i principali contesti di riferimento dei cento reperti del Neolitico, presenti nella sezione del MANN: innanzitutto La Starza, collina di Ariano Irpino, che ha trasmesso una delle sequenze archeologiche più complete dell’Italia meridionale preistorica e protostorica, in un arco di tempo che va dal Neolitico antico all’Età del Ferro. Dalla campagna di scavo, che ha avuto un notevole impulso con Italo Sgobbo ed Ugo Rellini negli anni Venti del Novecento, sono emersi non soltanto resti delle antiche capanne, ma soprattutto manufatti in ceramica, selce ed ossidiana (questi ultimi materiali testimoniavano lo sviluppo di attività di scambio con altre zone dell’Italia Meridionale). Ancora, altro straordinario giacimento di reperti neolitici nell’Italia meridionale è la Grotta delle Felci, a Capri: esplorata per la prima volta da Ignazio Cerio nel 1882, ci ha restituito manufatti di inestimabile valore. Tra questi, è necessario ricordare, almeno, il famoso ciottolo con l’ocra rossa, che testimonia la tendenza a decorare, pestando l’ocra ed usandola per dare colore ai manufatti, così come le splendide ceramiche tricromiche, in grado di testimoniare l’attitudine artistica degli antichi abitanti della grotta. I materiali neolitici attestano, inoltre, lo svolgimento di rituali connessi alla sfera funeraria: due cavità nella parete nord dell’antro, infatti, ospitavano sepolcri collettivi, associati a vasi destinati al consumo di cibo e bevande ed a resti di offerte a base di carne. La Grotta delle Felci, con ogni probabilità, rimase disabitata nell’Età del Ferro, mentre, nell’Età del Bronzo medio, assunse funzioni abitative.
L’Eneolitico L’ultima fase del Neolitico, denominata Eneolitico (età del rame), si estende, all’incirca, dal III al II millennio a. C.: questo periodo, dalla dubbia partizione temporale, si connota per un’ulteriore organizzazione delle comunità umane e per importanti innovazioni tecnologiche (applicazione della metallurgia alle attività produttive, creazione di prototipi di aratro e ruota). Il culto dei morti, in particolare, assume un ruolo sempre più importante per l’uomo dell’Eneolitico: lo testimoniano i rinvenimenti archeologici, che svelano necropoli realizzate in aree, costiere e non, della Campania.

Diversi i siti che, nella nostra Regione, hanno dischiuso importanti corredi funerari, conservati nella sezione Preistoria e Protostoria del MANN: si tratta delle necropoli di Spina- Gaudo (Paestum), Pontecagnano, Materdei, Piano di Sorrento e Mirabella Eclano. Affascinante la scoperta del sito di Spina-Gaudo: le tombe, della tipologia di “grotticelle artificiali” scavate nella roccia, furono rinvenute nel 1943, in modo del tutto fortuito, quando le truppe alleate aprirono una cava per estrarre calcare e costruire un aeroporto; i vasi in ceramica, ritrovati nelle celle nei pozzetti ed, in alcuni casi, rotti intenzionalmente, erano destinati sia al singolo individuo, che al compimento di cerimonie collettive. Altrettanto casuale lo svelamento delle due tombe di Materdei, nel corso dello sterro di un giardino (1950): anche da questo sito, come dalle altre necropoli, provengono ceramiche, materiali litici e manufatti di rame. Peculiari le caratteristiche della necropoli di Santa Maria delle Grazie a Mirabella Eclano, secondo sepolcreto, per importanza, dopo il Gaudo: fra i tredici complessi funerari individuati, si distingueva la tomba del Capo Tribù, da cui provengono vasellame, utensili ed armi, oggi esposti nella sezione del MANN. Risalgono agli anni Ottanta, i rinvenimenti a Piano di Sorrento e Giugliano in Campania: se, nel sito costiero, il piccolo cumulo di argilla, in corrispondenza della cella, connotava il carattere eminente del defunto, a Giugliano il vasellame ritrovato rimanda a contesti abititavi. Più recente (1992), lo scavo della necropoli di Pontecagnano: undici le tombe incavate nel banco di tufo, da cui sono emersi interessanti corredi funerari, che includono anfore, vasi e materiali litici.

Il secondo livello
L’età del Bronzo L’Età del Bronzo (2200/900 a. C.) mette a sistema la crescente complessità, già estrinsecata nell’Eneolitico, delle comunità umane: nell’Età del Bronzo si innestano le prime forme di élites sociali, manifestate con il potere delle armi e con il controllo del bestiame e delle zone minerarie. Dal punto di vista della produzione artigianale e della gestione delle attività produttive, la vera innovazione è legata alla comparsa del bronzo, che migliora, grazie all’aggiunta di stagno, le proprietà del rame; si intensifica, ancora, la produzione di armi ed oggetti ornamentali, così come mutano le dinamiche degli insediamenti (gli abitati si riducono in numero e divengono più estesi; le grotte non sono più adibite soltanto a culto e riti funerari, ma sono anche punto di stazionamento per attività stagionali). Cinque i contesti, che hanno restituito le più importanti testimonianze dell’Età del Bronzo nel Mezzogiorno d’Italia, in esposizione al MANN: Palma Campania, Monte Camposauro, Ariano Irpino, Murgia Timone (in provincia di Matera) e Vivara. Il sito di Palma Campania, individuato nel 1972 durante i lavori dell’autostrada Caserta-Salerno, permette di ricostruire le caratteristiche di un abitato protostorico: gli scavi hanno messo in luce quanto rimaneva di una capanna, devastata dal fuoco e sepolta da uno spesso strato di detriti vulcanici prodotti dall’eruzione delle pomici di Avellino. I materiali recuperati ed oggi esposti al MANN sono prevalentemente vasi d’impasto, rinvenuti ancora disposti con ordine, talora impilati o capovolti, forse collocati in origine su piani d’appoggio distrutti dalle fiamme. La particolare collocazione dei reperti e l’elevata omogeneità dei pezzi suggeriscono che ci troviamo di fronte ad un deposito, legato a una produzione non più limitata alla semplice sfera domestica, ma ormai in qualche misura artigianale: la capanna, forse, apparteneva ad un vasaio. I ritrovamenti di Monte Camposauro sono ascrivibili ad una tipologia analoga a quella di Palma Campania: le prime scoperte, realizzate da Giorgio Buchner negli anni Cinquanta, hanno svelato un sito che, verosimilmente, era un accampamento con carattere stagionale; i reperti, restituiti dallo scavo e presentati nella sezione del MANN, sono utensili e vasellame per uso quotidiano ed attività di sussistenza. Anche per lo studio dell’Età del Bronzo, il sito della Starza di Ariano Irpino restituisce evidenze di particolare importanza: le strutture domestiche, di dimensioni e complessità contenute, hanno restituito reperti ancora chiaramente legati al patrimonio formale di Palma Campania, cui si affiancano progressivamente esemplari caratteristici del cosiddetto “protoappenninico”; da segnalare, in esposizione al MANN, anche la presenza di numerose ceramiche. Legato ai traffici marittimi che collegavano la Grecia micenea all’Occidente, il centro di Vivara era uno dei più vivaci nel Mezzogiorno d’Italia: le ricerche, ancora una volta condotte da Giorgio Buchner, si concentrarono sull’abitato di Punta d’Alaca, da cui provengono ceramiche di tipologia protoappenninica ed appenninica. Spiccano, tra i reperti in esposizione al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, i raffinati prodotti di ceramica egea per gli oli profumati, i vasi per il trasporto di derrate non locali, i manufatti metallici legati alle attività di fusione svolte nell’isola; da non perdere, nell’allestimento, le perline di pasta vitrea, gli spilloni in bronzo e l’applique in lamina d’oro. I cosiddetti tokens ed i prototipi di segni numerici e grafici testimoniano, infine, il dinamismo della comunità vivarese tra 1550 e 1400 a.C. E’ Murgia Timone, pianoro calcareo in provincia di Matera, a rappresentare un altro importante tassello tra i siti del Mezzogiorno d’Italia nell’Età del Bronzo: la scoperta si deve a Domenico Ridola (medico e studioso di antichità materane) che, dal 1894, si dedicò all’indagine dell’ampio terrazzo naturale, preziosa fonte d’informazione sul popolamento preistorico e protostorico della Basilicata. La necropoli di Murgia Timone consente non soltanto di analizzare i costumi funerari e l’organizzazione sociale delle comunità protostoriche locali, ma anche di approfondire le caratteristiche dei materiali di corredo: in esposizione al MANN, contenitori ceramici ed ornamenti in bronzo, ambra, osso e materiale vetroso.

Il terzo livello
La media Età del Bronzo Si giunge, dunque, al terzo livello della Sezione Preistoria e Protostoria del MANN, negli ampi ambienti contigui al Salone della Meridiana: il racconto continua con l’analisi dei tesori ritrovati nelle Grotte di Pertosa e Zachito, entrambe in provincia di Salerno. L’antro di Pertosa si apre nel fianco dei monti Alburni e si affaccia sulla valle del fiume Tanagro, importante via naturale che collega la Campania meridionale alla Basilicata: le prime ricerche al suo interno furono condotte, separatamente, da Paolo Carucci e Giovanni Patroni tra 1897 e 1898. Nonostante il lontano inizio dei primi studi, soltanto tra il 2004 e il 2013 sono state compiute, in diverse occasioni, indagini sistematiche. L’occupazione del sito, attestata sin dal Neolitico finale, diventa significativa nel Bronzo medio, quando gran parte dello spazio interno della grotta, sul cui fondo scorreva un torrente, fu reso calpestabile grazie alla costruzione di palafitte: in esposizione al MANN, vi sono le ceramiche, i fornelli, gli utensili in osso, le macine e i pestelli che suggeriscono, in questa fase, una vocazione prevalentemente “domestica” della Grotta. L’antro aveva, però, anche una valenza religiosa, come testimoniano oggetti metallici di vario tipo (armi, ornamenti, utensili, risalenti anche alla prima Età del Ferro) e circa trecento vasetti miniaturistici. Sempre Patroni e Carucci, alla fine del XIX secolo, sono i primi a studiare la Grotta dello Zachito: la cavità naturale, che sorge al riparo di una roccia ed ha una modesta estensione interna, fu abitata, con ogni probabilità, già dalla fase conclusiva del Neolitico e dell’Eneolitico.

Le attestazioni più significative della presenza umana risalgono all’Età del Bronzo, grazie ad un interessante nucleo di ceramiche esposte; ancora, alcuni utensili confermano la frequentazione dell’antro anche nell’Età del Ferro.

L’Età del Ferro Trait d’union fra la conclusione dell’Età del Bronzo e la prima Età del Ferro (900-730/20 a.C. circa) è la presenza, nell’allestimento permanente del MANN, di un importante nucleo di reperti espressione della “cultura villanoviana”: in questo periodo della Protostoria, in diverse parti d’Italia (da Villanova di Castenaso, in provincia di Bologna, alle Marche, dall’Etruria tirrenica alla Campania,), si diffonde l’usanza di cremare i defunti, raccogliendo i resti in un vaso biconico e realizzando diversi oggetti di corredo. Tra i reperti di provenienza campana, come attestato nella sezione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, vi sono: ceramiche (decorate con linee parallele incise “a pettine”, talvolta con l’impiego di piccole bugne e l’aggiunta di borchie in bronzo); utensili ed elementi di ornamento, che provano l’adozione di una tecnica metallurgica molto avanzata; armi, che sottolineano il prestigio della persona scomparsa. Tali manufatti sono stati rinvenuti nei siti protostorici di Santa Maria Capua Vetere, Cuma e Pontecagnano. Il momento di transizione fra l’Età del Bronzo e la prima Età del Ferro si connota, ancora, come un periodo di espansione delle comunità, in particolare nella Piana campana: da Capua a Cuma, da Suessula (Acerra) a Calatia (Maddaloni) sono gettate le basi per la fondazione delle città antiche; nella Valle del Sarno, invece, tra Striano, San Marzano e San Valentino Torio, il rinvenimento delle necropoli ha permesso di studiare non soltanto le pratiche funerarie (dall’incinerazione, tipica della cultura villanoviana, all’inumazione nelle “tombe a fossa”), ma anche la dinamica degli insediamenti che gravitavano intorno al centro maggiore di Longola-Poggiomarino. Nell’allestimento della sezione del MANN, un valore particolare è attribuito ai preziosi reperti provenienti da Suessula: l’antico sepolcreto, già dalla prima Età del Ferro, assume una connotazione “ibrida”, fondendo elementi villanoviani, mutuati dalla vicina Capua, con le caratteristiche della cultura delle tombe a fossa; tra i materiali in mostra, vasi, fibule, ornamenti, utensili, che attestano una crescente complessità nella procedura di realizzazione dei manufatti. Altrettanto straordinarie le testimonianze della necropoli di Calatia, sorta al limite orientale della Piana Campana ed all’imbocco della Valle Caudina: il sepolcreto, intono al 700 a.C., era sfarzosamente ornato con gioielli in oro, argento, bronzo, osso e ambra; in esposizione, oltre cento vasi d’impasto, argilla figulina e bronzo, così come utensili riferibili al banchetto (tra questi, il lungo coltello e gli spiedi). I contatti con l’ambiente ellenico costiero emergono, ancora, dall’abbondanza dei manufatti di gusto orientale e delle ceramiche di tipo greco, mentre diversi oggetti metallici rimandano all’ambito villanoviano; al valore tradizionale della tessitura come pratica domestica tipicamente femminile si riferisce, invece, un rocchetto d’impasto.

Dopo la sezione “Preistoria e Protostoria”: le sale dedicate ad Ischia. In occasione dell’apertura della sezione Preistoria e Protostoria, sono nuovamente fruibili le due sale dedicate ad Ischia: questi ambienti rappresentano l’inizio di un percorso “topografico”, che, nel piano di completamento delle collezioni del MANN, condurrà da Pithecusae a Cuma, sino ad arrivare alla Napoli antica. In esposizione, nell’approfondimento su Ischia, vi sono i reperti che raccontano la storia degli insediamenti sull’isola, partendo dal Neolitico e giungendo all’età arcaica (inizio VI sec. a.C.): è riaperto ed aggiornato, dunque, il noto allestimento, in cui figura anche la ricostruzione in scala 1:1 del cosiddetto “Edificio ovale di Punta Chiarito”, espressione dello stanziamento greco ad Ischia. I reperti in esposizione costituiscono un prestito concesso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli.

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

Misure a sostegno di persone svantaggiate - Con il progetto I.T.I.A. 73 percorsi formativi retribuiti

Zinno: "Iniziativa concreta per l'inserimento lavorativo"

Misure a sostegno delle persone svantaggiate e a rischio esclusione. Grazie ad un finanziamento Regionale di 770 mila euro totali, l'amministrazione guidata dal sindaco Giorgio Zinno, attraverso il vicesindaco e assessore alle Politiche Sociali, Michele Carbone, mette in campo diverse opportunità a favore dei cittadini in difficoltà.

Pubblicati gli avvisi per partecipare ai percorsi formativi gratuiti e retribuiti, nell'ambito del progetto I.T.I.A. (Intese Territoriali di Inclusione Attiva), con il quale l'Ambito N.28, di cui San Giorgio a Cremano è comune capofila, ha destinato risorse per il supporto di cittadini e famiglie in difficoltà.

Si tratta di diversi percorsi. Il primo fornisce competenze specifiche per diventare "operatore di tornitura"; l'altro per formarsi come "operatore di assistenza familiare", riservati a 20 persone (10 per corso). L'avviso scade il 2 marzo.

Inoltre è stato pubblicato anche un altro avviso, riservato a 29 persone considerate svantaggiate e/o fruitori del reddito di cittadinanza e altri 24 con disabilità. Entrambi svolgeranno tirocini retribuiti presso uffici pubblici e privati. Scadenza della domanda 11 marzo 2020. In totale quindi sono 73 le persone che usufruiranno di questa opportunità di inclusione sociale.

In particolare rispetto ai percorsi di empowerment come operatore di tornitura e assistente familiare, i corsi si articoleranno in 360 ore di attività teoriche e 240 ore di stage. Ai partecipanti sarà corrisposta un'indennità di circa 5 mila euro (pari a 8.15 euro, commisurate alle ore di frequenza effettiva del corso). Inizieranno entro marzo e termineranno entro dicembre 2020. Per gli altri avvisi, compresi quelli riservati ai diversamente abili, l'indennità lorda  è di 500 euro al mese.

E' possibile presentare domanda (compilando l'apposito modulo scaricabile dal sito www. e-cremano.it), consegnandole direttamente presso l'Ufficio Protocollo del municipio, in piazza Carlo di Borbone,10 oppure via pec all'indirizzo protocollo.generale@cremano.telecompost.it.
Tra i requisiti è necessario risiedere nei comuni di San Giorgio a Cremano o San Sebastiano al Vesuvio ed essere in condizione di svantaggio economico e sociale, secondo i parametri indicati negli avvisi pubblicati sul sito.

“E' un’iniziativa molto importante sul versante delle Politiche Sociali - spiega il sindaco Giorgio Zinno. Si tratta di strumenti formativi a sostegno dei cittadini più deboli che potranno apprendere gratuitamente conoscenze specifiche per entrare a far parte del mondo del lavoro, come nel caso di operatori di tornitura e assistenti familiari, e comunque tutti svolgeranno attività finalizzate all'inclusione sociale. E' così che la politica diventa iniziativa concreta per il reinserimento attivo dei soggetti coinvolti nei programmi di aiuto. Ampliamo il raggio d'azione e coinvolgiamo ancora più persone grazie al finanziamento regionale. E' questo il modello di welfare che intendiamo: moderno, vicino e attento alle esigenze del territorio, dove tutti possono e debbono avere un’opportunità".

D'accordo Michele Carbone: "Con un piano integrato ed organico, proviamo a raggiungere anche quei soggetti che hanno necessità di acquisire conoscenze specifiche per entrare a far parte del mondo del lavoro e andiamo in supporto di chi ha più bisogno, operando affinché le politiche sociali non siano intese solo come puro assistenzialismo economico ma possano offrire mezzi anche per il reinserimento sociale. L'obiettivo dell'amministrazione Zinno è: non lasciare nessuno escluso". 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

“Terra di un nuovo mondo” di Rosaria Pannico presentato a “Muse al…borgo” di Atrani Stelle Divine

Cari amici di rosarydelsudArt news vi propongo la presentazione del mio romanzo breve “Terra di un nuovo mondo” che si è tenuta venerdì 21 febbraio (http://www.rosarydelsudartnews.com/2020/02/muse-alborgo-di-atrani-stelle-divine_22.html) al salotto culturale di Alfonso Bottone “Muse al…borgo” di Atrani Stelle Divine. 

INVERECONDA MAGGY di SANDRO SPALLINO

INVERECONDA MAGGY

Maggy , stravaccata primula di un Duce,
che la tua mano sia onda perenne,
che la tua voce sia orda di vezi, rossa e
solenne, tu Abadessa sotto mantovane
coltri, il duro ventre e la ventura lisciando,
velluto guanto che la brama sversa
a spigolose alture, sfinendo in distanze
feconde, prigioniera d’incanto e luce.
Chi mai ci conobbe, chi mai ci vide
Impigliati nel canto di mezzanotte?
Il fuoco che brucio’ la cera con mago
fragore, forse non scosse le vene nostre ?
Qui respirammo amore, intrecciati al muro,un dio
ci soffio dentro un fato, e spezzammo il senno
a un dirupo.

Maggy ,coronata di gelsi, al guinzaglio flaccide ore
tenendo, squagliate in bottiglie di travasate
brume,occhi di nere danze e piume
sprofondate che la pioggia ode,
pozzi o lampade cupe di tanti addii
vanendo al cerchio nitore, ridi appena
nel liquido cincischiando memorie.
Conoscessi la sera chiusa nella tua costola,
degnassi la pupilla al monco giorno,colla
su cielo blando! Fenice stesa col tuo scialle
di leggenda, cantrice della luna, sotto pietra
il tempo sotterrando. Signora di ori abbacinati,
brulicante embrioni,pioppi ululanti,
manto di papaveri.

Maggy dolce cinebro di rare matite,
in esofago d’antichi canti, le orecchie d’orli
ti bacio e i vedovi silenzi, pregni di mesi
che si accasciano vecchi,
le foglie ricamate dei tuoi seni amo,
e il duomo d’ossa della nuca disfatta e sibillina
come un ramo, grigia lupa di fragili infanzie
nutri l’eremo svago. Tornerai in un glabro gennaio,
sfrontata icona contorta, ignuda su
bagnate lenzuola di zeli,slabbrata gonfia
mona d’arricciata fessure nere.
In seta parigina, ravvolta coscia
ansimando da seta freme ,
di rosei madori preme la smania
d’osceni piaceri.
Nella foce dei tuoi lunghi sguardi,
nasturzie rose sudate, abbeverate
d’aurore bianche, gialli pianti,
luna su acque,vetro e fortune vidi frangere.

Maggy , fritta nei saturnali gonfi vespri,
riposte nelle tue orbite a tinte violacee,
riflesse grotte nell’iride scruto di
Beati Paoli.
Ciondolano sogghigni su scure cloache.
Chi sei tu che io amo?
Insano sorriso che in me deflagra?
Petalo che sfiata, saneranno i miei
baci una scorciata folle anima?
Sangue inzuppato a liquori,verdi
ebbrezze risuonando.

Piove luce su ippocastani, torno dopo anni
a te, versando sui capelli argentea polvere
costellazione del centauro, e un ultimo verso
eterno sulla tua anca. Alzati, vieni, staremo
abbracciati sulla panchina, cieli senza piu lancette,
guardando l’infinito illune sul lago, sorpresi,
colle dita sulle Orse puntato. 

SANDRO SPALLINO
Tutti i diritti riservati

Tratto dal libro
LE LABBRA DELL’ANIMA

VISIVO di SANDRO SPALLINO

VISIVO

Ho lasciato l’anima sul
como’e le braccia sul pavimento,
che importa tanto ho
cancellato la mia faccia,
a piedi nudi e con le rose
in mano esco per portare un odio
pieno d’amore e un piatto di
bugie al macellaio, sono quel
poverissimo mulo che hai
lasciato, e tu quasi una puttana
piena di vento. Cenere
alla cenere e polvere alla polvere,
io passo per le tue strade, per i venti
indossando la sola pelle
di molte vite raschiate, soffiando luce,
coi ricordi diventati spine,
erano più i baci che ti lasciavo
sulla bocca che le stelle
sul soffitto del cielo,prendevo
la coda delle albe e dei crepuscoli
e li spremevo per darli a bere
a te in un bicchiere anelante,secreto.

Per te ho avuta la febbre,una campana
in petto,una febbre d'amore in cui
è franato il mantello d'ogni idea,l'Incerto,
e il chiasso che sfondava nella testa,
furfante e disonesto.

Mi ha dipinto Dio
certamente, saliva e sangue di
creta e’ la carne, ovunque mi
perseguita il cielo,ovunque
anche sui miei capelli rosa,
sono impastato di noia,
vado qui pieno di polvere
e chitarre, nel peccato che ha tanti
arcobaleni e addii fatti di
parole lunghissime scritte sui rovi.
Un altro giorno che passa,
spilla di diamante e uccelli in gabbie,
che fare, dove andare, le orme
che lasciai nel tuo cuore
dal fondo vedo, nuda che
sorreggi i tuoi capelli, comprero’ un
biglietto e non ti
raggiungero’ mai, fermo alla
stazione fissero’ l’aria
marrone.

SANDRO SPALLINO
Tutti i diritti riservati


Tratto dal libro
LE LABBRA DELL’ANIMA

giovedì 27 febbraio 2020

RINVIATO - “Lilliput.La letteratura è un gioco” edito da Homo Scrivens, e il saggio “Il dono di Afrodite” di Simone Beta e Francesco Puccio pubblicato da Carocci, gli appuntamenti con l’edizione 2019-2020 di “Libri d’a…Mare”


Si comunica che l'evento di venerdì 28 febbraio alle ore 19:15 è stato rinviato. 
http://www.rosarydelsudartnews.com/2020/02/venerdi-28-febbraio-alle-ore-1915-si.html 
Si pubblica nota del direttore artistico Un Mondo Di Solidarietà in merito all’evento con la Cucinotta in programma domani e sabato
 

“Dopo la notizia del primo tampone positivo al coronavirus in Campania crediamo che sia una scelta saggia rinviare Un Mondo di Solidarietà, quindi sia la cena di gala a Palazzo Caracciolo che lo spettacolo al Teatro Mediterraneo sono rimandati. Non vogliamo rimandare troppo perché bisogna reagire. La vita deve continuare anche col coronavirus.
 
In queste ore non avremmo avuto lo spirito adatto e quindi non era giusto. Ringraziamo i napoletani che nonostante tutto ci avevano fatto registrare due bellissimi sold out. Uno per la Fondazione Casamore e uno per la Santobono Pausilipon Fondazione. Caro coronavirus non riuscirai a fermare la beneficenza troppo a lungo.”

Il direttore artistico Diego Di Flora

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

NON DIRE PIU' IERI E DOMANI di Pasquale Esposito

Non dire più ieri e domani

Perché ci affidiamo ai profeti

ed alle profezie, invece di vivere

ogni giorno come -adesso-

senza dire ieri o domani,

parole inutili!

Agisci come un leone

e non guaire come un cane

ma vivi il tuo quotidiano,

come in un giardino fiorito.

Fai riposare il pensiero,

dormi e non contemplare il tuo sonno.

Non rimanere attonito

di fronte a una vergine nuda,

sappi che si sarà rifatta a Casablanca!

Lasciamo ai creduloni

le profezie vane dei profeti

Il giorno ha l'ossessione

del perché e per come -

e diventa monotono

vivere le ore sempre uguali ...

la mente si abitua

e si rischia di credere

che sia giusto trascorrere la vita così.

Invece no, tu, architetto di te stesso

costruisci il tuo corpo

e forgia la tua mente

facendone un'opera di alta edilizia.

Cavalca il giorno,

diventa leone,

non lasciarti intimorire

e vivi, adesso!

Pasquale Esposito
Tutti i diritti riservati

Ai sensi della legge
22 aprile 1941 n 633 


SAN GABRIELE DELL’ADDOLORATA - PREGHIERA

Ricorrenza: 27 febbraio



O Dio, che insegnasti al beato Gabriele a ricordare assiduamente i dolori della dolcissima tua Madre e per mezzo di lei lo innalzasti alla gloria della santità e dei miracoli, dà a noi per l'intercessione e l'esempio di lui, di associarci così ai gemiti della Madre tua, da esser salvati dalla materna sua protezione.

IL POST PIU' LETTO:

mercoledì 26 febbraio 2020

Venerdì 28 febbraio alle ore 19.15 si chiudono allo Yachting Club di Salerno, Molo Masuccio Salernitano, con l’antologia di autori vari “Lilliput.La letteratura è un gioco” edito da Homo Scrivens, e il saggio “Il dono di Afrodite” di Simone Beta e Francesco Puccio pubblicato da Carocci, gli appuntamenti con l’edizione 2019-2020 di “Libri d’a…Mare”

“Lilliput. La letteratura è un gioco” curato da Giancarlo Marino ed Aldo Putignano, per la casa editrice napoletana Homo Scrivens, è un viaggio mirabolante oltre le colonne d'Ercole della narrazione: racconti a bivi, dialoghi impossibili, ipotesi alternative, modeste proposte, spot pubblicitari, testi a staffetta, whatsapp letterari, scuse improbabili, storie in 3 o in 5 frasi, tautogrammi, città invisibili e altre bizzarrie. Con la partecipazione straordinaria di autori e personaggi della Letteratura: altro che le solite storie! 


Non c’è nessuno, né uomo né dio, che riesca a resistere al potere di Afrodite, la dea dell’amore nata dalla spuma del mare. Le conseguenze del suo dono magnifico, che a volte può essere molto pericoloso, vengono raccontate, spesso in modo insolitamente esplicito, nelle più famose storie d’amore delle letterature antiche, dall'epica alla lirica, dalla tragedia alla commedia, dalla filosofia al romanzo, in un viaggio affascinante che comincia con Omero e termina con la fine del mondo antico. Senza questa bellissima divinità che cosa ci rimarrebbe della grandezza del mito classico? “Il dono di Afrodite” di Simone Beta, docente di Filologia Classica all’Università di Siena, e Francesco Puccio, assegnista di ricerca di Storia del teatro antico greco e latino all’Università di Padova, ripercorre la presenza della dea nella letteratura greca e latina.


Gli autori sono affidati alle interviste di Alfonso Bottone, direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it, con gli interventi di Diana De Bartolomeis, presidente dello Yachting Club Salerno e di Patrizia De Bartolomeis, presidente dell’Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere di Salerno. 

Chiuderà la serata una degustazione di prodotti tipici dell’Azienda Agricola Cuonc Cuonc di Minori.

Per ulteriori informazioni www.incostieraamalfitana.it.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

4a edizione premio letterario UNITI PER LA LEGALITÀ

Si comunica che la premiazione si terrà sabato 21 marzo 2020 ore 17:30 presso la sala convegni hotel Stefano a Melito, via C. Colombo 12. Melito NA. (I vinciori: http://www.rosarydelsudartnews.com/2020/02/iv-edizione-premio-letterario-nazionale.html)



Si segnala inoltre la seguente pubblicazione: antologia. della 4° edizione premio letterario uniti per la legalità. Prezzo: 8,00 - 220 pagine. 
 
Nello stesso hotel si terrà la cena di fine serata che prevede: Menù cena Antipasto sfizio Assaggio minestra maritata Assaggio Lardiata Arista al forno con patate Dolce: Tiramisù o Babà Vino, acqua, bibite, amaro e caffè 18,00€ In alternativa Menù Pizza Antipasto sfizio Pizza a scelta Dolce: Tiramisù o Babà Vino, acqua, bibite, amaro e caffè 15,00€.
Tutti i vostri lavori sono stati raccolti in una elegante antologia che potete prenotare - al costo di 8,00€ ciascuna - contattando Francesco Gemito.
Poiché presso l’hotel Stefano a Melito non è più possibile prenotare camere, chi ne avesse necessità può contattare L’hotel Lento, in via Roma 193, a pochi metri dell’hotel Stefano. Camera singola 40,00 – Camera matrimoniale 50,00. Consigliamo di prenotare per tempo: Tel. 081 7111099

Per ulteriori informazioni Francesco Gemito

Legalità. Parliamone

Venerdì 20 marzo 2020 ore 17:00 presso la biblioteca comunale di Casoria NA Legalità. Parliamone. 

Interverranno gli autori: Angela Mallardo - Renato Colecchia - Marco Pirone - Vito Introna - Alessandro Zizolfi - Lamturi Plaku. Ospite d'onore: Don Aniello Manganiello e la poetessa rumena Liliana Liciu. . Interverrà: Dott. Raffaele Bene, sindaco di Casoria, l'onorevole Antonella Ciaramella. Modera: Giovanna La Vecchia, Giornalista. Con Francesco Gemito. 
Ingresso libero

Intervista ad Enzo Attanasio

Cari amici di rosarydelsudArt news oggi vi propongo una bella intervista fatta per caso al nostro amico Enzo Attanasio che molto simpaticamente e gentilmente ha accettato di raccontarsi a noi e ci propone un imperdibile appuntamento televisivo per il prossimo autunno...

“Muse al…borgo” di Atrani Stelle Divine - Alfonso Bottone invita all'ultimo incontro

Cari amici di rosarydelsudArt news vi segnalo l'ultimo appuntamento di “Muse al…borgo” di Atrani Stelle Divine con Alfonso Bottone che in questo brevissimo video ci rinnova l'invito a seguire l'evento targato ..incostieraamalfitana.it Festival del Libro in Mediterraneo


SAN NESTORE MARTIRE

Ricorrenza: 26 FEBBRAIO

E' il nome più celebre nella letteratura antica che nella storia dei Santi che deve la sua fortuna ad Omero, il quale ci presenta, e fa parlare, nell' Iliade, il Re di Pilo - l'odierna Navarino, nel Peloponneso - chiamato appunto Nestore. Era il più anziano dei sovrani greci sotto le mura di Troia e i suoi discorsi erano saggi, pacati e densi di ricordi personali. Tornato a Pilo dopo la caduta di Troia, Nestore viveva ancora dieci anni dopo. Lo ritroviamo nell'Odissea, visitato da Telemaco, figlio di Ulisse, in cerca di notizie sulla sorte del padre disperso.

Per l'anzianità del personaggio omerico, il nome di Nestore ha assunto il significato di « decano », cioè « il più vecchio ». Si sente dire talvolta che qualcuno è il nestore di un'assemblea, o di un gruppo di persone, per indicare che è il più vecchio, e anche, si spera, il più saggio!

San Nestore di oggi apre l'elenco del Martirologio Romano, ed è seguito dai Santi Papia, Diodoro, Conone e Claudiano che pure soffrirono il martirio, nella stessa circostanza, un po' prima di lui, tuttavia San Nestore ha avuto la precedenza sui compagni per il fatto che egli era Vescovo, guida della comunità cristiana di Màgido, in Panfilia, e come tale primo nella fede, anche se secondo nella morte.

Che egli fosse la vivente bandiera della Chiesa di Màgido, lo comprendevano anche i pagani, durante la persecuzione di Decio, nel 250. Sapevano che la comunità cristiana non si sarebbe piegata agli editti imperiali finché il Vescovo Nestore fosse restato saldo nella sua fede.

Mercoledì delle Ceneri

« Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris » (Genesi-Bibbia)

Con l'espressione Mercoledì delle ceneri (o Giorno delle ceneri o, più semplicemente, le Ceneri).
La parola "ceneri" richiama in modo specifico la funzione liturgica che caratterizza il primo giorno di quaresima, durante la quale il celebrante sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte dei fedeli e prevede la pronuncia di una formula a scelta fra la tradizionale «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai» o «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15), introdotta dalla riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II con riferimento all'inizio della predicazione di Gesù.

Si tratta del mercoledì precedente la prima domenica di quaresima che, nelle chiese cattoliche di rito romano e in alcune comunità riformate, coincide con l'inizio stesso della quaresima (il primo giorno del periodo liturgico "forte" a carattere battesimale e penitenziale in preparazione della Pasqua cristiana e dunque varia in anno in anno e segue il variare delle date del carnevale e di conseguenza il variare delle date della Pasqua). http://www.rosarydelsudartnews.com/2019/03/mercoledi-delle-ceneri-martirologio.html

In tale giornata i cattolici dei vari riti latini sono tenuti a far penitenza e ad osservare il digiuno e l'astinenza dalle carni.

martedì 25 febbraio 2020

"Mai più in-difesa" - Sold out i corsi di difesa personale gratuiti per le donne fino all'8 marzo 2020

San Giorgio a Cremano accende ancora una volta i riflettori sul fenomeno della violenza di genere e da oggi, fino all'8 marzo, per tre sabato consecutivi promuove l'evento MAI PIÙ IN-DIFESA, ovvero corsi gratuiti di autodifesa riservati alle donne. 

Gli incontri, che si svolgono presso il Palaveliero, in via Manzoni, sono già sold out; più di 100 le donne iscritte. L'iniziativa è organizzata da Flat Sport, patrocinata dalla Città di San Giorgio a Cremano e gode della professionalità e competenza dei maestri Gianni Savarese, promotore dell'evento, Dall’Aquila, Berlingieri, Vivona e Cristofano. 

Un'opportunità che consente di apprendere le tecniche di difesa personale e la gestione delle situazioni di pericolo. Inoltre, nell'ambito del mese dedicato alle donne, vi sarà la presenza della criminologa Simona D’Agostino per condividere ogni tipo di approfondimento sulla violenza di genere. Al termine del corso, domenica 8 Marzo (celebrazione della Donna), verrà rilasciato a tutte un attestato di partecipazione.

"Il fenomeno della violenza sulle donne purtroppo fa registrare numeri ancora troppo alti - spiega il sindaco Giorgio Zinno. I casi di violenza sessuale nel 2019 sono stati 49, quelli di maltrattamento 225 mentre gli atti persecutori 135; tutti in crescita rispetto agli anni precedenti. Per contrastarlo, ci sono norme a livello nazionale, ma anche le singole comunità possono fare qualcosa in più. Possiamo insegnare alle donne come difendersi e come prevedere e gestire situazioni di pericolo. Grazie a Flat Sport e in particolare a Giovanni Savarese, che ha messo a disposizione la propria professionalità per un fine sociale di tale importanza". 

"Non possiamo tollerare più qualsiasi forma di sopruso nei confronti delle donne e in generale dei più deboli - aggiunge l'assessore Antonella Carino. San Giorgio a Cremano è la città dei diritti e delle Pari Opportunità. Promuoveremo sempre azioni come queste proposte da Flat Sport e a breve renderemo noto il programma si "Marzo Donna", con attività a tutto tondo con e per le donne". 

Il metodo utilizzato e insegnato durante i corsi di difesa personale è MGA (metodo globale autodifesa), elaborato dalla Federazione Italiana Judo, Lotta, Karate ed Arti Marziali. E’ la sintesi di varie tecniche di combattimento necessarie a contrastare una violenza e limitare i danni e, soprattutto per acquisire capacità di analisi strategica delle situazioni di pericolo nelle quali ci si può trovare.

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

29 Febbraio 2020 GIORNATA MONDIALE MALATTIE RARE

Forum Campano Associazioni Malattie Rare