sabato 24 ottobre 2020

COPRIFUOCO

by Rosaria Pannico

Cari amici di rosarydelsudArt news per esorcizzare paura, comportamenti aggressivi ed impulsivi, conclusioni affrettate e decisioni prese con l'istinto del momento occorre la conoscenza, dunque, oggi parliamo della parola COPRIFUOCO

 


Si tratta di una parola tornata di moda ascoltando TG e navigando nei vari siti di informazione in questo periodo di covid19: con tale termine molto sinteticamente, è stato qualificato il provvedimento di contrasto alla pandemia che impone il divieto di uscire tra le 23 e le 5 del mattino in alune regioni italiane.

 

Soprattutto dopo la manifestazione di ieri a Napoli occorre oggi domandarsi: “quanti hanno realmente capito cosa significa questa parola?”

 

Oggi a questa parola diamo il significato di ordine imposto dalle autorità statali e/o militari a tutti i civili consistente nell'obbligo di restare nelle proprie abitazioni durante le ore notturne. Il temine coprifuoco, tuttavia, ha origini più antiche: questo termine si usava per indicare quell'antica usanza per cui, a una determinata ora della sera, gli abitanti di una città erano tenuti a coprire il fuoco sotto la cenere ( modo più semplice per spegnere il fuoco senza generare fumo) per evitare incendi accidentali. 

 

In epoca moderna il ricorso al termine “coprifuoco” viene solitamente utilizzato quando sorgono problemi di ordine pubblico tali da rendere difficile, da parte delle autorità, la protezione di determinate località, o quando la popolazione civile corre il rischio di essere messa a repentaglio da azioni di guerra del nemico (come il rischio di bombardamenti aerei, per evitare tale rischio, durante il coprifuoco, è solitamente fatto divieto di accendere una qualsiasi luce, allo scopo di rendere più difficile identificare la posizione di un centro abitato). Dopo l'orario di inizio del coprifuoco, i civili e coloro che non hanno un permesso, devono ritirarsi nelle abitazioni. In caso di trasgressione vengono applicate delle sanzioni secondo le norme militari o civili in vigore. 

 

Nel nostro caso, per ridurre il numero dei contagi da coronavirus si è creduto che chiudere attività commerciali ad una certa ora potesse ridurre il numero di persone fuori casa e quindi far diminuire gli assembramenti individuati come potenziali cause di trasmissione del virus.

 


Decisione questa che ha portato a disordini e scontri di opinioni ma anche scontri fisici. Occorre quindi chiedersi: nel rispetto di chi oggi è malato di coronavirus, nel rispetto di chi è un soggetto fragile (anziano, bambino, malato cronico, malato raro o disabile), nel rispetto di chi è un commerciante o un ristoratore... occorre veramente che lo stato imponga simili restizioni? 

 

Oppure sarebbe più corretto e semplice agire liberamente MA CON SENSO DI RESPONSABILITA'? 
 

Evitare inutili comportamenti che possono mettere a rischio la salute e facendo uso di mascherina e di igienizzante per le mani, l'abituarsi a lavaggi frequenti delle mani e rispettare una distanza di sicurezza non vuol dire non vivere più, non uscire, non incotrare un amico.


Quanto è accaduto forse non è causato dal coprifuoco ma forse è soprattuto causato dalla mancanza di rispetto, dalla mancanza di educazione civica, forse è soprattutto causato da un continuo aumento di finta cultura generalizzata, che porta al disprezzo dell' informazione corretta e oggettiva a favore invece di fake news molto più accattivanti che hanno la finalità di cavalcare il sensazionalismo senza rispettare la correttezza intellettuale, portando le masse ad essere manipolate dalle finte notizie che conducono a gravi orrori comportamentali e di pensiero sociale.

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