venerdì 12 giugno 2026

Kunsthaus Merano Arte | Animacies | A cura di Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi

 La Kunsthaus di Merano presenta “Animacies”, un progetto espositivo che esplora come le relazioni tra Europa e Asia possano essere ripensate da nuove prospettive.


Animacies 
The Invention of Europe YEAR 3

A cura di Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi
14 giugno – 11 ottobre 2026

Elia Nurvista, The Route, 2024. Courtesy the artist; Bekhbaatar Enkhtur, 15 Faces. Bekhbaatar Enkhtur, 15 Faces (2024-in corso)




La Kunsthaus di Merano presenta, dal 14 giugno all’11 ottobre 2026, il progetto espositivo collettivo Animacies che, attraverso installazioni, pittura, scultura e fotografia, ripensa alle relazioni tra Europa e Asia decostruendo criticamente sistemi di lettura di matrice occidentale e coloniale.
 
La mostra propone una serie di opere di artisti e artiste provenienti da contesti spesso marginalizzati nella narrazione occidentale dell’Asia, come ad esempio Bangladesh, Indonesia, Mongolia, Filippine o Isole Figi.
 
In particolare, Animacies intende guardare criticamente a forme di contrapposizioni binarie, come quella tra animato e inanimato o tra soggetto e oggetto. Anche il titolo proposto, difficilmente traducibile in italiano e in tedesco, rimanda a questa problematizzazione: teorizzato nel 2012 dalla teorica queer sinoamericana Mel Y. Chen (Animacies: Biopolitics, Racial Mattering, and Queer Affect) il termine descrive una “capacità di agire, consapevolezza, mobilità e vitalità” comune a diverse entità. Partendo da questo concetto, Chen mostra come la materia – spesso considerata insensibile, immobile o “morta” – influenzi in maniera significativa la vita culturale, le relazioni sociali e le strutture di potere. Mettere in discussione la fragile divisione tra animato e inanimato permette di sfidare gerarchie consolidate, aprendo a concezioni in cui soggetti, oggetti, esseri umani e animali sono parte di relazioni dinamiche. Animacies diviene così uno strumento per osservare ingiustizie, discriminazioni e relazioni di potere, anche in contesti apparentemente neutri.
 
Le opere in mostra declinano Animacies in modi differenti, mostrando come tessuti, piante o alimenti possano porsi come agenti di memoria, trasformazione e relazione, esplorando la potenza culturale e politica, ma anche simbolica e spirituale, della materia.

 

 Il percorso espositivo si apre con i lavori di Shivanjani Lal (1982, Figi; vive a Sydney). Tessuti e oggetti quotidiani diventano veicoli per rievocare le storie dei “Girmitiya”, lavoratori e lavoratrici deportati dall’India durante l’Ottocento e l’inizio del Novecento verso colonie come le Mauritius, i Caraibi e le Isole Figi, suo luogo di nascita. Nell’installazione esposta, Mere Porvaj [I Am Remembering] (2024) l’artista ricorda in particolare il lavoro – spesso dimenticato – delle donne, aprendo una riflessione sulla memoria e su chi ha il diritto di ricordare e di essere ricordato.
 
Proseguendo, si incontrano elementi vegetali proposti in qualità di forze attive capaci di connettere corpi, culture e memorie. In particolare, l’installazione Not Your Ornament (2023) e il video Becoming Stickiness (2023) del collettivo Mai Ling (fondato a Vienna nel 2019) sfidano gli stereotipi razzisti e sessisti occidentali sulla femminilità asiatica, spesso ridotta a “oggetto decorativo”. Al centro dei lavori c’è il kudzu, pianta originaria dell’Asia orientale e sudorientale, usata tradizionalmente in ambito tessile, alimentare e medico. Introdotta alla fine del XIX secolo negli Stati Uniti e in Europa come ornamento, è oggi considerata infestante nella maggior parte del mondo occidentale. Mai Ling celebra le qualità trasformative, adesive e resilienti del kudzu, adottandolo come agente di connessione tra storie migratorie e atti di cura collettiva e invitando il pubblico a ripensare le narrazioni imposte.
 
Chathuri Nissansala (1983, Colombo; vive ad Amsterdam) è presente con tre nuove opere, che si integrano in un’unica installazione ambientale. Nella sua pratica l’artista costruisce un quadro di narrazioni legate al trauma intergenerazionale, alla violenza coloniale ed etnografica e alle questioni di identità di genere, con particolare riferimento alla storia dello Sri Lanka e alle sue eredità conflittuali. Chathuri Nissansala realizza anche una performance in occasione dell’inaugurazione di Animacies.
 
Nei lavori di Jennifer Tee (1973, Arnhem; vive ad Amsterdam), presente in mostra con sculture, installazioni e collage, le piante tornano a ricoprire un ruolo centrale. Ad esempio, nella serie Tampan Tulips (2023), l’artista trasforma petali di tulipano in tessuti simbolici. I petali richiamano la storia del fiore, originario dell’Asia centrale e divenuto icona dei Paesi Bassi dal XVII secolo, e si combinano con i motivi dei tessuti cerimoniali indonesiani “Tampan”, che spesso raffigurano navi trasformate in alberi della vita, simboli del viaggio dell’anima. La nave e il tulipano richiamano anche il percorso migratorio della famiglia di Tee, arrivata in Olanda dall’Indonesia via mare negli anni Cinquanta, unendo memoria collettiva e personale.
 
Al terzo piano della Kunsthaus incontriamo l’installazione Redeem (2020–in corso) di Ashfika Rahman (1988, Dhaka, dove vive attualmente), un grande ricamo su tessuto. Rielaborando fonti riprese da archivi storici, la pratica di Rahman punta a dare voce alle comunità marginalizzate nel Bangladesh. In particolare, questa serie nasce da un progetto collaborativo che esplora le conversioni religiose nelle comunità indigene Santal e Oraon. L’opera combina ricamo, materiali raccolti sul posto e simboli cromatici per raccontare storie di appartenenza, trasformazione e relazioni complesse all’interno di queste comunità.
 
Le sculture zoomorfe della serie nella 15 Faces (2024-in corso) di Bekhbaatar Enkhtur (1994, Ulaanbaatar; vive a Torino) sono ispirate a miti e tradizioni del suo paese d’origine, la Mongolia. Come raccontato dall’artista stesso, la radice di numerose sue opere è nel ricordo d’infanzia di un piccolo altare familiare dedicato a una divinità: “Questa esperienza” – ha affermato – “ha acceso in me una riflessione profonda su come, in quel contesto, una semplice scultura potesse essere trattata come un essere vivente, dotato di un’anima”.

Il percorso espositivo si conclude con un’opera realizzata a partire da un prodotto vegetale molto comune, ampiamente diffuso anche nella distribuzione locale e spesso presente nella nostra alimentazione: l’olio di palma. Il murales site-specific di Elia Nurvista (1983, Yogyakarta; vive tra Yogyakarta e Berlino) – che rientra nella serie in corso dal 2020 Long Hanging Fruits – parte dalla storia coloniale di questo alimento (la palma da olio, proveniente dall’Africa, venne introdotta in Indonesia dai colonizzatori olandesi), per raccontare le conseguenze devastanti, sia in termini sociali che ecologici, della sua coltivazione industriale.

 

 In tutte le opere esposte, la materia non è quindi mai qualcosa di passivo, ma una forza che agisce, rievoca, trasforma. Animacies propone uno sguardo plurale e relazionale, assumendola come strumento critico per ripensare la storia e la contemporaneità.
 
Animacies apre la terza e ultima annualità del programma triennale The Invention of Europe. A Tricontinental Narrative (2024–2027), curato per la Kunsthaus da Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi, che si confronta criticamente con la concezione monolitica dell’Europa e ne mette in discussione le narrazioni consolidate.
 
La partecipazione di Jennifer Tee è sostenuta dall'Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi.

 

 INFORMAZIONI AL PUBBLICO
Animacies
14 giugno – 11 ottobre 2026
Kunst Meran Merano Arte, Merano
via Portici 163

Orari di apertura: 
Mar 10–18h 
Mer 10–18h 
Gio 10–20h 
Ven 10–18h 
Sab 10–18h 
Dom e festivi 11–18h

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Nessun commento:

Posta un commento