Un film di Doriana Monaco
Un vortice di
attività ci conduce nel Museo archeologico di Napoli attraverso un
racconto intimo in cui le opere d'arte del mondo antico si rivelano
come materia viva. Il luogo dove l'umanità che ha creato un
patrimonio inestimabile incontra l’umanità impegnata
a preservarlo.
AGALMA
Italia, 2020, 54’
soggetto, fotografia
e regia Doriana Monaco
prodotto da Antonella Di Nocera e Lorenzo
Cioffi
con le voci di Sonia
Bergamasco e Fabrizio Gifuni
montaggio Enrica Gatto
produzione
esecutiva Lorenzo Cioffi, Armando Andria
suono in presa diretta
Filippo Maria Puglia, Rosalia Cecere
montaggio del suono
e mix Rosalia Cecere
color correction
Simona Infante
musiche originali Adriano Tenore
assistenti alla
regia Marie Audiffren e Ennio Donato
fotografia
aggiuntiva Luca Scarparo, Martin Errichiello
assistente
al montaggio Rosa Maietta
grafiche Andrea
Cioffi
traduzioni Aidan Mc
Cann
fotografo di scena
Angelo Antolino
una produzione
Parallelo 41 e Ladoc
con Museo
Archeologico Nazionale di Napoli
con il contributo di
Regione Campania e Film Commission Regione Campania
film sviluppato in
FilmaP Atelier di cinema del reale - Arci Movie
il film ha ricevuto
la menzione speciale Perso Lab 2019
Sinossi
Napoli.
Nell’illusoria
immobilità del grande edificio borbonico che ospita il Museo
Archeologico Nazionale, un vortice di attività offre nuovo respiro a
statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva
ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi
sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi
delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione
costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate
come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da
ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto
l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono
protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano.
Tutto fa emergere il museo come grande organismo produttivo, che
rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale.
Agalma
(dal
greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del Museo non
solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma
anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo
interno: il
rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le
meraviglie dell’antichità greco-romana; il respiro appassionato di
chi pianifica ogni giorno la vita del museo.
Note
di regia
Prima
di varcare la soglia del Museo archeologico avevo individuato come
centro della mia ricerca la natura frammentaria delle opere classiche
e, di conseguenza, del mondo antico. Il film nasceva con l’intento
di avvicinarmi il più possibile a quel mondo e a quelle opere,
ponendo l’accento sul fatto che si trattasse per lo più di reperti
“riemersi in superficie”, quasi mai integri, che nel corso dei
secoli hanno subito continue metamorfosi fisiche e interpretative
anche attraverso l’azione del restauro. Il punto di partenza è
stato dunque rendere visibili questi frammenti su corpi di statue,
ceramiche, affreschi e mosaici. Superfici irregolari, crepe,
corrosioni, pezzi mancanti sono diventati segni specifici della
narrazione.
Con
mia sorpresa quando sono approdata al museo lo scenario era
tutt’altro che immobile, in virtù dei numerosi cambiamenti in
corso che mi hanno catapultato in un universo dinamico. Seguire la
vita del museo per quasi tre anni mi ha dato l’opportunità di
scoprire un universo altrimenti inaccessibile – penso al mondo
sommerso dei depositi – e filmare momenti memorabili come lo
spostamento della scultura dell’Atlante Farnese, il ritorno della
statua di Zeus dal Getty Museum o l’allestimento della mostra sulla
Magna Grecia nelle sale con i pavimenti costituiti dai mosaici di
Pompei.
L'archeologia
come materia viva, dunque, ecco uno dei temi del film. La necessità
era quella di trovare una chiave che sovrapponesse lo sguardo
archeologico a quello cinematografico, depurandolo dall’elemento
divulgativo che spesso accompagna i documentari archeologici per
affidare il più possibile il racconto a trame visive.
Un'altra
traccia di riferimento è stata un fotogramma del film Viaggio
in Italia
di Roberto Rossellini in cui la protagonista Katherine, interpretata
da Ingrid Bergman, si ritrova al cospetto della scultura colossale
dell’Ercole Farnese. La visita di Katherine/Bergman all’interno
del Museo archeologico avviene, per usare le parole di Giuliana Bruno
nel suo Atlante
delle emozioni,
“attraverso un contatto viscerale, quasi fisico, con sculture che
arrivano a turbare il suo animo”. A quello sguardo ho affidato il
simbolo del percorso di scoperta e iniziazione. Ed è in qualche modo
ciò che vorrei che lo spettatore provasse entrando in relazione con
questi oggetti tramite “uno sguardo che si fa contatto”, vederli
il più vicino possibile.
Un’ulteriore
stratificazione è conferita dal testo in voice over che attraversa
il film, costruito sul racconto in prima persona di alcune opere del
museo, letto da Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. Nel mondo antico
era consuetudine che le statue recassero iscrizioni in prima persona,
di modo che fosse l'opera stessa a dire da chi era stata realizzata e
per quale ragione. Ho mutuato così il linguaggio archeologico della
descrizione dell’opera rielaborandolo a favore del racconto. Zeus
ci parla di un ritrovamento, Atlante di una metamorfosi, Hermes della
sua condizione di frammento, le danzatrici del mito che si mette in
scena, mentre i Tirannicidi sono spettatori a loro volta delle
vicissitudini umane che si agitano nel museo.
Agalma
è la relazione tra l’opera e chi la osserva e ne è osservato. Lo
sguardo della statua diviene luogo di possibilità interpretative,
punti di vista e nuove visioni che si riflettono nello sguardo del
visitatore a sua volta intercettato dal cineocchio, rievocando il
ruolo performativo che la cultura greco-romana riconosceva alle
immagini.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA