giovedì 17 settembre 2026

"PAOLO MASI 93"

A cura di Sergio Risaliti
18 settembre – 12 novembre 2026
inaugurazione 

venerdì 18 settembre 2026, ore 18:00
Frittelli arte contemporanea 

 via Val di Marina 15, Firenze


Frittelli arte contemporanea è lieta di annunciare Paolo Masi 93, 

mostra a cura di Sergio Risaliti, 

dedicata a Paolo

 

Masi (Firenze, 1933–2026), scomparso lo scorso 6 maggio, a pochi giorni dal compimento dei 93 anni.
La mostra nasce come omaggio a una delle figure più originali e radicali dell’arte contemporanea italiana del secondo.
 

Novecento e dei primi decenni del nuovo millennio. Attraverso una selezione di opere che attraversa oltre sessant’anni di ricerca, Paolo Masi 93 intende restituire la complessità di un percorso artistico continuamente aperto alla sperimentazione, nel quale pittura, materia, struttura, spazio e percezione si confrontano senza soluzione di continuità.

 
Una ricerca che ha avuto in Firenze il proprio punto di partenza e un costante riferimento, ma che ha saputo oltrepassare i confini della scena locale, affermandosi nel più ampio contesto dell’arte italiana e internazionale.

 
«Nel corso della sua lunga carriera, Masi si è affermato sempre con un rigore e una radicalità di artista modernista indiscusso. E questo ne fa un esempio per tanti artisti delle nuove generazioni», sottolinea il curatore Sergio Risaliti, mettendo in evidenza una caratteristica essenziale della sua ricerca: la capacità di conservare, nel tempo, una straordinaria tensione verso la sperimentazione.
Il percorso espositivo segue idealmente le diverse stagioni della ricerca di Masi, evidenziando non tanto una successione di fasi rigidamente separate, quanto la continuità di un'indagine che ha costantemente rimesso in discussione i codici e i materiali della pittura.

 
Dagli anni Sessanta agli anni Settanta: la crisi della superficie pittorica e la materia

 
Gli anni Sessanta sono rappresentati dai lavori informali, caratterizzati da una pittura pulsante e fisica, attraversata da ferite, lacerazioni, macchie e filamenti di colore. Man mano Masi sviluppa una ricerca di carattere strutturale, nella quale composizioni ricche di linee, tratti, ripetizioni e tensioni meccanico-tecnologiche restituiscono l'immagine di uno spazio in profonda crisi, carico di valenze simboliche.

 
Negli anni Settanta la pittura si apre progressivamente alla sperimentazione di materiali e dispositivi estranei alla tradizione pittorica: fili, plexiglas, specchi, barre di alluminio, cartoni e altri materiali industriali diventano strumenti per mettere in discussione la superficie e ridefinire il rapporto dell'opera con lo spazio. Sono gli anni di installazioni come Linee luce ad angoli di rifrazione e opere come i suoi celebri Cartoni, nelle quali la materia non costituisce più semplicemente il supporto dell'immagine, ma diventa essa stessa elemento costruttivo e percettivo.

 
Di particolare rilievo è Rilevamenti esterni-conferme interne. La proprietà dei linguaggi, il polittico di 94 elementi presentato alla Biennale di Venezia del 1978. L'opera mette in relazione differenti trattamenti della superficie: nella parte superiore tavole lavorate con malte, calcine, sabbia e colore; in quella inferiore tavole rivestite da spaghi di diversa consistenza e dimensione. Un lavoro emblematico della volontà di Masi di interrogare i confini stessi del linguaggio dell'arte.

 
Gli anni Ottanta: la pittura come esperienza del mondo
Negli anni Ottanta Masi torna a confrontarsi direttamente con la pittura e con il gesto del pennello, lavorando su grandi tele e carte attraverso una particolare forma di dripping controllato. Il gesto, pur mantenendo una componente di casualità, viene sottoposto a una precisa disciplina compositiva.


Le superfici diventano così il luogo di una relazione tra interno ed esterno, tra natura e artificio, tra esperienza percettiva e contemporaneità tecnologica. Questa stagione della ricerca è documentata anche dalle grandi tele presentate nella personale del 1985 alla Sala d'Arme di Palazzo Vecchio a Firenze.
 

Gli anni Novanta: dal quadro allo spazio alla percezione emotiva
Negli anni Novanta la ricerca di Masi si amplia ulteriormente. Materia e colore continuano a essere strumenti fondamentali, ma l'opera diviene sempre più un dispositivo capace di coinvolgere lo spazio e modificare la posizione percettiva dello spettatore.
In lavori come Contenitori di forma colore, la superficie non è più un limite, ma un campo aperto nel quale l'osservatore è invitato a cambiare punto di vista, distanza e modalità di fruizione.
È in questo clima di sperimentazione che si colloca anche Dal colore della vita al nero dell'assenza, opera dedicata al tema della pena di morte, presentata nel 2000 alla mostra Contro la pena di morte, curata da Lara-Vinca Masini e Sergio Risaliti alla Fortezza da Basso di Firenze. 

Nel polittico la progressiva trasformazione del colore in una superficie sempre più scura diventa una potente metafora della cancellazione dell'esistenza (dal colore inteso come presenza e vitalità al nero come immagine dell'assenza definitiva), che porta ad un coinvolgimento emotivo e ad una riflessione sulla necessità di comprendere meglio il nostro passato per potersi proiettare nel futuro.

 
Gli anni Duemila: le nuove possibilità della materia e del gesto
A partire dagli anni Duemila, Masi torna a sperimentare materiali già centrali nella sua ricerca degli anni Settanta, in particolare plexiglas e cartone, sottoponendoli però a nuove possibilità formali e percettive.

 
Le Trasparenze utilizzano la natura stessa del plexiglas per instaurare un continuo passaggio tra superficie e profondità, tra dimensione fisica e immateriale. La trasparenza diventa così uno strumento per mettere in crisi la percezione dell'oggetto e per costruire una relazione mobile tra opera, luce e ambiente.
Anche il cartone viene nuovamente indagato attraverso il colore e il segno. La superficie, apparentemente povera e quotidiana, si trasforma in un campo di stratificazioni nel quale il gesto dell'artista continua incessantemente a produrre nuove possibilità di lettura.
È proprio questa capacità di ritornare sui materiali, sui gesti e sulle questioni della pittura per ogni volta
reinventarli a caratterizzare la lunga ricerca di Masi. Un'attitudine che spiega anche la definizione data da Sergio Risaliti di Masi come artista “più giovane”, non per ragioni anagrafiche, ma per quella capacità di mantenere intatta la disponibilità alla ricerca, al rischio e alla sperimentazione.
Paolo Masi 93 è quindi una mostra che guarda alla storia senza trasformarla in memoria conclusa. Perché nella ricerca di Masi ciò che rimane più attuale è proprio l' incessante necessità di mettere in discussione ciò che sembra acquisito: il quadro, la superficie, il materiale, lo spazio, lo sguardo.
Nel corso della mostra sarà inoltre organizzato un incontro pubblico con critici e storici dell'arte che hanno seguito il lavoro di Masi nel corso della sua lunga carriera, insieme a studiosi delle generazioni più recenti impegnati nella rilettura della sua opera. Un momento di confronto e approfondimento volto a restituire la complessità di una ricerca ancora capace di interrogare il presente e di offrire nuove chiavi di lettura alle generazioni future.
Segnaliamo inoltre l'omaggio che il Comune di Civitella in Val di Chiana realizzerà il 26 settembre - nell'ambito della rassegna (S)Oggettivamente - in collaborazione con la famiglia e la nostra galleria, in ricordo dell'artista. Un luogo caro a Masi, che l'aveva scelta come rifugio per il pensiero e per aprire la mente a nuove visioni.
Infine, un ringraziamento particolare alla famiglia Masi, a cui siamo legati da un sincero affetto e con la quale ci siamo impegnati a mantenere viva la memoria e a contribuire alla conservazione e alla diffusione dell'eredità artistica di Paolo.


 

 Frittelli arte contemporanea
via val di Marina 15,

 Firenze

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

 



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