lunedì 14 settembre 2026

Sorrento Classica presenta I Giovani incontrano i Maestri martedì 15 settembre

 S.C.S. Società dei Concerti di Sorrento

Patrocinio Città di Sorrento e Regione Campania

SORRENTO CLASSICA

The International Summer Music Festival of Sorrento

Personaggi, interpreti e protagonisti della grande musica classica a Sorrento

XIX Edizione

Presenta

I giovani incontrano

 i Maestri

Andrea Vio Violino Stefano Giavazzi pianoforte

Ensemble La Vittoria


Info: Sorrento, Martedì 15 settembre - Chiostro di San Francesco, ore 20,45 biglietti: euro 20+commissioni  Infoline/Box office: (+39) 339 442 9217. www.societaconcertisorrento.it Online Presale: www.ticketgate.it Info.: www.comune.sorrento.na.it, www.surrentum.com e www.agopress.it


Sorrento Classica: I giovani incontrano i Maestri


 


Quinto appuntamento per il cartellone della XIX edizione organizzata dalla S.C.S, Società Concerti Sorrento, per la direzione artistica del Maestro Paolo Scibilia, che martedì 15 settembre nell’incantevole cornice del Chiostro di San Francesco, ospiterà il violinista Andrea Vio in duo con il pianista Stefano Giavazzi, affiancati dalle giovani strumentiste dell’Ensemble La Vittoria

 

Nel quadro della programmazione culturale autunnale del Mezzogiorno, la XIX edizione del Festival Internazionale di Musica Sorrento Classica, firmata dal Maestro Paolo Scibilia e promossa dalla Società dei Concerti di Sorrento, si configura quale dispositivo laboratorio di formazione e dialogo interculturale. L'iniziativa, operando in regime di sinergia istituzionale con il Comune di Sorrento, la Regione Campania e il Museo Correale di Terranova, riafferma il proprio ruolo di presidio musicale orientato alla rifunzionalizzazione e alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico locale. Dal 6 al 20 settembre 2026, l'architettura monumentale del Chiostro di San Francesco diviene la cornice logica e acustica della rassegna: un ciclo di sei concerti serali che declina un'articolata pluralità di codici musicali, muovendosi dialetticamente tra la tradizione canonica europea, le istanze di avanguardia del Novecento e le matrici dell'etnomusicologia contemporanea. La programmazione del quinto appuntamento della rassegna, martedì 15 settembre, nell’ormai abituale cornice del Chiostro di San Francesco, Paolo Scibilia, alle ore 20,45, assumerà una spiccata valenza didattico-pedagogica con la serata “I giovani incontrano i Maestri”. In questa occasione, il violinista Andrea Vio e il pianista Stefano Giavazzi si affiancano all' Ensemble La Vittoria, composto da Margherita Colombo, al violino, Novella Bianchi, alla viola e Valery Lopez al violoncello, in un programma monografico dedicato a Robert Schumann, concretizzando un momento di trasmissione intergenerazionale del sapere interpretativo e valorizzando il dialogo tra affermati solisti e giovani compagini orchestrali. Si inizierà con le Tre romanze per violino e pianoforte op.94, composte da Robert Schumann nel dicembre 1849 come intimo dono di Natale per la moglie Clara. Queste tre miniature trasfondono nella versione per violino e pianoforte una straordinaria vocazione cantabile e una lirica drammaturgia interiore che rifiuta qualsiasi forma di virtuosismo esibito per privilegiare un dialogo poetico e riservato, aperto dal malinconico Nicht schnell in la minore con la sua linea melodica fluttuante sostenuta da fluidi arpeggi, proseguito nel cuore dell'opera col celebre Einfach, innig in la maggiore dall'incedere di lied popolare increspato solo da un episodio centrale più agitato, e concluso dal cangiante Nicht schnell finale che intreccia delicatezze fiabesche e improvvisi slanci d'inquietudine in una perfetta fusione timbrica tra i due strumenti. Il fascino dell'op. 94, nata per il suono dell’oboe, risiede nella capacità di trasformare la forma breve della "romanza" in una confessione autobiografica: l'interazione tra violino e pianoforte non sfocia mai nella contrapposizione, bensì in una fusione timbrica e affettiva di rara intensità. La giovane violoncellista Valery Lopez, proporrà, quindi, le Fantasiestücke per violoncello e pianoforte Op. 73, composte nel corso di soli due giorni nel febbraio 1849. Le pagine rappresentano uno degli esempi più raffinati del collezionismo di "microgrammi musicali", tipico della sensibilità romantica. Originariamente concepite per clarinetto e pianoforte, l’ancia della rimembranza, con l'alternativa espressamente prevista dall'autore per violoncello o violino, le tre miniature costituiscono un unico grande arco poetico legate da sottili relazioni tonali e affettive. Il titolo Fantasiestücke, richiama l'universo letterario di E.T.A. Hoffmann, evocando una dimensione intima, sognante e mutevole: i tre brani non vanno intesi come movimenti separati di una sonata, ma come tre capitoli di un unico discorso emotivo da eseguire senza soluzione di continuità. Apre Zart und mit Ausdruck (Delicato e con espressione - La minore), ove il violoncello intona una melodia sinuosa e nostalgica sopra un fluido accompagnamento a terzine del pianoforte. La scrittura valorizza il registro medio-grave dello strumento ad arco, creando un'atmosfera sospesa ed elegiaca dove la melodia sfuma con delicatezza nell'attacco del brano successivo. Segue Lebhaft, leicht (Vivace, leggero - La maggiore) e qui il clima cambia radicalmente, traducendosi in un dialogo vivace e scherzoso dove i due strumenti si rincorrono con grazia e leggerezza. La sezione centrale offre un momento di lirica distensione pastorale prima della ripresa del tema principale, fungendo da perfetto intermezzo tra la malinconia iniziale e la foga finale. Finale con Rasch und mit Feuer (Rapido e con fuoco - La maggiore), che esplode con un'energia travolgente, incarnando l'anima più impetuosa di Schumann e l'archetipo del suo alter ego Florestano. Il dialogo tra violoncello e pianoforte si fa serrato e incalzante, culminando in una brillante Coda marcata "Schneller" (Più presto) che porta l'estasi romantica al suo punto di massima tensione. La serata verrà chiusa dal Quintetto per pianoforte e archi op. 44, in Mi Bemolle maggiore. Intere generazioni di musicisti si sono confrontate con quest’opera, uno dei vertici della letteratura musicale dell’Ottocento, e hanno provato a interpretarne variamente lo sviluppo. Il critico Hermann Abert vi ha riconosciuto la messa in scena di un dialogo, e quasi di una sfida, fra i due personaggi che rappresentavano i poli contrapposti dell’immaginario poetico schumanniano: l’impetuoso Florestan e l’analitico Eusebius. Il 1842 è ricordato nella biografia schumanniana come l’"anno della musica da camera". Dopo essersi dedicato quasi esclusivamente al repertorio pianistico negli anni Trenta e alla forma sinfonica nel 1841, Schumann si rivolse alla dimensione cameristica con una straordinaria concentrazione creativa. Il Quintetto op. 44 nasce in poche settimane nell'autunno del 1842 e rappresenta una vera e propria innovazione formale: Schumann fu il primo a combinare il pianoforte con un quartetto d'archi classico (due violini, viola e violoncello), fondando di fatto un nuovo genere che avrebbe influenzato profondamente autori come Brahms, Dvořák e Fauré. Dedicato alla moglie Clara, virtuosa di fama internazionale e prima interprete dell'opera, il quintetto fonde il rigore contrappuntistico con una scrittura di sfolgorante brillantezza concertistica.
 
 

 
Il primo movimento, Allegro, si apre senza introduzione con un tema sillabico, energico e perentorio, enunciato dall'intero organico. A questo slancio iniziale fa da contrappeso il secondo tema, un intimo e lirico dialogo tra il violoncello e la viola, su cui il pianoforte si inserisce con delicatezza. La sezione dello sviluppo mette in luce la padronanza contrappuntistica di Schumann, intrecciando i frammenti tematici in una dialettica serrata fino alla trionfale ripresa del tema principale. Segue una Marcia, dai tratti di una solenne marcia funebre. Il primo violino espone un tema cromatico ed eliaco sopra un passo cadenzato del pianoforte. La struttura si articola come un rondò: un primo episodio centrale (Agitato) spezza la gravità del brano con un'incalzante figurazione in terzine, mentre una seconda sezione (Espressivo) offre un'oasi di sereno lirismo prima del ritorno del tema iniziale, che si dissolve nel silenzio. Quindi, ascolteremo allo Scherzo, un'esplosione di pura energia virtuosistica. Lo Scherzo è costruito su una travolgente scala ascendente di Mi bemolle maggiore che sale e scende senza sosta, con due Trii: il primo, affidato al dialogo pastorale tra violino e viola su arpeggi del pianoforte; il secondo, è un turbine ritmico in 2/4 di impostazione perpetua che conduce direttamente alla brillante coda finale. Il Finale, un Allegro, ma non troppo, si apre inaspettatamente nella tonalità di Do minore con un tema marcato e ritmicamente incisivo. Il movimento procede alternando momenti di slancio rapsodico a sezioni di raffinata fattura polifonica. Il culmine dell'opera si raggiunge nella coda, ove Schumann costruisce una grandiosa doppia fuga in cui il tema del quarto movimento si intreccia magistralmente con il tema d'apertura del primo, chiudendo l'opera in un’apoteosi di solare ed eroica architettura sonora.
 
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

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