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sabato 12 settembre 2026

PROJECT ROOM DEL CAMeC – SOGLIE – MARCELA GUTIERREZ



Ieri, venerdì 11 settembre 2026 

presso il 

CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea

 della Spezia

INAUGURAZIONE PROJECT ROOM 

DEL CAMeC 

 SOGLIE – MARCELA GUTIERREZ


 

 

 

Hanno partecipato:

 
Pierluigi Peracchini, Sindaco della Spezia

Andrea Corradino, Presidente Fondazione Carispezia

Lorenzo Viviani, Presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre

Giacomo Bei, Presidente del Comitato di Gestione del CAMeC

Marcela Gutiérrez, artista

 


 

venerdì 11 settembre 2026

LOCANDIERA | Museo Civico Luigi Varoli, Cotignola (RA)

MAGMA APS

presenta

LOCANDIERA

 

A cura di Gioele Melandri

con la direzione artistica di Alex Montanaro

 

Dal 3 ottobre al 15 novembre 2026

Museo Civico Luigi Varoli, Cotignola (RA)

 

Inaugurazione

Sabato 3 ottobre ore 18:00 

 

Bertozzi & Casoni, Compleanno, 2024, cm h 13 x 34,5 x 23, ceramica policroma. Foto Nazario Spadoni

 

  

Per secoli locande, osterie, circoli, sale da ballo e piazze sono stati gli spazi in cui le persone si incontravano, si confrontavano, trasmettevano conoscenze, costruivano il proprio immaginario collettivo e la propria identità territoriale. Luoghi in cui la cultura non veniva semplicemente fruita, ma prodotta ogni giorno attraverso relazioni, lavoro, racconto e condivisione.

 

Molti di questi spazi hanno oggi perso centralità. Allo stesso tempo, il museo è chiamato a ridefinire la propria identità, superando la mera funzione conservativa per diventare un luogo capace di attivare processi culturali, relazioni e partecipazione. Il rischio, per i piccoli musei della provincia italiana, è di trasformarsi in simulacri invece che in incubatori del futuro delle comunità che rappresentano.

 

Da questa riflessione nasce Locandiera: una mostra collettiva, sviluppata MAGMA APS, che vuole immaginare il Museo Civico Luigi Varoli di Cotignola come punto di partenza per sperimentare un modello in cui l’arte contemporanea e il patrimonio materiale e immateriale della comunità diventano strumenti per accogliere nuove forme di fruizione e produzione culturale. L’obiettivo non è raccontare nostalgicamente il passato, ma metterlo in relazione con le sfide del presente.

 

Il progetto espositivo si articola in due sezioni: una capsule storica con opere di artisti del passato sul tema della convivialità, tra cui un menù di una cena futurista curato da Fortunato Depero, un dipinto di Giorgio Morandi, un disegno di Mattia Moreni, alcuni disegni autografi di Federico Fellini, a cui si affiancano i lavori di alcuni artisti contemporanei incentrati sullo stesso tema: Benni Bosetto, Bertozzi & Casoni, Giovanni Copelli, Christian Holstad, Mino Lucchena, Andrea Magnani, Valerio Nicolai, Leonardo Pivi, Giuliana Rosso, Davide Sgambaro, Filippo Tappi, Federico Tosi. L’allestimento, curato dalla set designer Alina Totaro, trasformerà lo spazio del Museo Varoli in un ambiente conviviale, abitabile, ispirato alle osterie, ai circoli e alle balere dell’entroterra romagnolo. 

 

Locandiera trasforma radicalmente gli ambienti del Museo Civico Luigi Varoli grazie all’exhibition design di Alina Totaro, che evoca la struttura di un’osteria e di una balera – elementi identitari del territorio emiliano-romagnolo. Senza pretesa di verosimiglianza storica, questo display ambientale è la prima installazione con cui il pubblico interagirà, nonché il vincolo entro cui si muovono la selezione delle opere e gli eventi collaterali, chiamati a mimetizzarsi con il clima dello spazio.

 

La realizzazione richiede una stretta collaborazione tra direzione artistica, curatela, progetto del display e artisti, per evitare che le opere sovrastino lo spazio o viceversa. La mostra si apre così a interventi multidisciplinari – pittura, scultura, ma anche musica, poesia, performance – e include, accanto ai lavori di ideazione più recente, una piccola capsule di artisti storicizzati in dialogo con il tema.

 

Il pubblico potrà abitare lo spazio con disinvoltura, senza percorso prestabilito: l’obiettivo è avvicinare le opere a pubblici eterogenei, non necessariamente avvezzi ai linguaggi dell’arte contemporanea. A questo scopo, lo spazio ospiterà anche iniziative coerenti con la sua natura di locale-osteria-balera: conversazioni, talks, un torneo di carte, serate di musica e ballo.

 

Più che un titolo, Locandiera si configura come un metodo: fare dell’accoglienza, dell’ascolto e della relazione, gli strumenti attraverso cui l’arte contemporanea genera nuove forme di partecipazione e appartenenza. Riprendendo l’eredità di Luigi Varoli non come patrimonio da celebrare ma come metodo da applicare, il Museo Civico diventa il punto di partenza di una riflessione sul ruolo contemporaneo del museo, chiamato non solo a custodire ma ad attivare il proprio patrimonio nel dialogo con artisti, cittadini e territorio.

 

Locandiera è realizzata grazie al contributo del Comune di Cotignola.

 

 

LA FIGURA DELLA LOCANDIERA

La locandiera non era semplicemente la donna che gestiva una locanda: era la persona che rendeva possibile l’incontro. Accoglieva chi arrivava da lontano e chi già apparteneva alla comunità, ascoltava storie, metteva in relazione esperienze diverse, custodiva la memoria del luogo. Nella locanda il valore non stava negli oggetti, ma nelle relazioni che vi prendevano forma.

La mostra assume questa figura come metafora di un nuovo modo di intendere il museo: non solo un luogo che conserva, ma uno spazio che accoglie, mette in relazione, produce conoscenza e costruisce comunità – attraversato da artisti, cittadini, artigiani, studenti, ricercatori e visitatori.

 

COTIGNOLA E LUIGI VAROLI

Cotignola, comune della Bassa Romagna segnato da ricostruzioni, trasformazioni e dai recenti eventi alluvionali, conserva un patrimonio che va oltre edifici e collezioni: racconti, dialetto, mestieri, archivi familiari, luoghi di socialità, pratiche quotidiane.

Tra Ottocento e primo Novecento il paese contava oltre venti locande e osterie con una popolazione inferiore ai duemila abitanti: un’infrastruttura sociale a tutti gli effetti, dove contadini, artigiani, commercianti, anarchici, socialisti e musicisti si incontravano, discutevano di politica e di lavoro, trasmettevano saperi.

Questa vocazione all’incontro e all’accoglienza trova il proprio emblema nella figura di Luigi Varoli, a cui il museo è dedicato. Fondatore della locale Scuola di Arti e Mestieri, pittore, scultore, ceramista, illustratore e maestro, Varoli fece del proprio studio un luogo aperto a giovani artisti, artigiani, studenti e cittadini. Durante la Seconda guerra mondiale coordinò una rete di solidarietà che salvò quarantuno ebrei destinati ai campi di concentramento. “L’ospite, anche quando non atteso, è sempre padrone della mia casa”: la frase dipinta fuori dalla sua abitazione ne riassume il precetto morale. Dopo la guerra contribuì alla ricostruzione culturale della città raccogliendo oggetti e testimonianze, dando origine al patrimonio oggi conservato nel museo.

Locandiera non intende ricostruire nostalgicamente quei luoghi né riprodurne il modello sociale, ma interrogarsi sulla funzione che hanno svolto per la comunità, e reinterpretarla oggi attraverso il museo.


MAGMA opera sul territorio romagnolo dal 2014, rappresenta un collettivo di ricerca interdisciplinare impegnato nello sviluppo di progetti curatoriali volti alla diffusione e alla percezione multisensoriale di forme eterogenee di espressione artistica contemporanea, tra cui musica, performance e arti visive. MAGMA è per sua natura un’associazione culturale nomadica, si attiva a partire dal contesto e contestualizza il suo intervento per ridefinire o ampliare l’identità del luogo stesso. Il suo interesse è quello di agire con esperienze immersive per convertire a livello simbolico e culturale la percezione collettiva di luoghi dall’alto valore storico artistico e naturalistico: siano essi paesaggi naturali suggestivi (urbani ed extraurbani) o contesti culturali istituzionali con i quali progettare proposte allineate con l’identità culturale del territorio. Esempi di tali contesti includono il museo MAR di Ravenna, l'Ex Convento di San Francesco a Bagnacavallo, Casa Varoli a Cotignola, l’ex discoteca Woodpecker ed il Magazzino Darsena di Cervia. Ha organizzato e curato diversi eventi culturali, come la rassegna Elementi (in corso dal 2000), il festival Modulo Fest, e le mostre collettive Bruma (2016), Non Giudicare (2020), Il Rituale del Serpente (2021), Endless Summer (2025-2026).

 

INFO

Locandiera

A cura di: Gioele Melandri

Direzione artistica: Alex Montanaro 

In collaborazione con: Comune di Cotignola

Inaugurazione: sabato 3 ottobre, ore 18

Date: 3 ottobre – 15 novembre 2026

Sede espositiva: Museo Civico Luigi Varoli

Indirizzo: corso Sforza 21, Cotignola (RA)

Ingresso: gratuito

Orari: venerdì, 16:30 – 18:30; sabato, domenica e festivi: 10:00 – 12:00 e 15:30 – 18:30

Aperture straordinarie: sabato 3 ottobre: 18.00 – 22.30; domenica 4 ottobre: 10:00 – 12:00 e 15:30 – 20:00; domenica 1° novembre: 10:00 – 12:00 e 15:30 – 18:30

Info: museovaroli@comune.cotignola.ra.it | +39 0545 908810 – +39 320 4364316

Siti web: https://www.museovaroli.it/museo/ | www.magma.zone 

Social: Instagram: @magma_it | https://www.instagram.com/magma_it | Facebook: @MAGMAitalia | https://facebook.com/MAGMAitalia 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

giovedì 10 settembre 2026

Inizia Fabbrica Europa!




L’11 settembre inizia Fabbrica Europa, che con la sua XXXIII edizione sostiene e promuove visioni, pratiche e formati tra i più innovativi del panorama contemporaneo, dando voce a grandi artisti e a giovani autori della scena performativa nazionale e internazionale, tra danza, teatro e musica. Nell’arco di un mese Fabbrica Europa mette in dialogo oltre 130 artisti da 21 paesi in 70 appuntamenti.

Fabbrica Europa riserva ai possessori dei biglietti della mostra BROKEN. Il potere del frammento la possibilità di acquistare i biglietti degli spettacoli a prezzo ridotto direttamente online su ticketone.it (selezionando la riduzione ridotto convenzioni) o presso PARC Performing Arts Research Centre (Piazzale delle Cascine 7, Firenze) dal martedì alla domenica dalle 17:00 alle 19:00.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

"Broken. Il potere del frammento" è in arrivo a Firenze


Dal 25 settembre 2026 al 24 gennaio 2027 Palazzo Strozzi presenta Broken. Il potere del frammento, una grande mostra che esplora il ruolo del frammento nella storia della scultura, dall’archeologia all’arte contemporanea.

Organizzata in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington, l’esposizione propone un viaggio tra culture, epoche e storie di tutto il mondo, riunendo oltre ottanta opere che raccontano non solo il valore estetico del frammento, ma anche le vicende storiche e i significati politici e simbolici che esso può racchiudere.
Il percorso si estende dalle antiche civiltà dell’Egitto, della Mesoamerica, dell’Etruria, della Grecia e di Roma fino alle culture premoderne degli attuali Messico, Mali, Perù e Cambogia, indagando le circostanze che hanno determinato la frammentazione delle sculture.

La mostra Broken. Il potere del frammento sarà aperta tutti i giorni, festivi inclusi, dalle 10.00 alle 20.00 e i giovedì fino alle 23.00 (ultimo ingresso un'ora prima della chiusura).


È già possibile acquistare i biglietti online oppure direttamente a Palazzo Strozzi.

 


 COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

CHIARA CALORE. Non voltarti adesso - A cura di Milovan Farronato - Ex Convento di San Francesco, Bagnacavallo (Ra)

 CHIARA CALORE. Non voltarti adesso
A cura di Milovan Farronato
Ex Convento di San Francesco, 

Bagnacavallo (Ra)
19 settembre - 8 novembre 2026
Inaugurazione: sabato 19 settembre, ore 18.00

 




Il Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (Ra) presenta, dal 19 settembre all'8 novembre 2026, presso l'ex Convento di San Francesco, Non voltarti adesso, mostra personale di Chiara Calore, a cura di Milovan Farronato.

Il titolo dell'esposizione, che sarà inaugurata sabato 19 settembre alle ore 18.00, recupera la traduzione letterale dell'originale inglese Don't Look Now, il celebre film di Nicolas Roeg ambientato a Venezia, città nella quale Chiara Calore si è formata. Più che un omaggio cinematografico, Non voltarti adesso evoca una condizione percettiva: un invito impossibile da seguire, perché tutto, lungo il percorso espositivo, sembra spingere il visitatore a tornare sui propri passi, a cercare ciò che è appena sfuggito allo sguardo.

L'architettura dello spazio conventuale diventa parte integrante del progetto espositivo. Lungo i grandi corridoi che articolano il primo piano, una costellazione di ritratti accompagna il visitatore. Volti che sembrano osservare, attendere, chiamare, oppure rivolgere lo sguardo altrove, come se reagissero a qualcosa che resta fuori campo. Le loro espressioni, spesso sospese tra il grido e il silenzio, tra il pianto e l'estasi, costruiscono una tensione narrativa che attraversa l'intero percorso.

Le immagini ritornano come flashback. Un gesto riaffiora in un'altra stanza, uno sguardo trova il proprio riflesso altrove, un volto sembra ricordarne un altro. Attraverso un continuo gioco di rimandi, di mirroring e di variazioni, la pittura di Chiara Calore costruisce un racconto che procede più per memoria che per cronologia, più per intuizioni che per narrazione lineare.

Più che sulle singole opere, Non voltarti adesso si costruisce sul comportamento dello sguardo. È lo sguardo del visitatore il vero mezzo della mostra: costretto a tornare sui propri passi, a riconoscere un'espressione già incontrata, a inseguire un dettaglio che riaffiora altrove, a mettere continuamente in relazione immagini lontane tra loro. La memoria visiva diventa così il dispositivo che tiene insieme l'intero percorso espositivo.

In alcuni dipinti la superficie pittorica sembra incrinarsi come porcellana attraversata dal tempo; in altri il colore scivola sul volto come una lacrima, trasformando la pelle in un paesaggio fragile e instabile. La figura umana diventa così il luogo in cui convivono vulnerabilità e resistenza, presenza e dissolvenza.

Se i corridoi costituiscono il luogo della soglia e dell'incontro, le stanze aprono invece a un panorama di immagini più ampio: scene corali, apparizioni, episodi sospesi e nuclei tematici che ampliano le tensioni suggerite dai volti incontrati poco prima. Ogni ambiente sviluppa una propria atmosfera, come se quei primi sguardi trovassero, di stanza in stanza, il proprio controcampo.

Anche il catalogo, concepito come un progetto editoriale specifico per questa occasione, rinuncia alla forma tradizionale per restituire graficamente il ritmo della mostra e la sua atmosfera inquieta, trasformandosi in un'estensione dell'esperienza espositiva piuttosto che nella sua semplice documentazione.

Non voltarti adesso propone così un'immersione nell'universo pittorico di Chiara Calore, dove ogni immagine sembra custodire il ricordo di un'altra immagine e ogni sguardo continua a esistere anche dopo essere uscito dal nostro campo visivo.

La mostra, promossa dal Comune di Bagnacavallo e organizzata dal Museo Civico delle Cappuccine, è realizzata con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e il contributo di Hera.

L'Ex convento di San Francesco è aperto al pubblico nei seguenti giorni e orari: venerdì, sabato e domenica 10.00-12.00 e 16.00-19.00. Ingresso gratuito. Per informazioni e approfondimenti: www.museocivicobagnacavallo.it.

Chiara Calore (Abano Terme, 1994) vive e lavora tra Abano Terme e Venezia. La sua pittura si caratterizza per la giustapposizione dei più diversi elementi figurativi in una forma ironica e visionaria. Le sue opere sono popolate da una massa bizzarra e improbabile di uomini, animali e freaks, che si agitano anarchicamente sulla tela in una giungla di riferimenti. La pittura di Chiara Calore sfugge a definizioni immediate e a strutture concettuali fisse. L'artista ha sviluppato un linguaggio pittorico personale fondato sull'appropriazione e sulla citazione dell'immagine, capace di fondere intuitivamente iconografie storiche e materiali visivi trovati, pur rimanendo profondamente influenzato da una lunga familiarità con la pittura religiosa, barocca e romantica. Formatasi artisticamente a Venezia ed esperta nel campo del restauro, Calore concepisce la creazione dell'immagine non come un'invenzione ex nihilo, ma come un processo di elaborazione di immagini ibride, impure e non originali: forme rielaborate e ricollocate attraverso il contatto con differenti epoche e stratificazioni storiche. Tra le recenti mostre, si segnalano: La Scuola di Venezia (Fondazione Coppola, Vicenza, 2025, a cura di Nicola Samorì), Aldilà sarà (Spazio Berlendis, Venezia, 2025), Sugar Free (Galleria Giovanni Bonelli, Milano, 2025), Le diable au corps (Galleria Giovanni Bonelli, Canneto sull'Oglio, Mantova, 2024, a cura di Daniele Capra e Massimo Mattioli), Between Us (Museo MACC, Calasetta, Sud Sardegna, bi-personale con Nicolò Bruno), Premio Cairo (Permanente di Milano, Milano, 2024), Premio Fondazione VAF (Mart, Rovereto, 2024, a cura di Volker Walter Feierabend), Interaction Napoli (Made in Cloister, Napoli, a cura di Demetrio Paparoni), Animali fantastici. Il giardino delle meraviglie (Palazzo Albergati, Bologna, 2024, a cura di Gianluca Marziani e Stefano Antonelli).

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Centro Pecci - Lorenza Longhi. Villa Delizia

  Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
invita

Lorenza Longhi
Villa Delizia
A cura di Michele Bertolino


19 settembre 2026 – 10 gennaio 2027
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci    
Prato, Viale della Repubblica 277



Opening a entrata gratuita per tutta la cittadinanza:
venerdì 18 settembre 2026, 18.00 - 21.00 + Dj Set fino a mezzanotte

 

Lorenza Longhi, Prudenza e demenza domestica, 2026, dettaglio. Courtesy l’artista; Fanta-MLN, Milano e Galerie Oskar Weiss, Zurich. Photo credit: Agnese Bedini, DSL Studio

 

 

 Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci presenta Lorenza Longhi. Villa Delizia, prima mostra personale di Lorenza Longhi (Lecco, 1991) in un’istituzione italiana. L’opera di Longhi esplora la costruzione del desiderio e la circolazione degli oggetti nella società contemporanea europea e statunitense. La mostra prosegue il focus che il Centro Pecci dedica all’arte italiana con mostre dedicate ad artiste e artisti prominenti nel contesto internazionale e nazionale.
 
L’artista osserva il quotidiano e attraverso beni di consumo – arredi di design, tessuti, passamanerie – smaschera le modalità con cui gli oggetti vengono mostrati e consumati.
Le opere spesso giocano con l’ornamento, il kitsch, il glam, e mettono in scena i codici del gusto collettivo, con l’obiettivo di mostrare le forme del desiderio e, al contempo, renderle ambigue, aprendo uno spazio di consapevolezza. 


Nella sua pratica, Longhi ricorre al fai-da-te: giustappone materiali trovati o utilizza una serigrafia senza matrice, applicando stencil e frammenti di recupero direttamente sulla superficie di stampa. L’artista dà nuova vita ai materiali, includendo nel suo linguaggio errori, incidenti e variazioni impreviste. Il fallimento, così, diventa una presa di distanza dalla retorica dell’efficienza.

 

 

Lorenza Longhi, Tipessa, dettaglio, 2026. Courtesy l’artista; Fanta-MLN, Milano e Galerie Oskar Weiss, Zurich. Photo credit: Agnese Bedini, DSL Studio

 

 

Allestita nell’Ala Nio con il sostegno di Cellerese, Villa Delizia, trasforma lo spazio espositivo, intervenendo su alcuni elementi architettonici: Longhi opera sulle finestre circolari del soffitto, traveste i divani storici del Centro Pecci e cita alcune soluzioni allestitive pensate da Formafantasma per la collezione permanente dell’istituzione. Passamanerie, sedute, cuscini, un portale e alcune vetrofanie costruiscono uno spazio avvolgente che modella l’architettura per accogliere le opere, portando in primo piano le strategie di allestimento e il loro ruolo nel condizionare e orientare lo sguardo del pubblico. 
In alcune ampie tele, tutte prodotte per l’occasione, l’artista ha selezionato e accostato tessuti provenienti da manifatture e aziende del territorio pratese, come Cangioli 1859 e Tessilfibre, su cui è intervenuta con stampe serigrafiche e floccature, grazie alla collaborazione con Floccatura Balmar. Sottraendo i materiali alla loro funzione originaria, l’artista compone opere di grande raffinatezza formale, capaci di rendere visibili le dinamiche economiche, simboliche e culturali che attraversano la produzione contemporanea. In questo modo, la ricontestualizzazione diventa uno strumento critico in grado di mettere in luce ciò che normalmente rimane invisibile. 
 
La mostra è accompagnata da un volume, pubblicato da Mousse Publishing. Nel libro, la storica della moda e curatrice Marta Franceschini, la curatrice Alice Motard e lo storico dell’arte Giorgio Motisi, insieme al curatore Michele Bertolino, riflettono con contributi originali sull’opera di Longhi, arricchendone la lettura. Intitolata Opera d’arte nella Villa Delizia, la pubblicazione è pensata dall’artista come un catalogo delle opere esposte.

Sponsor: 

Cellerese
 

Sponsor tecnici: 

Floccatura Balmar, Cangioli 1859, Tessilfibre

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

lunedì 7 settembre 2026

ROBERTO ROViRO' E LA MODA RIVITALISTA PER TUTTI

 by Rosaria Pannico



Oggi siamo nuovamente  in compagnia del nostro amico Roberto ROViRO' ancora nel cuore di Napoli, ma questa volta anche vicino al mare, in questo mese di settembre in cui sembra che l'estate non voglia proporio salutarci, per proprorvi una bella idea di "moda RIVITALISTA" per tutti: 


 

 

Per info:

rivitalismo@libero.it

(il link non ha accesso diretto ma è da copiare e incollare sul web).

Potrebbe interessarti anche:

https://www.rosarydelsudartnews.com/2026/08/roberto-roviro-e-le-carte-napoletane.html 

sabato 5 settembre 2026

L’OSPITALITÀ CAMPANA INCONTRA L’ARTE CONTEMPORANEA


 “CONTERRANEO HOTEL” A MARCIANISE

L’OSPITALITÀ CAMPANA INCONTRA L’ARTE CONTEMPORANEA


INAUGURAZIONE 

LUNEDÌ 7 SETTEMBRE 2026 / ORE 18:30


(località Pozzo Bianco, nel Polo Commerciale ASI)


 

ph Mario Ferrara

Una nuova storia di ospitalità prende vita in Campania. È quella di Conterraneo Hotel, il nuovo business hotel quattro stelle della famiglia Ferraro, che sarà ufficialmente inaugurato lunedì 7 settembre alle ore 18:30 a Marcianise, nel Polo Commerciale ASI di Pozzo Bianco.


La serata riunirà istituzioni, operatori della cultura e del turismo, rappresentanti del mondo imprenditoriale e stampa. Segnerà l’ingresso ufficiale del nuovo progetto nel panorama dell’ospitalità campana. Ma il 7 settembre sarà anche una serata dedicata all’arte. Negli spazi di Conterraneo Hotel sarà infatti inaugurato VISIONE Conterranea, progetto espositivo realizzato in collaborazione con ICONIC Art System, che porta l’arte contemporanea fuori dai suoi luoghi tradizionali per inserirla in uno spazio quotidiano di incontro, accoglienza e relazione.
 

Le due inaugurazioni si incontrano attorno a un’idea comune: creare un luogo capace di raccontare la Campania attraverso l’accoglienza, la cultura e le contaminazioni contemporanee. Due percorsi diversi, un’unica visione: accogliere. È questo il principio attorno al quale nasce Conterraneo, un progetto imprenditoriale che segna l’ingresso di Ivan e Nicola Ferraro nel settore alberghiero dopo un percorso consolidato nella ristorazione con Tre Farine e Boreale. La direzione dell' hotel è affidata a Raffaele Ruggiero.


Ad aprire la serata i saluti della sindaca di Marcianise Maria Luigia Iodice e dei presidenti di Asi Caserta Annamaria dell'Aprovitola, di Camera di Commercio ⁠Tommaso de Simone e di Confindustria Luigi Della Gatta. Quindi, l’assessore regionale al turismo, promozione del territorio e transazione digitale Enzo Maraio. Interverranno per il Conterraneo hotel il direttore Raffaele Ruggiero e il ceo Nicola Ferraro. Modera la giornalista Maria Beatrice Crisci.


La serata è stata pensata come una esperienza che coinvolgerà tutti i sensi. La musica dal vivo accompagnerà gli ospiti durante l’inaugurazione creando una colonna sonora elegante e contemporanea per un opening che mette in dialogo arte, cultura e convivialità. Anche la proposta gastronomica, sotto il nome “’A smorfia d’’o chef”, sarà parte integrante dell’evento. La cucina porterà in tavola una selezione di grandi classici della tradizione campana, reinterpretati in formato conviviale: dal maialino arrostito su crostino di pane al cuoppo di fritti napoletani, dalla mini parmigiana di melanzane alle capresine, dalla fresella al bicchiere al polpo alla luciana. Il tutto accompagnato dal Pallagrello bianco e rosso e da una proposta di cocktail pensata per completare la serata.


Situato in località Pozzo Bianco, nel Polo Commerciale ASI di Marcianise, Conterraneo Hotel nasce in una posizione strategica, a pochi minuti dal casello autostradale di Caserta Sud e in prossimità di alcuni dei principali poli economici, commerciali e turistici della Campania.

 

 Mimmo Di Dio - foto Mario Ferrara 

 


La struttura dispone di 31 camere, tra classic, superior, junior suite, suite e wellness suite, oltre a sale meeting e spazi polifunzionali dedicati al segmento MICE, parcheggio privato e colonnine per la ricarica di veicoli elettrici. All’interno dell’hotel trova spazio TerraCore Osteria.

Campana, il ristorante aperto anche agli ospiti esterni, con una proposta gastronomica affidata all’executive chef Paolo Di Domenico. Una cucina che parte dalla stagionalità, dalle produzioni locali e dalle lavorazioni artigianali. Dalla prima colazione al pane, fino alla carta dei vini e alla proposta beverage, ogni elemento diventa occasione per raccontare il patrimonio enogastronomico regionale. Il progetto di architettura e design è firmato da officinadiarchitettura&design, società fondata dagli architetti Antonio Brancaccio e Nicola Cicatelli. Ma è soprattutto attraverso il rapporto tra ospitalità, design, cucina e cultura che Conterraneo intende costruire la propria identità. Ed è proprio l’arte a diventare protagonista della serata inaugurale. Il 7 settembre, insieme con l’inaugurazione ufficiale dell’hotel, prende vita VISIONE Conterranea, un progetto espositivo concepito non come una mostra tradizionale, ma come un percorso in continua evoluzione. Le opere cambieranno, gli artisti si alterneranno e nuove presenze entreranno progressivamente negli spazi dell’hotel.
 

A rimanere costante sarà il filo conduttore: raccontare il territorio attraverso i linguaggi del contemporaneo, senza considerarlo un confine ma un punto di partenza. La selezione mette in relazione artisti e linguaggi differenti, costruendo un dialogo tra territorio e mondo, memoria e presente, identità e contaminazione. Tra gli artisti coinvolti figurano Mimmo Di Dio, profondamente legato a Marcianise, con una ricerca che utilizza la seta come supporto e materia narrativa; Pedro Perdomo, artista proveniente dalle Isole Canarie, che introduce nel percorso il tema del paesaggio naturale e della relazione tra territori lontani; Daniele Fortuna, che rilegge l’immaginario della classicità attraverso un linguaggio contemporaneo e pop; Jeff Koons, con le forme iconiche dei Balloon Dogs, entrate ormai nell’immaginario collettivo. Una geografia artistica che parte dalla Campania e si apre al mondo.


A rendere ancora più speciale la serata inaugurale sarà la presenza di due opere eccezionali provenienti dall’evento CRASH alla Reggia di Caserta. Saranno esposte esclusivamente in occasione del vernissage e non entreranno nel percorso permanente di VISIONE Conterranea. La prima è la monumentale Venere di Angelo Accardi, alta circa tre metri e realizzata dall’artista in occasione di CRASH alla Reggia di Caserta. Dopo la presentazione all’interno dell’exhibition alla Reggia, l’opera torna eccezionalmente davanti al pubblico per il vernissage di VISIONE Conterranea. La figura classica della Venere viene reinterpretata attraverso il linguaggio contemporaneo di Accardi, creando un dialogo ideale tra la memoria artistica del territorio e la ricerca contemporanea. La sua presenza a Conterraneo rappresenta un vero e proprio passaggio di testimone: dalla monumentalità della Reggia di Caserta a un luogo dell’ospitalità contemporanea. Accanto alla Venere sarà presentato l’Angelo rapito di Daniele Accossato, pure proveniente dall’esperienza di CRASH. Un’opera scultorea che porta nel percorso una riflessione sulla figura, sulla fragilità e sulla tensione emotiva, introducendo una dimensione più intima e perturbante.

 

 Pedro Perdomo - Daniele Fortuna - ph Mario Ferrara 


  

Anche l’Angelo rapito sarà presente esclusivamente durante il vernissage. Due opere. Una sola sera.
 

Un passaggio temporaneo che diventa parte integrante del racconto. La scelta di inaugurare VISIONE Conterranea con due opere provenienti da CRASH sintetizza la filosofia del progetto: l’arte è movimento, contaminazione, trasformazione. Le opere cambieranno. Gli artisti si alterneranno. 

Il percorso evolverà. VISIONE Conterranea nasce infatti come un progetto aperto, capace di accogliere nel tempo nuove opere e nuovi protagonisti, mettendo continuamente in relazione la dimensione locale con quella internazionale.
 

Il 7 settembre sarà dunque una doppia inaugurazione: quella di un nuovo luogo dedicato all’ospitalità e quella di un progetto che porta l’arte contemporanea dentro uno spazio quotidiano.


Conterraneo Hotel si presenta così alla Campania non soltanto come una nuova struttura ricettiva, ma come un luogo di incontro tra persone, territori, cucina, cultura e contemporaneità. E il vernissage di VISIONE Conterranea sarà il primo, simbolico appuntamento.
 

“Perché non occorre sempre entrare in una galleria per incontrare l’arte. A volte è l’arte che viene incontro a noi”.

 

Info:

www.conterraneohotel.com 

www.terracoreosteria.it

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

venerdì 4 settembre 2026

LUCA ALINARI. Paesaggi visionari

Galleria Bonioni Arte, Reggio Emilia
4 settembre - 18 ottobre 2026
Inaugurazione: venerdì 4 settembre, ore 17.00

 




La Galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 43) presenta, dal 4 settembre al 18 ottobre 2026, i Paesaggi visionari di Luca Alinari (Firenze, 1943-2019), tra i protagonisti della scena artistica italiana del secondo Novecento.

Realizzata in collaborazione con l'Archivio Luca Alinari, diretto da Filippo Alinari con la collaborazione di Cristiano Ragni, la mostra sarà inaugurata venerdì 4 settembre alle ore 17.00 in occasione della tradizionale Sagra della Giaréda.

Il suo universo figurativo, popolato da paesaggi immaginari, architetture, animali e figure enigmatiche, rivela una costante riflessione sull'uomo e sulla società. Il rimando alla realtà quotidiana e al dato autobiografico, portato dall'artista ad una dimensione visionaria, testimonia una concezione della pittura come spazio di ricerca e di libertà.

Il percorso espositivo comprende una ventina di dipinti su tela, realizzati prevalentemente a partire dagli anni Novanta, con alcune significative incursioni nella produzione degli anni Settanta.

«Luca Alinari è un autore di rilievo nella storia dell'arte italiana del Novecento - dichiara il gallerista Federico Bonioni - che meriterebbe maggiore spazio rispetto a quello che gli riserva oggi il mercato. È nostro desiderio, attraverso questa mostra, valorizzare il suo lavoro e il suo percorso, esponendo dipinti selezionati che saranno inseriti anche nel catalogo generale di prossima pubblicazione».

L'esposizione rende omaggio a Luca Alinari e a una ricerca, mai interrotta, che per oltre cinquant'anni ha attraversato linguaggi, tecniche e stagioni artistiche, mantenendo intatta la propria identità.

La Galleria Bonioni Arte è aperta al pubblico da martedì a domenica con orario 10.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso il lunedì. Ingresso gratuito. 

 

Per informazioni e prenotazioni: T. +39 0522 435765, M. +39 338 4005234, www.bonioniarte.it, info@bonioniarte.it, www.facebook.com/bonioniarte, www.instagram.com/bonioniarte.


Luca Alinari (Firenze, 1943-2019), autodidatta, esordisce nel 1968 con una personale alla Galleria Inquadrature di Firenze. Negli anni Settanta sviluppa una ricerca sull'accostamento di figure e oggetti entro scenari sospesi, confrontandosi con il Neodada e la Pop Art. Sperimenta decalcomania, collage e trasposizione fotografica, elaborando una pittura fondata sulla combinazione di tecniche e immagini. Presentato da Alfonso Gatto, espone nelle principali gallerie fiorentine e frequenta scrittori quali Domenico Rea, Edoardo Sanguineti, Goffredo Parise e José Saramago. Nel 1982 partecipa alla Biennale di Venezia e nel 1986 alla Quadriennale di Roma. Nel 1990 realizza il "Cencio" del Palio di Siena. Nel 1993 Palazzo Reale di Milano gli dedica una mostra antologica. Nel 1999 il suo autoritratto viene acquisito dagli Uffizi. Nel 2018 riceve il Gonfalone d'Argento, massimo riconoscimento della Regione Toscana. La sua ricerca prosegue fino agli ultimi anni, sviluppando un repertorio di paesaggi, figure e forme legato alla dimensione dell'immaginario.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

MICHEL VERJUX - TOUT OU PARTIE

 INAUGURAZIONE GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE 2026 ORE 18 

CATALOGO CON TESTI DI FRANCESCO TEDESCHI E MICHEL VERJUX


PERIODO ESPOSITIVO
24 SETTEMBRE - 19 NOVEMBRE 2026

 



La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 24 settembre 2026 alle ore 18 una nuova mostra personale di Michel Verjux, artista francese con cui ha un rapporto consolidato, avviato nel 2001 in occasione della prima collaborazione.


Verjux dal 1983 sviluppa la sua ricerca attraverso gli éclairages, interventi luminosi costituiti da proiezioni di figure geometriche – quadrati, coni, cilindri e altre forme – concepiti in stretta relazione con l’architettura e con le specificità del luogo in cui vengono realizzati. Assumendo la luce come elemento primario del proprio linguaggio, l’artista lavora sull’atto del vedere come luogo dell’incontro con la realtà lasciando aperto lo spazio dell’azione, del pensare, del sentire: l’indagine sui limiti della percezione avviene generando un dialogo continuo tra spazio, visione e presenza che trasforma ogni intervento in un’esperienza capace di ridefinire il rapporto tra opera, ambiente e osservatore.

Come ha scritto Harald Szeemann, Michel Verjux appartiene a quella generazione di artisti, emersi a metà degli anni Ottanta che, “familiari” con “la funzione magica dell’oggetto di matrice beuysiana e con la libertà evocativa dell’arte concettuale” si sono interrogati sulla genesi dell’immagine a partire da un’analisi del luogo dell’esposizione.
 

La sua arte vuole educare l’occhio alla conoscenza, aggiungere indici, segni inediti al linguaggio visuale per arricchire la percezione della realtà: la proiezione luminosa diviene un gesto concreto nell’esperienza di una determinata situazione con la quale si è chiamati a interagire affinché si mostrino le relazioni che intercorrono tra i vari livelli di realtà. Lo stesso Verjux ha descritto in questi termini la propria modalità creativa: “Il mio fare artistico è ampiamente incentrato sul processo (o sul dispositivo) che mette in gioco l’energia, la materia e il dare forma a ciò che, immediatamente, ci sta di fronte e ci circonda. Un processo (o dispositivo) che, a mio avviso, deve permettere al destinatario di vivere un’esperienza”.

Gli éclairages appositamente realizzati per questa occasione portano in evidenza alcuni elementi architettonici specifici della galleria: dall’ampia scala centrale con il disegno essenziale della ringhiera, alla soglia che connette una sala espositiva all’altra, all’incrocio arrotondato tra due pareti perpendicolari.
 

“Può essere una semplice esposizione, una semplice illuminazione di ciò che si trova già lì in una cornice particolare; ma in realtà si tratta di un ‘già lì’ portato ironicamente all’attenzione del visitatore con insistenza”. (Michel Verjux, 2001).


Affiancano gli éclairages alcune opere realizzate con fogli di acciaio inox piegati e tagliati da fessure semicircolari che, attraverso la contrapposizione tra pieno e vuoto, evidenziano come lo spazio sia condizione necessaria per la loro esistenza.
 

Attraverso questa mostra Verjux attua una riflessione, oltre che sul processo e la relazione, anche su come l’opera venga recepita: tutto dipende da ciò che ci si aspetta o si desidera, da ciò che si vuole e, in particolare, da ciò che si cerca – e da ciò che la realtà è in grado di restituire. La visione mostra “tutto o solo una sua parte?”, lo scetticismo dell’artista francese resta sospeso nel seguente assunto di Ludwig Wittgenstein: “non esiste un unico metodo, ma molti metodi”.

In occasione della mostra verrà pubblicato un volume bilingue contenente un saggio di Francesco Tedeschi, un testo di Michel Verjux, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

 


 

A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12 
MILANO

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

DICIASSETTESIMA COLLETTIVA"ARTE IN VILLA"

 Associazione culturale, sportiva, ambientalista, senza scopo di lucro

STUDIO D’ARTE L’ÉTOILE
Con sede in Via G. Natoli is. 276 n5 98121 MESSINA - TEF. 3467910240



Da martedì 8 settembre a Domenica 13, nella prestigiosa location dell’ex chiesa Santa Maria Alemanna, l’Associazione Culturale “Studio d’arte L’Étoile” in collaborazione con il Comune, organizza, la diciassettesima collettiva di pittura, scultura e grafica “ARTE IN VILLA” riservata ad Artisti meridionali.
La mostra rimarrà aperta dalle ore 17.30 alle ore 21. Partecipano alla collettiva i seguenti artisti provenienti da varie città d’Italia ma tutti meridionali: Rita Anastasi, Giovanna Arena, Augusto Arrotta, Alberto Avila, Gabriella Bertuccini, Rosario Bombaci, Maria Cristina Celi, Giuseppe Ciccia, Aurora Coppolino, Carmen Crisafulli, Nunziatina Titti Crisafulli, Lidia Faraone, Giuseppe Fede, Antonella Gargano, Giuseppe Geraci, Giacomo Giacomarra (GIAKO), Giulio Sebastiano Gimeli (ILEMIG), Angela Giordano, Giuseppe Greco, Domenico Lanfranchi, Caterina Lombardo, Mario Longo, Elena Losi, Tina Luppino, Cettina Mangraviti, Daniela Mauro, Delia Meduri, Morena Meoni, Lidia Monachino, Antonio Ponzio, Rosa Rigano, Valeria Rigano, Giovanni Rinaldo, Santinella Rotondo, Dimitri Salonia, Angelo Savasta, Paolo Lucio Scarfì, Letterio Sciarrone, Franca Scolari Papalia, Donatella Signorino, Ezio Simoncini, Valeria Tigano (VALE), Giovanna Tripodi, Riccardo Velluto (RICKVEL), Natale Zuco (Zuna), le creazioni con nodi marinari di Natale Arena, le creazioni in bozzoli di bachi da seta di Carmela Greco e i quadri a mezzo punto di Marilena
Ingegneri.


Martedì 08, alle ore 17:30 saluti istituzioinali e inaugurazione mostra allietata dalle coreografie di ANTONELLA GARGANO e dal chitarrista cantante folk MIMMO AMBRIANO.


Domenica 13, alle ore 18:00, si terrà un recital poetico a tema libero condotto da Titti Crissafulli al quale partecperanno numerosi poeti che reciteranno le loro poesie.


La manifestazione si concluderà con la consegna dei cataloghi agli artisti.


Collaborano alla manifestazione il dott. Domenico Interdonato, Vice Presidente Nazionale dell’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana); Dott.ssa Laura Simoncini Presidente dell’ordine dei giornalisti Sicilia, Consigliera Nazionale dell’UCSI e Presidente della Sezione UCSI Messina Garofalo; Dott. Lillo Zaffino Direttore del giornale on-line “IL CITTADINO DI MESSINA”; la Dott.ssa Rosaria Landro e Dott. Antonio Morreale della GLOBUS TELEVISION SMART TV canale 15 e/o 18.


La Presidente
N. Titti Crisafulli

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

XILOGRAFE a cura di Edoardo Fontana



Con la collaborazione di Chiara Degetto, Livia Fasolo, Silvia Scaravaggi


Museo Civico di Crema e del Cremasco 
17 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027


Inaugurazione: sabato 17 ottobre ore 17:30

 

La mostra indaga quel mondo ancora poco conosciuto, ma punteggiato di eccellenze artistiche, che negli anni a cavallo del 1900 vide protagoniste alcune talentuose artiste, che scelsero il linguaggio della xilografia come materiale della propria ricerca.

 

La mostra prodotta dal Museo Civico di Crema e del Cremasco e promossa dal Comune di Crema, Assessorato alla Cultura e Assessorato alle Pari Opportunità, in programma dal 17 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, a cura di Edoardo Fontana, con la collaborazione di Chiara Degetto, Livia Fasolo, Silvia Scaravaggi, si prefigge di indagare quel mondo sottotraccia, ma punteggiato di eccellenze artistiche, che negli anni a cavallo del 1900 prese forma e quindi si consolidò attorno ad alcune figure che scelsero proprio questo linguaggio, quello della xilografia, come materiale della propria ricerca. Le artiste raramente vi si dedicarono, sicuramente a causa di un certo qual pregiudizio nei confronti di una tecnica ritenuta maschile per la tipicità dell’intaglio del legno, accostato non solo ad abilità tecnica ma anche a forza fisica. Con la nascita dell’incisione su legno di testa, che superava la durezza della lavorazione con la sgorbia e i coltelli, questa puntualizzazione sull’artigianalità un po’ grezza venne meno e il bulino e la ciappola furono più semplicemente accostati alla grazia femminile.


 

Norah Borges, La Verónica, 1918, xilografia. Collezione RES, courtesy Galerie St-John, Ghent


 

Vi furono incisore su legno anche in epoche precedenti all’Ottocento, i nomi noti sono sicuramente meno rispetto all’insieme delle donne che incisero in botteghe dirette da padri, mariti e fratelli: si possono citare su tutte, esemplarmente solo considerando l’Italia, Elisabetta Catanea e Girolama Cagnucci, mogli dei fratelli Parasole, e, soprattutto, la talentuosa Veronica Fontana, allieva della altrettanto talentuosa Elisabetta Sirani. È certo, però, che con l’emancipazione femminile il movimento trovò una sua collocazione all’interno di quello generale. Non si intende dire che si formarono dei gruppi di xilografe a costituire associazioni, ma, in Inghilterra, per esempio, la Wood Engraver Society enumerava molte donne sin dalla sua nascita. Una accurata analisi del fenomeno dell’incisione femminile può sicuramente essere utile alla narrazione ancora lacunosa dell’affermazione artistica delle donne e allo studio della loro relazione con la grafica.

 

Poiché la xilografia era categorizzata come arte minore, spesso equiparata all’artigianato, e nel caso della xilografia di traduzione certamente correlata a esso, nelle scuole di arti e mestieri dove spesso le donne dovevano dirigersi, essendo escluse con più o meno restrizioni a seconda dei paesi di appartenenza da alcuni insegnamenti nelle Accademie, questa tecnica poteva essere una buona via per affermarsi in un’area meno praticata. Se da un lato è indubbio l’iniziale traino dei paesi anglosassoni, per motivi politici e di apertura e maggior evoluzione sociale, è assodato che successivamente anche in altri paesi europei – l’Italia della rinascita della grafica dei primi del Novecento e, soprattutto, l’Austria della Secessione – si colmò il divario originario e si giunse all’affermazione di artiste di livello assoluto. Numerose furono le xilografe in grado di imporsi a livello internazionale. Su tutte, la tedesca Käthe Kollwitz, la cui opera ebbe una forte connotazione sociale e, prima, forse, a identificare nel lavoro della artista e nella creazione di opere d’arte un’accezione non meno importante di quella della maternità, ruolo a cui pareva impensabile potersi sottrarre. Gabriele Münter, anch’ella tedesca ma con una vicenda personale che la portò a viaggiare oltreoceano, fu in grado, attraverso la propria intuizione espressionista, di influenzare artisti come Vasilij Kandinskij, divenendo anticipatrice dei temi dell’astrattismo e dell’arte contemporanea.

  
Annabel Kidston, frontespizio xilografico di Matthew Arnold, The Forsaken Merman and The Scholar Gipsy, London, The Bodley Head, 1927. Collezione privata, Milano



Le austriache Elena Luksch-Makowsky, Broncia Koller-Pinell, Marianne Hitschmann-Steinberger si distinsero tra gli artisti della Secessione viennese e nella Wiener Werkstätte, pubblicando sulla rivista «Ver Sacrum» e su alcuni importanti cataloghi di mostre. Le inglesi Gwendolen Raverat e Clare Leighton rinnovarono l’illustrazione del libro e furono d’esempio per le numerose grafiche e xilografe attive nei paesi anglosassoni e per coloro che ancor oggi vi si ispirano. L’italo-tedesca Emma Dessau Goitein e le italiane Irma Pavone Grotta e Mimì Buzzacchi Quilici, insieme alle numerose allieve di Adolfo De Carolis, tra le quali la figlia Donella, Anna Maria Masi, Hortensia Morici Rossi, parteciparono alla rinascita della grafica nel nostro paese. La danese Ebba Holm in Italia fu impegnata anche nella redazione della rivista «Xilografia» di Francesco Nonni e fu autrice delle illustrazioni di una memorabile edizione della Divina Commedia, tradotta nella sua lingua. Citiamo, ancora, la cosmopolita finlandese Ellen Thesleff, collaboratrice di Edward Gordon Craig durante gli anni della rivista «The Mask», e con lei gli esempi di artiste assai meno conosciute ma con personalità e abilità tecniche eccezionali: la misteriosa e sfuggente russo-olandese Amelie Meeter De Zorn, l’esoterica e geniale svizzera Marguerite Burnat-Provins, l’onirica scozzese Annabel Kidston – dalle cui xilografie è stata selezionata l’immagine guida dell’esposizione. Non meno importanti furono le sperimentazioni vorticiste, con il linoleum a più matrici, del gruppo di incisori che si raccolse attorno alla figura di Claude Flight e alla Grosvenor School di Londra, tra i quali si distinsero Edith Lawrence, Sybil Andrews ed Eileen Mayo.

  
Broncia Koller-Pinnel, Ester Strömberg-Grossmann (Donna con i capelli rossi), 1905, xilografia a colori. Collezione privata, Milano



Non si possono dimenticare le personalità di alcune artiste-artigiane che si fecero notare in questa disciplina, come Margaret Dalziel che, con i fratelli, tradusse le illustrazioni dei Preraffaelliti per i Poems di Tennyson. Esther Bensusan, conosciuta con il cognome del marito Lucien Pissarro, con il quale creò prima a Epping e poi a Chiswick una delle più eleganti private press inglesi che, sotto il nome di Eragny Press, pubblicò memorabili esempi di arte applicata al libro, incidendo e componendo architetture che avrebbero condizionato la storia del “libro bello” del Novecento. Il ruolo di Esther all’interno della casa editrice, sebbene già preso in considerazione, è stato raramente valutato per l’importanza che ebbe sia nell’ideazione dello stile della Eragny sia nella realizzazione delle illustrazioni e dei decori troppo spesso attribuiti solo a Lucien. E ancora Annie Housman, nota soprattutto per aver pubblicato una delle prime storie di licantropi, illustratrice a sua volta e traduttrice di incisione del fratello Clemens. Anche il Belgio, grazie al milieu culturale in cui fu immerso tra Art Nouveaux e Avanguardie novecentesche, espresse alcune importanti xilografe come la gantoise Marie De Keyser e Nele Van de Velde, figlia del noto architetto Henry. La mostra si occuperà anche di una figura singolare come quella di Norah Borges, sorella dello scrittore argentino, la cui esperienza europea restituisce alcuni rari esempi xilografici.

  
Gwen Raverat, xilografia a colori per Henry Allen Wegwood, The Bird Talisman. An Eastern Tale, London, Faber and Faber, 1934. Collezione privata, Milano



Tornando in Italia, a Milano, nei primi anni del Novecento, Anna Beatrice D’Anna, Rosa Menni e Gemma Pero, oltre a incidere xilografie, aprirono uno studio in comune dove illustravano libri, schizzavano figurini per le sartorie e davano lezioni di disegno, accogliendo critici d’arte come Roberto Longhi e Vittorio Pica, e artisti come Arturo Martini. Di Gemma Pero sarà possibile vedere anche una raccolta di legni, talvolta incisi fronte-retro, che mostrano chiaramente le abilità anche scultoree dell’artista.

 

Nelle case editrici tradizionali giapponesi spesso vi erano xilografe, come si evince da una nota xilografia di Utagawa Toyokuni. Kawanabe Kyosui è un esempio invece di illustratrice che scelse la xilografia, imparata a bottega dal padre Kyosai.

 

Il periodo storico selezionato – dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento – è proprio quello in cui l’artista donna divenne professionista e decise di esprimersi anche attraverso questo medium. La grafica perse poi, tra le due guerre, un po’ del suo vigore, per spegnersi quasi totalmente nel secondo dopoguerra, almeno fino a tempi piuttosto recenti e un rinnovato interesse verso l’incisione.

 

Vi sono certamente artiste che, anche in quegli anni, furono capaci di parlare a un ampio pubblico con originalità e forza espressiva, lasciando importanti testimonianze del loro tempo: a tal proposito non si può mancare di citare la terribile cartella di Regina Lichter-Liron che, con suggestive e inquietanti scene, giocate su uno scioccante bianco e nero, rende con immediatezza l’inimmaginabile realtà, vissuta in prima persona, dei campi di concentramento.

Käthe Kollwitz, Selbstbildnis (Autoritratto), 1924, xilografia. Collezione privata, Milano

  


La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Museo Civico Crema, con testi critici e schede di Sara Baccanelli, Emanuele Bardazzi, Francesca Cagianelli, Cosimo Calvelli, Antonio Castronuovo, Cristina Chiesura, Chiara Degetto, Livia Fasolo, Edoardo Fontana, Paolo Linetti, Roberto Lunelio, Giorgio Marini, Anna Mazzanti, Chiara Nicolini, Silvia Scaravaggi, Luca Scarlini, Raf Steel.


 

 

Informazioni

XILOGRAFE

a cura di Edoardo Fontana, con la collaborazione di Chiara Degetto, Livia Fasolo, Silvia Scaravaggi

 

inaugurazione sabato 17 ottobre ore 17.30

anteprima stampa venerdì 16 ottobre ore 11

17 ottobre 2026-10 gennaio 2027

 

Mostra promossa e prodotta da

Comune di Crema, Assessorato alla Cultura; Assessore Giorgio Cardile; Assessorato alle Pari Opportunità, Assessora Emanuela Nichetti; Dirigente Francesca Moruzzi

 

Organizzazione e comunicazione

Museo Civico di Crema e del Cremasco; Responsabile, Silvia Scaravaggi; Conservatore, Alessandro Barbieri

www.culturacrema.it

 

Mostra e catalogo a cura di

Edoardo Fontana, con la collaborazione di Chiara Degetto, Livia Fasolo, Silvia Scaravaggi

 

Comitato scientifico

Simone Bandirali, Alessandro Barbieri, Emanuele Bardazzi, Giovanni Biancardi, Francesca Cagianelli, Antonio Castronuovo, Mauro Chiabrando, Cristina Chiesura, Livia Fasolo, Edoardo Fontana, Paolo Linetti, Maurizio Lo Giudice, Giorgio Marini, Chiara Nicolini, Giancarlo Petrella, Ferruccio Proverbio, Silvia Scaravaggi, Luca Scarlini, Raf Steel.

 

Albo dei prestatori

Biblioteca Comunale Clara Gallini, Crema; Biblioteca Museo Civico Crema; Biblioteca Sormani, Milano;  Biblioteca Statale, Cremona; Museo d’Arte Orientale – Collezione Mazzocchi (Coccaglio), Associazione Culturale Mnemosyne (Castello di Dello); Collezione AB, Roma; Collezione Simone Bandirali, Crema; Collezione Emanuele Bardazzi, Firenze; Collezione Giovanni Biancardi, Milano; Collezione Franco Bianchessi, Crema; Collezione Mauro Chiabrando, Milano; Collezione Garlaschi, Milano; Collezione Kris van de Giessen; Collezione Ferruccio Proverbio, Milano; Collezione RES, Ghent; e altri prestatori che hanno preferito rimanere anonimi.

 

Coordinamento generale, grafica e cura allestimenti

Beggars Studio, con Roberta Biondini, Chiara Degetto, Ilaria Fornari, Laura Inzoli, Valentina Lazzaro

 

Coordinamento prestiti

Silvia Scaravaggi

 

Segreteria organizzativa

Alessandro Boni, Laura Inzoli, Roberto Lunelio, Riccardo Serina

 

Saggi e schede in catalogo, pannelli esplicativi e didascalie in mostra

Sara Baccanelli, Emanuele Bardazzi, Francesca Cagianelli, Cosimo Calvelli, Antonio Castronuovo, Cristina Chiesura, Chiara Degetto, Livia Fasolo, Edoardo Fontana, Paolo Linetti, Roberto Lunelio, Giorgio Marini, Anna Mazzanti, Chiara Nicolini, Silvia Scaravaggi, Luca Scarlini, Raf Steel

 

Didattica

Laura Inzoli

 

Ufficio stampa

Sara Zolla

 

Fotografie

Ilaria Fornari, Maria Parmigiani

 

Comunicazione social

Alessia Bressani, Chiara Degetto, Riccardo Serina

 

Catalogo edito da

Edizioni Museo Civico Crema

 

Stampa catalogo

Fantigrafica Cremona

 

Realizzazione pannelli espositivi, didascalie e materiale promozionale

LSI, Crema; Tipografia Trezzi, Crema

 

Realizzazione cornici e montaggi

La Corniciaia di Emilia Lunghi, Crema

 

Supporto tecnico e logistico

Fatmir Muharremi (coordinamento generale), Roberta Biondini, Alessandro Boni, Maria Teresa Condello, Igor Manna, Riccardo Serina, Michele Trogu e tutto il personale del Museo Civico di Crema e del Cremasco

 

Supporto accoglienza e promozione

Cremete servizi culturali di Facchi Matteo e C. s.a.s.

 

Service luci

Piccolofactotum, Montodine

 

Assicurazioni

axa xl Insurance, Milano; Broker Marsh, Milano

 

Sicurezza

Civis, Milano

 

Sede
Museo Civico di Crema e del Cremasco

piazzetta Winifred Terni de’ Gregorj 5, Crema

 

Periodo e orari di apertura
17 ottobre 2026-10 gennaio 2027


lunedì chiuso
martedì 14.30-17.30
da mercoledì a venerdì 10.00-12.00 e 14.30-17.30
sabato, domenica e festivi 10.00-12.00 e 15.30-18.30


Ingresso
Gratuito, senza prenotazione

 

Catalogo
Edizioni Museo Civico Crema

 

Informazioni generali
Museo Civico di Crema e del Cremasco
Piazzetta Winifred Terni de’ Gregorj, 5 26103 Crema
tel. 0373 894486 - 894481
museo@comune.crema.cr.it
www.culturacrema.it
Facebook: @museocrema
Instagram: @museo_crema
YouTube: Museo Civico di Crema e del Cremasco

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA