lunedì 23 febbraio 2026

Alessandro Moreschini - L’ornamento non è più un delitto

 A cura di Raffaele Quattrone

con un testo di Renato Barilli

17 gennaio 2026 - 22 marzo 2026

Museo Civico Medievale

 




Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica

In collaborazione con Ehiweb e Pasöt 

nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

 

 

 Fino al 22 marzo 2026 i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna ospitano nelle sale del Museo Civico Medievale L’ornamento non è più un delitto, mostra personale di Alessandro Moreschini, a cura di Raffaele Quattrone e realizzata in collaborazione con Ehiweb e Pasöt.


Il progetto espositivo rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.


“L’ornamento non è più un delitto”: con questa affermazione, pronunciata da Renato Barilli in un testo del 2020 dedicato a Lily van der Stokker e ad Alessandro Moreschini, si apre il percorso della nuova mostra dell’artista al Museo Civico Medievale di Bologna. Una frase che, da dichiarazione critica, diventa oggi titolo e chiave di lettura di un progetto espositivo che rilegge la tradizione decorativa come gesto etico, come pratica di cura e di attenzione verso il mondo. 


Da tempo Alessandro Moreschini (Castel San Pietro Terme, 1966) ha scelto una strada appartata e rigorosa, lontana dalle retoriche del minimalismo più severo e dalle promesse dell’ipertecnologia: una strada in cui l’ornamento non è aggiunta, ma pensiero; non maschera, ma rivelazione. Le sue superfici lavorate – trame meticolose, vegetali, iperdecorative - non rivestono gli oggetti: li trasformano. Sono presenze che respirano, microcosmi silenziosi capaci di insinuarsi negli interstizi del visibile e di restituire agli oggetti quotidiani una energia inattesa, una vibrazione interna.


Già alla fine degli anni ’90, Barilli aveva individuato in Moreschini una voce originale nel panorama italiano, inserendolo nella storica mostra collettiva Officina Italia e riconoscendo in quel giovane rigore decorativo una forza irradiante, “una preziosa limatura di ferro”. Oggi, quell’intuizione trova piena maturità in un lavoro che ha saputo svilupparsi con costanza, approfondendo la natura politica e sensibile dell’ornamento. 


Perché l’ornamento, lungamente esiliato dal canone occidentale come elemento superfluo o sospetto, riemerge qui come linguaggio glocal: attento alle culture visive non egemoniche, aperto al desiderio, alla spiritualità, alla dimensione affettiva del guardare. È un’arte apparentemente “debole”, perché priva di monumentalismo, ma in realtà radicale nella sua prossimità, nel suo farsi presenza quotidiana, nel suo ritessere i nessi tra corpo, oggetto e mondo.


L’incontro con il Museo Civico Medievale offre a Moreschini un territorio ideale: uno spazio fatto di stratificazioni, memorie, oggetti votivi, preziosità minute, miniature, ori, che da secoli interrogano il nostro rapporto con il sacro, il simbolico, il potere evocativo delle superfici. Le opere contemporanee si insinuano tra i reperti storici senza competere con essi, ma stabilendo un dialogo osmotico, a tratti segreto, in cui la luce, il colore e il ritmo decorativo diventano ponti tra epoche e sensibilità differenti.


Il percorso espositivo – articolato in diversi ambienti del museo – accoglie interventi concepiti come presenze integrative, non invasive: opere che crescono come un’edera visiva sulle architetture e sugli oggetti del passato, stabilendo legami inattesi. L’artista non impone un nuovo museo: ne rivela uno interno, emotivo, fatto di sussurri decorativi, di brividi luminosi, di dettagli che invitano a rallentare, a guardare con attenzione, a riscoprire il tempo dell’osservazione. 


“Ho concepito l’allestimento come un gesto di ascolto. Le opere di Alessandro Moreschini non dovevano imporsi sul Museo Medievale, né mimetizzarsi in esso: dovevano risuonare. Per questo ho scelto un percorso che permette ai lavori di insinuarsi tra gli oggetti storici come presenze vive, capaci di creare legami sottili, quasi segreti, senza interrompere la continuità del luogo. L’ornamento diventa così un ponte tra epoche, un atto di cura che restituisce al museo la sua dimensione di spazio abitato. Ho voluto che il visitatore percepisse l’incontro – non la sovrapposizione – tra passato e contemporaneo: un dialogo a bassa voce, fatto di dettagli, riflessi, vibrazioni. Un allestimento che non aggiunge, ma rivela”, spiega il curatore Raffaele Quattrone.


In un presente caratterizzato da consumo visivo rapido e da una crescente delega dell’immaginazione alle tecnologie dell’automazione, il progetto di Moreschini si pone come un atto di resistenza: un invito a ritornare alla manualità, al gesto, alla gestazione lenta delle superfici; a riconoscere nell’ornamento non una fuga, ma una responsabilità verso ciò che ci circonda.


Renato Barilli scrive: “Sono intervenuto più volte sul lavoro di Alessandro Moreschini, del tutto singolare, come conferma in questa mostra, dove si riscontrano due livelli, ci sono oggetti preziosi da collezionismo, ma se questo non bastasse scende su tutto una pioggia di raffinati frammenti che accrescono la preziosità del tutto.”


L’ornamento non è più un delitto diventa così un’affermazione poetica, politica e antropologica: il recupero di un linguaggio che sa essere intimo e universale, umile e complesso, antico e contemporaneo. Un linguaggio che abita, che cresce, che si fa luogo. Che si fa, appunto, museo segreto.


ORARI STRAORDINARI DI APERTURA PER ART CITY WHITE NIGHT SABATO 7 FEBBRAIO 2026

• Museo Civico Medievale | Via Alessandro Manzoni 4 | Ore 10.00 - 22.00


Durante il periodo di apertura sono previste tre visite guidate condotte dall’artista Alessandro Moreschini e dal curatore Raffaele Quattrone: sabato 7 febbraio 2026 alle ore 21.00 (in occasione di ART CITY Bologna White Night), sabato 21 febbraio 2026 ore 17.30 e sabato 21 marzo 2026 alle ore 17.30. Il costo di partecipazione è gratuito, con biglietto di ingresso al museo.

 

INFO:

Mostra Alessandro Moreschini

L’ornamento non è più un delitto

A cura di Raffaele Quattrone

Con un testo di Renato Barilli

Promossa da Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d'Arte Antica

Sede Museo Civico Medievale, Via Alessandro Manzoni 4 | 40121 Bologna

Periodo di apertura 17 gennaio 2026 – 22 marzo 2026

Inaugurazione Sabato 17 gennaio 2026 ore 17.30 – 19.00

Orari di apertura

Martedì, giovedì 10.00 – 14.00

Mercoledì, venerdì 14.00 - 19.00

Sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00

Chiuso lunedì non festivi
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY Bologna White Night) 10.00 – 22.00

Ingresso

Intero € 6 | ridotto € 4 | ridotto speciale giovani tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura
Sabato 7 febbraio 2026 ore 18.00 - 22.00 (ART CITY Bologna White Night) gratuito possessori biglietto Arte Fiera, ultimo ingresso ore 21.30


Informazioni Museo Civico Medievale, Via Alessandro Manzoni 4 | 40121 Bologna Tel. +39 051 2193916 / 2193930

museiarteantica@comune.bologna.it www.museibologna.it/medievale  

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

“Archeologica” a cura di Donatella Alessi - rassegna di appuntamenti dedicati all’Archeologia

Giovedì 26 febbraio, giovedì 5 marzo, sabato 7 marzo, sabato 14 marzo ore 17:30




 

Il Museo Civico Archeologico “Ubaldo Formentini” del Castello San Giorgio presenta una nuova edizione di “Archeologica” a cura di Donatella Alessi, la rassegna di appuntamenti dedicati all’Archeologia arrivata al 26° anno e promossa dall’Amministrazione Peracchini. Il ciclo di incontri è dedicato ad argomenti di ampio interesse e alle più recenti novità della ricerca sul territorio, offrendo al pubblico l’opportunità di ascoltare direttamente dai ricercatori e dagli studiosi i risultati degli scavi archeologici e approfondimenti su temi complessi e affascinanti del mondo antico.


 



Il programma si apre giovedì 26 febbraio con un incontro dedicato alla percezione di Pompei nelle diverse epoche, fino alla sensazionale scoperta del 1748; giovedì 5 marzo  l’attenzione sarà rivolta al mondo etrusco, attraverso la presentazione degli scavi di un insediamento abitativo a San Rocchino (Lucca). Sabato 7 marzo verrà approfondito il rapporto tra l’Egitto faraonico e il mondo greco ellenistico, con particolare riferimento ad Alessandro Magno, mentre la rassegna si concluderà sabato 14 marzo con gli aggiornamenti sugli scavi di Luni condotti dall’Università di Pisa. Tutti gli incontri sono previsti alle ore 17.30, ad ingresso gratuito e libero fino ad esaurimento posti.

Il programma:

Giovedì 26 febbraio ore 17.30

Pietro Giovanni Guzzo

LE DIVERSE, POSSIBILI SCOPERTE DI POMPEI

La scoperta "ufficiale" di Pompei risale al marzo 1748, dieci anni dopo quella di Ercolano. Ma, appunto, "ufficiale". Prima di quella data si identificano episodi e notizie che possiamo riportare a scoperte della città sepolta dalle ceneri del Vesuvio. Nessuna di queste parziali, e talvolta solamente teoriche, scoperte ha riportato alla luce l'antica città. Se non, in qualche caso, frammenti di essa. Dopo il 1748, la scoperta di Pompei viene vissuta da quanti ne sentono parlare, desiderano vederla, affrontano un lungo viaggio per confrontarsi direttamente con essa. E ognuna di queste esperienze è diversa dalle altre. Ancora oggi ognuno dei visitatori che la percorrono compie una scoperta individuale che incide sulla propria sensibilità ed esperienza.

Pietro Giovanni Guzzo, ha tenuto la Direzione del Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano e quella del Colosseo. E’ stato Soprintendete Archeologo in Puglia, Primo Dirigente Archeologo per gli interventi post-sismici in Campania e Basilicata, alla Soprintendenza Archeologica dell’Emilia-Romagna, alla Soprintendenza Archeologica di Napoli e di Pompei, Soprintendente ad interim in Calabria, Caserta e Benevento. Tra le numerose pubblicazioni ricordiamo una monografia sistematica su “Oreficerie in Magna Grecia”. A questa ha fatto seguito quella su "Oreficerie dell'Italia antica". Durante la direzione del Museo Nazionale Romano ha coordinato la redazione e l’edizione della serie del catalogo di quel museo.

Come Soprintendente Archeologo dell’Emilia-Romagna ha curato la ripresa degli scavi archeologici a Veleia; il completamento della progettazione del Museo Archeologico di Ferrara, la realizzazione di una mostra temporanea su Spina.
Ha curato il coordinamento delle mostre delle Soprintendenze nel quadro della manifestazione “I Greci in Occidente”. Come Soprintendente di Pompei ha progettato, coordinato e realizzato le mostre “Pompei. Abitare sotto il Vesuvio”; “Storie da un’eruzione” e “Argenti a Pompei”. Come Soprintendente di Napoli e Pompei ha curato la mostra “Ercolano. Tre secoli di scoperte”; l’apertura della sezione affreschi vesuviani del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il riallestimento, nello stesso Museo, dei reperti provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano. Ha pubblicato una monografia dal titolo “Pompei. Storia e paesaggi della città antica”.

Ha svolto contratti di insegnamento presso l’Istituto di Architettura di Reggio Calabria, l’Università di Lecce e quella di Pisa, la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università “Federico II” di Napoli. Gli è stato conferito il premio Federico Zeri per l’attività di tutela del patrimonio culturale; gli è stato conferito il premio per l’archeologia dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

 




Giovedì 5 marzo ore 17.30

Martino Tosi

ETRUSCHI DI CONFINE. IL CASO STUDIO DEL SITO DI SAN ROCCHINO (MASSAROSA, LU)
Giornata in ricordo di Adriano Maggiani, Professore di Etruscologia nato alla Spezia

La Toscana nord-occidentale, in epoca etrusca, era un territorio di particolare interesse dal punto di vista strategico e in relazione alle risorse minerarie e lapidee. Collocato nella porzione meridionale della piana versiliese ai margini dell’odierno Lago di Massaciuccoli, il sito di San Rocchino è stato oggetto di numerose campagne di scavo ad opera della Soprintendenza Archeologica della Toscana ed oggi i suoi materiali sono esposti in diversi musei della provincia di Lucca. Tra le pubblicazioni scientifiche del sito è ancora oggi di fondamentale importanza lo studio di Adriano Maggiani pubblicato nel 1990. Il sito ha una lunga frequentazione che va dalla fine dell’VIII-inizi del VII secolo a.C. sino al III-II secolo a.C., con una cesura nel V secolo. La sua fondazione sembra strettamente connessa al grande insediamento di Pisa, da cui desume, inoltre, il repertorio vascolare in bucchero. Oltre a tali aspetti di inquadramento generale, riceverà una specifica attenzione il bucchero decorato tramite stampigliatura rinvenuto nel sito di San Rocchino.

Martino Tosi, diplomato alla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Pisa con una tesi in Etruscologia, durante il suo percorso di studi ha partecipato in qualità di studente e poi di responsabile a numerose campagne di scavo archeologiche in Toscana. Oggi collabora alle ricerche della cattedra di Etruscologia del Dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa.

 




Sabato 7 marzo ore 17.30

Giacomo Cavillier e Marco Rolandi

DA ALESSANDRO MAGNO A CLEOPATRA VII: FARAONI COME DÈI. IL MITO NELLA DOCUMENTAZIONE PAPIRACEA E TEMPLARE EGIZIA

Le tematiche trattate dai due relatori si incentrano sul mito di Alessandro Magno e della dinastia tolemaica quali modelli culturali in un Egitto ellenistico in corso di profonde trasformazioni. Regalità, culto e mito sono gli aspetti più rilevanti e tangibili di questo interessante fenomeno.

Giacomo Cavillier, egittologo specializzato in archeologia orientale. Ha collaborato con il Museo Egizio di Torino e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, partecipando a missioni archeologiche e convegni internazionali. È a capo di vari progetti di ricerca nel settore dell'Egittologia, Museologia e Archeologia del mediterraneo in Italia, in Egitto e in Sudan. Dal 2010 è direttore della missione archeologica italiana (progetto Butehamon) presso la necropoli di Tebe a Luxor e dal 2014 della missione archeologica italiana (progetto Shardana) in Corsica meridionale. tiene corsi di Egittologia all'Università del Cairo. È direttore del Centro Studi di Egittologia e Civiltà Copta "J.F.Champollion".

Marco Rolandi, papirologo, ha insegnato all’Università di Genova e da anni collabora con il Centro studi Champollion di Genova ed è autori di contributi scientifici nel settore della papirologia.

Sabato 14 marzo ore 17.30

Simonetta Menchelli e Paolo Sangriso

LUNA DALL’ALBA AL TRAMONTO. GLI SCAVI DI PORTA MARINA DELL’UNIVERSITÀ DI PISA.

Gli scavi dell’Università di Pisa sotto la responsabilità della Prof.ssa Menchelli, si svolgono dal 2014 nel settore meridionale della città di Luni, presso Porta Marina e hanno portato in luce una sequenza storica di estremo interesse. Le indagini hanno infatti identificato strutture attribuibili al Portus Lunae (III a.C.) sulle quali si fonda la domus dei navalia (I a.C.), caratterizzata da una notevole ricchezza pavimentale. L’area viene ad essere continuamente occupata e trasformata fino all’inizio dell’VIII secolo d.C. quando momento del suo definitivo abbandono.

Simonetta Menchelli è Professoressa di Topografia antica e Archeologia subacquea all’Università di Pisa. Ha condotto ricerche in Italia (Toscana, Liguria, Marche) e in Europa (Corsica, Albania, Ungheria). I suoi interessi di ricerca comprendono: Landscape archaeology. Studio degli edifici antichi. Classi ceramiche antiche, con specifici interessi negli aspetti archeometrici. Archeologia della produzione, del commercio e dei sistemi di trasporto. Ha prodotto oltre 180 pubblicazioni. Progetti in corso: Vada Volaterrana Project ; Scavi a Luni nel quartiere meridionale della città ; Centuriazione dell’ ager Pisanus ; Pisa South Picenum Survey Projects II.

Paolo Sangriso laureato in Topografia antica, specializzato in archeologia sulla topografia dell’Ager Lunensis, ricercatore sulla produzione di terra sigillata italica, Cultore della materia in Topografia Antica. Ha partecipato e diretto scavi e ricognizioni in Italia (Liguria, Toscana, Marche, Sicilia). Si interessa alla topografia della costa settentrionale dell'Etruria, alla produzione di terra sigillata italica, ai culti orientali, all'architettura antica, all'urbanistica e all'organizzazione dello spazio nel mondo romano. Ha pubblicato un volume “Paesaggi romani nell’ager lunensis. Il Golfo della Spezia”.

Info Museo Civico Archeologico “Ubaldo Formentini” del Castello San Giorgio


via XXVII Marzo, 36 – La Spezia
Tel. 0187.751142
sangiorgio.segreteria@comune.sp.it
museodelcastello.museilaspezia.it
www.facebook.com/museocastellosangiorgio

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA


 

61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

 Bogna Burska e Daniel Kotowski rappresenteranno la Polonia 
alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia 
con il progetto Liquid Tongues
a cura di Ewa Chomicka e Jolanta Woszczenko

 

Authors of the ‘Liquid Tongues’ (from left to right: Ewa Chomicka, Bogna Burska, Jolanta Woszczenko, Daniel Kotowski), photo by Filip Preis / Zachęta Archive

 

Il progetto incoraggia una modalità di ascolto più profonda dei linguaggi marginalizzati, della cultura sorda e delle forme di comunicazione “più-che-umane”

 

 Il progetto Liquid Tongues, curato da Ewa Chomicka e Jolanta Woszczenko, è stato selezionato per rappresentare la Polonia alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 2026. Realizzato dagli artisti Bogna Burska e Daniel Kotowski, con la partecipazione del Choir in Motion (Chór w Ruchu), il progetto è stato scelto dalla giuria del concorso per il Padiglione Polacco e approvato dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Polonia.
 
Bogna Burska è una rinomata artista visiva e drammaturga polacca, il cui lavoro è stato presentato in importanti istituzioni in Polonia e a livello internazionale. Daniel Kotowski è un artista e performer di primo piano, noto per le sue ricerche innovative sull’esperienza e sul linguaggio delle persone sorde, con mostre nei principali centri d’arte europei.
 
Liquid Tongues è un’installazione audio-video in cui il Choir in Motion (Chór w Ruchu), un gruppo composto da performer udenti e sordi, interpreta i codici di comunicazione e i canti delle balene sia in inglese parlato sia nella Lingua dei Segni Internazionale (International Sign – IS). Il progetto esplora modalità alternative di comunicazione, ispirate alle forme di vita “più-che-umane”. L’asse narrativo del lavoro è costituito da storie di perdita e ricostruzione: dalla rinascita delle culture delle balene ai tentativi contemporanei di recuperare lingue marginalizzate e narrazioni dei sistemi di comunicazione.
 
L’installazione opera su più livelli: immagine (cinematografia di Magda Mosiewicz e Bogna Burska), suono (composizione di Aleksandra Gryka) ed esperienza fisica, attraverso onde acustiche che corrispondono alle impressioni delle vocalizzazioni e delle ecolocalizzazioni delle balene “franche”. La coreografia collettiva dei corpi del coro si ispira al movimento dei banchi di pesci (Alicja Czyczel).

 Liquid Tongues veicola il concetto di Deaf Gain, secondo cui la sordità non è considerata una disabilità, ma una cultura e un’identità distinte, capaci di offrire nuove prospettive e forme di espressione. Il team del padiglione realizza una parte significativa delle riprese audio e video sott’acqua: un ambiente in cui le persone sorde possono comunicare liberamente attraverso la lingua dei segni, mentre le persone udenti producono suoni distorti. Il confine tra aria e acqua diventa uno spazio di sperimentazione comunicativa: una sorta di specchio in cui si incontrano lingue, corpi e modi di sentire differenti.
 
Nel concetto curatoriale della Biennale Arte 2026, basato sulla metafora musicale delle Minor Keys (“tonalità minori”), Koyo Kouoh ha invitato a un incontro contemplativo con ciò che è delicato e generalmente trascurato: le voci più deboli, le narrazioni dimenticate, le micro-memorie. Un incoraggiamento a sviluppare forme sottili di resistenza, a creare nuove relazioni e sperimentazioni sensibili, a costruire partiture polifoniche di società fondate sull’ascolto reciproco, sul sentire e sul risuonare insieme.
Liquid Tongues sviluppa questa visione tentando di superare quelli che immaginiamo essere i limiti della comunicazione e di creare comunità soggettive che tengano conto di molteplici punti di vista: questa proposta di futuro include anche una prospettiva animale.
 
Zachęta – Galleria Nazionale d’Arte è il produttore di Liquid Tongues. Da oltre settant’anni è responsabile dell’organizzazione delle mostre polacche sia all’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia sia alla Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia ed è inoltre il custode del Padiglione Polacco. I progetti che rappresentano la Polonia alle due biennali sono selezionati tramite un concorso pubblico in due fasi, da una giuria di esperti nei campi dell’arte e dell’architettura.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

 

MIA Photo Fair BNP Pariba


 

La quindicesima edizione della fiera italiana dedicata alla fotografia 

Da giovedì 19 marzo a domenica 22 marzo 2026
Giovedì – venerdì: ore 11.00 – 21.00
Sabato – domenica: ore 11.00 – 20.00
Superstudio Più, via Tortona 27, Milano
 

Inaugurazione: mercoledì 18 marzo 2026, ore 18.00 - 22.00

 

MIA Photo Fair BNP Paribas presenta la quindicesima edizione della fiera italiana dedicata alla fotografia, presso gli spazi di Superstudio Più a Milano da giovedì 19 marzo a domenica 22 marzo 2026 (anteprima su invito: mercoledì 18 marzo 2026).
 
La manifestazione, organizzata da Fiere di Parma e diretta per il terzo anno da Francesca Malgara, ha il patrocinio del Comune di Milano e vede il supporto di BNL BNP Paribas, già storico main sponsor dal 2012, e title sponsor dal 2025, e di Deloitte che, con il patrocinio di Fondazione Deloitte, è diventato main sponsor della fiera lo scorso anno.
 
Dice Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano:
«MIA Photo Fair BNP Paribas si conferma, anno dopo anno, un appuntamento centrale nel calendario culturale milanese e nel panorama nazionale dedicato alla fotografia. Dal 19 al 22 marzo, negli spazi di Superstudio Più, Milano torna a essere punto di riferimento per la fotografia d’autore, rafforzando il ruolo della città come piattaforma internazionale capace di mettere in dialogo ricerca artistica, mercato, istituzioni e nuove generazioni. Il tema scelto per questa edizione, “Metamorfosi”, è particolarmente significativo. La fotografia è, per sua natura, un linguaggio in continua trasformazione: evolve nelle tecniche, nei supporti, nelle tecnologie, ma soprattutto negli sguardi. Metamorfosi significa attraversare il cambiamento senza perdere identità, interrogare il presente e immaginare nuove possibilità di senso. È un tema che parla alla fotografia, ma anche alla nostra contemporaneità. Il Comune di Milano sostiene con convinzione questa manifestazione, esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato capace di generare valore culturale, sociale ed economico per la città».
 
Dice Domenico Piraina, Direttore Cultura Comune di Milano e Palazzo Reale:
«La quindicesima edizione di MIA Photo Fair BNP Paribas conferma Milano come capitale italiana della fotografia e laboratorio internazionale di sperimentazione sui linguaggi dell’immagine. Il tema Metamorfosi intercetta con forza le trasformazioni del nostro tempo, in cui la fotografia si misura con nuove tecnologie, nuovi immaginari e nuove responsabilità culturali.
La fiera non è un evento isolato, ma il cuore di un sistema di uso che coinvolge l’intera città. In queste settimane, le grandi mostre negli spazi civici – da Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio a Palazzo Reale a Giovanni Gastel. Rewind a Palazzo Citterio, fino ai progetti alla Fabbrica del Vapore e al MUDEC – contribuiscono a costruire un vero e proprio palinsesto urbano dedicato alla fotografia. Il dialogo tra la fiera e il circuito OFF rafforza un ecosistema culturale capace di unire istituzioni, mercato e ricerca, offrendo al pubblico un’esperienza ampia, articolata e di respiro internazionale».
 
Dice Francesca Malgara, Direttrice artistica di MIA Photo Fair BNP Paribas:
«MIA Photo Fair BNP Paribas prosegue a ogni edizione un preciso percorso di crescita internazionale rafforzando il dialogo con gallerie, artisti e istituzioni provenienti da tutto il mondo, e costruendo una rete di relazioni sempre più ampia e qualificata. La fiera oggi si configura come una piattaforma aperta, capace di mettere in connessione visioni, geografie e linguaggi diversi, mantenendo al tempo stesso un legame profondo con Milano e con il suo tessuto culturale. In questa tensione tra dimensione globale e radicamento urbano, MIA Photo Fair BNP Paribas si afferma come uno spazio vivo di incontro e di trasformazione, in cui la fotografia diventa strumento di lettura del presente e di immaginazione del futuro.»
 
Dice Luca Ranieri, Head of ESG Strategy, Communication & Public Affairs BNL BNP Paribas:
«Ogni anno rinnoviamo il nostro impegno concreto come title sponsor di MIA Photo Fair BNP Paribas; in questa edizione 2026, con il reportage “Non si diventa grandi da soli” offriamo uno sguardo ulteriore ai nostri ospiti. L’obiettivo della macchina fotografica punta, infatti, sulle vite quotidiane della periferia di Milano, per attraversare un’umanità fatta di volti che raccontano storie, sogni e progetti. Ciò è coerente con il nostro Progetto IncluCity, nato per favorire l’inclusione sociale di giovani in contesti socioculturali complessi. Il successo crescente di MIA Photo BNP Paribas ci conferma quanto l’arte e la cultura siano valori trasversali oltre che driver sociali ed economici».
 
Il comitato di selezione ha scelto 111 espositori, di cui 76 gallerie, 27 internazionali e 24 alla loro prima partecipazione, a conferma del ruolo della fiera quale appuntamento di riferimento per la fotografia in Italia. Completano il panorama espositivo 16 presenze tra istituzioni (provenienti dall’Italia e dall’estero), progetti speciali e mostre, oltre a 14 editori e 6 media partner, per un totale complessivo di 111 espositori.
 
Un programma articolato che mette in dialogo fotografia storica e contemporanea, pratiche documentarie, ricerca artistica e nuove tecnologie è quello presentato da MIA Photo Fair BNP Paribas per l’anno 2026. Un palinsesto che coinvolge musei, gallerie internazionali, fondazioni, premi e progetti editoriali, confermando la fiera come piattaforma di riferimento per la fotografia d’autore. 

 LA SEDE
L’edizione 2026 vede la riconferma degli spazi di Superstudio Più in via Tortona, nel cuore di uno dei quartieri più vivaci di Milano, e si presenterà al pubblico con un layout completamente rinnovato e ridisegnato funzionalmente, sia per rispondere alle necessità espositive e di percorso, per una fruizione della fiera intesa come spazio commerciale e come luogo di fruizione culturale e di socialità.
 
PARTNER
Con il patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Milano e Città Metropolitana di Milano
Organizzata da Fiere di Parma
Title Sponsor: BNL BNP Paribas
Main Sponsor: Deloitte e Fondazione Deloitte
Sponsor: Eberhard & Co., AON, Spada Partners, Fujifilm, Fondazione CFN ETS
Host Partner: Superstudio
 
MIA Photo Fair BNP Paribas IN NUMERI
Dal 2011 al 2025
1.674 espositori (70% dei quali continuativi)
Oltre 5.000 artisti presentati
Oltre 400.000 visitatori
 
L’edizione 2025 ha ottenuto i seguenti risultati
114 espositori
77 gallerie
Oltre 200 artisti presentati
13.000 visitatori
10 editori
7 premi
5 mostre e progetti speciali
1 ricco programma di talk e presentazioni
  
MIA Photo Fair BNP Paribas
19 - 22 marzo 2026
Milano, Superstudio Più, Via Tortona 27
 
Preview: 18 marzo 2026
19 marzo: 11:00 – 21:00
20 – 22 marzo: 11:00 – 20:00
 
Acquistabili online sul sito ufficiale: www.miafairbnpparibas.it/info-ticket/
 
Segreteria Organizzativa MIA Photo Fair BNP Paribas - Fiere di Parma
Via Forcella 13 Milano

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

Visita guidata gratuita alla mostra “Fotosintesi. Fotografie dalla collezione Sozzani”

   Eventi CAMeC - Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia

 


 

Domenica 1° marzo ore 17:00 

visita guidata gratuita alla mostra

 “Fotosintesi. Fotografie dalla collezione Sozzani”


La Spezia, 23 febbraio 2026 – Continuano gli appuntamenti al CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia promossi dall’Associazione “Amici del CAMeC”, un'organizzazione no-profit dedicata alla promozione e al sostegno del museo.


Come ogni prima domenica del mese, domenica 1° marzo alle ore 17.00 è prevista, in omaggio alla mostra nuova temporanea “Fotosintesi. Fotografie dalla collezione Sozzani”, una visita guidata gratuita con priorità ai soci dell’Associazione Amici del CAMeC.


L’iniziativa, organizzata in occasione della prima domenica del mese, rinnova ormai una consuetudine consolidata: offrire agli associati un incontro con le mostre in corso, approfondendo temi, autori ed opere.


Fruibile fino al 22 marzo 2026, la mostra Fotosintesi. Fotografie dalla collezione Carla Sozzani presenta circa 150 scatti di 73 grandi protagonisti della fotografia internazionale.


Dalle sperimentazioni di László Moholy-Nagy ai ritratti visionari di David LaChapelle, dalle forme vegetali di Karl Blossfeldt agli studi sulle nuvole di Alfred Stieglitz, fino ai nudi iconici di Helmut Newton, alle atmosfere sospese di Sarah Moon, alle visioni eteree di Paolo Roversi e alle provocazioni ironiche di Man Ray, il percorso invita il pubblico a riflettere sulla luce come energia generativa e vitale, una vera e propria “fotosintesi” che trasforma la materia visiva in poesia.


Per partecipare, è necessario avere o sottoscrivere al momento la tessera Amici del CAMeC.


La durata della visita è di circa 60 minuti, la prenotazione è obbligatoria fino ad esaurimento posti.

Info e prenotazioni per l’evento:  

amicidelcamec@camec.sp.it
 

INFORMAZIONI E CONTATTI
CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea
Piazza Cesare Battisti 1, La Spezia
 

https://camec.sp.it/
https://camec.museilaspezia.it/
FB/IG @camec.laspezia
 

Biglietti:
Collezione permanente
intero 10 euro
ridotto 5 euro per giovani under 26 e adulti over 65
sempre gratuito per i residenti della provincia della Spezia
Collezione permanente + mostra temporanea
intero 15 euro
ridotto 8 euro per giovani under 26 e adulti over 65
5 euro per i residenti della provincia della Spezia
Ingresso gratuito per Collezione e Mostre
under 18
scolaresche e docenti di accompagnamento
persone con disabilità e per loro eventuale accompagnatore
giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale
dipendenti del Ministero della Cultura
dipendenti delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate
titolari della tessera Amici del CAMeC per l’anno in corso
studenti universitari di storia dell’arte da tutto il mondo
possessore Cinque terre Card e residenti 

comuni Cinque Terre Gruppi
 

Per gruppi compresi tra 7 e 25 persone il costo del biglietto è ridotto a 5 euro per la collezione permanente (7,5 euro se con mostra temporanea). 

L’ingresso è gratuito per chi guida il gruppo.
 

Ogni prima domenica del mese
Ingresso 2 euro per tutti, 

ferme le gratuità di cui sopra.
 

Orari:
Da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 ; 

primo venerdì del mese aperto fino alle 22.00
Chiuso lunedì e 25 dicembre

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Dante e Giotto. Itinerari danteschi

Visita guidata a cura di Andrea Marmori al Museo Lia giovedì 26 febbraio ore 16:00

 

 

La Spezia, 23 febbraio 2026 –  In occasione di “Dante e Giotto. Itinerari danteschi alla Biblioteca Mazzini e al Museo Lia”, un percorso promosso dall’assessorato alla cultura con l’obiettivo di offrire alla cittadinanza una riflessione più ampia e articolata sul contesto storico, culturale e figurativo dell’età dantesca, giovedì 26 febbraio alle ore 16:00 è prevista una visita guidata al Museo Civico “Amedeo Lia” a cura di Andrea Marmori.


“Prosegue il percorso di valorizzazione del Museo Civico “Amedeo Lia”, che si conferma un luogo centrale nella valorizzazione della nostra identità culturale e  spazio vivo di approfondimento, capace di mettere in dialogo arte, storia e letteratura.– dichiara il Sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini – La visita guidata, a cura di Andrea Marmori, rappresenta un’occasione preziosa per scoprire come i capolavori della Collezione Civica restituiscano il contesto figurativo dell’età dantesca, offrendo al pubblico un’esperienza culturale di grande valore. È proprio questa capacità di creare connessioni, di raccontare il nostro patrimonio in modo dinamico e attuale, che rende il Museo “Amedeo Lia” un punto di riferimento fondamentale per la Città.”


Il percorso proposto dal Museo Civico “Amedeo Lia” coinvolge i capolavori figurativi della Collezione Civica, offrendo un confronto visivo diretto con il contesto storico in cui Dante visse e operò. Il significativo nucleo di dipinti a fondo oro, databili agli anni della vicenda biografica dantesca, si apre con il Compianto di Lippo di Benivieni, realizzato a Firenze allo scadere del XIII secolo, in anticipo rispetto alla rivoluzione giottesca.


Cennino Cennini, nel suo Libro dell’Arte (fine XIV secolo), scrive di Giotto: “Rimutò l’arte di dipingere di greco in latino, e ridusse al moderno”. Un’affermazione che sottolinea il ruolo fondativo di Giotto nella cultura figurativa occidentale. Il progressivo superamento della maniera bizantina e il recupero della tradizione occidentale segnano l’affermarsi di un linguaggio nuovo, “moderno”, capace di parlare a un pubblico più ampio.


È lo stesso passaggio che, in ambito letterario, compie Dante scegliendo il volgare come lingua universale della Commedia. Il percorso museale – attraverso tavole, miniature e oggetti d’arte – restituisce così la temperie culturale dell’età di Dante e Giotto, mettendo in luce le profonde affinità tra rivoluzione linguistica e rinnovamento figurativo.


Tra le opere esposte spicca la piccola ancona devozionale, probabilmente ricomposta nel XVIII secolo utilizzando preziose tessere vitree della prima metà del Trecento. Le cinque lastre di vetro dorato e graffito, attribuite a un artista tedesco attivo in Umbria e nel cantiere della Basilica di Assisi, noto come Fra Teutonico, provengono dal Tesoro di San Fortunato di Todi. In origine facevano parte di un dittico reliquiario citato in un inventario del 1327, testimonianza preziosa della devozione e della cultura figurativa del tempo.


Un itinerario diffuso che, tra Archivio di Stato, Biblioteca Mazzini e Museo Lia, invita cittadini e visitatori a riscoprire Dante non solo come autore, ma come protagonista di una stagione culturale che ha trasformato profondamente il modo di scrivere, dipingere e rappresentare il mondo.


Info Museo Civico “Amedeo Lia”
via del Prione, 234

 La Spezia

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

 


 

Teatro Hamlet, Roma: TRILOGIA DELL’AVANGUARDIA - dada, surrealismo, metafisica

HANGAR DUCHAMP

presenta


lo spettacolo/performance

TRILOGIA DELL’AVANGUARDIA

dada surrealismo metafisica


7 – 8 marzo 2026

Teatro Hamlet - Via Alberto da Giussano 13, Roma (Zona Pigneto)




La Compagnia Hangar Duchamp presenta al Teatro Hamlet di Roma nei giorni sabato 7 e domenica 8 marzo 2026 il progetto “Trilogia dell’Avanguardia”, spettacolo/performance che rappresenta la sintesi e la realizzazione della sua ricerca dal 2017 ad oggi. Tre avanguardie, tre spettacoli nello stesso giorno, con lo stesso cast, nello stesso luogo e per lo stesso pubblico. In accoglienza e negli intervalli gli spazi comuni del teatro sono abitati da una serie di performance e letture dedicate al capitolo successivo, animate dalla sezione under 30 della compagnia, l’Hangar Lab.


Alle ore 18:00 il primo movimento di questa sinfonia teatrale, il capolavoro dada “Il Cuore a Gas” di Tristan Tzara.
Alle ore 19:30 il secondo movimento, con la commedia surrealista “Le Mammelle di Tiresia”, di Guillaume Apollinaire.

Alle ore 21:00 il terzo e conclusivo movimento con la metafisica di Alberto Savinio e il suo “Capitano Ulisse”.


La linea che collega Dadaismo, Surrealismo e Metafisica è una delle più marcate della storia dell’arte e la connessione meno conosciuta tra queste meravigliose esperienze è proprio il teatro. Conosciamo queste avanguardie per quello che vediamo nei musei, Hangar Duchamp vuole portare a conoscenza un altro aspetto di queste realtà, fornire uno sguardo diverso ed alternativo attraverso una mini maratona teatrale, un’esperienza di intrattenimento totale, un percorso nella storia e nell’arte del novecento alla riscoperta di contenuti e concetti che sono decisamente attuali, dalla ribellione ai limiti imposti dalla società all’affermazione dell’identità di genere, dal valore della memoria e del ricordo alla rivolta contro qualunque convenzione e accademismo. I sottotitoli di ogni movimento (potere all’oggetto, potere all’azione, potere al corpo) rimarcano la ricerca registica ed attoriale che ha ispirato il relativo capitolo.


Movimento 1. Dada. IL CUORE A GAS | potere all’oggetto
Rumore bianco teatrale, così è stato definito questo folle copione di Tristan Tzara rappresentato per la prima volta, in pieno contrasto con le convenzioni e gli accademismi del suo tempo, nel 1921 a Parigi. Occhio, Bocca, Orecchio, Naso, Sopracciglio e Collo vivono, dialogano ed interagiscono all’interno di un mondo irreale, fuori dal tempo e dallo spazio. L’autore stesso descrive la sua opera come una commedia ed in effetti ne ha gran parte delle caratteristiche, da una discreta ed intelligente comicità all’immancabile lieto fine, se non fosse che il testo non ha una narrazione chiara, che la storia, di fondo, sembrerebbe non esistere e che i dialoghi sono apparentemente sconnessi e privi di qualunque logica. L’interpretazione di Hangar Duchamp prevede l’aggiunta ai personaggi originari di Didascalia, una personificazione delle geniali note a margine dell’autore. I protagonisti vengono interpretati come esseri privati della funzionalità legata al proprio nome, per autodifesa ma forse anche come una forma di timida autoaffermazione. Tutto sembra destinato alla noia, alla ripetitività, in questo strano mondo, a meno che non ci sia chi decida di ribellarsi, ad esempio innamorandosi, mostrando come spesso, la propria infelicità sia causata da costrizioni e limiti masochisticamente autoimposti. “Si tratta dell’unica e della più grande truffa del secolo in tre atti.”


Movimento 2. Surrealismo. LE MAMMELLE DI TIRESIA | potere all’azione
A Zanzibar, rappresentazione della Francia di inizio Novecento, Teresa abbandona il marito, uomo greve e prepotente, per assumere un'identità maschile, lasciando volar via le proprie mammelle: si chiamerà Tiresia. Il marito, solo e abbandonato, si troverà costretto ad assumere un’identità femminile per sobbarcarsi i compiti dovuti al ruolo di moglie e donna, compresa la maternità. Metterà al mondo, in un sol giorno, 49.051 bambini. L’uomo diventerà una madre ambiziosa, tanto da far innamorare un autoritario e virile Gendarme e da attrarre le attenzioni della stampa. “Le Mammelle di Tiresia” può essere considerato l’atto iniziale del Surrealismo, la stessa parola “surrealista” fu infatti un neologismo coniato da Apollinaire per descrivere questa opera, caratterizzata da sorprese linguistiche, tra mitologia e innovazione. La regia di Andrea Martella interpreta la narrazione in modo fluido, spingendo sul pedale della comicità, eleggendo a filo conduttore il mondo infantile, così presente nel testo originale.


Movimento 3. Metafisica. CAPITANO ULISSE | potere al corpo
Scritta nel 1925 per l’effimero Teatro d’Arte di Pirandello e rappresentata per la prima volta solo nel 1938, in un clima definito “ostile”, questa visione di Ulisse filtrata dalla lente deformante di un grande artista ed intellettuale del Novecento ha conosciuto, fino ad oggi, un quasi totale oblio. Ulisse è per Savinio un uomo sfinito, svuotato, un anti-eroe che non è in grado di prendere in mano la sua vita, soprattutto quella sentimentale, diviso com’è nel rapporto con tre donne che sembrano a lui la stessa persona. Andrea Martella opera una riduzione dal testo originale, isolando il nucleo relativo al rapporto tra Ulisse e le tre donne della sua vita, epicentro emotivo di tutta la sua avventura. La sua regia proietta l’azione dentro la mente del protagonista, rappresentata come un carcere di massima sicurezza all’interno del quale Circe, Calipso e Penelope sono incatenate, prigioniere dell'incubo ricorrente di un uomo disturbato e confuso, recluso lui stesso nel proprio caos psicologico, alimentato anche da altre presenze che si aggirano in modo poco nitido nei suoi ricordi, dalla dea Minerva ai marinai della sua nave. Il contatto col pubblico avviene attraverso un personaggio fulminante e geniale, lo spettatore, portatore sano di una sottile ed inaspettata comicità.


Negli intervalli performance a cura di Hangar Lab.



TITOLO: TRILOGIA DELL’AVANGUARDIA

LUOGO E INFO: TEATRO HAMLET

Via Alberto da Giussano 13 Roma (Zona Pigneto)
Tel. 06 41 73 49 01 – Cell. 333 43 13 086 |
info@teatrohamlet.it
DATE: Sabato 7 e Domenica 8 marzo
dalle ore 18:00 alle ore 22:00

Per partecipare: https://www.teatrohamlet.it/Spettacoli/duchamp.html 


Movimento 1. Dada: Ore 18:00 IL CUORE A GAS di Tristan Tzara

Movimento 2. Surrealismo: Ore 19:30 LE MAMMELLE DI TIRESIA di Guillaume Apollinaire

Movimento 3. Metafisica: Ore 21:00 CAPITANO ULISSE di Alberto Savinio

Con: Giorgia Coppi, Flavio Favale, Vania Lai, Simona Mazzanti, Walter Montevidoni, Leonardo Pio Nardone, Vlad Silter

Scena: Mattia Urso

Luci: Marco Linari
 Ambiente Sonoro: Attila Mona

Problem solving: Alessia Cottone

Staff: Chiara Petragnani

Consulenza tecnica: Claudio Masci

Foto: Manuela Giusto

Regia e direzione artistica: Andrea Martella

Hangar Lab: Aurora Matarazzo, Eleonora Montevidoni, Laura Proietti

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Catalogo della mostra Mario Nigro

MARIO NIGRO
SPAZIO TOTALE 1952-1956

A CURA DI PAOLO BOLPAGNI

CATALOGO CON SAGGIO DI PAOLO BOLPAGNI
4 DICEMBRE 2025 - 25 FEBBRAIO 2026

 



La galleria A arte Invernizzi ha inaugurato giovedì 4 dicembre 2025 una mostra personale di Mario Nigro, a cura di Paolo Bolpagni, in cui viene presentato un focus sulle opere appartenenti al ciclo dello “Spazio totale” realizzate tra il 1952 e il 1956.

Figura centrale dell’arte italiana del secondo dopoguerra, Mario Nigro (Pistoia, 1917 - Livorno, 1992) ha elaborato un linguaggio pittorico radicale, capace di coniugare rigore costruttivo e intensità espressiva. La sua formazione scientifica e musicale ha inciso precipuamente sul suo metodo compositivo: la sua pittura si struttura secondo regole ritmico-musicali di ripetizione e variazione, che generano una tensione continua tra ordine e dissonanza, calcolo ed emozione.

Lo “Spazio totale” costituisce per oltre un decennio (1952-1965/66) il punto focale della ricerca artistica di Nigro: egli visualizza il compenetrarsi di diversi gradi di realtà e di dimensioni ottenute attraverso la sapiente combinazione di strutture ritmate con una forte componente espressiva e deformate dalle raffinate gradazioni tonali del fondo e del reticolo in espansione. Sono datate 1952 le prime opere appartenenti a questo ciclo, alle quali l’artista conferisce attenta teorizzazione elaborando vari scritti, pubblicati tra il 1954 ed il 1955.

“[...] ho tratto esperienze dai rapporti che possono realmente intercorrere fra struttura musicale e costruzione astratta, problemi che erano stati accennati più volte, ma che non erano mai stati affrontati razionalmente. Sulla base di queste strutture ho studiato gli elementi plastici nelle loro ripetizioni, variazioni, simultaneità, coincidenze, giungendo così alla concezione di uno spazio totale dove forma e spazio si risolvono a vicenda in un superamento della bidimensionalità fisica, e dove in questo spazio totale vi saranno ancora problemi di rappresentazione e di espressione, di scoperta e di invenzione. [...] Gli elementi plastici che si allineano in armonia aventi ognuno eguali possibilità funzionali nel quadro sono ancora l’indizio di un’aspirazione in un mondo concorde, i contrasti violenti che originano la struttura compositiva sono il segno di una lotta esistente.”
(Mario Nigro, Primo scritto sullo spazio totale, 1954)

Le opere esposte al piano superiore della galleria consentono di indagare in maniera approfondita e sistematica i motivi generativi sottesi a questo ciclo: superfici, linee, intrecci, sequenze di segni e di colori si sommano e si sottraggono in una energica e musicale armonia di quadretti e strisce colorate, dando vita a vibrazioni luminose e trame cromatiche che rimandano al tessuto, all’architettura e al suono, in una dimensione pittorica espansa. In esse lo spazio non è più uno sfondo o un contenitore, ma una totalità dinamica che ingloba forma e tempo, costruzione e percezione. Ogni “Spazio totale” è un frammento pittorico, inadatto a definire una totalità, pur avendone coscienza. Con esso Nigro aspira a rendere visibile che non si può costruire un sistema chiuso, ma solo un insieme aperto e confuso, dove ogni componente è libera ed esprime movimento, ma non risoluzione. Per tale motivo le varianti dello “Spazio totale”, dal 1952 al 1955, sono innumerevoli, perché rappresentano un metodo d’indagine, non una risposta. L’aspirazione è a immergersi, non a separarsi dal mondo circostante.

Al piano inferiore vengono presentate opere rappresentative in cui si evidenzia l’analisi perseguita dall’artista sulle problematiche e le implicazioni dello spazio, approdando ad una concezione della pittura come atto di conoscenza e concetto di realtà, dove la forma non rappresenta ma coincide con lo spazio stesso. Nigro indaga le dinamiche della percezione analizzando le relazioni tra forma, colore e struttura in una costruzione che tende a farsi ambiente, campo energetico, luogo di simultaneità e di coincidenze visive: gli elementi plastici si ripetono, variano e concorrono a costituire un insieme in cui forma e spazio si risolvono a vicenda, sia in termini strutturali sia cromatici.

Nel corso dei decenni, dopo la scomparsa di Mario Nigro nel 1992, sono state organizzate importanti retrospettive in numerose istituzioni museali, tra cui Institut Mathildenhöhe di Darmstadt (2000), Peggy Guggenheim Collection di Venezia (2006), Kunstsammlungen di Chemnitz (2012), Fondazione Ragghianti di Lucca (2017), Kunstmuseum Bochum (2019), Palazzo Reale e Museo del Novecento di Milano (2023). Nel 2009 è stato pubblicato il catalogo ragionato a cura di Germano Celant.

In occasione della mostra è stato pubblicato un catalogo bilingue contenente un saggio di Paolo Bolpagni, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

 

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