mercoledì 22 aprile 2026

“Resistenza è Repubblica. Arte è Libertà” - LA MOSTRA

Si è inaugurata questa mattina presso lo spazio “M-OFF” della Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso” la mostra collettiva  dal titolo “Resistenza è Repubblica. Arte è Libertà”, promossa dal Comune della Spezia, dalla Provincia della Spezia e dal Comitato provinciale Unitario della Resistenza nell’ambito delle iniziative dedicate alla Festa della Liberazione.


La mostra, curata da Eleonora Acerbi e Valerio P. Cremolini, con la collaborazione di Pier Luigi Acerbi, raccoglie 26 opere realizzate da artisti che hanno risposto a una chiamata pubblica, con l’obiettivo di riflettere sul significato della Resistenza e sulla sua attualità e sarà visitabile fino al 6 maggio 2026.

 

 Gli artisti partecipanti 

Antonio Barrani, Palmira Bellotti, Lara Bonati, Clelia Borghetti, Pino Busanelli, Maria Capellini, Cosimo Cimino, Alfredo Coquio, Elisa Corsini, Michele De Luca, Giuseppe Emma, Maria Cristina Ferrarini, Gloria Giuliano, Enrico Imberciadori, Franco Mazzoni, Rino Mordacci, Aurora Natale, Daniela Paita,  Rosaria Pannico, Eleonora Passera, Paola Repiccioli, Alba Rifaat, Olena Sosmy, Walter Tacchini, Valerio Ventura e Bruno Zoppi – si inseriscono nella solida tradizione artistica del territorio spezzino, contribuendo a rinnovarne il legame con la memoria storica e con le sfide del presente.

Si ricorda che la mostra si collega idealmente a una significativa pagina della storia culturale cittadina: l’inaugurazione, nel 1975, del Centro “Salvador Allende”, che aprì con la mostra Dalla guerra alla Resistenza di Corrado Cagli, testimoniando il profondo intreccio tra arte, memoria e impegno civile alla Spezia.

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"Turnarraggio quanno tornano lli rrose…. ....Era de Maggio ......."

Domenica 3 maggio 2026 alle ore 17:00
Orto Botanico di Napoli Via Foria, 223 - Napoli


Nell'ambito della Rassegna Planta in musica 
...nel Cortile del Castello " Planta 2026 "




Il Classico Napoletano con Ilva Primavera, che interpreterà le piu’ belle melodie classiche napoletane, accompagnata al piano dal valente musicista, arrangiatore e compositore Raffaele Marzano

Letture poetiche di Benito Gaudino Raimo , attore di teatro, cinema e Presidente dell’Associazione Nazionale Attori per la vita dedita ad attività di solidarietà.

Momento Teatrale di Roberto Strati , Artista eclettico e regista della Compagnia teatrale “ Gli Argonauti e Paola Cammarano , Attrice , interprete facente parte della stessa Compagnia teatrale “ Gli Agonauti “

Il bel canto con il Duo Aurora Pollice canto e Valerio Capocotta violino

Marcello Erardi ( fotografia ), artista ideatore e realizzatore di 60.000 foto
racchiuse in oltre 2.200 album fotografici e di 700 video che sono presenti nella sua pagina Facebook Napoli vista attraverso gli scatti fotografici .

La scenografia dell'evento sarà rappresentata da una mostra di opere d'arte degli artisti :

kseniya Pashchenko, Emilia Milly Lombardi, Giusy Iodice, Saverio Testa, Arianna Arconati , Raffaela Russo, Anna Scopetta, Gemma Amoroso, Ashley Grant, Maria Comparone, Anna Varone, Carmern Punto Arte, Ivana Storto, Giovanna Secondulfo, Luciano Romualdo, Michele Caltagirone , Carlo Pepe,
Laura Roberti, Marcello Erardi ( Fotografia )

INGRESSO LIBERO



COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Standing ovation per il tenore campano VINCENZO COSTANZO debutto Andrea Chénier al Massimo di Catania

Vincenzo Costanzo: Habemus Andrea Chénier

 



Il tenore napoletano, raggiunge il meritato successo personale sul palcoscenico del Teatro Massimo di Catania, per il debutto nel ruolo del titolo del capolavoro di Umberto Giordano. A breve l’annuncio del suo esordio in altre due importanti opere del compositore pugliese


 

Autentico protagonista, che se non canta di persona è cantato dagli altri, Andrea Chénier infiora del suo drammatico e quanto mai tenorile solismo tutti gli atti dell’opera di Umberto Giordano che ha aperto la primavera del teatro massimo di Catania. Il pubblico internazionale che affolla la splendida città, per vivere la primavera siciliana, si è ritrovato ad applaudire, il prestigioso debutto del tenore napoletano Vincenzo Costanzo, luce assoluta di un cast ben al di sotto della sua caratura, a cominciare dalla Maddalena di Coigny, Soojin Moon-Sebastian. Vincenzo Costanzo è divenuto Andrea Chénier, ci si è ritrovato perfettamente, da subito, nella regia pensata da Giandomenico Vaccari, in una Parigi dominata dalla figura in quadro e in statua di Maximilien Robespierre, simbolo del periodo del Terrore, con le scene di Arcangelo Mazza, e il messaggio chiaro e comunicativo di un’idea di Rivoluzione, passione e amore che scavalca ampiamente il suo secolo, giungendo fino ad oggi.  

 


 

La vitalità del protagonista è espressa in modo totale, per sensibilità, intelligenza e quel pizzico di spavalda sfrontatezza vocale che una parte come questa richiede. La vitalità, appunto. Ci sono momenti della storia in cui l’umanità crea di sé quel che poi chiamiamo lo spirito del tempo: Costanzo, facendo suo quello di questa opera, si appresta a far suo il palcoscenico del teatro d’opera attuale, iscrivendo il suo nome in un arco di tempo, che auguriamo lungo, pari a quello dei grandissimi rappresentanti della scuola italiana, alla quale guarda il nostro tenore. Sono quattro i soli dello Chénier, il primo temibilissimo, il cosiddetto Improvviso, “Un dì all’azzurro spazio”,  che procede come mobile, sillabico, e insistente sul passaggio, teso verso la tonica acuta, sopra l’accento “T’amo” o meno “Amor”, sospeso fra un recitativo su suoni ribattuti e una più frequente e ardita cantabilità declamatoria, quindi, “Come un bel dì di maggio” l’ultimo canto, e “Sì, fui soldato”, difesa di Chénier durante il processo, nel quadro III, e i duetti “Ecco l’altare” e “Vicino a te s'acqueta”, risolti da Vincenzo Costanzo con estrema semplicità e compattezza su tutta la gamma dei suoni e secondo il prisma della sua personalità, che viene fuori in ogni personaggio crei sul palcoscenico. Cosa ha stupito la platea catanese riguardo il protagonista dell’opera di Giordano? Il senso, l’espressione corporea della voce, i gesti e la felice equazione con essi, il gioco d’emissione, chiarire o scurire le vocali, tornire la sillabazione, dare ad ogni nota un preciso significato, l’appropriata carica emotiva, interpretare nel verbo, oltre un di più che viene nell’immediato, ovvero quell’atto di sensibilità critica, percepita nell’immediato. Maddalena non ha avuto quella caratterizzazione che la vede spensierata e civettuola all’inizio e travolta dalla vicenda in seguito. Il soprano purtroppo non ha certo un’ammirevole capacità di stare in scena e di fraseggiare per di più con una pronuncia perfettibile. La voce è esile ma il registro centrale è sonoro, mentre gli acuti risultano episodicamente stridenti. Ruolo, invece, che ben ha calzato all’altra Maddalena, Valeria Sepe, altra campana in palcoscenico, anche lei al debutto nello Chénier. Anche il baritono Massimo Cavalletti, dignitoso interprete, dei due grandi assoli “Son sessant’anni” e “Nemico della patria”, ha costruito per la prima volta il capopolo Gerard, che ci ha fatto dimenticare l’oratoria enfatica e demagogica del personaggio, poiché realizzato secondo il buon costume della musica. Bene anche Bersi, una convincente Nikolina Janevska, nell’evocazione del “ça irà”, con i rullanti fuori scena. Viva l’attenzione per l’Incredibile di Cristiano Olivieri, grazie al gradevole timbro e alla convincente presenza scenica. Parti piccole ma importanti sono risultate quelle di Roucher , con la voce di Nicolò Ceriani e la Contessa di Coigny, Carlotta Vichi. A completamento del cast Leonardo Cremona, Mathieu, Michele Patti, Pietro Fléville, Lorenzo Barbieri, Fouquier Tinville, Francesco Palmieri, Schmidt, Ivan Tamushi, l’abate, Filippo Micale nel doppio ruolo di Dumas e del Maestro di Casa e Maria Russo Madelon. Compatta l’orchestra del Massimo di Catania agli ordini di Paolo Carignani, mentre non si può dire parimenti del coro preparato Massimo Fiocchi Malaspina, che ha cavato intenso e lussureggiante suono, grazie alle belle individualità di cui è composta la formazione. 

 


 

La scrittura di Umberto Giordano non è mai troppo facile, poiché l’opera tutta procede a strappi, per contrasti, su lesti cambi di battuta, addirittura tra articolo e nome “La sfera che cammina”, di andamento, di tonalità lontane, anche di dramma fra passi di ironica vena settecentesca e scene disordinatamente popolaresche, grida canore e urli autentici, violini e arpeggi e perorazioni a organico strumentale pieno. Il pubblico ha letteralmente abbracciato il tenore Vincenzo Costanzo, dimostrandosi benevolo con l’intero cast.

 

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MANN/24 aprile 2026 ore 11/Auditorium/evento inaugurale L'avventura della moneta

 



 Venerdì 24 aprile 2026, alle 11:00, l'Auditorium del MANN ospiterà l'evento iniziale del ciclo di conferenze "L'avventura della moneta. Lo scambio infinito", organizzato in collaborazione con Banca d'Italia e MUDEM (Museo della Moneta della Banca d'Italia) e con il patrocinio della Città Metropolitana e del Comune di Napoli. 


    Il primo appuntamento, "L'oro di Napoli. Devozione, moneta e fiducia", sarà introdotto da Francesco Sirano, Direttore Generale del MANN, e vedrà come protagonisti il Sindaco di Napoli e della Città Metropolitana, Gaetano Manfredi e il Governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta.


Seguiranno gli interventi di Renata Cantilena, Direttrice dell'Istituto Italiano di Numismatica, Mons. Vincenzo De Gregorio, Abate Prelato della Cappella del Tesoro di San Gennaro, Alessandro Giraudo, docente di Finanza internazionale e geopolitica delle materie prime all'INSEEC di Parigi, e Federico Fubini, vicedirettore del Corriere della Sera e autore di "L'oro e la patria" (Mondadori, 2024).


    La scelta di Napoli e del MANN per un ciclo di incontri di rilevanza nazionale dedicato al ruolo e alla forma della moneta dall'antichità ad oggi non è casuale, ma si lega alla prossima riapertura, a maggio, della Sezione Numismatica del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.


    Gli altri due appuntamenti del ciclo sono in programma il 18 maggio e il 22 giugno. Il primo vedrà dialogare Domenico Piccolo (Professore emerito di statistica presso l'Università di Napoli Federico II) con Giovanni Iuzzolino (Progetto Museo della Moneta della Banca d’Italia) sul tema "Giocare con i numeri. La statistica come sesto senso finanziario".


Nell'ultimo incontro, dedicato a "Fiducia e registrazione: dall'Archivio dei Sulpici alla blockchain", si confronteranno la Vice Direttrice generale della Banca d'Italia Chiara Scotti e il Direttore del MANN Francesco Sirano.


    Tutti gli eventi sono gratuiti e a ingresso libero fino a esaurimento posti.

  

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Materia Madre/Lingua Madre

 La galleria Erica Ravenna 
presenta

Materia Madre/Lingua Madre
a cura di Benedetta Carpi De Resmini



12 maggio - 30 settembre 2026

inaugurazione martedì 12 maggio, ore 18.00

Galleria Erica Ravenna

Via della Reginella 3 - Via di Sant’Ambrogio 26, Roma

 


 Il 12 maggio la galleria Erica Ravenna inaugura la seconda mostra del 2026 proseguendo l’approfondimento sul tema del paesaggio e della natura avviato con la mostra di Vincenzo Agnetti appena conclusa.


Il progetto espositivo Materia Madre / Lingua Madre, a cura di Benedetta Carpi De Resmini, nasce da una riflessione sulla materia come elemento primario e generativo, matrice del vivente, e di lingua come processo continuo di traduzione e trasformazione. La mostra si configura come un paesaggio in divenire: un territorio sensibile in cui la natura non è sfondo né semplice oggetto di rappresentazione, ma presenza attiva — una forza che muta, respira, resiste e si rigenera.


Gli artisti invitati — Cyril de Commarque, Laura Pugno, Gaia Scaramella e Lucia Veronesi — intrecciano le loro ricerche come sistemi radicali sotterranei, attraversando materia, segno, gesto e simbolo. Pur nella diversità dei linguaggi, le loro pratiche condividono una tensione comune: interrogare il confine instabile tra organico e culturale, tra ciò che cresce spontaneamente e ciò che viene costruito, nominato, controllato.


Come afferma la curatrice: «la materia si fa narrazione, il mito si deposita nelle superfici, il segno germina come un seme. Le opere emergono da processi di metamorfosi continua, in cui il vivente assume forma simbolica e il linguaggio, a sua volta, si fa corpo, sostanza, traccia. In questo orizzonte, umano e non umano non si oppongono, ma entrano in una relazione di ascolto reciproco. Il linguaggio non descrive la natura dall’esterno: ne segue i ritmi, ne accoglie l’instabilità, ne riflette le trasformazioni. La metamorfosi diventa così una pratica relazionale, una postura critica capace di riconoscere nell’incertezza una condizione fertile.

La mostra si presenta come un ecosistema di mutazioni: uno spazio in cui forme, parole e immagini si disgregano e si ricompongono continuamente, mentre la natura riscrive senza sosta la propria grammatica. La trasformazione non è soltanto un immaginario poetico, ma un principio ecologico: adattamento, rigenerazione, persistenza. In questa prospettiva, anche il linguaggio si rivela materia viva, capace di contribuire alla costruzione di nuove alleanze tra essere umano e ambiente. La “lingua madre” evocata dal titolo non coincide con un’identità chiusa o con un’appartenenza esclusiva: è piuttosto una lingua originaria e preverbale, informe e condivisa, quella che precede la parola codificata, che appartiene al corpo, al respiro, alla relazione. Una lingua comune, radicata nella nostra materia madre.»


Ad aprire il percorso espositivo sono le opere su carta e una scultura lignea di Cyril de Commarque. Nella sua ricerca, dati ambientali, tracce naturali e visioni pre-umane si traducono in forme scultoree e immagini essenziali, capaci di rendere percepibili processi spesso invisibili. Il legno, materiale mai neutro, reca in sé la memoria dei territori da cui proviene. Mentre le forme bulbose, antropomorfe e generative, delle opere su carta attraversate da radici e germinazioni, evocano ecosistemi originari e nuove possibilità di vita nell’epoca dell’Antropocene.


Le opere di Laura Pugno della serie Persuasioni proseguono la mostra. Realizzate con la sabbia come materiale pittorico, nascono da un’indagine sulle piante costiere e sul fragile equilibrio tra permanenza e dispersione. La sabbia, elemento necessario alla vita delle specie rappresentate, sfugge al controllo e rivela la precarietà di ogni tentativo umano di dominio sulla natura. Il riferimento è alla costa veneta affacciata sull’Adriatico e a Bibione, territorio profondamente trasformato dall’antropizzazione turistica e dai continui interventi di ripascimento. Nel lavoro di Pugno la materia naturale conserva invece la propria autonomia: l’acqua modella, sedimenta, lascia tracce. L’opera nasce da un dialogo con i processi ecologici, non da un atto di controllo.


La mostra prosegue con le opere di Lucia Veronesi e con The plants you kill are doing quite well, lavoro in cui l’artista restituisce visibilità a specie credute estinte e riemerse sotto nuove tassonomie. Attraverso monotipi e ricami, il linguaggio scientifico si trasforma in lessico poetico, generando un nuovo vocabolario vegetale. Più in generale, la sua ricerca si confronta con ciò che scompare - forme, specie, parole, memorie - costruendo una grammatica fragile in cui l’estinzione appare non solo come fenomeno biologico, ma anche come perdita simbolica e culturale.


In ultimo, la mostra si chiude con le opere di Gaia Scaramella. Per l’artista la materia occupa un ruolo centrale: superfici, oggetti e immagini vengono trasformati attraverso processi che generano cortocircuiti tra ironia, vulnerabilità e critica sociale. La materia non è mai semplice supporto, ma organismo vivo e spazio relazionale, capace di mettere in tensione naturale e artificiale, cura e costrizione, desiderio e collasso. Nella serie Matribus, piccole figure antropomorfe emergono da elementi ceramici lucidi e seriali, sospese tra nascita e caduta. L’artista costruisce una micro-comunità di esseri fragili che cercano sostegno in strutture ambigue: nido, oggetto di design, grembo, dispositivo. Un’allegoria della condizione contemporanea, in cui ciò che protegge può anche limitare, e ogni forma di dipendenza rivela al tempo stesso vulnerabilità e possibilità di relazione.


La mostra è accompagnata da un catalogo con un testo critico di Benedetta Carpi De Resmini e poesie di Valerio Magrelli.


 

 

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Domenico Ingenito porta in scena "Nuttata"

 Giovedì 23 aprile 2026, Sala Assoli Moscato

Nuttata di e con Domenico Ingenito

In scena, per la stagione del Teatro Nuovo di Napoli, il monologo di Koltès

che rivive in una potente riscrittura tra poesia, strada e umanità marginale

 


 


 

Un uomo cammina nella notte parlando senza sosta per non essere inghiottito dal silenzio. La sua voce è un tentativo disperato di esistere e lasciare una traccia. Parla per sentirsi reale, nella speranza che qualcuno, anche invisibile, lo riconosca.

È da questa urgenza che prende forma Nuttata traduzione e adattamento in napoletano del celebre monologo La nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltès, in scena giovedì 23 aprile 2026 alle ore 20.30 alla Sala Assoli Moscato, all’interno della stagione del Teatro Nuovo di Napoli.

In scena Domenico Ingenito, che di questo progetto è anche autore della riscrittura, attraversa il monologo come un territorio vivo, dove la parola non è mai solo parola ma respiro, corpo, necessità.

Il testo di Koltès racconta l’incontro mancato tra uno straniero e un passante, trasformandosi in un flusso verbale che dà voce all’emarginazione, al desiderio d’amore, alla solitudine di chi vive ai bordi.

Ma Nuttata non è una semplice traduzione, è un attraversamento. Ingenito costruisce il suo lavoro muovendosi su due traiettorie parallele: da un lato, il confronto diretto e rigoroso con la lingua originale francese; dall’altro, l’ascolto profondo della realtà contemporanea.

Nelle stazioni, nei luoghi di passaggio della città di Napoli, incontra i “ragazzi di vita”, li invita a leggere, a restituire il testo con le loro inflessioni, i loro ritmi, la loro verità. Quelle voci restano, sedimentano, diventano struttura invisibile della riscrittura.

È così che il napoletano, lingua densa, musicale e contraddittoria, s’impone non come scelta estetica ma come necessità. Una lingua che accoglie la ferita e la bellezza, che sa essere insieme lirica e concreta, capace di restituire tutta la complessità del protagonista.

Con il disegno luci di Sebastiano Cautiero lo spettacolo, presentato da Interno5 con Opera Estate Festival, costruisce uno spazio essenziale e immersivo, dove la parola diventa azione e la scena si fa luogo di incontro, o forse di mancato incontro.

Nuttata è, in fondo, una soglia tra lingue, identità, solitudine e desiderio. Una notte che appartiene a chi parla, ma anche a chi ascolta. Perché in quella voce che insiste, che cerca, che non si arrende, si riconosce qualcosa di profondamente umano: la necessità di esistere nello sguardo dell’altro.

Nuttata di e con Domenico Ingenito

Giovedì 23 aprile 2026, Sala Assoli Moscato


 

 

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MARK FRANCIS. Sea of Sound

Mark Francis rappresenterà la Repubblica di San Marino alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia con il progetto "Sea of Sound", a cura di Luca Tommasi


 

Una nuova sede, tra Arsenale e Giardini, per il Padiglione progettato e realizzato da FR Istituto d'Arte Contemporanea S.p.a., che si conferma nel ruolo di organizzatore.
Sarà Mark Francis (Newtownards, Irlanda del Nord, 1962) a rappresentare la Repubblica di San Marino alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia. Curato da Luca Tommasi, il progetto Sea of Sound presenterà un nuovo corpus di opere dell'artista, da sempre interessato ad approfondire i rapporti fisici e poetici che intercorrono fra arte, suono e scienza.

Nel 2026, il Padiglione del Titano sarà ospitato in una nuova sede, collocata tra Arsenale e Giardini: Tana Art Space (Fondamenta de la Tana n. 2111), ex deposito di legna e carbone convertito all'arte e alla cultura.

Il Padiglione di San Marino è progettato e realizzato da FR Istituto d'Arte Contemporanea S.p.a., galleria d'arte sammarinese che fa capo a Roberto Felicetti, Vincenzo Rotondo e Alessandro Bianchini, con il supporto della Segreteria di Stato Istruzione e Cultura e la supervisione di Valentina Garavini nel ruolo di commissario.

«Non appena è stato rivelato il tema della Biennale, In Minor Keys, di Koyo Kouoh e del suo team, la scelta di Mark Francis mi è apparsa immediatamente naturale e adeguata poiché in piena consonanza semantica e metaforica con le più recenti progettualità dell'artista nordirlandese denominate Soundscapes, Acoustic Ocean, Harmonic Field», dichiara il curatore Luca Tommasi. «In Minor Keys è un'espressione mutuata dalla musica che sta a significare una modalità di esecuzione in tono minore, e che mira ad estendere il concetto dal puro ambito musicale alla necessità per gli esseri umani di riconnettersi con le frequenze della propria anima, ad affinare e amplificare la capacità di ascolto dei sussurri e delle voci più flebili rispetto alla narrativa dominante, agendo come un diapason in grado di riportare equilibrio e armonia».

Mark Francis ha sviluppato sin dagli anni '90 un lavoro prevalentemente incentrato sulla pittura astratta. Un'esperienza sonora ed emotiva che si traduce in opere che evocano sensazioni uditive attraverso la rappresentazione visiva, in una dimensione sinestetica e plurisensoriale.

Il titolo Sea of Sound allude alla vastità di suoni e frequenze in cui siamo immersi e alla capacità di intercettarle, selezionarle e declinarle in esperienze personali, anche attraverso il filtro dell'emotività.

Il Padiglione si articolerà in due stanze: nella sala d'entrata una proiezione dal titolo Listening Field condurrà lo spettatore nel mondo delle immagini dell'artista; nella seconda sala una serrata selezione di dipinti inediti di grande formato, realizzati ad olio su tela o alluminio, consentirà allo spettatore di approfondire la sua ricerca.

«Pur essendo il mio lavoro di natura astratta, esso è concettualmente guidato da idee che traggono ispirazione dalla scienza, dal suono e dal colore. Invece di replicare queste idee, mi sono sempre concesso di perdermi nel processo creativo, dando vita a forme nuove e immaginate. La mia pratica si concentra principalmente sulla pittura, ma ho esplorato anche altri linguaggi, come la grafica d'arte e la scultura. Ora che sto ampliando la mia ricerca verso l'immagine in movimento, non vedo l'ora di condividere questa nuova direzione alla Biennale Arte 2026», dichiara l'artista Mark Francis.

Il logo del Padiglione trae origine da un dipinto, al quale sono sovrapposte le tre iconiche torri del Monte Titano, propagatrici di onde di libertà, indipendenza e creatività. Punti di ascolto privilegiato e rifugi acustici al di sopra di quel "mare dei suoni" evocato dall'artista.

Maggiori informazioni relative alla partecipazione nazionale sammarinese alla Biennale Arte 2026 sono disponibili all'indirizzo

 www.biennaleveneziasanmarino.com, Facebook @biennaleveneziasanmarino, Instagram @biennalevenezia_sanmarino. Hashtag ufficiali: #biennaleveneziasanmarino - #markfrancis - #seaofsound.


Mark Francis è un pittore nordirlandese che vive e lavora a Londra. Nato nel 1962 a Newtownards, nella contea di Down, ha conseguito una laurea in Belle Arti presso la St. Martin's School of Art tra il 1981 e il 1985, seguita da una specializzazione in Belle Arti presso la Chelsea School of Art nel 1986. Mark Francis ha sviluppato una vasta pratica prevalentemente incentrata sulla pittura astratta. Le sue influenze e i suoi interessi sono in continua evoluzione, focalizzando la propria indagine sul rapporto arte e scienza. Francis ha esposto in istituzioni e gallerie del Regno Unito e in tutto il mondo, tra cui alla Hugh Lane Municipal Gallery di Dublino, alla Milton Keynes Gallery, alla City Art Gallery di Manchester e alla Royal Academy nella celebre mostra di Saatchi, Sensation, nel 1997. Nel 2022 ha allestito la personale Re-Echo a Palazzo Collicola, una mostra curata da Marco Tonelli che ha rappresentato la sua prima esposizione personale in un museo pubblico italiano. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni, tra cui la Tate Gallery, l'IMMA Ireland e l'Arts Council England.

Luca Tommasi nasce a Monza nel 1972 e inizia il suo viaggio pluriventennale nel mondo dell'arte nel 2002 a Finarte Casa d'aste, diventandone prima banditore e poi direttore, maturando una profonda esperienza del mercato e della scena artistica. Dal 2008 al 2012 assume la curatela delle mostre della Galleria civica di Seregno e nel frattempo apre una propria galleria prima a Monza e poi a Milano. Ha operato come curatore di mostre in spazi sia pubblici che privati e come personaggio televisivo, dedicandosi principalmente alla promozione di artisti britannici e internazionali, contribuendo attivamente alla diffusione della loro conoscenza in Italia. Ha all'attivo 25 mostre curate presso istituzioni pubbliche in Italia e all'estero (tra cui New York, Dubai e Sofia) e altrettanti titoli in catalogo con primarie case editrici nazionali. Si è specializzato nella pittura inglese della fine del XX secolo e nel 2025 ha dato alle stampe il suo saggio Young British Artists: da Frieze a Sensation, edito da Silvana Editoriale.

FR Istituto d'Arte Contemporanea S.p.a. è una galleria d'arte moderna e contemporanea fondata nel 2006 a San Marino da Roberto Felicetti, Vincenzo Rotondo e Alessandro Bianchini. La scelta della sede è stata valutata in funzione della centralità dello Stato di San Marino rispetto al territorio nazionale Italiano, oltre che per la riconosciuta attenzione a qualsiasi forma di creatività, che in passato hanno attirato artisti e uomini illustri. L'attività si caratterizza sia per progetti di consulenza all'interno del mercato dell'arte italiana, sia per l'organizzazione di mostre dedicate ai principali artisti del Novecento storico italiano e del panorama internazionale. Tra le esposizioni: Essere, Adesso, personale di Anne Cecile Surga (Galleria d'Arte Luca Tommasi, Milano), Al di là della forma. Mostra sul novecento Storico Italiano (Palazzo Granieri della Roccia, Torino), La fine dell'avanguardia da De Chirico a Guttuso, a cura di Vittorio Sgarbi (Galleria d'Arte San Marino, Palazzo Arzilli), la personale di Pablo Atchugarry presso il Waterfront di Porto Cervo e Pablo Atchugarry e i principali Movimenti Artistici italiani del XX secolo (ex Chiesa della SS. Trinità, Cuorgnè). FR Istituto d'Arte Contemporanea S.p.a. si conferma nel ruolo di organizzatore del Padiglione di San Marino alla Biennale Arte 2026 dopo i positivi riscontri ottenuti in occasione della 60. Esposizione Internazionale d'Arte (Nomader, mostra personale di Eddie Martinez a cura di Alison Gingeras), della 59. Esposizione Internazionale d'Arte (Postumano Metamorfico, Palazzo Donà Dalle Rose, 2022) e della 18. Mostra Internazionale di Architettura (Ospite Ospitante, La Fucina del Futuro, 2023).

 

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Apertura Festiva gratuita 25 aprile e ultime date VENI, VIDI, HERCVLANEVM

Ultime date per la Virtual Reality Experience
e Apertura Festiva gratuita il 25 aprile
al Parco Archeologico di Ercolano


 

 
In occasione della Festa della Liberazione, il Parco Archeologico di Ercolano apre le proprie porte a tutti i visitatori con ingresso gratuito. Il 25 aprile il sito sarà accessibile secondo i consueti orari di apertura (dalle ore 8:30 alle ore 19:30 -ultimo ingresso ore 18:00), offrendo a residenti e turisti l'opportunità di vivere uno dei siti patrimonio UNESCO del Vesuviano in una giornata di festa e memoria collettiva.
Informazioni e aggiornamenti su  ercolano.cultura.gov.it.
     Saranno regolarmente aperti:

    il Padiglione della Barca, che custodisce testimonianze eccezionali del profondo legame tra Ercolano e il mare, tra cui la lancia militare rinvenuta sull’antica spiaggia;
    l’Antiquarium, prezioso scrigno della vita quotidiana romana, con i legni antichi carbonizzati, conservatisi in modo straordinario, e i celebri Ori di Ercolano, simbolo della raffinatezza degli antichi abitanti.

Il 25 aprile sarà aperta anche la mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”. Allestita negli spazi monumentali di Villa Campolieto (Corso Resina 283, Ercolano) – splendida dimora settecentesca del Miglio d’Oro a pochi passi dal sito – la mostra conduce i visitatori in un percorso immersivo dedicato alla cultura alimentare nell’antica Ercolano: reperti organici di straordinaria conservazione, utensili, vasellame e oggetti di uso quotidiano raccontano le abitudini degli antichi Ercolanesi, in dialogo con la raffinata architettura vanvitelliana che fa da cornice all’esposizione.
Orario mostra: 9:00 – 19:00 (ultimo ingresso ore 18:00)
Biglietto combinato Villa Campolieto + Mostra: € 7 intero
Acquisto online: ercolano.cultura.gov.it/dalluovoallemele
 
Si avvicinano, inoltre, le ultime date disponibili per VENI, VIDI, HERCVLANEVM, la Virtual Reality Experience che dal mese di febbraio ha trasformato la visita al Parco Archeologico di Ercolano in un viaggio immersivo nell’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio.
Grazie a questo nuovo progetto sperimentale, il passato non è mai stato così vicino per i fruitori che, grazie ai visori 3D, possono attraversare virtualmente le strade, gli edifici e gli ambienti della Ercolano romana, con un livello di coinvolgimento emotivo e cognitivo del tutto inedito. Si tratta di un’iniziativa innovativa, coinvolgente e accessibile, che consente di entrare idealmente nell’antica Ercolano, esplorarne gli spazi, riviverne atmosfere e dettagli, osservare ambienti e architetture ricostruiti in 3D come se fossero davanti ai propri occhi.
Grazie alla realtà virtuale, i visitatori possono comprendere meglio l’organizzazione urbana, gli edifici e la vita quotidiana della città antica.
Per vivere questo “viaggio”, senza costi aggiuntivi (sarà sufficiente acquistare il biglietto di ingresso), le ultime date disponibili sono: 27 e 29 aprile 2026 e 4 maggio 2026.
L’esperienza è accessibile a ogni tipologia di pubblico, con un’attenzione particolare alle persone con disabilità fisiche, cognitive e sensoriali. Il personale specializzato del Parco accompagna i partecipanti in ogni fase, garantendo sicurezza e piena fruibilità.
Informazioni pratiche
Date disponibili: 27 aprile – 29 aprile – 4 maggio 2026
Giorni: lunedì e mercoledì
Orario: dalle 9:30 alle 12:30
Luogo: Visitor Center del Parco
Modalità: turni da 10 minuti, 2 postazioni per 2 visitatori contemporaneamente
Costo: gratuita, inclusa nel biglietto ordinario di ingresso al sito


 


Prenotazione obbligatoria
Online: ercolano.coopculture.it
Call center: +39 081 0106490 (lun–sab, ore 9:00–17:00)
Posti limitati. Si consiglia la prenotazione anticipata.

Parco Archeologico di Ercolano
Corso Resina Ercolano -Na-


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