martedì 23 giugno 2026

Pompei lancia la realtà aumentata


 

La Casa del Citarista apre e diventa palestra per l’archeologia del Futuro
Una app, Portyl, per rivivere la storia

 


Pompei lancia la realtà aumentata. Grazie ad una app, Portyl, diventa ora possibile esplorare la città così come era nel 79 d.C., vivendo un’esperienza che unisce rigore scientifico, innovazione tecnologica e fruizione immersiva.


La Casa del Citarista, una tra le più grandi case di Pompei e la prima a essere interessata da questo progetto digitale, apre al pubblico il 24 giugno 2026 e diventa una vera e propria palestra per l’archeologia del futuro: un luogo in cui ricerca, ricostruzione e narrazione si fondono per restituire vita a uno spazio antico.


All’interno della casa, celebre per la statua dell’Apollo Citarista – da cui il nome della dimora – i visitatori possono osservare ambienti, arredi e scene di vita quotidiana ricostruiti digitalmente. Ma l’esperienza non si limita a questo edificio: anche luoghi simbolo come il Foro, l’Anfiteatro, il Teatro Grande e l’Odeion (Teatro Piccolo) diventano visibili in realtà aumentata, offrendo un viaggio immersivo nel cuore della città antica.

 

 



Portyl, una App per ricostruire la casa e vivere i luoghi

 
L'app Portyl consente ai visitatori di vivere i siti storici così come apparivano nel periodo di massimo splendore, utilizzando un iPhone, uno smartphone Android o un tablet. Attraverso ricostruzioni digitali dettagliate e storicamente accurate, i visitatori possono esplorare liberamente ogni luogo, osservando non solo l'architettura, ma anche le persone, gli animali e gli eventi che un tempo davano vita a questi spazi.
 
Gli utenti possono assistere a momenti della vita di Pompei come i combattimenti dei gladiatori nell'Anfiteatro, gli spettacoli nel Teatro Grande e nell'Odeon, e l’eruzione del Vesuvio. Presso la Casa del Citarista, i visitatori possono immergersi nella vita quotidiana all’interno della domus e dell'ambiente circostante.


La tecnologia su cui si basa l'app Portyl, realizzata da Histoury Inc., utilizza le più recenti innovazioni nei campi del LiDAR, della fotogrammetria e dell'intelligenza artificiale generativa. Ogni sito all'interno di Pompei è stato meticolosamente scansionato, studiato approfonditamente e ricreato con cura dal team di artisti della Histoury Inc.


Il visitatore può scaricare gratuitamente l’app Portyl attraverso QR Code – posizionati presso le tre entrate del Parco, oppure nelle aree incluse nell’esperienza – che indirizzano all’App Store o al Play Store.


Portyl sarà gratuita per tutti i visitatori fino al 15 luglio 2026. Successivamente, all’interno dell’app saranno disponibili tre contenuti gratuiti: la Basilica (nei pressi del Foro), Quadriportico ed esterno dell’Anfiteatro. Tutti gli altri contenuti immersivi saranno disponibili a pagamento, al costo di 15,00 euro. I siti inclusi nell’esperienza completa sono: il Foro, la Domus del Citarista, il Teatro Grande, l’Odeon e l’Anfiteatro.


Inoltre, presso la biglietteria, il bookshop e gli infopoint gestiti da Opera Laboratori Fiorentini sarà possibile noleggiare al costo di 20,00 euro un tablet che include l’app Portyl con tutti i contenuti interamente sbloccati, consentendo anche ai visitatori sprovvisti di un dispositivo compatibile di accedere all’esperienza immersiva.


Portyl utilizza un sistema di geofencing basato sul segnale GPS per riconoscere la presenza fisica del visitatore all’interno delle aree abilitate. Questa tecnologia consente un allineamento estremamente preciso tra gli ambienti ricostruiti e la sua posizione reale, permettendo un utilizzo senza interruzioni. In pochi secondi, il visitatore viene posizionato virtualmente nel punto in cui si trova fisicamente, potendo osservare l’ambientazione storica ricostruita e riportata in vita.
 
Per favorire una fruizione più ampia, anche al di là della presenza fisica sul posto, l’app sarà utilizzabile anche in modalità remota al di fuori di Pompei.
 
Non si tratta solo di un progetto digitale, ma di un nuovo modo di intendere l’archeologia. «L’introduzione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali segna un passaggio cruciale. Questi strumenti sono destinati a rivoluzionare la tutela, la ricerca e la fruizione del patrimonio culturale. Tuttavia, questa rivoluzione non è neutrale - spiega il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel - il suo esito dipende dall’uso che ne faremo. L’IA rappresenta una straordinaria opportunità se orientata alla democratizzazione della conoscenza, rendendo accessibili a tutti contenuti complessi e spesso difficili da comprendere. Può ampliare il pubblico, coinvolgere nuove generazioni e abbattere barriere culturali e fisiche. Allo stesso tempo, esiste un rischio: che la tecnologia si chiuda in un circuito autoreferenziale, arrivando a produrre contenuti per sé stessa, senza un reale legame con la ricerca scientifica e con il patrimonio autentico. È proprio qui che entra in gioco il ruolo dell’archeologia. Gli archeologi non devono diventare spettatori passivi di macchine che elaborano dati e ricostruzioni, ma registi consapevoli della trasmissione del patrimonio. La sfida è guidare queste tecnologie, assicurando che ogni ricostruzione digitale sia fondata su basi solide, verificabili e condivise mantenendo un equilibrio tra spettacolarizzazione e rigore scientifico».


 Inclusione e creatività nella Casa del Citarista

 
Inoltre, con l’apertura della Casa del Citarista, Parvula Domus – la fattoria culturale e sociale del Parco, gestita dalla cooperativa “Il Tulipano” – prosegue il proprio impegno per favorire inclusione e creatività all’interno del sito archeologico di Pompei. I ragazzi di Parvula Domus, ogni mercoledì a partire dal 1° luglio, accoglieranno il pubblico in un appuntamento dedicato alla visita degli ambienti e ai laboratori correlati ai temi che connotano la casa.

 

 



 
Il “mistero” della statua dell’Apollo Citarista e nuove ipotesi sulla storia della casa del Citarista

 
Il progetto di realtà aumentata è basato su una ricerca multidisciplinare sulla casa del Citarista, che è stata scavata a partire dal 1853 ed è oggi difficilmente comprensibile, dal momento che molti affreschi e reperti furono portati al Museo di Napoli, come era usuale a quei tempi.


I risultati delle ricerche coordinate dal direttore Zuchtriegel sono confluite in un nuovo modello digitale della casa, elaborato insieme a un gruppo di ricerca guidato da Francesco Colace, Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Salerno, e a Luisa Ferro della facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Il modello è stato costruito con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale (IA) e ha fornito una base scientifica per l’app che viene messa a disposizione del pubblico. Inoltre, è stato pubblicato un libro dal titolo L’Apollo di Pompei: ricostruzione di un capolavoro classico, a cura del direttore e con un’appendice dei collaboratori Anna Civale e Alessandro Russo, stampato da Giunti e Sillabe quali concessionari del servizio editoriale di Pompei.


Il libro sostiene che la statua dell’Apollo Citarista, ovvero dell’Apollo suonatore di cetra (in realtà più verosimilmente di una lira), che a lungo è stata ritenuta un’invenzione classicistica di epoca imperiale, in realtà è una copia fedele di un originale greco di V secolo a.C., di cui si conservano altre copie, in tutto una decina. Tra esse, la statua di Pompei è l’unica in bronzo, mentre le altre sono realizzate in marmo. Attraverso la “critica delle copie”, il metodo sviluppato dall’archeologia ottocentesca per la ricostruzione degli originali greci tramite le copie romane, e l’analisi accurata del contesto della casa, gli autori cercano di mostrare come la domus pompeiana sia una grandiosa rievocazione della casa di Augusto sul Palatino, al cui centro sorgeva il tempio di Apollo, divinità a cui l’imperatore era molto legato. Considerando, inoltre, che Augusto aveva posseduto una statua di Apollo realizzata da Mirone, scultore ateniese di V secolo a.C., prende forma l’ipotesi che l’Apollo Citarista di Pompei discenda da un celebre archetipo classico.


La casa, in questi anni, è anche oggetto di ricerche stratigrafiche e di archivio, a cura di Annette Haug e Asja Müller dell’università di Kiel (Germania), che mirano a chiarire meglio la complessa storia edilizia dell’edificio, che nasce dall’unificazione di più unità abitative originariamente separate.

 


 


Gli interventi di restauro e di ricostruzione storica dei giardini


La Casa del Citarista ha due ingressi distinti, situati rispettivamente su via dell’Abbondanza e su via Stabiana. L'abitazione occupa gran parte dell'isolato in cui sorge, poiché nacque nel I secolo a.C. dalla fusione di due dimore preesistenti. Questo accorpamento, che richiese importanti interventi di ristrutturazione e decorazione, ha dato vita a un complesso di ben 2.700 mq, caratterizzato da due atri e tre peristili.


La casa è stata oggetto di interventi strutturali, di miglioramento dell’accessibilità e di restauro conservativo a cura del Team Ales Manutenzione Programmata e dei restauratori di Ales S.p.A. Nella quasi totalità degli ambienti si è proceduto alla pulitura e consolidamento delle murature. Particolare cura è stata dedicata ai peristili, le cui colonne sono state consolidate. Sul fronte dell'accessibilità e della fruizione, il percorso di visita è stato integrato per superare i dislivelli della domus e abbattere le barriere architettoniche, secondo gli standard del percorso facilitato “Pompei per tutti”. Infine, gli interventi conservativi hanno interessato superfici e manufatti.


Un meticoloso lavoro di restauro ha interessato anche le celebri sculture bronzee dell’antica fonderia Chiurazzi, nello specifico la statua dell'Apollo Citarista, la figura del serpente e il gruppo con cani e cinghiale, che sono copie degli originali oggi conservati presso il Museo archeologico di Napoli.  Le copie sono state accuratamente ripulite dai materiali estranei, salvaguardando le loro patine nobili di cuprite e malachite, preservando così un tassello fondamentale della storia e della vita quotidiana di Pompei.


Il restauro del giardino della Casa del Citarista si è basato sull'analisi delle tracce archeologiche e sull'impiego della vegetazione come elemento strutturale dello spazio. Il progetto valorizza la visione d'insieme degli ambienti, utilizzando per la ricostruzione botanica il Laurus nobilis (alloro), pianta sacra ad Apollo.














Parco Archeologico di Pompei
via Plinio 
Pompei (Napoli)

 

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Nuova area verde e giochi a Fossamastra

Inaugurata la nuova area verde e giochi a Fossamastra: a disposizione dei cittadini un luogo attrezzato, con percorsi pedonali, area giochi e collegamenti ciclopedonali

 



La Spezia, 23 giugno 2026 – Prosegue senza sosta il percorso di rigenerazione urbana della città avviato dall’Amministrazione Peracchini, che negli ultimi anni ha promosso interventi di recupero, risanamento e riconversione di aree degradate o non più funzionali, trasformandole in nuovi spazi pubblici a servizio dei cittadini e contribuendo al miglioramento della qualità della vita nei quartieri.

Questa mattina il Sindaco Peracchini insieme all’assessore Cimino, a Don Luigi Vegini e ai tecnici comunali ha effettuato l’inaugurazione della nuova area verde di Fossamastra, realizzata nell’ambito dell’intervento di riqualificazione dell’ex deposito containers Tarros.

 




L’opera rappresenta un importante intervento di rigenerazione urbana per Fossamastra e per il sistema dei quartieri fronte porto, restituendo alla città uno spazio pubblico attrezzato, accessibile e integrato con la rete dei percorsi pedonali e ciclabili.

Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara: “Un’area che per anni è stata segnata dalla presenza dei container e da una destinazione legata alle attività portuali oggi cambia completamente volto grazie al lavoro di questa Amministrazione. Dove prima c’era uno spazio degradato e non fruibile, oggi consegniamo ai cittadini una nuova area verde con giochi di ultima generazione per i bambini, alberi, panchine, percorsi pedonali e ciclopedonali e spazi aperti dedicati allo sport e al tempo libero. Si tratta di un intervento che rientra nel più ampio programma di rigenerazione urbana che stiamo portando avanti in tutta la città, con l’obiettivo di recuperare aree inutilizzate o compromesse e restituirle alla comunità. Fossamastra e Pagliari stanno vivendo una stagione di rinascita concreta, fatta di opere e investimenti che migliorano la qualità della vita delle persone. Questa nuova area verde si trova inoltre alle spalle di Desteenazione, progetto nato dalla riqualificazione dell’ex palazzina Tarros, e rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di valorizzazione del quartiere. Consegniamo ai residenti e alle famiglie un luogo pensato per lo svago, l’incontro e la socialità. Ringrazio Don Luigi Vegini per la collaborazione, gli uffici tecnici del comune e la ditta che ha effettuato i lavori. Quest’opera si inserisce in un più ampio progetto di rilancio del quartiere, che comprende la realizzazione di via Rita Levi Montalcini, un’area camper attrezzata,  collegamento tra via delle Casermette e via Pagliari, con la creazione di nuovi parcheggi e una nuova viabilità; la riqualificazione del Parco Sabrina, con il primo lotto già completato e il secondo attualmente in fase di realizzazione; oltre agli interventi di potenziamento dell’acquedotto e alla realizzazione della nuova rete fognaria”.

 




L’intervento ha trasformato un’area precedentemente legata a funzioni logistiche in un nuovo spazio a servizio del quartiere, con area verde, percorsi pedonali, area giochi, arredi, recinzioni, accessi, sistemazioni ambientali e collegamenti ciclopedonali.

Il progetto ha compreso sia la realizzazione della pista ciclabile sia la sistemazione dell’area verde attrezzata, configurandosi come intervento integrato di urbanizzazione primaria e secondaria. L’obiettivo generale è stato il recupero di un ambito urbano connesso ad attività logistiche e infrastrutturali, con la restituzione a Fossamastra e alla città di nuovi spazi pubblici fruibili, sicuri e meglio collegati.

I lavori, per un importo di oltre 1.200.000 euro sono stati affidati all’impresa Porfirea S.r.l.

La pista ciclabile ha rappresentato il primo stralcio funzionale dell’intervento e ha interessato i tratti compresi tra Via Privata ENEL, Via Valdilocchi e Via delle Casermette. Le opere hanno riguardato la realizzazione delle infrastrutture dedicate alla mobilità ciclabile, con pavimentazioni, delimitazioni, segnaletica e interventi necessari a garantire continuità e fruibilità del collegamento. Durante l’esecuzione sono state introdotte alcune modifiche al tracciato originario, finalizzate a migliorare funzionalità, sicurezza e integrazione con la viabilità esistente.

La nuova area verde comprende spazi per il gioco e la sosta, attrezzature ludiche, sedute, tavoli, percorsi pedonali e sistemazioni a verde. Sono state inoltre realizzate opere di recinzione e chiusura dell’area, cancelli e accessi pedonali, oltre a interventi di messa in sicurezza del fosso interno mediante ringhiere e parapetti.

 




L’intervento ha incluso anche la bonifica del fosso idrico, opere di regimazione delle acque meteoriche per migliorare il drenaggio dell’area, interventi di bonifica e ripristino ambientale dei terreni e la realizzazione dell’allaccio fognario della palestra di Fossamastra alla rete pubblica. Per quanto riguarda l’illuminazione, sono state mantenute le predisposizioni edili, come pozzetti e corrugati, così da rendere possibile un eventuale completamento futuro senza rilevanti nuove opere civili.

Il percorso esecutivo è stato complesso e ha richiesto modifiche contrattuali, approfondimenti ambientali, interventi di bonifica, gestione delle interferenze con sottoservizi, aree operative e proprietà limitrofe, oltre a sospensioni, riprese parziali e proroghe formalmente autorizzate.

 




Tra le principali criticità affrontate figurano il rinvenimento di ordigni bellici, la presenza di sottoservizi, le interferenze con attività operative limitrofe, la caratterizzazione ambientale dei suoli, la necessità di bonifica e ripristino ambientale, la ridefinizione degli accessi attraverso le aree parrocchiali, la demolizione di manufatti ammalorati, la gestione degli scarichi della palestra, le condizioni stagionali per l’attecchimento del verde e i tempi di fornitura degli arredi.

Con questa nuova area verde, Fossamastra dispone oggi di un nuovo spazio pubblico attrezzato, pensato per la socialità, il gioco, la mobilità dolce e la qualità urbana del quartiere.

 

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Presentato il restauro delle pergamene della Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini”

Il Sindaco Peracchini: “Un intervento importante per tutelare e valorizzare una delle fonti più antiche e preziose della storia del nostro territorio”

 


 


La Spezia, 23 giugno 2026 – È stato presentato questa mattina, presso la Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini”, il restauro del Fondo Pergamene della Biblioteca Civica e dell’Archivio storico comunale della Spezia.


Alla conferenza stampa sono intervenuti il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini e la Dirigente ai Servizi Culturali Rosanna Ghirri, che hanno illustrato l’intervento di conservazione e valorizzazione che ha interessato l’intero Fondo, composto da 55 pergamene, le più antiche delle quali risalgono all’XI secolo e arrivano fino ai primi dell’Ottocento.

 


 


Il Fondo Pergamene rappresenta una delle raccolte documentarie più rilevanti conservate dalla Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini”. Le pergamene furono raccolte nel tempo dai direttori Ubaldo Mazzini e Ubaldo Formentini, nell’ambito delle loro ricerche sulla storia del territorio, con l’obiettivo di arricchire il patrimonio della Biblioteca civica.


“Il restauro del Fondo Pergamene della Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini” rappresenta un intervento fondamentale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico della nostra Città” spiega il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini. “Questi documenti ripercorrono la storia del nostro territorio, e costituiscono una testimonianza straordinaria per approfondire le origini della Spezia e la sua evoluzione attraverso secoli ed epoche, soprattutto se pensiamo che alcune di queste pergamene risalgono a quasi mille anni fa: il restauro di questi preziosi documenti è quindi un modo concreto per riscoprire le nostre radici ed esplorare come la nostra Città sia cambiata nel tempo, secolo dopo secolo, dalle istituzioni alle relazioni sociali, dal tessuto economico a quello politico, passando per la toponomastica. I personaggi illustri che hanno attraversato il nostro Golfo e le nostre strade, gli eventi che hanno segnato la vita della comunità e le trasformazioni del territorio rivivono attraverso queste testimonianze uniche, che oggi possiamo conservare e tramandare alle future generazioni. Un patrimonio di inestimabile valore che appartiene a tutti i cittadini e che continua a raccontare l’identità e la memoria della Spezia” conclude il Sindaco.

 


 


Una parte particolarmente significativa del Fondo riguarda le carte del Monastero di San Venerio del Tino, per un totale di sedici unità, studiate e pubblicate da Giorgio Falco nel 1917 e nel 1933. A queste si aggiungono diversi atti notarili relativi al territorio del Golfo della Spezia e alle zone limitrofe.
Il primo nucleo del Fondo fu acquistato dal Comune della Spezia nel 1902, per la somma di 350 lire, su proposta dello stesso Ubaldo Mazzini, da un cittadino sarzanese che le conservava nella propria collezione privata. Nel 1956 lo studioso Emilio Cerulli pubblicò il regesto delle prime 45 pergamene, redatte tra il 1051 e il 1575, nel “Giornale Storico della Lunigiana”.


Le pergamene costituiscono oggi una fonte fondamentale per lo studio della storia del Golfo della Spezia e dei territori vicini. I documenti offrono testimonianze preziose sulle dinamiche politico-sociali dell’epoca, sull’economia delle comunità monastiche e territoriali locali, sulla storia feudale della Lunigiana e sull’antica toponomastica. Tra le località citate figurano Albana, Varignano, Fezzano, Panigaglia, Portovenere, Campiglia, Fabiano e Marinasco.

 


 


Particolare rilievo assumono le pergamene legate al Monastero di Santa Maria e San Venerio del Tino, edificato attorno al 1050 dai monaci Benedettini in corrispondenza della sepoltura con le reliquie del santo. Gli atti documentano donazioni, conferme di privilegi, proprietà, diritti e rapporti feudali, restituendo un quadro di grande interesse per la conoscenza delle antiche comunità della Lunigiana e della Liguria orientale.


Nel gennaio 2025, su autorizzazione della competente Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Liguria, il Comune della Spezia ha avviato il restauro dell’intero Fondo, affidando l’intervento al laboratorio Litterae di Stefano Croce.


Molte pergamene presentavano danni accumulati nel corso dei secoli, dovuti a umidità, pieghe, abrasioni e macchie di diversa natura. Il restauro ha previsto la spolveratura e la pulitura dei supporti e degli inchiostri con tecniche professionali, il risarcimento delle lacune e lo spianamento dei materiali ove necessario. A conclusione dell’intervento sono stati inoltre realizzati appositi contenitori conservativi, in materiale idoneo, per ciascuna pergamena.

 

Il progetto restituisce alla Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini” un patrimonio documentario di straordinaria importanza, rafforzando il lavoro di tutela, studio e valorizzazione della memoria storica cittadina e territoriale.

 


 


Elenco delle pergamene esposte

    19 agosto 1051 – Il marchese Alberto dona beni immobili, terreni e proprietà siti in località Varignano, Panigaglia, Cignano, terra e oliveto a Ceula, Levanto, e Moneglia alla chiesa di San Venerio del Tino, assumendo su di sé l’obbligo di difesa dei beni donati. (F 1, II)


    6 gennaio 1052 – Il marchese Guido dona beni immobili siti in località Varignano, Panigaglia e Cignano usque Alfethano alla chiesa di San Venerio del Tino, assumendo su di sé l’obbligo di difesa dei beni donati. (F 1, V)


    5 dicembre 1063, Lucca – Papa Alessandro II prende sotto la protezione della Sede apostolica il monastero di San Venerio e ne conferma l’esenzione e i possessi presenti e futuri, ribadendone l’indipendenza da altre autorità temporali. Nel documento sono citate le tre isole, Palmaria, Tino e Tino minore, e viene concessa la facoltà di eleggere autonomamente l’abate secondo la regola di San Benedetto. (F 1, XX)


    2 giugno 1094 – La contessa Giulitta, vedova del marchese Alberto, e Oberto, suo figlio, donano al monastero di Santa Maria e San Venerio del Tino beni immobili in località Marinasco, presso la Pieve di Santo Stefano e Muxano. (F 1, XXXIII)


    13 gennaio 1199 – Il notaio Todesco di Portovenere redige l’atto con cui Martino di Marinello di Vernazza dona al monastero alcuni terreni, con viti e fichi, situati in località Fabiano, insieme a un’altra terra coltivata posta nel luogo detto al monte di Fabiano. (F 1, LXXXI)


    Settembre 1201 – Guglielmino Bianco del fu Guglielmo di Vezzano vende il castello di Vezzano, torre e palazzo, per 1000 soldi imperiali ad Alberto, Guglielmo e Corrado Malaspina, che si impegnano reciprocamente alla comune difesa del feudo. Si tratta dell’atto di vassallaggio ai Malaspina e della conseguente investitura del feudo di Vezzano a Guglielmino Bianco. (CE XII)


    27 giugno 1206 – Sigebaldo, vescovo di Brugnato, per commissione del Pontefice, conferma con sentenza contumaciale i beni del monastero di San Venerio del Tino nella causa con la chiesa di Vigolo, Vigolo Marchese, in provincia di Piacenza. Nell’atto i frati del monastero di San Venerio sono citati per esteso come frati delle isole Palmaria, Tino, Tinetto e della località Vivera presso la Spezia. (F 2, V)


    15 luglio 1231, Rieti – Papa Gregorio IX conferma al monastero di San Venerio del Tino la protezione della Sede apostolica e il possesso dei beni, nonché la facoltà di sepoltura nel monastero stesso e la regola d’elezione degli abati. Il documento cita le tre isole Palmaria, Tino e Tinetto, insieme a numerose cappelle, proprietà, diritti e decime, tra cui quelle di Portovenere e Campiglia, oltre a beni e diritti in Corsica. Si tratta di un documento di particolare importanza per conoscere l’estensione dei possedimenti e dei diritti spettanti ai monaci del Tino. (F 2, XXXII)


    2 febbraio 1260 – Il notaio Giona di Portovenere redige l’atto con cui Ruffino, abate del monastero di San Venerio del Tino, concede a livello a Benvenuto da Moracina e ai suoi eredi una terra nell’isola Palmaria, in località Pozallus, oggi Pozzale. Il corrispettivo annuo previsto è di venti soldi di genovini, dieci quartinali di vino da pagare e fornire in tempo di vendemmia, una libbra di pepe e un’oncia di zafferano da corrispondere per la festività di Ognissanti. (F 2, CXLI)

 

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Domani l’inaugurazione della Piazzetta Monsignor Giovanni Battista Chiaradia

 Domani, alle ore 18:00, si terrà l’inaugurazione della Piazzetta Monsignor Giovanni Battista Chiaradia, l’area prospiciente la Chiesa dei SS. Giovanni e Agostino, delimitata dalla scalinata Ettore Spora e da Vicolo San Giovanni.


L’intitolazione, deliberata dalla Giunta Peracchini, rende omaggio a una figura profondamente legata alla comunità spezzina, ricordata per il lungo impegno pastorale, civico e culturale svolto al servizio della città.

Nel corso della cerimonia, la targa dedicata a Monsignor Chiaradia sarà svelata da Don Luca Palei, attuale parroco della Chiesa dei SS. Giovanni e Agostino. In rappresentanza dell’Amministrazione comunale sarà presente l’assessore Lorenzo Brogi.

Il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara: “Con l’intitolazione di questa piazzetta a Monsignor Giovanni Battista Chiaradia, La Spezia rende un doveroso omaggio a una figura che per quasi sessant’anni ha affiancato tantissimi cittadini nel loro percorso spirituale: Monsignor Chiaradia ha dedicato la propria vita al servizio della comunità, accompagnando famiglie, giovani e persone fragili con straordinaria sensibilità e spirito di accoglienza. La sua opera ha lasciato un segno profondo e tangibile non solo nella vita della parrocchia dei Santi Giovanni e Agostino, ma nell’intera città, contribuendo alla crescita sociale e civile del nostro territorio. Lo ricordiamo come un uomo colto e di grande cultura, conosciuto in tutta Italia per i suoi studi in teologia, scienze bibliche e filosofia e formatosi anche all’estero a Oxford, Losanna e Parigi. Le sue omelie, toccanti e attuali, hanno avuto il grande merito di avvicinare al mondo ecclesiastico anche persone lontane dalla fede, soprattutto grazie alla loro pubblicazione sul sito online Dio dopo Internet, fondato nel 1995 da Padre Nazareno Taddei, altra figura centrale della cultura spezzina. Oggi vogliamo quindi custodire e tramandare il ricordo di un uomo che ha saputo coniugare fede e impegno in maniera concreta, mettendoli al servizio del prossimo anche attraverso nuove forme di comunicazione. La nuova piazzetta sarà un luogo dedicato alla memoria di Monsignor Chiaradia, affinché il suo esempio continui a ispirare le future generazioni e a onorare i valori che lo hanno contraddistinto: solidarietà e altruismo, cura e attenzione verso gli altri.”

L'Assessore Lorenzo Brogi dichiara: "Intitolare uno spazio pubblico a Monsignor Giovanni Battista Chiaradia significa restituire alla città una parte della sua memoria. Don Chiaradia è stato per decenni un punto di riferimento umano, spirituale ed educativo per intere generazioni di spezzini. Con questa intitolazione vogliamo esprimere la gratitudine della comunità verso chi ha dedicato la propria vita al servizio degli altri, lasciando un’eredità che continua ancora oggi a parlare attraverso i valori della solidarietà, dell’accoglienza e dell’impegno civile. Conservare la memoria di figure come la sua significa rafforzare il legame tra la nostra storia e le future generazioni".

Monsignor Giovanni Battista Chiaradia, nato a Tricesimo, in provincia di Udine, il 10 febbraio 1923 e scomparso alla Spezia il 6 maggio 2016, fu ordinato sacerdote il 15 giugno 1946. Dopo gli studi teologici e biblici, l’attività di insegnamento e le esperienze accademiche in Italia e all’estero, nel 1956 venne nominato parroco della Chiesa dei SS. Giovanni e Agostino, incarico che mantenne fino al 2013, raggiungendo 57 anni di servizio nella stessa parrocchia.

Nel corso della sua vita Monsignor Chiaradia è stato punto di riferimento per generazioni di fedeli, giovani, famiglie, associazioni e realtà cittadine. Alla sua figura sono legati anche l’impegno nella ricostruzione dell’area di Sant’Agostino dopo i bombardamenti, la costruzione di spazi dedicati ai giovani e una costante attenzione alle persone più fragili.

Studioso, teologo e uomo di grande cultura, collaborò con diverse realtà editoriali e religiose e lasciò numerosi scritti, oltre a un’eredità spirituale e civile ancora viva nella memoria della comunità.

La cerimonia di inaugurazione sarà un momento di riconoscimento pubblico verso una personalità che ha segnato in modo profondo la storia religiosa, sociale e civile della città.


La cittadinanza è invitata a partecipare

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Coldiretti Caserta in Prefettura: lo Stato al fianco degli agricoltori nella lotta contro i furti di attrezzature

 



Lo Stato al fianco di Coldiretti Caserta nella lotta contro i ladri di attrezzature agricole. È questo il filo conduttore dell’incontro in Prefettura tra la dottoressa Lucia Volpe e i vertici provinciali della federazione agricola.

“Abbiamo incontrato il Prefetto di Caserta per porre le basi verso il ripristino della legalità nei nostri territori. Nelle scorse settimane c’è stato un susseguirsi di furti ai danni degli agricoltori della provincia casertana. Per questo abbiamo chiesto questo incontro, nonostante nei giorni scorsi ci sia già stata una convocazione del Comitato per l’ordine pubblico”.

L’obiettivo comune è consentire alle aziende agricole di lavorare con serenità, senza l’incubo di ritrovarsi improvvisamente al cospetto dei malviventi.

“Siamo soddisfatti dell’esito di questo incontro”, spiega il direttore di Coldiretti Caserta Giuseppe Miselli, che aggiunge: “Il Prefetto ha accolto la nostra richiesta di una presenza maggiore delle forze dell’ordine. Il loro lavoro è indispensabile per proseguire le indagini e, al tempo stesso, impedire che ci siano altri furti”.

Presente all’incontro anche il presidente di Coldiretti Caserta Enrico Amico, che aggiunge: “Nei prossimi giorni sarà organizzato un incontro sui territori proprio con le forze dell’ordine. Sarà la giusta occasione per approfondire questo argomento. In attesa della data di questo appuntamento ringraziamo il Prefetto e quanti hanno assicurato la loro presenza per il ripristino della legalità”.

 

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DIO NON GIOCA A DADI

 

 

 

Venerdì 26 giugno, alle ore 21:00, presso il circolo culturale Barontini di Sarzana, sarà presentata dall’Istituto culturale, Astrofili Spezzini, una conferenza sulla meccanica quantistica.


L’argomento, molto ostico, verrà affrontato in modo semplice da quattro relatori e precisamente da: Marco Raiti, Pasquale Fisichella, Chiara Bucci, Andrea Austi, con cenni sull’argomento e esempi introduttivi della materia.


Si invitano gli interessati a partecipare numerosi.

 

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Al via la prima passeggiata di “Matrice Olivettiana. Terra di lavoro, tracce di un paesaggio operoso”

 


 

Mercoledì 24 giugno a Marcianise la prima passeggiata di “Matrice Olivettiana. Terra di lavoro, tracce di un paesaggio operoso”, una ricognizione tra le fabbriche d’autore per riscoprire il patrimonio industriale attraverso fotografia, arte e ricerca.

Mercoledì 24 giugno, alle ore 9.30, prende il via nell’area industriale di Marcianise, con ritrovo presso il cancello dell’ex fabbrica Olivetti, il primo appuntamento di “Le passeggiate: la ricognizione, tra le fabbriche d’autore”, iniziativa inserita nel progetto “Matrice Olivettiana. Terra di lavoro, tracce di un paesaggio operoso”, sostenuto da Il Museo Rigenera – Ed. Fotografia, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Organizzata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento con il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, con F2Lab APS e con Casa del Contemporaneo, in collaborazione con il Comune di Marcianise, il Comune di Caserta e il Consorzio ASI Caserta, l’iniziativa propone un’esplorazione del paesaggio industriale come luogo di memoria, identità e trasformazione contemporanea. La passeggiata coinvolgerà studiosi, fotografi, artisti, amministratori e rappresentanti delle istituzioni in un percorso di osservazione e confronto dedicato all’eredità della cultura industriale olivettiana e alle prospettive di rigenerazione del territorio attraverso i linguaggi della fotografia, dell’arte e della ricerca. Interverranno il Soprintendente Mariano Nuzzo, il sindaco di Marcianise Maria Luigia Iodice, la presidente del Consorzio ASI Caserta Annamaria Dell’Aprovitola, il funzionario della Soprintendenza Amalia Gioia, Francesca Castanò docente del Dipartimento di “Architettura e Disegno Industriale” dell’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Maria D’Ambrosio presidente F2Lab aps, i fotografi Luigi Spina, Mario Laporta, Francesco Rinaldi e Paola Risoli, Ciro Perna docente del Dipartimento di “Lettere e Beni Culturali” dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Giuseppe Guida docente di “Urbanistica” dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, e gli artisti Lello Lopez, Miriam Marafioti, Emanuele Pacini, Antonella Romano, Noemi Saltalamacchia, Luigi Filadoro e Giuseppe Capasso dell’Opificio Puca che lavoreranno agli ‘innesti’ delle opere e delle installazioni site specific.

Il Soprintendente Mariano Nuzzo ha dichiarato: “Con questa prima passeggiata inauguriamo un percorso che intende restituire valore a un patrimonio spesso poco conosciuto ma fondamentale per comprendere la storia recente del nostro territorio. L’ex Olivetti e il paesaggio produttivo che la circonda rappresentano una testimonianza significativa della cultura del lavoro e dell’innovazione. Attraverso il dialogo tra tutela, ricerca, fotografia e partecipazione pubblica vogliamo promuovere una nuova consapevolezza di questi luoghi, riconoscendoli come parte integrante del patrimonio culturale e come risorsa per il futuro”.

Le passeggiate, curate con Francesco Careri docente di Arte Civica dell’Università Roma 3 e co-fondatore di Stalker-Osservatorio Nomade, si avvalgono inoltre della partecipazione di numerosi soggetti del territorio appartenenti al mondo delle istituzioni, della cultura, della formazione, dell’associazionismo e dell’impresa, tra cui l’Archivio di Stato di Caserta, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Università Roma Tre, l’Anci-Associazione Nazionale Comuni d’Italia, Confindustria Caserta, il Consorzio San Leucio Silk, l’Istituto “Ferraris-Buccini” di Marcianise, l’associazione “Risvegli Culturali”, Opificio Puca, Arci Caserta, Legambiente, Laminazione Sottile e Gruppo Farina. Anticipano il terzo Settembre Olivettiano in programma per il 24 e 25 settembre 2026 nella Sala Conferenze della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento.

Evento realizzato nell’ambito del progetto “Matrice Olivettiana. Terra di lavoro, tracce di un paesaggio operoso” sostenuto da Il Museo Rigenera – Ed. Fotografia, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

LAMBERTO PIGNOTTI - È la poesia una maga…


 

A cura di Raffaella Perna

25 giugno – 10 settembre 2026

inaugurazione giovedì 25 giugno 2026, ore 18:00


Frittelli arte contemporanea | via Val di Marina 15, Firenze Frittelli arte contemporanea è lieta di annunciare la mostra Lamberto Pignotti. È la poesia una maga…, a cura di Raffaella Perna, dedicata a Lamberto Pignotti (Firenze, 1926), figura chiave della Poesia Visiva italiana e tra i fondatori del Gruppo 70, corrente nata a Firenze nel 1963, oggi al centro di un rinnovato e crescente interesse critico e istituzionale. 

La mostra si apre in occasione dei cento anni dell’artista e poeta, in un appuntamento che vuole essere, insieme, una festa e una riflessione critica su una delle correnti artistiche più significative del secondo Novecento.

Il filo conduttore dell'esposizione è la transnazionalità della Poesia Visiva: un movimento che, sin dagli esordi, ha saputo superare i confini geografici e identitari, aprendo un dialogo tra culture lontane — dal Brasile e dall’Argentina al Giappone, dalla Germania alla Cecoslovacchia, dal Portogallo all’Italia.
 

Lo scopo della Poesia Visiva è stato, nelle parole dello stesso Pignotti, quello di “dare un nesso in chiave artistica a ciò che realmente ci circonda, ci riguarda, entra in noi, ma in modo per lo più caotico e acritico”.
 

Un programma che Pignotti e il Gruppo 70 hanno perseguito con formidabile coerenza, portando la poesia nel territorio dei media e i media dentro la poesia, appropriandosi del linguaggio della pubblicità e dell’informazione per sabotarne, dall’interno, il potere persuasivo.
 

La mostra restituisce anche la sorprendente attualità di questa corrente. La critica al consumismo e alla società dello spettacolo, l’attenzione precoce per l’ecologia, le posizioni pacifiste e femministe, la denuncia delle diseguaglianze globali: sono temi che Pignotti e i poeti visivi avevano già messo al centro delle proprie opere decenni prima che diventassero urgenze collettive. Oggi, in un’epoca segnata dalla saturazione delle immagini, dalla crisi del linguaggio pubblico, dalla pervasività dei media digitali e dalle trasformazioni prodotte dall’AI, il gesto fondativo della Poesia Visiva — prendere il linguaggio che ‘vende’ e trasformarlo in un linguaggio che svela e irride il potere — appare più necessario che mai. Il Gruppo 70 ha compreso, alcuni anni prima di Guy Debord, la natura della società dello spettacolo: una consapevolezza, questa, a cui la mostra intende restituire centralità.
 

Frittelli arte contemporanea è impegnata da anni nella promozione e valorizzazione della Poesia Visiva e delle sperimentazioni verbo-visuali. Con questa mostra, la galleria conferma il proprio lavoro nel portare all’attenzione del pubblico contemporaneo un patrimonio artistico di eccezionale ricchezza e vitalità.


Cogliamo l'occasione per segnalarvi, inoltre, che Lamberto Pignotti verrà omaggiato nei prossimi giorni anche dalla Regione Toscana, nella propria sede di piazza Duomo a Firenze, con un'altra personale, costituita dalle opere provenienti dalla Collezione Carlo Palli di Prato.

 

Lamberto Pignotti. È la poesia una maga...
a cura di Raffaella Perna

25 giugno – 10 settembre 2026
inaugurazione giovedì 25 giugno 2026, ore 18:00
orari: dal lunedì al venerdì ore 10 – 13 | 15 – 19
sabato, domenica e festivi su appuntamento


 

Frittelli arte contemporanea
via val di Marina 15,

Firenze

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA