lunedì 19 ottobre 2026

Alex Da Corte | SUN AND SHADOW | Palazzo della Ragione, Bergamo

ALEX DA CORTE

Sun and Shadow 

Una produzione The Blank Contemporary Art

a cura di Stefano Raimondi


BERGAMO, PALAZZO DELLA RAGIONE

13 NOVEMBRE 2026 – 17 GENNAIO 2027 

Opening | giovedì 12 novembre 2026 | ore 18


 

Alex Da Corte, As Long As the Sun Lasts, Metropolitan Museum of Art, New York, 2021. Courtesy Alex Da Corte studio



La mostra presenta la nuova produzione di uno dei più influenti artisti contemporanei e inaugura la 16° edizione del Festival ARTDATE (12 – 15 novembre 2026)

 

L’evento, realizzato in intesa culturale con il Comune di Bergamo e in collaborazione con Aquafil S.p.A. e Radici Pietro Industries & Brands S.p.A., è parte del progetto Made In Blank sostenuto da Fondazione Cariplo.

 

 The Blank è lieta di annunciare la mostra personale di Alex Da Corte (1980, Camden, NJ), che si tiene presso il Palazzo della Ragione di Bergamo dal 13 novembre 2026 al 17 gennaio 2027.

Il progetto espositivo, curato da Stefano Raimondi, rappresenta un nuovo capitolo del dialogo tra la città, il patrimonio storico e le pratiche artistiche contemporanee internazionali.

 

L’iniziativa si inserisce nel percorso di ricerca e programmazione che The Blank porta avanti da anni all’interno di Palazzo della Ragione, con mostre che hanno segnato la traiettoria culturale del territorio coinvolgendo artisti come Yayoi Kusama, Matt Mullican, Giulio Paolini e moltissimi altri, consolidando il ruolo della città come piattaforma privilegiata per la sperimentazione artistica e per l’incontro tra pubblico e linguaggi visivi del presente.

 

La mostra di Alex Da Corte offre un’immersione nell’universo visionario dell’artista che, nel corso della sua carriera, ha sviluppato una ricerca espositiva unica che lo ha portato a confrontarsi con alcuni dei più importanti contesti museali e istituzionali a livello internazionale quali il Whitney Museum of American Art e il The Metropolitan Museum of Art di New York.

 

L’opera Sun and Shadow è un monumentale tappeto di 16x12 metri, caratterizzata da una forte componente simbolica e da un raffinato uso del colore e dell’immagine, capace di trasformare lo spazio espositivo in un ambiente magico, in cui memoria e identità si intrecciano in modo ambiguo e poetico.

Il motivo che attraversa il tappeto nasce da un’immagine apparentemente semplice: un fiore. Osservandolo con attenzione, però, ci accorgiamo che qualcosa non torna. Il fiore sembra essersi piegato, quasi crollato al suolo, mentre la sua ombra continua a rimanere eretta. È come se immagine e ombra non fossero più d'accordo su ciò che sta accadendo.

 

Alex Da Corte ha creato un’immagine capace di funzionare da ogni direzione. A seconda del punto in cui ci troviamo, il fiore può apparire fragile e l’ombra forte, oppure il contrario. Ciò che sembra una caduta può diventare una rinascita; ciò che appare come una sconfitta può trasformarsi in una nuova forma di crescita.

L’artista descrive quest’opera come un messaggio sulla vita. Crescere verso l’alto e verso il basso. Cadere. Rialzarsi. Tornare. Nel fiore convivono contemporaneamente vulnerabilità e resistenza, perdita e trasformazione. Come spesso accade nel lavoro di Alex Da Corte, un’immagine vicina al linguaggio del fumetto e dell’illustrazione custodisce una riflessione più profonda sulla condizione umana.

 

Anche il prato che circonda il fiore contribuisce a questa ambiguità. L’artista immagina il tappeto come un grande campo erboso artificiale, una natura sintetica composta da fibre tessili e colori derivati da un processo di stampa che richiama le tecniche della cultura popolare e dei fumetti del Novecento. Camminando sulla superficie, il visitatore entra così in un paesaggio al tempo stesso familiare e artificiale, reale e immaginario.

 

In questo incontro tra il fiore, la sua ombra e il prato che lo accoglie, l’opera ci invita a considerare come ogni esperienza possa essere osservata da prospettive diverse. Non esiste un solo punto di vista definitivo. Come nella vita, ciò che oggi appare come una caduta potrebbe rivelarsi, domani, l’inizio di una nuova crescita.

 

Per l’occasione sarà presentata una nuova audioguida capace di approfondire gli affreschi e la storia di Palazzo della Ragione e l’opera di Alex Da Corte.

 

La mostra è prodotta da The Blank Contemporary Art grazie al sostegno e contributo di Fondazione Cariplo nel più ampio progetto “Made In”. Il  progetto è  in collaborazione con Palazzo Monti ed è reso possibile grazie alla partnership con Aquafil S.p.A, uno dei principali produttori al mondo di fibre sintetiche da materiale di riciclo, e la società Radici Pietro Industries & Brands S.p.A. Le due aziende produttrici hanno in comune l’interesse per la sostenibilità e la ricerca all’avanguardia. Il Festival ArtDate è realizzato con il contributo di Regione Lombardia e in intesa culturale con il Comune di Bergamo.

 

 

The Blank Contemporary Art nasce nel 2010, diventando nel tempo una tra le principali realtà italiane dedicate all’arte contemporanea, in grado di organizzare eventi di rilevanza internazionale, coinvolgere importanti artisti e collaborare con musei, fondazioni, imprese e professionisti attraverso diversi progetti artistici e culturali come mostre, residenze, produzioni, studio visit, progetti permanenti in spazi pubblici, pubblicazioni. Riconosciuto come ente di rilevanza regionale da Regione Lombardia, The Blank ha lavorato con artisti come Yayoi Kusama, Matt Mullican, Francesco Vezzoli, Lawrence Weiner, Giulio Paolini, Pipilotti Rist, Ed Atkins e molti altri.

  

Palazzo della Ragione, Bergamo

 

Alex Da Corte (1980, Camden, New Jersey) è un artista venezuelano-americano. Tra le principali mostre istituzionali si annoverano le esposizioni antologiche The Whale al Modern Art Museum of Fort Worth (2025), Fresh Hell al 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa, Giappone (2023), e Mr. Remember al Louisiana Museum of Modern Art di Humlebæk, Danimarca (2022–23); la Whitney Biennial Quiet as It’s Kept (2022); la Roof Garden Commission per il Metropolitan Museum of Art di New York (2021); la Biennale di Venezia May You Live in Interesting Times (2019); la 57ª Carnegie International di Pittsburgh (2019); e le mostre personali al Glenstone, Potomac (2025); al Kölnischer Kunstverein, Colonia (2018); alla Secession, Vienna (2016); ad Art + Practice, Hammer Museum, Los Angeles (2016); al MASS MoCA, North Adams, Massachusetts (2016); al Museum Boijmans van Beuningen, Rotterdam (2015); e all’Institute of Contemporary Art di Philadelphia (2014, insieme a Jayson Musson). Nel 2026, insieme a Meg Onli del Whitney Museum, Da Corte sarà co-curatore della prima retrospettiva di Roy Lichtenstein a New York dopo oltre 30 anni.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

 

 

MILANO DRAWING WEEK - Sesta edizione

A cura di Collezione Ramo
In collaborazione con
il Comune di Milano, Assessorato alla Cultura.
 
21 novembre – 29 novembre 2026
 
Festa di apertura
 20 novembre 2025, ore 18.30 – 22.00
Cittadella degli Archivi
 
Tutte le mostre sono gratuite

 
  

SCANAVINO Emilio (Genova 1922 - Milano 1986), Senza titolo, 1969. 
Matita grassa e acetato su cartoncino, 51.9 x 35 cm. Courtesy Collezione Ramo

Per nove giorni Milano mette il disegno al centro: 10 mostre tra istituzioni e gallerie; artisti contemporanei in dialogo con i maestri del Novecento e un programma di talk, workshop, incontri e azioni collettive diffuso in città.
 
Dalla Fondazione Scanavino alla Cittadella degli Archivi, dalle gallerie alla chiesa-museo San Fedele, da un negozio di fiori alla Pinacoteca Ambrosiana: la sesta edizione della Milano Drawing Week, ideata e prodotta dalla Collezione Ramo, porta il disegno fuori dai suoi confini abituali e invita il pubblico non soltanto a guardarlo, ma anche a praticarlo.

 

 Milano è l'unica città in Italia a dedicare una settimana al disegno artistico. Dal 21 al 29 novembre 2026 torna Milano Drawing Week, il progetto ideato e curato da Collezione Ramo, giunto alla sua sesta edizione e realizzato in collaborazione con il Comune di Milano – Assessorato alla Cultura.
 
Con nove giorni di programmazione, 10 mostre e un calendario di appuntamenti gratuiti, la Collezione Ramo costruisce una geografia del disegno attraverso Milano: dalle istituzioni alle gallerie, dagli archivi agli studi di architettura, fino a luoghi meno consueti per l’arte. Un percorso che mette in relazione generazioni, linguaggi e contesti differenti e restituisce al disegno la sua natura più immediata: il luogo in cui un’idea prende forma nel modo più autentico.
 
È da questa convinzione che nasce Milano Drawing Week. Promuovere il disegno moderno e contemporaneo significa infatti riportare l’attenzione su uno spazio di libertà e di ricerca che attraversa tutta la storia dell’arte: dalla carta sono nate e continuano a nascere alcune delle principali rivoluzioni artistiche di ieri e di oggi.
 
Ma nel corso della Milano Drawing Week il disegno non è soltanto qualcosa da osservare: si disegna, si ascolta, si incontra, si colleziona, si discute. Si può partecipare a uno sketch meeting collettivo davanti alle opere della chiesa-museo San Fedele; sperimentare il “disegno brutto” per chi sostiene di non saper disegnare; incontrarsi all’ora dell’aperitivo per disegnare con un gruppo di artisti; scoprire una rivista straniera interamente dedicata al disegno contemporaneo o interrogarsi su che cosa significhi oggi collezionare e tutelare un’opera su carta.
È questa dimensione aperta e partecipata a caratterizzare la sesta edizione: scoprire quanto il disegno possa sorprenderci e divertirci e, soprattutto, farci stare meglio. Le ricerche scientifiche più recenti sottolineano sempre più i benefici del disegno sulla salute: riduzione del cortisolo (ormone dello stress), rafforzamento delle connessioni neuronali, aumento del numero di sinapsi, allenamento della memoria, miglioramento del pensiero critico, dell’attenzione e della serenità psichica.

 

 

Ericailcane, Manifestazione, Inchiostro su carta, 70x50cm
Courtesy l'artista


 

 

 IL DIALOGO TRA PRESENTE E NOVECENTO

Cuore del progetto, presente in ogni edizione della Milano Drawing Week, è il dialogo tra artisti contemporanei e maestri del secolo scorso.
La Collezione Ramo, unica collezione interamente dedicata al disegno italiano del XX e XXI secolo e composta da circa 800 opere, mette a disposizione degli artisti invitati una selezione del proprio patrimonio. Ciascuno è chiamato a scegliere un’opera con cui confrontarsi, generando una mostra concepita appositamente per Milano Drawing Week.
 
Ne nascono accostamenti che producono cortocircuiti, distanze e nuove letture: Massinissa Selmani con Lucio Del Pezzo, Francesco Snote con Antonio Donghi, Nicole Colombo con Alighiero Boetti, Roberto De Pinto con Bruno Munari, Margarita Gluzberg con Fausto Melotti, Damir Očko con Lucio Fontana, Mattia Barbieri con Mario Schifano, Hernan Pitto Bellocchio con Alighiero Boetti.
 
Gli otto progetti, selezionati da Irina Zucca Alessandrelli, sono ospitati in gallerie italiane e internazionali e in diversi spazi della città, creando una ricca costellazione di mostre.


 

BOETTI Alighiero (Torino 1940 - Roma 1994), Il certo e l'incerto (Nove quadrati), 1979
Acquerello su carta, 19 x 18.7 cm. Courtesy Collezione Ramo

 
 
DUE ISTITUZIONI, DUE STORIE DEL DISEGNO
Quest’anno il percorso coinvolge due istituzioni con progetti molto diversi ma complementari.
 
Alla Fondazione Scanavino, la mostra “Datemi un punto fermo”, a cura di Irina Zucca Alessandrelli, è l’occasione per scoprire vent’anni della ricchissima produzione su carta di Emilio Scanavino, con un focus sui suoi disegni erotici inediti.
 
Alla Cittadella degli Archivi, la mostra “Cercami tra i cani”, a cura di Irina Zucca Alessandrelli, ha come protagonista Ericailcane, tra le figure più riconoscibili della street art italiana. I suoi animali antropomorfi e ironici, spesso impiegati per mettere in scena gerarchie, comportamenti e distorsioni del potere, riportano al disegno anche l’origine di opere che, successivamente, saranno destinate alla scala urbana.
 
Proprio la Cittadella ospiterà, venerdì 20 novembre dalle 18.30 alle 22.00, la grande festa di apertura della Milano Drawing Week, un invito a immergersi a ritmo di musica nel bestiario fantastico dell’artista. Durante la serata verrà inoltre distribuita, in esclusiva per la Sesta edizione della Milano Drawing Week, la tote bag firmata da Ericailcane.

 

Mattia Barbieri, BIMBADABUMMM, 2026,
china, olio, tempera e pellicola adesiva su carta, 42 x 59,4 cm. Courtesy Rizzuto Gallery

 

 

 LE OTTO MOSTRE NELLE GALLERIE
 
ALMA PEARL – presso ACE
Margarita Gluzberg
in dialogo con Fausto Melotti
 
ARTNOBLE GALLERY – presso Studio Lombard
Hernan Pitto Bellocchio
in dialogo con Alighiero Boetti
 
FRANCESCA MININI
Roberto De Pinto
in dialogo con Bruno Munari
 
MATTA
Francesco Snote
in dialogo con Antonio Donghi
 
RIZZUTOGALLERY – presso Park Associati
Mattia Barbieri
in dialogo con Mario Schifano
 
TIZIANA DI CARO – presso Spazio Osart
Damir Očko
in dialogo con Lucio Fontana
 
TRIANGOLO – presso Marco Piva Studio
Nicole Colombo
in dialogo con Alighiero Boetti
 
UMBERTO DI MARINO - presso Gallerie Guzzetti
Massinissa Selmani
in dialogo con Lucio Del Pezzo
 

 
UNA SETTIMANA PER GUARDARE, MA ANCHE PER DISEGNARE
Il public program estende il progetto oltre le mostre e porta il disegno nella dimensione dell’esperienza e dell’incontro.
 
L’artista Gabriella Ciancimino, da OFFFI in via Carmagnola 8, coinvolge il pubblico in una lettura di carte da lei realizzate per l’occasione, ispirate alle piante e ai fiori spontanei che crescono nei parchi abbandonati e nelle aree residuali di Milano, mettendo in relazione disegno, botanica urbana e numerologia.
 
Da Frab’s Magazines, in via Giuseppe Sirtori 11, viene presentata The Drawer, rivista parigina dedicata al disegno contemporaneo, con un focus sul cibo e una serie a tema di Marco di Giovanni.
 
La Scuola di Santa Rosa, fondata dagli artisti Francesco Lauretta e Luigi Presicce, porta da UFO, in via Orobia 26, la propria pratica di disegno condiviso: artisti e non artisti si incontrano all’ora dell’aperitivo per disegnare insieme, trasformando un gesto individuale in un’esperienza di osservazione e relazione.
 
Alla chiesa-museo San Fedele, uno Sketch Meeting coordinato da Urban Sketchers riunisce cento partecipanti chiamati a disegnare contemporaneamente le opere presenti nella chiesa.
 
 
CREARE E PROTEGGERE IL DISEGNO

Alla Pinacoteca Ambrosiana, in occasione del talk “È ancora possibile tutelare lo stile”, l’artista Roberto Cuoghi e l’avvocato Elisa Vittone discuteranno dello stile dell’artista tra creatività, appropriazionismo, evoluzione tecnologica ed AI generativa.
 
 
IL DISEGNO È PER TUTTI
Una parte del programma è dedicata alla pratica diretta.
Piano Bi propone un laboratorio di collage rivolto ai bambini, pensato per associare visivamente i mondi più disparati, incollandoli l’uno sull’altro.
 
Alessandro Bonaccorsi, conduce invece un laboratorio di “disegno brutto” dedicato proprio a chi pensa di non saper disegnare: un invito ad abbandonare il giudizio sul risultato per recuperare il disegno come gesto libero e accessibile.
 
PREMIO MILANO DRAWING WEEK

Torna infine il Premio Milano Drawing Week, dedicato a uno degli artisti contemporanei partecipanti e sostenuto da Gruppo Censeo.
Per la sesta edizione, il Premio assume la forma di una residenza d’artista di un mese a Londra presso Worlding Project, fondato da Joana Neves e Diogo Pimentao, dedicata allo sviluppo del network del disegno.

Gruppo Censeo

Fondata nel 2011 e con sede a Milano, Gruppo Censeo è un’impresa edile specializzata in ristrutturazioni di pregio e general contracting. Da sempre attenta alla valorizzazione del territorio e della cultura, sostiene per il quarto anno consecutivo il Premio Milano Drawing Week, dedicato alla produzione contemporanea e alla valorizzazione del disegno come spazio di ricerca e sperimentazione.

Denzil Forrester entra a far parte della galleria Thaddaeus Ropac

 

Images: © Denzil Forrester. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul. Photo: Eva Herzog.
Professor Version, 2025, Oil on canvas, 274 x 203 cm (107.87 x 79.92 in)

 

Nel corso di oltre quattro decenni, Denzil Forrester (n. 1956) ha sviluppato una pratica pittorica radicata nei suoni e nell'energia vitale della scena dub e reggae londinese dei primi anni Ottanta, dando forma al ritmo, al movimento e all'emozione attraverso la linea e il colore. Traducendo in termini visivi le tecniche musicali del campionamento, del missaggio e del looping, crea composizioni audaci e dinamiche che affondano le radici nella tradizione pur restando inconfondibilmente personali.

Ammiro da tempo il lavoro di Denzil. Come i suoi predecessori, che trassero ispirazione dalla musica e dalla vita notturna, anche lui possiede una straordinaria capacità di distillare l'energia di un'atmosfera, il movimento e le emozioni condivise di gioia, nostalgia o paura. I suoi dipinti sono tra i più avvincenti e originali della sua generazione. Dopo aver esposto le sue opere nella nostra mostra collettiva Artists I Steal From, curata da Alvaro Barrington nel 2019, siamo entusiasti di rappresentarlo oggi. –– Thaddaeus Ropac

La nostra prima mostra personale dedicata a Forrester si terrà a Londra nel giugno 2027. Coinciderà con l'inaugurazione di un'ampia retrospettiva a The Box di Plymouth, insignito del titolo di Art Fund Museum of the Year nel Regno Unito, che riunirà dipinti e disegni realizzati nel corso degli ultimi cinque decenni. Le sue opere sono attualmente esposte nella mostra The Music is Black: A British Story al V&A East Museum di Londra (fino a gennaio 2027) e sono state recentemente incluse nella Backyard Biennial: East alla Whitechapel Gallery di Londra (2026).

Una rivelazione, per me, è stato vedere i lavori recenti usciti dallo studio di Denzil. Hanno una delicatezza e una forma che forse nascono dal suo riflettere sul proprio passato. Questi nuovi dipinti hanno una qualità onirica e scaturiscono tanto dalla sua immaginazione quanto dai suoi studi dal vero. –– Peter Doig
 
La padronanza del disegno di Denzil Forrester e la sua dedizione all'atto del dipingere rivelano una profonda immersione nella storia dell'arte e nell'opera di pittori tanto diversi quanto Giotto, Goya, Caravaggio, Leonardo e Michelangelo, Max Beckmann e Otto Dix, Paul Cézanne, Picasso e gli impressionisti francesi. Come ha scritto il poeta e pittore John Lyons, ‘il rispetto di Denzil per la tradizione è la manifestazione della volontà di trovare un'identità all'interno di due culture, quella afro-caraibica e quella europea, entrambe fondamentali nel suo percorso di maturazione come artista’.

 

Images: © Denzil Forrester. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul. Photo: Eva Herzog.
Yard, 2025, Oil on canvas274 x 204 cm (107.87 x 80.31 in)



La maggior parte dei miei compagni della scuola d'arte guardava all'espressionismo astratto nordamericano, ma io sapevo di dover trovare qualcosa che mi scuotesse e mi smuovesse dall'interno. Negli anni Ottanta cominciai a disegnare in nightclub come il Phebes di Dalston, perché avevo capito che le ninfee di Monet e i paesaggi di Van Gogh nascevano da una motivazione semplice: la pittura stessa. Bisogna dipingere qualcosa che abbia un significato per te. –– Denzil Forrester

Esplorando il nightclub come uno spazio capace di accogliere gioia estatica, musica ed espressione, ma anche malinconia e nostalgia di casa, i suoi dipinti rispecchiano la duplicità del paesaggio sociale e culturale londinese, che conviveva con le tensioni razziali e le violenze della polizia degli anni Ottanta. Le tavolozze ricche e sature dell'artista rispondono agli ambienti e ai luoghi in cui ha vissuto: il paesaggio assolato di Grenada della sua infanzia, fino al trasferimento a Londra nel 1967; Roma, dove nel 1983–85 svolse una residenza presso la British School, assorbendo dalla città e dal suo straordinario patrimonio artistico il gusto per una luce pura e nitida; la luce limpida e l'atmosfera della Cornovaglia, dove Forrester si è trasferito nel 2016 e dove oggi vive e lavora.

Fare esperienza delle immagini e dei suoni vibranti vissuti da Forrester significa celebrarne la straordinaria abilità artistica, l'acuta capacità di osservazione e il ricco ritmo compositivo. –– Sheena Wagstaff, curatrice

Scopri di più ed esplora il lavoro dell'artista
 
Visitate il nostro stand a Frieze London la prossima settimana, dove presenteremo due opere recenti di Denzil Forrester, Professor Version (2025) e Yard (2025).

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

La Fondazione Cerruti presenta la programmazione per Torino Art Week 2026

 

Ph. Jeremy Deller.

 

Dal 28 ottobre, aperture straordinarie della Collezione Cerruti, nuove commissioni, nuove mostre e un appuntamento speciale a Torino tra performance, musica e letture.

 

 In occasione di Torino Art Week 2026, la Fondazione Cerruti presenta un programma di aperture straordinarie, mostre e nuovi progetti che attraversano la Collezione e si espandono al di fuori di Villa Cerruti.

Fonogrammi è la nuova serie di commissioni sonore che ogni anno invita artisti, musicisti, storici dell’arte e scrittori a interpretare la Collezione attraverso percorsi audio. La prima edizione riunisce Beatrice Bonino X Any, Jeremy Deller, Giorgio Di Domenico e Siôn Parkinson, con quattro “audioguide” concepite per essere ascoltate sia durante la visita alla Collezione sia online.

Venerdì 30 ottobre la Fondazione Cerruti collabora con Cripta747, centro culturale indipendente, fondato a Torino nel 2008, che ospiterà The Phonograms Variety Show, una serata di musica, performance, letture e interventi sonori con gli autori dei quattro Fonogrammi.

Il 28 ottobre, in occasione dell’opening della grande retrospettiva Marisa Merz – La danza delle ore, la Collezione Cerruti inaugura Interferenze #7: Marisa Merz, nuovo episodio del programma che mette in relazione la Collezione con l’arte contemporanea, mentre prosegue Palinsesti #2: Perfect Binding, a cura di Luca Cena, dedicato alle legature eccezionali presenti in Collezione.

Per la settimana, la Collezione Cerruti sarà eccezionalmente aperta al pubblico mercoledì 28 ottobre dalle ore 16.00 alle 20.00 e da giovedì 29 ottobre a domenica 1° novembre dalle ore 11.00 alle 18.00. Durante le aperture speciali sarà attivo un servizio di navetta gratuita da e per il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.

 

FONOGRAMMI
Da mercoledì 28 ottobre 2026

Con Fonogrammi, la Fondazione Cerruti affida la Collezione all’immaginazione di chi la racconta e di chi l’ascolta. Artisti, musicisti, storici dell’arte e scrittori reinventano l’audioguida attraverso commissioni sonore in cui si intrecciano visita guidata, saggio acustico e field recording. Ogni autore traccia il proprio percorso: segue un’opera, insegue un’associazione, porta nelle stanze della Villa suoni e storie di altri luoghi. Da ascoltare in Collezione o online, i Fonogrammi fanno dell’ascolto un modo di spostare lo sguardo. La prima edizione riunisce Beatrice Bonino X Any, Jeremy Deller, Giorgio Di Domenico e Siôn Parkinson.

 

Beatrice Bonino X Any
Any Lamentation (The Lowest Level of the Human Mood)

Beatrice Bonino e la musicista Anastasia Patellis, in arte Any, danno forma sonora alle emozioni che sembrano aderire agli oggetti della Collezione: il desiderio che precede l’acquisto, la soddisfazione del possesso, l’inquietudine che ritorna. Nato dal dialogo tra le due autrici, Any Lamentation (The Lowest Level of the Human Mood) è una composizione elettroacustica per arpa sola che esplora questa ambivalenza delle opere, capaci di offrire insieme sollievo e tormento. La ripetizione ciclica del modo frigio e un pedale per effetti granulari trasformano la risonanza dell’arpa in cascate di micro-loop, tessiture ambient glaciali e bordoni che si accumulano lentamente. Il desiderio prende così il ritmo di un lamento che rimane sospeso, senza risolversi del tutto.


Jeremy Deller
Senza titolo 

Jeremy Deller apre il suo Fonogramma confessando una certa insofferenza per le audioguide, poi trascina chi ascolta in un viaggio dalla biblioteca Cerruti alle coste del Norfolk. Un villaggio individuato nell’atlante seicentesco dei Blaeu diventa il punto di partenza per una sequenza di incontri e divagazioni: terre inghiottite dal mare, un’eclissi solare, sale giochi e teatri balneari, musica sacra e riff pop. Deller intreccia racconto personale, registrazioni sul campo e incursioni musicali, tornando infine a Cerruti attraverso il rumore dei macchinari di una legatoria industriale: quel suono da cui è nata la Collezione diventa la materia di una nuova composizione.


Giorgio Di Domenico
Oggetti desiderati: desiderio e desideri nella Collezione Cerruti 

Giorgio Di Domenico attraversa la Collezione Cerruti seguendo il filo del desiderio: quello di possedere, quello di essere ricordati, quello amoroso, espresso o censurato. Tra le pagine di Calvino e Savinio, i dipinti di Bacon e Pontormo, una dedica di Proust e una fotografia di Man Ray, il suo Fonogramma intreccia le aspirazioni del collezionista alle passioni degli artisti e dei personaggi che popolano le opere. Anche i libri finti sugli scaffali, le copie dei dipinti e le scenografie della Villa diventano indizi di questa trama. Desideri manifesti, impliciti o rimasti inespressi emergono lungo il percorso, trasformando la casa-museo in un percorso che interroga anche chi ascolta, sul confine sottile tra possedere qualcosa ed esserne posseduti.


Siôn Parkinson
Anticamera: un musical [Antechamber: A Musical]

Con Antechamber: A Musical, Siôn Parkinson trasforma la casa-museo in una partitura e prende come punto di partenza l’anticamera: letteralmente una stanza prima di una stanza. Tracce di gesti, movimenti e voci lasciate su opere, libri, arredi e tappeti diventano una forma di notazione sonora attraverso cui ascoltare la Villa. Due voci, in inglese e italiano, si intrecciano con le Scottish smallpipes di Robbie Donal, con i rumori legati alla casa – abiti, mobili, libri, palle da biliardo – e con i suoni delle “anticamere” contemporanee, dalle musiche d’attesa alle sale d’attesa virtuali. L’anticamera diventa così uno stato di sospensione nel quale voci, corpi e oggetti attendono di passare da una condizione a un’altra.
 

 

THE PHONOGRAMS VARIETY SHOW
 Venerdì 30 ottobre 2026, ore 18.00–20.00
Cripta747 – Via Giovanni Giolitti 32C, Torino

Un’arpa, una voce, il suono delle smallpipes, un’incursione nella musica pop. Per il debutto di Fonogrammi, la Fondazione Cerruti presenta con Cripta747 The Phonograms Variety Show, una serata in quattro atti tra musica dal vivo, racconto e performance, nel centro di Torino. La collaborazione mette in contatto l’universo della Collezione con la sperimentazione di Cripta747, centro culturale indipendente che dal 2008 sostiene la ricerca e la produzione artistica contemporanea.

Any apre con la composizione per arpa nata dal dialogo con Beatrice Bonino. Giorgio Di Domenico segue il filo dei desideri e delle ossessioni del collezionare. Siôn Parkinson alterna canto e gesti da rumorista in un concerto a due con un musicista alle smallpipes. Jeremy Deller chiude con una lecture-performance che intreccia narrazione e musica pop. L’evento rientra nel programma della stagione 2026 di Cripta747, sponsorizzata da Fondazione CRT e Regione Piemonte. 

 

 INTERFERENZE #7: MARISA MERZ
28 ottobre 2026 – 4 aprile 2027
Opening: 28 ottobre, 16.00-20.00

La Fondazione Cerruti presenta Interferenze #7: Marisa Merz, in occasione della mostra Marisa Merz – La danza delle ore presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Fondazione Merz, e GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, che celebra il centenario della nascita di Marisa Merz con una retrospettiva senza precedenti.

Il programma Interferenze introduce opere di artisti contemporanei all’interno delle sale della Collezione Cerruti, generando “disturbi creativi” e innescando dialoghi inattesi tra patrimonio storico e presente. Il programma si sviluppa in dialogo con le mostre presentate al Castello di Rivoli, ma anche con i temi dei Quaderni di Fisica e Metafisica della Fondazione Cerruti, e attraverso interventi e scambi di opere che portano la Collezione Cerruti al di fuori della Villa. 

Interferenze #7 porta alla Collezione Cerruti due opere di Marisa Merz, una scultura (Senza titolo, n.d) e un’opera su carta (Senza titolo, 2010-2012), che si intrecciano con gli ambienti della Villa e con la raccolta di Francesco Federico Cerruti, creando nuovi accostamenti e rimandi tra materia e contemporaneità. Parallelamente, Angelo annunciante, Redentore, Vergine annunciata di Agnolo Gaddi (1387-88) sarà parte della retrospettiva di Marisa Merz al Castello di Rivoli, in prestito dalla Collezione Cerruti.

  PALINSESTI #2: PERFECT BINDING
A cura di Luca Cena
26 settembre 2026 – 28 febbraio 2027
 
Palinsesti è il progetto espositivo della Fondazione Cerruti dedicato al patrimonio librario raccolto da Francesco Federico Cerruti, una delle componenti meno conosciute e più sorprendenti della Collezione. Il secondo appuntamento, Perfect Binding, è curato da Luca Cena, libraio antiquario, divulgatore e co-fondatore dello spazio White Lands Rare Books a Torino. Attraverso otto ambienti della Villa, la mostra presenta una selezione di volumi dalle legature eccezionali, alcuni esposti per la prima volta al pubblico: capolavori dell’artigianato rinascimentale e invenzioni dei grandi maestri del Novecento, messi in relazione con le opere, gli arredi e gli spazi della casa-museo.

Il titolo racchiude un paradosso nella storia di Cerruti. Con l’introduzione del perfect binding nella Legatoria Industriale Torinese, l’imprenditore costruì la propria fortuna sulla produzione di milioni di elenchi telefonici; come collezionista, ricercò invece l’esemplare irripetibile, la lavorazione rara, la provenienza illustre. La perfezione della serie e quella del pezzo unico si incontrano così nella stessa passione per il libro.

Dalla legatura realizzata per il bibliofilo Jean Grolier alle geometrie prospettiche di Pierre-Lucien Martin, fino ai decori irradianti di Paul Bonet sui volumi della Recherche di Proust, il percorso rivela la coperta come un’opera d’arte autonoma. Intarsi di pelli policrome, impressioni in oro, mosaici e superfici scolpite trasformano il libro in un oggetto capace di sedurre lo sguardo prima ancora che la lettura abbia inizio.

 

 INFORMAZIONI AL PUBBLICO
COLLEZIONE CERRUTI

Ingresso principale con parcheggio: Strada Pozzetto 8, 10098, Rivoli, Torino
Ingresso pedonale e accessibile: Vicolo dei Fiori 5, 10098, Rivoli, Torino

Aperture straordinarie
28 ottobre 2026: ore 16.00–20.00
29 ottobre – 1° novembre 2026: ore 11.00–18.00

Visite guidate
Ore 11.00, 11.45, 12.00, 12.45, 14.00, 14.45, 15.00, 15.45, 16.00 e 16.45.

Navetta gratuita
Da e per il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, disponibile durante gli orari di apertura.

Agevolazioni e convenzioni straordinarie
Ingresso gratuito per i possessori di VIP/Press Pass Artissima.
Ingresso ridotto per i possessori di voucher Marisa Merz.

FONOGRAMMI
Dal 28 ottobre 2026
Collezione Cerruti
Disponibili per l’ascolto durante la visita e online.
 
THE PHONOGRAMS VARIETY SHOW
30 ottobre 2026, ore 18.00–20.00
Cripta747
Via Giovanni Giolitti 32C, 10123 Torino
Ingresso libero
 
Programma della serata:
17.30 Doors open
18.00 Beatrice Bonino X Any
18.45 Giorgio Di Domenico
19.15 Siôn Parkinson
19.45 Jeremy Deller
 
 
INTERFERENZE #7: MARISA MERZ
28 ottobre 2026 – 4 aprile 2027
Opening: 28 ottobre, dalle ore 16.00 alle ore 20.00
Collezione Cerruti
 
PALINSESTI #2: PERFECT BINDING
A cura di Luca Cena
26 settembre 2026 – 28 febbraio 2027
Collezione Cerruti

BIOGRAFIE
ANY
Any è una musicista e arpista. La sua musica intreccia ambient folk, leftfield pop e sperimentazione elettroacustica: l’arpa incontra sintetizzatori, voce, ritmi e registrazioni ambientali, in composizioni dove melodie e rumori affiorano e si dissolvono. Trasferitasi a Creta, ha ricavato uno studio in una casa abbandonata, dove hanno preso forma i brani di Mega Mercy, il suo album d’esordio, co-prodotto con LA Timpa e pubblicato nel 2025 dall’etichetta di Manchester Sferic. Al centro del suo lavoro rimane l’arpa, di cui esplora le possibilità sonore oltre le convenzioni dello strumento, facendo dialogare risonanze acustiche e trasformazioni elettroniche.
 
BEATRICE BONINO
Beatrice Bonino vive e lavora tra Torino e New York e ha conseguito un dottorato in sanscrito presso l’Université Sorbonne Nouvelle di Parigi. La sua pratica combina materiali industriali con elementi delicati e intimi, dando forma a opere che interrogano i formati espositivi convenzionali e privilegiano l’atmosfera, la presenza fisica e la risonanza emotiva. Nel 2026 partecipa alle mostre Regift presso LUMA a Zurigo, A Nail to Hang the Day On al Kunstverein Hamburg e Marisa Merz – La danza delle ore al Castello di Rivoli ­– Museo d’Arte Contemporanea. Il suo lavoro è stato presentato da Radio Athènes, Bonner Kunstverein, MACRO a Roma, MMXX a Milano e Jacqueline Sullivan Gallery a New York. Sono in programma mostre personali presso 15 Orient a New York e, nel 2027, Kunstverein Freiburg.

JEREMY DELLER
Jeremy Deller vive e lavora a Londra. Ha studiato Storia dell’Arte al Courtauld Institute e alla University of Sussex. Nel 2004 ha vinto il Turner Prize e nel 2013 ha rappresentato la Gran Bretagna alla 55. Biennale di Venezia. Dall’inizio degli anni Novanta realizza opere e progetti che indagano la cultura popolare, la storia sociale e politica, la musica e le forme di partecipazione collettiva, spesso al di fuori degli spazi espositivi convenzionali. Tra i suoi progetti figurano Acid Brass (1997), che affida gli inni dell’acid house a una banda di ottoni, The Battle of Orgreave (2001), rievocazione dello scontro fra minatori e polizia del 1984, e Sacrilege (2012), una Stonehenge gonfiabile sulla quale saltare. Nel 2025 ha realizzato The Triumph of Art per il bicentenario della National Gallery. Nei suoi film, la musica diventa una chiave per leggere la società: dalla devozione dei fan in Our Hobby Is Depeche Mode (2006), realizzato con Nick Abrahams, alla storia britannica ripercorsa attraverso la cultura rave in Everybody in the Place (2018).

GIORGIO DI DOMENICO
Giorgio Di Domenico è storico dell’arte e assegnista di ricerca alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si occupa della storia e della collezione del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. Ha dedicato la sua ricerca dottorale alla ricezione italiana del Surrealismo negli anni Sessanta e Settanta. È stato Visiting Student presso la Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University, Research Fellow del Center for Italian Modern Art (CIMA) di New York e ricercatore in residenza di Marea Art Project a Praiano. I suoi studi riguardano in particolare l’arte italiana del secondo Novecento e contemporanea e i rapporti tra le neoavanguardie italiane e internazionali.
 
SIÔN PARKINSON
Siôn Parkinson è un artista, compositore e performer scozzese. Attraverso canto, suono, costume e performance dal vivo, la sua ricerca esplora la dimensione sensoriale degli oggetti e le tracce lasciate dal contatto, dall’uso e dalla manipolazione. Ha realizzato performance, film e libri dedicati, tra gli altri temi, agli odori dei funghi, agli odori fantasma, ai capelli e alle macchie, sviluppando spesso i propri progetti attraverso ricerche in musei, archivi e collezioni di storia naturale. È Research Associate presso il Royal Botanic Garden di Edimburgo e autore di Stinkhorn (Sternberg, 2024). Nel 2026 è stato selezionato come BBC/AHRC New Generation Thinker. Attualmente sta lavorando a un nuovo libro e musical sul colore marrone.
 
MARISA MERZ
Marisa Merz è stata una delle figure più originali dell’arte italiana del secondo Novecento. Esordisce negli anni Sessanta con le Living Sculptures, strutture mobili in lamina di alluminio, partecipando dalla fine del decennio alle esperienze dell’Arte Povera, rispetto alle quali sviluppa una ricerca fortemente autonoma. Nel suo lavoro materiali industriali e domestici, tecniche artigianali e gesti quotidiani si intrecciano in sculture, installazioni, disegni e dipinti, spesso attraversando il confine tra spazio privato e spazio espositivo. Dalla metà degli anni Settanta il volto e la figura umana assumono un ruolo centrale nella sua ricerca, in particolare nelle celebri teste realizzate in creta, gesso e cera. Le sue opere sono state presentate in numerose edizioni della Biennale di Venezia e a Documenta, oltre che in importanti istituzioni internazionali tra cui Centre Pompidou, Stedelijk Museum, Serpentine Gallery e Metropolitan Museum of Art. Nel 2013 riceve il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia.
 
LUCA CENA
Luca Cena è libraio antiquario, divulgatore e scrittore. Cresciuto nella libreria antiquaria di famiglia, nel 2019 ha co-fondato a Torino White Lands Rare Books, spazio dedicato alla ricerca, allo studio e alla vendita di libri rari, prime edizioni, mappe e stampe antiche. Attraverso i suoi canali social racconta il mondo del libro antico, dalle scoperte bibliografiche alle vicende dei singoli esemplari, avvicinando al collezionismo un pubblico di curiosi e nuovi lettori. È autore di Il Biblionauta. Guida pratica per cercatori di libri perduti e naviganti dell’universo librario (Mondadori Electa, 2024) e Un destino già scritto. Storie di libri che hanno sfidato l’oblio (Sperling & Kupfer, 2026), dedicato alle avventure di opere sopravvissute alla censura, perdute o segnate da tormentate vicende editoriali.
 
CRIPTA747
Cripta747 è un centro culturale indipendente, fondato a Torino nel 2008 come luogo di ricerca, scambio e produzione. Attraverso i suoi programmi sostiene il lavoro di artistə, curatorə e ricercatorə, operando come laboratorio culturale dedicato ai linguaggi dell’arte contemporanea. Cripta747 promuove la nascita di connessioni con realtà nazionali e internazionali, mettendo in comune strumenti, risorse e competenze per dare forma a processi culturali sostenibili.

LA FONDAZIONE FRANCESCO FEDERICO CERRUTI PER L’ARTE
La Collezione Cerruti è il frutto della passione e dell’intuito di Francesco Federico Cerruti (Genova, 1922 – Torino, 2015), imprenditore d’avanguardia e collezionista solitario, che dal finire degli anni Sessanta del novecento fino al 2014 ha costruito con discrezione un corpus straordinario di circa mille opere, spaziando dal Medioevo al contemporaneo. Nella casa-museo si trovano fondi oro e pittura sacra, opere rinascimentali; dipinti del Seicento e Settecento fino a lavori dell’Ottocento e del primo Novecento. Un importante nucleo collezionistico copre le avanguardie storiche, il secondo Novecento è rappresentato, tra gli altri, artisti iconici italiani e internazionali. La Collezione si estende oltre la pittura, con sculture, mobili rari, tappeti preziosi e una biblioteca d’eccezione con incunaboli, manoscritti miniati e rilegature d’autore, che raccontano il gusto e la visione di un collezionista fuori dal comune.
Istituita nel 2001, la Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte ETS opera dal 2017 in collaborazione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, con cui condivide una visione di valorizzazione culturale e dialogo interdisciplinare. Nel maggio 2019 ha aperto le porte al pubblico per la prima volta, consolidandosi in questi anni come una meta di visita specialistica, capace di offrire un’esperienza unica per studiosi, appassionati d’arte e visitatori curiosi.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Una rotatoria dedicata ad Angelo Olivieri, Medaglia d’oro al valor militare

 La Giunta ha approvato l’intitolazione all’intersezione tra via Privata Enel, via delle Casermette e via Rita Levi-Montalcini


La Spezia, 19 ottobre 2026 - Questa mattina la Giunta Peracchini ha deliberato di intitolare ad Angelo Olivieri la rotatoria posta all’intersezione tra via Privata Enel, via delle Casermette e via Rita Levi-Montalcini.
Il provvedimento, che ha ricevuto il parere favorevole della Commissione consultiva per la Toponomastica, prevede la denominazione «Rotatoria Angelo Olivieri». Il Comune richiederà alla Prefettura della Spezia l’autorizzazione necessaria per procedere all’intitolazione.


Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara: “Intitolare questo luogo pubblico ad Angelo Olivieri significa custodire la memoria di un uomo che si è distinto per il suo coraggio, il senso del dovere e lo spirito di servizio, valori che meritano di essere ricordati e trasmessi alle nuove generazioni. Olivieri ebbe un profondo legame con La Spezia, città in cui visse, si sposò, svolse il suo ultimo incarico militare e dove oggi riposa nel Cimitero dei Boschetti. Ufficiale della Regia Marina, fu insignito della Medaglia d’oro al valor militare per l’eroismo dimostrato nel 1900 durante la Rivolta dei Boxer in Cina, quando, insieme a undici marinai italiani e trenta francesi, durante un assedio durato settanta giorni, partecipò alla difesa della missione cattolica e della cattedrale di Pechino, dove avevano trovato rifugio migliaia di persone. Un esempio di eroismo, coraggio e dedizione al prossimo che merita di essere ricordato e valorizzato”.


Il Vicesindaco e Assessore alla Toponomastica Maria Grazia Frijia dichiara: “L’intitolazione ad Angelo Olivieri è anche un’occasione per restituire il giusto rilievo a una pagina di storia della Marina italiana che merita di essere conosciuta di più. Il suo eroismo non fu soltanto un atto di valore militare, ma una testimonianza concreta di coraggio e responsabilità verso migliaia di persone in pericolo. Ricordarlo alla Spezia significa valorizzare una figura che appartiene alla storia nazionale e che ha lasciato un legame profondo con la nostra città”.


Nato a Genova nel 1878, ufficiale della Regia Marina, Olivieri ebbe un forte legame con La Spezia, dove visse, si sposò e morì il 10 febbraio 1918. È sepolto al Cimitero dei Boschetti.


Fu insignito in vita della Medaglia d’oro al valor militare per l’eroismo dimostrato nel 1900 durante la Rivolta dei Boxer in Cina. Allora sottotenente di vascello, partecipò con undici marinai italiani e trenta francesi alla difesa della missione cattolica e della cattedrale di Pechino, dove avevano trovato rifugio migliaia di persone. L’assedio durò settanta giorni e la resistenza dei marinai consentì di salvare circa tremila cristiani cinesi.


Il Museo Tecnico Navale della Spezia custodisce la Medaglia d’oro conferita a Olivieri e l’orologio donatogli dal Duca di Genova. Durante la Prima guerra mondiale, con il grado di capitano di corvetta, Olivieri fu responsabile dei treni armati a Vallegrande, nel suo ultimo incarico di comando.


L’intitolazione rende omaggio alla sua memoria e al suo legame con la città, mantenendo vivo il ricordo di una figura della storia navale italiana.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Lavoro e dignità umana. Breve presentazione dell’insegnamento magistrale sul lavoro - Edizioni “Il Saggio”

 


 


Lavoro e dignità umana. Breve presentazione dell’insegnamento magistrale sul lavoro
di Maria Caterina Longo

Edizioni “Il Saggio”

Castellabate 2026, pp. 62, Euro 12,00

 


 

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STORIA e STORIE

Programma radiofonico settimanale

 di Antonella Giordano

 





Nonostante la fama e il successo ottenuti in vita, alcune figure come quella della protagonista della storia di oggi cadono nell’oblio. Perché? Perché donne di grande cultura, sensibili, brillanti, dotate di insolita genialità vengono “oscurate” palesemente o, peggio, in modi subdoli attraverso strategie comportamentali indirette (se non addirittura inquietanti, a seconda del livello di competenza e del potere detenuto) dal detrattore/persecutore affetto da uno o più vizi della personalità (quelli, per intenderci, che vanno dall’invidia all’ ignoranza, dalla misoginia alla perversione, dalla mancanza di umanità alla megalomania e via di seguito, tutti in dosi assortite nella quantità e nella composizione).
 
 

 


Francesca Caccini, detta la Cecchina, rappresenta un esempio straordinario di affermazione femminile in un’epoca di forti pregiudizi di genere ma anche di personalità – come quelli della famiglia Medici - in grado di capire il valore della cultura. Ai Medici spetta il merito di aver protetto con eccezionale liberalità artisti insigni e di aver accolto straordinari talenti.
La storia della Cecchina aiuta a comprendere quanto sia importante valorizzare il contributo delle donne nella cultura e nell’arte, restituendo loro il posto che spetta nella memoria collettiva.

Alla vita di Francesca Caccini dedico la puntata del mio programma radiofonico settimanale “Le Vite che hanno fatto la Storia” in onda in diretta martedì alle 12.15 e, in replica, giovedì p.v. alle ore 17.30 su Radio Regional (AM – Onde Medie sulla frequenza 1440 kHz o al link:
https://www.regionalradio.eu/onair/shows/storia-storie/
In podcast al link:
https://www.regionalradio.eu/onair/podcast/storiaestorie/

 

 

(i link non hanno accesso diretto ma sono da copiare e incollare sul web)

Vi aspetto Antonella Giordano

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

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La Fattoria in Città torna in piazza Cavour domenica 29 novembre

 Circa cento espositori, prodotti tipici, animali da fattoria e laboratori per bambini e ragazzi


La Spezia,19 ottobre 2026 - Questa mattina la Giunta Peracchini ha deliberato lo svolgimento della manifestazione “La Fattoria in Città”, in programma domenica 29 novembre 2026 in piazza Cavour.

L’appuntamento porterà nel cuore della Spezia circa cento espositori tra produttori, associazioni di categoria e consorzi, che proporranno degustazioni e vendita di prodotti agricoli, alimentari e artigianali tipici del territorio e delle zone limitrofe.

Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara: “Piazza Cavour, per l’intera giornata del 29 novembre, si trasformerà in un luogo di esperienze uniche. Questa manifestazione rappresenta un’importante occasione per conoscere e vivere da vicino il mondo della natura, delle tradizioni e della vita all’aria aperta, grazie alla partecipazione e alla collaborazione di numerose realtà del territorio, che ringrazio. È un momento che permette a bambini e famiglie di riscoprire le usanze e le ricchezze che la nostra terra sa offrire, avvicinandoli alle cose semplici, come i prodotti genuini e le bellezze naturali che ci circondano”

Accanto alla mostra mercato, il programma prevede l’esposizione di animali da fattoria provenienti da aziende locali, ospitati in appositi recinti, e laboratori ludico-educativi rivolti a bambini e ragazzi. Un’occasione per le famiglie di conoscere più da vicino il mondo agricolo, le sue attività e i suoi prodotti.

Nata nel 2006, “La Fattoria in Città” avvicina il mondo della campagna alla vita cittadina e richiama l’attenzione sul consumo consapevole e sul rispetto della biodiversità. La manifestazione offre a cittadini e visitatori la possibilità di incontrare i produttori e scoprire le eccellenze e le tradizioni del territorio.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA