venerdì 19 giugno 2026

PIZZA E IA, I MAESTRI ARTIGIANI DEL COCA COLA PIZZAVILLAGE DICONO NO!

A Pozzuoli dal 7 al 12 luglio il villaggio dedicato alla regina della tavola

 
 




L'intelligenza artificiale potrà un giorno inventare la pizza del futuro?
 

L'abbiamo chiesto ai 22 pizzaioli che quest'anno faranno parte della squadra del Coca-Cola Pizza Village 2026 e le risposte raccontano un mondo decisamente compatto.

Se da un lato la tecnologia entra sempre più spesso nella vita quotidiana di imprese e professionisti, dall'altro il mondo della pizza continua a considerare creatività, esperienza e sensibilità umana elementi difficilmente sostituibili.
 

Secondo il 78% dei pizzaioli coinvolti, l'intelligenza artificiale resterà uno strumento utile ma distante dall'anima del mestiere. Per questa maggioranza la pizza nasce ancora dall'intuizione, dalla conoscenza delle materie prime, dall'esperienza maturata davanti al forno e dal rapporto diretto con il cliente.
 

Il 18% adotta invece una posizione più pragmatica. Per questi professionisti l'intelligenza artificiale potrà diventare un valido alleato nella gestione delle prenotazioni, nell'organizzazione del lavoro, nell'analisi delle preferenze dei clienti e nelle attività di comunicazione.
 

Solo il 4% immagina un ruolo più incisivo, ipotizzando che nei prossimi anni gli algoritmi possano contribuire concretamente alla nascita di nuove ricette e nuovi abbinamenti.
 

Su un punto, però, le opinioni convergono quasi completamente.
 

Per il 98% dei pizzaioli nessuna tecnologia potrà mai sostituire il ruolo del pizzaiolo.

L'intelligenza artificiale potrà aiutare a raccogliere dati, analizzare tendenze e supportare le attività quotidiane, ma difficilmente potrà replicare il patrimonio culturale, la sensibilità e la capacità di interpretare gusti e territori che caratterizzano il lavoro di chi prepara una pizza.
 
 

Più equilibrate le risposte alla domanda più curiosa: entro il 2035 i nostri clienti sceglieranno la pizza attraverso algoritmi personalizzati?
 

Il 42% ritiene che possa accadere, mentre il 58% continua a credere che il consiglio del pizzaiolo, il passaparola e il rapporto umano avranno ancora un peso maggiore rispetto alle indicazioni fornite dalle piattaforme digitali.
 

A partecipare alla consultazione sono stati i protagonisti dell'edizione 2026 del Coca-Cola Pizza Village
 

Ammaccamm, Antica Pizzeria da Gennaro, Donna Sofia ai Tribunali, Errico Porzio, Farinati Pizza and More, MaryRose, I Mascalzoni Latini, Pisani Pizzeria, Pizzaingrammi, Picea, Vesi, Vincenzo Capuano, Fermento, Lucignolo Bella Pizza, Da Mario, Zia Esterina Sorbillo, I Damiano Pizza Concept, Il Mio Viaggio a Napoli, Spicchi di Luna, Porzio...ni, Guappo Amoriello Senza Glutine e Pizzeria Roulette.

La domanda resta aperta.
 

Se il futuro della pizza sarà sempre più tecnologico, il suo cuore continua a battere nelle mani di chi ogni giorno impasta, sperimenta e accende il forno.
 

Dal 7 al 12 luglio, il Lungomare Sandro Pertini di Pozzuoli diventerà la capitale italiana della pizza con il ritorno del Coca-Cola Pizza Village. 22 pizzerie, 6 giorni di degustazioni, spettacoli, concerti, incontri e intrattenimento accompagneranno il pubblico in un viaggio attraverso le nuove tendenze della pizza italiana, le grandi famiglie della tradizione e i protagonisti che stanno cambiando il volto di uno dei prodotti simbolo del Made in Italy.

Un villaggio aperto a famiglie, appassionati e turisti che quest'anno torna sul mare con una nuova scenografia naturale affacciata sul Golfo di Pozzuoli.
 

Accanto alle pizzerie protagoniste, il programma ospiterà appuntamenti musicali, eventi speciali e una grande novità firmata Gianni Simioli. Un format completamente nuovo, costruito appositamente per il Coca-Cola Pizza Village 2026, che unirà musica, spettacolo e scoperta di nuovi talenti con una formula inedita destinata a sorprendere il pubblico. I dettagli saranno annunciati nei prossimi giorni.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

White Chill Out Lungomare Pozzuoli: il gusto incontra l’emozione

Pozzuoli protagonista del gusto: la Live Cooking Experience al White Chill Out Lungomare celebra l’eccellenza tra cucina, mare e grandi collaborazioni



Una serata esclusiva tra alta gastronomia, cooking experience e valorizzazione del territorio con chef, aziende e professionisti dei Campi Flegrei



 

Pozzuoli (NA) – Il fascino del mare, l’eleganza degli eventi e la ricerca gastronomica sono stati i protagonisti della Live Cooking Experience andata in scena il 17 giugno al White Chill Out Lungomare Pozzuoli.

 

Una serata riservata alla stampa e agli ospiti selezionati che ha raccontato una nuova idea di ospitalità: un’esperienza capace di unire cucina, atmosfera e cura dei dettagli, valorizzando le eccellenze del territorio attraverso un percorso sensoriale completo.

 

La brigata guidata dallo Chef Alessio Galati ha accompagnato gli ospiti in un viaggio tra sapori mediterranei e creatività contemporanea, partendo dall’omaggio al mare con le ostriche servite e aperte al momento fino alle diverse interpretazioni del pescato.

 

Nel menu hanno trovato spazio il Roll bun crostacei, il Baccalà fritto con pomodoro datterino e Parmigiano 24 mesi, il Fish & Chips di tonno, i Tagliolini al battuto di gamberi, burro e limone e lo Zito con pescato del giorno e datterini, fino al dessert Plateau Dolce Vita.

 

A rendere ancora più speciale la serata è stata la partnership con Nicola Pezzella Wedding Planner, una collaborazione nata per unire il mondo della ristorazione di qualità alla progettazione di eventi esclusivi. Una sinergia che ha contribuito a definire lo stile dell’appuntamento, curandone l’identità e trasformando la cena in una vera esperienza emozionale.

 

“Il White Chill Out Lungomare nasce con l’idea di creare momenti che restano nel tempo – racconta Nicola Scarmadella, proprietario del White Chill Out Lungomare –. La Live Cooking Experience è stata la dimostrazione di quanto sia importante fare rete con professionisti e realtà che condividono la stessa attenzione per qualità, bellezza e accoglienza. Vogliamo continuare a raccontare Pozzuoli attraverso eventi capaci di unire il territorio alle eccellenze che lo rappresentano.”

 

La serata ha visto anche protagonista il mondo del vino grazie agli abbinamenti curati dal Sommelier Guido Del Vecchio, con le etichette di Cantine Palazzo Marchesale, Carputo Vini e Cantine Federiciane, selezionate per accompagnare ogni portata e valorizzare il percorso gastronomico.

 

Fondamentale il contributo delle realtà legate al mare e alla qualità delle materie prime: Pastai Cacciapuoti,  Ittica Albi e Ittica D’Isanto Pozzuoli hanno supportato la valorizzazione del pescato, mentre Magno Food, MARR Home, Legami D’Amore hanno contribuito alla riuscita dell’organizzazione e alla cura dei dettagli.

 

L’esperienza è stata completata dalla proposta sushi dello Chef Romerson Cohelo che ha portato in tavola l’eleganza della tradizione giapponese, e dai Signature Cocktails di Luigi Scarmella Bartender, insieme alla selezione di Caffè Kremoso per il finale dedicato agli ospiti.

La serata ha visto anche la partecipazione di alcuni degli influencer campani più noti: Marica Ferrillo e Gabriele Massa di Campi__Flegrei.

L’evento è stato organizzato con la collaborazione e direzione artistica dell’agenzia di marketing Tipi social guidata da Tiziana Portanova.

La Live Cooking Experience conferma il ruolo del White Chill Out Lungomare Pozzuoli come luogo di riferimento per eventi, lifestyle e alta cucina nei Campi Flegrei, dove il mare diventa la cornice naturale di esperienze uniche.

 

 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Ovazione per il tenore napoletano VINCENZO COSTANZO in TOSCA al Regio di Torino


 Successo del tenore napoletano

Vincenzo Costanzo

 

GiACOMO PUCCINI

TOSCA

Teatro Regio Torino

13 – 21 giugno 2026


 

Vincenzo Costanzo: “oltre” Cavaradossi

 


Successo personale per il tenore napoletano al Regio di Torino che non si pone limiti nella regia ultra fisica di Stefano Poda. Ultima recita di Tosca il 21 giugno, quindi Il 23 riceverà il premio “Giuseppe Lugo” a Custoza, a seguire il debutto in Turandot al Summer Theatre di Varna

Estate bollente per il tenore napoletano Vincenzo Costanzo, il quale ancora un volta ha raccolto l’ovazione del pubblico, per la sua  inconfondibile interpretazione del Cavalier Mario Cavaradossi sul palcoscenico del teatro Regio di Torino, sold out per tutte le recite. Colpo d’occhio non certo d’abitudine e scontato al principio di un rovente giugno, pur se il titolo è Tosca di Giacomo Puccini, opera diretta registicamente da Stefano Poda, con orchestra e cori affidati alla bacchetta di Andrea Battistoni. Regia di difficile interpretazione sia da parte del pubblico che degli artisti, giocata sul passaggio tra la fine del Settecento e l’avvento del Romanticismo, del secolo della rivoluzione e della libertà. Il codice Poda è facilmente svelato, a cominciare dai guanti rossi che ricoprono le mani lorde di sangue di Scarpia e i suoi sgherri, la polizia papalina. L’omaggio a Roma viene esclusivamente dagli ologrammi su marmo Portoro, che impreziosisce le basiliche romane, con le venature ad evocare quasi una tela di ragno, man mano che il barone ne stringe il cerchio, rappresentanti le sculture dal gruppo del Lacoonte all’Apollo e Dafne del Bernini, unitamente ai simboli della città eterna di cui Puccini fa uso in orchestra le campane e il cannone di Castel Sant’Angelo. Non si esce mai da questo palcoscenico claustrofobico, niente paesaggio romano, solo la luce scandisce il trascorrere delle ore, e assieme agli ologrammi, i luoghi. Poda ha schizzato  un palcoscenico pieno d’ombra e di mistero su cui i personaggi, questi prigionieri del melodramma che tentano di liberarsi, contorcendosi,  sono riusciti a compiere il proprio viaggio e ad attuare il proprio cambiamento. Poda conscio di ciò, ha giocato, con la luce, servendosene per le sue scene con un chiaro riferimento al richiamo di un immaginario specchio, veneziano (scena nera), quello della vita e quello della finzione, il pavimento, che è esso stesso specchio della vita, un gioco serio che ad essa ci sveglia. Sulla enorme scrivania di Scarpia si è giocato l’intero secondo atto: nello studio emozioni, passioni, decisioni, cambiamenti, con il merito da parte di Poda di aver sfruttato a pieno i 250 metri di palcoscenico con i suoi ponti mobili, che lo rende secondo solo a quello dell’Opera Bastille. Crude le sevizie durante l’interrogatorio del Roberti, nel sottopalco, già dall’entrata del Cavaliere Cavaradossi che, nella replica a cui abbiamo assistito, è stato un superbo Vincenzo Costanzo, il quale ha dovuto far di tutto mentre cantava, dalla sua entrata nel secondo atto, a “Vittoria, Vittoria!”, scalciare, divincolarsi, buttarsi in capriola giù dalla scrivania di Scarpia, ed eseguire “E lucevan le stelle” coricato su di un lato con le mani legate dietro la schiena, per contentare una regia che non avrebbe dovuto neanche pensare di proporre simili posizioni. Ancora sulla scrivania di Scarpia, Tosca canta il “Vissi d’arte” dopo lo stupro, una sottolineatura trita e ritrita, le cui dinamiche tradizionali subiscono una deformazione che le muta in una manifestazione isterica, caratterizzata da una debolezza intrinseca e da un andamento parossistico, evocante l'immagine violenta e stridente, quasi, quanto un'unghia che si spezza urtando una superficie. La categoria assoluta e metafisica del Male — che nel teatro del diciannovesimo secolo fungeva da motore del conflitto drammatico (si pensi alla contrapposizione etica e dialettica dei personaggi) — viene sostituita dalla dimensione psicologica e esistenziale del Malessere. Si tratta di quel disagio moderno che determina il progressivo esaurimento della monumentale e coesa struttura melodica, la quale si dissolve per lasciare spazio a una scrittura frammentaria, asfittica e dal ritmo spezzato. In questa rappresentazione è mancato il poverissimo popolo romano, finanche il sagrestano è vestito da cardinale ed elegantissimi i ragazzini delle voci bianche, ci hanno ricordato i pretini di Nino Caffè. Divise rinascimentali per la guardia papale in nero e rosso, che sono i colori di Tosca da sempre, i quali si aggirano tra i manichini delle varie Madonne Regina Coeli, Stella Maris, Consolatrix, Turris Eburnea, Mater Dolorosa, con la Maddalena l’unica viva, la donna vera, l’Attavanti evocata dal proprio tema in orchestra, quindi, la grandiosa processione dei papi, per il Te Deum, ognuno nella propria teca luminosa, come già le Madonne, segno del potere millenario della Chiesa, e con il papa che dirige il coro ossequioso e prono ad ogni motto. Finale a sorpresa senza tuffo profondissimo di cartesiana memoria, ma il crollo del muro, ovvero del Settecento a favore dell’Ottocento, l’età del viaggio ove travel,  travail, il travaglio del parto, hanno nelle diverse lingue la stessa radice. Taglio, sacrificio e vita nuova, nella medesima esperienza, scelta di libertà. Una tale sfida non si può ignorare, occorre rispondere: è necessario riattivare “il racconto”, nell’ostinato coraggio nel seguire e, perseguire, l’approdo ad un reale, attraverso la continua ricerca, il tempo, la metamorfosi, come quella del pastorello che si libera della pesante armatura e si rivela vestito di bianco, come la Maddalena, come il Cavaliere simbolo del nuovo secolo che sta per giungere, come Tosca che sta per liberarsi e mondarsi del suo corpo e di ogni peccato. La vince in palcoscenico Vincenzo Costanzo, dalla voce e dalla recitazione più che generosa, latore di un Cavaradossi più che fisico, testosteronico, tradito nel primo atto, non poco, da una direzione di Battistoni, dai tempi esageratamente comodi, che hanno messo da parte quel senso di concitazione, che sprizza da ogni battuta, tra il timore della Polizia, l’Angelotti nascosto, il timore che entri gente in chiesa e la gelosia di Tosca. Costanzo ha fatto da tempo, “suo”,  il Cavaliere e riesce ad esaltarne il canto anche con il dolce carco del ragazzino tra le braccia, raccogliendone finanche l’elmo per terra. Di un tenore in genere si lodano gli acuti che Costanzo ha sonori e scolpiti, ma, il registro grave è risultato una vera magia, da bari-tenore, retaggio di gioventù, che ben continua, impreziosito da emozionanti mezze voci. Applausi per Tosca, Ekaterina Sannikova, giovanissimo soprano ucraino, alla corte dello “Czar” Gergiev al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Una Tosca poco diva e molto donna, tanto da pronunciare distesa in terra quell’ “Avanti a lui tremava tutta Roma!”, dopo l’assassinio del barone, e aver pensato anche al suicidio nel momento in cui ha trovato il coltello. Dopo una convincente interpretazione del “Vissi d'arte”, l'esecuzione integrale del terzo atto si è rivelata ben centrata. Il soprano ha sfoggiato un registro acuto di rara efficacia, esibendo il Do acuto, il cosiddetto Do “della lama”, limpido, naturale nell'emissione e timbricamente penetrante. Di pari valore è stata l'esecuzione del passaggio “Trionfal di nova speme”, affrontato con eccellente controllo vocale e sostenuto da una spiccata sensibilità nel fraseggio e nell'articolazione della parola scenica. 

 


 

L’interpretazione del Barone Scarpia offerta da Claudio Sgura si è rivelata pienamente all’altezza del ruolo, distinguendosi per un profilo vocale di notevole volume e spessore, una rilevante autorevolezza scenica e l'abilità nel calibrare la dimensione minacciosa con quella ironica. L'artista è riuscito, in tal modo, a dare corpo all'essenza del Male, senza mai mettere da parte la dignità aristocratica insita nel personaggio, evitando qualsiasi deriva grossolana sul piano dell'emissione e della linea musicale, perfino nel brutale frangente del tentato stupro, sostenuta da un mezzo vocale caratterizzato da una pregevole e scura pasta timbrica e da un'impeccabile precisione nell'articolazione della parola scenica. L’ interpretazione di Andrea Battistoni si è articolata lungo molteplici direttrici, tra loro strettamente interconnesse, slancio passionale e ferocia primitiva, che in diversi momenti hanno coperto anche frasi importanti, come “Tosca, mi fai dimenticare Iddio”, il quasi raggiunto orgasmo del Barone, nel Te Deum o la scena della consegna del paniere all’Angelotti, un vero e proprio monumento acustico, il primo atto non edificato perfettamente, ma in ascesa nel secondo e nel terzo atto, che si è rivelato il migliore. Lo sviluppo drammaturgico solo a tratti si è dipanato attraverso repentine transizioni agogiche, a cui siamo abituati con una bacchetta quale, ad esempio, è quella del Maestro Daniel Oren, tali accelerazioni e rallentamenti ritmici amplificano la tensione e l'inquietante incedere della vicenda, mentre gli improvvisi sbalzi di volume, (i contrasti di forte e piano) si fanno metafora acustica del decadimento etico e psichico dei personaggi che animano l'azione scenica. Andrea Battistoni, ha, si penetrato il nucleo pulsante del dramma, privilegiandone, solo in determinati passaggi, la componente più patetica, operazione che avrebbe dovuto tratteggiare l'isolamento esistenziale della protagonista, una figura femminile che non soccombe alla meschinità e all'ipocrisia del consorzio sociale, mentre attenuati sono risultati i risvolti più grotteschi, come l’entrata della cantoria. I dettami espressivi e tecnici provenienti dal sono stati recepiti in modo impeccabile dalla compagine orchestrale del Teatro Regio, la quale ha dato prova di una flessibilità e di un virtuosismo timbrico straordinari, in particolare nelle pagine sinfoniche, sbalzate con vivido realismo. Dignitoso il contributo degli interpreti comprimari, tra i quali Matteo Torcaso nel ruolo del Sagrestano dalla recitazione fin troppo contenuta, lo Spoletta di Daniel Umbellino, Igor Durlovski, che ha dato voce a Cesare Angelotti, Eduardo Martínez, Sciarrone e Lorenzo Battagion, il Carceriere, fino a giungere alla voce bianca di Jacopo Gallo (il Pastorello), venuto fuori dal coro preparato da Claudio Fenoglio, autore di una prova magistrale. Al termine della rappresentazione, il pubblico ha tributato a tutti calorosi e scroscianti applausi, anche per il coro diretto in scena dalla sua stessa maestra Gea Garatti Ansini, e standing ovation per Vincenzo Costanzo, al quale, il 23 giugno verrà consegnato il premio “Giuseppe Lugo” a Custoza, prestigioso premio consegnato agli eredi artistici del grande tenore, nel corso di un rècital ove avrà al suo fianco il soprano Alessia Panza e il baritono Antonino Giacobbe. Quindi, trasferimento a Varna, al Summer Opera Festival, alla corte di Daniela Dimova, per le celebrazioni del centenario di Turandot, in cui sarà Calaf, a fianco di Anna Pirozzi, il 22 luglio e ritroverà la pura bacchetta pucciniana del Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli.

 


 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

IL BALLO DELLA ROSA ACCENDE LA SOLIDARIETÀ A NAPOLI

 


 


L’ottava edizione del prestigioso galà charity del Lions Club Capri unisce istituzioni, arte e alta cucina a Villa Lucrezio per abbattere le barriere e sostenere i più fragili.

Dall’amicizia, dalla stima reciproca e dalla sinergia tra le grandi forze del territorio nasce l’opportunità di fare del bene. Sono questi i sentimenti profondi che accompagnano l’atteso ritorno del “Gran Galà Ballo della Rosa”, la prestigiosa serata charity giunta al suo ottavo anno consecutivo, che prenderà vita martedì 23 giugno 2026, a partire dalle ore 19:00, nella straordinaria cornice di Villa Lucrezio, a Posillipo. L’evento si inserisce nel ricco programma dell'Anno Sociale 2025/2026 guidato dal Governatore del Distretto 108 Ya, Pino Naim, sotto il forte motto distrettuale “Uniti verso il futuro – Meritocrazia, Etica e Libertà”.
A guidare questa straordinaria macchina della solidarietà è il Lions Club Capri, presieduto da Rita Colazza Gori, coadiuvata da altri Lions Club del territorio, che quest'anno vede la partecipazione attiva e il pieno sostegno istituzionale di soci illustri del club isolano, come il Sindaco di Capri, Paolo Falco, e l’Assessore alle Politiche Sociali, Salvatore Ciuccio. Questa unione d'intenti si tradurrà in un aiuto concreto a favore di quattro importantissimi progetti sociali. I fondi raccolti durante la serata, che sarà presieduta dal Governatore in caming Professor Bruno Canetti, saranno infatti devoluti in prima battuta al Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) - Circolo di Capri, come seconda donazione che si aggiunge a un primo stanziamento già effettuato, per finanziare la complessa ristrutturazione di un Caravan appositamente attrezzato per il trasporto di persone con disabilità; un mezzo fondamentale per garantire la mobilità sociale tra le stradine più strette e impervie dell'isola, dove nessuna normale autovettura può accedere. La solidarietà toccherà da vicino anche la città di Napoli attraverso l’Associazione Orsa Maggiore, a cui verrà destinato un contributo tangibile per donare un futuro migliore, percorsi di autonomia e inclusione ai giovani diversamente abili. Un'altra parte significativa dei fondi sosterrà il Servizio Cani Guida dei Lions di Limbiate, un'eccellenza che alleva e forma i cani guida per i non vedenti, veri e propri angeli custodi a quattro zampe, e la Fondazione Internazionale LCIF per le emergenze globali.
Il concetto che la bellezza esprima il suo valore più autentico quando si mette al servizio degli altri sarà il filo conduttore dell'intera serata, che vedrà un eccezionale connubio tra etica ed estetica. Grazie alla sensibilità e all’impegno di Elena Di Gennaro, l’associazione “La Memoria dell’Arte” parteciperà con orgoglio all’iniziativa affidando una prestigiosa opera dell'artista Francesca Capitini a questo grande progetto di solidarietà. Il quadro, specificamente donato per sostenere la Scuola Cani Guida Lions di Limbiate, verrà ufficialmente ritirato dal Referente Distrettuale del Distretto 108Ya, il Dott. Giovanni Meo. Per l'occasione, l'evento assumerà un respiro nazionale grazie alla partecipazione straordinaria del Presidente della Scuola Cani Guida di Limbiate, Marco D’Auria, e della sua Vice, Barbara Benato, presenti a Napoli proprio per testimoniare l'importanza del progetto.
Il Gran Galà si svilupperà seguendo un impeccabile protocollo di eleganza, dove anche l'occhio vorrà la sua parte. Il codice d'abbigliamento richiesto prevede infatti l’Abito Scuro per i gentiluomini e l’Abito con Rosa per le dame; come vuole la tradizione del ballo, tutte le signore indosseranno sul vestito una caratteristica rosa di stoffa, simbolo floreale di grazia e condivisione. Il percorso enogastronomico accompagnerà gli ospiti in un viaggio nei sapori della tradizione, iniziando all'aperto sui terrazzi della Villa con un suggestivo aperitivo a base di frittura italiana, per poi proseguire nelle sale interne per la Cena di Gala Placée, che si snoderà attraverso un ricercato antipasto, due primi piatti d'autore, una raffinata selezione di dolci e la monumentale torta celebrativa.
L'atmosfera della serata sarà resa indimenticabile dalla colonna sonora affidata alla regia di Lumens Eventi, che culminerà nel momento centrale dello spettacolo con la straordinaria e potente esibizione dal vivo del celebre tenore Giuseppe Gambi. Al termine della cena, gli ospiti avranno a completa disposizione una grande sala dedicata interamente al ballo, per concludere la serata all'insegna della spensieratezza e della convivialità. Vi aspettiamo numerosi per vivere insieme una notte indimenticabile e fare del bene con il cuore, ricordando che la vostra presenza contribuirà a trasformare una serata di festa in un concreto e storico gesto di solidarietà.


CONTATTI E ADESIONI
Per informazioni e/o confermare la propria partecipazione all'evento è possibile contattare la Presidente Rita Colazza Gori, al numero di telefono 333 5753578.

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 


CASTELLO SVEVO DI TRANI, IL NUOVO PERCORSO MULTIMEDIALE ED ESPERIENZIALE

L’ARCHITETTURA, IL BESTIARIO NASCOSTO E IL RAPPORTO SPECIALE CON IL MARE


Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille


Si inaugura oggi venerdì 19 giugno 2026 alle ore 10.30 il nuovo percorso multimediale ed esperienziale del Castello Svevo di Trani, un importante progetto di valorizzazione culturale che segna una nuova fase nella fruizione e nella narrazione di uno dei monumenti più rappresentativi della Puglia.

 

Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille



L’intervento si inserisce in una più ampia e articolata strategia di conservazione, riordino, catalogazione, digitalizzazione e riqualificazione del patrimonio storico-artistico del sito, ideata e coordinata dall’arch. Anita Guarnieri, ed è incentrato prevalentemente su tre nuove soluzioni allestitive realizzate dallo studio di design milanese Dotdotdot.

All’evento di presentazione prendono parte il sindaco di Trani, Marco Galiano, il già primo cittadino del Comune della BAT, Amedeo Bottaro, e l’arch. Anita Guarnieri, Direttrice del Castello di Trani al momento della progettazione ed attuale Dirigente della Direzione regionale Musei nazionali della Puglia, nonché Soprintendente ad interim della Soprintendenza ABAP per le province di Foggia e BAT.
 
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille
 

Il progetto, del valore complessivo di circa un milione e mezzo di euro, è stato finanziato sulla linea di intervento PNRR “Miglioramento condizioni e standard di offerta e fruizione attraverso il patrimonio digitale”, nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “Cultura e Sviluppo” FESR 2014-2020, nonché mediante le risorse della Legge speciale 190/2014 dedicate agli “Interventi di manutenzione straordinaria, adeguamento normativo degli impianti e progettazione degli allestimenti” e ha consentito, anche attraverso calibrati interventi di restauro, di restituire profondità narrativa a un luogo già straordinario per architettura e collezioni.
 

 
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille

 


In tale contesto si inserisce il lavoro dello studio Dotdotdot, specializzato nella progettazione di ambienti narrativi, esperienze interattive e storico-museali, incaricato di sviluppare le soluzioni multimediali e digitali sulla base del progetto scientifico e delle linee guida elaborate dall’arch. Guarnieri. In costante dialogo anche con la Soprintendenza ABAP BAT-FG, sono state realizzate in particolare tre installazioni permanenti, dedicate rispettivamente all’architettura millenaria del Castello, al bestiario medievale e al profondo rapporto che lega il monumento al mare.

Ciascuna installazione trova collocazione all’interno di una specifica sala espositiva ed è stata concepita per integrarsi armoniosamente con il contesto, valorizzandone le stratificazioni storico-architettoniche, la materia e il patrimonio custodito, nel pieno rispetto dell’identità dei luoghi.
 
 
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille


 

Il Castello Svevo di Trani, una delle mete turistiche più visitate della Puglia che sorge direttamente sul mare, è custode di numerosi reperti medievali in parte esposti nelle sale, in parte ancora incastonati nelle pareti o conservati nei depositi. Le tre installazioni valorizzano tali peculiarità parlando linguaggi differenti e raggiungendo diverse profondità di coinvolgimento: la prima si configura come un archivio tattile, la seconda connette il patrimonio artistico del castello con il territorio circostante tramite la creatività dello spettatore, mentre la terza installazione attinge alle emozioni dei visitatori. In tutte e tre, la tecnologia non è protagonista ma strumento, progettata per essere accessibile a pubblici diversi per età e competenze.

 

I visitatori saranno accompagnati dal personale della DRMN Puglia, della SABAP BAT-FG e di Dotdotdot partendo dal bastione a nord-est, dove il pubblico può vivere un’esperienza accessibile attraverso il tatto, l’esplorazione visiva e l’ascolto, ispirata al modellino ligneo settecentesco del castello. Mentre una sua riproduzione tattile permette un contatto diretto con la morfologia del monumento, un tavolo interattivo touch consente una sua esplorazione tridimensionale che spazia attraverso le sale e le epoche storiche. Il visitatore può accedere, inoltre, a un archivio virtuale di 50 reperti e, interagendo con sei riproduzioni realizzate con stampante 3D, può attivare una proiezione sulla volta del torrione guidata dalla voce dell’attore e doppiatore Fabrizio Vidale.
 
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille
  


La Sala Manfredi, invece, ospita il bestiario medievale: reperti zoomorfi in pietra – frammenti di drago, leone, felino, aquila, grifone e altri –, esposti su un sistema di supporti appositamente progettati, sono accompagnati da una proiezione sulla parete di fondo dedicata agli ‘animali fantastici’. L’installazione è pensata per offrire più livelli di coinvolgimento: narrativo e storico per un pubblico adulto, ludico e creativo per i più giovani, permettendo ai visitatori di progettare il proprio animale fantastico. Attraverso una filastrocca da comporre utilizzando parole che indicano caratteristiche fisiche o caratteriali degli animali, si può dar vita alla propria creatura, che viene illustrata, proiettata sulla parete e poi, se lo si desidera, scaricata con un QR code. Le illustrazioni originali realizzate per il progetto rimandano agli stessi animali lapidei presenti in altri contesti architettonici di Trani e del territorio pugliese, facendo dialogare il patrimonio iconografico del castello con la cattedrale, le altre chiese romaniche e i palazzi cittadini e connettendo, quindi, il monumento con il paesaggio che lo circonda.

 

La terza installazione, infine, ha sede nelle cosiddette ‘scuderie’, dove si possono ammirare vari reperti, tra cui palle di cannone, abbeveratoi e pozzi. Si tratta di uno spazio espositivo leggermente ipogeo in cui un ‘mare generativo’ si anima sulla parete introducendo un cambio di registro nel percorso espositivo. Le onde generate interamente con codice, ovvero senza l’utilizzo di riprese video, si animano sulla parete attraverso un loop di circa tre minuti, con sound design spazializzato appositamente composto. L’evoluzione narrativa si articola in un crescendo: la rappresentazione marina passa da una fase di quiete a una tempesta simulata, durante la quale il suono si intensifica e l’acqua sembra interagire con lo spazio architettonico circostante. Il ciclo si conclude con la ricostruzione digitale della facciata esterna del castello – con le sue arcate rivolte verso il Mediterraneo – che viene progressivamente avvolta dal mare prima di tornare alla calma iniziale.
 
  
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille



L’opera si basa su contenuti visivi e audio parametrici, generati dal vivo da codice e algoritmi anziché essere preregistrati. Parallelamente, un video mapping a pavimento mette in evidenza i principali reperti presenti, inserendoli nel flusso narrativo senza ricorrere a didascalie tradizionali. L’ambiente offre così un’esperienza sensoriale capace di raccontare la relazione millenaria tra la fortezza e la linea di costa. Questo profondo legame è ulteriormente valorizzato da alcune novità allestitive: due progetti di design che ampliano la fruizione del monumento e delle sue collezioni.

 

Nella Sala Federico II, un sistema di rampe, che diventa elemento espositivo ospitando alcuni reperti della collezione, dialoga con lo spazio architettonico e consente nuovi affacci verso il mare.
 
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille
 


La realizzazione di una nuova passerella metallica con accesso dal cortile centrale e l’apertura della Porta a mare consentono l’accesso all’inedito ballatoio sul fronte nord, creando un suggestivo cannocchiale visivo capace di evocare la memoria di antichi approdi e di godere un’ulteriore vista prospettica della famosa cattedrale di Trani.

Il nuovo percorso rappresenta dunque il risultato di una visione culturale complessiva che, sotto la direzione dell’arch. Anita Guarnieri, e grazie alle competenze progettuali di Dotdotdot, ha saputo integrare ricerca scientifica, tutela, innovazione tecnologica e valorizzazione del patrimonio, restituendo al Castello Svevo di Trani una narrazione contemporanea capace di rafforzarne il ruolo di riferimento nel panorama culturale nazionale.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

NUOVA ORCHESTRA SCARLATTI | Festa della Musica al MANN con Dinko Fabris che racconta 'Parthenope' e il Concerto itinerante della Nuova Orchestra Scarlatti


Note e melodie nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Domenica 21 giugno il MANN celebrerà l’edizione 2026 della Festa della Musica, quest’anno dedicata alla “Voce dei luoghi”, con l’apertura straordinaria serale e due eventi speciali per i visitatori.


Il Museo sarà visitabile con orario prolungato sino alle 23.30. Dalle 19 alle 22.30 il biglietto di ingresso costerà 10 euro.


Alle 20.30, nelle sale della mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, il musicologo Dinko Fabris dedicherà un percorso guidato alle partiture ispirate al mito della sirena (da prenotare telefonicamente contattando i Servizi Educativi del MANN, tel. 081/4422336, sino a venerdì, dalle ore 10 alle 15, oppure in sede fino esaurimento posti).


 

foto allestimento mostra parthenope - credit Livia Pacera



Alle 21.30, con un concerto itinerante nelle collezioni del MANN, i solisti della Nuova Orchestra Scarlatti accompagneranno il pubblico in una suggestiva Promenade performance: si partirà dall’Atrio del Museo, per attraversare alcune sale della Sezione Campania Romana e il Giardino delle Camelie, giungendo poi nel Salone della Meridiana. Il repertorio dei solisti spazierà da Mesomede, cui si deve una delle rarissime espressioni musicali antiche giunte a noi, sino a Debussy, Britten e Morricone.


Durante tutta la serata, il MANNCaffé proporrà al pubblico un calice di vino o prosecco e taralli artigianali (costo della degustazione: 6 euro).


Al riguardo, Francesco Sirano, direttore generale del MANN, commenta: “La Festa della Musica è un'occasione unica per conoscere le meravigliose collezioni del MANN. Attraverso la suggestione dei suoni il Museo sperimenta approcci ed esperienze innovative alle esposizioni permanenti e temporanee, perché vogliamo un MANN che possa essere ancheluogo di intrattenimento informato e consapevole secondo i principi della Convenzione di Faro”.
 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

La scultura come processo di evoluzione


 

Napoli, venerdì 26 giugno 2026, ore 16-19,30
Sala delle colonne, Via Annunziata 34, Napoli 

Lucia Schettino

La scultura come processo di evoluzione

Un dialogo tra arte, psicologia e spiritualità

Presentazione del docufilm 
diretto da 
Pedro Fiascunari


Intervengono:
Caterina Bruno | Maria Fabiana Liso | Stefano Taccone


Ormai da un po’ di anni Lucia Schettino identifica la sua pratica artistica nel campo specifico della scultura ed elegge a materiale privilegiato della sua poetica l’argilla.
 

Attraverso la lavorazione di essa, sperimentando le sue peculiari proprietà – non ultima la sua valenza allegorica, di rimando immediato alla terra e quindi alla Madre –, l’artista instaura una triplice relazione. 
Innanzi tutto con se stessa: le dita affondano nell’argilla e questa risponde a suo modo. Se il gesto che si imprime sull’argilla è conseguenza di moti interiori, la forma così plasmata fa risuonare, a sua volta, le corde dell’anima.
 

La dimensione corporea appare così fondamentale ma anche necessariamente trascesa. Schettino parla addirittura di incontro tra Terra e Cielo. Di una esperienza, dunque, che non è solo psico-fisica, ma che lambisce le vette dello spirituale.
 

Al tempo stesso, in tale operazione, non è possibile cogliere alcun tratto di solipsistico ascetismo, dal momento che, all’incontro con l’io e all’incontro con un quid che l’artista ritiene prossimo al divino, si affianca quello con l’altro: i laboratori che ella frequentemente tiene, volti a duplicare, condividere il suo esperire, sempre attraverso le eccezionali capacità stimolatorie dell’argilla.
 

L’evoluzione, cui Schettino allude, non possiede alcuna impronta neopositivista, non fa appello cioè alle “magnifiche sorti e progressive” di una società basata sull’accelerazionismo tecnologico come promessa di benessere. Ella fa riferimento ad un processo che anzi sembra promuovere il riscatto dei ritmi biologici contro quelli disumanizzanti della macchina e si coniuga preferibilmente al plurale, in un’ottica di allargamento, se non del concetto di arte e di artista, almeno di quello di creatività e creazione. 
Attraverso la modellazione dell’argilla, in altre parole, il soggetto acquisisce progressiva consapevolezza di sé, del suo rapporto con l’altro e con l’universo intero. La scultura “per via di aggiungere” diviene in tal modo tanto paradigma che momento concreto del conferire forme alla vita.

Caterina Bruno scopre la rete internazionale delle Pietre Vive negli anni alla facoltà di Architettura e da allora la sua vita gira attorno ai due poli della Fede e dell’Arte. Vive e lavora tra Nocera Inferiore e Napoli dove è docente di alcuni corsi alla Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia presso la PFTIM. Qui forma gli operatori turistici al patrimonio artistico delle chiese napoletane. Autrice di articoli per le riviste “Vocazioni” e “Mensaje online”, conduce insieme ad altri il programma “I capolavori dell’arte italiana” su Radio Maria. Collabora come guida di spiritualità ignaziana alle attività della rete CIS. Commenta la Parola per il sito “Get up and walk” e attraverso l’arte sul canale Telegram “Stepping Stones by Pietre Vive”. 
 

Lucia Schettino (Castellammare di Stabia, 1988) è artista e arteterapeuta. La sua ricerca indaga la scultura come processo di trasformazione interiore, intrecciando materia, simbolo e dimensione spirituale. Conduce laboratori di scultura emozionale e relazionale, in cui il fare artistico diventa esperienza di consapevolezza e crescita. Vive e lavora a Napoli, dove sviluppa progetti site-specific e percorsi che uniscono arte e psicologia. 
 

M. Fabiana Liso è laureata in Psicologia Clinica presso l’università degli studi di Bari "Aldo Moro" ed è in formazione psicoanalitica presso AIPA (Associazione Italiana di Psicologia Analitica). Si occupa di salute mentale con particolare attenzione alle dimensioni simboliche dei processi di sviluppo psicologico e creativo. Ha maturato interessi nell’ambito della riabilitazione psicosociale e della ricerca sul rapporto tra arte, simbolo e vita psichica, con particolare riferimento all’utilizzo delle pratiche espressive nei contesti clinici e formativi. 
 

Pedro Giovanni Fiascunari Bejarano (Napoli, 1992) è un regista, arteterapeuta e artista visivo italo-peruviano. Il suo lavoro unisce cinema poetico e approccio antropologico, con forte attenzione a identità, memoria e resilienza. Si forma tra Pigrecoemme (regia) e Istituto Crea (arteterapia), integrando cinema e relazione d’aiuto. È influenzato da Béla Tarr, Terrence Malick e Gaspar Noé, con un interesse per il cinema contemplativo e sensoriale. Ha realizzato cortometraggi, videoclip e uno spot per l’Università L’Orientale, lavorando anche in produzione e coordinamento. Insegna cinema e teatro e collabora con la compagnia e associazione Manovalanza, lavorando a stretto contatto con la comunità dei Bipiani a Ponticelli. La sua ricerca intreccia cinema e arteterapia per creare narrazioni collettive e socialmente consapevoli.


Stefano Taccone ha conseguito il Dottorato di ricerca in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica all’Università degli Studi di Salerno ed è docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Macerata. Tra le sue recenti monografie: La cooperazione dell’arte. La pratica artistica verso la vita in area campana. La stagione dell’arte nel sociale e storie simili (2020) e La critica istituzionale. Il nome e la cosa (2022). 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 


Frammenti di inesistenza ed allegrie di Giansalvo Pio Fortunato (Puntoacapo Editrice, 2025)


 

 

Napoli, lunedì 22 giugno 2026, ore 18,00

Ubik Luce, Piazzetta Durante 1, Vomero


 Presentazione 

Di questo nascere altrimenti
di Danilo Paris
(Edizioni del faro, 2026)


Frammenti di inesistenza ed allegrie
di Giansalvo Pio Fortunato
(Puntoacapo Editrice, 2025)


in dialogo con

Stefano Taccone
Alessandro Mazzi


Di questo nascere altrimenti di Danilo Paris è una silloge composta dal Ciclo delle Arche, dall’Anticiclo di Ankh e da diversi Canti, che si concludono con Il Ciclo dei Nidi. L’Anticiclo di Ankh persegue una ricerca poetica attraverso il glossario dell’architettura forense. Il testo attinge all’immaginario della città tridimensionale di cui parla Eyal Weizman a proposito dell’architettura dell’occupazione israeliana. Se il primo canto racconta lo spazio dell’occupazione, il secondo è invece l’architettura dei frammenti di Gaza. Il terzo si sposta dai territori palestinesi a Minneapolis, luogo di abuso e controllo, luogo che continua la linea tracciata da Darwish tra l’indegenità palestinese e i popoli indigeni del Mississipi, la deportazione, o meglio il genocidio, dei Cherokee a ovest del Mississippi. Nella sua complessità di immagini e di voci evocate, potrebbe risultare ostico, ma sta proprio in questo aspetto la sua forza: nella capacità di Paris di mettersi in dialogo con l’insegnamento della Beat Generation e del Gruppo 63, aprendosi a tutto ciò che non è autoctono, dalla poesia americana di Allen Ginsberg a Danes Smith, da Audre Lorde a Gloria Anzaldúa.

Tutta la prima parte di Frammenti di inesistenza ed allegrie di Giansalvo Pio Fortunato, scrive Pasquale Vitagliano nella prefazione, «è dedicata a figure archetipe dei miti classici. Ecco che già dall’esergo che introduce questa prima sezione, Orfeo si oppone a Lot. Il primo cede, si gira e perde per sempre l’oggetto della sua devozione. Il secondo, invece, permette alla propria civiltàdi sopravvivere alla vendetta divina. Siamo di fronte ad uno iato. Ci troviamo sull’orlo di un fossato. Sostiamo su una linea d’ombra. Viviamo continuamente un’esperienza di separazione. [...] Con una stentoreità tutta giovanile (e non è un difetto), l’autore sente su di sé il patrocinio amaro del mondo. Ci resta il furore escatologico di questa scrittura. Attacca direttamente e senza sconti il balbettio intellettuale del minimalismo. La sua poesia vuole dilatare a dismisura la parola, sconfinare in territori vastissimi, portare le sensibilità di chi scrive e di chi legge ad incontrarsi in uno stato di quasi allucinazione. Questo è il disordine di cui egli stesso scrive e dal quale intende scappare verso una dimensione onirica di salvataggio e di salvezza. La poesia è la freccia che ci getta oltre».

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA