giovedì 9 luglio 2026

Il tenore napoletano VINCENZO COSTANZO è Turiddu al Teatro dell'Opera di Sofia il 9 e l'11 luglio Sofia Opera Ballet

 Pietro Mascagni

Cavalleria Rusticana



Il tenore Vincenzo Costanzo

E’

TURIDDU

Direttore: Francesco Rosa

Regista: Plamen Kartaloff


 



Sofia Opera Ballet 

sabato 9-11 luglio, ore 20:00

 Tel.  + 359 2 8006266, 0879 40 76 43     reservations@operasofia.bg


 


Vincenzo Costanzo, cavalleresco Turiddu


All’Opera di Sofia, il 9 e l’11 luglio, vanno in scena Cavalleria Rusticana e Pagliacci, per la direzione di Francesco Rosa e Plamen Kartaloff, con il tenore napoletano protagonista del capolavoro di Pietro Mascagni

Doppio appuntamento, all’Opera di Sofia, il 9 e l’11 luglio, alle ore 20, il sipario si leverà sul più celebre binomio dell’estetica naturalistica, Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, titoli popolari e amati, opere di frattura tra il “rilassamento” della grande opera romantica e l’urgenza presentita di un novello corso. Opere che hanno aperto il cosiddetto “decennio” dei manifesti, ma che tuttavia sembrano avvalersi di esterni corredi, piuttosto che di ragioni morali profonde: d’accordo, la stringatezza di fuoco dell’espressione melodica, la concitazione e talora la brutale sommarietà del tessuto orchestrale (per le quali non va fatta piccola parte davvero all’incompletezza del tirocinio musicale mascagnano, lo stesso che avrebbe creato ab inizio le premesse di certi suoi complessi di colpa dell’età matura nei riguardi della “dottrina”), lo spostamento dell’asse vocale sul “centro” e l’onerosità conseguente del canto declamato, certo, non sono in debito né con l’esperienza scapigliata né con quella del francese opèra-lyrique, e semmai, un’eventuale analogia relativa a modi di combinare e giustapporre strutture vocali e corali con le funzioni meramente “cantanti” dell’orchestra, può osservarsi, tra Cavalleria e Gioconda. La chiusura è una coda sinfonica ricca di cromatismo, che evoca il duetto Santuzza-Alfio, sulla quale si chiude il sipario, e che condurrà all’enfasi dell’accordo finale di fa minore, la tonalità della “Siciliana”. 

 

 


 

L’azione ineluttabilmente tragica, permeata dalle opposizioni simboliche del sacro e del profano, e i sentimenti umani così descritti, con le contrapposizioni amore-passione e gelosia-vendetta, si ergono all’altezza di archetipi tragici e consegnano Cavalleria rusticana quale specchio per drammi successivi dove, insieme all’elemento sacro, non mancherà la celebrazione di amore e morte. Ma il diverso modo di aggredire la fisionomia del vecchio melodramma non riesce a ribaltare i sensi intimi dello stesso, e anzi, avviandosi a ripeterne gesti e comportamenti secondo un codice soltanto “meccanico”, come nell’uso di una lingua morta, mira a soddisfare le aspirazioni di un ceto medio che, con tutti i suoi ritardi e complessi, solo a un tal tipo di frattura in fondo era teso, evitando gli esercizi senza rete dell’avventura musicale tardo-ottocentesca. Cavalleria Rusticana, segna il ritorno nel ruolo di Turiddu del tenore napoletano, Vincenzo Costanzo, reduce dalla standing ovation della Tosca a Regio di Torino, il quale sarà in equilibrio tra la brutalità passionale e la vulnerabilità. Non certo un eroe positivo, Turiddu, bensì un giovane debole e vittima delle sue stesse passioni che accetta il suo tragico destino per via del codice d'onore siciliano, consapevole di essere nel torto, sarà schizzato dalla splendida voce di Vincenzo Costanzo, ricca di sfumature, squillante negli acuti e dotata del calore ideale per incarnare la passionalità del giovane contadino siciliano, trasmettendo l'irruenza, il senso di colpa e il tragico fatalismo di Turiddu.  Al suo fianco, Radostina Nikolaeva sarà Santuzza, Tsveta Sarambelieva Lola, Vesela Yaneva, Mamma Lucia, mentre Vesselin Mihaylov farà schioccare la frusta di Alfio, diretti da Francesco Rosa, per la regia di Plamen Kartaloff, le scene di Giacomo Andrico, e la partecipazione speciale del coro dei bambini della radio nazionale, preparato da Venetsia Karamanova e Mihaela Koteva e il coro dell’Opera guidato da Violeta Dimitrova. La regia, classica, è stata intesa quale rappresentazione sacra, in un contesto che, come in tutte le opere uscite da scuole nazionali di fine secolo, fa della pittura di paesaggio, e d’ambiente la sua caratteristica, ben oltre l’episodio d’amore e tradimento, con delitto d’onore, in cui i soli attingono a riferimenti canzonettistici e le romanze da salotto si adagiano sul popolare, in un grande affresco sonoro dalla passionalità estroversa, che inzuppa di melodie per gradi congiunti il vecchio recitativo, con partecipazione stretta dell’armonia e del timbro strumentale alla coloritura e sottolineatura del discorso vocale. Se Cavalleria, anche per ragioni di priorità, intitola il verismo nel teatro in musica italiano, il suo manifesto è Pagliacci. Il soggetto deriva da un fatto realmente accaduto a Montalto di Calabria, un duplice omicidio nel mondo dei guitti, una verità che sale dalla memoria e che Leoncavallo ferma ancora in movimento, come con un obiettivo fotografico. Nessuna musica forse, a quell’epoca è riuscita ad inserirsi così bene nel mondo dei clown, che recitano parti assurde per non vedere la realtà e quando essa arriva non possono che continuare a fingere per non riconoscere il proprio squallore. I turgori melodici starebbero a significare che i cuori sono pieni di sentimenti, passioni volontà, desideri; ma le deformazioni dissonanti, il cromatismo a volte beffardo, a volte oscuro e involuto, dicono che il gelo, la beffa, la malattia, lo schifo di un’esistenza raminga e misera possono uccidere tutto, anche i pensieri e gli affetti. Lo sentiamo in quelle stranezze e durezze della condotta armonica in cui sta la grottesca, anche allucinata caricatura di questi esseri comici, dal trucco che si disfa quando scendono le lacrime e nessuno del pubblico le vede, perché abituato a ridere delle facce imbellettate e stolide. Se i personaggi, Canio, che avrà la voce del tenore Amadi Lagha, Nedda, Milla Mihova, Tonio, Fabian Veloz, Beppe, Emil Pavlov, Silvio, Atanas Mladenov, sono sinceri, il loro canto trascina come delle catene anche nelle linee ascendenti, quasi in cerca di aria, quando invece, non lo vogliono essere, trovano anche nella musica un’adeguata finzione, il mondo intimo, che si nasconde nell’oscurità, sfugge anche ad un vero contatto con la folla.

 

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Materia "lucida e ordinata": Francesco Somaini nel centenario

Testo critico di Beatrice Buscaroli
Galleria Open Art, Prato
26 settembre 2026 - 7 gennaio 2027
Inaugurazione: sabato 26 settembre, ore 17.30


 


In occasione del centenario della nascita di Francesco Somaini, la Galleria Open Art di Prato presenta, dal 26 settembre 2026 al 7 gennaio 2027, la mostra antologica Materia "lucida e ordinata": Francesco Somaini nel centenario, inserita nel calendario delle iniziative dedicate, nel corso dell'anno, alla celebrazione della figura e del ruolo centrale dell'artista nella storia dell'arte italiana del Novecento.
 
Accompagnata da un testo critico di Beatrice Buscaroli, l'esposizione sarà inaugurata sabato 26 settembre alle ore 17.30.

Attraverso oltre venti sculture selezionate, alcune delle quali di grande formato, affiancate da un nucleo di disegni, il percorso espositivo ripercorre l'intera vicenda creativa di uno dei principali scultori italiani del XX secolo, dai primi anni Cinquanta fino alle ultimissime realizzazioni agli albori del nuovo millennio.

Nato a Lomazzo (CO) nel 1926 e scomparso a Como nel 2005, Somaini si distingue fin dalla giovinezza per l'alto profilo della sua formazione. Agli anni di apprendistato accanto a Pietro Clerici e al filosofo Franco Ciliberti seguono il determinante incontro con Meret Oppenheim e gli studi all'Accademia di Brera, sotto la guida di Giacomo Manzù.

Tra il susseguirsi dei periodi, delle mostre e del confronto con la critica, il percorso dell'artista assume ben presto una dimensione internazionale. Un cammino nel quale l'autore non indulge mai nel compiacimento per la propria maestria tecnica né per l'originalità delle soluzioni formali raggiunte attraverso il gesto plastico; queste diventano invece strumenti di un'indagine sull'energia segreta della materia. A tale energia l'artista conferisce una forma che, pur nella sua natura frantumata e frammentata, restituisce e rende percepibile la tensione delle forze che l'hanno generata.

Somaini "scultore informale"? Forse, ma non solo.

Certamente in Somaini si esercita una costante e inesausta tensione tra natura e artificio, tra scultura e architettura, senso della storia e ricerca di nuove forme capaci di dialogare con lo spazio per dar vita a un'organicità rigorosa. In questa tensione sembra orientarsi il suo percorso a partire dagli anni Cinquanta, alla ricerca di una "scala umana" in grado di giustificare non tanto un esercizio di stile, quanto piuttosto la rilettura di un gesto che ha radici che affondano nella storia, che necessita di una sorta di rifondazione della conoscenza operativa.

La scultura è uno spazio da liberare, senza tuttavia cedere all'allegro disordine del gioco, alla casualità che esalta il gesto, né al formalismo delle operazioni astraenti che cristallizzano la complessità della vita. Perché la scultura è una "lingua viva", dove è l'energia della stessa materia a generare i tempi della relazione con lo spazio. Una lingua dove graffiature, ruggini, screpolature, sono la testimonianza di quell'energia profonda dalla quale l'immagine prende corpo.

La mostra di Prato, frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca, vede la presenza di alcuni capolavori assoluti dell'artista, tra i quali la monumentale Grande Ordalìa del 1963, opera fondamentale nel suo percorso, capace di riassumere e restituire la complessità della sua intera carriera, ma anche il Grande Martirio Piagato (II versione), opera sorella di quella presente al MoMA di New York, dove la forma della croce segna la concentrazione drammatica che sprigiona un'energia primordiale, ma anche i prototipi per i grandi monumenti cittadini realizzati nel corso della carriera come quello di Baltimora o della Piazza dei Marinai d'Italia a Milano. E ancora la grande Memoria dell'Apocalisse II, esposta dapprima presso Odyssia Gallery nel 1964 e successivamente alla GNAM di Roma, oltre a Racconto sul cielo, un'importante opera appartenuta alla collezione Rockfeller.

Il catalogo bilingue, italiano e inglese, curato da Mauro Stefanini con un testo critico di Beatrice Buscaroli, è edito da Masso delle Fate Edizioni, Signa, 2026.

La mostra è aperta al pubblico

 da lunedì a venerdì

 con orario 14.00-19.30, sabato ore 10.30-12.30 e 15.00-19.30, chiuso domenica, festivi e 31 dicembre. 

Per informazioni: 

www.openart.it.

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La Divina Commedia nel paesaggio della memoria classica - Riccardo Pratesi interpreta Dante

 Parco delle Tombe di Virgilio e Leopardi, da venerdì 10 a domenica 12 luglio 2026

 


 


Da venerdì 10 a domenica 12 luglio 2026 la Direzione regionale Musei nazionali Campania propone tre giornate dedicate alla Divina Commedia di Dante Alighieri al Parco delle Tombe di Virgilio e Leopardi.
 

L’iniziativa, organizzata nell’ambito delle attività di valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico e paesaggistico, in collaborazione con l’associazione di promozione sociale Kèpos – Libro Bianco del Verde, che ha sponsorizzato l’evento, offre al pubblico un’esperienza di ascolto immersivo della poesia dantesca in uno dei luoghi più suggestivi del paesaggio culturale napoletano, dove la memoria classica e la grande tradizione letteraria si incontrano in un dialogo di straordinaria intensità.


In questo contesto, dopo una emozionante maratona della Divina Commedia tenutasi nell’agosto 2025 a Castenaso (Bologna), e declamata integralmente e a memoria, Riccardo Pratesi arriva a Napoli per regalare al pubblico le emozioni della poesia dantesca, attraverso un ciclo di declamazioni dedicato ad una selezione di canti dei tre regni danteschi, così articolato:
venerdì 10 luglio, ore 19.00: Inferno (Canti I, IV, XX) sabato 11 luglio, ore 18.00: Purgatorio (Canti III, VI, XXI, XXVII) domenica 12 luglio, ore 11.00: Paradiso (Canto XVII)

Riccardo Pratesi
Laureato in Fisica all’Università di Firenze e PhD in Storia della Scienza all’Università di Pisa con la tesi “Comoedia perennis – tracce dantesche nella storia della scienza”, ha collaborato per oltre vent’anni con il Museo Galileo – Istituto e museo di storia della scienza, occupandosi di attività didattiche e divulgative. Studioso appassionato della Divina Commedia, ha memorizzato l’intero poema e lo ha recitato integralmente in una maratona di circa 19 ore nell’agosto 2025. È attualmente impegnato nella ricerca di un nuovo canone recitativo della Commedia, tema sul quale è intervenuto al congresso internazionale dantesco svoltosi a Ravenna dal 27 al 30 maggio scorsi.




Info
Parco delle tombe di Virgilio e Leopardi, Salita della Grotta 20 – 80122 Napoli
Orari: dal giovedì al lunedì 9:30 – 15:00 

(ultimo ingresso al pubblico ore 14:30), 

mercoledì ore 14:00-19:00
(ultimo ingresso ore 18:30), martedì chiuso.

 

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“5 Musei in un Castello”: una settimana nell’arte con il Museo Civico “Amedeo Lia”

Dal 13 al 17 luglio laboratori per bambini tra cornici preziose, opere rielaborate, personaggi, dame, cavalieri e creature fantastiche

 

Dal 13 al 17 luglio i laboratori estivi “5 Musei in un Castello” saranno dedicati all’arte e alle collezioni del Museo Civico “Amedeo Lia”, con una settimana di attività creative per bambini dai 6 agli 11 anni.

Il programma prenderà spunto dalle opere e dai materiali del museo per proporre laboratori capaci di unire osservazione, racconto e manualità.

I bambini realizzeranno cornici preziose, rielaboreranno un’opera d’arte con la tecnica preferita, scopriranno l’identità dei personaggi raffigurati nei dipinti, costruiranno oggetti per ambientare una storia cavalleresca e andranno alla ricerca di animali e creature fantastiche nascoste nelle opere, creando un personale bestiario museale.

La settimana offrirà ai partecipanti l’opportunità di avvicinarsi al patrimonio artistico cittadino in modo attivo e divertente, trasformando il museo in uno spazio di scoperta e invenzione.

I laboratori si svolgeranno dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.00 alle ore 13.00, con appuntamento al Castello San Giorgio.

La partecipazione prevede un costo di 50 euro a settimana oppure 12 euro per la singola giornata. La prenotazione è obbligatoria.




Informazioni e prenotazioni

Castello San Giorgio
Via XXVII Marzo, 36 – La Spezia

 

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Musei Nazionali di Matera – Palazzo Lanfranchi | Mimmo Jodice. Mediterraneo

 Mimmo Jodice. Mediterraneo
a cura di Carlo Sala

Musei Nazionali di MateraPalazzo Lanfranchi
 
7 luglio – 8 novembre 2026

 

© Andrea Laudisa


Uno sguardo contemporaneo sull’antico, capace di restituire ai nostri giorni e rinnovare nel tempo odierno l’aura originaria di opere e monumenti di un Mediterraneo perduto. Una immersione nella visione del passato attraverso immagini potenti, frutto di un’arte fotografica trasformativa. È questo e altro Mimmo Jodice. Mediterraneo, la mostra a cura di Carlo Sala che, attraverso uno dei cicli più celebri dell’autore, presenta la serie che più di ogni altra ha contribuito alla sua fama internazionale, in particolare a partire dalla grande esposizione al Philadelphia Museum of Art del 1995. La mostra sarà visitabile dal 7 luglio all’8 novembre 2026 presso Palazzo Lanfranchi dei Musei Nazionali di Matera e successivamente al Centre d’Art Moderne di Tétouan in Marocco, da inizio dicembre 2026 a metà febbraio 2027.
 
La serie Mediterraneo costituisce infatti uno dei nuclei fondamentali della ricerca di Jodice, che, dopo decenni di lavoro sospeso tra impegno sociale e sperimentazione nell’ambito delle neoavanguardie, matura a partire dalla metà degli anni Ottanta un crescente interesse per i temi dell’antico e della memoria. Come egli stesso ha affermato: “Ho viaggiato molto, sulle tracce degli antichi greci e degli antichi romani, individuando nel Mediterraneo la culla simbolica di una comune origine culturale”.
 
Promossa dall’Unità di Missione per la Cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato del Ministero della Cultura, in collaborazione con il Comune di Matera, la Fondazione Matera Basilicata 2019, il MUNAF – Museo Nazionale di Fotografia e lo Studio Jodice grazie alla disponibilità dei Musei nazionali di Matera presso Palazzo Lanfranchi, e con la consulenza scientifica della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, l’esposizione rientra nell’ambito di Matera e Tétouan Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo 2026, in un legame anche simbolico tra le due sponde del Mediterraneo.

 

 
 In mostra sono esposte ben 83 opere fotografiche, di cui 68 sono stampe vintage ai sali d’argento su carta baritata con viraggio al selenio realizzate dall’artista stesso tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta e appartenenti alla celebre serie Mediterraneo: provengono dalla Collezione privata “i Cotroneo, Roma” e sono state concesse in prestito a fini espositivi dal collezionista stesso e dalla Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che ne conserva in deposito e ne espone una parte. Completano e integrano la mostra 5 opere di grande formato 140x100 cm della serie Danzatrici e a un’appendice di 10 opere vintage e moderne dedicata alle ricerche più recenti di Mimmo Jodice sul Mediterraneo, provenienti dallo Studio Jodice. Insieme costituiscono il corpus della prima grande mostra monografica istituzionale dopo la scomparsa dell’artista, indiscusso protagonista della storia della fotografia europea contemporanea, e una grande occasione per ripresentare al pubblico e aggiornare la serie ormai storica di Mediterraneo, dimostrando come l’artista sia tornato su queste ricerche in maniera costante e dolcemente caparbia negli anni. 
 
Le immagini sono il frutto di numerose ricognizioni dedicate alla cultura mediterranea e all’archeologia, a partire dalla terra natale dell’artista, alla quale Jodice è sempre rimasto profondamente legato: da Paestum a Pompei, da Cuma a Baia. Lo sguardo si estende poi a un Mediterraneo più ampio, che va dalla Grecia alla Turchia, dalla Giordania alla Tunisia, dalla Francia alla Libia. Non si tratta di un’indagine documentaria in senso stretto: i soggetti diventano piuttosto pretesti per un percorso interiore sospeso tra realtà e immaginazione, in cui emergono tracce delle civiltà greca e latina attraverso templi, acquedotti, terme, anfiteatri, statue e mosaici.

 

© Andrea Laudisa


 
Tra le opere più celebri figurano gli Atleti della Villa dei Papiri di Ercolano e Le Danzatrici, conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in cui le sculture antiche emergono da ombre che le rendono dinamiche, quasi animate da uno slancio vitale. Da queste prime immagini ha preso avvio la serie Mediterraneo, legata alla Villa dei Papiri di Ercolano, straordinario deposito di civiltà che ha restituito oltre mille rotoli di papiro carbonizzati e un ampio corpus di statue bronzee.
 
Nelle fotografie di Jodice le statue assumono una forte intensità espressiva: i volti si caricano di una umanità vibrante, in cui bronzo e marmo perdono la loro distanza formale e si trasformano in materia emotiva. Ne emerge una gamma di sentimenti che attraversa il tempo e mette in relazione l’uomo antico con quello contemporaneo, come è evidente, per esempio, nelle teste bronzee maschili o nel candido volto dell’Apollo di Baia. Tale risultato nasce da un complesso lavoro di luce e ombra, attraverso cui l’autore enfatizza i tratti dei volti, facendoli emergere come condensati emotivi tra malinconia e gioia, rabbia e dolcezza.

Nel percorso espositivo si coglie chiaramente la “mano” dell’autore, sia in fase di ripresa sia in camera oscura, dove interviene accentuando elementi specifici che contribuiscono a creare una sensazione di straniamento e apertura verso una dimensione immaginifica – a tratti perturbante – in cui l’elemento architettonico appare come un antro misterioso.
 
Accanto a queste opere, una serie di vedute e paesaggi marini – da Stromboli a Cartagine – privi di segni antropici contemporanei, in cui Jodice ricerca uno sguardo sospeso e silenzioso, vicino a quello degli abitanti dell’antichità.
 
Queste fotografie dialogano a loro volta con immagini nate dal percorso dell’artista nell’indagine di un paesaggio mediterraneo quasi metafisico, con visioni di un mare privo di ogni segno antropico del presente, verso cui Jodice – in un’atmosfera silenziosa e sospesa – cerca di assumere lo stesso sguardo degli abitanti dell’antichità.
 
Al termine del percorso, il visitatore incontra una sala che restituisce la complessità di Mediterraneo, un progetto ampio e in continua evoluzione, sviluppatosi anche attraverso fotografie successive alla pubblicazione americana, riconoscibili in mostra per il passepartout bianco e le diverse modalità di stampa. Tra queste, le celebri sequenze Demetra e Athena, in cui il volto femminile si carica di intensa umanità.

La mostra è inoltre l’occasione per la riedizione ampliata e aggiornata del libro Mediterraneo, dato alle stampe dalla casa editrice newyorchese Aperture in occasione della mostra del 1995 al Philadelphia Museum of Art. Il nuovo volume, edito da Marsilio con il design grafico di Studio Sonnoli, integra ulteriori opere della serie e include il saggio curatoriale di Carlo Sala, il testo di Predrag Matvejević pubblicato nell’edizione del 1995 e un contributo di Salvatore Settis, già apparso nel catalogo della mostra Attesa (Electa, 2016) e qui presentato nella sua versione definitiva.

 

 INFORMAZIONI AL PUBBLICO
Palazzo Lanfranchi
Piazza G. Pascoli, 1 – Centro Storico
 
Orari di apertura
Dal Lunedì alla Domenica, dalle ore 9.00 alle ore 20.00
Martedì, dalle ore 14.00 alle ore 20.00
Ultimo ingresso alle ore 19.00
 
Lunedì 6 luglio l’ingresso è gratuito dalle ore 20.00 alle ore 24.00, ultimo ingresso alle ore 23.00
 
Costi di ingresso
Adulti: € 10,00
Ingresso cumulativo valido per 2 giorni per tutte le sedi del Museo Nazionale: € 15,00
Abbonamento annuale valido per tutte le sedi del Museo Nazionale: € 25,00
Studenti (per ogni sede del Museo Nazionale): € 2,00
Minorenni (sotto i 18 anni): Gratis
Ragazzi (dai 18 ai 25 anni): € 2,00
Militari, forze dell'ordine, giornalisti, accademici: Gratis
 
IL LIBRO
Mimmo Jodice. Mediterraneo
a cura di Carlo Sala
testi di Predrag Matvejević, Salvatore Settis e Carlo Sala
design grafico Studio Sonnoli
ITA / ENG / FRA
Venezia, Marsilio ed., 2026

 

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IGINIO DE LUCA. D.S.A. Divided State of America | Blitz sonoro itinerante | Roma, 4 luglio 2026

 D.S.A.

Divided State of America

Blitz sonoro itinerante di Iginio De Luca 

A cura di Pietro Gaglianò

in collaborazione con la

Fondazione Nicola Del Roscio 

Roma, 4 luglio, dalle ore 18.00 al tramonto

Iginio De Luca, D.S.A., ph. Luis Do Rosario

 


Il 4 luglio, a Roma, si è svolto il blitz performativo di Iginio De Luca, D.S.A. – Divided State of America. A bordo di un furgone bianco equipaggiato con casse audio. L’artista, insieme al curatore Pietro Gaglianò, ha attraversato quindici luoghi simbolici della città – tra sedi istituzionali, scuole e attività legate alla presenza americana statunitense nella capitale – diffondendo una versione frammentata dell’inno nazionale degli USA.


The Star-Spangled Banner (La Bandiera Stellata), divenuto ufficialmente l’inno degli Stati Uniti nel 1931, nella sua versione strumentale più breve dura 78 secondi. Partendo da questo dato, De Luca ha suddiviso la composizione in 50 frammenti, tanti quanti sono gli Stati che compongono gli USA, ottenendo sequenze sonore di poco più di un secondo ciascuna. La traccia sonora di D.S.A., già presentata alla Fondazione Nicola Del Roscio lo scorso anno, affresca i “Divided States of America”, il ritratto di un paese disunito, eroso non solo nella sua storica egemonia globale ma anche definitivamente scoperto nella precarietà culturale e nella atomizzazione sociale di cui è modello. La scomposizione sonora operata dall’artista produce fastidio, sia per l’andamento sincopato che rimanda a un difetto di riproduzione prima di rivelarsi una scelta precisa, sia perché riflette con ironia e amarezza il deterioramento di tutto l’American dream: un immaginario del quale buona parte della società europea si è nutrita, tra film e marketing, immaginando libertà mai pensate, spazi sconfinati, blue jeans, sigarette e snack di pessima qualità. Quello messo (o frazionato) in musica da De Luca è quindi l’inno di un tracollo che non riguarda solo il paese a stelle e strisce ma descrive un mutamento storico nel quale siamo immersi, nel quale anche il pubblico di D.S.A. è dentro fino al collo senza sapere come maneggiarlo.


Scrive Pietro Gaglianò “In questa nuova versione di D.S.A. Iginio De Luca torna ad agire nello spazio della città e espande il suono nelle strade della capitale. Un furgone segue un itinerario lungo gli indirizzi di sedi della rappresentanza diplomatica, istituzioni formative, spazi culturali e luoghi della socialità che in modo più o meno diretto evidenziano la pervasività della presenza statunitense a Roma. Il tutto avviene il 4 luglio, una data cruciale nella storia statunitense: si celebra la Dichiarazione di Indipendenza del 1776 con la quale nascono formalmente gli Stati Uniti d’America. È un giorno fondativo gravido di aspetti controversi che non smettono di risuonare nell’attualità: in primo luogo l’incoerenza tra l’affermazione di uguaglianza tra tutti gli uomini “creati uguali” e la discriminazione formale e sostanziale delle popolazioni native e delle persone schiavizzate, al tempo completamente escluse dai diritti inalienabili “life, liberty, and the pursuit of happiness”.

 

 INFO

D.S.A. Divided State of America.

Artista Iginio De Luca

A cura di Pietro Gagliano

Blitz in collaborazione con la Fondazione Nicola Del Roscio

Supporto tecnico logistico: Sauro Radicchi, Riccardo Tartaglini

Video: Monkeys Video Lab

Fotografie: Luis Do Rosario

 

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Sicurezza urbana e tutela del decoro: firmata dal Sindaco Peracchini l’ordinanza sul divieto di consumo di bevande alcoliche in alcune aree della città

La Spezia, 9 luglio 2026 - Il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini ha firmato questa mattina un’ordinanza contingibile e urgente in materia di sicurezza urbana, finalizzata a prevenire e contrastare situazioni di degrado, disturbo della quiete pubblica e criticità legate all’abuso di alcol negli spazi pubblici.

Il provvedimento, temporaneo e circoscritto alle zone a maggiore frequentazione, è stato pensato per il periodo estivo, quando il centro cittadino, il quartiere Umbertino e le aree demaniali marittime registrano un incremento significativo dei flussi di persone nelle ore serali e notturne. L’obiettivo è favorire una fruizione più ordinata e serena degli spazi pubblici, tutelando la tranquillità dei residenti, la sicurezza urbana, il decoro cittadino e il corretto utilizzo delle aree maggiormente frequentate. L’ordinanza ha carattere preventivo e si è resa necessaria anche alla luce di alcuni episodi che hanno interessato le zone individuate, riconducibili a comportamenti non compatibili con una piena e rispettosa convivenza civile, tra cui risse,  bivacchi, situazioni di disturbo, abuso di alcol, danneggiamenti e abbandono di rifiuti.

L’ordinanza introduce, dall’11 luglio 2026 al 30 settembre 2026, tutti i giorni dalle ore 21 alle ore 6, il divieto di consumo di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione negli spazi pubblici e nelle aree pubbliche o aperte al pubblico comprese nelle zone individuate dal provvedimento.

Le aree interessate sono: Via Fiume, nel tratto compreso tra via Monteverdi e piazza Saint Bon; piazza Saint Bon; via XX Settembre; galleria Spallanzani; via Crispi; viale Italia; passeggiata Morin; viale Amendola; viale Fieschi, nel tratto tra viale Amendola e via dei Pioppi; via A. Ferrari; via XXI Reggimento Fanteria; via San Fermo; via Bezzecca.

Area demaniale marittima del complesso del Porto Mirabello; Calata Paita; via A. Moro; Largo Fiorillo; passeggiata Morin.

Il divieto non si applica al consumo effettuato all’interno dei pubblici esercizi, degli esercizi artigianali, dei circoli privati autorizzati e nelle aree o negli spazi pertinenziali legittimamente autorizzati o concessi, nel rispetto delle relative abilitazioni e delle disposizioni vigenti.

In caso di violazione è prevista una sanzione amministrativa da 25 a 500 euro. 

 

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CANZONI D’AUTORE / PAROLE D’UNTORE

 



 
Anche per l’Estate 2026, Giovanni Tabacchiera e Gian Luigi Ago propongono un loro spettacolo, che sarà nuovo nei contenuti ma con la rodata formula di alternanza tra monologhi e canzoni d’autore.
 

L’appuntamento è GIOVEDI’ 30 LUGLIO ALLE ORE 21, NEL PARCO DEL NUOVO SPAZIO BARONTINI, IN VIA RONZANO 1, A SARZANA
 
Evento gratuito con eventuale POSSIBILITA’ DI PRENOTARSI PER L’APERICENA ALLE ORE 20:00 contattando il numero WhatsApp 3519719232.
 
Si preannuncia un evento divertente ma anche riflessivo; alle capacità autoriali e attoriali di Giovanni Tabacchiera con i suoi monologhi, farà da contraltare la voce e la chitarra di Gian Luigi Ago che eseguirà alcune delle più belle canzoni d’autore, tra cui anche alcune di sua composizione.
 
Sia Giovanni che Gian Luigi saranno presenti anche al reading di poetei e scrittori che sarà preceduto dalla presentazione libro di poesie “Cronopatie” di Gian Luigi Ago, edito per la Casa Editrice Controluna di Roma. Evento che si svolgerà il 18 luglio alle ore 21:00 nello spazio all’aperto della Mieleria Ribaditi a Santa Maria di Calice al Cornoviglio (SP).

 

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