venerdì 8 maggio 2026

COLDIRETTI CAMPANIA ACCOGLIE PAPA LEONE XIV: FIORI E MELE ANNURCHE IGP PER FEDELI E PELLEGRINI

 




Coldiretti Campania al fianco di fedeli e pellegrini in occasione della visita a Napoli del Santo Padre Leone XIV, in programma oggi, giovedì 8 maggio 2026.
Un impegno concreto che unisce agricoltura, tradizione e spiritualità nel cuore della città. Con il supporto della Consulta florovivaistica regionale, Coldiretti Campania garantisce l'addobbo floreale del Duomo di Napoli e del palco allestito in Piazza del Plebiscito, dove il Pontefice saluterà i fedeli alle ore 17:15.
Composizioni realizzate con fiori e piante del territorio: un omaggio della campagna campana al Santo Padre e alla comunità che lo accoglie. Non solo fiori. Sempre in Piazza del Plebiscito, Coldiretti Campania distribuirà migliaia di mele annurche campane IGP ai pellegrini provenienti dalla Campania, dall'Italia e dall'estero. Un gesto simbolico che racconta l'identità agroalimentare regionale: la mela annurca, eccellenza IGP, diventa segno di accoglienza e condivisione.
"Essere presenti in un momento così alto per Napoli e per la Chiesa significa mettere al servizio della comunità il lavoro dei nostri agricoltori e florovivaisti", dichiara Ettore Bellelli, Presidente di Coldiretti Campania. "I fiori che adornano il Duomo e la Piazza, e le mele che doniamo ai pellegrini, sono il volto della nostra terra: genuina, ospitale, legata ai valori della fede e del lavoro".
La visita di Papa Leone XIV si inserisce in un percorso pastorale che tocca Pompei e Napoli. Per la città, come ricordato dal Sindaco Manfredi, è "un messaggio estremamente forte di pace, giustizia e fratellanza". Coldiretti Campania raccoglie questo messaggio, portando in piazza i frutti e i colori di un'agricoltura che ogni giorno nutre il Paese e custodisce il territorio.
L'appuntamento è per oggi in Piazza del Plebiscito. Coldiretti Campania sarà lì, con i suoi agricoltori e con i prodotti della terra campana, per testimoniare che agricoltura e fede camminano insieme.

 


 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

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giovedì 7 maggio 2026

Madonna del Rosario di Pompei

Apparizione
Ricorrenza: 8 maggio




Il culto della Beata Vergine del Rosario di Pompei nacque a fine del 1800 per opera di Bartolo Longo: si narra che, mentre si trovava nei campi, udì la Madonna: "Se propagherai il Rosario sarai salvo". 

 
Il giovane Bartolo Longo, rimase scosso da questo messaggio tanto da abbandonare gli ambienti che frequentava ed iniziò la propria opera di diffusione della preghiera del Rosario.

 

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Buongiorno con il PARCO DI FALCONARA

Buongiorno da rosarydelsudArt news

 


 

 

Il PARCO DI FALCONARA - FRAZIONE DEL COMUNE DI LERICI (LA SPEZIA - LIGURIA) è un bellissimo polmone verde in un luogo incantevole che è il comune di Lerici ed è situato nelle vicinanze del Campo Sportivo “Piero Bibolini” e della spiaggia Baia Blu.


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Bellano Arte Cultura - DEVOTA. Arte e sacro, territorio e comunità

BAC Bellano Arte Cultura presenta un progetto di arte diffusa in un dialogo fra opere sacre del passato e innesti contemporanei



Chiara Lecca, Blue Still Life, 2026, tassidermia, sterco, pvc, metallo, colorante blu, 45x50x50 cm circa. Courtesy l'Artista e Galleria Fumagalli, Milano



DEVOTA 
Arte e sacro, territorio e comunità
Dal 16 maggio al 13 settembre
Anteprima stampa: venerdì 15 maggio
 
San Nicolao Arte Contemporanea
Museo Giancarlo Vitali
Chiesa di Santa Marta
Chiesa dei Santi Nazaro e Celso
Chiesa di San Rocco
Chiesa di Sant’Andrea 
Santuario della Madonna delle Lacrime

 
a cura di Chiara Gatti
da una idea di Velasco Vitali


Nell’ambito del programma annuale 2026 “Essere uno con il tutto” curato dalla direttrice artistica Chiara Gatti, BAC Bellano Arte e Cultura presenta “DEVOTA. Arte e sacro, territorio e comunità”, un progetto di arte diffusa che coinvolge sette luoghi del territorio bellanese, riattivati attraverso le opere di dieci artisti, con Lucio Fontana quale riferimento centrale del percorso.
 
La mostra si configura come un itinerario che attraversa chiese, oratori e pievi, snodandosi tra le vie del paese e lungo il Sentiero del Viandante. In questo contesto, le opere contemporanee si innestano negli spazi sacri in stretta relazione con il patrimonio storico e con il paesaggio, attivando un dialogo diretto con il territorio.
 
Cuore del progetto è la relazione tra opere e luoghi: un Cristo ligneo trecentesco, pale d’altare del Cinquecento, un Compianto rinascimentale, arazzi barocchi, dipinti seicenteschi su lavagna, affreschi medievali e architetture romaniche accolgono interventi site-specific, generando accostamenti inediti e continuità di senso tra epoche diverse.
 
Figura cardine del percorso è Lucio Fontana, la cui opera Concetto spaziale, Natura (1967) è esposta in Chiesa di San Nicolao Arte Contemporanea per concessione della Fondazione Lucio Fontana. L’opera, incentrata sulla simbologia dell’uovo – spesso connesso al culto mariano – richiama temi di origine, ciclicità e ritualità, offrendo una chiave di lettura dell’intero progetto.
 
In mostra sono inoltre presenti opere di: Alessandro Biggio, Gregorio Botta, Giammarco Cugusi, Cinzia Fiorese, Chiara Lecca, Mirco Marchelli, Daniela Novello, Matteo Pizzolante e Paolo Ventura.
 
Il percorso espositivo coinvolge San Nicolao Arte Contemporanea, il Museo Giancarlo Vitali, la Chiesa di Santa Marta, la Chiesa dei Santi Nazaro e Celso, la Chiesa di San Rocco, la Chiesa di Sant’Andrea a Bonzeno e il Santuario della Madonna delle Lacrime a Lezzeno.
 
Un calendario di visite guidate e passeggiate d’arte accompagnerà il pubblico lungo i diversi itinerari, favorendo la partecipazione delle comunità locali e dei viandanti e rafforzando il legame tra interventi contemporanei e territorio.
 
VISITE GUIDATE E PASSEGGIATE D’ARTE
Le visite guidate e le passeggiate d’arte accompagnano il pubblico in un percorso immersivo alla scoperta della mostra “DEVOTA. Arte e sacro. Territorio e comunità”, grazie alla conduzione di Chiara Gatti insieme ai Custodi del Patrimonio di Bellano. Il calendario prende avvio sabato 30 maggio alle ore 15.30 con un itinerario che attraversa i luoghi simbolo:San Nicolao Arte Contemporanea, il Museo Giancarlo Vitali, le chiese di Santa Marta, dei Santi Nazaro e Celso e di San Rocco; la giornata prosegue alle ore 18 al Cinema di Bellano, in via Roma 3, con l’incontro ad ingresso libero Il bello dell’Orrido con Fabrizio Sinisi a cura di Armando Besio, in dialogo con i temi della mostra.
 
Gli appuntamenti proseguono venerdì 19 giugno alle ore 10.30 e sabato 25 luglio, sempre alle 10.30, con un percorso ampliato fino a Sant’Andrea e la possibilità di un pranzo al sacco.
 
La formula si ripete anche sabato 8 agosto, mentre l’ultimo incontro, previsto per sabato 5 settembre alle ore 10.30, estende l’itinerario fino a Lezzeno, mantenendo l’esperienza del pranzo al sacco, per vivere appieno il dialogo tra arte, spiritualità e paesaggio.

 

 INFORMAZIONI AL PUBBLICO
www.bacbellano.eu
 
Museo Giancarlo Vitali
Bellano, Palazzo Lorla, Via Alessandro Manzoni, 50
San Nicolao Arte Contemporanea
Bellano, Via San Nicolao, 9
 
Biglietto ingresso ai siti
 
Giorni e orari di apertura
Fino al 31 maggio
Da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 18
Sabato e domenica, dalle ore 9 alle 19
 
Dal 1° giugno tutti i giorni, dalle ore 9 alle 19
 
Maggiori informazioni sul sito www.bacbellano.eu

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

ULRICH EGGER - La solitudine dell’architettura

 ULRICH EGGER
La solitudine dell’architettura
a cura di  Pietro Gaglianò

Galleria Il Ponte - Firenze
8 maggio - 31 luglio  2026

opening
venerdì 8 maggio h 18:00 

L’esibizione è accompagnata da Il Giornale 
della Mostra, con testo di Pietro Gaglianò   


 


Il Ponte prosegue la stagione espositiva con una monografica dedicata a Ulrich Egger, del quale vengono presentate fotosculture dai primi anni Duemila ad oggi.

La mostra Ulrich Egger. La solitudine dell’architettura si dipana nei due piani dello spazio attraverso una selezione di lavori di medie - grandi dimensioni in cui paesaggi industriali e urbani, costruzioni, interni e facciate in stato di abbandono sono i protagonisti soggetto del leitmotiv dell’interpretazione e della rappresentazione della caducità del mondo urbano. I suoi lavori sono un mash up di immagini e materiali industriali, avvalendosi tecnicamente dell’acciaio, del ferro, del legno, del vetro unitamente alla fotografia. La serie Impatto urbano (stampa fotografica su Dibond con cornice in alluminio, o ferro e legno), Belvedere (stampa fotografica su tela, nylon e ferro), Convivenza (su Dibond, carta da parati, neon e ferro), Die dritte Haut (su PVC, ferro e vernice a olio), Hotel Principe (su forex, intonaco e ferro), Sotterraneo (su MDF, grafite e ferro), sono scenari - per citarne alcuni - dei lavori presentati in mostra che coinvolgono lo spettatore alla presenza di queste tracce evidenti di edifici, di case piene di ricordi in essi rappresentati, a “rivivere” storie che nonostante tutto continuano a sopravvivere.

«Nelle opere di Egger le architetture, gli oggetti e i rari elementi naturali si trovano su uno stesso piano, e sono all’apparenza riconoscibili per chi guarda, ma niente è quello che sembra: l’osservatore deve decostruire e ricomporre le varie parti, tra immagine stampata e volumi tridimensionali, tra i diversi scenari, tra gli stati di consistenza materica dei materiali. In questo modo l’artista induce un turbamento nello spettatore (che è l’unica presenza corporea in un immaginario dove la figura umana è metodicamente ablata) e gli indica direzioni inaspettate, suggerisce un lavoro che va oltre la contemplazione […]. La ricerca di Ulrich Egger si dispiega secondo una sensibilità contemporanea che si rivolge a uno spettatore emancipato, non soggiogato dalla propaganda e non infantilizzato dall’intrattenimento o dalle lusinghe della partecipazione (come ci ricorda Jacques Rancière). I suoi lavori sono stratificati in innesti e sovrapposizioni che sperimentano i formati, i materiali e le possibilità dei medium, ma soprattutto mettono in discussione le narrazioni lineari. Al loro cospetto, noi spettatori siamo chiamati a elaborare strategie di lettura che sono trasversali alle tradizionali categorie dell’arte, e questo lavoro, questo esercizio coinvolge la condizione umana, implica il bisogno di volgerci al mondo e reinterpretarlo, di reagire alle narrazioni dominanti e di immaginare la possibilità di resistere». (Pietro Gaglianò, Rovine e resistenza, 2026).
Ulrich Egger, rappresentato dalla galleria Il Ponte, é stato protagonista selezionato nell’ambito di The Phair 2025 a partecipare con un progetto fotografico inedito alla I edizione della residenza artistica “Scisti e Vinisti”, promossa da CON Red Lab e Red Lab Gallery e ospitata presso The ApARTment in Salento. Il 2 maggio 2026, presso Red Lab Gallery - in partnership con Il Ponte - viene presentata la restituzione pubblica di detta residenza artistica (svolta a settembre 2025), a cura di Francesca Canfora. La mostra Scisti e Vinisti é affiancata dal talk L’inevitabile bellezza: l’Italia e l’arte delle contraddizioni.


Biografia

Ulrich Egger è nato nel 1959 a San Valentino alla Muta in provincia di Bolzano. Attualmente vive a Merano. Dal 1981 al 1986 frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Firenze diplomandosi nella sezione di scultura. Unitamente alla scultura, molto presto rivela interessi per la fotografia e i suoi lavori-mash up di immagini e materiali industriali cominciano a riscuotere attenzione. Trattasi di paesaggi industriali e urbani, costruzioni, interni e facciate in stato di abbandono. Tecnicamente, si avvale dell’uso di diversi materiali come acciaio, ferro, legno, vetro, uniti alla fotografia. Il leitmotiv è l’interpretazione e la rapprentazione della caducitá del mondo urbano. Nelle opere precedenti, tipica è l’assenza della figura umana, mentre in quelle più recenti la troviamo nelle sue più diverse forme.
Oltre alle mostre personali e collettive in Italia e all’estero, l’artista si occupa anche del rapporto tra arte e architettura collaborando, nel corso degli anni, con diversi architetti, e contribuendo artisticamente alla realizzazione di opere pubbliche e private. Da tempo tratta la fotografia d’architettura e lavora su commissione per diversi studi d’architettura.
Tra le molte personali in spazi pubblici e privati si annoverano, tra le selezionate dagli anni Duemila: La misura del vuoto, Spazio Thetis, Venezia (2001); Galleria Biedermann, Monaco (2002); Sopralluogo, Galleria Plurima, Udine (2003); Sopralluoghi, Galleria Oredaria, Roma (2004); Ricostruzione, Galleria Fioretto, Padova (2006); Towndown, a cura di Valerio Dehò, Galleria Antonella Cattani, Bolzano (2008); In/finito, a cura di Daniele Capra, Galleria Plurima, Udine (2009); In nome del padre, a cura di Nicola Galvan, Oratorio di San Rocco, Padova (2011); Inside/Outside, Gallery 00A, Merano (2017); Ulrich Egger_UNHEIMLICH, a cura di Pietro Gaglianò e Antonello Tolve, Manifattura Tabacchi, Firenze (2024); Scisti e Vinisti, I edizione della residenza artistica promossa da CON Red Lab e Red Lab Gallery presso The ApARTment, Salento (settembre 2025); Ulrich Egger. Fotografie, a cura di Pietro Gaglianò, Galleria Il Ponte, Firenze (maggio 2026). Tra le collettive, oltre alla sua partecipazione reiterata a Fiere quali Artefiera Bologna, Miart Milano, ArtVerona, Artissima, Art Karlsruhe (dal 2000 in poi), si citano MART Trento e Rovereto (2000); Art Innsbruck, Kunst Koln (2002); Bruxelles Expo (2004); Plurima 35, a cura di Federico Sardella, Galleria Plurima, Udine (2008); LIV Biennale di Venezia, Eventi Collaterali (a cura di Martina Cavallerin, 2011); VIENNAFAIR, Oredaria Arti Contemporanee, Roma (2012); Modes of Democracy, Dox Centre for Contemporary Art, Praga (2014); ICEBERG, a cura di Conny Cossa, Das verborgene Museum, Palais Mamming Museum, Merano (2016); The Game, a che gioco giochiamo?, a cura di Lisa Trockner, Palazzo Ducale Massa (2017); UpCycle - Quando l’arte reinventa il mondo - RESIDENZA DELL’AMBASCIATA D’ITALIA, a cura di Antonello Tolve e Silvio Mignano (2022); Artefiera, Bologna - con Galleria Il Ponte (2025).

 

Ulrich Egger. Rovine e resistenza.
L’atteggiamento di Ulrich Egger di fronte ai panorami che raccoglie e poi condensa nel suo lavoro si può interpretare come una postura malinconica. Accostandomi alla sua ricerca a distanza di qualche anno torno sui miei passi e suggerisco una risonanza che in un precedente testo avevo negato, pur riconoscendo nelle sue opere “un sentimento di solitudine metafisica”. Il suo modo di considerare le cose e lo spazio tra loro ha qualcosa in comune con il punto di vista della pittura metafisica di Giorgio De Chirico, lo sguardo di qualcuno che “non accetta nulla così com’è, mette in risalto tutto quello che lo scalfisce, scopre in ogni cosa ciò che altrimenti è invisibile” (così ne scrive lo studioso magiaro László F. Földényi in un prezioso saggio del 2018). Nelle opere di Egger le architetture, gli oggetti e i rari elementi naturali si trovano su uno stesso piano, e sono all’apparenza riconoscibili per chi guarda, ma niente è quello che sembra: l’osservatore deve decostruire e ricomporre le varie parti, tra immagine stampata e volumi tridimensionali, tra i diversi scenari, tra gli stati di consistenza materica dei materiali. In questo modo l’artista induce un turbamento nello spettatore (che è l’unica presenza corporea in un immaginario dove la figura umana è metodicamente ablata) e gli indica direzioni inaspettate, suggerisce un lavoro che va oltre la contemplazione. 
Propongo ancora l’accostamento tra Egger e De Chirico per un’ulteriore riflessione, chiarendo che riguarda una condizione mentale precedente l’opera, anche se in questa riflessa, e nemmeno un po’ i suoi aspetti formali o linguistici. In entrambi i casi, gli autori mettono in scena una visione dai connotati completamente europei nella tradizione architettonica e urbanistica, nei riferimenti iconografici, nella inquietante predestinazione che si stende come un ombra dal Rinascimento fino a oggi. Nelle silenziose città metafisiche, così come nei panorami in macerie, si coniugano i termini di uno stesso fallimento che stentiamo ancora a riconoscere, un paesaggio fatto di rovine ma anche di resistenza. Tra le crepe degli edifici classicheggianti, con la solitudine dei monumenti e il tempo immobile, e ugualmente sulla superficie corrosa dei palazzi sventrati e negli interni prosciugati di ogni vita, tutto appare inevitabilmente postumo rispetto a un disastro naturale o, più verosimilmente, a una crisi scatenata da forze innescate dagli umani. Tutti questi scenari possono essere utilizzati come strumenti epistemologici per articolare una critica a una cultura politica e sociale, quella che a partire dall’imperialismo coloniale si è evoluta come pratica estrattiva, come culto del profitto, un’atrocità dopo l’altra, fino all’orlo del baratro. Nel pittore metafisico tale critica suona come una professione di dubbio e una sospensione del giudizio, nel lavoro di Egger invece si declina come la denuncia verso l’ultimo atto di un fatale fraintendimento del vivere insieme. 
Fin qui le rovine. La resistenza, menzionata poco sopra come parte costitutiva dei paesaggi in questione, si trova nell’esperienza dell’arte, nell’atto stesso della costruzione di immagini che si sottraggono alla documentazione e si espandono nella figurazione, nel suggerimento di una possibilità, di un’alternativa, che si rivela anche nel rapporto tra l’opera e chi l’osserva.
In questa prospettiva, la ricerca di Ulrich Egger si dispiega secondo una sensibilità contemporanea che si rivolge a uno spettatore emancipato, non soggiogato dalla propaganda e non infantilizzato dall’intrattenimento o dalle lusinghe della partecipazione (come ci ricorda Jacques Rancière). I suoi lavori sono stratificati in innesti e sovrapposizioni che sperimentano i formati, i materiali e le possibilità dei medium, ma soprattutto mettono in discussione le narrazioni lineari. Al loro cospetto, noi spettatori siamo chiamati a elaborare strategie di lettura che sono trasversali alle tradizionali categorie dell’arte, e questo lavoro, questo esercizio coinvolge la condizione umana, implica il bisogno di volgerci al mondo e reinterpretarlo, di reagire alle narrazioni dominanti e di immaginare la possibilità di resistere.

(Pietro Gaglianò)

 

 

 INFO:

Galleria Il Ponte - Firenze

Via di Mezzo, 42/b
Firenze FI 


 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Addio a Paolo Masi


Frittelli arte contemporanea partecipa con profondo dolore alla scomparsa di Paolo Masi, artista straordinario e amico caro, protagonista di una ricerca rigorosa e libera che ha attraversato decenni di storia dell’arte contemporanea lasciando un segno profondo e riconoscibile.

Nel corso degli anni abbiamo avuto il privilegio di condividere con lui un lungo percorso umano e professionale, fatto di stima reciproca, dialogo e amicizia. Di Paolo ricordiamo la sensibilità, l’intelligenza critica, la coerenza del suo lavoro e la capacità, rara, di guardare il mondo con curiosità e autenticità, trasformando ogni esperienza in materia viva di ricerca.

 
La sua presenza, discreta e autorevole, resterà per noi un riferimento prezioso e un ricordo indelebile.

 
Ci stringiamo con affetto e sincera partecipazione al dolore della famiglia e di tutti coloro che gli hanno voluto bene.


 

 

PAOLO MASI
(Firenze, 11 maggio 1933 – 6 maggio 2026)

L'attività di Paolo Masi è strettamente legata a una continua sperimentazione sul modo di operare e trasformare i materiali; per Masi, l’agire artistico è qualcosa sempre in fieri, che di volta in volta si apre a nuovi approfondimenti e a nuove soluzioni.
Alla prima personale nel 1960 alla Strozzina a Firenze seguono numerose mostre nelle principali gallerie italiane ed europee: Numero (Firenze), Cenobio (Milano), L’Aquilone (Firenze), Schema (Firenze), Christian Stein (Torino), Lydia Megert (Berna), d+c Mueller Roth (Stoccarda), Thomas Keller (Monaco), Primo Piano (Roma), La Polena (Genova), Ariete (Milano), La Piramide (Firenze), Centro d’Arte Spaziotempo (Firenze), Galleria Studio G7 (Bologna), Fondazione Mudima (Milano).
 

Dopo il confronto con le sperimentazioni post-informali e la ricerca nell’ambito dell’astrazione e del Neoconcretismo, si avvicina alle contestuali esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato che estendono anche alla terza dimensione la ritmicità dello “spazio- colore”. Ritorna alla bidimensionalità attraverso il progetto Rilevamenti esterni-conferme interne (1974-76), sviluppato all’esterno con foto Polaroid di tombini, muri e pavimenti iniziate nel 1974 a New York e, contemporaneamente, all’interno dello studio con le Tessiture (tela grezza cucita) e i Cartoni da imballaggio, dove utilizza per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale.
Dal 1974 Masi è cofondatore insieme a Maurizio Nannucci e Mario Mariotti di un collettivo che gestisce lo spazio no profit di Zona a Firenze, esperienza che troverà la sua continuazione dal 1998 nel collettivo Base. Da ricordare inoltre le partecipazioni a I colori della pittura. Una situazione europea (a cura di Italo Mussa, Roma 1976), alla XXXVIII Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alle mostre Kunstlerbücher di Francoforte e Erweiterte Photographie Wiener Secession di Vienna (1980); alla mostra parigina Livres d'artistes presso il Centre Georges Pompidou di Parigi (1985); Arte in Toscana 1945-2000 a Palazzo Strozzi, Firenze, e Palazzo Fabroni, Pistoia (2002); Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980 presso il Museo della Permanente, Milano (2007) e alla mostra Alla Maniera d'Oggi. Base a Firenze nel Chiostro di San Marco, Firenze (2010); le personali a Bludenz, al Museo d'Arte Contemporanea di Lissone, alla Fondazione Mudima di Milano; La Torre di Babele presso la Ex fabbrica Lucchesi, Prato (2016); Versus. La sfida dell'artista al suo modello in un secolo di fotografia e disegno alla Galleria civica, Modena (2016); The Independent. Base / Progetti per l'arte, al Maxxi di Roma (2016); Pittura Analitica. Ieri e oggi presso la galleria Mazzoleni Art, Londra – Torino (2017).
Nel 2013, in occasione della mostra allestita presso Frittelli arte contemporanea a Firenze, viene pubblicata la prima monografia complessiva sull’artista a cura di Flaminio Gualdoni Paolo Masi. La responsabilità dell’occhio edito da Gli Ori.
Nel 2014 Masi presenta l'installazione Riflessioni Riflesse nel chiostro della Basilica di Sant'Ambrogio di Milano, nella Sala Albertini del Corriere della Sera, nel Cortile del Palazzo dell'Archiginnasio a Bologna (2015), in Piazza San Fedele a Milano (2016) e l'opera Camminate come figli della luce nella Chiesa di Sant'Eufemia a Verona (2016).
Nel 2018 due importanti personali: al Museo MAGA di Gallarate (VA), la mostra antologica Paolo Masi. Doppio Spazio curata da Lorenzo Bruni. A Firenze, negli spazi di Le Murate.
Progetti Arte Contemporanea, la mostra Paolo Masi Qui composta da 12 opere monumentali appositamente concepite e realizzate per l'ex carcere fiorentino. Nel 2021, i lavori più recenti dell'artista, una serie inedita di cartoni di grandi dimensioni appena realizzati, vengono esposti nella mostra Paolo Masi. Dalle mani alle mani, a cura di Flaminio Gualdoni, alla Frittelli arte contemporanea, Firenze. Sempre qui nel 2023, in occasione della ricorrenza dei suoi novant'anni, gli viene dedicata la personale Paolo Masi. Opere degli anni Ottanta, a cura di Fabio Cavallucci. A questa si aggiunge a Firenze il tributo del collettivo Base, con la mostra Masi 90. 

L'artista viene omaggiato, inoltre, anche dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale con la personale realizzata dall'Istituto Italiano di Cultura di Bratislava, presso il Museo Civico della città di Žilina, in Slovacchia.
Opere storiche di Masi si trovano nelle collezioni del Mart di Rovereto, del Museo Pecci di Prato, della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze, della Galleria d’Arte Moderna di Torino e del Museo Novecento di Firenze.

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Terre di Canossa Rally 2026: venerdì 8 maggio le grandi auto storiche transitano alla Spezia lungo il Miglio Blu

La Spezia, 7 maggio 2026 - La Spezia si prepara ad accogliere il passaggio di alcune tra le più prestigiose autovetture storiche del panorama internazionale. Venerdì 8 maggio 2026, nell’ambito della prima tappa del Terre di Canossa Rally 2026, la carovana del celebre evento automobilistico transiterà infatti anche dal territorio spezzino, offrendo a cittadini, appassionati e visitatori uno spettacolo di rara eleganza.

Il passaggio alla Spezia rappresenta uno dei momenti più suggestivi della prima giornata di gara. Le auto storiche percorreranno infatti la strada del Miglio Blu intorno alle ore 12, il tratto simbolo della città affacciato sul mare, dove insistono alcuni dei più importanti cantieri navali del mondo, cuore dell’eccellenza nautica internazionale, del design e dell’innovazione tecnologica.

Il Terre di Canossa Rally è una manifestazione di regolarità superturistica iscritta al calendario ACI Sport, che richiama equipaggi provenienti da tutto il mondo e vetture di altissimo valore storico e collezionistico. Un evento capace di coniugare la passione per l’automobile con cultura, paesaggio e promozione dei territori attraversati.

Il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara: “Il transito delle vetture lungo il Miglio Blu rappresenta l’incontro ideale tra due eccellenze riconosciute a livello internazionale: il prestigio automobilistico del Terre di Canossa e la vocazione marittima, industriale e creativa della Spezia, capitale mondiale della nautica e Città Creativa UNESCO per il Design. La tappa spezzina del Terre di Canossa Rally 2026 si inserisce in una più ampia strategia di valorizzazione del territorio e di attrazione di eventi di respiro internazionale, confermando La Spezia come scenario ideale per manifestazioni di qualità, capaci di generare visibilità, racconto e promozione a livello nazionale e internazionale”.

 

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Parco archeologico di Pontecagnano - Progetto "Disseminazioni" Orto tintorio

Disseminazioni

Indagini artistiche e archeologie del vivente nel paesaggio degli Etruschi di Frontiera

Orto tintorio | Giornate condivise di semina e piantumazione

Parco archeologico di Pontecagnano
9 - 13 - 16 maggio 2026, ore 10.00-13.00

Ingresso gratuito


 

 

Nei giorni 9, 13 e 16 maggio 2026 al Parco archeologico di Pontecagnano si terranno tre giornate dedicate alla creazione di un “Orto tintorio”, la nuova esperienza partecipativa e condivisa con la comunità del progetto “Disseminazioni. Indagini artistiche e archeologiche del vivente nel paesaggio degli Etruschi di frontiera” della Direzione regionale Musei nazionali Campania, sostenuto da Il Museo Rigenera, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.


L’iniziativa, a cura dell’artista visiva Rosita Taurone, dà inizio a un processo collettivo di progettazione,  semina e piantumazione di specie vegetali impiegate nei processi artistici, che coinvolge cittadini, famiglie, studenti e appassionati in un luogo della cultura e spazio verde pubblico in cui si coniugano tutela archeologica, sostenibilità ambientale e inclusione sociale. L’orto tintorio darà, inoltre, la possibilità di proseguire in maniera continuativa e sostenibile i laboratori di antotipia, pratica artistica che utilizza pigmenti naturali estratti da fiori e piante per la creazione di immagini fotosensibili, iniziati al Museo di Pontecagnano e al Parco nei mesi scorsi.


L’attività si avvale della partecipazione di esperti del settore scientifico e ambientale come Luigi D’Aquino, agronomo e ricercatore dell’ENEA – Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile, Catello Pane e Rosa Pepe, agronomi e ricercatori del CREA – Centro di Ricerca Orticoltura e Florovivaismo, e dell’esperienza dei volontari e ambientalisti del Circolo Occhi Verdi – Legambiente Pontecagnano.


Il primo incontro di sabato 9 maggio, dalle ore 10.00 alle 13.00, è dedicato alla presentazione del progetto e all’avvio dell’orto tintorio, con attività di progettazione condivisa, riconoscimento delle specie botaniche e preparazione del terreno.


Nel secondo appuntamento di mercoledì 13 maggio, dalle ore 9.00 alle 13.00, è prevista la piantumazione delle specie tintorie con approfondimenti sulle tecniche di coltivazione sostenibile, sulle pratiche di irrigazione, concimazione naturale e cura del verde.


Durante il terzo incontro previsto sabato 16 maggio, dalle ore 9.00 alle 13.00, i partecipanti saranno guidati nell’osservazione dell’ecosistema dell’orto, con un approfondimento sul ruolo delle piante tintorie nella biodiversità e prime esperienze di estrazione dei pigmenti naturali.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA