"Passioni infrante"
di Emilio De Roma
Edizioni “Il Saggio”
Castellabate 2025, pp. 186, Euro 18,00
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Arte e cultura italiana
"Passioni infrante"
di Emilio De Roma
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Ricorrenza: 2 maggio
Signore,
esaudisci le nostre preghiere
che ti indirizziamo nella solennità
del tuo beato confessore
e vescovo Atanasio;
e, per intercessione dei meriti di lui
che seppe degnamente servirti,
assolvici da tutti i peccati.
AMEN.
Grande partecipazione per il lancio della sala studio nata dalla sinergia tra L’Arsenale di Napoli, istituzioni e collettivi artistici. Svelata l’opera permanente "頑張RIMARE" di Simona Da Pozzo. Tra le novità, l'avvio di un presidio dedicato alla lettura dei quotidiani.
Si è conclusa con uno straordinario riscontro di pubblico e critica la giornata inaugurale de “La Cura”, la nuova sala di lettura e studio situata nel cuore de La Santissima Community Hub (Vico Trinità delle Monache). L’evento, svoltosi ieri 30 aprile, ha segnato ufficialmente la nascita di un "Terzo Luogo" d’eccezione per la città: uno spazio che rompe i confini tra pubblico e privato, tra lavoro e casa, per offrire ai cittadini un territorio neutro dedicato all'approfondimento, al silenzio condiviso e alla coesione sociale.
Il progetto, ideato e curato da L’Arsenale di Napoli per La Santissima con il sostegno della Regione Campania, riflette una missione quasi etica che affonda le radici nella storia stessa dell'edificio. L’idea nasce dalla visione condivisa tra l'Arsenale di Napoli e Alessandra Attena, project manager della Santissima Community Hub, di attuare la rigenerazione dell'ex ospedale militare attraverso contenuti culturali nella forma della condivisione.
Maria Cristina Comite, Presidente de L’Arsenale di Napoli, ha spiegato con emozione il significato profondo del nome scelto: "Abbiamo chiamato questo luogo 'La Cura' perché crediamo che il silenzio sia curativo, ma crediamo in un silenzio condiviso. Ci hanno abituato a pensare che la parte intellettuale, ancor di più quella spirituale, dobbiamo viverla in solitudine; invece questo luogo potrebbe essere uno spazio dove anche il silenzio sia vicinanza. Pur mantenendo il rispetto per il silenzio reciproco, si può stare vicini, affiancati, e da questa vicinanza possono poi nascere tante cose: amicizie, progetti, amori. È un luogo che è comunque all'insegna dell'accoglienza."
La Comite ha poi evidenziato, in linea con la ricerca curatoriale portata avanti con Marco Izzolino, il legame con la memoria storica: "In questo, il progetto si allinea perfettamente al contenitore de La Santissima, un edificio che nasce all'inizio del '600 come monastero. Ognuna di quelle stanze è stata una cella che ha visto sicuramente uno spazio di grande solitudine nel senso dell'isolamento, e quindi oggi proponiamo la rigenerazione anche del silenzio. 'La Cura' si riferisce poi ovviamente anche al fatto che, dopo la destinazione a monastero, sotto Gioacchino Murat è stato un ospedale militare: per questo ognuna di quelle celle è diventata poi anche stanza di degenza."
Proprio in quest'ottica di servizio alla comunità, "La Cura" si propone come un laboratorio in continua evoluzione. Durante il confronto con le istituzioni e gli organizzatori, è emerso il prezioso suggerimento di integrare l'offerta dello spazio con un presidio dedicato all'informazione e all'attualità: la sala ospiterà infatti la lettura dei quotidiani, proponendo una rotazione periodica di testate diverse per stimolare lo spirito critico.
Il fascino de "La Cura" risiede nella sua natura corale: alla visione di Urban Value e Coop4Art si è unito il design sostenibile di ReMade Community Lab, che ha trasformato materiali di riciclo in arredi funzionali, e la ricerca culturale di Ex-Voto [radical public culture], che ha curato l’anima artistica del luogo.
Il momento più suggestivo della giornata è arrivato nel tardo pomeriggio con lo svelamento dell’opera ambientale permanente 頑張RIMARE | gamba'ri'mare. L’artista Simona Da Pozzo ha illustrato le 340 tessere di legno stampate a mano che ora abitano la sala: "Questa opera è un dispositivo nomade che ha attraversato città come Beirut e Münster prima di trovare casa qui a Napoli. 頑張RIMARE è un invito a 'resistere e perseverare nel fare mondo' con il mondo circostante, trasformando lo studio individuale in un’esperienza affettiva e condivisa".
Con l’inaugurazione di ieri, Napoli si dota di una "piazza coperta" priva di barriere architettoniche, dotata di Wi-Fi e postazioni elettrificate. "La Cura" è ora aperta a tutti: un'ancora sociale nel cuore della città che promette di essere, come recita il suo manifesto, né casa, né ufficio: semplicemente, il vostro spazio.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA
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Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno
OMAR GALLIANI
L’eco della Sibilla
Ad Ascoli Piceno, un progetto partecipativo finanziato dalla Regione Marche porta
alla realizzazione di un’opera monumentale di Omar Galliani, destinata a Palazzo
Saladini Pilastri.
Oltre 400 persone – cittadini, studenti, appassionati d’arte – per l’atelier aperto in
Pinacoteca Civica, in dialogo con i capolavori di Carlo Crivelli, Tiziano, Guido Reni e
Pelizza da Volpedo.
Grazie al finanziamento della Regione Marche, il Comune di Ascoli Piceno ha invitato l’artista Omar Galliani, conosciuto e apprezzato per aver portato la grande tradizione del disegno italiano nel mondo, a trasferire temporaneamente il proprio atelier all’interno della Pinacoteca Civica, per realizzare “dal vivo” un’opera monumentale, destinata a Palazzo Saladini Pilastri.
L’eco della Sibilla nasce nella duecentesca Sala della Vittoria, in dialogo con i capolavori di Carlo Crivelli, Tiziano, Guido Reni e Pelizza da Volpedo. Oltre 400 persone – cittadini, studenti, appassionati d’arte – hanno partecipato alle masterclass finanziate dalla Regione Marche (PR FESR 2021-2027 per la Strategia Territoriale ITI urbani “H2O: l’elemento unificante”), entrando così in contatto diretto con la pratica e la poetica dell’artista.
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| Omar Galliani al lavoro, Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno, 2026. Ph. Alessia Campanelli |
Annullate le distanze, i partecipanti si sono immersi nel ritmo del gesto, cogliendo la logica silenziosa che guida ogni scelta e comprendendo come un’idea possa prendere forma attraverso la materia, il tempo e la sensibilità di chi la abita.
Il dialogo con l’artista, innescato da domande, riflessioni e curiosità, ha rappresentato un momento di scambio autentico, capace di trasmettere non solo competenze tecniche, ma anche una visione del mondo: un modo di guardare, sentire e interpretare la realtà attraverso il linguaggio dell'espressione artistica.
«Il destino di una città d’arte come Ascoli Piceno si misura anche attraverso la capacità di sviluppare progettualità che guardino al contemporaneo», dichiara il sindaco Marco Fioravanti.
«Per questo motivo Omar Galliani, protagonista della scena artistica internazionale, è stato incaricato di condurre un processo partecipativo con la comunità ascolana per giungere alla realizzazione di un’opera monumentale destinata a Palazzo Saladini Pilastri, luogo di contaminazione sociale e culturale che il Comune sta recuperando dopo un lungo abbandono».
«Vedere nascere un’opera d’arte in una Pinacoteca ricca di capolavori del passato significa favorire il dialogo fra la grande tradizione ed un protagonista dell’arte contemporanea. Omar Galliani sta realizzando il trittico dedicato alla Sibilla, una figura identitaria del territorio, nello stesso ambiente in cui sono esposte le Sibille dipinte cinquecento anni fa da Cola dell’Amatrice, nel segno di una tradizione che si rinnova ma non muore. Gli incontri con gli studenti degli istituti scolastici del territorio e delle Accademie hanno consentito così la trasmissione transgenerazionale di tecniche e di valori morali», dichiara il curatore scientifico delle Collezioni Comunali di Ascoli Piceno Stefano Papetti.
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| Omar Galliani al lavoro, Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno, 2026. Ph. Atelier Galliani |
Quello di Omar Galliani con la città Ascoli Piceno è un legame di lunga data, avviato nel 2004 con la personale curata da Marisa Vescovo presso la Galleria di Arte Contemporanea e culminato nel 2023 con l’allestimento della mostra L’eco della Sibilla, curata da Stefano Papetti presso il Palazzo dei Capitani con l’intento di risvegliare nei luoghi colpiti dal sisma del 2016 l’attenzione verso gli elementi identitari del territorio, come la figura della Sibilla Appenninica dalla quale trae il nome la catena montuosa segnata dal terremoto.
L’Eco della Sibilla, ormai in fase di ultimazione, è un grande trittico a matita nera su tavola di pioppo dalle dimensioni di 300x600 centimetri, articolato in tre pannelli di 300x200 centimetri ciascuno. L’opera nasce da una riflessione sul rapporto tra mito, natura e territorio: protagonista è la Sibilla Appenninica, legata ai Monti Sibillini e depositaria di un sapere profetico. Attorno a questa figura si dispiega il sistema simbolico che caratterizza la ricerca dell’artista, con elementi ricorrenti come il serpente, la coppa e il fuoco.
«Le opere riflettono sempre i profumi e gli umori dei luoghi in cui nascono», dichiara Omar Galliani. «La Pinacoteca si trasforma in un atelier aperto, dove il pubblico può percepire il respiro della storia e del tempo ed entrare nel processo stesso dell’opera, ritrovando la consapevolezza di cosa significhi davvero fare arte».
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Masterclass Omar Galliani, Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno, 2026. Ph. Atelier Galliani
Al termine dei lavori, L’eco della Sibilla rimarrà esposto in Sala della Vittoria, così che tutti i visitatori della Pinacoteca e quanti parteciperanno ai numerosi eventi programmati nell’ambiente più ampio del museo possano visionare il trittico.
Completati i restauri del Parco Saladini Pilastri, l’opera sarà trasferita nella sua sede definitiva, unitamente a numerosi disegni preparatori – piccoli e grandi formati – che diventeranno parte integrante del percorso espositivo.
Con L’eco della Sibilla, Ascoli Piceno restituisce l’immagine di un processo corale, in cui il coinvolgimento attivo della comunità e il dialogo con il territorio diventano motore di crescita culturale e di costruzione di un’identità collettiva attraverso l’arte contemporanea.
Orari di apertura della Pinacoteca Civica:
dal martedì alla domenica, festivi e prefestivi, dalle 10.00 alle 19.00.
Per informazioni e biglietti:
https://www.ascolimusei.it/siti-museali/pinacoteca-civica/
Palazzo Saladini Pilastri, edificato nel XVI secolo in un’area precedentemente occupata da un monastero di suore benedettine, è uno degli spazi più importanti e identitari della città. Di proprietà del Comune di Ascoli Piceno, è parte di una più ampia strategia di rigenerazione urbana, tesa a favorire l’incontro tra cittadini e comunità attraverso nuove forme di interazione. Il palazzo diventerà un hub per imprese etiche, associazioni e start up con una funzione sociale legata allo sviluppo del territorio. L’area del parco, con un’estensione di circa 8500 mq, verrà orientata a servizi, verde e tempo libero, inteso anche come spazio di partecipazione e socialità.
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Masterclass Omar Galliani, Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno, 2026. Ph. Atelier Galliani
Il progetto di restauro e riqualificazione del Parco Saladini Pilastri, finanziato nell’ambito del progetto PINQuA - PNRR, ha come obiettivo primario quello di conservare le caratteristiche storiche, formali, strutturali e ambientali dello spazio verde (prima orto conventuale e poi giardino all’italiana) e, al contempo, incrementarne la fruizione, l’integrazione e l’apertura con il contesto urbano. Nell’ambito del progetto ITI, la Regione Marche ha finanziato la valorizzazione del parco quale spazio espositivo destinato al contemporaneo e luogo di azione e integrazione tra arti visive, laboratori teatrali e musicali, attività didattiche e ricreative, con focus su storia, natura e genius loci.
Intervento 06 – Promozione integrata per l’attrattività turistica dell’area urbana – CUP C49I23002430006 – CIG da acquisire – Strategia Territoriale ITI urbani Comune di Ascoli Piceno – “H2O: l’elemento unificante” PR FESR 2021-2027 O.S. 5.1 – Az. 5.1.1 – Intervento 5.1.1.1 – ID
domanda 66684.
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| Omar Galliani. Ph. Azzurra Lucia Calò |
Omar Galliani. L’eco della Sibilla
Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, Piazza Arringo, 7, 63100 Ascoli Piceno
Orari: dal martedì alla domenica, festivi e prefestivi, dalle 10.00 alle 19.00
Informazioni e biglietti: https://www.ascolimusei.it/siti-museali/pinacoteca-civica/
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA
La galleria Erica Ravenna
presenta
Materia Madre/Lingua Madre
a cura di Benedetta Carpi De Resmini
12 maggio - 30 settembre 2026
inaugurazione martedì 12 maggio, ore 18.00
Galleria Erica Ravenna
Via della Reginella 3 - Via di Sant’Ambrogio 26, Roma
Il 12 maggio la galleria Erica Ravenna inaugura la seconda mostra del 2026 proseguendo l’approfondimento sul tema del paesaggio e della natura avviato con la mostra di Vincenzo Agnetti appena conclusa.
Il progetto espositivo Materia Madre / Lingua Madre, a cura di Benedetta Carpi De Resmini, nasce da una riflessione sulla materia come elemento primario e generativo, matrice del vivente, e di lingua come processo continuo di traduzione e trasformazione. La mostra si configura come un paesaggio in divenire: un territorio sensibile in cui la natura non è sfondo né semplice oggetto di rappresentazione, ma presenza attiva — una forza che muta, respira, resiste e si rigenera.
Gli artisti invitati — Cyril de Commarque, Laura Pugno, Gaia Scaramella e Lucia Veronesi — intrecciano le loro ricerche come sistemi radicali sotterranei, attraversando materia, segno, gesto e simbolo. Pur nella diversità dei linguaggi, le loro pratiche condividono una tensione comune: interrogare il confine instabile tra organico e culturale, tra ciò che cresce spontaneamente e ciò che viene costruito, nominato, controllato.
Come afferma la curatrice: «la materia si fa narrazione, il mito si deposita nelle superfici, il segno germina come un seme. Le opere emergono da processi di metamorfosi continua, in cui il vivente assume forma simbolica e il linguaggio, a sua volta, si fa corpo, sostanza, traccia. In questo orizzonte, umano e non umano non si oppongono, ma entrano in una relazione di ascolto reciproco. Il linguaggio non descrive la natura dall’esterno: ne segue i ritmi, ne accoglie l’instabilità, ne riflette le trasformazioni. La metamorfosi diventa così una pratica relazionale, una postura critica capace di riconoscere nell’incertezza una condizione fertile.
La mostra si presenta come un ecosistema di mutazioni: uno spazio in cui forme, parole e immagini si disgregano e si ricompongono continuamente, mentre la natura riscrive senza sosta la propria grammatica. La trasformazione non è soltanto un immaginario poetico, ma un principio ecologico: adattamento, rigenerazione, persistenza. In questa prospettiva, anche il linguaggio si rivela materia viva, capace di contribuire alla costruzione di nuove alleanze tra essere umano e ambiente. La “lingua madre” evocata dal titolo non coincide con un’identità chiusa o con un’appartenenza esclusiva: è piuttosto una lingua originaria e preverbale, informe e condivisa, quella che precede la parola codificata, che appartiene al corpo, al respiro, alla relazione. Una lingua comune, radicata nella nostra materia madre.»
Ad aprire il percorso espositivo sono le opere su carta e una scultura lignea di Cyril de Commarque. Nella sua ricerca, dati ambientali, tracce naturali e visioni pre-umane si traducono in forme scultoree e immagini essenziali, capaci di rendere percepibili processi spesso invisibili. Il legno, materiale mai neutro, reca in sé la memoria dei territori da cui proviene. Mentre le forme bulbose, antropomorfe e generative, delle opere su carta attraversate da radici e germinazioni, evocano ecosistemi originari e nuove possibilità di vita nell’epoca dell’Antropocene.
Le opere di Laura Pugno della serie Persuasioni proseguono la mostra. Realizzate con la sabbia come materiale pittorico, nascono da un’indagine sulle piante costiere e sul fragile equilibrio tra permanenza e dispersione. La sabbia, elemento necessario alla vita delle specie rappresentate, sfugge al controllo e rivela la precarietà di ogni tentativo umano di dominio sulla natura. Il riferimento è alla costa veneta affacciata sull’Adriatico e a Bibione, territorio profondamente trasformato dall’antropizzazione turistica e dai continui interventi di ripascimento. Nel lavoro di Pugno la materia naturale conserva invece la propria autonomia: l’acqua modella, sedimenta, lascia tracce. L’opera nasce da un dialogo con i processi ecologici, non da un atto di controllo.
La mostra prosegue con le opere di Lucia Veronesi e con The plants you kill are doing quite well, lavoro in cui l’artista restituisce visibilità a specie credute estinte e riemerse sotto nuove tassonomie. Attraverso monotipi e ricami, il linguaggio scientifico si trasforma in lessico poetico, generando un nuovo vocabolario vegetale. Più in generale, la sua ricerca si confronta con ciò che scompare - forme, specie, parole, memorie - costruendo una grammatica fragile in cui l’estinzione appare non solo come fenomeno biologico, ma anche come perdita simbolica e culturale.
In ultimo, la mostra si chiude con le opere di Gaia Scaramella. Per l’artista la materia occupa un ruolo centrale: superfici, oggetti e immagini vengono trasformati attraverso processi che generano cortocircuiti tra ironia, vulnerabilità e critica sociale. La materia non è mai semplice supporto, ma organismo vivo e spazio relazionale, capace di mettere in tensione naturale e artificiale, cura e costrizione, desiderio e collasso. Nella serie Matribus, piccole figure antropomorfe emergono da elementi ceramici lucidi e seriali, sospese tra nascita e caduta. L’artista costruisce una micro-comunità di esseri fragili che cercano sostegno in strutture ambigue: nido, oggetto di design, grembo, dispositivo. Un’allegoria della condizione contemporanea, in cui ciò che protegge può anche limitare, e ogni forma di dipendenza rivela al tempo stesso vulnerabilità e possibilità di relazione.
La mostra è accompagnata da un catalogo con un testo critico di Benedetta Carpi De Resmini e poesie di Valerio Magrelli.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA
Yūgen: l’incanto sottile del Giappone nasce dalla collaborazione tra il Museo Civico di Crema e del Cremasco e il Museo d’Arte Orientale – Collezione Mazzocchi di Coccaglio, con il supporto dell’Associazione Culturale Mnemosyne di Dello, il patrocinio della Fondazione Italia-Giappone e rientra nel ciclo ...per un mese, dedicato alle brevi temporanee.
Queste istituzioni, a partire dal connubio nell’ambito della mostra Ver Sacrum e la grafica della Secessione viennese – in cui è stata indagata l’influenza che ebbero la grafica e l’artigianato giapponese sull’arte della Mitteleuropa – hanno deciso di focalizzarsi su alcuni manufatti e opere d’arte giapponesi presenti nella precedente esposizione, uniti ad altri che ne ampliano lo sguardo sulla straordinarietà e l’eccezionale impatto estetico dell’arte nipponica.
Proprio come lo yūgen – l’incanto sottile, quell’attimo di epifania che sorprende e fa cogliere la bellezza di tutto ciò che è nascosto –, parola con la quale Motokyio Zeami, teorico del teatro nō, descrive l’atto sublime del grande attore capace, magari con un solo gesto, di commettere quell’impercettibile divergenza, quella recitazione aberrante che attraverso un errore voluto, si discosta dalla traccia drammatica consueta, così l’arte giapponese giunta in Europa all’improvviso seppe generare negli artisti occidentali un senso di straniante stupore e un impatto tale che avrebbe per sempre mutato l’intuizione dell’immagine.
Se la precedente mostra si era riproposta di evidenziare la derivazione di alcune idee grafiche della Secessione dall’estetica giapponese, qui gli oggetti, isolandosi, divengono richiamo per l’ammirazione di una armonia a cui è impossibile essere indifferenti.
A partire dalle più semplici forme di utensili di uso quotidiano, fino alla xilografia policroma, disciplina che in Giappone raggiunse il suo apice, e di cui sarà possibile scoprirne i segreti, attraverso l’esposizione di alcuni trattati che la introdussero in Occidente nella prima metà del Ventesimo secolo, saranno esposti anche giocattoli, stencil per kimono, lacche, suppellettili, volumi e incisioni sciolte provenienti da collezioni private e, soprattutto, dall’importante patrimonio posseduto dal Museo d’Arte Orientale – Collezione Mazzocchi di Coccaglio. Un focus sarà dedicato alla percezione che la cultura europea ebbe del paese nipponico, attraverso alcune edizioni che ne raccontano l’infatuazione.
Tra i manga di Hokusai, le scatole e le ciotole decorate con rappresentazioni di insetti, animali e decori vegetali, le stampe ukiyo-e, ponendo attenzione all’effimero, al minuto, cogliendo il senso, ora di una realtà transitoria e minima, di mutamento perenne, ora di una estrema attenzione al particolare, lì si troverà, nel bagliore della propria sensibilità emotiva, quella percezione della intima meraviglia, lo yūgen.
Informazioni
Yūgen: l’incanto sottile del Giappone.
Opere dal Museo d’Arte Orientale di Coccaglio e da altre collezioni
Museo Civico di Crema e del Cremasco
24 maggio-2 agosto 2026
Inaugurazione: domenica 24 maggio 2026, ore 17
Mostra promossa e prodotta
Comune di Crema, Assessorato alla Cultura, Assessore Giorgio Cardile
Museo Civico di Crema e del Cremasco
Museo d’Arte Orientale – Collezione Mazzocchi di Coccaglio
Associazione Culturale Mnemosyne di Dello
con il patrocinio di
Fondazione Italia-Giappone
Mostra a cura di
Edoardo Fontana, Paolo Linetti, Maurizio Lo Giudice, Silvia Scaravaggi
Prestatori pubblici
Biblioteca Comunale Clara Gallini, Crema; Biblioteca Museo Civico Crema
Prestatori privati
Museo d’Arte Orientale – Collezione Mazzocchi (Coccaglio), Associazione Culturale Mnemosyne (Castello di Dello), Collezione Marcella Dattoli (Milano), Collezione Ferruccio Proverbio (Milano-Lisbona) e altri prestatori che hanno preferito rimanere anonimi.
Coordinamento generale, grafica e cura allestimenti
Beggars Studio, con Roberta Biondini, Chiara Degetto, Ilaria Fornari, Laura Inzoli
Didattica
Laura Inzoli
Comunicazione social
Alessia Bressani, Chiara Degetto
Sede
Crema, Centro Culturale Sant’Agostino, Pinacoteca del Museo Civico, piazzetta Winifred Terni de’ Gregorj 5
Periodo e orari di apertura
24 maggio-2 agosto 2026
lunedì chiuso
martedì 14.30-17.30
da mercoledì a venerdì 10.00-12.00 e 14.30-17.30
sabato, domenica e festivi 10.00-12.00 e 15.30-18.30
Ingresso
Gratuito, senza prenotazione
Informazioni
www.culturacrema.it
Facebook:
@museocrema
Instagram:
@museo_crema
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA
Mostra
WALTER PFEIFFER. IN GOOD COMPANY
A cura di Nicola Trezzi e Simon Castets | Terzo Piano
Beyond the Collection
MODIGLIANI SOTTOPELLE. QUATTRO CAPOLAVORI
A cura di Pietro Rigolo e Beatrice Zanelli | Scrigno
La Pista 500
NATHALIE DU PASQUIER. BANDIERE PER ZEFIRO
PETER FISCHLI. ADDITION, SUBTRACTION, MULTIPLICATION
Da giovedì 30 aprile 2026
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| Pinacoteca Agnelli, Pista 500, ph.Sebastiano Pellion di Persano |
La Pinacoteca Agnelli inaugura la programmazione espositiva per la primavera 2026, che da giovedì 30 aprile presenta al pubblico tre progettualità inedite: una mostra monografica dedicata all'artista Walter Pfeiffer (1946, Beggingen; vive e lavora a Zurigo), una nuova edizione del ciclo Beyond the Collection, che vede protagonista Amedeo Modigliani (1884, Livorno – 1920, Parigi), e due nuove installazioni site-specific sulla Pista 500 di Nathalie Du Pasquier (1957, Bordeaux; vive e lavora a Milano) e Peter Fischli (1952, Zurigo, dove vive e lavora).
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| Installation view, Walter Pfeiffer. In Good Company, Pinacoteca Agnelli, Torino, 2026, Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino, Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano |
WALTER PFEIFFER. IN GOOD COMPANY
Da giovedì 30 aprile a domenica 13 settembre 2026, la Pinacoteca Agnelli presenta Walter Pfeiffer. In Good Company la prima mostra istituzionale in Italia dedicata all’opera fotografica di Walter Pfeiffer (Beggingen, Svizzera 1946), a cura di Nicola Trezzi e Simon Castets, in cui viene messa in evidenza la prolifica produzione dell’artista la quale, incentrata sul desiderio, l’artificio e la quotidianità, ha ridefinito i codici legati all’immagine e alla sua creazione.
Con oltre cento fotografie scattate tra gli anni Settanta e oggi, Walter Pfeiffer. In Good Company intreccia le serie più iconiche di Pfeiffer con immagini inedite, mettendo in luce il suo significativo contributo alla fotografia contemporanea.
Il titolo della mostra In Good Company è una giocosa allusione al casting dei soggetti e al processo collaborativo messo in atto dall’artista. Che si tratti di amici, passanti, gatti, souvenir o top model, le fotografie di Pfeiffer traggono la loro forza dalla modalità partecipativa con cui sono create, come in una costante performance. Nel dinamico contesto del Lingotto – l’ex fabbrica FIAT che ospita oggi anche un centro commerciale – lo sguardo di Pfeiffer sui ruoli di genere e sulla cultura del consumo risulta particolarmente incisivo.
Con la sua pratica artistica poliedrica, Pfeiffer si muove liberamente tra soggetti e generi, avventurandosi in territori inesplorati sia dal punto di vista tematico che stilistico. Dalla rappresentazione dell’erotismo queer alle seducenti interpretazioni del quotidiano, dall’uso sistematico del flash e dei contrasti cromatici, alle accumulazioni di pattern, Pfeiffer continua a rompere gli schemi, il tutto senza mai rinunciare al suo senso dell’umorismo autoironico e alla sua propensione all’imperfezione.
In Good Company ripercorre sei decenni di lavoro di Pfeiffer, presentando per la prima volta la sua produzione fotografica indipendente insieme al suo lavoro per la moda e rivelandone la reciproca influenza. Entrambe fanno parte di un approccio estetico e concettuale antigerarchico e pionieristico. La mostra è un’enciclopedia visiva del desiderio e, al tempo stesso, l’“autoritratto” di un artista capace di reinventarsi costantemente insieme ai suoi soggetti.
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| Installation view, Modigliani Sottopelle. Quattro capolavori, Pinacoteca Agnelli Torino, 2026, Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino, Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano |
MODIGLIANI SOTTOPELLE. QUATTRO CAPOLAVORI
La Pinacoteca Agnelli inaugura un nuovo appuntamento nell’ambito del programma Beyond the Collection dedicato alla Collezione Permanente del Museo: Modigliani sottopelle. Quattro capolavori. La mostra, aperta al pubblico da giovedì 30 aprile a domenica 13 settembre 2026 nello Scrigno della Pinacoteca, presenta l’opera Nu couché di Amedeo Modigliani, in dialogo con altri tre grandi capolavori dell’artista: Female Nude Reclining on a White Pillow, in prestito dalla Staatsgalerie di Stoccarda, il ritratto di Gaston Modot e Maternité, in prestito dal Centre Pompidou di Parigi.
Curata da Pietro Rigolo e Beatrice Zanelli, Modigliani sottopelle è il risultato di un importante lavoro interdisciplinare che offre nuove chiavi di lettura e una comprensione più articolata della pratica pittorica dell’artista.
La mostra invita il pubblico ad andare oltre la superficie visibile delle opere, interrogando ogni dettaglio e portando alla luce tracce nascoste grazie al lavoro congiunto di storici dell’arte, restauratori e scienziati. Attraverso lo studio della tecnica e dei materiali utilizzati dall’artista, il progetto contribuisce a proporre una nuova datazione di Nu couché, capolavoro acquisito da Giovanni e Marella Agnelli nel 1960.
Il progetto si focalizza sull’analisi di tre rotoli di tela utilizzati da Modigliani tra il 1917 e il 1919 per la realizzazione di molti dipinti, tra cui i quattro presenti in mostra. La ricostruzione dell’ordine di esecuzione delle opere si basa in gran parte sull’utilizzo di un algoritmo che permette di automatizzare il conteggio dei fili che costituiscono la trama e l’ordito dei supporti su cui l’artista dipingeva. Questa analisi consente di sapere quali tele provengano dallo stesso rotolo e sono state quindi verosimilmente realizzate nello stesso periodo. Il percorso espositivo presenta documenti d’archivio e indagini condotte nei laboratori di istituti di ricerca internazionali, rivelando i segreti nascosti sotto la superficie pittorica e restituendo tutta la complessità della ricerca storico-artistica.
Beyond the Collection è il progetto della Pinacoteca Agnelli che dal 2022 si propone di riattivare la Collezione Permanente del museo, un nucleo di 25 capolavori dal XVIII al XX secolo. Attraverso interventi di artisti contemporanei e prestiti specifici da istituzioni italiane e straniere, alcune opere selezionate della Collezione diventano territorio per nuove narrazioni.
NUOVE OPERE SULLA PISTA 500
La Pista 500, il progetto artistico della Pinacoteca sull’iconica pista di collaudo delle automobili FIAT, si arricchisce di nuove installazioni site-specific degli artisti Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli.
I nuovi progetti prodotti per la Pista 500 si aggiungono alle opere già presenti sul giardino sospeso sul tetto del Lingotto di Rong Bao, Thomas Bayrle, Monica Bonvicini, VALIE EXPORT, Sylvie Fleury, Francesco Gennari, Dominique Gonzalez-Foerster, Marco Giordano, Louise Lawler, Paul Pfeiffer, Finnegan Shannon, SUPERFLEX e Rirkrit Tiravanija.
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| Installation view, Nathalie Du Pasquier. Bandiere per Zefiro, Pinacoteca Agnelli, Torino, 2026, Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino, Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano |
Nathalie Du Pasquier. BANDIERE PER ZEFIRO
L’installazione Bandiere per Zefiro (2026) è concepita per la facciata est del Lingotto, dove quindici gonfaloni dialogano con l’architettura in modo dinamico e giocoso, fondendo forma, colore e paesaggio. Con un linguaggio che coniuga astrattismo geometrico, colori vivaci e rare apparizioni figurative, l’artista si inserisce nello spazio della Pista 500 attivandolo attraverso gli stessi elementi architettonici e naturali che lo caratterizzano.
Disposte in sequenza regolare ed equidistante, le bandiere instaurano un ritmo visivo in relazione diretta con la scansione architettonica dell’edificio. Allo stesso tempo, l’installazione si apre alla dimensione naturale: il movimento dei gonfaloni è affidato al vento dell’ovest, evocato poeticamente dalla figura di Zefiro, divinità greca che diventa presenza simbolica e ironica, contribuendo all’identità dell’opera.
Nella loro imponenza, le bandiere richiamano quelle esposte presso le sedi di organizzazioni internazionali, con l’obiettivo di comunicare diversità e alleanza. In questo caso, l’artista si allontana dalle implicazioni nazionalistiche e di potere che le bandiere possono rappresentare, e rende l’arte strumento di apertura e dialogo.
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| Installation view, Peter Fischli. ADDITION, SUBTRACTION, MULTIPLICATION, Pinacoteca Agnelli, Torino, 2026, Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino, Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano |
Peter Fischli. ADDITION, SUBTRACTION, MULTIPLICATION
L’opera di Peter Fischli, ADDITION, SUBTRACTION, MULTIPLICATION (2026) attraversa verticalmente lo spazio della rampa ellittica dell’ex fabbrica FIAT del Lingotto. L’opera prende avvio dall’immagine dei trenini turistici su ruote – i cosiddetti “treni senza binari” – che attraversano le città offrendo un’esperienza di visita guidata standardizzata e predeterminata.
Fischli interviene su questo immaginario scomponendolo e destrutturandolo: i vagoni appaiono capovolti, rovesciati, talvolta resi inutilizzabili, in una sequenza che rompe la linearità narrativa del viaggio e ne mette in discussione i presupposti. Disposti lungo la rampa, questi elementi costruiscono un percorso impossibile che unisce metaforicamente la base commerciale dell’edificio al suo vertice culturale, rappresentato dal museo sulla pista automobilistica, creando una connessione tra prodotto di consumo e cultura.
L’installazione instaura così un dialogo diretto con l’architettura del Lingotto, attivando lo spazio. La frammentazione visiva richiama gli immaginari del Futurismo – in particolare Velocità astratta di Giacomo Balla della Collezione Permanente – evocando un’idea di modernità e progresso di cui il Lingotto è simbolo. I trenini richiamano l’idea di produzione industriale e, al tempo stesso, suggeriscono come l’esperienza umana sia ridotta a merce su una catena di montaggio.
Tutti i progetti della Pinacoteca Agnelli concorrono a definire una scrittura comune, capace di rendere l’istituzione un centro culturale dinamico, aperto alla riflessione sulle tematiche della contemporaneità in dialogo con la sua collezione storica. Grazie a una prospettiva curatoriale organica, il punto di partenza comune consiste nella riflessione sulle narrazioni prodotte dall’eredità industriale del Lingotto e dall’identità del museo. La capacità di concepire e produrre mostre di alto profilo sancisce la connessione dell’istituzione torinese con la comunità internazionale dell’arte e con i temi urgenti della contemporaneità.
BIOGRAFIE ARTISTI
Walter Pfeiffer
Walter Pfeiffer (1946, Beggingen; vive e lavora a Zurigo) è autore di un linguaggio in cui la fotografia contemporanea e l’immaginario della moda dialogano in una continua esplorazione dell’artificio, del desiderio e del quotidiano. Il suo uso rigoroso della fotografia unifica stilisticamente soggetti disparati: dalle vedute panoramiche delle Alpi svizzere agli scatti di vetrine; dal corpo maschile ai motivi dei tessuti; dai ritratti spontanei ai servizi fotografici di moda. Le sue opere fanno parte di collezioni private quali Ringier, Nicola Erni, Elton John, di collezioni bancarie come Pictet e Sammlung Bank Vontobel, e di collezioni di istituzioni come Kunsthaus Zürich, Fotomuseum Winterthur e Migros Museum für Gegenwartskunst. Le fotografie di Pfeiffer sono state pubblicate su riviste come Vogue, Fantastic Man, BUTT, i-D, Dazed e Purple.
Amedeo Modigliani
Amedeo Modigliani (1884, Livorno – 1920, Parigi) è stato un pittore e scultore italiano che lavorò principalmente in Francia. La ricchezza di stimoli e influenze degli anni della sua formazione gli permise di raggiungere uno stile unico, difficilmente ascrivibile ai movimenti d’avanguardia a lui contemporanei. Modigliani diverrà celebre per la sua ricerca volta alla purezza formale: dai nudi femminili ai ritratti caratterizzati da volti stilizzati, colli affusolati e sguardi assenti. L’artista è oggi considerato come uno dei piú grandi pittori del Ventesimo secolo, e le sue opere sono conservate nei più prestigiosi musei del mondo. Nella Collezione Permanente della Pinacoteca Agnelli è presente uno dei suoi iconici nudi femminili, Nu couché.
Nathalie Du Pasquier
Nathalie Du Pasquier (1957, Bordeaux; vive e lavora a Milano) ha iniziato la sua carriera come designer ed è stata uno dei membri fondatori di Memphis Milano, un collettivo radicale e postmoderno di design e architettura italiana fondato nel 1980 e guidato da Ettore Sottsass. A partire dal 1987 si è dedicata alla pittura e, negli ultimi trentacinque anni, ha esplorato il rapporto tra gli oggetti e gli ambienti in cui sono installati. Questa continua ricerca sulle relazioni spaziali si manifesta in dipinti, sculture, disegni, motivi, costruzioni, tappeti, libri e ceramiche, creando un corpus di opere altamente interdisciplinare che viene regolarmente esposto in Italia e all'estero.
Peter Fischli
Noto per la sua lunga collaborazione con David Weiss (1946-2012) nel duo concettuale Fischli/Weiss, Peter Fischli (1952, Zurigo, dove vive e lavora) esplora l’estetica della vita quotidiana e i sistemi di significato in opere che sfidano la distinzione tra arte e vita. Attraverso vari media, il suo lavoro mette in discussione i filtri dell’attenzione che mediano il nostro rapporto con il mondo esterno. Tra i progetti e le mostre recenti figurano Fondazione Prada, Venezia; LUMA Arles; By Art Matters, Hangzhou; Kunsthaus Bregenz; Aspen Art Museum; Museum of Modern Art, New York. Le loro opere di Fischli/Weiss sono presenti nelle collezioni dell’Art Institute of Chicago, del Museum of Modern Art di New York, del Walker Art Center di Minneapolis e dell’Hamburger Bahnhof di Berlino, tra molte altre.
PINACOTECA AGNELLI
Rilanciata nel 2022 con una rinnovata visione contemporanea, Pinacoteca Agnelli è il museo sul tetto del Lingotto, l’ex stabilimento FIAT di Torino. La programmazione della Pinacoteca mette in relazione passato e presente attraverso la produzione di mostre temporanee dedicate ai pionieri dell’arte contemporanea, progetti espositivi volti a riattivare la storica Collezione Permanente e una serie di commissioni site-specific su La Pista 500 di artisti internazionali.
BEYOND THE COLLECTION
Beyond the Collection è il progetto della Pinacoteca Agnelli che si propone di riattivare la Collezione Permanente del museo. Attraverso il coinvolgimento di artiste e artisti contemporanei e la collaborazione con prestigiose istituzioni nazionali e internazionali, alcune opere della collezione diventano il punto focale di nuovi allestimenti e di nuove narrazioni, che rileggono il patrimonio storico attraverso le tematiche della contemporaneità.
LA PISTA 500
La Pista 500 è un progetto artistico che nasce nel 2022 come iniziativa di scultura pubblica della Pinacoteca Agnelli. La Pista 500, storico circuito di collaudo delle automobili Fiat sul tetto del Lingotto, è oggi una passeggiata panoramica nell’arte. Un parco sospeso a 28 metri di altezza, con più di 40 mila piante di oltre 300 specie autoctone, che si arricchisce regolarmente di nuove installazioni ideate specificamente da artisti internazionali in dialogo con l’architettura e il paesaggio.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA