giovedì 25 giugno 2026

PITTURA A NAPOLI DOPO CARAVAGGIO

Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito
a cura di Nadia Bastogi
Forte Pietro Leopoldo I, Forte dei Marmi (LU)
27 marzo - 27 settembre 2026
Mostra promossa da Comune di Forte dei Marmi e Fondazione Villa Bertelli
in collaborazione con Fondazione De Vito

 





Per tutta l'estate, Forte dei Marmi ospita i maggiori esponenti della pittura partenopea del Secolo d'Oro, testimoni dell'eredità caravaggesca che trasformò l'arte dei Seicento.

Visitabile fino al 27 settembre 2026 presso il Forte Pietro Leopoldo I (Piazza G. Garibaldi 9A, Forte dei Marmi, Lucca), l'esposizione Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito è promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Fondazione Villa Bertelli, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell'arte moderna a Napoli. La mostra è curata da Nadia Bastogi, storica dell'arte specializzata sulla pittura del Seicento e direttrice scientifica della Fondazione De Vito.

Dopo il successo ottenuto nei musei francesi Magnin di Digione e Granet di Aix-en-Provence e nel Museo Diocesano di Napoli, un corpus significativo di dipinti della Fondazione De Vito viene presentato per la prima volta in Toscana. Solo un limitato nucleo di opere era stato, infatti, esposto nella mostra Dopo Caravaggio a Prato, che aveva chiuso anticipatamente per la pandemia.

L'esposizione non intende offrire una panoramica esaustiva del Seicento partenopeo, ma ripercorrere l'evoluzione della pittura napoletana dopo la svolta determinata dalla presenza a Napoli di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio tra il 1606 e il 1607 e tra il 1609 e il 1610, attraverso le opere raccolte da Giuseppe de Vito, collezionista e studioso di questo periodo artistico.

Con la presentazione di 39 dipinti esemplari dei maggiori protagonisti del "secolo d'oro", viene tracciata una sequenza cronologica che va dai primi interpreti del naturalismo caravaggesco, agli altri artisti che, successivamente, si mostrarono pronti a rielaborarne il linguaggio in forme più orientate verso il classicismo e il barocco.

Un racconto del Seicento napoletano visto attraverso la lente del collezionista, la cui peculiare figura può essere approfondita dal visitatore, anche attraverso l'esposizione di documenti inediti e altri materiali.

«Il visitatore si trova davanti a un racconto chiaro e coinvolgente, che permette di comprendere il ruolo centrale di Napoli nel Seicento come grande laboratorio artistico, dove il linguaggio caravaggesco viene accolto, trasformato e rielaborato in forme di straordinaria forza espressiva. Portare a Forte dei Marmi un progetto di questo livello significa ampliare l'attrattività del territorio e confermare che la cultura rappresenta una componente centrale delle politiche pubbliche e della visione futura della nostra comunità», scrive il sindaco di Forte dei Marmi Bruno Murzi.

«Il percorso espositivo restituisce una lettura storicamente fondata e criticamente aggiornata di uno dei momenti più alti della cultura figurativa europea, valorizzando al tempo stesso la figura del collezionista e rendendo visibile il lavoro di studio e di approfondimento che ne è alla base. Con questa mostra, e con il percorso culturale costruito nel tempo all'interno del Fortino e di Villa Bertelli, emerge con chiarezza come la cultura e l'arte stiano assumendo un ruolo di primo piano nella vita della città, affiancandosi in modo strutturale alla sua vocazione turistica», aggiunge il presidente della Fondazione Villa Bertelli Ermindo Tucci.

«Giuseppe De Vito è stato collezionista rigoroso formando una raccolta, rara per coerenza e qualità, in conseguenza delle sue analisi ("comprava per studiare e studiava per comprare"), nonché mecenate della ricerca storiografica, archivistica e fotografica, anche con la Fondazione da lui espressamente dedicata alla promozione, sostegno e valorizzazione dell'arte moderna a Napoli soprattutto fra le nuove generazioni. A questo indirizzo intende attenersi la Fondazione De Vito proseguendo nell'itinerario già intrapreso dal fondatore, cercando, nei limiti dei propri mezzi, di incentivare la collaborazione con altre istituzioni culturali, nella certezza che la mostra organizzata a Forte dei Marmi rappresenterà un ulteriore tassello nell'analisi critica del secolo d'oro dell'arte napoletana», conclude il presidente della Fondazione De Vito Giancarlo Lo Schiavo.

La collezione di Giuseppe De Vito (Portici 1924 - Firenze 2015) è oggi conservata nella villa di Olmo, presso Vaglia (Firenze), nella sede della Fondazione che porta il suo nome e quello della moglie Margaret, costituita nel 2011 per promuovere lo studio dell'arte moderna a Napoli.

Sono presenti, fra le altre, opere di Battistello Caracciolo, iniziatore del naturalismo caravaggesco a Napoli, Jusepe de Ribera, Francesco Fracanzano, Paolo Finoglio, Giovanni  Ricca e il Maestro degli Annunci ai pastori, sino a Massimo Stanzione, Aniello Falcone, Micco Spadaro, Bernardo Cavallino, Andrea Vaccaro, Antonio De Bellis, non trascurando i protagonisti della svolta di metà Seicento verso il Barocco, Mattia Preti e Luca Giordano, e i principali esponenti del genere della natura morta napoletana quali Luca Forte, Paolo Porpora, Giuseppe Recco, Giovanni Battista e Giuseppe Ruoppolo, che ne costituiscono un nucleo altamente rappresentativo.

Il percorso della mostra, progettato dall'architetto Marco Francesconi, si sviluppa secondo uno svolgimento cronologico, che consente, tuttavia, di evidenziare anche l'indicazione di legami e corrispondenze tematiche, suggerendo relazioni fra artisti e opere, documentando l'affermarsi di generi diversi e portando l'attenzione su soggetti cari alla cultura e alla religiosità partenopee, al fine di consentire una narrazione più articolata della scena napoletana del Seicento e di evidenziare gli interessi del collezionista.

Una prima sezione documenta l'influenza a Napoli delle opere di Caravaggio e l'affermarsi della corrente naturalista con dipinti degli artisti che per primi recepirono il portato del luminismo caravaggesco e la sua nuova interpretazione dei soggetti sacri, e con la determinante presenza dal 1616 dello spagnolo Jusepe de Ribera. Nella seconda sezione, un gruppo di tele, realizzate tra la metà degli anni Trenta e gli anni Cinquanta del Seicento, documenta la vivacità e la molteplicità di presenze artistiche della scena napoletana e i modi peculiari nei quali artisti di formazione naturalista recepirono varie influenze, dovute anche alla presenza di pittori di diversa provenienza attivi nei maggiori cantieri artistici della città. Fra queste opere un nucleo testimonia anche l'affermarsi, verso la metà del Seicento, di una produzione di quadri di "figure in piccolo", richiesti dal collezionismo privato, con rappresentazioni di martirii di santi, ma anche di episodi di cronaca contemporanea o scene profane. Un altro nucleo ci permette invece di focalizzare soggetti con protagoniste femminili, molto presenti nella devozione partenopea. La terza sezione è dedicata alla Natura morta, genere che a Napoli ebbe una peculiare affermazione di matrice caravaggesca con la formazione di una vera e propria scuola di pittori che riscossero grande successo, ben oltre l'ambito partenopeo. L'ultima sezione documenta gli sviluppi verso il barocco, avviati dalla metà del Seicento con l'arrivo in città di Mattia Preti nel 1653 e l'affermazione di Luca Giordano, artisti di grande fama, entrambi rappresentati in collezione con opere importanti.

Uno spazio della mostra è, infine, preposto ad illustrare la personalità di collezionista e studioso di De Vito, la sua partecipazione alle mostre degli anni Ottanta sul Seicento napoletano, i rapporti intrattenuti con musei, istituzioni culturali, studiosi, galleristi e la creazione del periodico Ricerche sul '600 napoletano, attraverso l'esposizione di documenti e materiali in gran parte inediti che possono essere posti in rapporto con le opere.

La presentazione della mostra in un territorio come quello della Lucchesia, che offre notevoli testimonianze della pittura seicentesca di matrice caravaggesca, a partire dalle opere di Pietro Paolini, Simone del Tintore, Pietro Ricchi e Girolamo Scaglia, aggiunge interesse all'esposizione che, anche attraverso un programma di iniziative collaterali, potrà favorire nei visitatori la scoperta della pittura caravaggesca locale e stabilire confronti con quella di ambito napoletano.

Nei mesi di luglio e agosto, ogni sabato alle ore 19.00 sono previste visite guidate su prenotazione: https://www.villabertelli.it/pittura-a-napoli-dopo-caravaggio/.

Patrocinata dal Ministero della Cultura, dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Lucca, con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara, l'esposizione è realizzata con il sostegno di Mutua BVLG, Fondazione Banca del Monte di Lucca e Live Emotion Group srl.

La mostra è accompagnata da un catalogo (Pacini Fazzi, 2026) a cura e con il contributo critico della storica dell'arte Nadia Bastogi, con i saluti istituzionali di Bruno Murzi, sindaco del Comune di Forte dei Marmi, Graziella Polacci, assessora alla Cultura del Comune di Forte dei Marmi, Ermindo Tucci, presidente della Fondazione Villa Bertelli, Giancarlo Lo Schiavo, presidente della Fondazione De Vito, e Angela Acordon, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara.

Per informazioni, orari e biglietti: T. +39 0584 787251, T. +39 0584 280292, www.villabertelli.it.

Opere di: Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello, Bernardo Cavallino, Carlo Coppola, Antonio De Bellis, Jusepe de Ribera, Giovan Francesco De Rosa detto Pacecco, Aniello Falcone, Paolo Finoglio, Luca Forte, Francesco Fracanzano, Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro, Luca Giordano, Maestro degli annunci ai pastori, Paolo Porpora, Mattia Preti, Giuseppe Recco, Giovanni Ricca, Giovanni Battista Ruoppolo, Giuseppe Ruppolo, Giovanni Battista Spinelli, Massimo Stanzione, Andrea Vaccaro.

 

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Alla ventesima edizione di ..incostieraamalfitana .it il 26 giugno aTramonti il Premio

 CostadAmalfiPoesia, il MarediCosta per l’Editoria, il Premio Internazionale alla Parola

Salotto letterario con i versi di Stefano Peressini e Fausta Altavilla 

 


 


Dopo l’ultima tappa salernitana la 20a edizione di ..incostieraamalfitana .it Festa del Libro in Mediterraneo venerdì 26 giugno rientra in Costiera Amalfitana. Presso l’Aula del Consiglio Generale della Comunità Montana “Monti Lattari” in località Polvica del comune di Tramonti, con inizio alle ore 20.00, protagonista sarà nella prima parte della serata la Poesia edita in lingua italiana e la consegna, da parte dei componenti della giuria, dei riconoscimenti ai vincitori del Premio nazionale CostadAmalfiPoesia. 

 


 

Primo classificato il poeta napoletano Stefano Peressini con “Dei dodici (e di altre sparse storie)” (Helicon), seconda la poetessa abruzzese Valeria Di Felice con “Il giallo del semaforo” (Società Editrice Fiorentina), terzi ex aequo i poeti romani Marco Dalissimo con “Scrivere di notte” (Robin) e Marzia Spinelli con “La stagione è ancora questa” (Samuele). Premio speciale della Giuria al poeta romagnolo Franco Casadei con “Le stagioni. La poesia a scuola” (Itaca). Premio per la grafica di copertina al libro della poetessa maiorese Jessica Carrano “Pezzi di vetro riflessi” (PrintArt), con la copertina realizzata dall’artista Maria Sole Greco. Premio per la Casa editrice con più testi poetici in concorso a Il Quaderno Edizioni.

 


 

 Con il libro di Stefano Peressini animerà il salotto letterario che ne segue il presidente della giuria Sonia Giovannetti, poetessa e scrittrice romana. La poesia di Stefano Peressini prende in esame la libertà e il tempo, due problemi da girare la testa, che strutturano la sua concezione dell’esistenza attraverso motivi accennati e lasciati, ripresi e approfonditi. “Dei dodici (e di altre sparse storie)” non studia soltanto le modalità psicologiche della libertà e del tempo, ma anche il loro fondamento metafisico, che oltrepassa l’ovvietà del quotidiano per congiungersi all’uomo nella sua coscienza concreta e alla sua difficoltà di essere. E ciò richiede una testa ricca d’idee e di linguaggi selezionati. Ma proprio per questo si grida contro il pensiero che rifiuta di identificarsi con gli impresari della banalità. Il salotto letterario si arricchirà anche della presentazione, affidata ad Alfonso Bottone, direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana .it, della raccolta di versi della poetessa pugliese Fausta Altavilla “Forse, una voce. Note a margine per una geografia della parola” (Il Convivio), componente di giuria del Premio nazionale CostadAmalfiPoesia. Il libro di Fausta Altavilla appare un pregevole, riuscito tentativo di restituire alla poesia la sua più autentica vocazione, quella di far emergere dall'inconscio, portandolo alla luce della coscienza, il senso del nostro vivere individuale e collettivo, del suo manifestarsi nel presente e nel divenire della storia.

 


 

Un compito, questo, che l'autrice di “Forse, una voce. Note a margine per una geografia della parola” assegna espressamente alla parola, non intesa però nel suo mero uso strumentale, funzionale al comunicare quotidiano, bensì come rivelatrice di un mondo interiore in noi latente, appena intravisto dalla nostra facoltà percettiva; un mondo che vive perciò solo in potenza e che attende di uscire dal silenzio per rivelarsi compiutamente ai nostri occhi. Dopo la consegna del Premio MarediCosta speciale del ventennale Editoria a Martina Bruno, giovanissima titolare di Edizioni Il Papavero, la scrittrice e poetessa Rosaria Zizzo, co-ideatrice del Premio Internazionale alla Parola, uno dei 46 eventi culturali nazionali gemellati con la Festa del Libro in Mediterraneo, consegnerà i riconoscimenti alla emittente televisiva Costa d’Amalfi TV, al regista di corti cinematografici Antonio Amatruda, al cantautore Gennaro Curato, in arte Geni, al fotografo dei vip Gianni Riccio, allo scrittore ed editore Gabriele Cavaliere.


Per saperne di più consultare la pagina facebook @incostieraamalfitana.it o su Instagram incostieraamalfitana.it

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Ascoli Piceno: presentata alla stampa "L'eco della Sibilla", l'opera monumentale di Omar Galliani esposta per tutta l'estate nella Pinacoteca Civica

OMAR GALLIANI. L'eco della Sibilla
Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno

 



Presentata alla stampa L'eco della Sibilla, l'opera monumentale di Omar Galliani esposta per tutta l'estate nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno.

Esito di un progetto partecipativo finanziato dalla Regione Marche, il grande trittico sarà successivamente collocato nel Parco Saladini Pilastri, al centro di un programma di riqualificazione che punta a trasformare l'area in un nuovo polo di aggregazione culturale e sociale per la città. 

La Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno accoglie per tutta l'estate L'eco della Sibilla, la nuova opera monumentale di Omar Galliani, esito di un progetto partecipativo finanziato dalla Regione Marche. L'iniziativa è stata presentata alla stampa il 24 giugno scorso dall'artista e da Stefano Papetti, curatore scientifico delle Collezioni Comunali.

Su invito del Comune di Ascoli Piceno, Omar Galliani ha trasferito per alcuni mesi il proprio atelier in Pinacoteca Civica, trasformandola in un luogo di produzione e confronto aperto a cittadini, studenti e appassionati d'arte, che attraverso otto masterclass hanno avuto l'opportunità di entrare in contatto diretto con la pratica e la poetica dell'artista.

Realizzata "dal vivo" all'interno degli spazi museali, la grande opera sarà successivamente destinata al Parco Saladini Pilastri, spazio identitario nel cuore di Ascoli Piceno, al centro di un importante intervento di recupero funzionale alla sua conversione a luogo di aggregazione, arte e cultura. Al termine dei lavori, L'eco della Sibilla sarà trasferita nella sua sede definitiva, unitamente a numerosi disegni preparatori di piccolo e grande formato, parte integrante del progetto.

L'eco della Sibilla - trittico realizzato a matita nera su tavola di pioppo, di dimensioni complessive pari a 300x600 cm e articolato in tre pannelli di 300x200 cm ciascuno - nasce da un'approfondita riflessione sul rapporto tra mito, natura e territorio. Al centro della composizione si impone la figura della Sibilla Appenninica, leggendaria custode di un sapere profetico intimamente legato ai Monti Sibillini. Attorno a questa presenza si sviluppa il sistema simbolico che caratterizza la ricerca dell'artista: il serpente, emblema della ciclicità di vita e morte e antica allusione alle pratiche della cura; la coppa, o vaso aurorale (Atanor), che rimanda alla dimensione alchemica della trasformazione interiore; il fuoco e le energie telluriche, evocati come manifestazione della forza generatrice della natura. Nei pannelli laterali emergono due figure femminili eteree, ancelle della Sibilla, suggerite da una punzonatura della superficie che ne accentua il carattere impalpabile, amplificando la dimensione visionaria e misterica dell'opera.

«L'eco della Sibilla affonda le proprie radici nel legame che da tempo mi unisce alle Marche e alla città di Ascoli Piceno, luogo di incontri, memorie e ritorni. Tra le sale della Pinacoteca Civica, scrigno di capolavori firmati da Crivelli, Guido Reni e Tiziano, ha preso forma un grande trittico dedicato alla Sibilla dei Monti Sibillini: una presenza sospesa tra mito e profezia, dalla cui mano sgorgano vaticini sotto forma di libri, simbolo del passaggio dal mondo pagano a quello cristiano. Dal dialogo silenzioso con le opere del museo sono emersi nuovi elementi e suggestioni. Così sono nate le ancelle, affiorate lentamente dalla materia del disegno, come se appartenessero da sempre a questo luogo. L'opera si è costruita giorno dopo giorno anche attraverso gli incontri con il pubblico e con gli studenti, in uno scambio vivo e generoso che ha trasformato temporaneamente la Pinacoteca in una bottega contemporanea: uno spazio aperto di ascolto e condivisione, dove ogni gesto ha incontrato lo sguardo attento dei visitatori», ha raccontato Omar Galliani.

«L'eco della Sibilla è per noi molto più di un'opera d'arte: è la dimostrazione concreta che la cultura può essere un potente strumento di rigenerazione urbana. Il progetto PINQuA per il Parco Saladini Pilastri vuole recuperare uno spazio importante della città ma allo stesso tempo renderlo un luogo per la comunità: per questo collocare lì l'opera di Galliani vuole essere un modo per unire arte e recupero urbano. In questi mesi abbiamo seguito dal vivo il lavoro del maestro grazie agli incontri organizzati in Pinacoteca: assistere alla nascita del trittico, vedere emergere la Sibilla e condividere quei momenti con gli ascolani è stata un'esperienza splendida. Quegli appuntamenti hanno trasformato la Pinacoteca in una bottega dell'arte aperta a tutti, un luogo di dialogo vivo tra il passato e il presente di questa città», ha dichiarato Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno.

«Vedere nascere un'opera d'arte in una Pinacoteca ricca di capolavori del passato significa favorire il dialogo fra la grande tradizione ed un protagonista dell'arte contemporanea. La Pinacoteca è stata il laboratorio in cui l'artista ha realizzato il suo imponente lavoro in un dialogo continuo con le opere del passato, ma anche con i visitatori, soprattutto con gli studenti degli istituti scolastici cittadini, che hanno avuto l'opportunità di assistere in diretta alla nascita di un'opera d'arte», ha dichiarato Stefano Papetti, curatore scientifico delle Collezioni Comunali di Ascoli Piceno.

Il rapporto tra Omar Galliani e la città di Ascoli Piceno ha inizio nel 2004, anno della mostra personale curata da Marisa Vescovo presso la Galleria d'Arte Contemporanea. Un percorso consolidatosi nel tempo e giunto a una significativa tappa nel 2023 con L'eco della Sibilla, esposizione curata da Stefano Papetti nelle sale del Palazzo dei Capitani. Il progetto nasceva con l'obiettivo di riattivare l'attenzione sugli elementi identitari delle aree colpite dal sisma del 2016, richiamando in particolare la figura della Sibilla Appenninica, leggendaria presenza da cui prende nome la catena montuosa profondamente segnata dagli eventi sismici.

Con L'eco della Sibilla, Ascoli Piceno racconta la forza di una comunità che si riconosce nella propria storia. Arte, memoria e relazioni diventano strumenti per immaginare il futuro e rinsaldare il legame con il territorio.

Orari di apertura della Pinacoteca Civica: dal martedì alla domenica, festivi e prefestivi, dalle 10.00 alle 19.00. Per informazioni e biglietti: https://www.ascolimusei.it/siti-museali/pinacoteca-civica/.

Palazzo Saladini Pilastri, edificato nel XVI secolo in un'area precedentemente occupata da un monastero di suore benedettine, è uno degli spazi più importanti e identitari della città. Di proprietà del Comune di Ascoli Piceno, è parte di una più ampia strategia di rigenerazione urbana, tesa a favorire l'incontro tra cittadini e comunità attraverso nuove forme di interazione. Il palazzo diventerà un hub per imprese etiche, associazioni e start up con una funzione sociale legata allo sviluppo del territorio. L'area del parco, con un'estensione di circa 8500 mq, verrà orientata a servizi, verde e tempo libero, inteso anche come spazio di partecipazione e socialità.

Il progetto di restauro e riqualificazione del Parco Saladini Pilastri, finanziato nell'ambito del progetto PINQuA - PNRR, ha come obiettivo primario quello di conservare le caratteristiche storiche, formali, strutturali e ambientali dello spazio verde (prima orto conventuale e poi giardino all'italiana) e, al contempo, incrementarne la fruizione, l'integrazione e l'apertura con il contesto urbano. Nell'ambito del progetto ITI, la Regione Marche ha finanziato la valorizzazione del parco quale spazio espositivo destinato al contemporaneo e luogo di azione e integrazione tra arti visive, laboratori teatrali e musicali, attività didattiche e ricreative, con focus su storia, natura e genius loci.
 
Intervento 06 - Promozione integrata per l'attrattività turistica dell'area urbana - CUP C49I23002430006 - CIG da acquisire - Strategia Territoriale ITI urbani Comune di Ascoli Piceno - "H2O: l'elemento unificante" PR FESR 2021-2027 O.S. 5.1 - Az. 5.1.1 - Intervento 5.1.1.1 - ID domanda 66684.

 

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Palazzo Te | Marco Palmieri | Cinque Quinte | Omaggio a Palazzo Te

 MARCO PALMIERI
CINQUE QUINTE
Omaggio a Palazzo Te

Palazzo Te, Camera delle Cariatidi
24 giugno – 13 settembre 2026




Dal 24 giugno al 13 settembre 2026 Palazzo Te a Mantova ospita la personale di Marco Palmieri Cinque Quinte. Omaggio a Palazzo Te. Nella serie fotografica allestita nella Camera delle Cariatidi l’artista presenta un lavoro site-specific ispirato all’eccezionalità del contesto storico-artistico di Palazzo Te e, in particolare, del Cortile d’Onore. La serie è parte della ricerca artistica di Palmieri condotta attraverso differenti media: il disegno, l’acquarello, la costruzione di piccoli modelli e la fotografia, che sintetizza le differenti nature della sua pratica artistica.
 
La tecnica della serie fotografica Cinque Quinte vede la costruzione di un vero e proprio set in scala dipinto ad acquerello, allestito e fotografato in cinque variazioni architettoniche, in cui viene esaltata la matrice teatrale del Cortile d'Onore. Un palcoscenico metafisico fatto di quinte, con una fuga prospettica centrale in cui diversi volumi architettonici colorati occupano la scena come presenze enigmatiche.
 
Con la mostra Cinque Quinte. Omaggio a Palazzo Te, promossa da Fondazione Palazzo Te e realizzata con in supporto di Molino Pasini SPA Società Benefit, Antonia Jannone Disegni di Architettura e Paola Sosio Contemporary Art Gallery, Palmieri torna a esporre in uno spazio istituzionale, all’indomani dell’esposizione delle sue opere della serie Passaggi all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi.
 
“Palazzo Te è un teatro dell’Antico che sfonda nel Moderno – spiega il direttore di Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni –. Il Cortile d’Onore di Palazzo Te è l’esito finale del progetto, il punto di arrivo, la scenografia definitiva di un percorso che comincia nella Camera di Ovidio, si snoda nei Cavalli, in Amore e Psiche per arrivare ai Giganti.
Marco Palmieri ha letto il Te, in particolare il Cortile d’Onore, nel suo specifico di un teatro metafisico che, nelle ridondanze giocose e tragiche, regge anche le geometrie più pure: le quinte di una scena che deve popolarsi. Coglie così un punto importante: il Te è stato teatro di corte, ma oggi ospita noi, cittadini di varia umanità. Ci ospita e ci fa partecipare al suo gioco, le sue sale ci trasformano in astanti e poi in attori. Natura e dèi danzano nella stranezza e noi, dopo un po’, quasi per costrizione estetica, dobbiamo accompagnarli.”
 
“Il mio lavoro su Palazzo Te nasce dall’urgenza di rintracciare analogie, spunti e riferimenti speculari tra la complessità contemporanea e la stagione storico-artistica del Manierismo – racconta l’artista –. Il mondo fluido di oggi, segnato dal crollo delle grandi narrazioni, dalla perdita dei paradigmi tradizionali e da una necessaria interdisciplinarità delinea uno scenario in cui l'opera di Giulio Romano risulta essere estremamente contemporaneo ed ispirante.
A Palazzo Te la separazione tra le discipline decade. Giulio Romano, cresciuto nella bottega di Raffaello, incarna un'epoca in cui l'architettura era parte integrante del disegno. Arte, scenografia, scultura e architettura convivevano in una sintesi fluida, prima che il mondo moderno imponesse la specializzazione e la conseguente perdita di una visione d'insieme olistica”.
 
L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Corraini Edizioni con un testo critico di Stefano Baia Curioni.

 

 INFORMAZIONI E BIGLIETTERIA
www.palazzote.it

 
ORARI
lunedì: 9.00 – 19.00
martedì: 13.00 – 19.00
mercoledì → domenica: 9.00 – 19.00

  

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In Emilia l’arte abita luoghi straordinari

 


Da Goya a Brian Eno, da Luigi Ghirri a Bernardo Bertolucci, con Visit Emilia, la Terra dello Slow Mix tra Parma, Piacenza e Reggio Emilia, un solo grande viaggio nella bellezza.

Non serve attraversare oceani per incontrare l'arte che emoziona. In Emilia, la Terra dello Slow Mix, nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, la primavera e l'estate 2026 regalano un calendario espositivo prezioso. 


Mostre che abitano palazzi storici, corti rinascimentali, spazi contemporanei: ogni tappa vale il viaggio, e tutte sono raccontate su www.visitemilia.com, il sito ufficiale della destinazione turistica. «Chi viene in Emilia per una mostra spesso si ferma per il territorio, e chi arriva per il territorio scopre che l'offerta culturale è di primissimo livello. È questo il senso dello Slow Mix: cultura, natura ed enogastronomia si valorizzano a vicenda», sottolinea Simone Fornasari, Presidente di Visit Emilia.


PARMA

Fino al 26 luglio, Palazzo del Governatore celebra i cinquant'anni di "Novecento" di Bernardo Bertolucci con una mostra in venticinque sale, che restituisce la genesi del film attraverso materiali inediti, testimonianze d'epoca e capolavori di Fontana, Guttuso e Boetti. Fino al 2 agosto, Brian Eno trasforma due luoghi del centro storico in altrettanti palcoscenici: all'Ospedale Vecchio va in scena My Light Years, la raccolta più completa mai esposta delle sue installazioni audiovisive; nei Giardini di San Paolo prende vita SEED, installazione sonora site-specific realizzata con la scrittrice Ece Temelkuran. Arte ambientale, suono generativo, architettura, Parma non si è mai sentita così contemporanea. Alla Fondazione Magnani Rocca, fino al 28 giugno, Il Simbolismo in Italia riunisce oltre 140 opere, tra dipinti, sculture, incisioni, per raccontare la stagione più visionaria dell'arte italiana tra Otto e Novecento, con lavori di Segantini, Pellizza da Volpedo e Böcklin. Al Labirinto della Masone, sempre fino al 28 giugno, Erté. Lo stile è tutto presenta oltre 150 lavori dell'artista Art Déco per eccellenza, molti mai esposti prima, tra geometrie sofisticate e il dialogo inconfondibile tra alta moda e cultura di massa. All'APE Parma Museo, fino al 28 giugno, Giovannino Guareschi fotografo indaga il lato meno noto del creatore di Don Camillo: la produzione fotografica tra il 1934 e il 1956, raccontata attraverso nuclei tematici che intrecciano immagine e parola.


PIACENZA

A Piacenza, XNL Centro per le Arti Contemporanee ospita fino al 5 luglio "Oltre le nuvole", un progetto multidisciplinare che mescola installazioni site-specific, dipinti, immagini filmiche e opere scultoree intorno al tema della nuvola. Venti artisti, tra cui Piero Manzoni e Mario Schifano, costruiscono un percorso in cui le opere si fondono con sonorità diffuse attraverso un impianto audio multicanale realizzato con il Conservatorio Nicolini. Una mostra che non si guarda soltanto: si ascolta, si attraversa, si abita. Nel borgo medievale di Vigoleno, tra i Borghi più Belli d'Italia, l'Oratorio della Madonna delle Grazie ospita fino al 27 settembre "I disastri della guerra: da Goya ai nostri giorni": le incisioni di Francisco Goya a confronto con gli scatti di reporter contemporanei come Giorgio Bianchi e Gabriele Micalizzi. Un dialogo tra secoli e linguaggi, uniti dalla stessa urgenza etica.


REGGIO EMILIA

A Reggio Emilia, la stagione si apre con Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo, ospitata a Spazio Gerra fino al 18 ottobre: un percorso immersivo tra musica, fotografia e illustrazione che celebra il legame del cantautore con l'Emilia-Romagna, nell'ambito di Fotografia Europea. Alla Collezione Maramotti, fino al 26 luglio, Heaven's Truth porta in Italia la prima personale di Ndayé Kouagou, artista parigino che reinterpreta il fotoromanzo per indagare identità e finzione. Al Palazzo dei Musei, fino a febbraio 2027, A series of dreams esplora il legame tra suono e immagine nel lavoro del fotografo reggiano Luigi Ghirri. Una mostra per chi vuole capire come uno sguardo possa diventare musica. A Gualtieri (RE), Palazzo Bentivoglio espone fino a dicembre quindici opere di Ligabue accanto ai costumi di Umberto Tirelli.


Tutti gli eventi sono consultabili su www.visitemilia.com

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SALERNO, I GIARDINI DELLA MINERVA SCELTI PER UN NUOVO PROGETTO EDITORIALE SULLA NUTRIZIONE




I Giardini della Minerva di Salerno hanno ospitato le riprese di un nuovo progetto dedicato ai temi della nutrizione e della prevenzione, realizzato per Esserre Pharma, azienda italiana leader nel settore della nutraceutica.

Il progetto è curato dal giornalista e autore televisivo salernitano Dario Nuzzo attraverso il Format MEDICOM, realtà specializzata nella divulgazione scientifica e nei contenuti audiovisivi per il settore salute, che gode del patrocinio della Scuola Medica Salernitana – Università Popolare. L’iniziativa nasce con finalità educative e divulgative e punta a rendere accessibili al grande pubblico temi legati alla corretta alimentazione, al benessere e alla prevenzione attraverso linguaggi editoriali e audiovisivi.

La scelta dei Giardini della Minerva rappresenta un richiamo diretto alla tradizione medica della città. Nato come “Giardino dei Semplici” e legato alla storia della Scuola Medica Salernitana, il sito è infatti uno dei luoghi più rappresentativi del rapporto tra conoscenza scientifica, piante officinali, alimentazione e benessere. Pochi luoghi in Italia possono vantare un legame così forte tra storia della medicina, cultura della prevenzione e patrimonio botanico.

 




«Questa produzione ha per me un significato particolare perché nasce nel territorio in cui sono nato – dichiara Dario Nuzzo –. Ringrazio il Comune di Salerno e la direzione dei Giardini della Minerva per la disponibilità e la collaborazione dimostrate. Raccontare la nutrizione in un luogo che custodisce una parte così importante della storia della medicina significa dare ancora più valore ai contenuti che realizziamo.»

«Sono inoltre felice che, dopo progetti sviluppati negli anni per aziende del settore salute come Daiichi Sankyo e IBSA, anche Esserre Pharma abbia scelto Salerno come scenario di una propria produzione editoriale. È un segnale importante per la città e per il territorio. Sempre più aziende scelgono professionisti e produzioni nate a Salerno per sviluppare progetti di comunicazione e divulgazione destinati a un pubblico nazionale. Attraverso queste iniziative non promuoviamo soltanto temi legati alla salute e alla prevenzione, ma contribuiamo anche a portare fuori dai confini locali il patrimonio culturale, storico e scientifico che rende Salerno un luogo unico nel panorama italiano.»

 




Il progetto sarà distribuito attraverso canali editoriali e digitali dedicati alla divulgazione scientifica, contribuendo a valorizzare ancora una volta il legame tra innovazione, educazione alla salute e tradizione culturale salernitana e rafforzando il ruolo della città come punto di incontro tra storia della medicina, cultura e comunicazione scientifica.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

«CAMMINI» E’ IL TEMA DI UN BORGO DI LIBRI 2026, EDIZIONE SPECIALE CHE SARA’ IN CAMMINO LUNGO I CENTRI CULTURALI PIU’ SIMBOLICI DELLA PROVINCIA

APPUNTAMENTI A VENTAROLI, CARINOLA, LETINO E A CASERTAVECCHIA COME ANTEPRIMA AL FESTIVAL DURANTE L’ESTATE




Il 12 luglio viaggio alla scoperta di Matilde Serao tra Carinola e Ventaroli; il 2 agosto trekking letterario a Letino alla ricerca del Lete; il 14 agosto «Concerti di una notte di mezza estate» a Casertavecchia



CASERTA - «Cammini» è per un «Un Borgo di Libri» non solo il semplice camminare a piedi, ma il sunodos, il camminare insieme; il pellegrinaggio tra i luoghi dello spirito e dell’arte; il camminare urbano come un semplice flâneur; il camminare tra le idee e i luoghi della mente, ma anche tra i luoghi reali simboli storici o culturali o delle battaglie sociali dell’uomo. «Cammini» è l’ideale andare dell’uomo dopo le odissee della vita ma anche il cammino quotidiano di ognuno di noi, nella vita stessa. «E’ stato dunque naturale sceglierlo – spiega Luigi Ferraiuolo, ideatore e direttore di Un Borgo di Libri – dopo Odissee, il tema dello scorso anno, che diventa virale quest’anno con il nuovo film di Cristopher Nolan, per l’appunto, sull’Odissea». Sarà un’edizione speciale in cammino lungo i centri culturali più simbolici della provincia. Ci saranno appuntamenti a Ventaroli, Carinola, Letino e a Casertavecchia, durante l’estate, come anteprima al festival vero e proprio. Si inizia il 12 luglio con un «Viaggio alla scoperta di Matilde Serao» tra Carinola e Ventaroli: i luoghi mitici dell’infanzia della grande giornalista; il 2 agosto trekking letterario a Letino «Alla ricerca del Lete»; il 14 agosto «Concerti di una notte di mezza estate» a Casertavecchia.

MATILDE SERAO 

Correte domenica 12 luglio a Ventaroli e Carinola: vi faremo scoprire un borgo bellissimo e antichissimo e la prima giornalista e direttrice donna d’Italia e anche la prima vera femminista del nostro Paese. Matilde Serao è un monumento nazionale della cultura: giornalista e scrittrice di pregio, interprete di un ruolo delle donne senza subalternità a nessuno, conquistato passo dopo passo, di cui si è sempre parlato meno del necessario. «Un Borgo di Libri» prova con gli strumenti della passeggiata letteraria e dell’approfondimento culturale a farla conoscere meglio e di più e far conoscere i suoi luoghi del paradiso che sempre ritornano nei suoi scritti. La passeggiata letteraria comincerà alle 19 a Piazza Osvaldo Mazza a Carinola e poi continuerà nel suo piccin borgo di Ventaroli alle 20 (servizio di navette gratuito per i visitatori, su prenotazione) nella sua casa, e con un concerto dell’ «Associazione Anna Jervolino», ispirato ai brani amati dalla direttrice de «Il Mattino», alle 21, nella basilica di Santa Maria in Foro Claudio a Ventaroli. La passeggiata non è solo una visita guidata, ma anche una full immersion nel pensiero più recondito e belle opere di Matilde Serao. L’iniziativa è organizzata da Un Borgo di Libri con il Comune di Carinola e in particolare l’assessorato alla Cultura, la Pro Loco e l’«Associazione Matilde Serao». 

 

LETINO 

Domenica 2 agosto invece Un Borgo di Libri si trasferirà a Letino per «Un Borgo di Libri Letino: letteratura ad alta quota». Abbiamo pensato di valorizzare un luogo straordinario della nostra terra ma che pochi conoscono e di cui ancor meno è nota la valenza simbolica. Passeggeremo per un paio di ore ad alta quota (dalle 10, raduno, 10.30 partenza), al fresco, alla ricerca disperata del Lete, non solo nel mondo reale ma anche in quello simbolico.

 

Il Lete è il fiume dell’oblio nella mitologia greca e romana. Le sue acque cancellavano la memoria terrena di chiunque le bevesse. Nel Casertano c’è anche una rinomata acqua minerale che si chiama per l’appunto Lete, anche se non dimentichiamo nulla dopo averla bevuta ma siamo anzi soddisfatti. Secondo i miti greci e romani, descritti da Omero e poi da Virgilio nell’Eneide, le anime dei defunti si abbeveravano al Lete prima di reincarnarsi in una nuova vita. Nella Divina Commedia, Dante colloca il Lete nel Paradiso Terrestre, sul monte del Purgatorio. E proprio su un monte nasce il Lete, dalle parti di Letino, le cui caratteristiche sorgive carsiche hanno ispirato antiche leggende. Omero è stato a Letino? Non lo sappiamo, ma lo scopriremo! Passeggeremo per un paio di ore lungo il fiume Lete, con tre pause con la letteratura - dalle 10.30 alle 13 circa - e poi al termine del nostro trekking letterario, ognuno proverà a conoscere Letino a modo suo.

 

CONCERTI DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Il 14 agosto, alla vigilia di ferragosto e dell’Assunta, come avviene ormai ogni anno, da cinque anni, Casertavecchia si trasformerà nel Borgo della Musica grazie a Un Borgo di Libri e all’associazione «Anna Jervolino» e all’«Orchestra da Camera di Caserta». Un modo diverso di trascorrere le feriae Augusti, spezzando il solleone, non solo sulla spiaggia. Cattedrale, chiese, cortili privati e altri spazi suggestivi medioevali ospiteranno concerti senza soluzione di continuità, dalle 19 a notte fonda. Vi aspettiamo (l’ingresso è libero, al Borgo).

 

PRENOTAZIONI

Per prenotarsi agli appuntamenti di Matilde Serao a Ventaroli e Carinola e il «trekking letterario» a Letino è obbligatoria la prenotazione. Scrivere fin da ora, elencando nome e cognome e numero di telefono, a: unborgodilibri@gmail.com

 


 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

ERCOLANO RIAPRE LE PORTE DEL CALCIDICO: TORNA ACCESSIBILE DOPO VENT’ANNI

Riapre al pubblico l’antica soglia monumentale dell’Augusteum, tra le memorie più cariche di storia dell’intero sito

 



C’è un luogo, a Ercolano, che per quasi vent’anni i visitatori hanno potuto solo intravedere da lontano, sospesi su una passerella sopraelevata, senza poterne calcare davvero il suolo. Oggi quella distanza si annulla: il Calcidico riapre al pubblico, restituendo alla città uno degli spazi più carichi di memoria e di significato dell’antica Ercolano, grazie a un ampio intervento di restauro, consolidamento e valorizzazione delle strutture archeologiche.
 
 

Il Calcidico (in latino chalcidicum) era il monumentale vestibolo porticato che, lungo il Decumano Massimo, introduceva a uno dei più importanti edifici pubblici della città: un elegante portico ad arcate, compreso tra due grandi archi quadrifronti decorati con marmi e rilievi in stucco, pensato per accogliere e impressionare chiunque vi transitasse. Non era un semplice passaggio, ma una vera soglia simbolica: attraverso di essa cittadini, magistrati e sacerdoti accedevano a uno spazio dedicato alla celebrazione della casa imperiale e dell’identità politica della comunità.
 

 

Quell’edificio è oggi identificato dagli studiosi come Augusteum: gli studi più recenti, condotti rileggendo le fonti archeologiche, le iscrizioni e gli straordinari apparati decorativi rinvenuti già durante le esplorazioni borboniche, hanno svelato come questo luogo fosse intimamente legato al culto imperiale e alle attività del collegio degli Augustali. Ancora oggi, attraversando il Calcidico, si respira tutta la forza evocativa di quella monumentalità, capace di raccontare con immediatezza l’articolazione degli spazi pubblici dell’antica città romana.
«Restituire il Calcidico ai visitatori dopo quasi vent’anni è per noi un risultato di cui andiamo profondamente orgogliosi: è la dimostrazione concreta di quanto un lavoro corale, condotto con competenza e dedizione, possa trasformare in realtà ciò che sembrava ancora lontano. Quest’area custodisce una delle memorie più potenti di Ercolano – qui furono rinvenute, durante le fasi di scavo precedenti, le statue che oggi abitano le sale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli – e oggi possiamo finalmente offrire ai visitatori la possibilità di camminarci dentro, di leggerla da vicino, di sentirne il peso della storia. È un passo importante nella nostra visione di un parco sempre più accessibile, vivo e capace di emozionare: continueremo su questa strada, perché Ercolano merita di essere vissuta in tutta la sua straordinaria profondità.»
 
 

 

Un risultato straordinario, frutto di un lavoro corale
L’intervento ha interessato sia le strutture murarie sia le superfici decorate. Sulle sommità dei pilastri sono state eseguite operazioni di integrazione e consolidamento finalizzate a garantire la stabilità e la conservazione delle strutture, mentre sugli apparati decorativi di pregio – intonaci, elementi marmorei e superfici dipinte – sono stati condotti delicati interventi conservativi mirati alla tutela dei materiali originali.
Il risultato raggiunto è il frutto di una sinergia virtuosa tra le diverse professionalità del Parco Archeologico di Ercolano: architetti, restauratori e archeologi hanno operato in stretta collaborazione, condividendo competenze e metodologie per assicurare il migliore esito possibile degli interventi. Determinante è stato inoltre il coordinamento tra le ditte coinvolte nelle diverse fasi operative, che hanno contribuito in maniera fondamentale al completamento delle lavorazioni, alla sistemazione degli spazi e alle attività di pulizia e messa in sicurezza necessarie per garantire una fruizione piena e sicura di quest’area di straordinaria importanza.
 
 

 

 
Un’area di straordinario valore storico
L’area del Calcidico riveste un’importanza eccezionale nella storia degli scavi di Ercolano. Proprio sui pilastri di questo settore fu rinvenuto il celebre ciclo statuario oggi conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, uno dei complessi scultorei più significativi emersi dall’antica città.
La riapertura consente ai visitatori di attraversare direttamente uno spazio finora osservabile soltanto a distanza dalla passerella sopraelevata, offrendo una percezione più immediata e coinvolgente della monumentalità dell’antico complesso. Sarà inoltre possibile cogliere con maggiore evidenza il rapporto tra la città antica e la moderna città soprastante, comprendendo la straordinaria profondità alla quale si conserva il sito archeologico.
Lungo il percorso saranno leggibili anche le tracce lasciate dalle attività di scavo e dagli eventi eruttivi del 79 d.C., testimonianze materiali che permettono di percepire il drammatico momento della distruzione della città come un autentico “fotogramma del tempo”, rimasto cristallizzato per quasi duemila anni e oggi restituito alla conoscenza e alla comprensione del pubblico.
 

 

 
Riapertura al pubblico
La riapertura del Calcidico rappresenta un ulteriore e significativo passo nel percorso di valorizzazione del Parco Archeologico di Ercolano, che continua a investire nella conservazione, nella messa in sicurezza e nella restituzione al pubblico di spazi e testimonianze fondamentali per la comprensione dell’antica città.
L’obiettivo è quello di rendere sempre più accessibile e comprensibile il patrimonio archeologico, consentendo a un pubblico sempre più ampio di ammirare le tracce della storia e di apprezzare il costante lavoro di ricerca, tutela, manutenzione e restauro che rende possibile la conservazione di uno dei siti UNESCO più straordinari al mondo. Ogni riapertura rappresenta non soltanto il recupero di uno spazio fisico, ma anche la restituzione di una nuova pagina della storia di Ercolano alla comunità scientifica, ai cittadini e ai visitatori provenienti da tutto il mondo.
  

 
Domenica 5 luglio, ingresso gratuito al Parco e Villa Sora
Il neo riaperto Calcidico potrà essere visitato gratuitamente già a partire da domenica 5 luglio, quando il Parco Archeologico di Ercolano aderirà all’iniziativa ministeriale #domenicalmuseo, con ingresso libero per tutti i visitatori. La prenotazione per l'ingresso gratuito al Parco non è richiesta e non è effettuabile online. Il biglietto d’ingresso gratuito va ritirato il giorno stesso direttamente presso la biglietteria.
Villa Sora
Il Gruppo Archeologico Vesuviano, dalle ore 10.30 alle ore 12.45, accoglierà a Villa Sora appassionati e curiosi con una visita guidata gratuita, accompagnandoli alla scoperta degli ambienti ancora conservati della villa.


Prenotazioni: 379 2196736 – archeotorre@gmail.com.




Parco Archeologico di Ercolano
Corso Resina Ercolano Napoli
 
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA