venerdì 4 settembre 2026

UN BORGO DI LIBRI «OCCUPA» PIAZZA SANT’ANNA A CASERTA, DOVE E’ STATO UCCISO GUIDO, COME ANTIDOTO ALLA VIOLENZA IL 4 SETTEMBRE ALLE 18.30

Sabato 5 il Festival parte con il Concerto all’alba alle 6.18 e poi la Passeggiata all’alba alle 07.00 a Casertavecchia




CASERTA - Il 4 settembre piazza Sant'Anna a Caserta cambierà volto, almeno per una sera. Nello stesso luogo dove pochi giorni fa è morto picchiato un senzatetto, Guido Roviello, il festival «Un Borgo di Libri» porterà in scena una delle sue «interviste impossibili», nel tentativo di rispondere con la cultura a un dramma che ha scosso la città. Caserta, nei giorni scorsi, ha vissuto due morti che si sono consumate nell'indifferenza generale. A piazza Sant'Anna un uomo senza fissa dimora, ex cameriere, è stato ucciso a botte da un cittadino rumeno per 50 euro. Al monumento ai caduti, rifugio abituale di molti senzatetto della città, è morto invece un clochard algerino 65enne, forse per un infarto legato alla precarietà della sua condizione di vita. È da qui che nasce la scelta del festival di anticipare e modificare il proprio programma. Un Borgo di Libri, che nel 2021 aveva già dedicato un'iniziativa analoga a Gennaro Leone, il diciottenne ucciso a coltellate a via Vico, a pochi passi dalla stessa piazza, ha deciso di «occupare» simbolicamente lo spazio dove è avvenuta la tragedia più recente. «L'obiettivo è provare a dare una risposta – spiega Luigi Ferraiuolo, direttore ed ideatore di Un Borgo di Libri - anche solo parziale, all'emergenza sociale che la città si trova ad affrontare o almeno provarci». 

 


 

La scelta di spostarsi da Casertavecchia, cuore storico della manifestazione, fino alla periferia più estrema del centro cittadino, rappresenta «un segno» contro l'indifferenza. Un'indifferenza che si combatte con la cura reciproca, perché ogni luogo abbandonato a sé stesso, anche il più centrale, può trasformarsi in uno spazio di solitudine. L'appuntamento del 4 settembre, in programma alle 18.30 davanti al Santuario di Sant'Anna, vedrà protagonisti gli studenti del laboratorio teatrale del Liceo Classico Giannone di Caserta, curato dalle professoresse Daniela Borrelli e Grazia Falco. Andranno in scena due «Interviste impossibili» alla Maga Circe e a Polifemo, ideale legame con il tema dello scorso anno di «Un Borgo di Libri Odissee», realizzate dai giovani attori e studenti Sara Stellato, Francesco Racioppoli, Annastella Carrino e Cristina Santoro. Le «interviste impossibili», format ideato quest’anno dal festival, questa volta si concentreranno prima su piazza Sant'Anna e poi sul monumento ai caduti, gli stessi luoghi delle due morti. 

 


 

 
IL FESTIVAL AL VIA IL 5 SETTEMBRE: CONCERTO E PASSEGGIATA ALL’ALBA


L'anticipazione del 4 settembre precede l'apertura ufficiale della rassegna, fissata per il giorno successivo, 5 settembre. Il festival tornerà quindi nella sua sede naturale, Casertavecchia, con un «Concerto all'alba» alle 6.18 a Palazzo Giaquinto, organizzato insieme all'Associazione musicale Anna Jervolino, guidata dal maestro Antonino Cascio. Al termine del concerto, intorno alle sette del mattino, è prevista una «passeggiata fabolosa all’alba» nei vicoli del borgo antico, guidata dal direttore del festival, aperta ai partecipanti e alla «Compagnia del festival», il gruppo di amici e appassionati che dovrà restare attivo anche oltre i giorni della rassegna. Tutti gli appuntamenti sono gratuiti ma su prenotazione, da richiedere scrivendo a unborgodilibri@gmail.com con nome, cognome, telefono e oggetto della richiesta. Il programma proseguirà poi l'11, 12, 13, 19 e 20 settembre, tra Casertavecchia e Caserta, con spazio anche per iniziative legate all'attualità.

 

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NAPOLI: martedì 8 settembre - incontro sulla Piedigrotta

Martedì 8 settembre alle 17:00

 nell'Archivio fotografico Parisio Troncone, 

a Napoli, piazza Carolina 10, 

incontro su 

"Piedigrotta. Riti, immagini e rappresentazioni della città" 

con Giovanni Girosi con una selezione di fotografie storiche conservate nell'Archivio Parisio sarà ricostruita l'evoluzione della festa


Nei giorni della storica Festa di Piedigrotta, la Fondazione Valenzi organizza un incontro per una sua rilettura interdisciplinare attraverso la fotografia, l'antropologia e le arti dello spettacolo.

 

Un primo approfondimento ricostruirà il contesto storico della Festa e il ruolo della fotografia nella documentazione della manifestazione, con particolare attenzione al concorso fotografico per la Festa di Piedigrotta del 1935, attraverso il dialogo tra l'antropologa Helga Sanità e il fotografo Stefano Fittipaldi dell'Archivio Parisio. Un secondo momento analizzerà la festa da una prospettiva antropologica. Infine, la storica del teatro Paola Visone approfondirà il rapporto tra Piedigrotta, teatro e spettacolo, ripercorrendo anche l'esperienza della storica messa in scena del testo di Raffaele Viviani, diretta da Roberto De Simone nel 1979, nell'ambito di Estate a Napoli, con la partecipazione dello scenografo Giovanni Girosi.

 

L'evento si inserisce nel progetto "Riletture. Antropologia visiva del cambiamento urbano" sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.


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LUCA ALINARI. Paesaggi visionari

Galleria Bonioni Arte, Reggio Emilia
4 settembre - 18 ottobre 2026
Inaugurazione: venerdì 4 settembre, ore 17.00

 




La Galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 43) presenta, dal 4 settembre al 18 ottobre 2026, i Paesaggi visionari di Luca Alinari (Firenze, 1943-2019), tra i protagonisti della scena artistica italiana del secondo Novecento.

Realizzata in collaborazione con l'Archivio Luca Alinari, diretto da Filippo Alinari con la collaborazione di Cristiano Ragni, la mostra sarà inaugurata venerdì 4 settembre alle ore 17.00 in occasione della tradizionale Sagra della Giaréda.

Il suo universo figurativo, popolato da paesaggi immaginari, architetture, animali e figure enigmatiche, rivela una costante riflessione sull'uomo e sulla società. Il rimando alla realtà quotidiana e al dato autobiografico, portato dall'artista ad una dimensione visionaria, testimonia una concezione della pittura come spazio di ricerca e di libertà.

Il percorso espositivo comprende una ventina di dipinti su tela, realizzati prevalentemente a partire dagli anni Novanta, con alcune significative incursioni nella produzione degli anni Settanta.

«Luca Alinari è un autore di rilievo nella storia dell'arte italiana del Novecento - dichiara il gallerista Federico Bonioni - che meriterebbe maggiore spazio rispetto a quello che gli riserva oggi il mercato. È nostro desiderio, attraverso questa mostra, valorizzare il suo lavoro e il suo percorso, esponendo dipinti selezionati che saranno inseriti anche nel catalogo generale di prossima pubblicazione».

L'esposizione rende omaggio a Luca Alinari e a una ricerca, mai interrotta, che per oltre cinquant'anni ha attraversato linguaggi, tecniche e stagioni artistiche, mantenendo intatta la propria identità.

La Galleria Bonioni Arte è aperta al pubblico da martedì a domenica con orario 10.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso il lunedì. Ingresso gratuito. 

 

Per informazioni e prenotazioni: T. +39 0522 435765, M. +39 338 4005234, www.bonioniarte.it, info@bonioniarte.it, www.facebook.com/bonioniarte, www.instagram.com/bonioniarte.


Luca Alinari (Firenze, 1943-2019), autodidatta, esordisce nel 1968 con una personale alla Galleria Inquadrature di Firenze. Negli anni Settanta sviluppa una ricerca sull'accostamento di figure e oggetti entro scenari sospesi, confrontandosi con il Neodada e la Pop Art. Sperimenta decalcomania, collage e trasposizione fotografica, elaborando una pittura fondata sulla combinazione di tecniche e immagini. Presentato da Alfonso Gatto, espone nelle principali gallerie fiorentine e frequenta scrittori quali Domenico Rea, Edoardo Sanguineti, Goffredo Parise e José Saramago. Nel 1982 partecipa alla Biennale di Venezia e nel 1986 alla Quadriennale di Roma. Nel 1990 realizza il "Cencio" del Palio di Siena. Nel 1993 Palazzo Reale di Milano gli dedica una mostra antologica. Nel 1999 il suo autoritratto viene acquisito dagli Uffizi. Nel 2018 riceve il Gonfalone d'Argento, massimo riconoscimento della Regione Toscana. La sua ricerca prosegue fino agli ultimi anni, sviluppando un repertorio di paesaggi, figure e forme legato alla dimensione dell'immaginario.

 

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“AZZURRO – STORIE DI MARE”, DA CHIOGGIA A PADOVA LUNGO LE VIE D’ACQUA, FINO ALLE SETE DI SAN LEUCIO E ALLA REGGIA DI CASERTA



Sabato 5 settembre alle 11.25 su Rai 1, Beppe Convertini parte dalla laguna di Chioggia e naviga verso Padova e la Riviera del Brenta. Da Mira il viaggio prosegue a San Leucio e alla Reggia di Caserta. Il nuovo appuntamento arriva dopo il successo della tappa abruzzese: 1.023.000 spettatori, il 16,5% di share e la leadership di fascia davanti a “Forum” su Canale 5

Dopo il successo di sabato scorso, “Azzurro – Storie di Mare” torna sabato 5 settembre alle 11.25 su Rai 1 con Beppe Convertini per un viaggio che parte dalla laguna di Chioggia, segue le antiche vie d’acqua fino a Padova e alla Riviera del Brenta e raggiunge poi la Campania, San Leucio e la Reggia di Caserta, per rievocare la storia dell’antico polo della seta voluto dai Borbone.

Il nuovo appuntamento arriva dopo un risultato importante per il programma. Nella mattinata di sabato 29 agosto, la tappa dedicata all’Abruzzo di “Azzurro – Storie di Mare” ha raccolto 1.023.000 spettatori e il 16,5% di share, risultando leader della propria fascia per share. Il programma ha superato anche il principale competitor, Canale 5, dove “Forum” ha registrato il 16,4%. Particolarmente significativo anche il trend interno di Rai 1: “Azzurro” ha raccolto il testimone da “Buongiorno Benessere”, fermo al 16,1%, guadagnando 336 mila spettatori e portando la rete oltre il milione.

Nella prossima puntata di sabato 5 settembre Azzurro, approda a Chioggia, città cresciuta tra laguna e Adriatico, dove il rapporto con il mare continua a essere soprattutto una storia di uomini, famiglie e lavoro.

Tra calli e canali, Convertini incontra pescatori che hanno trascorso gran parte della propria vita sull’acqua. Nei loro racconti ci sono le partenze, la fatica, le stagioni della pesca, il mare che cambia e un mestiere imparato attraverso l’esperienza e tramandato da una generazione all’altra. Storie individuali che finiscono per comporre il ritratto di una comunità nella quale la pesca non appartiene soltanto alla memoria, ma continua a rappresentare una parte importante dell’identità cittadina.

Da Chioggia il viaggio prosegue in barca. Ed è dall’acqua che emerge una pagina meno conosciuta della storia del Veneto. Per secoli fiumi e canali hanno costituito una vera rete di comunicazione tra la laguna e l’entroterra. Vi transitavano persone, merci e prodotti destinati ai mercati; sulle stesse vie si muovevano barcaioli e commercianti. Prima delle ferrovie e delle moderne arterie stradali, l’acqua era una strada e, in un territorio profondamente legato a Venezia, uno dei principali strumenti attraverso i quali circolavano economia, relazioni e cultura.

La navigazione di “Azzurro – Storie di Mare” raggiunge Padova attraverso il Piovego, la storica via d’acqua che per secoli ha messo in collegamento la città con il Brenta e, attraverso la Riviera, con Venezia e la laguna. Il viaggio approda al Portello, uno dei luoghi simbolo dell’antica navigazione padovana.

Il percorso padovano costeggia le mura e i bastioni rinascimentali e raggiunge poi uno dei capolavori assoluti dell’arte italiana: la Cappella degli Scrovegni. Tra il 1303 e il 1305 Giotto ne affrescò le pareti dando vita a un racconto nel quale figure, spazio ed emozioni acquistano una forza destinata a segnare profondamente la pittura occidentale. La Cappella è oggi uno dei luoghi centrali di Padova Urbs Picta, il complesso dei cicli affrescati del XIV secolo riconosciuto Patrimonio Mondiale UNESCO.

Da Padova “Azzurro” riprende la via dell’acqua in direzione della laguna e raggiunge Mira, nel cuore della Riviera del Brenta. Il paesaggio porta con sé un’altra pagina della storia veneta. Tra Sei e Settecento le famiglie patrizie veneziane scelsero le rive del Brenta per costruire le proprie residenze di villeggiatura. Il fiume non faceva soltanto da scenario alle ville: era la strada attraverso la quale venivano raggiunte da Venezia, trasformando il viaggio stesso in una parte della vita sociale dell’aristocrazia della Serenissima.

A Mira, Convertini entra a Villa Widmann Foscari Rezzonico, una delle dimore storiche della Riviera. Il salone affrescato, gli stucchi, la barchessa e il grande parco conservano ancora l’atmosfera di quella stagione e raccontano il rapporto stretto che legava le ville al Brenta.

È nella cornice di Villa Widmann che il viaggio torna anche alla cucina, con una ricetta della tradizione a base di pesce d’acqua dolce. Un piatto nato dal rapporto con il fiume e conservato nel tempo attraverso le abitudini e i saperi delle famiglie del territorio.

Anche in questa puntata, ad accompagnare “Azzurro – Storie di Mare” nel racconto di questa Italia fatta di sapori e tradizioni ci sono le Pro Loco, con UNPLI – Unione Nazionale Pro Loco d’Italia e il presidente Antonino La Spina.

È La Spina a raccontare il lavoro quotidiano di migliaia di volontari che nei territori mantengono vive tradizioni destinate altrimenti a rischiare di scomparire. Un impegno che passa dalle sagre alle feste patronali, dalle rievocazioni storiche alle manifestazioni enogastronomiche, dagli appuntamenti dedicati ai prodotti tipici alla valorizzazione dell’artigianato, dei costumi e degli antichi mestieri.

Le Pro Loco non si limitano dunque a conservare la memoria: la rimettono continuamente in circolo. Una ricetta preparata durante una festa, una sagra che torna ogni anno, un costume indossato per una rievocazione o un mestiere mostrato ai più giovani diventano strumenti attraverso i quali una comunità continua a riconoscersi nella propria storia. Ed è proprio questa presenza capillare del volontariato a fare delle Pro Loco una delle reti più radicate nel patrimonio culturale diffuso italiano.

A Villa Widmann il racconto prende poi un’altra direzione. Negli ambienti della dimora la presenza della seta suggerisce un legame con una storia geograficamente lontana, ma profondamente italiana. Il filo dell’acqua seguito da Chioggia lungo le vie fluviali del Veneto si intreccia così con quello della seta.

Azzurro raggiunge San Leucio, a Caserta, per rievocare l’antico polo della seta, dove alla fine del Settecento, Ferdinando IV di Borbone diede vita a un progetto che univa produzione, lavoro e organizzazione sociale. La Real Colonia di San Leucio, istituita nel 1789, divenne uno dei centri più importanti della manifattura serica, organizzando l’intero processo produttivo e costruendo attorno al lavoro un modello di comunità che prevedeva istruzione, formazione e servizi per le famiglie degli operai.

Dai telai di San Leucio uscivano broccati, damaschi, tappeti e preziosi tessuti d’arredo. Una produzione che conquistò nel tempo mercati e residenze prestigiose ben oltre i confini del Regno di Napoli. Ancora oggi i parati in seta leuciana decorano luoghi simbolo delle istituzioni e del potere internazionale: il Quirinale, ambienti del Vaticano, lo Studio Ovale della Casa Bianca e Buckingham Palace.

Nel Belvedere di San Leucio, oggi Museo della Seta, gli antichi macchinari e gli ambienti produttivi permettono di ricostruire quella straordinaria esperienza industriale e sociale e il sapere artigianale che ne accompagnò la crescita.

Da San Leucio il viaggio prosegue naturalmente verso la Reggia di Caserta, dove il legame non è soltanto geografico. La Reggia, il suo parco, l’Acquedotto Carolino e il complesso di San Leucio appartengono a un unico grande progetto borbonico e sono riconosciuti insieme dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale. La residenza progettata da Luigi Vanvitelli restituisce così la dimensione politica e culturale entro la quale quell’esperienza poté svilupparsi: da una parte la magnificenza della corte borbonica, dall’altra un polo produttivo capace di trasformare un sapere artigianale in un’eccellenza destinata a viaggiare nel mondo.

Dalla Campania il viaggio ritorna infine a Chioggia, là dove era cominciato. Sul Ponte di Vigo, il “Rialto di Chioggia”, Beppe Convertini ritrova una città che per il finale recupera il fascino della propria eredità veneziana. Figuranti in abiti d’epoca scendono la grande scalinata tra sete, pizzi e merletti veneziani, mentre le note dei Rondò Veneziano accompagnano le ultime immagini.

La seta riporta a San Leucio e alla Reggia di Caserta, gli abiti e i merletti richiamano Venezia, mentre sotto il ponte scorre quell’acqua che ha accompagnato l’intero percorso. È il punto nel quale le diverse storie della puntata tornano a incontrarsi senza bisogno di spiegazioni: il lavoro dei pescatori, le vie fluviali del Veneto, l’arte di Padova, le ville del Brenta, le tradizioni custodite dalle Pro Loco e l’antica manifattura serica borbonica.

È qui, sul Rialto di Chioggia, che Beppe Convertini saluta il pubblico e chiude la puntata, dando appuntamento al sabato successivo, quando “Azzurro – Storie di Mare” farà rotta sulle Marche, con una finestra a Paestum, per continuare il viaggio lungo le coste e nei territori italiani.

Il risultato conquistato dalla tappa abruzzese si inserisce nel lavoro dell’Intrattenimento Day Time Rai diretto da Angelo Mellone, che ha fatto del racconto dei territori e dell’identità italiana uno degli assi della propria offerta.

Azzurro – Storie di Mare”, prodotto da TV Press Star’s Management S.r.l., nasce dal lavoro di una squadra composta da professionisti e maestranze di consolidata esperienza nel settore televisivo, sotto la supervisione del produttore esecutivo Paolo Chiparo. Tra le realtà coinvolte nella realizzazione del programma figura anche Snap di Roma, guidata da Maurizio Capitoli, a cui è affidato l’editing finale del progetto.

L’appuntamento con Beppe Convertini è sabato 5 settembre alle 11.25 su Rai 1, per una nuova puntata di “Azzurro – Storie di Mare” da Chioggia a Padova e alla Riviera del Brenta, fino a San Leucio e alla Reggia di Caserta.

 

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ECCELLENZA AGROALIMENTARE E FORMAZIONE: AL VIA IL MASTER "SCIENZA E CULTURA DELL’OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA"

 



Un percorso di alta formazione di 70 ore, promosso da IP Formazione & Consulenza, per formare esperti della qualità, analisi sensoriale e tracciabilità del simbolo del Made in Italy.

L’olio extravergine d’oliva non rappresenta soltanto uno dei pilastri fondamentali della dieta mediterranea e dell’agrifood italiano, ma costituisce un vero e proprio patrimonio culturale, economico e salutistico la cui tutela richiede competenze tecniche sempre più specializzate. In un mercato globale in cui la valorizzazione dell’autenticità, il contrasto alle frodi e la narrazione del territorio sono diventati asset strategici imprescindibili, nasce il Master di Alta Formazione Professionale “Scienza e Cultura dell’Olio Extra Vergine di Oliva”, promosso da IP Formazione & Consulenza, in collaborazione con Isfoa e Regione Puglia


Il Master di Alta Formazione, che si terrà dal 21 settembre al 2 ottobre 2026, propone un percorso intensivo di 70 ore teorico-pratiche articolato in 10 moduli specialistici e prove di laboratorio analitico e organolettico.
 

Il percorso è strutturato ai sensi del D.M. 7 ottobre 2021 (art. 2) ed è finalizzato al conseguimento dell’idoneità fisiologica all'assaggio, requisito primario per l’iscrizione nell’Elenco nazionale dei tecnici ed esperti degli oli di oliva vergini ed extravergini.
 

Dalla chimica agraria alle strategie di marketing internazionali, il programma scientifico abbraccia l'intera filiera produttiva ed economica: Dall'oliveto al frantoio: Tecniche agronomiche innovative, agricoltura di precisione, sostenibilità dei sistemi colturali ed evoluzione delle tecnologie di estrazione; Scienza e nutraceutica: Analisi biochimica della frazione insaponificabile, classificazione merceologica e approfondimento sui claim salutistici riconosciuti; Analisi sensoriale e Panel Test: Protocolli del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), riconoscimento delle cultivar, individuazione dei difetti e abbinamento gastronomico (Food Pairing); Tutela, norme e mercato: Quadro normativo europeo sull'etichettatura, tracciabilità avanzata tramite blockchain, protezione delle certificazioni DOP/IGP e strategie di posizionamento commerciale premium e oleoturismo.
 

La guida scientifica del percorso è affidata a un comitato di profilo accademico e istituzionale, composto dal Prof. Dott. Vincenzo Mallamaci (Direttore Generale), dal Dott. Alfredo Marasciulo (Direttore Scientifico e curatore delle sessioni pratiche di degustazione) e dal Dott. Aldo Alex Caputo (Coordinatore Scientifico).
 

Il percorso è rivolto ad agronomi, produttori, frantoiani, chef, responsabili acquisti della GDO e del canale Ho.Re.Ca., oltre che a laureati, consulenti e professionisti del settore Food & Wine desiderosi di acquisire qualifiche certificate nel campo dell'analisi sensoriale, del controllo qualità e della valorizzazione territoriale.
 

Per consultare il programma dettagliato, verificare i requisiti d'accesso o richiedere informazioni sulle modalità di iscrizione:

 Telefono / WhatsApp: 392 80 66 168

 

Email: commerciale@ipconsulenzaformativa.it
Sito web: www.ipconsulenzaformativa.it

 

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“5 Musei in un Castello”: al CAMeC l’ultima settimana dei laboratori estivi

  Dal 7 all’11 settembre attività per bambini tra Pistoletto, Futurismo, graffitismo, paesaggio e Surrealismo

 

Si conclude al CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia il programma dei laboratori estivi “5 Musei in un Castello”, promosso dai Servizi Culturali del Comune della Spezia per i bambini dai 6 agli 11 anni.
 

Dal 7 all’11 settembre, l’ultima settimana sarà dedicata all’arte moderna e contemporanea, con attività pensate per stimolare osservazione, creatività e sperimentazione.
 

I bambini partiranno dai quadri specchianti di Michelangelo Pistoletto per creare superfici riflettenti, si confronteranno con il Futurismo e con una personale aeropittura del Golfo spezzino, scopriranno graffitismo e street art attraverso Keith Haring e Andrea Bianconi, lavoreranno sulle diverse rappresentazioni del paesaggio e concluderanno il percorso con una mattina surreale ispirata a Lam e Magritte.


Il percorso chiude l’estate dei Musei Civici spezzini con una proposta dedicata ai linguaggi dell’arte contemporanea e alla capacità dei bambini di reinterpretare il mondo attraverso segni, immagini e materiali.


I laboratori si svolgeranno dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.00 alle ore 13.00.
 

La partecipazione prevede un costo di 50 euro a settimana oppure 12 euro per la singola giornata. La prenotazione è obbligatoria.
 

Informazioni e prenotazioni
CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea
Tel. 0187 727530
Email: didattica@camec.sp.it

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TE LO GIURO SUL TUO EX con Jonathan Canini

  Teatro Civico La Spezia
Stagione teatrale 2026/27
 
TE LO GIURO SUL TUO EX
con Jonathan Canini

Sabato 14 novembre 2026 ore 21:00

 


 

 
La Spezia, 4 settembre 2026 - Il Teatro Civico della Spezia svela un nuovo spettacolo in programma per la Stagione 2026/27: con “Te lo giuro sul tuo ex”, sabato 14 novembre il comico Jonathan Canini porterà sul palco uno show tutto da ridere, analizzando un peccato che tutti noi, prima o poi, abbiamo commesso: dire bugie.
 

In un mondo che ci chiede di essere sempre perfetti, efficienti e aggiornati, la bugia è diventata un vero e proprio atto di sopravvivenza necessario. L’artista attinge all’immenso inventario dei suoi personaggi, proiettandoci al pranzo domenicale della suocera, al matrimonio della biscugina e in altri momenti in cui la frottola si eleva a sacrosanta verità. Per pura autodifesa, sia chiaro. 


I biglietti dello spettacolo sono disponibili sul circuito TicketOne e presso il Botteghino del Teatro Civico (ingresso da Corso Cavour, n. 20), aperto tutti i giorni dalle 9 alle 12.30 (il mercoledì anche dalle 16 alle 19).

 

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MICHEL VERJUX - TOUT OU PARTIE

 INAUGURAZIONE GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE 2026 ORE 18 

CATALOGO CON TESTI DI FRANCESCO TEDESCHI E MICHEL VERJUX


PERIODO ESPOSITIVO
24 SETTEMBRE - 19 NOVEMBRE 2026

 



La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 24 settembre 2026 alle ore 18 una nuova mostra personale di Michel Verjux, artista francese con cui ha un rapporto consolidato, avviato nel 2001 in occasione della prima collaborazione.


Verjux dal 1983 sviluppa la sua ricerca attraverso gli éclairages, interventi luminosi costituiti da proiezioni di figure geometriche – quadrati, coni, cilindri e altre forme – concepiti in stretta relazione con l’architettura e con le specificità del luogo in cui vengono realizzati. Assumendo la luce come elemento primario del proprio linguaggio, l’artista lavora sull’atto del vedere come luogo dell’incontro con la realtà lasciando aperto lo spazio dell’azione, del pensare, del sentire: l’indagine sui limiti della percezione avviene generando un dialogo continuo tra spazio, visione e presenza che trasforma ogni intervento in un’esperienza capace di ridefinire il rapporto tra opera, ambiente e osservatore.

Come ha scritto Harald Szeemann, Michel Verjux appartiene a quella generazione di artisti, emersi a metà degli anni Ottanta che, “familiari” con “la funzione magica dell’oggetto di matrice beuysiana e con la libertà evocativa dell’arte concettuale” si sono interrogati sulla genesi dell’immagine a partire da un’analisi del luogo dell’esposizione.
 

La sua arte vuole educare l’occhio alla conoscenza, aggiungere indici, segni inediti al linguaggio visuale per arricchire la percezione della realtà: la proiezione luminosa diviene un gesto concreto nell’esperienza di una determinata situazione con la quale si è chiamati a interagire affinché si mostrino le relazioni che intercorrono tra i vari livelli di realtà. Lo stesso Verjux ha descritto in questi termini la propria modalità creativa: “Il mio fare artistico è ampiamente incentrato sul processo (o sul dispositivo) che mette in gioco l’energia, la materia e il dare forma a ciò che, immediatamente, ci sta di fronte e ci circonda. Un processo (o dispositivo) che, a mio avviso, deve permettere al destinatario di vivere un’esperienza”.

Gli éclairages appositamente realizzati per questa occasione portano in evidenza alcuni elementi architettonici specifici della galleria: dall’ampia scala centrale con il disegno essenziale della ringhiera, alla soglia che connette una sala espositiva all’altra, all’incrocio arrotondato tra due pareti perpendicolari.
 

“Può essere una semplice esposizione, una semplice illuminazione di ciò che si trova già lì in una cornice particolare; ma in realtà si tratta di un ‘già lì’ portato ironicamente all’attenzione del visitatore con insistenza”. (Michel Verjux, 2001).


Affiancano gli éclairages alcune opere realizzate con fogli di acciaio inox piegati e tagliati da fessure semicircolari che, attraverso la contrapposizione tra pieno e vuoto, evidenziano come lo spazio sia condizione necessaria per la loro esistenza.
 

Attraverso questa mostra Verjux attua una riflessione, oltre che sul processo e la relazione, anche su come l’opera venga recepita: tutto dipende da ciò che ci si aspetta o si desidera, da ciò che si vuole e, in particolare, da ciò che si cerca – e da ciò che la realtà è in grado di restituire. La visione mostra “tutto o solo una sua parte?”, lo scetticismo dell’artista francese resta sospeso nel seguente assunto di Ludwig Wittgenstein: “non esiste un unico metodo, ma molti metodi”.

In occasione della mostra verrà pubblicato un volume bilingue contenente un saggio di Francesco Tedeschi, un testo di Michel Verjux, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

 


 

A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12 
MILANO

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