giovedì 16 luglio 2026

NUOVA ORCHESTRA SCARLATTI | “Fiori Musicali” da Rossini a PeppOh, da Carosone a Daniele Sepe, concerti sinfonici a Scampia, Secondigliano e Caivano

 


 

Tanta musica dalla grande classica al rap, nei concerti sinfonici a ingresso gratuito che danno il via a “Fiori musicali”, la nuova rassegna della Nuova Orchestra Scarlatti dedicata ai territori di Scampia, Secondigliano e Caivano, promossa e sostenuta dal MIC.

 


 


“Da Rossini a PeppOh

Martedì 21 luglio ore 19.30 - Parco Corto Maltese di Scampia 

Mercoledì 22 luglio ore 19.30 - Cortile del Municipio di Caivano 

Giovedì 23 luglio ore 19.30  - Parco San Gaetano Errico di Secondigliano


Un programma per tutti i gusti e tutte le età, che spazierà dagli evergreen più amati della musica classica - dal Barbiere di Siviglia di Rossini al Nabucco di Verdi passando per Beethoven - al più genuino rap partenopeo, con la partecipazione al concerto di PeppOh, poliedrico rapper, soulman e performer originario di Secondigliano.

 




Nuova Orchestra Scarlatti diretta da Gaetano Russo e Bruno Persico, autore anche di originali elaborazioni sinfoniche dei pezzi di PeppOh.


“Carosonando”

Martedì 28 luglio ore 19.30 - Parco San Gaetano Errico di Secondigliano

Mercoledì 29 luglio ore 19.30 - Parco  Corto Maltese di Scampia

Giovedì 30 luglio ore 19.30 - Cortile del Municipio di Caivano


 




Un concerto sinfonico pieno di movimento e di colori in omaggio a Napoli, con originali rielaborazioni orchestrali di grandi classici del melos partenopeo a cura di Bruno Persico. Gli appuntamenti del 28 luglio a Secondigliano e del 30 luglio a Caivano saranno arricchiti anche dalla partecipazione di Daniele Sepe, musicista napoletano tra i più amati per i suoi suggestivi crossover tra folk, world music, jazz, rock, classica. 

 




Nuova Orchestra Scarlatti diretta da Bruno Persico.


La rassegna Fiori musicali della Nuova Orchestra Scarlatti è promossa e sostenuta dal MIC nel quadro di un’azione di rigenerazione urbana e animazione sociale e culturale per le periferie; prevede un ampio cartellone diffuso nei territori di Scampia Secondigliano e Caivano, che riprenderà a settembre con un nutrito e lungo programma di eventi sinfonici per tutti, concerti/incontri per i ragazzi delle scuole e per le famiglie, laboratori musicali formativi e creativi per i giovani. Tutto gratuito. 

 


Dichiara il M.° Gaetano Russo, fondatore e direttore artistico della N.O.S.: "Ringraziamo il MIC per avere accordato fiducia e sostegno a un progetto a cui tenevamo molto perché in forte sintonia con la missione della nostra Orchestra da oltre 30 anni a questa parte. Ringraziamo anche gli Enti locali e gli operatori delle comunità interessate che hanno accolto la nostra iniziativa e contribuito alla sua articolazione nei territori, a cui già da alcuni anni rivolgiamo la nostra attenzione. Invitiamo perciò tutte le comunità coinvolte e tutti i cittadini che vorranno esserci a partecipare numerosi, per condividere con noi momenti di gioia e di socialità nel segno della musica”. 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

La giornalista RAI Christiana Ruggeri e il genio di “Ferdinan Porsche”, le “26 ore di buio” del sindaco di Borghetto Santo Spirito, l’assegnazione del Premio Costadamalfilibri chiudono il 17 luglio a Cetara ..incostieraamalfitana .it 2026




Venerdì 17 luglio a Cetara in piazza San Francesco, con inizio alle ore 20.15, chiude la ventesima edizione di ..incostieraamalfitana .it Festa del Libro in Mediterraneo. Protagonisti del salotto letterario conclusivo Christiana Ruggeri, giornalista Tg2 RAI, con “Ferdinand Porsche

 


 

Un genio capace di sognare”, edito da Giorgio Nada, e Giancarlo Canepa, sindaco di Borghetto Santo Spirito, con “26 ore di buio”, pubblicato da Edizioni del Delfino Moro.

 



Chi era l'uomo Ferdinand Porsche: chi si celava dietro al boemo diventato leggenda? Ai giorni nostri avremmo considerato quel bambino un plus dotato ribelle, magari affetto da un disturbo dello spettro autistico: la storia conferma che era un genio, che trasformava i progetti in realtà. Gli stessi che si delineavano, chiari, nella sua mente, senza possedere neanche il know-how per concepirli. “Ferdinand Porsche. Un genio capace di sognare” di Christiana Ruggeri ripercorre la vita di quest’uomo, i colpi di genio, le mortificazioni, i dolori, le ascese e le cadute, oltre naturalmente agli incredibili lavori, di un ingegnere ad honorem. Ne celebra la resilienza, la riservatezza e restituisce, a quel bambino di allora, il diritto di sognare. Una storia che racconta quanto sia stato amato ma incompreso, accusato ingiustamente di adesione al Nazismo, un'infamia che, dopo il campo di detenzione francese, gli pesò sul cuore e sulla salute. Il tempo di ricominciare, ancora una volta, col suo nome leggendario, per lasciare il testimone a suo figlio Ferry. E poi uscire di scena, all'improvviso, proprio quando il suo grande sogno - un'automobile che portasse finalmente il suo nome - si stava tramutando in una straordinaria realtà.

 



"26 ore di buio", romanzo di Giancarlo Canepa, prende le mosse in una mattina d'autunno del 2008 quando, sulle strade bagnate di Sagres, la vecchia Renault di Marcelo finisce fuori strada. Intrappolato tra le lamiere, al buio, tra momenti di lucidità e incoscienza, la sua vita riaffiora come un mosaico di luci e ombre dove presente e passato si intrecciano indissolubilmente. Mentre i soccorsi tardano ad arrivare, i ricordi lo travolgono: gli amori spezzati, le amicizie tradite, le fughe, le scelte sbagliate e i rimorsi. Da Lisbona a Borghetto Santo Spirito, da Londra alla Thailandia, da Malta alla Guyana, si snoda un romanzo che alterna ritmo serrato e profonda introspezione, in un viaggio che ripercorre, dal 1979 al 2022, la parabola di un uomo costretto a fare i conti con il proprio passato. 

 



Con gli autori si intratterrà il direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana .it Alfonso Bottone, che consegnerà loro i Premi MarediCosta speciale ventennale del festival. A seguire si snoderà la lunga catena degli autori premiati con riconoscimenti e menzioni speciali della giuria, nell’ambito dell’edizione 2026 del Premio Costadamalfilibri per la narrativa edita: Premio Speciale "opera prima" ex aequo a Sergio Vincenti "L'eredità del vento" (Letteratura Alternativa) e Simona Laurenza "Panta Rei. Quando l'amore dà voce al silenzio" (Graus); Premio speciale Antologie a "Venti e radici" a cura di Gennaro Maria Guaccio e Annabella Marcello (Homo Scrivens); Premio speciale Favole & Fiabe ex aequo a Carmela Autieri "Perfetto così" (Il Papavero) e ad Annalisa Siano "Le avventure di Siora e il ladro di cervelli". Menzioni speciali a Ivano Ciminari "Le memorie di un rigattiere" (Montag), Anna Maria Aurucci "Veleno" (Officine Pindariche), Angelo Sparano "Ombre sulla Scuola Medica" (Marlin). Poi il Premio speciale Scriptura artistico letterario internazionale sarà consegnato ad Annamaria Farricelli per "In un soffio d'amore" (WE), e il Premio Officine Zephiro Media Company a Federico Bergaminelli per "Etica dell'intelligenza artificiale a tutela degli ultimi" (Intrecci). A chiudere la proclamazione del vincitore tra i sei finalisti del Premio Costadamalfilibri 2026 per la narrativa edita: Maria Saveria Borrelli con "Ritorno a Itaca" (Carabba), Francesca Ghezzani con "Il silenzio dentro" (Swanbook), Enrico Inferrera con "Ho incontrato Dino Buzzati" (Guida), Ivana Leone con "Scuola in ospedale. Parole che curano" (Largo Libro), Miranda Miranda con "Animalìa. Bestiari e altri contorni" (Solfanelli), Roberta Salvati con "Azzurro come te" (Graus).


Per saperne di più consultare la pagina facebook @incostieraamalfitana.it

o su Instagram incostieraamalfitana.it.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Domani 17 luglio El Amor Brujo Salerno Summer Concerts MUSEO DIOCESANO

 SALERNO CLASSICA

IncontriAMO la Musica

In collaborazione con

Associazione Alessandro Scarlatti

 

Salerno Summer Concerts

Museo Diocesano 3 luglio-8 agosto

presenta

“L’Ispirazione della Terra”

 Gitani: Rosa Celenta e Paolo Puglia, voce Alina Di Polito

Ensemble Salerno Classica

Direttore Francesco D’Arcangelo


 




Salerno, venerdì 17 luglio, ore 20,30 Chiostro del Museo Diocesano-biglietto PostoRiservato  euro 12+ Diritti.  Info.: cell.:+39 3928435584 - salernoclassica@gmail.com

 

 

Salerno Summer Concerts L’ispirazione della Terra

Quarto appuntamento con la grande musica nel chiostro del Museo diocesano di Salerno, promossi da Salerno Classica e dall’Associazione Alessandro Scarlatti. Venerdì 17 luglio alle ore 20,30 l’Amor Brujo di Manuel de Falla e Appalachian Spring, di Aaron Copland, per la direzione di Francesco D’Arcangelo

  



Quarto appuntamento dei Salerno Summer Concerts, una eterogenea rassegna di otto concerti, promossi dalla Associazione Gestione Musica, presieduta dal cellista Francesco D’Arcangelo e dall’ Associazione Alessandro Scarlatti guidata da Oreste de Divitiis, con il sostegno del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007.  Venerdì 17 luglio, alle ore 20,30 prenderà il via la programmazione curata da Salerno Classica con la produzione “El amor brujo”, il balletto-pantomima scritto da Manuel de Falla e proposto nella versione iniziale del 1915. Questo capolavoro musicale rappresenta una delle opere più celebri di de Falla e si distingue per la sua fusione di elementi della musica classica e della tradizione flamenca andalusa. I gitani Rosa Celenta e Paolo Puglia, con la voce di Alina Di Polito, troveranno la loro perfetta simbiosi con l’ ensemble Salerno Classica diretta da Francesco D’Arcangelo. La versione originale del 1915 di El amor brujo di Manuel de Falla è un'opera in un atto e due scene, concepita originariamente per Pastora Imperio. Più cruda, intima e di forte spirito gitano, questa versione per piccola orchestra e voce solista (cantaora) include parti parlate. Nata su libretto di Gregorio Martínez Sierra e della moglie María Lejárraga, l'opera fu pensata per fondere musica sinfonica e canti popolari andalusi. lavoro narra le vicende di una giovane zingara, Candela, tormentata dallo spirito del suo defunto marito geloso, che tenta invano di allontanarla dal suo nuovo amore Carmelo. L'anima gitana è al centro della partitura, che include capolavori vocali e strumentali quali la Canción del amor dolido (che diverrà in seguito la Canción del fuego fatuo), Danza del fin del día (la prima, primordiale versione di quella che diventerà poi la celeberrima Danza rituale del fuoco), Romance del pescador.  El amor brujo, pur essendo uno dei lavori di Manuel de Falla più amati dal pubblico, non riscosse un grande successo alla prima rappresentazione. Questa prima versione, una “gitaneria” per canto e danza scritta per la zingara andalusa Pastora Imperio, cantante e ballerina di flamenco di grande successo, si avvaleva di un organico orchestrale alquanto ridotto, in cui figuravano un flauto con obbligo di ottavino, un oboe, un corno, una cornetta, un pianoforte, il quintetto d’archi e, infine, alcune percussioni. Il compositore attribuì la causa dello scarso gradimento del pubblico, nonostante le positive recensioni sulla sua abilità nell’orchestrazione, alla scelta di questo organico, dettata dalla struttura architettonica del teatro, destinato alla rappresentazione di opere di prosa e, quindi, privo di una fossa in cui ospitare l’orchestra, tanto che decise di riorchestrare la partitura. De Falla rielaborò profondamente il lavoro nel 1919, eliminando le parti recitate, ampliando l'organico orchestrale, trasformandolo in un balletto da concerto più convenzionale ed eliminando alcuni numeri musicali minori. Dopo l’energico attacco orchestrale, Introduction y Escena (Introduzione e scena), in cui al pianoforte, al flauto, all’ottavino e all’oboe è affidato un motivo dal carattere ossessivo, il tremolo degli archi gravi fa da introduzione al successivo brano En la cueva (Dai gitani) che esprime le inquietudini causate dall’atmosfera notturna. In questo clima inquieto, accentuato dalla scansione delle ore, si erge il canto della zingara di Granata, Candelas, che intona la sua Canción del amor dolido (Canzone delle pene d’amore). Il senso di terrore diventa ulteriormente più intenso nel brano successivo El aparecido (Lo spettro) con l’apparizione dello spettro la cui immagine, delineata dal tema della tromba formato da note ribattute, sparisce immediatamente con le veloci folate lasciando, tuttavia, sopravvivere un seguito di stati d’animo angosciosi provocati dal ricordo inquietante degli amori defunti che, nella Danza del terror, si personalizzano intrecciando un ballo sinistro intorno a Candelas. La donna cerca di porre rimedio a questi incubi ricorrendo alla magia, rappresentata da un etereo motivo affidato alle trombe nel successivo brano El circolo magico (Il cerchio magico). Finalmente è Mezzanotte (Medianoche) e i rintocchi ricordano che è il momento opportuno per iniziare i sortilegi; la Danza rituel del fuego (Danza rituale del fuoco) per cacciare gli spiriti malvagi può così iniziare con i suoi ritmi ancestrali e quasi “barbarici”, a cui seguono motivi orientaleggianti nella Escena (Scena) successiva. Nei sortilegi interviene anche il fuoco il cui potere magico è richiamato nella successiva Danza rituel del fuego fatuo (Danza rituale del fuoco fatuo) alla quale segue una pantomima i cui personaggi diventano il malinconico violoncello e il dolce oboe. La Danza del juego dell’amor (La danza della gara amorosa) costituisce un ultimo momento di inquietudine con le cupe sonorità orchestrali prima che la gioia si possa finalmente liberare in Las campanas del amanecer (Le campane del mattino). Qui le campane annunciano la fine delle tenebre e i due amanti possono scambiare il loro pegno d’amore. L’incantesimo è, finalmente, sciolto e l’amore può così trionfare. La versione del 1915 resta tuttavia la più autentica per chi ricerca il colore crudo e "jondo" della tradizione andalusa. All’ Amor Brujo verrà accoppiato Appalachian Spring, di Aaron Copland, creatore di un proprio stile composito nel quale trovano posto musica classica e contemporanea, jazz e tradizioni popolari. Autore che vuole rendere accessibile a tutti il suo messaggio artistico, Copland abbandona lo stile austero delle sue prime composizioni per adottare un linguaggio che attinge a materiali popolari, orientato verso la musica per il teatro, per il cinema, e per il balletto. Appalachian Spring, più di ogni altro suo lavoro, si identifica con il carattere ottimistico americano. Nasce nel 1944 come “Ballet for Martha” e viene presentato alla Library of Congress di New York dalla compagnia della famosa danzatrice e coreografa Martha Graham. Nel 1945 riceve il Premio Pulitzer per la musica. Il balletto descrive una festa primaverile durante l’insediamento in una nuova fattoria in Pennsylvania; il linguaggio musicale, che alterna marcati tratti ritmici a momenti meditativi, evoca il clima semplice e laborioso dei pionieri dell’Ottocento e trasmette valori di positività e di fiducia nel futuro. I protagonisti sono una coppia appena sposata, un vicino di casa, un predicatore evangelista ed i suoi seguaci. Dall’orchestrazione originaria del balletto, Copland ricava una suite orchestrale composta da otto movimenti, il più noto dei quali è il penultimo, costituito da cinque variazioni sul tema “The gift to be simple”, l’inno della setta religiosa degli Shakers.

Il prossimo concerto, è in cartellone domenica 19 luglio, ore 20,30. La Associazione Alessandro Scarlatti propone  Musica Nova á Quattro, con Xhudi Dodaj e Xhulja Dodaj, violini, Stela Bello, viola e Remino Sula, violoncello. La serata verrà aperta dal Quartetto in sol maggiore op. 77 n. 1 (Hob:III:81) scritto nel 1799 da Franz Joseph Haydn celebre per la sua freschezza inventiva, la maturità compositiva e l'energia ritmica. Il programma verrà completato dal Quartetto in re minore K 421 di Wolfgang Amadeus Mozart, composto nel 1783, dedicato proprio ad Haydn, l’amico e maestro più anziano che ebbe una profonda influenza sul suo stile compositivo.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Il Museo Archeologico del Castello San Giorgio si arricchisce di nuovi importanti reperti

Due teste di statue stele e due anfore entrano stabilmente nel percorso espositivo, consolidando il ruolo del museo come punto di riferimento per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio

 


 

La Spezia, 16 luglio 2026 – Le collezioni del Museo Archeologico del Castello San Giorgio si arricchiscono di nuovi reperti di grande interesse storico e scientifico, destinati a entrare stabilmente nel percorso espositivo.


Grazie alla proficua collaborazione tra il Comune della Spezia, il Ministero della Cultura e le Soprintendenze competenti, due teste di statue stele, già presentate al pubblico in occasione della mostra Le pietre parlanti della Preistoria a cura di Donatella Alessi, allestita nel febbraio 2025, rimarranno permanentemente custodite ed esposte nel museo con concessione decennale e rinnovabile.


L’importante acquisizione conferma l’attenzione dell’Amministrazione Peracchini verso la tutela, lo studio e la valorizzazione del patrimonio archeologico e rafforza il ruolo del Castello San Giorgio quale presidio culturale e scientifico di riferimento per la città, il territorio spezzino e l’intera area Liguria.

 

Statua stele di Lerici dell’Età del Ferro scolpita riutilizzando una statua stele dell’Età del Rame in prestito al Castello San Giorgio ancora fino a fine giugno 2027


 


“L'introduzione di questi nuovi reperti al Museo Archeologico del Castello San Giorgio amplia e arricchisce ulteriormente il patrimonio museale della nostra Città” commenta il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini. “Si tratta di elementi di estremo pregio, oltre che profondamente identitari: tra gli esemplari acquisiti vi sono infatti due teste provenienti da statue stele, opere rappresentative della preistoria lunigianese e ligure, che si affiancano così alle due anfore sequestrate da Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, riportate al loro antico splendore grazie al lavoro svolto dal nostro Museo. L’arrivo di questi preziosi manufatti testimonia  il ruolo sempre più centrale dei nostri musei civici anche a livello nazionale, consolidato attraverso le recenti iniziative promosse dall’Amministrazione: la gratuità dei Musei Civici per tutti i cittadini della Provincia della Spezia e l’apertura straordinaria dei musei il venerdì sera, che fino al 31 luglio accoglieranno il pubblico con visite guidate gratuite. Il patrimonio artistico, storico e culturale della nostra Città diventa così sempre più accessibile e coinvolgente per cittadini, turisti e visitatori” conclude il Sindaco.
La mostra del 2025 aveva riunito quattro statue stele provenienti dalla provincia della Spezia, testimonianze delle più recenti scoperte legate a uno dei fenomeni culturali più significativi dell’età del Rame in Lunigiana, tra il IV e il III millennio a.C. L’esposizione aveva consentito di presentare alla comunità reperti ancora poco conosciuti e, in alcuni casi, mai esposti prima in una sede museale.
Il primo reperto destinato a rimanere al Castello è la testa di statua stele rinvenuta nel 2011 nella località Pianaccia di Suvero, nel Comune di Rocchetta di Vara. L’opera appartiene verosimilmente al gruppo di esemplari nei quali la testa è separata dalle spalle attraverso la rappresentazione del collo. La forma ellissoidale del volto è delimitata da un bordo in rilievo, dal quale si sviluppa un naso largo e rettangolare. Gli occhi e le orecchie, profondamente incavati, sembrano essere stati realizzati mediante l’impiego del trapano a frullino, strumento caratteristico delle lavorazioni preistoriche.
Il secondo reperto, di particolare rarità, proviene dalla Baia Blu di Lerici e raffigura un volto scolpito a bassorilievo su un blocco litico irregolare. Recuperato dal mare da alcuni pescatori e rinvenuto sulla scogliera nel 2003, presenta una testa di forma ellittica, un’arcata sopraccigliare aperta a “T”, un ampio naso schiacciato e gli occhi modellati a rilievo. La tecnica di lavorazione e la particolare natura del supporto rendono questo manufatto un esemplare estremamente singolare nel panorama delle statue stele.

 

Due statue stele di cui una testa statua stele Età del Rame trovata a Suvero; un blocco con testa di statua stele Età del Ferro trovata a Lerici concesse in deposito ed esposte al Castello; e un calco di testa di statua stele Età del Rame trovato a Levanto ed esposto al Museo del Piagnaro

 


Il percorso espositivo continuerà inoltre a ospitare il calco della testa di statua stele rinvenuta a Levanto nel 2020, il cui originale appartiene alla collezione del Museo delle Statue Stele Lunigianesi di Pontremoli. La riproduzione, ottenuta grazie alla collaborazione con la Soprintendenza competente per le province di Lucca e Massa Carrara, permetterà ai visitatori di continuare ad apprezzare questo importante ritrovamento.
È stato inoltre prorogato il prestito dell’eccezionale esemplare integro proveniente da Lerici fino a fine giugno 2027 e appartenente a una collezione privata. Il reperto raffigura un guerriero dell’età del Ferro, databile alla metà del I millennio a.C., dotato di una panoplia completa e realizzato attraverso la rilavorazione di una precedente statua stele dell’età del Rame. Una testimonianza straordinaria della lunga durata e della trasformazione dei simboli e delle pratiche culturali nel territorio.
A queste opere si aggiungono due anfore sequestrate dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli della Spezia, già esposte al Castello dal 2020. Al termine dell’iter amministrativo conseguente al sequestro, i reperti, di proprietà dello Stato, sono stati concessi in deposito permanente al museo.
Le nuove acquisizioni entreranno così a far parte in modo definitivo dell’allestimento museale, contribuendo a renderlo sempre più dinamico, aggiornato e capace di raccontare, attraverso reperti autentici e di grande valore, la complessità della storia più antica del territorio.
Per la prima volta dall’inaugurazione dell’attuale percorso espositivo, avvenuta nel 2020, il nucleo delle statue stele del Museo Archeologico del Castello San Giorgio si amplia con nuovi esemplari. Un risultato significativo per il Comune della Spezia, che conferma il proprio impegno nella costruzione di una proposta culturale qualificata, fondata sulla collaborazione istituzionale, sulla ricerca scientifica e sulla restituzione alla comunità del patrimonio storico e archeologico.
Con questo nuovo ingresso il Museo Archeologico del Castello San Giorgio consolida ulteriormente la propria vocazione: non soltanto luogo di conservazione, ma spazio vivo di conoscenza, ricerca e divulgazione, capace di accogliere nuove scoperte e di offrire ai cittadini e ai visitatori una lettura sempre più ricca e aggiornata della storia della Spezia e del suo territorio.


Si ricorda che per tutti i residenti della Provincia della Spezia, l’ingresso al Museo del Castello San Giorgio è completamente gratuito, come per tutti i Musei Civici della Spezia.


 


Info 

Museo del Castello San Giorgio
via XXVII Marzo 36, La Spezia

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

ESTATE NEI MUSEI CIVICI: PROSEGUONO LE APERTURE SERALI DEL VENERDÌ CON VISITE GUIDATE GRATUITE

Il 17, 24 e 31 luglio i Musei Civici della Spezia saranno aperti dalle ore 20.00 alle 23.00. In programma visite guidate gratuite alle collezioni e ai percorsi espositivi


 


La Spezia, 16 luglio 2026 – Proseguono venerdì 17, 24 e 31 luglio le aperture straordinarie serali dei Musei Civici della Spezia, visitabili dalle ore 20.00 alle 23.00, con un programma di visite guidate gratuite rivolto a cittadini, visitatori e turisti.


L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione Peracchini, offre una nuova occasione per scoprire il patrimonio storico e artistico cittadino nella suggestiva atmosfera delle serate estive, rafforzando il ruolo dei musei come luoghi aperti, accessibili e pienamente integrati nella vita culturale della città. Per tutti i residenti della Provincia della Spezia l’ingresso è gratuito, come le visite guidate.


Saranno aperti il Museo Civico “Amedeo Lia”, il Museo Archeologico del Castello San Giorgio, il Museo Civico del Sigillo, la Palazzina delle Arti, il Museo Civico Etnografico “Giovanni Podenzana” e il CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea.


Nel corso delle serate sarà possibile partecipare, su prenotazione, alle visite guidate gratuite:

    ore 20.00 – Palazzina delle Arti, con visita al Museo Civico del Sigillo e alla mostra permanente dedicata ad Agostino Fossati;
    ore 21.00 – Museo Civico “Amedeo Lia”
    ore 21.30 – CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea
    ore 22.00 – Museo Civico Etnografico “Giovanni Podenzana”

Contatti e prenotazioni
Museo Archeologico del Castello San Giorgio
Tel. 0187 751142
sangiorgio.segreteria@comune.sp.it
Museo Civico “Amedeo Lia”
Tel. 0187 727220
museolia.reception@comune.sp.it
Museo Civico Etnografico “Giovanni Podenzana”
Tel. 0187 727781
museoetnografico.segreteria@comune.sp.it
CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea
Tel. 0187 727530
info@camec.sp.it
Museo Civico del Sigillo / Palazzina delle Arti
Tel. 0187 727220
museo.sigillo@comune.sp.it

 

Scomparso Padre Giacomo Massa, il cordoglio del sindaco Pierluigi Peracchini

  



La Spezia, 16 luglio 2026 – Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara quanto segue:

Padre Giacomo Massa è stato una figura di straordinario valore umano e spirituale, una persona che ha dedicato l'intera vita al servizio del prossimo e un punto di riferimento per I più fragili della nostra città e la sua scomparsa rappresenta una grave perdita per tutta la comunità spezzina. Il suo lungo impegno missionario in Burundi e il servizio svolto negli ultimi anni presso il convento di Gaggiola rimangono una preziosa testimonianza di fede vissuta attraverso opere concrete e di costante apertura verso il prossimo

Alla comunità dei Frati Francescani di Gaggiola, ai familiari di Padre Giacomo Massa e a tutti coloro che gli hanno voluto bene rivolgo, a nome dell’Amministrazione comunale e della città della Spezia, le più sincere e sentite condoglianze.

Colgo l’occasione per ringraziare i Frati Francescani di Gaggiola, che ogni giorno svolgono un ruolo fondamentale a sostegno delle persone più fragili della nostra comunità, offrendo assistenza, conforto a famiglie in difficoltà”.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

"Conservare il passato – Tecniche e casi studi di restauro architettonico" di Mariano Nuzzo

 Al Dadi dell’Università Vanvitelli la presentazione del volume 

Conservare il passato – Tecniche e casi studi di restauro architettonico

 di Mariano Nuzzo

 


 


Martedì 21 luglio 2026, alle ore 10.30, presso l’Aula S1 del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli", si terrà la presentazione del volume Conservare il passato – Tecniche e casi studi di restauro architettonico, di Mariano Nuzzo, nell’ambito delle attività del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura. Ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali di Ornella Zerlenga, Direttore del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale. Interverranno Paolo Giordano, Professore ordinario di Restauro e Decano d’Area, Alessandro Castagnaro, Professore ordinario di Storia dell’Architettura, Rosalia D’Apice, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, e Carlo Rescigno, Professore ordinario di
Archeologia classica. Le riflessioni conclusive saranno affidate all’autore, Mariano Nuzzo, Professore di Restauro Architettonico. Il volume propone una riflessione sul restauro come pratica critica e progettuale, fondata sull’integrazione tra conoscenza storica, lettura della materia e responsabilità culturale. Attraverso una prima parte dedicata agli aspetti storico-metodologici e una seconda incentrata su casi studio di restauro architettonico e archeologico, il testo evidenzia come la conservazione del patrimonio costruito rappresenti un processo complesso, capace di confrontarsi con innovazione, sicurezza, vincoli normativi, esigenze di fruizione e istanze delle comunità.


Il professore Paolo Giordano ha dichiarato: “Questo volume nasce dall’esigenza di condividere un metodo di lavoro che considera il restauro un atto di responsabilità nei confronti della storia, dell’architettura e della collettività.
 

Conservare il patrimonio significa interpretarne i valori, comprenderne la materia e accompagnarne la trasmissione al futuro attraverso un dialogo costante tra ricerca, progetto e tutela. Il confronto con il mondo universitario rappresenta un’occasione preziosa per alimentare questo dialogo e formare le nuove generazioni di professionisti chiamati a custodire il nostro patrimonio culturale”.
 

A sottolineare il valore scientifico e didattico dell'opera è anche il contributo del professor Alessandro Castagnaro, ordinario di Storia dell'architettura, che evidenzia la solidità dell'impostazione metodologica e la rilevanza dei casi studio presentati nel volume: “Il volume Conservare il Passato Tecniche e casi studio di restauro architettonico di Mariano Nuzzo costituisce un apporto alla disciplina sia per l'impostazione metodologica, ben strutturata, sia e soprattutto per i casi studio affrontati rientranti in differenti tipologie archeologiche e architettoniche, offrendo al lettore un'articolata ed interessante casistica. Un volume che coniuga aspetti teorici con la pratica cantieristica, utile per la didattica e per chi si interessa del vasto ed articolato mondo della tutela e della conservazione”.


Soffermandosi sul ruolo della tutela quale strumento di conoscenza e sulla pluralità degli approcci richiesti dalla conservazione del patrimonio, il professore Carlo Rescigno evidenzia il valore dell'esperienza maturata sul campo: “Il tema adottato nel volume costituisce un filone dominante nella politica della conservazione del nostro patrimonio.
 

L’esperienza condotta in Soprintendenza permette di entrare in diretto contatto con le testimonianze del nostro passato e del contemporaneo. Il volume si confronta con situazione molto diverse e lo fa cercando di individuare i linguaggi tipici e caratteristici dei diversi beni culturali analizzati”.
 

Confermando il ruolo fondamentale della collaborazione tra istituzioni della tutela e mondo accademico nella formazione e nella ricerca, interviene infine la professoressa Ornella Zerlenga, Direttrice del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli": “Di là dall’essere un competente contributo alla formazione disciplinare nell’ambito delle tecniche operative del restauro architettonico, questo volume è un’occasione di riflessione sul concetto di ‘conservare’ e su quello di ‘passato’. Perché conservare? E, soprattutto, perché conservare il passato? Si conserva ciò che si ritiene importante, ciò che ancora rappresenta qualcosa ed è capace di dare senso al presente e al futuro. Si conserva qualcosa che, seppure in pessimo stato, è riconosciuto come ‘bello’, come qualcosa che conserva un valore spesso più intangibile che tangibile e di cui averne cura. Ecco, questo nuovo libro di Mariano Nuzzo insegna a riconoscere nelle tracce del passato quegli indizi capaci di muovere verso un futuro migliore”.


L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di confronto tra il mondo accademico, la ricerca e le istituzioni impegnate nella tutela del patrimonio culturale, ponendo al centro il tema della conservazione come disciplina capace di coniugare rigore scientifico, innovazione e responsabilità verso il patrimonio e le comunità.



Università di Campania "Luigi Vanvitelli"
Via San Lorenzo ad Septimum

Abbazia di San Lorenzo

Aversa

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

VIVI "I VENERDÌ DI ERCOLANO": UNA SERA D’ESTATE TRA ARTE E ARCHEOLOGIA, TRA LE ROVINE ILLUMINATE

PH. ANNAABET

Il Parco Archeologico di Ercolano apre le porte in notturna: teatro, danza e musica dal vivo nella cornice suggestiva di uno dei siti UNESCO più amati al mondo.

 

Biglietti disponibili online, due turni di visita per ogni serata.
 

Le sere d’estate a Ercolano continuano ad accendersi di luce, musica e parole antiche. Prosegue il format di successo "I Venerdì di Ercolano", la rassegna giunta alla sua nona edizione: appuntamento a venerdì 17 luglio, quando il Parco Archeologico tornerà a trasformarsi in un palcoscenico a cielo aperto tra le rovine dell’antica città, sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Un nuovo appuntamento imperdibile per vivere una serata diversa dal solito, tra i vicoli illuminati di una città che ha duemila anni e non li dimostra.


  

La fascia serale scelta per la rassegna — dalle 20:00 a mezzanotte — regala ai visitatori il momento più piacevole della giornata per una passeggiata all’aperto: la luce calda del tramonto e le atmosfere sospese delle domus di Ercolano, illuminate ad arte per l’occasione, compongono uno scenario che più che una visita è un’esperienza da vivere con tutti i sensi.

 



 

Il filo conduttore dell’edizione 2026, Amore e Guerra, attraversa sette performance site-specific distribuite nei diversi ambienti del sito archeologico. Il pubblico potrà muoversi liberamente lungo un percorso illuminato, incontrando di volta in volta gli spettacoli, ciascuno ripetuto ciclicamente durante la serata: un’esperienza libera e immersiva, adatta a chi desidera scoprire l’archeologia in una veste inedita.
«Con "I Venerdì di Ercolano" il Parco rinnova il proprio impegno nel rendere il patrimonio archeologico uno spazio vivo, aperto al dialogo con i linguaggi del presente. L’antica città diventa luogo di incontro tra memoria e creatività».
— Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano
Un appuntamento che arriva in un momento positivo per il Parco Archeologico di Ercolano: a giugno 2026 gli ingressi hanno raggiunto quota 45.860, in crescita di oltre il 5% rispetto allo stesso mese del 2025 (43.659 visitatori). Il trend si conferma anche a maggio (60.173 ingressi, +4,4% sul 2025) e porta il bimestre maggio-giugno oltre i 106.000 visitatori complessivi, circa 4.800 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+4,7%).

 Una serata a Ercolano, tra le luci soffuse delle antiche domus e le note della musica dal vivo, è il modo migliore per riscoprire il fascino della città sepolta dal Vesuvio in una veste del tutto inedita. I biglietti sono disponibili online: si consiglia di prenotare con anticipo, vista la disponibilità limitata di posti per ciascun turno.


Per ulteriori informazioni sul programma e sulle modalità di prenotazione: www.ercolano.coopculture.it 


 




Parco Archeologico di Ercolano
Corso Resina 

Ercolano 

Napoli

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA