mercoledì 24 giugno 2026

Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce

A cura di Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli

26 giugno - 4 ottobre 2026
MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna | Project Room 
Via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna
www.museibologna.it/mambo

Inaugurazione
Giovedì 25 giugno 2026 ore 18.00 - 20.00

 

 

Luigi Ghirri, dalla serie Blu infinito, 1991. Stampa coeva Arrigo Ghi. Collezioni private in deposito presso MARV | Museo d'Arte Rubini Vesin, Gradara / Rete Museale Marche Nord

 

 Bologna, 24 giugno 2026 - Dal 26 giugno al 4 ottobre 2026 il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna presenta all'interno della Project Room la mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce, curata da Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli.


Il progetto è sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, e vede come partner culturale la Fondazione Luigi Ghirri.

L'esposizione documenta il sodalizio intellettuale e creativo nato dalla collaborazione tra Luigi Ghirri (Scandiano, 5 gennaio 1943 – Roncocesi, 14 febbraio 1992), fotografo tra i protagonisti della scena contemporanea internazionale, e Gianni Celati (Sondrio, 10 gennaio 1937 – Brighton, 3 gennaio 2022), critico, traduttore, scrittore e cineasta.

Al centro del percorso espositivo la serie Blu infinito, un ampio corpus di 81 fotografie realizzate da Luigi Ghirri tra il 1989 e il 1991 durante i sopralluoghi e la lavorazione di Strada provinciale delle anime, il primo lungometraggio diretto da Gianni Celati che rappresenta lo sviluppo cinematografico di quell'esplorazione del paesaggio padano cominciata con il successo letterario di Verso la foce (1989). In questo triennio di lavoro comune, la macchina fotografica di Ghirri accompagna e testimonia la ricerca del cineasta, fissando la genesi del film in immagini rivelatrici di una nuova e intensa attenzione alla figura umana.

In questi scatti, che costituiscono l’ultimo lavoro di Ghirri prima della sua prematura scomparsa nel 1992, la celebre cifra metafisica del fotografo si apre al ritratto: sullo sfondo del Delta del Po appaiono amici, scrittori, studenti e gli anziani parenti di Celati, protagonisti di un viaggio in corriera da Ferrara fino al mare. ll percorso di tre giorni raccontato in Strada provinciale delle anime si trasforma in una "silenziosa epica del quotidiano" che racconta l’incontro tra fotografia, cinema e letteratura delineando lo sguardo di un’epoca profondamente segnata dalla ricerca di equilibrio fra luce e colore.

L'allestimento negli spazi della Project Room del MAMbo mette in dialogo la serie fotografica con tre film di Celati: Strada provinciale delle anime (1991), il racconto di un viaggio corale su un pullman azzurro, attraverso le valli di Comacchio fino al Delta del Po, dove la ricerca di un orizzonte si intreccia alle voci e alle storie di un gruppo di viaggiatori; Il mondo di Luigi Ghirri (1998), un ritratto intimo e commosso del fotografo a pochi anni dalla scomparsa, che ripercorre i suoi luoghi, i suoi oggetti e il suo modo di "abitare la distanza" attraverso le immagini; Case sparse. Visioni di case che crollano (2003), un'esplorazione poetica e documentaria sulle tracce di una civiltà rurali in dissolvimento, tra edifici abbandonati e un paesaggio che sembra riprendere possesso dei propri spazi.

I tre lungometraggi sono stati prodotti e realizzati da Pierrot e la Rosa, casa di produzione fortemente influenzata dall'esperienza del DAMS, fondata alla fine degli anni '70 da Luca Buelli, Paolo Muran e Lamberto Borsetti, che divenne in quegli anni un punto di riferimento per il cinema del reale e il documentario d'autore.

Attraverso le opere esposte la mostra mette in luce la comunanza di visione che ha profondamente unito i due autori. La produzione fotografica di Luigi Ghirri e le narrazioni filmiche di Gianni Celati convergono nella rispondenza al dato fenomenico, orientando lo sguardo verso l’esterno con affettività, senza applicare alcuna restrizione al campo di indagine. Se da un lato la ricerca di Ghirri opera un costante abbassamento della soglia dell’eccezionale - attribuendo dignità estetica e culturale a ogni elemento dell'esistente - la narrazione di Celati ricompone le apparenze disperse, organizzando i frammenti dell’esperienza dei luoghi in una forma di itinerario non finalizzato, una sorta di una guida metodologica per vivere il percorso e rinnovare la percezione del mondo.

Il progetto espositivo è accompagnato da una pubblicazione edita da Danilo Montanari Editore, che approfondisce la comunanza di visione e il complesso e proficuo rapporto tra il fotografo e lo scrittore cineasta attraverso un’introduzione di Lorenzo Balbi, i saggi critici di Marco Sironi, Gabriele Gimmelli e Corrado Confalonieri e un’intervista a Luca Buelli a cura di Giulia Pezzoli.

Per la realizzazione della mostra si ringrazia MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin / Rete Museale Marche Nord.

L'esposizione fa parte di Bologna Estate 2026, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna - Territorio Turistico Bologna-Modena.


SCHEDA TECNICA

Mostra
Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce

A cura di
Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli

Promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna

Con la partnership culturale di
Fondazione Luigi Ghirri

Sede
MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna | Project Room

Periodo
26 giugno - 4 ottobre 2026

Inaugurazione
Giovedì 25 giugno 2026 ore 18.00

Orari di apertura
Martedì e mercoledì ore 14.00 - 19.00
Giovedì ore 14.00 - 20.00
Venerdì, sabato, domenica e festivi ore 10.00 - 19.00

Sabato 15 agosto 2026 (Ferragosto) ore 10.00 - 19.00

Ingresso
Intero € 6 | ridotto € 4 | ridotto speciale giovani tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura



Informazioni
MAMbo - Museo d'Arte Moderna di BolognaVia Don Giovanni Minzoni 14 | 40121 Bologna
www.museibologna.it/mambo

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

L’Oltre. Danza, digitale e memoria nei luoghi di passaggio

Museo archeologico nazionale di Pontecagnano “Etruschi di frontiera”

 
28 giugno 2026, ore 20.30 | danza contemporanea e realtà virtuale
ingresso gratuito

 



 
Domenica 28 giugno 2026 il Museo archeologico nazionale di Pontecagnano propone un’apertura straordinaria serale fino alle 23.30, dedicata al nuovo appuntamento della rassegna di danza contemporanea “L’Oltre. Danza, digitale e memoria nei luoghi di passaggio”, un articolato progetto dedicato alla valorizzazione dei luoghi della cultura attraverso il linguaggio della danza contemporanea e le potenzialità offerte dalle tecnologie digitali.
L’iniziativa è promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali Campania e finanziata dalla Direzione generale Spettacolo nell’ambito del programma del Ministero della Cultura per il sostegno alle attività di spettacolo dal vivo nei luoghi della cultura.
Il progetto, per la direzione artistica di Claudio Malangone, è realizzato in collaborazione con Circuito Campano della Danza e si avvale del supporto del Comune di Padula, del Comune di Pontecagnano Faiano, del Comune di Sala Consilina e della Comunità Montana Vallo di Diano.
“L’Oltre” si configura come un percorso multidisciplinare che attraversa territori di confine e di passaggio, luoghi che nei secoli hanno favorito incontri, scambi e contaminazioni culturali. Protagonisti del progetto sono siti di grande rilevanza storico-culturale: la Certosa di San Lorenzo a Padula, simbolo del tempo lento e della spiritualità monastica; il Museo archeologico nazionale di Sala Consilina, punto nevralgico del Vallo di Diano, storicamente un crocevia tra il Tirreno e lo Ionio; il Museo archeologico nazionale di Pontecagnano, che, insieme al suo Parco archeologico, testimonia antiche storie di vita e contatti culturali nell’Agro Picentino.
In questi spazi, custodi di memorie antiche e identità stratificate, la danza contemporanea si fa strumento di interpretazione e riscrittura del patrimonio, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva e multisensoriale. Le performance site-specific, affidate a coreografi e compagnie di rilievo nazionale e internazionale, dialogano con architetture e collezioni, mentre le tecnologie digitali – dalla scansione 3D all’Intelligenza Artificiale – animano dettagli artistici e reperti archeologici, generando nuove forme di narrazione. Elemento distintivo del progetto è, infatti, l’integrazione tra spettacolo dal vivo e dimensione virtuale: attraverso digital mapping, ambienti immersivi e dispositivi VR, il pubblico potrà vivere un’esperienza ibrida che supera i limiti dello spazio e del tempo, ampliando l’accessibilità al patrimonio anche sotto il profilo sensoriale e cognitivo.
Interverranno la direttrice del Museo, Serena De Caro, il sindaco di Pontecagnano Faiano, Giuseppe Lanzara, l’assessora alle Politiche Culturali, Roberta D’Amico, il direttore artistico della rassegna, Claudio Malangone.
Ingresso gratuito al Museo dalle ore 19.00. La serata si concluderà con una wine experience al piano terra del Museo
 
 
Il programma degli spettacoli:
 
28 giugno 2026 ore 20.30
Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano
 
THIGHT DRESS | coreografia e musica: Jill Crovisier | compagnia: Menhir  
La musica, come punto di partenza dell’approccio coreografico, guida questo lavoro che, originariamente interpretato dalla stessa coreografa e sound designer, è ora affidato a Erika Guastamacchia. Il pezzo ci accompagna in un viaggio in cui movimenti confusi, frenetici e spezzati si confrontano tra loro, come una giustapposizione di flashback che fluttuano tra meccanicità e fluidità. Un momento che genera una disperata ricerca di riconoscimento, evidenziata da un tocco di comicità ed esistenzialismo.
 CORPI TRA LE NUVOLE | coreografia: Tiziana Arnaboldi | compagnia: Compagnia Tiziana Arnaboldi
Entità libera e senza peso, perenne divenire e cambiamento costante, la nuvola è una delle protagoniste dell’opera di Jean Arp. Capaci di evocare le più disparate associazioni, le nuvole ci accompagnano quotidianamente e ci fanno sognare, anche quando dimentichiamo di sollevare lo sguardo. Nelle loro eterne trasformazioni suscitano immagini oniriche e profonde. Sono esse il motore della nostra danza. Una coreografia di gesti sfuggenti, impalpabili, mutevoli. Il corpo diviene paesaggio, anima, dispensatore di emozioni.  Corpi avvolti da nuvole proiettano sogni e fantasie, legandosi tematicamente all’universo creativo.
 SEARCHING FOR EUROPA | coreografia: Giulio De Leo | compagnia: Menhir
In questa sua ultima creazione, Giulio De Leo mette ancora una volta in gioco i linguaggi della danza, della musica e della videografia. Gli elementi in gioco (gesto, suono e immagine) cuciono fra loro un dialogo intimo e donano allo spettatore un senso di abbandono e di perdita nella perenne oscillazione fra bellezza e orrore, pace e guerra, luce e ombra, suono e silenzio. La musica del greco Vaggelis Gettos (liuto cretese e live electronics), con sonorità mediterranee introduce lo spettatore al paesaggio spettrale di Famagusta, la ghost city di Cipro filmata da Giulio De Leo. La città, negli anni ’70 meta turistica del jet set internazionale, fu conquistata durante l’invasione di Cipro da parte dall’esercito turco nel 1974. Soltanto nel 2024 le autorità turche hanno riaperto al pubblico alcune aree della città per esporre il proprio bottino di guerra al mondo intero e celebrare la propria gloria. Macerie rimaste intatte fino ad oggi e fra cui idealmente danza la straordinaria Erika Guastamacchia.

Gli spettacoli sono realizzati in collaborazione con SDF.



Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano "Gli Etruschi di frontiera"
Servizio Promozione e Comunicazione
via Lucania, snc 84098 Pontecagnano Faiano (SA)

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Concerto lirico con i coniugi Kitaya

 


 

Martedì 30 giugno 2026 al centro anziani di piazza Brin in via Filippo Corridoni 7, nel quartiere umbertino della Spezia, alle ore 17:30, si terrà un Concerto Lirico del tenore Kentaro Kitaya, noto per essere il direttore del Coro Lirico, direttore artistico, regista e interprete di numerose opere di compositori famosi. Sarà accompagnato dalla moglie pianista Miki Kitaya. Il Concerto Lirico sarà dedicato dai presenti, nominandoli, ai genitori scomparsi, alle mogli o ai mariti defunti, a parenti o amici che si vogliono ricordare. Il programma lirico prevede, nella prima parte:

Ave Maria Schubert; Ave Maria Gounod; Ave Maria Caccini; Me voglio fa’ ‘na casa Donizetti; Una furtiva lagrima "L'Elisir d'amore" Donizetti; Un brano pianistico tratto dall'opera (Miki Kitaya).

 




Nell’intervallo sarà rappresentata l'azione scenica “Ciao papà” di Elisabetta Amoroso, nota scrittrice spezzina, con l’intervento di due attori: Roberto Maggi e Ana Paula Sena.

La seconda parte del programma lirico si completa con i brani:

De' miei bollenti spiriti "La Traviata" Verdi; Ah, la paterna mano "Macbeth" Verdi; E lucevan le stelle "Tosca" Puccini; Mamma quel vino è generoso "Cavalleria Rusticana" Mascagni.

Per realizzare questo concerto che chiuderà la stagione 2025-2026 degli Incontri di lettura del martedì al centro anziani di piazza Brin molti soci si sono tassati per il compenso dei due artisti.

 




Si ringraziano i soci che parteciperanno, la presidentessa Lorenza Rocca, il Comune proprietario dei locali, gli organizzatori degli eventi delle precedenti stagioni, il donatore del pianoforte verticale.

Riferirsi, per una tempestiva comunicazione, all'indirizzo

 https://incontridilettura.blogspot.com

(Il link non ha accesso diretto ma è da copiare ed incollare sul web)

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

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NUOVA ORCHESTRA SCARLATTI - Concerto sinfonico dell’Orchestra Scarlatti Junior

 


Domenica 28 giugno ore 18:00, nella cornice monumentale del Cortile delle Statue, a Napoli in Via Paladino 39, si terrà l’atteso Concerto sinfonico dell’Orchestra Scarlatti Junior, a coronamento del XII laboratorio di formazione orchestrale organizzato dalla Nuova Orchestra Scarlatti, che quest’anno ha visto la partecipazione di circa 80 giovanissimi strumentisti di età compresa tra gli 11 e i 20 anni di età.

 




Con la direzione del M.° Gaetano Russo, le ragazze i ragazzi dell’Orchestra Scarlatti Junior saranno protagonisti di un ricco e brillante programma sinfonico spaziante da Händel a Bizet, a Verdi e altro ancora. Solista sarà la giovane violoncellista Elene Lamartora, nell’Ouverture da I masnadieri di Verdi. 


Biglietti Euro 5,00, acquistabili su azzurroservice.net o al botteghino da un'ora prima del concerto.

 




Link: 

https://www.azzurroservice.net/biglietti/concerto-sinfonico-dellorchestra-scarlatti-junior-/

(il link non ha accesso diretto ma è da copiare ed incollare sul web)

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

martedì 23 giugno 2026

AUTISMO: nuovi progetti


 

Amiche e amici di rosarydelsudArt news eccoci in questo nuovo anno con Gaetano Marotta (Presidente dell'Associazione Oltre il Muro genitori soggetti autistici e fondatore e ideatore della CDU - Comitato Disabilità Unite e responsabile anildd Nazionale difesa dei diritti, disabili, disagio sociale) oggi Gaetano parilamo dei caregiver alla comunicazione, assegni di cura e Città del Sole:

 

 

Oggi ore 17:30  da Don Peppe Green (Capua)

Si parlerà della: "Storia associazione oltre  il muro dal 2000, città del sole, linee guida, Caregiver,  comunicazione,  Icf, tecnologie informatiche".

 






 

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Pompei lancia la realtà aumentata


 

La Casa del Citarista apre e diventa palestra per l’archeologia del Futuro
Una app, Portyl, per rivivere la storia

 


Pompei lancia la realtà aumentata. Grazie ad una app, Portyl, diventa ora possibile esplorare la città così come era nel 79 d.C., vivendo un’esperienza che unisce rigore scientifico, innovazione tecnologica e fruizione immersiva.


La Casa del Citarista, una tra le più grandi case di Pompei e la prima a essere interessata da questo progetto digitale, apre al pubblico il 24 giugno 2026 e diventa una vera e propria palestra per l’archeologia del futuro: un luogo in cui ricerca, ricostruzione e narrazione si fondono per restituire vita a uno spazio antico.


All’interno della casa, celebre per la statua dell’Apollo Citarista – da cui il nome della dimora – i visitatori possono osservare ambienti, arredi e scene di vita quotidiana ricostruiti digitalmente. Ma l’esperienza non si limita a questo edificio: anche luoghi simbolo come il Foro, l’Anfiteatro, il Teatro Grande e l’Odeion (Teatro Piccolo) diventano visibili in realtà aumentata, offrendo un viaggio immersivo nel cuore della città antica.

 

 



Portyl, una App per ricostruire la casa e vivere i luoghi

 
L'app Portyl consente ai visitatori di vivere i siti storici così come apparivano nel periodo di massimo splendore, utilizzando un iPhone, uno smartphone Android o un tablet. Attraverso ricostruzioni digitali dettagliate e storicamente accurate, i visitatori possono esplorare liberamente ogni luogo, osservando non solo l'architettura, ma anche le persone, gli animali e gli eventi che un tempo davano vita a questi spazi.
 
Gli utenti possono assistere a momenti della vita di Pompei come i combattimenti dei gladiatori nell'Anfiteatro, gli spettacoli nel Teatro Grande e nell'Odeon, e l’eruzione del Vesuvio. Presso la Casa del Citarista, i visitatori possono immergersi nella vita quotidiana all’interno della domus e dell'ambiente circostante.


La tecnologia su cui si basa l'app Portyl, realizzata da Histoury Inc., utilizza le più recenti innovazioni nei campi del LiDAR, della fotogrammetria e dell'intelligenza artificiale generativa. Ogni sito all'interno di Pompei è stato meticolosamente scansionato, studiato approfonditamente e ricreato con cura dal team di artisti della Histoury Inc.


Il visitatore può scaricare gratuitamente l’app Portyl attraverso QR Code – posizionati presso le tre entrate del Parco, oppure nelle aree incluse nell’esperienza – che indirizzano all’App Store o al Play Store.


Portyl sarà gratuita per tutti i visitatori fino al 15 luglio 2026. Successivamente, all’interno dell’app saranno disponibili tre contenuti gratuiti: la Basilica (nei pressi del Foro), Quadriportico ed esterno dell’Anfiteatro. Tutti gli altri contenuti immersivi saranno disponibili a pagamento, al costo di 15,00 euro. I siti inclusi nell’esperienza completa sono: il Foro, la Domus del Citarista, il Teatro Grande, l’Odeon e l’Anfiteatro.


Inoltre, presso la biglietteria, il bookshop e gli infopoint gestiti da Opera Laboratori Fiorentini sarà possibile noleggiare al costo di 20,00 euro un tablet che include l’app Portyl con tutti i contenuti interamente sbloccati, consentendo anche ai visitatori sprovvisti di un dispositivo compatibile di accedere all’esperienza immersiva.


Portyl utilizza un sistema di geofencing basato sul segnale GPS per riconoscere la presenza fisica del visitatore all’interno delle aree abilitate. Questa tecnologia consente un allineamento estremamente preciso tra gli ambienti ricostruiti e la sua posizione reale, permettendo un utilizzo senza interruzioni. In pochi secondi, il visitatore viene posizionato virtualmente nel punto in cui si trova fisicamente, potendo osservare l’ambientazione storica ricostruita e riportata in vita.
 
Per favorire una fruizione più ampia, anche al di là della presenza fisica sul posto, l’app sarà utilizzabile anche in modalità remota al di fuori di Pompei.
 
Non si tratta solo di un progetto digitale, ma di un nuovo modo di intendere l’archeologia. «L’introduzione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali segna un passaggio cruciale. Questi strumenti sono destinati a rivoluzionare la tutela, la ricerca e la fruizione del patrimonio culturale. Tuttavia, questa rivoluzione non è neutrale - spiega il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel - il suo esito dipende dall’uso che ne faremo. L’IA rappresenta una straordinaria opportunità se orientata alla democratizzazione della conoscenza, rendendo accessibili a tutti contenuti complessi e spesso difficili da comprendere. Può ampliare il pubblico, coinvolgere nuove generazioni e abbattere barriere culturali e fisiche. Allo stesso tempo, esiste un rischio: che la tecnologia si chiuda in un circuito autoreferenziale, arrivando a produrre contenuti per sé stessa, senza un reale legame con la ricerca scientifica e con il patrimonio autentico. È proprio qui che entra in gioco il ruolo dell’archeologia. Gli archeologi non devono diventare spettatori passivi di macchine che elaborano dati e ricostruzioni, ma registi consapevoli della trasmissione del patrimonio. La sfida è guidare queste tecnologie, assicurando che ogni ricostruzione digitale sia fondata su basi solide, verificabili e condivise mantenendo un equilibrio tra spettacolarizzazione e rigore scientifico».


 Inclusione e creatività nella Casa del Citarista

 
Inoltre, con l’apertura della Casa del Citarista, Parvula Domus – la fattoria culturale e sociale del Parco, gestita dalla cooperativa “Il Tulipano” – prosegue il proprio impegno per favorire inclusione e creatività all’interno del sito archeologico di Pompei. I ragazzi di Parvula Domus, ogni mercoledì a partire dal 1° luglio, accoglieranno il pubblico in un appuntamento dedicato alla visita degli ambienti e ai laboratori correlati ai temi che connotano la casa.

 

 



 
Il “mistero” della statua dell’Apollo Citarista e nuove ipotesi sulla storia della casa del Citarista

 
Il progetto di realtà aumentata è basato su una ricerca multidisciplinare sulla casa del Citarista, che è stata scavata a partire dal 1853 ed è oggi difficilmente comprensibile, dal momento che molti affreschi e reperti furono portati al Museo di Napoli, come era usuale a quei tempi.


I risultati delle ricerche coordinate dal direttore Zuchtriegel sono confluite in un nuovo modello digitale della casa, elaborato insieme a un gruppo di ricerca guidato da Francesco Colace, Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Salerno, e a Luisa Ferro della facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Il modello è stato costruito con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale (IA) e ha fornito una base scientifica per l’app che viene messa a disposizione del pubblico. Inoltre, è stato pubblicato un libro dal titolo L’Apollo di Pompei: ricostruzione di un capolavoro classico, a cura del direttore e con un’appendice dei collaboratori Anna Civale e Alessandro Russo, stampato da Giunti e Sillabe quali concessionari del servizio editoriale di Pompei.


Il libro sostiene che la statua dell’Apollo Citarista, ovvero dell’Apollo suonatore di cetra (in realtà più verosimilmente di una lira), che a lungo è stata ritenuta un’invenzione classicistica di epoca imperiale, in realtà è una copia fedele di un originale greco di V secolo a.C., di cui si conservano altre copie, in tutto una decina. Tra esse, la statua di Pompei è l’unica in bronzo, mentre le altre sono realizzate in marmo. Attraverso la “critica delle copie”, il metodo sviluppato dall’archeologia ottocentesca per la ricostruzione degli originali greci tramite le copie romane, e l’analisi accurata del contesto della casa, gli autori cercano di mostrare come la domus pompeiana sia una grandiosa rievocazione della casa di Augusto sul Palatino, al cui centro sorgeva il tempio di Apollo, divinità a cui l’imperatore era molto legato. Considerando, inoltre, che Augusto aveva posseduto una statua di Apollo realizzata da Mirone, scultore ateniese di V secolo a.C., prende forma l’ipotesi che l’Apollo Citarista di Pompei discenda da un celebre archetipo classico.


La casa, in questi anni, è anche oggetto di ricerche stratigrafiche e di archivio, a cura di Annette Haug e Asja Müller dell’università di Kiel (Germania), che mirano a chiarire meglio la complessa storia edilizia dell’edificio, che nasce dall’unificazione di più unità abitative originariamente separate.

 


 


Gli interventi di restauro e di ricostruzione storica dei giardini


La Casa del Citarista ha due ingressi distinti, situati rispettivamente su via dell’Abbondanza e su via Stabiana. L'abitazione occupa gran parte dell'isolato in cui sorge, poiché nacque nel I secolo a.C. dalla fusione di due dimore preesistenti. Questo accorpamento, che richiese importanti interventi di ristrutturazione e decorazione, ha dato vita a un complesso di ben 2.700 mq, caratterizzato da due atri e tre peristili.


La casa è stata oggetto di interventi strutturali, di miglioramento dell’accessibilità e di restauro conservativo a cura del Team Ales Manutenzione Programmata e dei restauratori di Ales S.p.A. Nella quasi totalità degli ambienti si è proceduto alla pulitura e consolidamento delle murature. Particolare cura è stata dedicata ai peristili, le cui colonne sono state consolidate. Sul fronte dell'accessibilità e della fruizione, il percorso di visita è stato integrato per superare i dislivelli della domus e abbattere le barriere architettoniche, secondo gli standard del percorso facilitato “Pompei per tutti”. Infine, gli interventi conservativi hanno interessato superfici e manufatti.


Un meticoloso lavoro di restauro ha interessato anche le celebri sculture bronzee dell’antica fonderia Chiurazzi, nello specifico la statua dell'Apollo Citarista, la figura del serpente e il gruppo con cani e cinghiale, che sono copie degli originali oggi conservati presso il Museo archeologico di Napoli.  Le copie sono state accuratamente ripulite dai materiali estranei, salvaguardando le loro patine nobili di cuprite e malachite, preservando così un tassello fondamentale della storia e della vita quotidiana di Pompei.


Il restauro del giardino della Casa del Citarista si è basato sull'analisi delle tracce archeologiche e sull'impiego della vegetazione come elemento strutturale dello spazio. Il progetto valorizza la visione d'insieme degli ambienti, utilizzando per la ricostruzione botanica il Laurus nobilis (alloro), pianta sacra ad Apollo.














Parco Archeologico di Pompei
via Plinio 
Pompei (Napoli)

 

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Nuova area verde e giochi a Fossamastra

Inaugurata la nuova area verde e giochi a Fossamastra: a disposizione dei cittadini un luogo attrezzato, con percorsi pedonali, area giochi e collegamenti ciclopedonali

 



La Spezia, 23 giugno 2026 – Prosegue senza sosta il percorso di rigenerazione urbana della città avviato dall’Amministrazione Peracchini, che negli ultimi anni ha promosso interventi di recupero, risanamento e riconversione di aree degradate o non più funzionali, trasformandole in nuovi spazi pubblici a servizio dei cittadini e contribuendo al miglioramento della qualità della vita nei quartieri.

Questa mattina il Sindaco Peracchini insieme all’assessore Cimino, a Don Luigi Vegini e ai tecnici comunali ha effettuato l’inaugurazione della nuova area verde di Fossamastra, realizzata nell’ambito dell’intervento di riqualificazione dell’ex deposito containers Tarros.

 




L’opera rappresenta un importante intervento di rigenerazione urbana per Fossamastra e per il sistema dei quartieri fronte porto, restituendo alla città uno spazio pubblico attrezzato, accessibile e integrato con la rete dei percorsi pedonali e ciclabili.

Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara: “Un’area che per anni è stata segnata dalla presenza dei container e da una destinazione legata alle attività portuali oggi cambia completamente volto grazie al lavoro di questa Amministrazione. Dove prima c’era uno spazio degradato e non fruibile, oggi consegniamo ai cittadini una nuova area verde con giochi di ultima generazione per i bambini, alberi, panchine, percorsi pedonali e ciclopedonali e spazi aperti dedicati allo sport e al tempo libero. Si tratta di un intervento che rientra nel più ampio programma di rigenerazione urbana che stiamo portando avanti in tutta la città, con l’obiettivo di recuperare aree inutilizzate o compromesse e restituirle alla comunità. Fossamastra e Pagliari stanno vivendo una stagione di rinascita concreta, fatta di opere e investimenti che migliorano la qualità della vita delle persone. Questa nuova area verde si trova inoltre alle spalle di Desteenazione, progetto nato dalla riqualificazione dell’ex palazzina Tarros, e rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di valorizzazione del quartiere. Consegniamo ai residenti e alle famiglie un luogo pensato per lo svago, l’incontro e la socialità. Ringrazio Don Luigi Vegini per la collaborazione, gli uffici tecnici del comune e la ditta che ha effettuato i lavori. Quest’opera si inserisce in un più ampio progetto di rilancio del quartiere, che comprende la realizzazione di via Rita Levi Montalcini, un’area camper attrezzata,  collegamento tra via delle Casermette e via Pagliari, con la creazione di nuovi parcheggi e una nuova viabilità; la riqualificazione del Parco Sabrina, con il primo lotto già completato e il secondo attualmente in fase di realizzazione; oltre agli interventi di potenziamento dell’acquedotto e alla realizzazione della nuova rete fognaria”.

 




L’intervento ha trasformato un’area precedentemente legata a funzioni logistiche in un nuovo spazio a servizio del quartiere, con area verde, percorsi pedonali, area giochi, arredi, recinzioni, accessi, sistemazioni ambientali e collegamenti ciclopedonali.

Il progetto ha compreso sia la realizzazione della pista ciclabile sia la sistemazione dell’area verde attrezzata, configurandosi come intervento integrato di urbanizzazione primaria e secondaria. L’obiettivo generale è stato il recupero di un ambito urbano connesso ad attività logistiche e infrastrutturali, con la restituzione a Fossamastra e alla città di nuovi spazi pubblici fruibili, sicuri e meglio collegati.

I lavori, per un importo di oltre 1.200.000 euro sono stati affidati all’impresa Porfirea S.r.l.

La pista ciclabile ha rappresentato il primo stralcio funzionale dell’intervento e ha interessato i tratti compresi tra Via Privata ENEL, Via Valdilocchi e Via delle Casermette. Le opere hanno riguardato la realizzazione delle infrastrutture dedicate alla mobilità ciclabile, con pavimentazioni, delimitazioni, segnaletica e interventi necessari a garantire continuità e fruibilità del collegamento. Durante l’esecuzione sono state introdotte alcune modifiche al tracciato originario, finalizzate a migliorare funzionalità, sicurezza e integrazione con la viabilità esistente.

La nuova area verde comprende spazi per il gioco e la sosta, attrezzature ludiche, sedute, tavoli, percorsi pedonali e sistemazioni a verde. Sono state inoltre realizzate opere di recinzione e chiusura dell’area, cancelli e accessi pedonali, oltre a interventi di messa in sicurezza del fosso interno mediante ringhiere e parapetti.

 




L’intervento ha incluso anche la bonifica del fosso idrico, opere di regimazione delle acque meteoriche per migliorare il drenaggio dell’area, interventi di bonifica e ripristino ambientale dei terreni e la realizzazione dell’allaccio fognario della palestra di Fossamastra alla rete pubblica. Per quanto riguarda l’illuminazione, sono state mantenute le predisposizioni edili, come pozzetti e corrugati, così da rendere possibile un eventuale completamento futuro senza rilevanti nuove opere civili.

Il percorso esecutivo è stato complesso e ha richiesto modifiche contrattuali, approfondimenti ambientali, interventi di bonifica, gestione delle interferenze con sottoservizi, aree operative e proprietà limitrofe, oltre a sospensioni, riprese parziali e proroghe formalmente autorizzate.

 




Tra le principali criticità affrontate figurano il rinvenimento di ordigni bellici, la presenza di sottoservizi, le interferenze con attività operative limitrofe, la caratterizzazione ambientale dei suoli, la necessità di bonifica e ripristino ambientale, la ridefinizione degli accessi attraverso le aree parrocchiali, la demolizione di manufatti ammalorati, la gestione degli scarichi della palestra, le condizioni stagionali per l’attecchimento del verde e i tempi di fornitura degli arredi.

Con questa nuova area verde, Fossamastra dispone oggi di un nuovo spazio pubblico attrezzato, pensato per la socialità, il gioco, la mobilità dolce e la qualità urbana del quartiere.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Presentato il restauro delle pergamene della Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini”

Il Sindaco Peracchini: “Un intervento importante per tutelare e valorizzare una delle fonti più antiche e preziose della storia del nostro territorio”

 


 


La Spezia, 23 giugno 2026 – È stato presentato questa mattina, presso la Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini”, il restauro del Fondo Pergamene della Biblioteca Civica e dell’Archivio storico comunale della Spezia.


Alla conferenza stampa sono intervenuti il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini e la Dirigente ai Servizi Culturali Rosanna Ghirri, che hanno illustrato l’intervento di conservazione e valorizzazione che ha interessato l’intero Fondo, composto da 55 pergamene, le più antiche delle quali risalgono all’XI secolo e arrivano fino ai primi dell’Ottocento.

 


 


Il Fondo Pergamene rappresenta una delle raccolte documentarie più rilevanti conservate dalla Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini”. Le pergamene furono raccolte nel tempo dai direttori Ubaldo Mazzini e Ubaldo Formentini, nell’ambito delle loro ricerche sulla storia del territorio, con l’obiettivo di arricchire il patrimonio della Biblioteca civica.


“Il restauro del Fondo Pergamene della Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini” rappresenta un intervento fondamentale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico della nostra Città” spiega il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini. “Questi documenti ripercorrono la storia del nostro territorio, e costituiscono una testimonianza straordinaria per approfondire le origini della Spezia e la sua evoluzione attraverso secoli ed epoche, soprattutto se pensiamo che alcune di queste pergamene risalgono a quasi mille anni fa: il restauro di questi preziosi documenti è quindi un modo concreto per riscoprire le nostre radici ed esplorare come la nostra Città sia cambiata nel tempo, secolo dopo secolo, dalle istituzioni alle relazioni sociali, dal tessuto economico a quello politico, passando per la toponomastica. I personaggi illustri che hanno attraversato il nostro Golfo e le nostre strade, gli eventi che hanno segnato la vita della comunità e le trasformazioni del territorio rivivono attraverso queste testimonianze uniche, che oggi possiamo conservare e tramandare alle future generazioni. Un patrimonio di inestimabile valore che appartiene a tutti i cittadini e che continua a raccontare l’identità e la memoria della Spezia” conclude il Sindaco.

 


 


Una parte particolarmente significativa del Fondo riguarda le carte del Monastero di San Venerio del Tino, per un totale di sedici unità, studiate e pubblicate da Giorgio Falco nel 1917 e nel 1933. A queste si aggiungono diversi atti notarili relativi al territorio del Golfo della Spezia e alle zone limitrofe.
Il primo nucleo del Fondo fu acquistato dal Comune della Spezia nel 1902, per la somma di 350 lire, su proposta dello stesso Ubaldo Mazzini, da un cittadino sarzanese che le conservava nella propria collezione privata. Nel 1956 lo studioso Emilio Cerulli pubblicò il regesto delle prime 45 pergamene, redatte tra il 1051 e il 1575, nel “Giornale Storico della Lunigiana”.


Le pergamene costituiscono oggi una fonte fondamentale per lo studio della storia del Golfo della Spezia e dei territori vicini. I documenti offrono testimonianze preziose sulle dinamiche politico-sociali dell’epoca, sull’economia delle comunità monastiche e territoriali locali, sulla storia feudale della Lunigiana e sull’antica toponomastica. Tra le località citate figurano Albana, Varignano, Fezzano, Panigaglia, Portovenere, Campiglia, Fabiano e Marinasco.

 


 


Particolare rilievo assumono le pergamene legate al Monastero di Santa Maria e San Venerio del Tino, edificato attorno al 1050 dai monaci Benedettini in corrispondenza della sepoltura con le reliquie del santo. Gli atti documentano donazioni, conferme di privilegi, proprietà, diritti e rapporti feudali, restituendo un quadro di grande interesse per la conoscenza delle antiche comunità della Lunigiana e della Liguria orientale.


Nel gennaio 2025, su autorizzazione della competente Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Liguria, il Comune della Spezia ha avviato il restauro dell’intero Fondo, affidando l’intervento al laboratorio Litterae di Stefano Croce.


Molte pergamene presentavano danni accumulati nel corso dei secoli, dovuti a umidità, pieghe, abrasioni e macchie di diversa natura. Il restauro ha previsto la spolveratura e la pulitura dei supporti e degli inchiostri con tecniche professionali, il risarcimento delle lacune e lo spianamento dei materiali ove necessario. A conclusione dell’intervento sono stati inoltre realizzati appositi contenitori conservativi, in materiale idoneo, per ciascuna pergamena.

 

Il progetto restituisce alla Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini” un patrimonio documentario di straordinaria importanza, rafforzando il lavoro di tutela, studio e valorizzazione della memoria storica cittadina e territoriale.

 


 


Elenco delle pergamene esposte

    19 agosto 1051 – Il marchese Alberto dona beni immobili, terreni e proprietà siti in località Varignano, Panigaglia, Cignano, terra e oliveto a Ceula, Levanto, e Moneglia alla chiesa di San Venerio del Tino, assumendo su di sé l’obbligo di difesa dei beni donati. (F 1, II)


    6 gennaio 1052 – Il marchese Guido dona beni immobili siti in località Varignano, Panigaglia e Cignano usque Alfethano alla chiesa di San Venerio del Tino, assumendo su di sé l’obbligo di difesa dei beni donati. (F 1, V)


    5 dicembre 1063, Lucca – Papa Alessandro II prende sotto la protezione della Sede apostolica il monastero di San Venerio e ne conferma l’esenzione e i possessi presenti e futuri, ribadendone l’indipendenza da altre autorità temporali. Nel documento sono citate le tre isole, Palmaria, Tino e Tino minore, e viene concessa la facoltà di eleggere autonomamente l’abate secondo la regola di San Benedetto. (F 1, XX)


    2 giugno 1094 – La contessa Giulitta, vedova del marchese Alberto, e Oberto, suo figlio, donano al monastero di Santa Maria e San Venerio del Tino beni immobili in località Marinasco, presso la Pieve di Santo Stefano e Muxano. (F 1, XXXIII)


    13 gennaio 1199 – Il notaio Todesco di Portovenere redige l’atto con cui Martino di Marinello di Vernazza dona al monastero alcuni terreni, con viti e fichi, situati in località Fabiano, insieme a un’altra terra coltivata posta nel luogo detto al monte di Fabiano. (F 1, LXXXI)


    Settembre 1201 – Guglielmino Bianco del fu Guglielmo di Vezzano vende il castello di Vezzano, torre e palazzo, per 1000 soldi imperiali ad Alberto, Guglielmo e Corrado Malaspina, che si impegnano reciprocamente alla comune difesa del feudo. Si tratta dell’atto di vassallaggio ai Malaspina e della conseguente investitura del feudo di Vezzano a Guglielmino Bianco. (CE XII)


    27 giugno 1206 – Sigebaldo, vescovo di Brugnato, per commissione del Pontefice, conferma con sentenza contumaciale i beni del monastero di San Venerio del Tino nella causa con la chiesa di Vigolo, Vigolo Marchese, in provincia di Piacenza. Nell’atto i frati del monastero di San Venerio sono citati per esteso come frati delle isole Palmaria, Tino, Tinetto e della località Vivera presso la Spezia. (F 2, V)


    15 luglio 1231, Rieti – Papa Gregorio IX conferma al monastero di San Venerio del Tino la protezione della Sede apostolica e il possesso dei beni, nonché la facoltà di sepoltura nel monastero stesso e la regola d’elezione degli abati. Il documento cita le tre isole Palmaria, Tino e Tinetto, insieme a numerose cappelle, proprietà, diritti e decime, tra cui quelle di Portovenere e Campiglia, oltre a beni e diritti in Corsica. Si tratta di un documento di particolare importanza per conoscere l’estensione dei possedimenti e dei diritti spettanti ai monaci del Tino. (F 2, XXXII)


    2 febbraio 1260 – Il notaio Giona di Portovenere redige l’atto con cui Ruffino, abate del monastero di San Venerio del Tino, concede a livello a Benvenuto da Moracina e ai suoi eredi una terra nell’isola Palmaria, in località Pozallus, oggi Pozzale. Il corrispettivo annuo previsto è di venti soldi di genovini, dieci quartinali di vino da pagare e fornire in tempo di vendemmia, una libbra di pepe e un’oncia di zafferano da corrispondere per la festività di Ognissanti. (F 2, CXLI)

 

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