Visualizzazione post con etichetta Eventi culturali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eventi culturali. Mostra tutti i post

sabato 19 settembre 2026

Pompei, il passato riprende vita

Rievocazioni storiche nel Parco Archeologico per le Giornate Europee del Patrimonio 2026


Nel fine settimana del 26 e 27 settembre un ricco programma

di attività, laboratori e spettacoli coinvolgerà i siti di Pompei, Boscoreale, Stabia e Oplontis

 


 

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (GEP), la più estesa e partecipata manifestazione culturale promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata per l’Italia dal Ministero della Cultura, il Parco Archeologico di Pompei promuove un ampio calendario di rievocazioni e attività didattiche nelle giornate di sabato 26 e domenica 27 settembre 2026.

L'iniziativa, che si inserisce nell'edizione incentrata sul tema “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”, vedrà coinvolti musei e luoghi della cultura sull'intero territorio nazionale con visite guidate, aperture straordinarie e convegni. Nella serata di sabato 26 settembre è inoltre prevista l'apertura straordinaria dei musei statali al costo simbolico di 1 euro. 

 


 


Il programma predisposto dal Parco Archeologico di Pompei propone un’immersione nella storia antica attraverso ricostruzioni filologiche, laboratori pratici e performance dal vivo dislocate nei vari siti.

A Pompei la giornata di sabato 26 settembre sarà interamente dedicata alla pratica dei combattimenti gladiatori romani con l'evento "Dies in Arena", a cura del Gruppo Storico Romano con Ars Dimicandi, con la partecipazione di Militum Schola, del Gruppo Storico Lucerino e di Taberna Anticae Arelatensis. La mattinata si aprirà alle ore 11.00 presso la Basilica con il primo atto, intitolato "Popolo e Potere", un'introduzione al munus gladiatorio (il combattimento tra gladiatori) inteso come elemento culturale, politico e sociale del I secolo d.C.

 


 


Alle ore 12.30, al Quadriportico dei Teatri, si terrà il secondo atto, "Il Ludus", incentrato sulla ricostruzione della scuola gladiatoria, la presentazione delle differenti tipologie di combattenti, l'analisi filologica delle armature e la spiegazione dei rituali e delle gerarchie interne. Per tutta la mattinata, fino allo svolgimento della performance, la zona del Quadriportico ospiterà banchi didattici dedicati alle armi antiche. Da qui partirà un corteo che, percorrendo via Stabiana e via dell’Abbondanza, raggiungerà l’Anfiteatro.

 


 


Presso l'Anfiteatro si svolgerà alle ore 15.30 il terzo e conclusivo atto, “Munera” (combattimenti) con l'ingresso del corteo imperiale, di figure di corte e magistrati, seguito dalle esibizioni di quattro coppie di gladiatori spiegate al pubblico a fini divulgativi e concluse con il coinvolgimento diretto dello spettatore nella valutazione delle sfide.

 


 


La giornata di domenica 27 settembre a Pompei vedrà la terza edizione dei Ludi Pompeiani, a cura di Dyron Consulting. All’interno dell’Anfiteatro verranno messe in scena la cerimonia inaugurale e l'ovatio municipale (celebrazione militare) in onore di Gaius Cuspius Pansa, per poi proseguire con un'alternanza di momenti dedicati alla danza storica, ai giochi gladiatori e legionari, al rito della manumissio (la liberazione di uno schiavo da parte del padrone) al matrimonio romano. Banchi didattici per laboratori e approfondimenti saranno presenti dalle ore 9:30 nell’accampamento allestito nell’area adiacente all’Anfiteatro.

 


 


A Boscoreale, sabato 26 e domenica 27 settembre, dalle ore 9.00 alle ore 18.00, nel piazzale d’ingresso dell’Antiquarium, saranno attivi banchi didattici focalizzati su tessitura, cosmesi, profumeria, farmacopea e chirurgia, giochi, numismatica con possibilità di coniazione della moneta, scultura, arti, mestieri e prodotti di stagione. Inoltre verranno proposti laboratori a numero chiuso (per un massimo di 8 partecipanti ciascuno), suddivisi in due turni giornalieri dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, dedicati alla tessitura, alla cosmesi e alla profumeria, accompagnati da rievocazioni con personaggi in costume all'interno della Villa. Le iniziative di rievocazione sono curate dall’associazione Legio XXX Ulpia Victrix.

 


 


A Stabia, presso Villa San Marco, la giornata del 26 settembre sarà incentrata sulla rappresentazione "Rectina! Il giorno in cui il cielo cadde su Pompei", con un'accoglienza del pubblico a partire dalle ore 10.00 e successive repliche dello spettacolo distribuite nel corso della giornata, alternate a sessioni didattiche e approfondimenti aperti ai visitatori fino alla chiusura del sito. Eventi curati da Dyron Consulting.

 


 


Anche presso la Villa di Poppea a Oplontis, sono in programma laboratori didattici e rievocazioni storiche curate dal Gruppo Archeologico Kyme con la collaborazione di: Gruppo Storico Oplontino, Archeoclub di Torre Annunziata, Aps Proloco Spartacus, Centro studi storici “Niccolò D’Alagno” e ArevOd - Ospitalità Diffusa per un Turismo di Qualità.

 


 


Sabato 26 settembre la fascia mattutina dalle 10.00 alle 13.00 ospiterà itinerari guidati e banchetti didattici sul tema "Teatro, musica e maschere del mondo antico" con l'esecuzione musicale del doppio flauto. Durante l'apertura serale dalle 20.00 alle 22.30 si terranno percorsi tematici dedicati a "Terme e sport", la prima edizione dei "Neronia Oplontini" con la premiazione di due atleti da parte dell'imperatore Nerone e lo spettacolo dei "Ludi Gladiatorii".

 


 


Domenica 27 settembre, sempre a Oplontis, la mattinata sarà dedicata alla performance "Poppea e Cleopatra: fascino e potere", incentrata sulla cosmesi e sui gioielli di epoca egizia e romana in relazione agli Ori di Oplontis, con la presenza delle due figure storiche. Nel pomeriggio, dalle 16.00 alle 18.30, le visite guidate e i banchetti si focalizzeranno sulla navigazione e sul commercio del vino nel mondo antico, con riproduzioni di imbarcazioni romane e la lettura di composizioni poetiche a tema.

 



 

Parco Archeologico di Pompei
via Plinio 

 Pompei (Napoli)

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

venerdì 18 settembre 2026

Chiara Camoni - I fiori del male

A cura di Alice Motard
Con opere di Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang.


9 ottobre 2026 – 26 gennaio 2027
via Gregoriana 40, Roma

Opening: 

venerdì 9 ottobre 2026, dalle 18.00 alle 20.00

 

Chiara Camoni, La Cenere di Montelupo #6, 2017, Terracotta bianca, smalto di cenere, vegetazione secca, Photo credit: Camilla Maria Santini

Società delle Api presenta, dal 9 ottobre 2026 al 26 gennaio 2027, I fiori del male, progetto dedicato al lavoro di Chiara Camoni, a cura di Alice Motard. Seconda esposizione organizzata in via Gregoriana 40 dopo l’apertura al pubblico dello spazio nel febbraio 2026, la mostra prende avvio da un nucleo significativo di opere della collezione di Silvia Fiorucci, che segue il lavoro dell’artista fin dagli esordi.
 
Il progetto isola uno degli elementi ricorrenti nella pratica di Camoni – il fiore, insieme motivo e materia – per interrogarne la natura meno pacificata. Che cosa accade quando smettiamo di considerarlo esclusivamente come simbolo condiviso di vita, delicatezza e bellezza? I fiori del male ne porta alla luce un altro volto: ctonio, criptico, distruttivo, artificiale, spirituale.
 
La mostra non intende negare la dimensione fondamentalmente positiva ed ecofemminista del lavoro di Camoni, radicata nel rispetto per la natura, nei processi manuali e nel fare collettivo, quanto piuttosto complicarla, facendo emergere il suo lato più oscuro, le zone d’ombra e ciò che rimane oltre la cornice. Il riferimento è all’omonima raccolta poetica di Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal, e a un’idea di bellezza che, per usare le parole del poeta, «è sempre bizzarra»: attraversata anche dal sordido, dal desiderio e dalla violenza, da ciò che abitualmente viene rimosso, celato o tenuto a distanza.
 
Il percorso espositivo riunisce una selezione di opere di Chiara Camoni, affiancate da nuove produzioni site-specific. Ad aprire la mostra sono due disegni a matita di gigli, fiori noti per le loro proprietà tossiche, appartenenti a una serie più ampia realizzata dall’artista durante la pandemia. Nel corso del primo lockdown, Camoni inviava ogni giorno l’immagine di uno dei suoi disegni a una cerchia di amici, tra cui Silvia Fiorucci. Di foglio in foglio, il fiore compie una metamorfosi per cui abbandona sempre di più la sua forma originaria, assumendo sembianze di corpi lascivi, organi sessuali, animali, volti e altri segni mimetici, in immagini quasi allucinatorie che riecheggiano i fiori “malati” di Baudelaire.
 
Le diverse sale esplorano altrettante manifestazioni di questa forza sovversiva: il fiore come veleno, come linguaggio, come gioiello, come minaccia o come apparizione. A scandire il percorso sono i versi di Baudelaire, che accompagnano le opere e ne orientano la lettura.
 
In linea con l’attitudine di Camoni ad accogliere altre voci all’interno della propria pratica, la mostra riunisce anche opere di Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang. Pensate come contrappunti, queste presenze ampliano e acuiscono le riflessioni avviate dai lavori di Camoni.
 
Le opere entrano infine in dialogo con gli ambienti storici di via Gregoriana 40: le grottesche rinascimentali che ornano i compartimenti voltati, i soffitti a cassettoni, gli intarsi dei pavimenti in parquet e i marmi presenti nell’edificio.
Tra vegetale, animale e architettonico, I fiori del male costruisce così una lettura non manichea, inquieta e ambigua del lavoro di Chiara Camoni.

La mostra sarà accompagnata da una serie di appuntamenti del Public Program, offrendo ulteriori occasioni di approfondimento sui temi e sulle ricerche affrontati dal progetto espositivo. 

 


 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

IX PREMIO FRATELLI DE FILIPPO: A TORRE DEL GRECO UNA GRANDE SERATA TRA TEATRO, CINEMA E NUOVE GENERAZIONI DELLO SPETTACOLO




Una serata dedicata al grande spettacolo, nel segno dell'arte, del talento e di una tradizione culturale che continua a rinnovarsi attraverso le nuove generazioni. Sabato 26 settembre, alle ore 17.30, il Lavela Beach Club di Torre del Greco ospiterà la IX edizione del Premio Fratelli De Filippo “Macte Virtute Esto”, sezione “Teatro e Cinema”.

È proprio in questa città, simbolo dell'arte del cammeo e del corallo, che la tradizione artigianale incontra quella dello spettacolo, in un dialogo ideale tra la maestria delle mani degli artigiani e il talento di chi, sul palcoscenico e sul grande schermo, trasforma l'arte in emozione. Un legame che trova espressione anche nel premio realizzato per l'occasione, ispirato proprio all'identità e alla tradizione artistica della città.

Un appuntamento che riunirà sullo stesso palcoscenico grandi interpreti del teatro e del cinema, artisti affermati e giovani promesse, in un ideale passaggio di testimone tra la storia dello spettacolo italiano e il suo futuro. Tra le personalità presenti alla serata anche Claudia Conte, attrice, conduttrice e produttrice culturale.

A condurre la cerimonia saranno Erennio De Vita e Maria Consiglia Izzo.
La serata si aprirà con un saluto di Salvatore De Chiara, ideatore della kermesse, seguito dagli interventi delle istituzioni e dei componenti del comitato d'onore, prima di entrare nel vivo della cerimonia con le premiazioni.

Il primo grande momento sarà dedicato alle Eccellenze Artistiche, con un riconoscimento alla carriera a Maria Grazia Cucinotta, attrice e produttrice che ha conquistato il pubblico internazionale e che rappresenta una delle immagini più riconoscibili del cinema italiano nel mondo. Un altro importante riconoscimento alla carriera andrà a Giacomo Rizzo, interprete che ha attraversato teatro e cinema, collaborando con grandi registi e lasciando il segno in alcune delle più amate produzioni italiane. Tra i premiati anche Marzio Honorato e Patrizio Rispo, interpreti che nel corso delle loro carriere hanno saputo esprimere il proprio talento attraverso differenti linguaggi artistici, con una significativa esperienza nel mondo del teatro.
Il Premio renderà inoltre omaggio a numerosi interpreti della scena teatrale e cinematografica, tra cui Vanessa Compagnucci, Adriano Falivene, Veronica D'Elia, Lidia Ferrara, Antonella Stefanucci, Anna Rita Vitolo, Imma Villa, Arduino Speranza e Francesco Paolantoni.
Nel corso della serata saranno assegnati anche due Premi speciali a Ermelinda Maturo e Angela Bellia, per il loro impegno e la loro attività nel campo dell'industria cinematografica, dell'innovazione culturale e del cineturismo.
Un momento centrale dell'evento sarà dedicato alle nuove generazioni dello spettacolo con la premiazione dei Giovani talenti. A ricevere il riconoscimento saranno Marika Costabile, Antonella Fulco, Marianna Liguori, Martina Galletta, Silvia Bruno, Mirko Lorusso, Ilaria Maren, Giulia Sangiorgi e Chiara Trombini.

 




Seguirà la premiazione delle Giovani eccellenze, con i riconoscimenti destinati a Vito Amato, Gloria Radulescu, Tiziana De Giacomo, Floriana De Martino, Rossella Di Lucca, Grace Kicaj, Dino Porzio, Raffaele Parisi, Roberta Procida, Renato De Simone e Giovanna Sannino.
Una parte significativa della cerimonia sarà quindi dedicata ai giovani interpreti che, con percorsi, linguaggi e sensibilità differenti, rappresentano le nuove energie del teatro e del cinema.

Ad accompagnare l'evento sarà un prestigioso tavolo d'onore, composto dal sindaco di Torre del Greco Luigi Mennella, dal presidente onorario Ernesto Mahieux e da numerose personalità del mondo dello spettacolo e della cultura, tra cui Miriam Candurro, Massimo Abbate, Maria Bolignano, Susy Del Giudice, Antonella Morea, Pia Lanciotti, Gina Perna, Raffaella Belfiore e Francesco Di Rosa.

Il Premio Fratelli De Filippo, giunto alla sua nona edizione, si conferma così un importante momento di incontro e di valorizzazione del talento artistico, capace di celebrare le grandi personalità dello spettacolo e, allo stesso tempo, di accendere i riflettori sulle nuove generazioni.
Una serata che unirà memoria e futuro, esperienza e nuove promesse, nel nome di una delle famiglie che più profondamente ha segnato la storia del teatro italiano.

Un particolare ringraziamento va ad Assocoral, Aucella e APA per il sostegno e la vicinanza alla manifestazione e per il contributo alla valorizzazione di un'iniziativa che lega il mondo dello spettacolo all'identità culturale e artistica del territorio. Un ringraziamento speciale va inoltre al maestro Marco Bottiglieri e a Carla Peluso per aver messo a disposizione le proprie opere artistiche, contribuendo con la loro creatività ad arricchire ulteriormente il Premio e il suo legame con l'arte.

 




L'appuntamento è per sabato 26 settembre 2026, alle ore 17.30, presso il Lavela Beach Club, in via Litoranea 3, a Torre del Greco.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Lorenza Longhi. Villa Delizia

 Lorenza Longhi
Villa Delizia
A cura di Michele Bertolino

19 settembre 2026 – 10 gennaio 2027
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci    
Prato, Viale della Repubblica 277

Opening a entrata gratuita per tutta la cittadinanza:
venerdì 18 settembre 2026, 18.00 - 21.00 + Dj Set fino a mezzanotte

 


Lorenza Longhi. Villa Delizia, Centro Pecci, Prato. Veduta della mostra. Foto: Alessandro Saletta, DSL Studio. Courtesy Centro Pecci, Prato.

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci presenta Lorenza Longhi. Villa Delizia, prima mostra personale di Lorenza Longhi (Lecco, 1991) in un’istituzione italiana. L’opera di Longhi esplora la costruzione del desiderio e la circolazione degli oggetti nella società contemporanea europea e statunitense. La mostra prosegue il focus che il Centro Pecci dedica all’arte italiana con mostre dedicate ad artiste e artisti prominenti nel contesto internazionale e nazionale.
 
L’artista osserva il quotidiano e attraverso beni di consumoarredi di design, tessuti, passamanerie – smaschera le modalità con cui gli oggetti vengono mostrati e consumati.


Le opere spesso giocano con l’ornamento, il kitsch, il glam, e mettono in scena i codici del gusto collettivo, con l’obiettivo di mostrare le forme del desiderio e, al contempo, renderle ambigue, aprendo uno spazio di consapevolezza. 


Nella sua pratica, Longhi ricorre al fai-da-te: giustappone materiali trovati o utilizza una serigrafia senza matrice, applicando stencil e frammenti di recupero direttamente sulla superficie di stampa. L’artista dà nuova vita ai materiali, includendo nel suo linguaggio errori, incidenti e variazioni impreviste. Il fallimento, così, diventa una presa di distanza dalla retorica dell’efficienza.

 

 Allestita nell’Ala Nio con il sostegno di Cellerese, Villa Delizia, trasforma lo spazio espositivo, intervenendo su alcuni elementi architettonici: Longhi opera sulle finestre circolari del soffitto, traveste i divani storici del Centro Pecci e cita alcune soluzioni allestitive pensate da Formafantasma per la collezione permanente dell’istituzione. Passamanerie, sedute, cuscini, un portale e alcune vetrofanie costruiscono uno spazio avvolgente che modella l’architettura per accogliere le opere, portando in primo piano le strategie di allestimento e il loro ruolo nel condizionare e orientare lo sguardo del pubblico. 
In alcune ampie tele, tutte prodotte per l’occasione, l’artista ha selezionato e accostato tessuti provenienti da manifatture e aziende del territorio pratese, come Cangioli 1859 e Tessilfibre, su cui è intervenuta con stampe serigrafiche e floccature, grazie alla collaborazione con Floccatura Balmar. Sottraendo i materiali alla loro funzione originaria, l’artista compone opere di grande raffinatezza formale, capaci di rendere visibili le dinamiche economiche, simboliche e culturali che attraversano la produzione contemporanea. In questo modo, la ricontestualizzazione diventa uno strumento critico in grado di mettere in luce ciò che normalmente rimane invisibile. 
 
La mostra è accompagnata da un volume, pubblicato da Mousse Publishing. Nel libro, la storica della moda e curatrice Marta Franceschini, la curatrice Alice Motard e lo storico dell’arte Giorgio Motisi, insieme al curatore Michele Bertolino, riflettono con contributi originali sull’opera di Longhi, arricchendone la lettura. Intitolata Opera d’arte nella Villa Delizia, la pubblicazione è pensata dall’artista come un catalogo delle opere esposte.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Notti Gialle Coldiretti a Sorrento: tre giorni intensi fra informazione, street food ed intrattenimento

Tre giorni di mercato contadino, street food, fattoria degli animali, laboratori e degustazioni tra Corso Italia e Villa Fiorentino

 



Il profumo dei limoni, il gusto dei formaggi dei Monti Lattari, la genuinità dell’olio e del miele della Penisola e il sorriso degli agricoltori di Campagna Amica tornano nel salotto buono della città. Dal 25 al 27 settembre 2026 Sorrento ospita la nuova edizione delle “Notti Gialle”, la festa dell’agricoltura promossa da Coldiretti Napoli e Campagna Amica con il patrocinio della Città di Sorrento, di Fondazione Sorrento e di Fondazione dei Monti Lattari.
 
La manifestazione, promossa da Coldiretti Napoli e Campagna Amica con il patrocinio della Città di Sorrento, della Fondazione Sorrento, dell’Onaf, del Consorzio di Tutela del Provolone del Monaco Dop e del Parco Regionale dei Monti Lattari, è ormai un appuntamento atteso per cittadini, famiglie e turisti, e rappresenta una vetrina straordinaria per le eccellenze agroalimentari della Penisola Sorrentina, dei Monti Lattari e dell’intera Campania.
 
Per tre giorni Sorrento diventerà un villaggio contadino a cielo aperto, dove poter fare la spesa direttamente dagli agricoltori, degustare, imparare e divertirsi. “Le Notti Gialle non sono solo una festa, ma un modo per raccontare il valore del lavoro agricolo, la bellezza del nostro paesaggio e l’importanza di sostenere le aziende locali che custodiscono biodiversità e tradizioni” spiega la presidente di Coldiretti Napoli Valentina Stinga.

 



 
Cuore pulsante sarà Corso Italia che ospita il Mercato Contadino di Campagna Amica, con decine di aziende agricole che porteranno frutta e verdura di stagione, formaggi, salumi, olio extravergine, miele, conserve, liquori e prodotti da forno, tutti rigorosamente a km0 e di origine garantita. A Villa Fiorentino spazio all’informazione con un convegno sul futuro dell’agricoltura della penisola sorrentina e a tanti laboratori.
 
Grande attenzione sarà dedicata ai più piccoli e alle famiglie con la Fattoria degli Animali, i laboratori didattici sulla stagionalità e sull’educazione alimentare, le degustazioni guidate con l’Onaf e l’Agriasilo, lo spazio ludico-educativo dove i bambini potranno giocare e imparare a contatto con la natura. Un evento che unisce promozione del territorio, turismo esperienziale e sostegno concreto all’economia agricola locale.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

Potrebbe interessarti anche:

https://www.rosarydelsudartnews.com/2026/07/le-notti-gialle-di-coldiretti-benevento.html 

UN BORGO DI LIBRI «OCCUPA» IL MONUMENTO AI CADUTI A CASERTA, DOVE E’ MORTO UN CLOCHARD, COME ANTIDOTO ALLA VIOLENZA IL 19 SETTEMBRE ALLE 11.00. INVITO ALLE SCUOLE A PARTECIPARE


 

Sabato 19, alle 18.30, il Festival ci porta in cammino nei boschi di pietra di Casertavecchia. Domenica 20 invece ci saranno Pietro Catzola (19), Lello Marangio (20), Francesco visto da vicino (21), letture per i bambini (10.30), Enzo D’Antonio (11), Lisi e Rizzi (17) e Poesia in Campania (18). Le interviste impossibili chiudono il festival (22)


CASERTA - Un Borgo di Libri «occupa» il Monumento ai Caduti a Caserta, dove e’ morto un clochard, come antidoto alla violenza il 19 settembre alle 11.00. Invito alle scuole a partecipare. Poi, nel pomeriggio, alle 18.30, il Festival ci porta in cammino nei boschi di pietra di Casertavecchia con Angelo Cavallari (partecipazione gratuita, su prenotazione. Raduno in piazza Duomo alle 18.30). Il festival «Un Borgo di Libri» porterà in scena le sue «interviste impossibili» al Monumento ai Caduti, nel tentativo di rispondere con la cultura a un dramma che ha scosso la città. Caserta, nei giorni scorsi, ha vissuto due morti che si sono consumate nell'indifferenza generale. A piazza Sant'Anna un uomo senza fissa dimora, Guido, ex cameriere, è stato ucciso a botte da un cittadino rumeno per 50 euro. Al Monumento ai Caduti, rifugio abituale di molti senzatetto della città, è morto invece un clochard algerino 65enne, forse per un infarto legato alla precarietà della sua condizione di vita. È da qui che nasce la scelta del festival di anticipare e modificare il proprio programma. Un Borgo di Libri, che nel 2021 aveva già dedicato un'iniziativa analoga a Gennaro Leone, il diciottenne ucciso a coltellate a via Vico, a pochi passi dalla stessa piazza, ha deciso di «occupare» simbolicamente i due spazi dove sono avvenute le tragedie. «L'obiettivo è provare a dare una risposta – spiega Luigi Ferraiuolo, direttore ed ideatore di Un Borgo di Libri - anche solo parziale, all'emergenza sociale che la città si trova ad affrontare o almeno provarci». La scelta di spostarsi da Casertavecchia, cuore storico della manifestazione, fino alla periferia più estrema del centro cittadino, rappresenta «un segno» contro l'indifferenza. Un'indifferenza che si combatte con la cura reciproca, perché ogni luogo abbandonato a sé stesso, anche il più centrale, può trasformarsi in uno spazio di solitudine. L'appuntamento del 19 settembre, in programma alle 11, davanti al Monumento ai Caduti, vedrà protagonisti gli studenti del laboratorio teatrale del Liceo Classico Giannone di Caserta, curato dalle professoresse Daniela Borrelli e Grazia Falco. Andranno in scena due «Interviste impossibili» alla Maga Circe e a Polifemo, ideale legame con il tema dello scorso anno di «Un Borgo di Libri Odissee», realizzate dai giovani attori e studenti Sara Stellato, Francesco Racioppoli, Annastella Carrino e Cristina Santoro. Le «interviste impossibili», format ideato quest’anno dal festival sono la risposta al vuoto dei nostri luoghi. 

DOMENICA 20 SETTEMBRE

Domenica 20 settembre, invece, a Un Borgo di Libri ci saranno diverse chicche. Il cuoco dei presidenti, Pietro Catzola (ore 19), che in cattedrale racconta trent’anni come chef al Quirinale. Lello Marangio (ore 20), autore comico di Made in Sud, che discute di infermità e umorismo, facendo riflettere le persone partendo da un sorriso: un impegno sulla disabilità che Un Borgo di Libri porta avanti da tempo. Francesco visto da vicino (ore 21) con massimo Santoro e Giulio Brevetti, che provano a raccontare San Francesco con gli occhi di Dante e di Giotto. Domenica mattina (10.30) Casa San Francesco, casa di accoglienza diurna per bambini e ragazzi organizza delle letture per bambini e più grandi (ore 10.30) insieme con l’associazione Ridiamo insieme. Ad animare l’incontro Salvatore Vitale e Maddalena Russo, nel cortile di Palazzo Cicia Fierro. Enzo D’Antonio (ore 11) presenta la sua guida nel Boutique Hotel Palazzo dei Vescovi; mentre Giampiero Lisi e Giovanni Rizzi si confrontano nel cortile di Palazzo Cicia sull’ultimo romanzo: La panchina del tempo sospeso e la coscienza (ore 17). Un altro momento importante è Poesia in Campania (ore 18), nel cortile di palazzo Cicia Fierro con Monia Gaita, Mariastella Eisemberg, Alessandro Scotto di Minico e Renato Natale. Le interviste impossibili chiudono il festival (ore 22) con l’addio alla prossima edizione. Tutti gli appuntamenti sono gratuiti ma su prenotazione, da richiedere scrivendo a unborgodilibri@gmail.com con nome, cognome, telefono e oggetto della richiesta. In autunno e inverno, arriveranno poi le sorprese di Un Borgo di Libri.


 

CARTELLONE


19 SETTEMBRE SABATO

MONUMENTO AI CADUTI CASERTA | CORSO TRIESTE

 
ORE 11 | PER GLI INVISIBILI CONTRO L’INDIFFERENZA

INTERVISTE IMPOSSIBILI: CIRCE E POLIFEMO

CON SARA STELLATO, FRANCESCO RACIOPPOLI, ANNASTELLA CARRINO E CRISTINA SANTORO | REGIA E COORDINAMENTO DANIELA BORRELLI E GRAZIA FALCO | DA UNAIDEA DI LUIGI FERRAIUOLO
 

ORE 18.30 | CAMMINO NEI BOSCHI NARRATIVI DI PIETRA ANTICA DI CASERTAVECCHIA

CON ANGELO CAVALLARI

APPUNTAMENTO IN PIAZZA DEL DUOMO, GRATUITO, SU PRENOTAZIONE ALLA MAIL UNBORGODILIBRI@GMAIL.COM

20 SETTEMBRE DOMENICA

ORE 10.30

BAMBINI IN FESTA: LE STORIE DI CASA SAN FRANCESCO | Lettura drammatizzata con Salvatore Vitale e Maddalena Russo

CORTILE PALAZZO CICIA

In collaborazione con Casa San Francesco e Ridiamo insieme
 

BOUTIQUE HOTEL PALAZZO DEI VESCOVI ORE 11.00 CAMERA CON VIGNA

con Vincenzo D’Antonio, Alfonso Voccia, Ornella Buzzone e Carmen Nuzzo

 

PALAZZO CICIA

ORE 17 LA PANCHINA DEL TEMPO SOSPESO E DELLA COSCIENZA

CON GIANPIERO LISI E GIOVANNI RIZZI, MARIA CARMEN MASI, ALESSIA GUERRIERO, PAOLO CALABRO’

ORE 18 POESIA IN CAMPANIA

CON MONIA GAITA, STELLA EISEMBERG, ALESSANDRO SCOTTO DI MINICO, RENATO NATALE ED ENZO DE ROSA

 

CATTEDRALE

ORE 19 IL CUOCO DEI PRESIDENTI con Pietro Catzola, Annamaria Alois, Roberto Papa, Raffaele Ausiello
 

ORE 20 AL MIO SEGNALE SCATENATE L’INFERNO CON LELLO MARANGIO, LIA PANNITTI, BIAGIO NARCISO, GIANNI MAGGIO
 

ORE 21 FRANCESCO VISTO DA VICINO: DA DANTE E GIOTTO

CON MASSIMO SANTORO E GIULIO BREVETTI

 

PIAZZA DEL DUOMO

ORE 22 INTERVISTE IMPOSSIBILI

ORE 23 SALUTI E ARRIVEDERCI AL 2027

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 


LUIGI MASTRANGELO. Io sono Narciso


A cura di Pierpaolo e Gianluca Mangano
testi di Gianluca Mangano
Mangano Galleria d'Arte, Cremona
17 ottobre 2026 - 23 gennaio 2027
Inaugurazione: sabato 17 ottobre, ore 18.00

 


 


Luigi Mastrangelo torna in mostra a Cremona. Mangano Galleria d'Arte ne rilegge il percorso con Io sono Narciso.

Dal 17 ottobre 2026 al 23 gennaio 2027 Mangano Galleria d'Arte di Cremona presenta Io sono Narciso, mostra personale di Luigi Mastrangelo, a cura di Pierpaolo e Gianluca Mangano. L'esposizione segna il ritorno sulla scena artistica contemporanea di uno dei protagonisti della figurazione italiana degli anni Ottanta che, nonostante un periodo lontano dall'attività espositiva, ha continuato a sviluppare con rigore la propria ricerca.

La mostra riunisce importanti dipinti storici e opere raramente esposte o inedite provenienti dall'archivio dell'artista e da collezioni private, accanto a lavori più recenti, offrendo una lettura complessiva di un percorso sviluppatosi nell'arco di oltre quarant'anni e caratterizzato da una notevole continuità di linguaggio e di pensiero.

Più che un'antologica, una rilettura critica dell'opera di Mastrangelo, figura che negli anni Ottanta occupò una posizione autonoma nel panorama della nuova figurazione italiana e che oggi appare di particolare interesse per aver anticipato questioni divenute centrali nel dibattito contemporaneo: la crisi dell'antropocentrismo, la fluidità dell'identità, la contaminazione tra umano e animale.

«Non stiamo recuperando un artista dimenticato», spiega il gallerista e curatore Pierpaolo Mangano. «Stiamo rileggendo un autore che la storia dell'arte italiana non ha ancora collocato nel posto che gli spetta. Oggi Mastrangelo appare persino più contemporaneo di quanto non fosse negli anni Ottanta, perché molte delle sue intuizioni coincidono con le grandi questioni del presente».

Il titolo della mostra deriva dal grande dipinto giovanile Io sono Narciso, presentato nel 1984 allo Studio Cristofori di Bologna in occasione della prima personale dell'artista. «Quest'opera - spiega il curatore Gianluca Mangano - può essere letta come il manifesto dell'intera ricerca di Mastrangelo. Attraverso figure ibride, identità ambigue e riferimenti che spaziano dal mito alla cultura rock, dalla psichedelia all'immaginario postumano, l'artista ha costruito un linguaggio autonomo rispetto alle principali correnti del suo tempo, sviluppando una riflessione originale sul rapporto tra uomo, natura, immagine e trasformazione. Io sono Narciso non rappresenta dunque soltanto una retrospettiva, ma l'occasione per rileggere il lavoro di un artista che ha saputo trasformare il mito in uno strumento di interpretazione del presente, restituendo alla pittura una funzione visionaria, simbolica e profondamente contemporanea».

L'esposizione rappresenta inoltre una nuova tappa nella collaborazione tra Luigi Mastrangelo e Mangano Galleria d'Arte, avviata negli anni Novanta e intensificatasi in tempi recenti attraverso un lavoro di ricerca archivistica, catalogazione delle opere e studio critico, da cui nasce anche il volume Io sono Narciso, primo capitolo di un più ampio progetto dedicato alla valorizzazione dell'opera dell'artista.

Mangano Galleria d'Arte è aperta al pubblico da lunedì a venerdì con orario 16.30-18.30, tutte le mattine, sabato e domenica previo appuntamento, chiuso dal 24 dicembre al 10 gennaio. Per informazioni: T. +39 0372 413333, M. +39 380 6408212, info@manganoarte.it, www.mangano.art.

Nato a Santa Croce di Magliano (Campobasso) nel 1958, Luigi Mastrangelo vive e lavora a Bologna. Esordisce nel 1984 allo Studio Cristofori di Bologna, sviluppando sin dagli inizi una ricerca incentrata sul tema dell'autoritratto, affrontato attraverso una figurazione visionaria nella quale convivono mito, simbolo, cultura pop e immaginario contemporaneo. Accanto alla pittura acrilica, sperimenta il mosaico e la vetrata, allargando progressivamente il proprio lessico espressivo. Negli anni Novanta aderisce alla riflessione teorica sulla Pittura Mediale promossa da Gabriele Perretta ed espone in sedi pubbliche e private in Italia e all'estero, tra cui la Galleria Pio Monti di Roma, L'Ariete arte contemporanea di Bologna, la GAM Galerie d'Art "Rêverie" di Monte Carlo e H2O Art Space di Bologna. Tra le principali rassegne collettive figurano Il Cangiante (P.A.C., Milano, 1986, a cura di Corrado Levi), Spunti di Giovane Arte Italiana (Milano e Madrid, 1987, a cura di Corrado Levi), Icastica (G.A.M., Bologna, 1994, a cura Gabriele Perretta), Officina Italia (G.A.M., Bologna, 1997, a cura di Renato Barilli), Arte italiana - Ultimi quarant'anni - Pittura Iconica (G.A.M., Bologna, 1997, a cura di Dede Auregli e Danilo Eccher), Codici Virtuali (Salara Bologna, a cura di Peter Weiermair e Alice Rubbini, 2000).Dal 2014, pur scegliendo una minore esposizione pubblica, ha proseguito con continuità la propria ricerca, realizzando opere che confermano la coerenza e l'autonomia del suo percorso.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

giovedì 17 settembre 2026

Rosa - Mostra di Luca Trevisani

 A cura di

Luca Cerizza

Sala MoroneConvento di San Bernardino, Verona
9 – 22 ottobre 2026

  

Luca Trevisani, Rosa (Daniel Day Lewis, 2021, Pane stabilizzato, legno, 25 x 31 x 25 cm) Sala Morone, Convento di San Bernardino, 2026

 

 

Nell’ambito della 21^ edizione di ArtVerona, la Sala Morone del Convento di San Bernardino ospita Rosa, una mostra personale di Luca Trevisani, a cura di Luca Cerizza.

 

Il progetto riunisce più di venti opere realizzate negli ultimi vent’anni circa di produzione dell’artista, all’interno di un contesto caratterizzato dalla presenza degli affreschi realizzati dal pittore rinascimentale Domenico Morone con il figlio Francesco (tra il 1494 e il 1503).

 

Il progetto espositivo si concentra su un lungo plinto dipinto di rosa che attraversa la stanza. Quasi un campionario di diversi materiali, tecniche e forme, le opere selezionate si concentrano su alcuni dei temi ricorrenti del lavoro di Trevisani: “il mondo sensibile come organismo vivo, la storia come stratificazione di gesti e la fragilità come forma di conoscenza”, come sostiene lo stesso artista.

 

Senza relazionarsi fisicamente, la mostra si confronta con la parata dei corpi dei santi che occupano tutto il perimetro della stanza. In un dialogo immaginario e ideale, le opere di Trevisani interrogano laicamente il rapporto tra umano e materia, tra presenza e metamorfosi. Un nuovo lavoro sonoro funzionerà inoltre come un ritratto astratto di questo luogo, attraverso una restituzione acustica della geolocalizzazione.

 

Mentre sembra assumere una varietà di ruoli (l’antropologo, l’archeologo, il chimico, il cuoco), la pratica di Trevisani conduce quelli che appaiono come esperimenti di laboratorio. Adottando tecniche e “artifici” come calchi, impronte, manipolazioni, dissezioni, l’artista vuole rimettere in scena una serie di processi naturali. Attraverso queste esperienze sempre diverse, mira a una nuova conoscenza dei rapporti cultura e natura, tra umano e non umano.

 

Fedele a un’idea di arte – e in particolare di scultura – come processo, le sue opere mettono in scena materiali instabili e sensibili al contesto – urina, piante, pane, ruggine, ossa animali – che registrano il tempo sulla propria superficie tramite dei passaggi di stato della materia. In questo “gabinetto di curiosità” di forme metamorfiche, di curiosi ibridi, la mostra celebra l’arte non come un oggetto definitivo, ma come una forma aperta, in continuo divenire.

 

Biografia


Luca Trevisani (1979, Verona), è un artista visivo. La sua ricerca spazia tra scultura e video, e attraversa discipline di confine come le arti performative, la grafica, il design, il cinema sperimentale e l'architettura, in una perpetua condizione magnetica e mutante. Nelle sue opere le caratteristiche storiche della scultura sono messe in discussione o addirittura sovvertite, in un'incessante indagine sulla materia e sulle sue narrazioni. La pratica di Luca Trevisani si muove attraverso la metamorfosi. Ciò che appare come una disintegrazione può essere solo un cambiamento di percezione, la formazione di un nuovo modello, uno spazio per una connessione inaspettata.
Le sue opere sono state esposte a livello internazionale in musei e istituzioni, tra questi: Biennale di Sydney, Manifesta 7, Biennale di Architettura di Venezia, Museum of Contemporary Art Tokyo, Kunsthalle Wien, Kunstverein Braunschweig, ZKM Karlsruhe, Magasin, Grenoble, MAXXI Roma, Museo del Novecento, Milano, GAM, Torino.


Orari mostra: venerdì 9 ottobre, 9:00 – 12:00 e 18:00 – 22; sabato 10 e domenica 11 ottobre, 9:00 – 12:00 e 18:00 – 21:00. Dal 12 al 22 ottobre, 10:00 – 12:00 e 15:30 – 18:00.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

"PAOLO MASI 93"

A cura di Sergio Risaliti
18 settembre – 12 novembre 2026
inaugurazione 

venerdì 18 settembre 2026, ore 18:00
Frittelli arte contemporanea 

 via Val di Marina 15, Firenze


Frittelli arte contemporanea è lieta di annunciare Paolo Masi 93, 

mostra a cura di Sergio Risaliti, 

dedicata a Paolo

 

Masi (Firenze, 1933–2026), scomparso lo scorso 6 maggio, a pochi giorni dal compimento dei 93 anni.
La mostra nasce come omaggio a una delle figure più originali e radicali dell’arte contemporanea italiana del secondo.
 

Novecento e dei primi decenni del nuovo millennio. Attraverso una selezione di opere che attraversa oltre sessant’anni di ricerca, Paolo Masi 93 intende restituire la complessità di un percorso artistico continuamente aperto alla sperimentazione, nel quale pittura, materia, struttura, spazio e percezione si confrontano senza soluzione di continuità.

 
Una ricerca che ha avuto in Firenze il proprio punto di partenza e un costante riferimento, ma che ha saputo oltrepassare i confini della scena locale, affermandosi nel più ampio contesto dell’arte italiana e internazionale.

 
«Nel corso della sua lunga carriera, Masi si è affermato sempre con un rigore e una radicalità di artista modernista indiscusso. E questo ne fa un esempio per tanti artisti delle nuove generazioni», sottolinea il curatore Sergio Risaliti, mettendo in evidenza una caratteristica essenziale della sua ricerca: la capacità di conservare, nel tempo, una straordinaria tensione verso la sperimentazione.
Il percorso espositivo segue idealmente le diverse stagioni della ricerca di Masi, evidenziando non tanto una successione di fasi rigidamente separate, quanto la continuità di un'indagine che ha costantemente rimesso in discussione i codici e i materiali della pittura.

 
Dagli anni Sessanta agli anni Settanta: la crisi della superficie pittorica e la materia

 
Gli anni Sessanta sono rappresentati dai lavori informali, caratterizzati da una pittura pulsante e fisica, attraversata da ferite, lacerazioni, macchie e filamenti di colore. Man mano Masi sviluppa una ricerca di carattere strutturale, nella quale composizioni ricche di linee, tratti, ripetizioni e tensioni meccanico-tecnologiche restituiscono l'immagine di uno spazio in profonda crisi, carico di valenze simboliche.

 
Negli anni Settanta la pittura si apre progressivamente alla sperimentazione di materiali e dispositivi estranei alla tradizione pittorica: fili, plexiglas, specchi, barre di alluminio, cartoni e altri materiali industriali diventano strumenti per mettere in discussione la superficie e ridefinire il rapporto dell'opera con lo spazio. Sono gli anni di installazioni come Linee luce ad angoli di rifrazione e opere come i suoi celebri Cartoni, nelle quali la materia non costituisce più semplicemente il supporto dell'immagine, ma diventa essa stessa elemento costruttivo e percettivo.

 
Di particolare rilievo è Rilevamenti esterni-conferme interne. La proprietà dei linguaggi, il polittico di 94 elementi presentato alla Biennale di Venezia del 1978. L'opera mette in relazione differenti trattamenti della superficie: nella parte superiore tavole lavorate con malte, calcine, sabbia e colore; in quella inferiore tavole rivestite da spaghi di diversa consistenza e dimensione. Un lavoro emblematico della volontà di Masi di interrogare i confini stessi del linguaggio dell'arte.

 
Gli anni Ottanta: la pittura come esperienza del mondo
Negli anni Ottanta Masi torna a confrontarsi direttamente con la pittura e con il gesto del pennello, lavorando su grandi tele e carte attraverso una particolare forma di dripping controllato. Il gesto, pur mantenendo una componente di casualità, viene sottoposto a una precisa disciplina compositiva.


Le superfici diventano così il luogo di una relazione tra interno ed esterno, tra natura e artificio, tra esperienza percettiva e contemporaneità tecnologica. Questa stagione della ricerca è documentata anche dalle grandi tele presentate nella personale del 1985 alla Sala d'Arme di Palazzo Vecchio a Firenze.
 

Gli anni Novanta: dal quadro allo spazio alla percezione emotiva
Negli anni Novanta la ricerca di Masi si amplia ulteriormente. Materia e colore continuano a essere strumenti fondamentali, ma l'opera diviene sempre più un dispositivo capace di coinvolgere lo spazio e modificare la posizione percettiva dello spettatore.
In lavori come Contenitori di forma colore, la superficie non è più un limite, ma un campo aperto nel quale l'osservatore è invitato a cambiare punto di vista, distanza e modalità di fruizione.
È in questo clima di sperimentazione che si colloca anche Dal colore della vita al nero dell'assenza, opera dedicata al tema della pena di morte, presentata nel 2000 alla mostra Contro la pena di morte, curata da Lara-Vinca Masini e Sergio Risaliti alla Fortezza da Basso di Firenze. 

Nel polittico la progressiva trasformazione del colore in una superficie sempre più scura diventa una potente metafora della cancellazione dell'esistenza (dal colore inteso come presenza e vitalità al nero come immagine dell'assenza definitiva), che porta ad un coinvolgimento emotivo e ad una riflessione sulla necessità di comprendere meglio il nostro passato per potersi proiettare nel futuro.

 
Gli anni Duemila: le nuove possibilità della materia e del gesto
A partire dagli anni Duemila, Masi torna a sperimentare materiali già centrali nella sua ricerca degli anni Settanta, in particolare plexiglas e cartone, sottoponendoli però a nuove possibilità formali e percettive.

 
Le Trasparenze utilizzano la natura stessa del plexiglas per instaurare un continuo passaggio tra superficie e profondità, tra dimensione fisica e immateriale. La trasparenza diventa così uno strumento per mettere in crisi la percezione dell'oggetto e per costruire una relazione mobile tra opera, luce e ambiente.
Anche il cartone viene nuovamente indagato attraverso il colore e il segno. La superficie, apparentemente povera e quotidiana, si trasforma in un campo di stratificazioni nel quale il gesto dell'artista continua incessantemente a produrre nuove possibilità di lettura.
È proprio questa capacità di ritornare sui materiali, sui gesti e sulle questioni della pittura per ogni volta
reinventarli a caratterizzare la lunga ricerca di Masi. Un'attitudine che spiega anche la definizione data da Sergio Risaliti di Masi come artista “più giovane”, non per ragioni anagrafiche, ma per quella capacità di mantenere intatta la disponibilità alla ricerca, al rischio e alla sperimentazione.
Paolo Masi 93 è quindi una mostra che guarda alla storia senza trasformarla in memoria conclusa. Perché nella ricerca di Masi ciò che rimane più attuale è proprio l' incessante necessità di mettere in discussione ciò che sembra acquisito: il quadro, la superficie, il materiale, lo spazio, lo sguardo.
Nel corso della mostra sarà inoltre organizzato un incontro pubblico con critici e storici dell'arte che hanno seguito il lavoro di Masi nel corso della sua lunga carriera, insieme a studiosi delle generazioni più recenti impegnati nella rilettura della sua opera. Un momento di confronto e approfondimento volto a restituire la complessità di una ricerca ancora capace di interrogare il presente e di offrire nuove chiavi di lettura alle generazioni future.
Segnaliamo inoltre l'omaggio che il Comune di Civitella in Val di Chiana realizzerà il 26 settembre - nell'ambito della rassegna (S)Oggettivamente - in collaborazione con la famiglia e la nostra galleria, in ricordo dell'artista. Un luogo caro a Masi, che l'aveva scelta come rifugio per il pensiero e per aprire la mente a nuove visioni.
Infine, un ringraziamento particolare alla famiglia Masi, a cui siamo legati da un sincero affetto e con la quale ci siamo impegnati a mantenere viva la memoria e a contribuire alla conservazione e alla diffusione dell'eredità artistica di Paolo.


 

 Frittelli arte contemporanea
via val di Marina 15,

 Firenze

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA