ALAN CHARLTON
A CURA DI LORENZO MADARO
INAUGURAZIONE MERCOLEDÌ 2 DICEMBRE 2026 ORE 18
PERIODO ESPOSITIVO
2 DICEMBRE 2026 - 16 FEBBRAIO 2027
La galleria A arte Invernizzi inaugura mercoledì 2 dicembre 2026 alle ore 18 una mostra personale di Alan Charlton, a cura di Lorenzo Madaro. L’esposizione prosegue la collaborazione avviata con l’artista inglese nel 1994 – che ad oggi annovera la realizzazione di dieci mostre personali presso lo spazio milanese – e presenta, sui due piani della galleria, opere recenti accanto a lavori degli anni Duemila.
«I am an artist who makes a grey painting»: Charlton affida a questa dichiarazione il senso di una scelta che dal 1969 accompagna la sua ricerca. Il grigio ne costituisce la premessa durevole, entro la quale si sviluppa un’indagine sulle possibilità della pittura e sul suo prendere posto nel mondo. A ogni nuova opera corrisponde una verifica: quanto può mutare una superficie al variare delle proporzioni? Come si trasforma una figura quando viene suddivisa? Quale relazione si stabilisce fra elementi separati da una porzione di parete? Sono interrogativi che l’artista affronta attraverso la concretezza del lavoro, lasciando che le risposte assumano la forma dei dipinti.
La riduzione dei mezzi rende particolarmente sensibile ogni decisione. Una differenza di tono, l’ampiezza di un intervallo, il rapporto fra altezza e larghezza incidono sull’equilibrio della composizione e sul modo in cui essa viene percepita. La geometria offre a Charlton una specifica grammatica sufficientemente precisa da consentire trasformazioni successive, ciascuna dotata di una propria necessità. Il suo rigore si riconosce nella corrispondenza fra le parti, nella chiarezza delle scansioni, nella possibilità di comprendere la costruzione dell’opera osservandola. Il grigio, inizialmente individuato fra i colori dell’ambiente urbano e industriale, acquista in questo processo una singolare ricchezza. La sua presenza trattiene l’attenzione sulle qualità della superficie e sui rapporti che si instaurano fra tele vicine. Le diverse tonalità possono apparire più prossime o più distanti secondo la luce e la posizione dell’osservatore; anche un insieme immediatamente riconoscibile richiede tempo per essere colto nelle sue sfumature. Charlton affida alla pittura questa facoltà di educare l’attenzione, rendendo avvertibile ciò che uno sguardo rapido tende a trascurare.
La costruzione dei telai, la tensione della tela e l’applicazione del colore sono momenti di un procedimento che l’artista conduce personalmente. L’apparente semplicità del dipinto discende da tale assiduità materiale. Ogni passaggio prepara il successivo e concorre a un esito nel quale il gesto individuale trova misura nella regolarità della stesura. Ne deriva una particolare intimità fra l’artista e l’opera: il lavoro della mano è presente nella cura delle giunzioni, nella tenuta dei margini, nell’accordo fra supporto e colore. La precisione possiede qui il carattere di un’attenzione rivolta alle cose. Nella sala principale del piano superiore della galleria A arte Invernizzi, le opere più recenti affrontano la forma circolare attraverso la suddivisione e la ricomposizione. Il cerchio conserva la propria riconoscibilità mentre l’articolazione delle parti introduce orientamenti e cadenze differenti. Lo sguardo segue i margini, attraversa le separazioni, ricostruisce le corrispondenze: la figura si offre come un equilibrio da percorrere. Nella seconda sala, l’accostamento di tele rettangolari dà luogo a configurazioni quadrate, rendendo evidente il rapporto fra l’autonomia dei singoli elementi e la forma che essi concorrono a generare. Al piano inferiore, le composizioni rettangolari e trapezoidali sviluppano ulteriori relazioni fra organizzazione modulare e variazioni dei grigi.
In ciascuna di queste soluzioni, la parete partecipa alla lettura del dipinto. Visibile negli intervalli, accompagna il ritmo degli elementi e rende percepibili le distanze sulle quali si fonda la loro relazione. Anche il bordo assume rilievo: indica lo spessore dell’opera, raccoglie la luce, proietta un’ombra. La pittura si manifesta così nella sua intera consistenza, attraverso una presenza che coinvolge lo spazio circostante. Avvicinarsi consente di riconoscere la fattura delle superfici; arretrare restituisce la struttura complessiva: fra queste due distanze si svolge una parte essenziale dell’esperienza.
L’accostamento di opere appartenenti a momenti diversi permette di cogliere come Charlton abbia fatto della continuità una risorsa inventiva. Il permanere di alcuni elementi fondamentali rende più nitide le trasformazioni e consente di seguire il pensiero nel suo procedere. Ogni dipinto costituisce un approdo preciso, dal quale altre possibilità possono ancora emergere. È in questa paziente apertura che si riconosce la qualità della sua ricerca: nella capacità di rinnovare, attraverso il colore e la misura, la nostra attenzione per lo spazio che abitiamo.
In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo bilingue con un testo di Lorenzo Madaro, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA





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