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mercoledì 4 novembre 2026

Alan Charlton - Inaugurazione 2 dicembre 2026

 ALAN CHARLTON
A CURA DI LORENZO MADARO

INAUGURAZIONE MERCOLEDÌ 2 DICEMBRE 2026 ORE 18 

PERIODO ESPOSITIVO
2 DICEMBRE 2026 - 16 FEBBRAIO 2027

 


 

  

La galleria A arte Invernizzi inaugura mercoledì 2 dicembre 2026 alle ore 18 una mostra personale di Alan Charlton, a cura di Lorenzo Madaro. L’esposizione prosegue la collaborazione avviata con l’artista inglese nel 1994 – che ad oggi annovera la realizzazione di dieci mostre personali presso lo spazio milanese – e presenta, sui due piani della galleria, opere recenti accanto a lavori degli anni Duemila.

«I am an artist who makes a grey painting»: Charlton affida a questa dichiarazione il senso di una scelta che dal 1969 accompagna la sua ricerca. Il grigio ne costituisce la premessa durevole, entro la quale si sviluppa un’indagine sulle possibilità della pittura e sul suo prendere posto nel mondo. A ogni nuova opera corrisponde una verifica: quanto può mutare una superficie al variare delle proporzioni? Come si trasforma una figura quando viene suddivisa? Quale relazione si stabilisce fra elementi separati da una porzione di parete? Sono interrogativi che l’artista affronta attraverso la concretezza del lavoro, lasciando che le risposte assumano la forma dei dipinti.

La riduzione dei mezzi rende particolarmente sensibile ogni decisione. Una differenza di tono, l’ampiezza di un intervallo, il rapporto fra altezza e larghezza incidono sull’equilibrio della composizione e sul modo in cui essa viene percepita. La geometria offre a Charlton una specifica grammatica sufficientemente precisa da consentire trasformazioni successive, ciascuna dotata di una propria necessità. Il suo rigore si riconosce nella corrispondenza fra le parti, nella chiarezza delle scansioni, nella possibilità di comprendere la costruzione dell’opera osservandola. Il grigio, inizialmente individuato fra i colori dell’ambiente urbano e industriale, acquista in questo processo una singolare ricchezza. La sua presenza trattiene l’attenzione sulle qualità della superficie e sui rapporti che si instaurano fra tele vicine. Le diverse tonalità possono apparire più prossime o più distanti secondo la luce e la posizione dell’osservatore; anche un insieme immediatamente riconoscibile richiede tempo per essere colto nelle sue sfumature. Charlton affida alla pittura questa facoltà di educare l’attenzione, rendendo avvertibile ciò che uno sguardo rapido tende a trascurare.

La costruzione dei telai, la tensione della tela e l’applicazione del colore sono momenti di un procedimento che l’artista conduce personalmente. L’apparente semplicità del dipinto discende da tale assiduità materiale. Ogni passaggio prepara il successivo e concorre a un esito nel quale il gesto individuale trova misura nella regolarità della stesura. Ne deriva una particolare intimità fra l’artista e l’opera: il lavoro della mano è presente nella cura delle giunzioni, nella tenuta dei margini, nell’accordo fra supporto e colore. La precisione possiede qui il carattere di un’attenzione rivolta alle cose. Nella sala principale del piano superiore della galleria A arte Invernizzi, le opere più recenti affrontano la forma circolare attraverso la suddivisione e la ricomposizione. Il cerchio conserva la propria riconoscibilità mentre l’articolazione delle parti introduce orientamenti e cadenze differenti. Lo sguardo segue i margini, attraversa le separazioni, ricostruisce le corrispondenze: la figura si offre come un equilibrio da percorrere. Nella seconda sala, l’accostamento di tele rettangolari dà luogo a configurazioni quadrate, rendendo evidente il rapporto fra l’autonomia dei singoli elementi e la forma che essi concorrono a generare. Al piano inferiore, le composizioni rettangolari e trapezoidali sviluppano ulteriori relazioni fra organizzazione modulare e variazioni dei grigi.

In ciascuna di queste soluzioni, la parete partecipa alla lettura del dipinto. Visibile negli intervalli, accompagna il ritmo degli elementi e rende percepibili le distanze sulle quali si fonda la loro relazione. Anche il bordo assume rilievo: indica lo spessore dell’opera, raccoglie la luce, proietta un’ombra. La pittura si manifesta così nella sua intera consistenza, attraverso una presenza che coinvolge lo spazio circostante. Avvicinarsi consente di riconoscere la fattura delle superfici; arretrare restituisce la struttura complessiva: fra queste due distanze si svolge una parte essenziale dell’esperienza.

L’accostamento di opere appartenenti a momenti diversi permette di cogliere come Charlton abbia fatto della continuità una risorsa inventiva. Il permanere di alcuni elementi fondamentali rende più nitide le trasformazioni e consente di seguire il pensiero nel suo procedere. Ogni dipinto costituisce un approdo preciso, dal quale altre possibilità possono ancora emergere. È in questa paziente apertura che si riconosce la qualità della sua ricerca: nella capacità di rinnovare, attraverso il colore e la misura, la nostra attenzione per lo spazio che abitiamo.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo bilingue con un testo di Lorenzo Madaro, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

martedì 3 novembre 2026

Video della mostra "Michel Verjux. Tout ou partie"

 


 

La galleria A arte Invernizzi ha inaugurato una nuova mostra personale di Michel Verjux, artista francese con cui ha un rapporto consolidato, avviato nel 2001 in occasione della prima collaborazione.


Verjux dal 1983 sviluppa la sua ricerca attraverso gli éclairages, interventi luminosi costituiti da proiezioni di figure geometriche – quadrati, coni, cilindri e altre forme – concepiti in stretta relazione con l’architettura e con le specificità del luogo in cui vengono realizzati. Assumendo la luce come elemento primario del proprio linguaggio, l’artista lavora sull’atto del vedere come luogo dell’incontro con la realtà lasciando aperto lo spazio dell’azione, del pensare, del sentire: l’indagine sui limiti della percezione avviene generando un dialogo continuo tra spazio, visione e presenza che trasforma ogni intervento in un’esperienza capace di ridefinire il rapporto tra opera, ambiente e osservatore.

Come ha scritto Harald Szeemann, Michel Verjux appartiene a quella generazione di artisti, emersi a metà degli anni Ottanta che, “familiari” con “la funzione magica dell’oggetto di matrice beuysiana e con la libertà evocativa dell’arte concettuale” si sono interrogati sulla genesi dell’immagine a partire da un’analisi del luogo dell’esposizione.


La sua arte vuole educare l’occhio alla conoscenza, aggiungere indici, segni inediti al linguaggio visuale per arricchire la percezione della realtà: la proiezione luminosa diviene un gesto concreto nell’esperienza di una determinata situazione con la quale si è chiamati a interagire affinché si mostrino le relazioni che intercorrono tra i vari livelli di realtà. Lo stesso Verjux ha descritto in questi termini la propria modalità creativa: “Il mio fare artistico è ampiamente incentrato sul processo (o sul dispositivo) che mette in gioco l’energia, la materia e il dare forma a ciò che, immediatamente, ci sta di fronte e ci circonda. Un processo (o dispositivo) che, a mio avviso, deve permettere al destinatario di vivere un’esperienza”.

Gli éclairages appositamente realizzati per questa occasione portano in evidenza alcuni elementi architettonici specifici della galleria: dall’ampia scala centrale con il disegno essenziale della ringhiera, alla soglia che connette una sala espositiva all’altra, all’incrocio arrotondato tra due pareti perpendicolari.


“Può essere una semplice esposizione, una semplice illuminazione di ciò che si trova già lì in una cornice particolare; ma in realtà si tratta di un ‘già lì’ portato ironicamente all’attenzione del visitatore con insistenza”. (Michel Verjux, 2001).
Affiancano gli éclairages alcune opere realizzate con fogli di acciaio inox piegati e tagliati da fessure semicircolari che, attraverso la contrapposizione tra pieno e vuoto, evidenziano come lo spazio sia condizione necessaria per la loro esistenza.


Attraverso questa mostra Verjux attua una riflessione, oltre che sul processo e la relazione, anche su come l’opera venga recepita: tutto dipende da ciò che ci si aspetta o si desidera, da ciò che si vuole e, in particolare, da ciò che si cerca – e da ciò che la realtà è in grado di restituire. La visione mostra “tutto o solo una sua parte?”, lo scetticismo dell’artista francese resta sospeso nel seguente assunto di Ludwig Wittgenstein: “non esiste un unico metodo, ma molti metodi”.

In occasione della mostra è stato pubblicato un volume bilingue contenente un saggio di Francesco Tedeschi, un testo di Michel Verjux, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

giovedì 29 ottobre 2026

RTISSIMA 2026 | A ARTE INVERNIZZI | Hall Green Stand 13 Hall Brown Stand 14

 ARTISSIMA

Oval - Lingotto Fiere, Torino
30 ottobre - 1 novembre 2026

Corridoio Green - Stand 13
Corridoio Brown - Stand 14

Preview su invito
giovedì 29 ottobre, 15-20

Apertura al pubblico
venerdì 30 ottobre, 12-20
sabato 31 ottobre, 12-20
domenica 1 novembre, 11-19


RTISSIMA 2026 | A ARTE INVERNIZZI | Hall Green Stand 13 Hall Brown Stand 14




A arte Invernizzi presenta in occasione di Artissima 2026 un percorso espositivo che riunisce opere significative di artisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale, appartenenti a diverse generazioni e rappresentati dalla galleria. I lavori esposti instaurano tra loro un dialogo mostrando una coerenza di fondo nel loro rapporto con la materia e l’immagine: ciascun artista propone una personale lettura che risponde all’esigenza di dare corpo ad un’immagine che sia unità armonica e inscindibile tra la dimensione materiale e quella mentale.

La successione di impronte di pennello n. 50 a distanza di 30 cm l’una dall’altra che Niele Toroni ripete sulle superfici più varie, diviene un invito a fare esperienza dell’espropriazione di sé a favore di un gesto che non è di nessuno e per questo di tutti; ciò che emerge nell’intervallo di “tocchi” pittorici è la necessità della pittura di farsi visione attraverso l’atto generativo del pittore, il cui l’intervento diventa il medium che dà corpo e tangibilità all’opera stessa.

In questa dimensione “espansa” dei sensi e della mente, il “progettare” diviene punto di collegamento tra ciò che è stato e ciò che sarà: in divenire, tra idea e immagine. Ne sono un esempio emblematico le opere di Alan Charlton “Triangle Painting” che mettono in luce attraverso la ripetizione dello stesso elemento un costante ripensamento del monocromo grigio, scelto e utilizzato dall’artista come suo unico colore.

Filo conduttore è la volontà di catturare e tradurre in presenze aperte, attive, quell’energia in movimento sottesa a ogni evento nel suo accadere, a ogni forma nel suo divenire, a ogni esperienza nel suo farsi. Seguendo questa poetica le Reticenze di Grazia Varisco mostrano una danza di corpi fissi e aerei attraverso la ritorsione e modellazione di reti metalliche sospese che le compongono.

In apparente contrapposizione si collocano le opere di Elisabeth Vary le quali si originano da un rapporto fisico con la duttilità del cartone, materiale apparentemente fragile, che diviene presenza solida e vibrante, trasformandosi in oggetto tridimensionale capace di occupare lo spazio grazie alla sua forza intrinseca in cui il colore diviene protagonista ed elemento strutturale che definisce forma, ritmo e intensità.
Affinità che si riscontano nei monocromi di Günter Umberg, composti da diverse stratificazioni di pigmenti colorati stesi su tavole di legno a partire dagli anni Settanta, i quali danno corpo a una materia cromatica intensa e pulsante, in cui lucentezza e vibrazione materializzano un’inedita tensione tra corporeità e immaterialità.

La contrapposizione tra presenza e assenza, in cui la fisicità dell’opera è ridefinita attraverso l’intervento dell’artista, concretizza l’immagine come espressione di un’esigenza conoscitiva. Questo aspetto è indagato da Riccardo De Marchi attraverso la scrittura-foratura, caratteristica del suo lavoro, che riporta la traccia del suo passaggio all’interno di un percorso che è mentale e metaforico, oltre che fisico. Nelle opere più recenti in acciaio inox satinato e acciaio inox a specchio l’artista attiva ripetutamente diverse possibilità di visione, anche in relazione al materiale utilizzato.

La sensibilità verso lo spazio e la materia sono temi ampiamente indagati anche da Carlo Ciussi la cui straordinaria potenza sorgiva contraddistingue la sua produzione artistica che è rivolta all’esplorazione oltre i confini del visibile attraverso una grammatica ritmata di segni in continua metamorfosi, emblema di una potenza rigenerativa che invita a reagire e a dare corpo al pensiero.

Le opere presentate in occasione di Artissima 2026 sono dotate di affinità e singolarità che rispettano i differenti linguaggi di ogni artista ma, allo stesso tempo, insistono ed enfatizzano i legami sottesi che prendono corpo a partire dalla materia che diviene immagine e soglia di conoscenza attraverso la visione e la percezione.

 

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lunedì 26 ottobre 2026

Celebra con noi 20 anni di Fondazione Palazzo Strozzi



Venerdì 27 novembre 2026, alle ore 17.30, presso il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, la Fondazione Palazzo Strozzi invita a partecipare allo speciale evento Vent’anni di Fondazione Palazzo Strozzi 2006-2026.

Un grande appuntamento a ingresso gratuito su prenotazione, dedicato alla storia e al futuro della Fondazione, che vedrà la partecipazione straordinaria di Jeff Koons e JR, in dialogo con Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi.

Dal 2006 a oggi, la Fondazione Palazzo Strozzi si è affermata come una delle principali istituzioni culturali italiane, realizzando oltre settanta mostre e accogliendo oltre tre milioni di visitatori. Un percorso che ha unito tradizione e sperimentazione, dai grandi maestri del Rinascimento ai protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, attraverso collaborazioni con musei, istituzioni e artisti di tutto il mondo.

Vent’anni di grandi mostre e progetti culturali che hanno reso Palazzo Strozzi un punto di riferimento tra le istituzioni culturali italiane e internazionali, con una costante attenzione ai valori di accessibilità, educazione, partecipazione e inclusione.

Ti aspettiamo per celebrare con noi questi vent’anni insieme!

 

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lunedì 19 ottobre 2026

Denzil Forrester entra a far parte della galleria Thaddaeus Ropac

 

Images: © Denzil Forrester. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul. Photo: Eva Herzog.
Professor Version, 2025, Oil on canvas, 274 x 203 cm (107.87 x 79.92 in)

 

Nel corso di oltre quattro decenni, Denzil Forrester (n. 1956) ha sviluppato una pratica pittorica radicata nei suoni e nell'energia vitale della scena dub e reggae londinese dei primi anni Ottanta, dando forma al ritmo, al movimento e all'emozione attraverso la linea e il colore. Traducendo in termini visivi le tecniche musicali del campionamento, del missaggio e del looping, crea composizioni audaci e dinamiche che affondano le radici nella tradizione pur restando inconfondibilmente personali.

Ammiro da tempo il lavoro di Denzil. Come i suoi predecessori, che trassero ispirazione dalla musica e dalla vita notturna, anche lui possiede una straordinaria capacità di distillare l'energia di un'atmosfera, il movimento e le emozioni condivise di gioia, nostalgia o paura. I suoi dipinti sono tra i più avvincenti e originali della sua generazione. Dopo aver esposto le sue opere nella nostra mostra collettiva Artists I Steal From, curata da Alvaro Barrington nel 2019, siamo entusiasti di rappresentarlo oggi. –– Thaddaeus Ropac

La nostra prima mostra personale dedicata a Forrester si terrà a Londra nel giugno 2027. Coinciderà con l'inaugurazione di un'ampia retrospettiva a The Box di Plymouth, insignito del titolo di Art Fund Museum of the Year nel Regno Unito, che riunirà dipinti e disegni realizzati nel corso degli ultimi cinque decenni. Le sue opere sono attualmente esposte nella mostra The Music is Black: A British Story al V&A East Museum di Londra (fino a gennaio 2027) e sono state recentemente incluse nella Backyard Biennial: East alla Whitechapel Gallery di Londra (2026).

Una rivelazione, per me, è stato vedere i lavori recenti usciti dallo studio di Denzil. Hanno una delicatezza e una forma che forse nascono dal suo riflettere sul proprio passato. Questi nuovi dipinti hanno una qualità onirica e scaturiscono tanto dalla sua immaginazione quanto dai suoi studi dal vero. –– Peter Doig
 
La padronanza del disegno di Denzil Forrester e la sua dedizione all'atto del dipingere rivelano una profonda immersione nella storia dell'arte e nell'opera di pittori tanto diversi quanto Giotto, Goya, Caravaggio, Leonardo e Michelangelo, Max Beckmann e Otto Dix, Paul Cézanne, Picasso e gli impressionisti francesi. Come ha scritto il poeta e pittore John Lyons, ‘il rispetto di Denzil per la tradizione è la manifestazione della volontà di trovare un'identità all'interno di due culture, quella afro-caraibica e quella europea, entrambe fondamentali nel suo percorso di maturazione come artista’.

 

Images: © Denzil Forrester. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul. Photo: Eva Herzog.
Yard, 2025, Oil on canvas274 x 204 cm (107.87 x 80.31 in)



La maggior parte dei miei compagni della scuola d'arte guardava all'espressionismo astratto nordamericano, ma io sapevo di dover trovare qualcosa che mi scuotesse e mi smuovesse dall'interno. Negli anni Ottanta cominciai a disegnare in nightclub come il Phebes di Dalston, perché avevo capito che le ninfee di Monet e i paesaggi di Van Gogh nascevano da una motivazione semplice: la pittura stessa. Bisogna dipingere qualcosa che abbia un significato per te. –– Denzil Forrester

Esplorando il nightclub come uno spazio capace di accogliere gioia estatica, musica ed espressione, ma anche malinconia e nostalgia di casa, i suoi dipinti rispecchiano la duplicità del paesaggio sociale e culturale londinese, che conviveva con le tensioni razziali e le violenze della polizia degli anni Ottanta. Le tavolozze ricche e sature dell'artista rispondono agli ambienti e ai luoghi in cui ha vissuto: il paesaggio assolato di Grenada della sua infanzia, fino al trasferimento a Londra nel 1967; Roma, dove nel 1983–85 svolse una residenza presso la British School, assorbendo dalla città e dal suo straordinario patrimonio artistico il gusto per una luce pura e nitida; la luce limpida e l'atmosfera della Cornovaglia, dove Forrester si è trasferito nel 2016 e dove oggi vive e lavora.

Fare esperienza delle immagini e dei suoni vibranti vissuti da Forrester significa celebrarne la straordinaria abilità artistica, l'acuta capacità di osservazione e il ricco ritmo compositivo. –– Sheena Wagstaff, curatrice

Scopri di più ed esplora il lavoro dell'artista
 
Visitate il nostro stand a Frieze London la prossima settimana, dove presenteremo due opere recenti di Denzil Forrester, Professor Version (2025) e Yard (2025).

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

venerdì 16 ottobre 2026

Napoli: Liuba al MA

 by Rosaria Pannico

 


 

 Amiche e amici di rosarydelsudArt news, questa mattina vi propongo l'inaugurazione della personale di Liuba: BORDERS OF HUMANITY, curata da Stefano Taccone ed introdotta da un suo testo critico che si è svolta ieri pomeriggio presso il MA  Movimento aperto  via Duomo 290/c Napoli

 

   

  La mostra resterà aperta fino al 15 novembre, 

i lunedì ed i martedì dalle 17:00 alle 19:00 

ed i giovedì dalle 10:30 alle 12:30. 

 

Per informazioni: Ilia Tufano 3332229274

 

La mostra a Movimento Aperto presenta un ricco assaggio della lunga attività di Liuba, lavori che risalgono ai progetti degli anni 1999-2001, con il titolo di LE MUMMIE VINCENTI, quando la giovane Liuba ritornata a Milano dopo i suoi studi al Dams di Bologna osservava con occhio critico ed insofferenza lo stile di vita meneghino di quegli anni. E poi lavori più recenti, quelli legati al progetto YOU ‘RE OUT, realizzato a Berlino negli anni 2014-2016 ed infine il più recente, BORDERS OF HUMANITY .”

 

Artista e performer Liuba vive e lavora a Milano, ma si sposta in Italia ed in Europa per le sue performance. Sarà a Napoli, in Piazza del Plebiscito il 7 marzo 2027, dove terrà una performance partecipativa, sviluppando quella intitolata YOU’RE OUT tenuta a Berlino negli anni 2014-16. Intorno alle sue performance ruota un progetto articolato, fatto di fotografie, video, poesie, quadri.

 

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giovedì 15 ottobre 2026

Stagione di concerti alla Galleria Nazionale della Puglia

 Arte e Musica si incontrano: al via la nuova stagione di concerti
alla Galleria Nazionale della Puglia
“Girolamo e Rosaria Devanna”


 

 17 ottobre - 13 dicembre 2026
XXIV itinerario musicale
In collaborazione con l’Associazione culturale musicale “Amadeus”


Anche quest'anno la Galleria Nazionale della Puglia è lieta di ospitare, in collaborazione con l'Associazione Culturale Musicale "Amadeus", il XXIV Itinerario musicale. Un ciclo di cinque imperdibili appuntamenti, con la direzione artistica del M° Maurizio Matarrese e la guida all'ascolto della musicologa prof.ssa Stefania Gianfrancesco, che accompagnerà il pubblico per tutto il prossimo autunno alla scoperta di pagine celebri e rarità del repertorio musicale.

Si inizia sabato 17 ottobre 2026, in occasione dell'apertura straordinaria serale per il finissage della mostra temporanea Barocco. Allegorie del sensibile. Una serata di arte e musica, per avere la possibilità di partecipare alle visite guidate dedicate e al concerto di apertura della rassegna.

Alle ore 20.00 i maestri Valeria Di Maria e Marco Grimaldi presenteranno Melodie d'amore, concerto per voce e chitarra. Un elegante intreccio di poesia, canto e tradizione mediterranea che attraversa alcuni capolavori del repertorio italiano e spagnolo, seguendo il filo conduttore dell'amore nelle sue molteplici espressioni: dalla raffinata sensibilità poetica di Pietro Metastasio ai colori e ai ritmi della tradizione musicale iberica.

A seguire quattro matinée musicali così articolate:

    Domenica 15 novembre alle 11.30: Virtuosismi e antiche sonorità, con Silvano Minella, violino e Flavia Brunetto, pianoforte;

    Domenica 22 novembre alle 11.30: La Donna e l'Amore, con Elisabetta Paglia, mezzo soprano e Angela Ignacchiti, pianoforte;

    Domenica 6 dicembre alle 11.30: I Musicisti e la Grande Guerra, con Carla Aventaggiato e Elvira Sarno, pianoforte a quattro mani e Stefania Gianfrancesco, musicologa.

    Domenica 13 dicembre alle 11.30: il tradizionale Concerto di Natale del Coro Accorati, un appuntamento ormai atteso che offrirà l'occasione di ritrovarsi attraverso la musica e di condividere insieme l'atmosfera delle festività, salutando l'anno che volge al termine.

La partecipazione ai concerti è inclusa nel biglietto d'ingresso al museo, acquistabile online o in biglietteria:

    ingresso singolo 6 euro

    Museo Card 7 euro (ingressi illimitati per sei mesi)

Salvo agevolazioni e gratuità previste per legge consultabili su: cultura.gov.it/agevolazioni


Con la Museo Card, a solo 1 euro in più rispetto al costo del biglietto ordinario, potrete partecipare a tutti i concerti e alle altre iniziative e visitare la Galleria per sei mesi senza limiti.

Info e contatti:

    Tel. 080099708

    Email: 

cs-ba.gallerianazionaledellapuglia@cultura.gov.it

 

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Melodie d’amore

Sabato 17 ottobre 2026

Una serata speciale con visite guidate, accesso al loggiato e concerto in salone

 



Sabato 17 ottobre la Galleria Nazionale della Puglia vi invita al finissage della mostra Barocco. Allegorie del sensibile e al primo appuntamento del XXIV Itinerario Musicale con una serata straordinaria dedicata all'arte e alla musica.


Un ricco programma accompagnerà il pubblico fino a tarda sera:


    alle 19.30 un itinerario guidato alla collezione del Novecento pugliese, a cura dei Servizi educativi;

    alle 20.00 il concerto Melodie d'Amore con Valeria Di Maria (voce) e Marco Grimaldi (chitarra), primo appuntamento del XXIV Itinerario Musicale, introdotto dalla guida all'ascolto della musicologa Stefania Gianfrancesco e realizzato in collaborazione con l'Associazione Culturale Musicale “Amadeus”. La direzione artistica della rassegna è affidata al M° Maurizio Matarrese;

    alle 21.30 la direttrice della Galleria e curatrice della mostra, Carla Scagliosi, accompagnerà il pubblico in uno speciale itinerario guidato alla mostra Barocco. Allegorie del sensibile, ultima occasione per approfondire il percorso espositivo prima della chiusura di domenica 18 ottobre.

A seguire, la serata si concluderà con l'apertura straordinaria dell'incantevole loggiato su piazza Cavour.

Un'occasione speciale per salutare la mostra e inaugurare una nuova edizione dell'Itinerario Musicale, nel segno dell'incontro tra arti visive, musica e bellezza.


Per partecipare agli itinerari guidati è necessario prenotarsi a: https://buytickets.at/gallerianazionaledellapuglia/2475136


La partecipazione al concerto è invece fino a esaurimento posti, per cui raccomandiamo di arrivare con almeno un quarto d'ora d'anticipo rispetto all'orario di inizio.


Gli eventi sono inclusi nel biglietto d'ingresso al museo, acquistabile online o in biglietteria:

    ingresso singolo 6 euro

    Museo Card 7 euro (ingressi illimitati per sei mesi)

Salvo agevolazioni e gratuità previste per legge consultabili su: cultura.gov.it/agevolazioni

Info e contatti:

    Tel. 080099708

    Email: 

cs-ba.gallerianazionaledellapuglia@cultura.gov.it

(Il link non ha accesso diretto ma è da copiare ed incollare sul web)

 

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mercoledì 14 ottobre 2026

La Galleria BPER | GENOVA IDEALE. Antonio Giolfi e l'invenzione dell'immagine moderna della città | Rolli Days - 17 e 18 ottobre

 GENOVA IDEALE
Antonio Giolfi e l’invenzione dell’immagine moderna della città
Vedute della Superba tra realtà e rappresentazione
 
A cura di Andreana Serra
 
Sabato 17 e domenica 18 ottobre

 

Antonio Giolfi, inventore (Genova, 1721-1796), 
Giuseppe Torricelli, disegnatore, e G. L. Guidotti, incisore
Veduta di Strada Nuova
Acquaforte
Courtesy La Galleria BPER


 
In occasione dei Rolli Days 2026 e del ventesimo anniversario dell’iscrizione delle Strade Nuove e del Sistema dei Palazzi dei Rolli nel Patrimonio Mondiale UNESCO
La Galleria BPER presenta a Genova una selezione delle vedute settecentesche di Antonio Giolfi: un racconto per immagini della città e della costruzione della sua identità moderna.

In occasione del ventesimo anniversario dell’iscrizione delle Strade Nuove e del Sistema dei Palazzi dei Rolli nel Patrimonio Mondiale UNESCO, La Galleria BPER presenta nella sede genovese della Banca il progetto espositivo “GENOVA IDEALE. Antonio Giolfi e l’invenzione dell’immagine moderna della città. Vedute della Superba tra realtà e rappresentazione”, a cura di Andreana Serra, responsabile del Polo di Storia e Memoria Cittadina del Comune di Genova.
 
L’esposizione si inserisce nel programma autunnale dei Rolli Days 2026, dedicato al tema “Abitare il cambiamento”, e propone una prospettiva originale sulle trasformazioni che, tra il XVI e il XVIII secolo, ridefinirono il volto della città e il modo di rappresentarla.
 
La mostra porta all’attenzione del pubblico uno dei nuclei più significativi della collezione di stampe d’epoca de La Galleria BPER: le vedute realizzate da Antonio Giolfi nel Settecento, testimonianza di un momento cruciale nella definizione e nella diffusione in Europa dell’immagine di Genova.
 
Negli anni Sessanta del Settecento Giolfi, abate, pittore e direttore della scuola di pittura e disegno dell’Accademia Ligustica, riunisce le proprie incisioni nella “Raccolta di diverse vedute della Città di Genova e delle principali sue parti e fabbriche”. Destinato alle élite culturali europee, il volume restituisce l’immagine di una capitale moderna, monumentale e cosmopolita, capace di confrontarsi con le grandi città del continente.
 
Non si tratta, tuttavia, di una semplice registrazione della realtà urbana. Giolfi seleziona luoghi e architetture e li organizza in un racconto visivo che dal porto sale verso le colline, attraversando palazzi aristocratici, strade e luoghi della vita cittadina. Attraverso prospettive ampliate e composizioni attentamente costruite, l’artista interpreta la città, ne accentua l’ordine e la monumentalità e contribuisce a fissarne un’immagine destinata a durare nel tempo-.
 
È questa la Genova ideale evocata dal titolo della mostra: una città aperta sul mare e sul commercio, attraversata da nuove strade e segnata dalla presenza dei grandi palazzi aristocratici. Una rappresentazione nella quale realtà e costruzione dell’immagine si sovrappongono, raccontando insieme ciò che Genova era e ciò che aspirava a essere.
 
Nel contesto dei Rolli Days, le vedute di Giolfi diventano così uno strumento per rileggere il paesaggio urbano come parte attiva della storia della città: non semplice scenario, ma espressione di quella capacità di trasformazione che contribuì a fare di Genova una delle grandi capitali dell’Europa moderna.
 
La visita a “Genova ideale” offre inoltre l’occasione di scoprire il patrimonio custodito nella sede genovese de La Galleria BPER. Al XIV piano, le Stanze dell’Arte riuniscono opere del Barocco genovese provenienti dalle pinacoteche dei Palazzi dei Rolli, con lavori di Domenico Piola, Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto, Valerio Castello, Giovanni Battista Paggi, Domenico Fiasella e Alessandro Magnasco, accanto ai maestri fiamminghi attivi a Genova.
 
Al XV piano, la balconata affacciata sui tetti in ardesia del centro storico completa idealmente il percorso, offrendo uno sguardo sulla città contemporanea in dialogo con quella immaginata e raccontata dalle vedute settecentesche di Giolfi.
 
I Poli Culturali BPER
Con il progetto Poli Culturali BPER. Un Sistema di Patrimonio Diffuso, BPER Banca mette in rete sedi storiche, collezioni, archivi e territori, attraverso mostre, ricerca, attività educative e programmi di approfondimento coordinati da La Galleria BPER. Il sistema si articola in tre sedi principali.
 
A Modena, Palazzo San Carlo, sede storica della banca, ospita la Pinacoteca BPER e la direzione scientifica del progetto. La CAOS χάος. Spazi e poetiche dell’arte informale (18 settembre 2026 – 7 febbraio 2027) ha inaugurato la programmazione autunnale. A cura di Daniela Ferrari, il progetto espositivo riunisce tredici protagonisti dell’Informale italiano con opere della Corporate Collection BPER e importanti prestiti da musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private.
 
A Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch, storica sede della Cassa di Risparmio e successivamente di BPER, è stato restituito alla città dopo un importante intervento di recupero e rifunzionalizzazione. Il Palazzo ospita un percorso permanente dedicato alla pittura ferrarese ed emiliana dal Quattrocento al Novecento. A inaugurare il programma espositivo, fino al 31 gennaio 2027, è la mostra VANITAS. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati, a cura di Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni, in collaborazione con 24 ORE Cultura.
 
Riaperto al pubblico il 3 settembre 2026 dopo un importante intervento di restauro, Palazzo Farinosi-Branconio a L’Aquila ospita il percorso permanente Scrigno di memorie. Paesaggi, colore e tradizione: cinque secoli di arte del Meridione, dedicato all’arte dell’Italia centrale e meridionale dal Quattrocento al primo Novecento, nell’ambito delle iniziative di L’Aquila 2026 – Capitale italiana della Cultura. Il progetto restituisce alla città una parte significativa della raccolta della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila e rende nuovamente accessibili le sale decorate dell’edificio, tra cui la Sala di San Clemente.

 

 INFORMAZIONI AL PUBBLICO
GENOVA IDEALE

Antonio Giolfi e l’invenzione dell’immagine moderna della città.
Vedute della Superba tra realtà e rappresentazione
A cura di Andreana Serra
 
La Galleria BPER
Genova
 
Apertura al pubblico
Sabato 17 e domenica 18 ottobre 2026
ore 10.00 – 19.00
Visite guidate ogni 45 minuti, su prenotazione attraverso il sito Visit Genova. 

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martedì 6 ottobre 2026

Domani inaugurazione mostra CARLO MOLLINO " Polaroid " | mercoledì 7 ottobre 2026 ore 17.30 | Al Blu di Prussia


 


La Fondazione Mannajuolo è lieta di presentare, per la prima volta a Napoli, la fotografia di Carlo Mollino (1905 – 1973).

L’esposizione, a cura di Maria Savarese, è realizzata per gentile concessione dall'Agenzia del Demanio, Fondo Carlo Mollino conservato al Politecnico di Torino, Sezione Archivi Biblioteca Gabetti.

Figura fra le più significative del ‘900 italiano, architetto, arredatore, designer, fotografo, scrittore, maestro di sci, aviatore, pilota automobilistico, professore universitario, si laurea in Architettura, vincendo nel 1953 il concorso a professore ordinario, ottenendo la cattedra di Composizione Architettonica.

Nell’ambito della sua poliedrica attività, la fotografia ha avuto sempre un ruolo privilegiato.

Per questa mostra è stato selezionato un corpus di oltre 100 Polaroid provenienti dal suo archivio conservato al Politecnico, realizzate dal 1962 al 1973.

Nella sala cinema della galleria è presentato per la prima volta a Napoli il film Mollino, con la regia di Chiara Crespi, prodotto da Basement HQ, che racconta, soprattutto attraverso straordinarie interviste, la sua carismatica ed innovativa figura nel panorama culturale dell’epoca.

 

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domenica 4 ottobre 2026

Liuba: BORDERS OF HUMANITY

  




Giovedì 15 ottobre 2026 dalle ore 17:30 alle 20:30 a Movimento Aperto, via Duomo 290/c Napoli si inaugura la personale di Liuba: BORDERS OF HUMANITY, curata da Stefano Taccone ed introdotta da un suo testo critico. La mostra resterà aperta fino al 15 novembre, i lunedì ed i martedì dalle 17:00 alle 19:00 ed i giovedì dalle 10:30 alle 12:30. 

Per informazioni: Ilia Tufano 3332229274. 

 

Artista e performer Liuba vive e lavora a Milano, ma si sposta in Italia ed in Europa per le sue performance. Sarà a Napoli, in Piazza del Plebiscito il 7 marzo 2027, dove terrà una performance partecipativa, sviluppando quella intitolata YOU’RE OUT tenuta a Berlino negli anni 2014-16. Intorno alle sue performance ruota un progetto articolato, fatto di fotografie, video, poesie, quadri.
La mostra a Movimento Aperto presenta un ricco assaggio della lunga attività di Liuba, lavori che risalgono ai progetti degli anni 1999-2001, con il titolo di LE MUMMIE VINCENTI, quando la giovane Liuba ritornata a Milano dopo i suoi studi al Dams di Bologna osservava con occhio critico ed insofferenza lo stile di vita meneghino di quegli anni. E poi lavori più recenti, quelli legati al progetto YOU ‘RE OUT, realizzato a Berlino negli anni 2014-2016 ed infine il più recente, BORDERS OF HUMANITY .”Tutto ciò avviene attraverso un linguaggio accuratissimo e proteiforme che, rinvenendo il suo punto di partenza nel corpo, trova una sorta di sintesi wagneriana delle arti nella performance partecipativa e nella sua riproducibilità tecnico-virtuale, oltre che immediata e fisica, esemplificata appunto da YOU'RE OUT, nel cui video lo spettatore si imbatte, a mo’ di premessa, una volta solcato lo spazio della mostra. Una operazione, meglio ancora una situazione, in cui Liuba lavora all’intersezione tra materialità dei corpi, con il loro inevitabile ingombro, ed emozioni ai limiti del controllabile, impulsi che devono gareggiare in corsa con la coscienza stessa, suggerendo una sottile ma anche abbastanza esplicita metafora sociale. 
Nel mezzo del cammino, una pluralità di media, anche quelli più legati alla tradizione e alla manualità, come si nota, più che altrove, nel terzo ciclo in mostra, quello delle Farfalle: qui, insieme al collage fotografico ed oggettuale — ma oggetti rigorosamente piani: una foglia, la carta igienica —, compare la pittura, mentre la scrittura non si risolve più nelle grandi lettere in stampatello, talvolta leggibili a fatica, degli altri due cicli, lasciando spazio ad un più caldo corsivo, così come la laconicità comunicativa cede in favore di respiro e riflessività nettamente maggiori” scrive Stefano Taccone, nel suo testo: L’ENIGMA DEL CONFINE, dove proprio approfondendo l’ idea di confine e parole come cittadinanza, inclusione, remigrazione che, vi si collegano, va a delineare il conflitti che sono il cuore stesso dell’operare multiforme di Liuba.
La mostra si avvale del supporto del BAD Museum (Bunker Art Division) di Casandrino.

 





L’enigma del confine

    Inclusione, inclusivo, inclusività: da una decina d’anni a questa parte, tali parole sono ovunque, hanno ampiamente raggiunto la soglia per essere definite parole di plastica, ossia termini dal significato così elastico e abusato da rischiare lo svuotamento. Nelle scorse settimane, d’altra parte, da un contesto non particolarmente accreditato come divergente — la festa del Partito Democratico — è venuto fuori un altro concetto, quello della diserzione, che, pur non potendo considerarsi l’opposto di inclusivo, senz’altro si connota in dissonanza, tanto da divenire motivo di scandalo e di fragorose polemiche, al netto dei fraintendimenti. Se alle orecchie del sentire comune il primo possiede un suono dolce e il secondo un suono scabro, le cose cambiano quando le idee si vanno ad incarnare. Allora il disagio del freddo invernale di chi non ha un tetto sotto al quale ripararsi può rapidamente mutarsi in quello di una casa le cui mura cingono sinistre come le sbarre di una prigione. 
    Nell’ottobre 2017, motivando la sua indisponibilità a firmare l’appello sullo ius soli — questione al tempo assai in voga nel dibattito pubblico italiano — il filosofo Giorgio Agamben scrive:

Mi rendo perfettamente conto che la condizione di apatride o di migrante è un problema che non può essere evitato, ma non sono sicuro che la cittadinanza sia la soluzione migliore. In ogni caso, essa non può essere ai miei occhi qualcosa di cui essere orgogliosi e un bene da condividere. Se fosse possibile (ma non lo è), firmerei volentieri un appello che invitasse ad abiurare la propria cittadinanza. Secondo le parole del poeta: “la patria sarà quando tutti saremo stranieri”.

Questi pensieri ci portano direttamente al cuore delle tematiche di Liuba, sviluppate compiendo un salto all’indietro di oltre un quarto di secolo, nella Milano delle Mummie vincenti (1999-2001). Non che ancora oggi in quella città, e non solo, non ve ne siano, ma il progetto, basato sul concorso di diversi media — performance, video, fotografie, poesie, quadri —, va anche inteso come tentativo di esorcizzare la fatica di riabituarsi a certi aspetti della sua città natale, lasciata appena maggiorenne per trasferirsi a Bologna, dove può frequentare il DAMS, ma anche tenersi a debita distanza da una umanità che non l’è mai stata troppo congeniale. Alla giovane artista, reduce dalla vita frizzante e boemienne del capoluogo emiliano, il “pragmatismo” della città meneghina, con la sua rampante borghesia, sempre pronta ad enfatizzare la propria carriera piena di sacrifici, ma anche di riconoscimenti — il più ambito è Ambrogino d'oro! —, non appare che un vegetare travestito da patinato vitalismo. I manager, i professionisti della già Milano da bere non sono più vivi, insomma, del celebre cavaliere calviniano, eppure non se ne accorgono né loro stessi né molti di quelli che sono “sotto” di loro, in quanto portatori della convinzione che essi siano non solo i più inclusi tra gli inclusi, ma i garanti della stessa possibilità di inclusione. E qui torniamo al famigerato lemma che però all’epoca, a differenza dell’inflazione odierna — procedente da una volontà filantropica che sovente malcela la realtà dei fatti — sembra innanzi tutto contrapporsi, non senza orgoglio e (pre)giudizio, alla dicotomica condizione dell’escluso. Tale perché non ce l’ha fatta, perché non abbastanza meritevole e performante.
A tale progetto, Liuba giustappone quello più recente sui rifugiati, stretti tra una sinistra della retorica inclusiva ed una destra del “prima gli italiani”, quando non impegnata a strombazzare presunte antiche tradizioni e discendenze di sangue che giustificherebbero la “remigrazione”. Certo, lo sguardo benevolo su di essi tende innanzi tutto a pensare che puntino con tutte le sue forze a raggiungere il traguardo dell’inclusione, che il loro maggior nemico gli risponda innanzi tutto che non c’è posto, e una performance partecipativa come YOU'RE OUT (Berlino, 2014-2016) — un’idea che Liuba svilupperà ulteriormente in occasione di quella che terrà 7 marzo prossimo a Napoli, in Piazza del Plebiscito — si iscrive proprio in quest’ottica. Non che in ciò non vi sia una parte di verità, ma dal confronto col progetto più antico viene un implicito monito, un’allerta non tanto su ciò che si rischia, malgrado se stessi, di diventare una volta varcata la soglia tra il dentro e il fuori — per quanto sia tutt’altro che infondata quella dinamica per cui l’oggetto di discriminazioni di ieri si trasformi in soggetto che discrimina oggi —, ma sul sistema di valori che in quel dentro vige, di cui le mummie rappresentano la quintessenza. Spingendosi ancora oltre nell’interpretazione, qual è davvero il prezzo dell’inclusione? Se avesse a che fare con una disintegrazione radicale della propria identità intesa come quel portato di esperienze che si accumulano dalla nascita in poi — forse anche prima —, condicio sine qua non che non condurrebbe tuttavia che a dissolverla entro il paradigma anonimo, indistinto, senza qualità di un globalismo omologante?
Il paradosso di Agamben, certo non scevro da implicazioni utopiche, ritorna allora qui come esempio più alto, desiderabile di vita, riconnettendosi all’ideale della farfalla, figura che dà il nome al terzo ciclo di opere che Liuba mostra, quello che indica appunto una via di conciliazione. Qui le grandi lettere in stampatello, talvolta leggibili a fatica, lasciano spazio ad un più caldo corsivo, così come la laconicità lascia spazio ad una scrittura di maggior respiro e riflessività, costantemente complicata da inserti di pittura, fotografia o oggetti, benché rigorosamente piani — una foglia, la carta igienica…  —: tutto sembra suggerire una felice via di fuga per l’anima, oltre che per il corpo, una riproposizione con altri mezzi linguistici del sogno zapatista di un mondo in cui tanti mondi siano possibili, come antidoto agli asfittici àut àut che il “realismo capitalista”, per dirla con Mark Fisher, ci getta addosso come puntandoci una pistola alla tempia. 

Stefano Taccone

 


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REMINDER OPENING 6 October 2026 || Atanasio Soldati - Franco Fontana: esplorazioni tra forma e colore

  REMINDER OPENING

6 OCTOBER 2026 FROM 6 PM

ATANASIO SOLDATI - FRANCO FONTANA

ESPLORAZIONI TRA FORMA E COLORE


Dall'astrattismo all'avanguardia fotografica 1930-201

 

Franco Fontana, New York, 1979 ©FRANCO FONTANA

 La Galleria Gracis ricorda che Martedì 6 Ottobre 2026, a partire dalle ore 18:00, si terrà l'inaugurazione della mostra: Atanasio Soldati – Franco Fontana. Esplorazioni tra forma e colore. Dall’astrattismo all’avanguardia fotografica 1930–2017, realizzata in collaborazione con la Galleria Photo&Contemporary di Torino.

La mostra riunisce 13 dipinti di Atanasio Soldati e 22 fotografie di Franco Fontana, recentemente scomparso, in un confronto inedito tra due protagonisti dell’arte italiana, appartenenti a generazioni e linguaggi differenti. 

 

Atanasio Soldati, Senza Titolo, 1936-1937, Olio su tela, 37,9 × 46 cm



Un incontro inatteso tra pittura e fotografia, che invita a riscoprire, attraverso il confronto, la forza visionaria di due percorsi solo apparentemente distanti.

 

Vi aspettiamo in Galleria!

 


 

Galleria Gracis 
Piazza Castello 16
Milano

  

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venerdì 2 ottobre 2026

Inaugurazione mostra CARLO MOLLINO " Polaroid "


 

La Fondazione Mannajuolo è lieta di presentare, per la prima volta a Napoli, la fotografia di Carlo Mollino (1905 – 1973).

L’esposizione, a cura di Maria Savarese, è realizzata per gentile concessione dall'Agenzia del Demanio, Fondo Carlo Mollino conservato al Politecnico di Torino, Sezione Archivi Biblioteca Gabetti.

Figura fra le più significative del ‘900 italiano, architetto, arredatore, designer, fotografo, scrittore, maestro di sci, aviatore, pilota automobilistico, professore universitario, si laurea in Architettura, vincendo nel 1953 il concorso a professore ordinario, ottenendo la cattedra di Composizione Architettonica.

Nell’ambito della sua poliedrica attività, la fotografia ha avuto sempre un ruolo privilegiato.

Per questa mostra è stato selezionato un corpus di oltre 100 Polaroid provenienti dal suo archivio conservato al Politecnico, realizzate dal 1962 al 1973.

Nella sala cinema della galleria è presentato per la prima volta a Napoli il film Mollino, con la regia di Chiara Crespi, prodotto da Basement HQ, che racconta, soprattutto attraverso straordinarie interviste, la sua carismatica ed innovativa figura nel panorama culturale dell’epoca.

 

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https://www.rosarydelsudartnews.com/2026/10/carlo-mollino-polaroid.html 

giovedì 1 ottobre 2026

CARLO MOLLINO - Polaroid

A cura di Maria Savarese
opening

mercoledì 7 ottobre 2026 

ore 17.30-20.30





Da mercoledì 7 ottobre 2026, la stagione espositiva della galleria Al Blu di Prussia (via Gaetano Filangieri, 42 - Napoli) – lo spazio di Giuseppe Mannajuolo e Mario Pellegrino – prende il via con la mostra “Polaroid” di Carlo Mollino, a cura di Maria Savarese.
La mostra, promossa dalla Fondazione Mannajuolo, è realizzata per gentile concessione dall'Agenzia del Demanio, Fondo Carlo Mollino conservato al Politecnico di Torino, Sezione Archivi Biblioteca Gabetti.
In esposizione, una selezione di oltre 100 Polaroid provenienti dall’ archivio di Mollino conservato al Politecnico. L’allestimento delle fotografie è strutturato lungo le pareti della galleria in un’unica sequenza e rispecchia alcuni caratteri prevalenti della sua ricerca, come l’idea della ripetizione ossessiva e della serialità. Nelle Polaroid, approda ad un proprio gusto estremo, “quel gusto del boudoir” 1 , sempre elegante, una combinazione magica di abiti, sfondi, corpi nudi, luci, di una raffinatezza straordinaria.
 

Architetto, arredatore, designer, fotografo, scrittore, maestro di sci, aviatore, pilota automobilistico, professore universitario, si laurea in Architettura nel 1931, formandosi presso lo studio del padre, dal quale apprende la meticolosa competenza costruttiva e compositiva, insieme alla passione per la montagna, per il disegno e per la fotografia.
 

Alla libera professione e ai molteplici interessi, Mollino affianca l'insegnamento al Politecnico, vincendo nel 1953 il concorso a professore ordinario, ottenendo la cattedra di Composizione Architettonica. Determinanti per la storia dell’architettura italiana sono stati alcuni suoi interventi architettonici, come l'Auditorium Rai di Torino (1950 – 53), il Palazzo degli Affari per la Camera di Commercio (1964-73) e il Teatro Regio (1965-73). Carlo Mollino muore nel suo studio la mattina del 27 agosto 1973, per un’improvvisa crisi cardiaca.
 

Nell’ambito della sua poliedrica attività, la fotografia ha avuto sempre un ruolo privilegiato, utilizzata sia come autonomo mezzo espressivo, che come strumento di documentazione e archiviazione del proprio lavoro e quotidiano. Fotografa in bianco e nero e a colori, su pellicole e diapositive, cimentandosi con tutti i formati e le macchine più note: Leica, Plaubel, Minox, Rolleiflex, Polaroid.


Nella sala cinema della galleria è presentato per la prima volta a Napoli il film Mollino, con la regia di Chiara Crespi, prodotto da Basement HQ, che racconta, soprattutto attraverso straordinarie interviste, la sua carismatica ed innovativa figura nel panorama culturale dell’epoca.


Carlo Mollino – “POLAROID”
Dal 7 Ottobre 2026 al 2 Gennaio 2027 Orari: martedì-venerdì 10.30-13/16-20; sabato 10.30-13
Catalogo: artstudiopaparo

 

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