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mercoledì 23 settembre 2026

PAOLO DELL’ELCE | lontanando

Lontanando è il titolo dell’evento espositivo con il quale zerozerosullivellodelmare segna l’equinozio
di autunno del 2026, 

inaugurando mercoledì 23 settembre alle ore 19.00 l’esposizione di questo
nuovo lavoro di Paolo Dell’Elce
inaugurazione 

mercoledì 23 settembre 2026 ore 19.00
fino al 30 ottobre 2026
da martedì a sabato, dalle 18.00 alle 20.00
s.l.m.00 via dei marrucini 19-23 Pescara





...poi ad un certo punto qualcosa si spezza o si esaurisce, e non trovi più un motivo per tornare a volare e gli orizzonti si velano, o sembrano troppo lontani, e allora ci si ferma a riflettere, o semplicemente a guardare il mare. (Paolo Dell’Elce)
Lontanando è una meditazione visiva in cui Paolo Dell’Elce utilizza la caratteristica dei moderni zoom digitali applicati agli smartphone; come l’autore stesso scrive: “quella particolare sprezzatura estetica che definisce e supera il limite ottico delle fotocamere digitali originando il cosiddetto rumore e che sulla carta restituisce quell’indeterminatezza della forma che è sempre stata per me l’immagine di una dimensione spirituale.” con Lontanando dell’Elce ha voluto riaccostarsi idealmente, ma anche fisicamente, alla sua ricerca degli inizi, in quel territorio a due dimensioni che era per lui alla fine degli anni settanta la Fotografia parlava e scriveva di bidimensionalità del pensare e del vedere i suoi appunti, meglio di ogni divagazione critica, raccontano e chiariscono una visione: vedere e pensare erano per me la stessa cosa e tutto ciò che pensavo/vedevo veniva immediatamente trasfigurato dalla mia sensibilità. Ho sempre privilegiato l’aspetto linguistico del medium fotografico, quindi i suoi semantemi come la grana della pellicola (oggi il pixel), il “fuoco selettivo”, il “bianco”, il “nero” e il “grigio”. Ho cercato di depositare (nella duplice accezione di custodire e rendere testimonianza) questi concetti sulla superficie sensibile (il negativo e la carta fotografica) prima che l’immagine, per cercare di creare l’oggetto fotografico, materiale e immateriale a un tempo. Se la fotografia chimica si sviluppa sulla superficie emulsionata della carta a seguito della luce che la impressiona, la fotografia digitale approda alla superficie cartacea come goccia di colore, similmente alla pittura; l’immaterialità apparente della luce si concretizza nella materia cromatica: phôs e graphè. Se in origine sono stato abbagliato da phôs ben presto graphè mi ha rivelato le possibilità di individuare un linguaggio che si strutturava a partire da pochi segni che la luce depositava sulla carta.

 




Paolo Dell’Elce fotografo, artista e teorico dei linguaggi visivi. Dai primi anni 80 espone in Italia e
all’estero e le sue opere e pubblicazioni figurano in istituzioni pubbliche, Fondazioni culturali e collezioni private tra cui: Bibliotheque Nationale de France, Cabinet des Estampes, Parigi; M.O.M.A Library, New York; State Center of Photography “Rosphoto”, San Pietroburgo; Victoria and Albert Museum, Londra; Museo di Yokohama; Musée de l’Elysée, Losanna; Musèe de la Photographie, Charleroi; FLR, Pescara. Nel 1993 e nel 1995 è stato tra i vincitori della fase nazionale del premio Kodak European Panorama of Young Photographers. Dal 1997 al 2007 è stato direttore artistico del Museo abruzzese della fotografia “Giuseppe Moder” di Città Sant’Angelo. Nel 2002 è chiamato all’Università di La Plata (Argentina) a tenere un ciclo di lezioni e la mostra personale “Il sentimento del paesaggio” al Museo Dardo Rocha (MUGAFO). Nel 2007- 2008 ha tenuto cicli di lezioni alla Rosphoto Photoschool di San Pietroburgo e dal 2007 al 2011 ha esposto in mostre personali e collettive nelle principali città della Russia. Dal 2014 collabora con Fondazione Aria nel team di progetto di Stills of Peace and Everyday Life e Specchioarte.

 

COME DA COMUNICAZIONE DICEVUTA 

Claudio Verna. La luce è un luogo

A cura di Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli

25 settembre - 25 ottobre 2026
Villa delle Rose

Via Saragozza 228/230, Bologna
www.museibologna.it/mambo

Inaugurazione
Giovedì 24 settembre 2026 ore 17.00

Claudio Verna, Turquois, 2022. Acrilico su tela, 100 x 100 cm

 

 

 Bologna, 23 settembre 2026 - Dal 25 settembre al 25 ottobre 2026 la sede storica di Villa delle Rose del Settore Musei Civici del Comune di Bologna ospita la mostra Claudio Verna. La luce è un luogo, dedicata a uno dei maestri e assoluti protagonisti della pittura italiana del secondo Novecento.

Il progetto, a cura di Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli e realizzato in collaborazione con LABS Contemporary Art, non si configura come una semplice antologica ma come un percorso espositivo rigoroso e calibrato, pensato per restituire il ritmo, la tensione dinamica e la vitalità che attraversano oltre sessant'anni di ricerca artistica.

Il titolo della mostra, tratto da un verso di Dylan Thomas e assunto da Verna anche per un’opera del 2010, contiene già una possibile chiave di lettura del progetto espositivo. La luce è un luogo: non semplicemente qualcosa che illumina un ambiente, ma qualcosa che costituisce l'ambiente stesso. In questa formulazione la luce perde la propria funzione subordinata, quella di rendere visibile una forma già esistente, e diventa materia costitutiva dello spazio.

È precisamente ciò che accade nella pittura di Verna. Il colore non viene applicato a una superficie per rivestirla, né utilizzato come attributo decorativo di una forma preesistente. È il colore a produrre la forma, a costruire la profondità, a determinare le distanze, a stabilire i rapporti fra le parti, a dare alla superficie una qualità spaziale. La pittura non rappresenta uno spazio: lo genera.
Questa è una delle ragioni per cui, davanti alle opere di Verna, il termine “colore” sembra presto insufficiente. Il colore, nella sua pittura, è insieme materia, luce, spazio, ritmo, misura, struttura e avvenimento. È qualcosa che accade. Non è mai completamente separabile dal gesto che lo deposita sulla tela, dalla superficie che lo accoglie, dal tempo necessario a costruirlo, dalla percezione di chi lo guarda.
Verna lo ha dichiarato molte volte nei suoi scritti, con una chiarezza che non ha mai cercato di trasformarsi in sistema: si considera pittore perché sente di potersi esprimere attraverso il colore, ma questa dichiarazione non significa affatto che il colore sia per lui un elemento semplicemente privilegiato all’interno della pittura. Il colore coincide con la possibilità stessa che la pittura ha di esistere.

La mostra, grazie a un’attenta selezione di trentanove opere, mette in luce come i diversi periodi della produzione di Claudio Verna non si succedano in modo rigido, ma tendano a richiamarsi, rilanciarsi e collassare l’uno nell’altro, rivelando una profonda coerenza di visione e un dialogo pulsante tra geometria e colore, inteso quest’ultimo come esperienza fisica, sensoriale ed emotiva capace di generare spazio e luce.
L’itinerario prende il via dal 1967, anno che segna l'avvio della celebre stagione analitica dell’artista, con Colonna ambigua, per poi proseguire con una selezione di capolavori degli anni Settanta, come Materia/Emozione (1979), Ottanta e Novanta, tra questi Alpha centauro (1986/86), fino ad approdare alla produzione più recente e contemporanea con lavori quali Campo di segni (2019) ed Esplosivo di lancio (2026).

Nel progetto espositivo, Villa delle Rose non rappresenta un contenitore neutro poiché il rapporto fra le opere e l’ambiente diventa parte dell’esperienza della mostra. La successione dei lavori non è pensata per produrre una narrazione lineare, ma per generare continuità e discontinuità visive. Alcune opere si incontrano per affinità cromatica; altre per contrasto; altre ancora perché una soluzione compositiva elaborata in un decennio sembra trovare una risposta inattesa in un dipinto lontano nel tempo.

L’allestimento diventa così uno strumento critico. Non serve soltanto a ordinare le opere, ma a renderne leggibile la contemporaneità reciproca. Il percorso da un piano all’altro della villa non coincide con una semplice progressione cronologica. È un movimento attraverso diverse intensità della pittura. Il visitatore è invitato a riconoscere non soltanto ciò che cambia, ma ciò che ritorna.

Nel 2026 è uscito il nuovo Claudio Verna. Catalogo ragionato 2010-2025, a cura di Alberto Mugnaini, edito da Dario Cimorelli Editore, Milano.



SCHEDA TECNICA

Mostra
Claudio Verna. La luce è un luogo

A cura di
Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli

Mostra promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna

In collaborazione con
LABS Contemporary Art

Sede
Villa delle Rose
Via Saragozza 228/230, Bologna

Periodo
25 settembre - 25 ottobre 2026

Inaugurazione
Giovedì 24 settembre 2026 ore 17.00

Orari di apertura
Venerdì ore 15.00 - 18.00
Sabato e domenica ore 11.00 - 18.00

Ingresso
Gratuito

Informazioni
Villa delle Rose
Via Saragozza 228/230 | 40135 Bologna
Tel. +39 051 436818 / +39 051 6496611
www.museibologna.it/mambo
infoMAMbo@comune.bologna.it
Facebook: MAMboMuseoArteModernaBologna
Instagram: @mambobologna
YouTube: MAMbo channel

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
YouTube: @museicivicibologna

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 


martedì 22 settembre 2026

La Giunta Peracchini ha approvato la donazione al Comune della Spezia di due opere del maestro Yoshin Ogata


La Spezia, 22 settembre 2026 - La Giunta Peracchini ha approvato la donazione di “Cascata” e “Cerchi d’acqua”, due sculture monumentali realizzate dal maestro Yoshin Ogata, che entreranno ufficialmente a far parte del patrimonio del Comune della Spezia.


La cerimonia di svelamento delle opere avrà luogo martedì 29 settembre alle ore 12 presso l’entrata principale di Palazzo Civico, alla presenza del Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini e dell’artista.


Le due opere sono sculture a tutto tondo raffiguranti concetti astratti: realizzata in marmo bianco di Carrara, “Cascata” risale al 1990, mentre “Cerchi d’acqua” è una scultura in granito rosso del 1996.
L’artista Yoshinobu Ogata, conosciuto come Yoshin Ogata, ha deciso di donare le due sculture in segno di riconoscenza alla Città della Spezia e al territorio circostante, luoghi a cui è profondamente legato e dove Ogata risiede da decenni.


L’iniziativa si inserisce nell’impegno dell’Amministrazione per la valorizzazione della cultura e l’arricchimento delle collezioni civiche. La donazione del maestro Ogata rappresenta per La Spezia un ulteriore tassello all’interno del proprio patrimonio artistico, testimoniando la vocazione della Città all’incontro e alla condivisione di culture e tradizioni diverse.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Materia "lucida e ordinata": Francesco Somaini nel centenario

Testo critico di Beatrice Buscaroli
Galleria Open Art, Prato
26 settembre 2026 - 7 gennaio 2027
Inaugurazione: sabato 26 settembre, ore 17.30





In occasione del centenario della nascita di Francesco Somaini, la Galleria Open Art di Prato presenta, dal 26 settembre 2026 al 7 gennaio 2027, la mostra antologica Materia "lucida e ordinata": Francesco Somaini nel centenario, inserita nel calendario delle iniziative dedicate, nel corso dell'anno, alla celebrazione della figura e del ruolo centrale dell'artista nella storia dell'arte italiana del Novecento.
 
Accompagnata da un testo critico di Beatrice Buscaroli, l'esposizione sarà inaugurata sabato 26 settembre alle ore 17.30.

Attraverso oltre venti sculture selezionate, alcune delle quali di grande formato, affiancate da un nucleo di disegni, il percorso espositivo ripercorre l'intera vicenda creativa di uno dei principali scultori italiani del XX secolo, dai primi anni Cinquanta fino alle ultimissime realizzazioni agli albori del nuovo millennio.

Nato a Lomazzo (CO) nel 1926 e scomparso a Como nel 2005, Somaini si distingue fin dalla giovinezza per l'alto profilo della sua formazione. Agli anni di apprendistato accanto a Pietro Clerici e al filosofo Franco Ciliberti seguono il determinante incontro con Meret Oppenheim e gli studi all'Accademia di Brera, sotto la guida di Giacomo Manzù.

Tra il susseguirsi dei periodi, delle mostre e del confronto con la critica, il percorso dell'artista assume ben presto una dimensione internazionale. Un cammino nel quale l'autore non indulge mai nel compiacimento per la propria maestria tecnica né per l'originalità delle soluzioni formali raggiunte attraverso il gesto plastico; queste diventano invece strumenti di un'indagine sull'energia segreta della materia. A tale energia l'artista conferisce una forma che, pur nella sua natura frantumata e frammentata, restituisce e rende percepibile la tensione delle forze che l'hanno generata.

Somaini "scultore informale"? Certamente, ma non solo.

Sicuramente in Somaini si esercita una costante e inesausta tensione tra natura e artificio, tra scultura e architettura, senso della storia e ricerca di nuove forme capaci di dialogare con lo spazio per dar vita a un'organicità rigorosa. In questa tensione sembra orientarsi il suo percorso a partire dagli anni Cinquanta, alla ricerca di una "scala umana" in grado di giustificare non tanto un esercizio di stile, quanto piuttosto la rilettura di un gesto che ha radici che affondano nella storia, che necessita di una sorta di rifondazione della conoscenza operativa.

La scultura è uno spazio da liberare, senza tuttavia cedere all'allegro disordine del gioco, alla casualità che esalta il gesto, né al formalismo delle operazioni astraenti che cristallizzano la complessità della vita. Perché la scultura è una "lingua viva", dove è l'energia della stessa materia a generare i tempi della relazione con lo spazio. Una lingua dove graffiature, ruggini, screpolature, sono la testimonianza di quell'energia profonda dalla quale l'immagine prende corpo.

La mostra di Prato, frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca, vede la presenza di alcuni capolavori assoluti dell'artista, tra i quali la monumentale Grande Ordàlia del 1963, opera fondamentale nel suo percorso, capace di riassumere e restituire la complessità della sua intera carriera, ma anche il Grande Martirio Piagato (II versione), opera sorella di quella presente al MoMA di New York, dove la forma della croce segna la concentrazione drammatica che sprigiona un'energia primordiale, ma anche i prototipi per i grandi monumenti cittadini realizzati nel corso della carriera come quello di Baltimora o della Piazza dei Marinai d'Italia a Milano. E ancora la grande Memoria dell'Apocalisse II, esposta dapprima presso Odyssia Gallery nel 1964 e successivamente alla GNAM di Roma, oltre a Racconto sul cielo, un'importante opera appartenuta alla collezione Rockfeller.

Il catalogo bilingue, italiano e inglese, curato da Mauro Stefanini con un testo critico di Beatrice Buscaroli, è edito da Masso delle Fate Edizioni, Signa, 2026.

La mostra è aperta al pubblico 

da lunedì a venerdì con orario 14.00-19.30, 

sabato ore 10.30-12.30 e 15.00-19.30, 

chiuso domenica, festivi e 31 dicembre. 

Per informazioni: 

T. +39 0574 538003, galleria@openart.it, www.openart.it.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Franco Passalacqua - Eden

26 settembre – 24 ottobre 2026
Inaugurazione: 

sabato 26 settembre 2026 ore 17:00
Sala “R. Falchi” - Palazzo del Parco
Corso Garibaldi, 60 - Diano Marina (IM)

 


 


La Civiero Art Gallery, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Diano Marina e della Regione Liguria, presenta, nella sala “R. Falchi” del Palazzo del Parco di Diano Marina, dal 26 settembre al 24 ottobre 2026, la mostra “Eden” personale dell’artista umbro Franco Passalacqua.


Lontano dalle seduzioni della pittura d'osservazione tradizionale o dal puro descrittivismo naturalistico, l'artista umbro elegge l'elemento vegetale, l'albero, la chioma, il bosco, non a semplice soggetto figurativo, bensì a modulo espressivo e concettuale.
Nelle sue opere, la natura si scompone nei suoi atomi visivi: una trama fittissima di pennellate brevi, capaci di costruire architetture cromatiche vibrate.


Osservata da lontano, la superficie pittorica di Passalacqua suggerisce una campitura astratta, tuttavia, man mano che il fruitore si accosta all'opera, la presunta astrazione svela la sua vera essenza: un microscopio puntato sul respiro primordiale della materia vegetale, un organismo vivente dotato di un orientamento e di un rigore formale assoluti.
 

Nel corso dei decenni, la sua sperimentazione ha superato i confini della superficie bidimensionale. Dall'uso di supporti metallici come l'alluminio smaltato alla ricerca sulle variazioni della luce, fino ai cicli più recenti dedicati alle percezioni notturne e ai valori della materia.
Passalacqua conduce lo spettatore in una dimensione meditativa e metafisica, dove la vegetazione si fa sostanza autonoma, autosufficiente e vitale.

La selezione delle opere presenti in mostra articola il dialogo tra materia, luce e struttura.
Grandi tele e composizioni su alluminio in cui il fitto intreccio di pennellate ricrea la percezione visiva delle chiome viste dall'alto o dall'interno, trasformando la visione panoramica in un'esperienza tattile e ritmica.
Un affondo sulle opere che indagano i cambi stagionali e le incidenze luminose, comprese le tonalità più scure e suggestive in cui l'irrompere dei toni argentei della grafite richiama la presenza della luce lunare e la trasformazione della materia vegetale.
L’esposizione vedrà inoltre il passaggio della pittura nello spazio tridimensionale attraverso sculture e rilievi che fuoriescono dal piano parietale, a dimostrazione di una natura che non si lascia contenere ma tende spontaneamente a occupare l'ambiente.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Vanillaedizioni, integrato da un testo critico di Massimo Mattioli.
Durante il vernissage, sabato 26 settembre, sarà presente l’artista.










Orario di apertura al pubblico:
tutti i giorni 16:00 – 19:00
domenica e festivi su appuntamento
 

Per info:
www.civieroartgallery.com


COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

TUTTO QUANTO

A cura di Silvia Franceschi

con lavori di
SERENA GIORGI | GIULIO PERFETTI

24-25-26 settembre 2026

Opening: giovedì 24 settembre dalle 17 alle 20

ONOFF - Via Padova, 94 Milano

 


 

 Milano, settembre 2026 – ONOFF, piccolo e vivace spazio in via Padova 94, sotto la direzione artistica di Adriano Pasquali, presenta dal 24 al 26 settembre 2026 Tutto quanto, a cura di Silvia Franceschi.

La mostra è il racconto di cosa ha creato il duo Giorgi & Perfetti nei dieci lunghi anni di collaborazione: creazione di opere, installazioni, partecipazione a mostre e organizzazione di mostre altrui. In mostra: un’installazione visuale di immagini e foto; ritratti, lavori, oggetti di ispirazione e materiale documentale, oltre a una piccola selezione di opere.

Serena Giorgi e Giulio Perfetti, gli artisti dietro al duo, pur portando avanti anche una ricerca individuale, e pur vivendo in due città distanti, Milano e Macerata, non hanno mai smesso di lavorare insieme da quando si sono conosciuti dieci anni fa tramite i social. Da ONOFF hanno individuato il luogo ideale dove celebrare il decimo anniversario della loro collaborazione: un piccolo spazio dove raccogliere tutto quanto, “i nostri dieci anni insieme, tutto quello che abbiamo detto, che non abbiamo detto, tutto quello che ancora abbiamo da dire, tutto quello che non riusciremo a fare”.

 Sembra una contraddizione in termini ma non lo è, grazie al potere dell’arte di espandersi potenzialmente all’infinito. Di trasformare, in luogo di sommare, proprio come accade nel processo creativo del duo artistico. Un processo che parte dal dialogo e dal confronto, sempre rispettoso nei confronti dell’altro. L’altro che ora fa da specchio, ora da complemento finché, d’un tratto, quel fare insieme confluisce in una cosa sola che è ben altro rispetto alla somma di due creatività.

Qualcosa di nuovo e terzo, che può potenzialmente moltiplicarsi all’infinito, come per due cellule fecondate. Se i due artisti non finiscono mai di interrogarsi sul senso della loro ricerca e del fare arte in generale (“cosa si può dire ancora attraverso l’arte, in quale direzione dobbiamo andare?”) la conclusione è contenuta nello stesso loro operare incessantemente per l’arte, propria o altrui, anche quando manifestano un dubbio. Perché, come essi sanno, anche quando può apparire un’inutile e stanca ripetizione di immagini già evocate, l’arte contiene in sé la necessità intrinseca di essere fatta.

Tutto quanto diventa allora non definibile o circoscrivibile. Si espande e non ha fine, al di là delle piccole mura di ONOFF.

La mostra si svolge in un piccolo spazio indipendente di Milano, che organizza mostre ed eventi dal 2018 svolgendo un importante funzione culturale in una vivace zona multietnica sulla nota direttrice che parte da Piazzale Loreto.

L’inaugurazione di giovedì 24 settembre comincerà alle ore 17.00.

 

Lo spazio ONOFF apre nel 2018. Il suo fondatore Fabrizio Fortini lo concepisce come uno spazio d'artista per artisti, aperto alle iniziative culturali più diverse. Le mostre sono brevi, di solito progetti specificamente pensati per ONOFF. Diversi artisti hanno inaugurato la loro prima mostra personale proprio in questo spazio.

Con la propria attività culturale ONOFF mira anche a creare un legame tra gli artisti - non a caso sono spesso proprio questi a proporre nuovi nomi per i progetti successivi – e a farli sentire liberi di esprimersi in uno spazio che, durante le mostre, devono sentire anche un po’ loro.

 


 

 

 INFORMAZIONI MOSTRA

Titolo: Tutto quanto

Artisti: Serena Giorgi|Giulio Perfetti

A cura di: Silvia Franceschi

Luogo: ONOFF (Via Padova, 94 MI)

Direzione artistica:  Adriano Pasquali

Opening: Giovedì 24 settembre dalle 17 alle 20

Durata: dal 24 al 26 settembre 2026

Orari di apertura;  25-26 settembre 2026: venerdì e sabato: 16:00-20:00, a.m. su appuntamento

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

 

lunedì 21 settembre 2026

Al CAMeC “LA NUBE” di Eleonora Roaro: video-screening e presentazione del catalogo

 Giovedì 24 settembre un incontro dedicato al progetto che indaga la memoria ambientale e sociale della Zona Industriale Apuana attraverso immagini d’archivio, animazione e musica

 


 


La Spezia, 21 settembre 2026 – Giovedì 24 settembre alle ore 18.00, il CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, in collaborazione con Amici del CAMeC, ospita la video-screening di “LA NUBE” di Eleonora Roaro, seguita dalla presentazione dell’omonimo catalogo pubblicato nel 2026 da Prinp Editoria d’Arte.


All’incontro interverranno Eleonora Roaro, il compositore e musicista Emiliano Bagnato, Cinzia Compalati, Direttrice del Settore Cultura e Turismo del Comune di Carrara, e Dario Salani, editore di Prinp Editoria d’Arte.


“LA NUBE” (2025, 27’23’’) è un’installazione audio-video di Eleonora Roaro presentata al mudaC | museo delle arti Carrara dal 12 ottobre 2025 al 25 gennaio 2026, a cura di Cinzia Compalati e Vanina Saracino e prodotta con il supporto del Comune di Carrara e di Toscanaincontemporanea2025.


Il progetto affronta le conseguenze ambientali e sociali della Zona Industriale Apuana, tra Massa e Carrara, soffermandosi in particolare sull’esplosione della Farmoplant del 17 luglio 1988, ultimo di una serie di incidenti che condussero allo smantellamento del polo chimico. Attraverso una ricerca che intreccia memoria, storia industriale e responsabilità ambientale, l’opera ricostruisce le trasformazioni del territorio dalla nascita della Zona Industriale Apuana in epoca fascista fino al presente.
Articolata in dodici parti e accompagnata dai brani originali di Emiliano Bagnato, l’installazione combina materiali d’archivio e animazioni realizzate da Corinne Ingegnieri, restituendo una narrazione visiva e sonora nella quale la storia industriale diventa strumento per interrogare il presente. Il lavoro riflette sull’impatto del boom economico sul paesaggio e sulle comunità e sulle forme attraverso cui media e industrie hanno costruito e veicolato determinate narrazioni degli eventi.


 “LA NUBE” recupera così testimonianze, immagini e vicende che appartengono alla storia recente del territorio apuano, trasformandole in una riflessione più ampia sul rapporto tra sviluppo industriale, ambiente, informazione e società.


A completare la serata sarà la presentazione del volume “LA NUBE”, pubblicato nel 2026 da Prinp Editoria d’Arte, che raccoglie contributi critici di Emiliano Bagnato, Cinzia Compalati, Gea Dazzi, Gabriela Galati, Eleonora Roaro e Vanina Saracino, offrendo ulteriori strumenti di lettura e approfondimento del progetto.


Eleonora Roaro, nata a Varese nel 1989, è artista visiva e ricercatrice con sede a Milano. Docente presso NABA e IED, dal 2025 svolge un dottorato di ricerca presso Transtechnology Research dell’Università di Plymouth. La sua attività espositiva, iniziata nel 2011, l’ha portata in numerose istituzioni italiane e internazionali, tra cui La Triennale di Milano, Fabbrica del Vapore, CAMERA, MACRO, CAMeC, mudaC e diversi Istituti Italiani di Cultura.


Emiliano Bagnato è compositore, musicista e sound designer e sviluppa progetti legati alla sonorizzazione di videoinstallazioni, ambienti multimediali e percorsi espositivi. Ha collaborato a numerosi progetti di Eleonora Roaro e realizzato installazioni sonore e interventi per musei ed eventi culturali.


L’appuntamento rappresenta un’ulteriore occasione attraverso cui il CAMeC propone al pubblico linguaggio e pratiche della contemporaneità capaci di mettere in relazione ricerca artistica, memoria, territorio e questioni ambientali, favorendo il confronto tra artisti, studiosi, operatori culturali e pubblico.


Info: amicidelcamec@camec.sp.it


INFORMAZIONI E CONTATTI
CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea
Piazza Cesare Battisti 1, La Spezia
https://camec.sp.it/
https://camec.museilaspezia.it/
FB/IG @camec.laspezia
Biglietti:
Collezione permanente
intero 10 euro
ridotto 5 euro per giovani under 26 e adulti over 65
sempre gratuito per i residenti della provincia della Spezia
Collezione permanente + mostra temporanea
intero 15 euro
ridotto 8 euro per giovani under 26 e adulti over 65
5 euro per i residenti della provincia della Spezia
Ingresso gratuito per Collezione e Mostre
under 18
scolaresche e docenti di accompagnamento
persone con disabilità e per loro eventuale accompagnatore
giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale
dipendenti del Ministero della Cultura
dipendenti delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate
titolari della tessera Amici del CAMeC per l’anno in corso
studenti universitari di storia dell’arte da tutto il mondo
possessore Cinque terre Card e residenti comuni Cinque Terre
Gruppi
Per gruppi compresi tra 7 e 25 persone il costo del biglietto è ridotto a 5 euro per la collezione permanente (7,5 euro se con mostra temporanea). L’ingresso è gratuito per chi guida il gruppo.
Ogni prima domenica del mese
Ingresso 2 euro per tutti, ferme le gratuità di cui sopra.
Orari:
Da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 ; primo venerdì del mese aperto fino alle 22.00
Chiuso lunedì e 25 dicembre

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Atanasio Soldati - Franco Fontana: esplorazioni tra forma e colore

 ATANASIO SOLDATI - FRANCO FONTANA

ESPLORAZIONI TRA FORMA E COLORE

Dall'astrattismo all'avanguardia fotografica 1930-2017

 


La Galleria Gracis è lieta di invitarvi il 6 ottobre 2026, a partire dalle ore 18:00, all’inaugurazione della mostra Atanasio Soldati – Franco Fontana. Esplorazioni tra forma e colore. Dall’astrattismo all’avanguardia fotografica 1930–2017, realizzata in collaborazione con la Galleria Photo&Contemporary di Torino.


La mostra riunisce 13 dipinti di Atanasio Soldati e 22 fotografie di Franco Fontana, recentemente scomparso, in un confronto inedito tra due protagonisti dell’arte italiana, appartenenti a generazioni e linguaggi differenti.

 
Accostando le loro opere emerge una sorprendente affinità di sguardo: la ricerca di un’immagine essenziale, rigorosa e insieme carica di una dimensione metafisica, nella quale forme, geometrie, luce e colore assumono un ruolo centrale.


Un incontro inatteso tra pittura e fotografia, che invita a riscoprire, attraverso il confronto, la forza visionaria di due percorsi solo apparentemente distanti.

 


 

 Galleria Gracis SRL
Piazza Castello 16 
Milano

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

sabato 19 settembre 2026

“HIRPOS. Archetipi, memoria e identità nel territorio di Carife”

Da un idea di Eleonora Picariello
A cura di Enrica Benedetto
Direzione di Pierina De Simone

 



Dal 12 settembre 2026 al 30 marzo 2027 il Museo Civico Archeologico di Carife, in Via Stefano Melina, 24, 83040 Carife (AV) ospiterà una mostra collettva di arte contemporanea curata da Enrica Benedetto.


L’esposizione sarà inaugurata il 12 settembre 2026 dalle ore 10:00 alle 17:00 con un aperitivo alle 12:00 e sarà aperta tutti giorni dalle 9:00 alle 13:00, escluso il lunedì.


La mostra è realizzata con la partecipazione del sindaco Antonio Manzi e dell’assessore alla cultura Raffaella Maiullo, sotto la direzione della Dott.ssa Pierina De Simone, con il patrocinio della regione Campania, della Provincia di Avellino, del Comune di Carife, con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee - museo Madre.


Il progetto espositivo “HIRPOS. Archetipi, memoria e identità nel territorio di Carife” nasce dall’intento di instaurare un dialogo tra il patrimonio archeologico custodito dal Museo Civico Archeologico di Carife e la ricerca artistica contemporanea, assumendo come nucleo concettuale
la figura del lupo (hirpos in lingua osca), animale simbolico da cui deriva il nome stesso degli Irpini e che, secondo la tradizione antica, guidò il popolo durante la migrazione rituale del Ver Sacrum verso le terre dell’attuale Irpinia. La mostra si propone di indagare la persistenza degli archetipi nella costruzione dell’immaginario collettivo, considerando il lupo non soltanto come elemento identitario locale, ma come figura universale associata al tema della soglia, del passaggio, della guida e della trasformazione.


L’eccezionale patrimonio archeologico del territorio di Carife, caratterizzato dalla presenza di importanti necropoli sannitiche databili tra il IV e il III secolo a.C., costituisce il punto di partenza per una riflessione sul rapporto tra memoria, rappresentazione e costruzione dell’identità. I corredi funerari rinvenuti nelle tombe testimoniano infatti una concezione complessa del passaggio tra vita e morte e rivelano il bisogno, comune a ogni civiltà, di attribuire forma visibile a ciò che appartiene alla dimensione dell’invisibile.

 



 

In questa prospettiva, la necropoli non viene interpretata esclusivamente come luogo della sepoltura, ma come spazio simbolico in cui una comunità affida alla materia il compito di conservare e trasmettere la memoria dei propri individui, trasformando l’atto funerario in un dispositivo culturale di continuità e appartenenza. La ricerca artistica contemporanea può oggi riattivare tali significati attraverso un linguaggio capace di superare la dimensione illustrativa e documentaria. Le opere in mostra si configurano come immagini di confine, presenze sospese tra apparizione e dissolvenza, che evocano la natura instabile della memoria e la condizione liminale propria di ogni esperienza di trasformazione. In questo contesto la figura del lupo assume il valore di archetipo, inteso secondo la tradizione antropologica e psicologica come forma simbolica primaria capace di attraversare epoche e culture differenti. Il lupo è guida e custode, animale selvatico e insieme fondatore, presenza che accompagna l’essere umano nei momenti di attraversamento e di ridefinizione identitaria.


Attraverso il confronto tra reperti archeologici e opere contemporanee, il progetto intende evidenziare come alcune strutture simboliche continuino a permanere nel tempo, modificando il proprio linguaggio ma conservando una funzione essenziale nella comprensione dell’esperienza umana. Le necropoli di Carife diventano così non soltanto testimonianza di una storia locale, ma manifestazione di una dimensione universale in cui il rapporto con gli antenati, con il territorio e con il mistero della morte contribuisce alla formazione dell’identità individuale e collettiva. La mostra propone pertanto una lettura del patrimonio archeologico come organismo vivo, capace di generare nuove interpretazioni e nuove forme di conoscenza attraverso l’incontro con l’arte contemporanea. In tale prospettiva, HIRPOS si configura come un progetto di valorizzazione culturale volto a rafforzare il legame tra comunità, territorio e memoria storica, offrendo al pubblico un’esperienza che intreccia ricerca archeologica, riflessione antropologica e pratica artistica. Il lupo degli Irpini, figura originaria che secondo il mito indicò la strada verso una nuova terra, diviene metafora di una ricerca ancora attuale: quella che conduce l’uomo verso la comprensione delle proprie radici, delle proprie immagini fondative e delle tracce che il passato continua a lasciare nel presente.
 

Luogo:

 MAC Museo Civico Archeologico di Carife
 

Artisti:
Pietro Antolini
Errico Baldini
Olga Buneeva
Gianluca Capozzi
Ozlem Oguzhan
Eleonora Picariello
Roberta Toscano
Elisa Zadi

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

venerdì 18 settembre 2026

Chiara Camoni - I fiori del male

A cura di Alice Motard
Con opere di Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang.


9 ottobre 2026 – 26 gennaio 2027
via Gregoriana 40, Roma

Opening: 

venerdì 9 ottobre 2026, dalle 18.00 alle 20.00

 

Chiara Camoni, La Cenere di Montelupo #6, 2017, Terracotta bianca, smalto di cenere, vegetazione secca, Photo credit: Camilla Maria Santini

Società delle Api presenta, dal 9 ottobre 2026 al 26 gennaio 2027, I fiori del male, progetto dedicato al lavoro di Chiara Camoni, a cura di Alice Motard. Seconda esposizione organizzata in via Gregoriana 40 dopo l’apertura al pubblico dello spazio nel febbraio 2026, la mostra prende avvio da un nucleo significativo di opere della collezione di Silvia Fiorucci, che segue il lavoro dell’artista fin dagli esordi.
 
Il progetto isola uno degli elementi ricorrenti nella pratica di Camoni – il fiore, insieme motivo e materia – per interrogarne la natura meno pacificata. Che cosa accade quando smettiamo di considerarlo esclusivamente come simbolo condiviso di vita, delicatezza e bellezza? I fiori del male ne porta alla luce un altro volto: ctonio, criptico, distruttivo, artificiale, spirituale.
 
La mostra non intende negare la dimensione fondamentalmente positiva ed ecofemminista del lavoro di Camoni, radicata nel rispetto per la natura, nei processi manuali e nel fare collettivo, quanto piuttosto complicarla, facendo emergere il suo lato più oscuro, le zone d’ombra e ciò che rimane oltre la cornice. Il riferimento è all’omonima raccolta poetica di Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal, e a un’idea di bellezza che, per usare le parole del poeta, «è sempre bizzarra»: attraversata anche dal sordido, dal desiderio e dalla violenza, da ciò che abitualmente viene rimosso, celato o tenuto a distanza.
 
Il percorso espositivo riunisce una selezione di opere di Chiara Camoni, affiancate da nuove produzioni site-specific. Ad aprire la mostra sono due disegni a matita di gigli, fiori noti per le loro proprietà tossiche, appartenenti a una serie più ampia realizzata dall’artista durante la pandemia. Nel corso del primo lockdown, Camoni inviava ogni giorno l’immagine di uno dei suoi disegni a una cerchia di amici, tra cui Silvia Fiorucci. Di foglio in foglio, il fiore compie una metamorfosi per cui abbandona sempre di più la sua forma originaria, assumendo sembianze di corpi lascivi, organi sessuali, animali, volti e altri segni mimetici, in immagini quasi allucinatorie che riecheggiano i fiori “malati” di Baudelaire.
 
Le diverse sale esplorano altrettante manifestazioni di questa forza sovversiva: il fiore come veleno, come linguaggio, come gioiello, come minaccia o come apparizione. A scandire il percorso sono i versi di Baudelaire, che accompagnano le opere e ne orientano la lettura.
 
In linea con l’attitudine di Camoni ad accogliere altre voci all’interno della propria pratica, la mostra riunisce anche opere di Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang. Pensate come contrappunti, queste presenze ampliano e acuiscono le riflessioni avviate dai lavori di Camoni.
 
Le opere entrano infine in dialogo con gli ambienti storici di via Gregoriana 40: le grottesche rinascimentali che ornano i compartimenti voltati, i soffitti a cassettoni, gli intarsi dei pavimenti in parquet e i marmi presenti nell’edificio.
Tra vegetale, animale e architettonico, I fiori del male costruisce così una lettura non manichea, inquieta e ambigua del lavoro di Chiara Camoni.

La mostra sarà accompagnata da una serie di appuntamenti del Public Program, offrendo ulteriori occasioni di approfondimento sui temi e sulle ricerche affrontati dal progetto espositivo. 

 


 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

LUIGI MASTRANGELO. Io sono Narciso


A cura di Pierpaolo e Gianluca Mangano
testi di Gianluca Mangano
Mangano Galleria d'Arte, Cremona
17 ottobre 2026 - 23 gennaio 2027
Inaugurazione: sabato 17 ottobre, ore 18.00

 


 


Luigi Mastrangelo torna in mostra a Cremona. Mangano Galleria d'Arte ne rilegge il percorso con Io sono Narciso.

Dal 17 ottobre 2026 al 23 gennaio 2027 Mangano Galleria d'Arte di Cremona presenta Io sono Narciso, mostra personale di Luigi Mastrangelo, a cura di Pierpaolo e Gianluca Mangano. L'esposizione segna il ritorno sulla scena artistica contemporanea di uno dei protagonisti della figurazione italiana degli anni Ottanta che, nonostante un periodo lontano dall'attività espositiva, ha continuato a sviluppare con rigore la propria ricerca.

La mostra riunisce importanti dipinti storici e opere raramente esposte o inedite provenienti dall'archivio dell'artista e da collezioni private, accanto a lavori più recenti, offrendo una lettura complessiva di un percorso sviluppatosi nell'arco di oltre quarant'anni e caratterizzato da una notevole continuità di linguaggio e di pensiero.

Più che un'antologica, una rilettura critica dell'opera di Mastrangelo, figura che negli anni Ottanta occupò una posizione autonoma nel panorama della nuova figurazione italiana e che oggi appare di particolare interesse per aver anticipato questioni divenute centrali nel dibattito contemporaneo: la crisi dell'antropocentrismo, la fluidità dell'identità, la contaminazione tra umano e animale.

«Non stiamo recuperando un artista dimenticato», spiega il gallerista e curatore Pierpaolo Mangano. «Stiamo rileggendo un autore che la storia dell'arte italiana non ha ancora collocato nel posto che gli spetta. Oggi Mastrangelo appare persino più contemporaneo di quanto non fosse negli anni Ottanta, perché molte delle sue intuizioni coincidono con le grandi questioni del presente».

Il titolo della mostra deriva dal grande dipinto giovanile Io sono Narciso, presentato nel 1984 allo Studio Cristofori di Bologna in occasione della prima personale dell'artista. «Quest'opera - spiega il curatore Gianluca Mangano - può essere letta come il manifesto dell'intera ricerca di Mastrangelo. Attraverso figure ibride, identità ambigue e riferimenti che spaziano dal mito alla cultura rock, dalla psichedelia all'immaginario postumano, l'artista ha costruito un linguaggio autonomo rispetto alle principali correnti del suo tempo, sviluppando una riflessione originale sul rapporto tra uomo, natura, immagine e trasformazione. Io sono Narciso non rappresenta dunque soltanto una retrospettiva, ma l'occasione per rileggere il lavoro di un artista che ha saputo trasformare il mito in uno strumento di interpretazione del presente, restituendo alla pittura una funzione visionaria, simbolica e profondamente contemporanea».

L'esposizione rappresenta inoltre una nuova tappa nella collaborazione tra Luigi Mastrangelo e Mangano Galleria d'Arte, avviata negli anni Novanta e intensificatasi in tempi recenti attraverso un lavoro di ricerca archivistica, catalogazione delle opere e studio critico, da cui nasce anche il volume Io sono Narciso, primo capitolo di un più ampio progetto dedicato alla valorizzazione dell'opera dell'artista.

Mangano Galleria d'Arte è aperta al pubblico da lunedì a venerdì con orario 16.30-18.30, tutte le mattine, sabato e domenica previo appuntamento, chiuso dal 24 dicembre al 10 gennaio. Per informazioni: T. +39 0372 413333, M. +39 380 6408212, info@manganoarte.it, www.mangano.art.

Nato a Santa Croce di Magliano (Campobasso) nel 1958, Luigi Mastrangelo vive e lavora a Bologna. Esordisce nel 1984 allo Studio Cristofori di Bologna, sviluppando sin dagli inizi una ricerca incentrata sul tema dell'autoritratto, affrontato attraverso una figurazione visionaria nella quale convivono mito, simbolo, cultura pop e immaginario contemporaneo. Accanto alla pittura acrilica, sperimenta il mosaico e la vetrata, allargando progressivamente il proprio lessico espressivo. Negli anni Novanta aderisce alla riflessione teorica sulla Pittura Mediale promossa da Gabriele Perretta ed espone in sedi pubbliche e private in Italia e all'estero, tra cui la Galleria Pio Monti di Roma, L'Ariete arte contemporanea di Bologna, la GAM Galerie d'Art "Rêverie" di Monte Carlo e H2O Art Space di Bologna. Tra le principali rassegne collettive figurano Il Cangiante (P.A.C., Milano, 1986, a cura di Corrado Levi), Spunti di Giovane Arte Italiana (Milano e Madrid, 1987, a cura di Corrado Levi), Icastica (G.A.M., Bologna, 1994, a cura Gabriele Perretta), Officina Italia (G.A.M., Bologna, 1997, a cura di Renato Barilli), Arte italiana - Ultimi quarant'anni - Pittura Iconica (G.A.M., Bologna, 1997, a cura di Dede Auregli e Danilo Eccher), Codici Virtuali (Salara Bologna, a cura di Peter Weiermair e Alice Rubbini, 2000).Dal 2014, pur scegliendo una minore esposizione pubblica, ha proseguito con continuità la propria ricerca, realizzando opere che confermano la coerenza e l'autonomia del suo percorso.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

giovedì 17 settembre 2026

Rosa - Mostra di Luca Trevisani

 A cura di

Luca Cerizza

Sala Morone – Convento di San Bernardino, Verona
9 – 22 ottobre 2026

  

Luca Trevisani, Rosa (Daniel Day Lewis, 2021, Pane stabilizzato, legno, 25 x 31 x 25 cm) Sala Morone, Convento di San Bernardino, 2026

 

 

Nell’ambito della 21^ edizione di ArtVerona, la Sala Morone del Convento di San Bernardino ospita Rosa, una mostra personale di Luca Trevisani, a cura di Luca Cerizza.

 

Il progetto riunisce più di venti opere realizzate negli ultimi vent’anni circa di produzione dell’artista, all’interno di un contesto caratterizzato dalla presenza degli affreschi realizzati dal pittore rinascimentale Domenico Morone con il figlio Francesco (tra il 1494 e il 1503).

 

Il progetto espositivo si concentra su un lungo plinto dipinto di rosa che attraversa la stanza. Quasi un campionario di diversi materiali, tecniche e forme, le opere selezionate si concentrano su alcuni dei temi ricorrenti del lavoro di Trevisani: “il mondo sensibile come organismo vivo, la storia come stratificazione di gesti e la fragilità come forma di conoscenza”, come sostiene lo stesso artista.

 

Senza relazionarsi fisicamente, la mostra si confronta con la parata dei corpi dei santi che occupano tutto il perimetro della stanza. In un dialogo immaginario e ideale, le opere di Trevisani interrogano laicamente il rapporto tra umano e materia, tra presenza e metamorfosi. Un nuovo lavoro sonoro funzionerà inoltre come un ritratto astratto di questo luogo, attraverso una restituzione acustica della geolocalizzazione.

 

Mentre sembra assumere una varietà di ruoli (l’antropologo, l’archeologo, il chimico, il cuoco), la pratica di Trevisani conduce quelli che appaiono come esperimenti di laboratorio. Adottando tecniche e “artifici” come calchi, impronte, manipolazioni, dissezioni, l’artista vuole rimettere in scena una serie di processi naturali. Attraverso queste esperienze sempre diverse, mira a una nuova conoscenza dei rapporti cultura e natura, tra umano e non umano.

 

Fedele a un’idea di arte – e in particolare di scultura – come processo, le sue opere mettono in scena materiali instabili e sensibili al contesto – urina, piante, pane, ruggine, ossa animali – che registrano il tempo sulla propria superficie tramite dei passaggi di stato della materia. In questo “gabinetto di curiosità” di forme metamorfiche, di curiosi ibridi, la mostra celebra l’arte non come un oggetto definitivo, ma come una forma aperta, in continuo divenire.

 

Biografia


Luca Trevisani (1979, Verona), è un artista visivo. La sua ricerca spazia tra scultura e video, e attraversa discipline di confine come le arti performative, la grafica, il design, il cinema sperimentale e l'architettura, in una perpetua condizione magnetica e mutante. Nelle sue opere le caratteristiche storiche della scultura sono messe in discussione o addirittura sovvertite, in un'incessante indagine sulla materia e sulle sue narrazioni. La pratica di Luca Trevisani si muove attraverso la metamorfosi. Ciò che appare come una disintegrazione può essere solo un cambiamento di percezione, la formazione di un nuovo modello, uno spazio per una connessione inaspettata.
Le sue opere sono state esposte a livello internazionale in musei e istituzioni, tra questi: Biennale di Sydney, Manifesta 7, Biennale di Architettura di Venezia, Museum of Contemporary Art Tokyo, Kunsthalle Wien, Kunstverein Braunschweig, ZKM Karlsruhe, Magasin, Grenoble, MAXXI Roma, Museo del Novecento, Milano, GAM, Torino.


Orari mostra: venerdì 9 ottobre, 9:00 – 12:00 e 18:00 – 22; sabato 10 e domenica 11 ottobre, 9:00 – 12:00 e 18:00 – 21:00. Dal 12 al 22 ottobre, 10:00 – 12:00 e 15:30 – 18:00.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA