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lunedì 3 agosto 2026

A Pompei rinasce il Canone di Policleto: il Parco Archeologico rilancia le storiche matrici della Fonderia Chiurazzi

Presentata la ricostruzione scientifica in bronzo del celebre capolavoro

della scultura classica alla presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli




Pompei, 3 agosto – Torna a vivere a Pompei il Canone di Policleto, uno dei più celebri capolavori della scultura greca antica e simbolo universale dell’ideale classico di armonia e proporzione. È stata presentata oggi, presso il Parco Archeologico di Pompei, la ricostruzione scientifica in bronzo dell’opera, realizzata a partire dagli storici calchi matrice della ex Fonderia Chiurazzi, testimonianza d’eccellenza della tradizione artistica e artigianale italiana.
Alla presentazione sono intervenuti il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e il Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. Ha preso parte all’incontro anche il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, con un intervento dedicato al tema della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale.
Il Parco Archeologico di Pompei riporta in vita un’antica pratica che nel mondo romano contribuì alla diffusione dei grandi capolavori dell’arte greca: la realizzazione di copie attraverso matrici in grado di conservarne e tramandarne le forme. Prende così avvio il progetto di valorizzazione delle storiche matrici della ex Fonderia Chiurazzi, acquisite dal Parco per sottrarle al rischio di dispersione all’estero e restituirle alla fruizione pubblica.
A inaugurare il percorso è uno dei simboli assoluti della scultura classica, il Canone di Policleto, oggi presentato in una nuova ricostruzione scientifica realizzata in bronzo. L’opera rappresenta il primo risultato concreto di un’iniziativa che unisce tutela, ricerca e valorizzazione, restituendo attualità a un patrimonio unico di modelli e calchi che per oltre un secolo hanno contribuito alla diffusione dell’arte antica nel mondo.
«Siamo di fronte alla ricostruzione scientifica di una delle più celebri opere d’arte di tutti i tempi, il cui significato supera la dimensione estetica e racchiude un valore filologico, artistico e culturale. L’arte di Policleto è fondata sulla lingua universale dell’armonia. È questo l’insegnamento che ci hanno consegnato i nostri antenati, la scuola pitagorica e Policleto, il cui Canone viene oggi restituito al pubblico», ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha aggiunto: «Sostenendo progetti come questo il Ministero della Cultura continuerà a svolgere il proprio dovere. La cultura è diplomazia, ricerca, formazione, identità plurale, dialogo e forza creatrice di armonie, esattamente come il Canone di Policleto».
ll Canone di Policleto, realizzato intorno al 440 a.C. in Grecia, è forse l’opera più iconica dell’arte classica. Ma l’opera originale non è conservata, come accade per gran parte dei capolavori greci del periodo classico, vale a dire dei secoli V e IV a.C. I grandi capolavori dei maestri greci, come Policleto e Fidia, sono conosciuti oggi soprattutto attraverso le copie di età romana. Molte delle copie romane provengono dall’Italia, con una concentrazione nel Lazio e in Campania, tra Baia e l’area vesuviana.
Proprio dallo studio comparato di queste copie nacque quella disciplina che sarebbe stata definita “critica delle copie”. E non è un caso che uno dei momenti fondativi di questo metodo risalga all’intuizione dello studioso Karl Friedrichs, che nel 1863 identificò l’opera più iconica di Policleto in una copia romana rinvenuta nella Palestra Sannitica di Pompei.

  

A Pompei rinasce il Canone di Policleto: il Parco Archeologico rilancia le storiche matrici della Fonderia Chiurazzi


Su queste basi, tra il 1910 e il 1912, in Germania venne realizzata la prima ricostruzione filologica in bronzo dell’originale greco, assemblando elementi provenienti da diverse copie antiche e utilizzando la stessa tecnica della fusione a cera persa impiegata oltre 2.500 anni fa dagli scultori greci.
Oggi, a più di un secolo da quella pionieristica operazione, il Parco Archeologico di Pompei presenta una nuova ricostruzione del Canone, frutto di oltre cento anni di studi e di una collaborazione internazionale che ha coinvolto istituzioni e studiosi in Italia, Grecia e Germania. Un progetto che conferma Pompei non solo come luogo di conservazione della propria storia, ma come centro di ricerca capace di contribuire alla comprensione dell’intera eredità del mondo classico.
La nuova ricostruzione si distingue da quella dei primi del Novecento per due aspetti fondamentali. Il primo riguarda la policromia: le statue classiche non erano infatti bianche come siamo abituati a immaginarle, ma presentavano colori destinati a riprodurre fedelmente la natura, dalla capigliatura alle labbra, fino agli incarnati.
Il secondo elemento innovativo riguarda l’attributo impugnato dalla figura. L’indagine archeologica suggerisce che il personaggio reggesse un giavellotto (akontion in greco) piuttosto che una lancia (dory). Questa interpretazione, fondata sullo studio delle riproduzioni antiche della statua, induce a riconsiderare la tradizionale identificazione del Canone con il Doriforo (doryphoros), il celebre “portatore di lancia” di Policleto. Le fonti antiche e le evidenze iconografiche sembrano infatti suggerire che si trattasse di due opere distinte, e non di una sola, come è stato a lungo sostenuto e come si legge, inoltre, in molti libri di scuola.
Per la nuova ricostruzione del Canone sono stati usati due calchi diversi: mentre per il corpo è stato usato come modello la statua di marmo trovata nel 1793 nella Palestra Sannitica di Pompei – la più completa delle oltre cinquanta copie romane note finora –, per la testa è stato usato un busto bronzeo dalla villa dei Papiri a Ercolano, considerato di eccellente qualità e più vicino all’originale. Il giavellotto tenuto in mano dalla statua è stato realizzato in legno, cuoio e metallo.
 
“Nel secondo anno della 701 a Olimpiade”

 
 
Questo importante risultato è stato reso possibile anche grazie all’acquisizione, attraverso l’esercizio del diritto di prelazione, della collezione dell’ex Fonderia Chiurazzi, storica fonderia napoletana, un patrimonio straordinario che il Parco sta progressivamente valorizzando. La storia di questa ricostruzione si intreccia così con quella della rinascita produttiva della collezione stessa, primo passo di un percorso che oggi punta alla riattivazione delle attività di fusione e commercializzazione dei manufatti.
«Ho chiesto se una ripresa della produzione, in misura limitata e controllata ovviamente, potesse danneggiare le matrici in gesso, considerando che rappresentano un bene culturale tutelato - racconta il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel - ma è al contrario: si danneggiano non utilizzandole, poiché il gesso si polverizza. Questa la trovo una bellissima metafora del nostro patrimonio classico, che si distrugge se non lo utilizziamo, nelle scuole, nei musei e nella nostra vita culturale. C'è chi considera il mondo classico un bagaglio morto che può tranquillamente essere abbandonato. Noi invece siamo convinti che il classico è vivo e può generare crescita, non solo culturale, ma anche economica e sociale».

 

“Anno Domini” 2026 ab urbe condita “dalla fondazione dell’Urbe (Roma)” 2779 anni


L’obiettivo è duplice: da un lato ampliare le attività di valorizzazione del Parco, dall’altro sostenere una tradizione artigianale unica, creando nuove opportunità di sviluppo e occupazione. A Napoli, infatti, sopravvivono ancora fonderie che utilizzano la medesima tecnica della fusione a cera persa praticata ai tempi di Policleto nel V secolo a.C., mantenendo vivo un sapere che unisce arte, archeologia e manifattura. La riproduzione della statua antica, così, è stata anche occasione di un progetto di archeologia sperimentale per comprendere meglio i processi artistici e produttivi alla base dell’arte classica.
«Il motivo per cui abbiamo scelto di iniziare la valorizzazione della Chiurazzi con questa statua è semplice – ha detto il direttore Zuchtriegel – Volevamo dimostrare come la conoscenza dell’arte greca del periodo classico non possa prescindere dall’archeologia romana, dallo studio dei contesti come quelli vesuviani che hanno restituito diverse copie del Canone, tra cui una ritrovata negli anni ‘70 a Castellammare di Stabia e oggi al museo di Minneapolis. Al di là di ogni considerazione giuridica, che è competenza del Procuratore Fragliasso che ha ripreso il dossier del cosiddetto Doriforo di Stabia, si tratta di un dato scientifico: senza i contesti, vale a dire le case e gli spazi pubblici che ospitavano le statue, non comprendiamo il fenomeno delle copie».
Tutti gli approfondimenti sul tema sono contenuti nell’e-journal degli scavi di Pompei: https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/
Domenica 9 agosto alle 21:25 su Rai1, infine, nel corso della puntata di "Noos - L’avventura della conoscenza" con Alberto Angela, la serie di Rai Cultura dedicata alla divulgazione scientifica e alle novità dai vari campi della conoscenza, è previsto un approfondimento sul Doriforo di Policleto con un intervento del direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel.

 




Progetto scientifico: Maria Rispoli, Alessandro Russo, Maria Chiara Scappaticcio, Giuseppe Scarpati, Gabriel Zuchtriegel

Progetto espositivo: Silvia Bertesago, Tiziana Rocco

Acquisizione, tutela e valorizzazione della ex fonderia Chiurazzi: Anna Onesti, Andrea Foti, Stefania Giudice

Fonderia Ruocco: Giuseppe Ruocco, Maurizio Pinto, Maria Rosaria Ruocco

Realizzazione del giavellotto: Anna Civale, Ettore Pizzuti, Angelo De Marzo

Ricostruzione digitale dell’Efebo Westmacott come “Doriforo”: Francesco Colace, Angelo Lorusso, Michele Pellegrino (Università di Salerno)
Si ringrazia inoltre: Olimpia Vikatou (Direttrice Generale delle Antichità e dei Beni Culturali, Grecia), Demetrios Athansoulis (Eforia delle Cicladi), Eleni Kalavria (Museo Archeologico Nazionale di Atene), Carmela Capaldi (Università di Napoli “Federico II”), Angelo Meriani (Università di Salerno), Martin Maischberger e Agnes Schwarzmaier (Musei di Berlino).

 

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giovedì 30 luglio 2026

Pompei, la piattaforma digitale “SmartLand@Pompei” si evolve verso una nuova versione

 


La piattaforma digitale “SmartLand@Pompei - Open data per il Sistema Turistico Culturale Integrato”, pienamente operativa nelle componenti previste dal progetto originario, con disponibilità dei servizi all’utenza sui versanti della conoscenza, della fruizione e della valorizzazione delle evidenze archeologiche e culturali dell’area vesuviana - link: https://cultura.gov.it/comunicato/27271 - è oggi oggetto di un percorso di evoluzione verso una nuova versione, di cui è previsto un primo rilascio nel mese di settembre 2026.


In particolare, SmartLand@Pompei rinnova la sua veste grafica e introduce componenti di intelligenza artificiale nonché un modulo di gamification, con l’intento di animare e coinvolgere sempre più sia le locali comunità scolastiche ed universitarie sia gli stakeholder del territorio vesuviano, questi ultimi anche in chiave di co-progettazione delle azioni di sviluppo della stessa piattaforma e delle azioni immateriali contemplate nel Piano Strategico dell’Unità Grande Pompei.
 

Tra le principali innovazioni in corso di sviluppo figurano l'assistente virtuale "Plinio", in grado di dialogare con i visitatori tramite chat e voce e di suggerire itinerari personalizzati; i “Luoghi narrati”, con audioguide intelligenti e contenuti dinamici; il nuovo sistema di gamification, che incentiva la scoperta del territorio attraverso premi e riconoscimenti; l'implementazione della sezione Eventi, quale calendario unico delle manifestazioni culturali del territorio; gli strumenti di sicurezza partecipata, che consentono ai cittadini di segnalare criticità, e l'Osservatorio AI, capace di elaborare dati e analizzare i flussi turistici a supporto delle decisioni delle Amministrazioni, oltre a nuove funzionalità dedicate all'accessibilità, ai servizi multilingua, alla gestione degli itinerari e alla condivisione dei dati aperti.


Parallelamente, al fine di accrescerne la disseminazione, la piattaforma SmartLand@Pompei punta a sollecitare gli stakeholder presenti nell’area vesuviana, anche attraverso la pubblicazione, da parte dell’Unità Grande Pompei, di due avvisi pubblici esplorativi, finalizzati:
- l’uno, ad attrarre eventuali contributi di Soggetti privati operanti sul territorio della Buffer Zone che

abbiano interesse al recupero e al riuso del patrimonio edilizio esistente, di complessi edilizi dismessi o in via di dismissione, di edifici in stato di degrado, di proprietà privata, per riattivarli, con iniziative d’evidente interesse pubblico, con lo scopo di innescare processi virtuosi di sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio, attraverso gli strumenti propri della programmazione negoziata di cui all’art.2, comma 203 della Legge n.662/1996, da inserire, previa approvazione del Comitato di Gestione, nel Piano Strategico (https://grandepompei.beniculturali.it/index.php/avvisi pubblici/290-avviso-esplorativo-pubblico manifestazioni-di-interesse-per-la-promozione-d interventi-di-programmazione-negoziata-per-losviluppo-culturale-sociale-ed-economico-delterritorio-dei-comuni-partecipanti-al-piano-di-gestione-del-sito-unesco);


- l’altro, ad avviare una ricognizione volta a verificare l'interesse di soggetti privati, enti del Terzo Settore, fondazioni, Università ed enti di ricerca a contribuire all'attuazione della Linea Strategica del Piano Strategico relativa alla promozione e sollecitazione di erogazioni liberali, sponsorizzazioni e forme di partenariato pubblico-privato, mediante apporti finanziari, strumentali, professionali o di personale, da destinarsi alla valorizzazione, promozione e animazione di SmartLand@Pompei nonché all'attuazione delle ulteriori azioni immateriali previste dal medesimo Piano e ad essa funzionalmente ricondotte, da inserire, previa approvazione del Comitato di Gestione, nelredigendo documento di aggiornamento del Piano Strategico (https://grandepompei.beniculturali.it/index.php/avvisi-pubblici/293-avviso-esplorativo-pubblico-manifestazioni-d-interesse-per-lasollecitazione-di-erogazioni-liberalisponsorizzazioni-e-forme-di-partenariato-pubblico-privato-a-sostegno-della-valorizzazione-dismartland-pompei-e-dell-attuazione-delle-azioni-immateriali-del-piano-strategico-dell-unita-grandepompei).

Tali importanti novità saranno illustrate dal Direttore Generale per il supporto all’attuazione dei programmi del Ministero della Cultura, Gen. Giovanni Capasso, alle Istituzioni del territorio ricomprese nella Buffer Zone Unesco e agli Enti partecipanti al Comitato di Gestione dell’Unità Grande Pompei nonché agli Operatori economici privati già accreditati alla Piattaforma e agli altri stakeholder del territorio, nel workshop che si terrà nella giornata odierna presso la Reggia del Quisisana di Castellammare di Stabia.


Castellammare di Stabia, 30 luglio 2026
Unità Grande Pompei

 

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mercoledì 29 luglio 2026

UN WEEKEND DA VIVERE AD ERCOLANO


 

Venerdì 31 luglio nuovo appuntamento con 

“I Venerdì di Ercolano”,

 domenica 2 agosto ingresso gratuito 

al Parco Archeologico 

con #domenicalmuseo
Parco Archeologico di Ercolano  

· venerdì 31 luglio (ore 20:00–24:00) 

 ·  domenica 2 agosto (ingresso gratuito)

 



Le sere d’estate a Ercolano continuano ad accendersi di luce, musica e parole antiche. Prosegue con crescente successo il format “I Venerdì di Ercolano”, la rassegna giunta alla sua nona edizione, che quest’anno sta riscuotendo un apprezzamento particolarmente caloroso da parte del pubblico. Promemoria per il prossimo appuntamento: venerdì 31 luglio il Parco Archeologico tornerà a trasformarsi in un palcoscenico a cielo aperto tra le rovine dell’antica città, sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Un nuovo appuntamento imperdibile per vivere una serata diversa dal solito, tra i vicoli illuminati di una città che ha duemila anni e non li dimostra.

 



 

La fascia serale scelta per la rassegna — dalle 20:00 a mezzanotte — regala ai visitatori il momento più piacevole della giornata per una passeggiata all’aperto: la luce calda del tramonto e le atmosfere sospese delle domus di Ercolano, illuminate ad arte per l’occasione, compongono uno scenario che più che una visita è un’esperienza da vivere con tutti i sensi.
 

Il filo conduttore dell’edizione 2026, Amore e Guerra, attraversa sette performance site-specific distribuite nei diversi ambienti del sito archeologico. Il pubblico potrà muoversi liberamente lungo un percorso illuminato, incontrando di volta in volta gli spettacoli, ciascuno ripetuto ciclicamente durante la serata: un’esperienza libera e immersiva, adatta a chi desidera scoprire l’archeologia in una veste inedita.
«La risposta del pubblico a questa nona edizione dei “Venerdì di Ercolano” ci sta riempiendo di soddisfazione. Con questa rassegna il Parco rinnova il proprio impegno nel rendere il patrimonio archeologico uno spazio vivo, aperto al dialogo con i linguaggi del presente. L’antica città diventa luogo di incontro tra memoria e creatività.»
Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano
 

Le prime serate della rassegna hanno registrato un pienone di pubblico e un riscontro molto positivo, confermando “I Venerdì di Ercolano” come uno degli appuntamenti più amati dell’estate campana.

 



 

Le prossime date
Dopo l’ottima accoglienza riservata alle prime serate, la rassegna prosegue venerdì 31 luglio e venerdì 7 agosto 2026, con un’ulteriore data speciale sabato 26 settembre 2026, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio.
 

Domenica 2 agosto: ingresso gratuito al Parco
Nel weekend l’appuntamento serale con “I Venerdì di Ercolano” si affianca a un’altra occasione per scoprire il sito: domenica 2 agosto, prima domenica del mese, il Parco Archeologico di Ercolano aderisce a “Domenica al Museo” (#domenicalmuseo), l’iniziativa del Ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei musei, nei parchi archeologici e nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese.
 

L’ingresso sarà libero secondo i consueti orari di apertura diurna del Parco. Per le domeniche gratuite la prenotazione online non è richiesta né disponibile: il biglietto d’ingresso gratuito va ritirato lo stesso giorno direttamente presso la biglietteria del Parco.


Una serata a Ercolano, tra le luci soffuse delle antiche domus e le note della musica dal vivo, e una domenica di visita libera tra le rovine della città sepolta dal Vesuvio: due modi diversi, nello stesso weekend, per riscoprire il fascino di uno dei siti archeologici più straordinari al mondo. Per “I Venerdì di Ercolano” i biglietti sono disponibili online: si consiglia di prenotare con anticipo, vista la disponibilità limitata di posti per ciascun turno.




 

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martedì 28 luglio 2026

Dalle rovine antiche alle icone pop: a Pompei dal 27 luglio

Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology 
a cura di Cesare Biasini Selvaggi


Dal 27 luglio al 30 novembre

 Al Parco Archeologico di Pompei, una mostra diffusa di astici di Philip Colbert, in una rilettura della storia dell’arte firmata dall’artista britannico “erede” di Andy Warhol 

Un'opera a Longola, il sito incendiato poche settimane fa


 


Dalle rovine dell'antichità alle icone della cultura pop, passando per un messaggio di rinascita per il territorio. Dal 27 luglio al Parco Archeologico di Pompei prende il via Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology, la più grande installazione artistica mai realizzata dall'artista britannico, considerato dalla critica l'erede di Andy Warhol. Oltre trenta sculture monumentali del suo iconico alter ego, The Lobster, popoleranno Pompei e i siti del territorio, tra cui il sito protostorico di Longola, dove una delle opere sarà allestita come segno di attenzione verso il territorio dopo il grave incendio doloso che ha colpito l'area poche settimane fa.

 




Pop Mythology, organizzata dal Il Cigno Arte nel il Parco Archeologico di Pompei, rappresenta il prossimo grande progetto di arte pubblica di Colbert e segna un nuovo capitolo nella sua esplorazione della mitologia, della storia e della cultura contemporanea. Sempre più riconosciuto come uno dei principali artisti delle installazioni site-specific su larga scala, Colbert ha realizzato importanti interventi artistici a Taipei, Seoul, Hong Kong, Shanghai, Singapore, Macao, Londra, Venezia, Napoli, Roma e in Sicilia, costruendo una pratica artistica globale e distintiva. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra arte, intrattenimento e cultura di massa, creando esperienze accessibili e di forte impatto per il pubblico di tutto il mondo.

 



«Pompei è, per me, la città dell’antichità per eccellenza» spiega Philip Colbert «un luogo che esiste oltre il tempo. Non riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo sul tempo, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri limiti. Le rovine di Pompei incarnano al tempo stesso tragedia e bellezza, e la città stessa sembra sospesa tra passato e presente».

 Ispirata all’arte antica di Pompei, in particolare al celebre mosaico a soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi al Museo archeologico di Napoli, la mostra che include molte sculture mai esposte prima dall’artista, dialoga con la storia del sito e del suo territorio attraverso il viaggio simbolico del motivo dell’astice di Colbert, che riecheggia la storia stessa di Pompei fatta di distruzione, conservazione e memoria collettiva.

 


Mentre i visitatori attraversano il sito, le sculture emergono in modo inatteso all’interno del Parco: colorati astici in acciaio inox e opere con patina bronzea appariranno tra colonne, archi e rovine antiche. Accanto a queste, una nuova trilogia di monumentali sculture in acciaio nero, concepite come “reperti mitologici del futuro”, tra cui guerrieri-astice robotici, si presenterà come rovina speculativa proveniente da un futuro immaginario.

Oltre a Pompei, dal 28 luglio le opere saranno esposte negli altri siti gestiti dal Parco archeologico: Longola, Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico.

 

 

«L'allestimento di un'opera a Longola assume un significato particolare», sottolinea il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. «Dopo l'incendio che ha colpito il sito, la presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L'arte contemporanea può contribuire a mantenere alta l'attenzione sul patrimonio culturale e a trasformare una ferita in un'occasione di partecipazione e rinascita. Nel corso della mostra, seguiranno incontri con scuole e associazioni nei vari luoghi, tra Boscoreale, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Longola nel Comune di Poggiomarino".




Fondendo mitologia classica e immaginario futuristico, Pop Mythology presenta Pompei non solo come un luogo archeologico storico, ma come uno spazio culturale vivo, in dialogo con l’arte contemporanea e la cultura visiva moderna. Riflettendo su temi quali la mortalità, la civiltà e il rapporto dell’umanità con la tecnologia, la mostra crea un dialogo tra rovine antiche e futuri immaginati, invitando un nuovo pubblico a scoprire Pompei attraverso uno sguardo contemporaneo e dando vita a un’esperienza immersiva, ludica e sorprendente.
 



«Il Parco Archeologico di Pompei ha accolto l’universo figurativo di Philip Colbert con le sue immagini apparentemente ludiche e grottesche, che non rappresentano una fuga dalla realtà, ma una satira spietata – conclude il curatore Cesare Biasini Selvaggi –. È una maschera tragica comune – non solo l’alter ego dell’artista britannico – con cui copriamo il nostro fallimento. Le sue opere sono gli idoli folli di un’umanità irrazionale, incapace di imparare dalla storia, che continua a consumare guerre nel mondo, sopraffazioni, egoismi e a ignorare o sottovalutare la Natura. Pompei è il luogo in cui la storia ha fermato il tempo per consegnarci un monito eterno: la fragilità dell’umanità e del suo destino di fronte alla forza incontenibile della Natura. Ma c’è un filo di resistenza civile, di possibilità di rinascita intessuto da Colbert che si dipana fuori dal recinto sacro del Parco, lungo l’itinerario espositivo inedito di sedi satelliti nella carne viva, e spesso ferita, dell’hinterland campano. A partire dal Parco archeologico naturalistico di Longola (Poggiomarino), la Pompei prima di Pompei. Qui, lo scorso 19 giugno, le fiamme della criminalità hanno cercato di bruciare la memoria appiccando un grave incendio che ha devastato il sito, distruggendo le strutture dell’infopoint e i laboratori didattici. E poi la lunga marcia degli astici di Colbert prosegue, fino a Boscoreale, Torre Annunziata, Castellammare e Scafati. Una marcia per ricordare che il senso della meraviglia, dello stupore, la fantasia e la creatività non sono un lusso per pochi, ma la risorsa più grande per riscrivere gli immaginari del presente-futuro e ritrovare il senso di essere comunità contro ogni forma di criminalità, degrado, barbarie. Colbert a Pompei non deve divertire o consolare: deve provocare le coscienze».

 


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lunedì 27 luglio 2026

MANNight, straordinarie aperture Quando il futuro incontra il passato

Dal 3 settembre al Museo Archeologico Nazionale di Napoli Living Art, dj set, musica e performance interattive 




Un nuovo modo per vivere e scoprire l'archeologia 27 luglio 2026. Musica, danza, installazioni multimediali, tableaux vivants, bodypainting e dj-set: si intitola “MANNight, straordinarie aperture. Il futuro incontra il passato" il nuovo ciclo di eventi e aperture serali in programma al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con cadenza settimanale, dal prossimo 3 settembre al 22 ottobre. 
 

Otto serate in cui il MANN sarà aperto con orario prolungato fino alle 23.30 (ultimo ingresso: 22.30), con biglietto speciale al costo di 10€ a partire dalle 19: lungo il percorso di visita, il pubblico potrà vivere un'esperienza speciale, diventando protagonista di un evento che mette insieme i tesori dell'antichità e i prestigiosi spazi storici del Museo per creare nuove interpretazioni attraverso i linguaggi dell'arte contemporanea
 

Dalle 20.30 brevi performance si ripeteranno a intervalli regolari, in contemporanea nelle diverse collezioni museali: "Il Museo è spazio di sperimentazione: con la rassegna MANNnight vogliamo proporre alla comunità dei nostri visitatori non un semplice viaggio nel tempo, ma un nuovo viaggio interiore alla scoperta di come il Museo sia soprattutto un luogo di arte, oltre che un luogo di storia. L'itinerario che progettiamo è fatto di sorpresa e coinvolgimento: si può assistere alle diverse rappresentazioni ma si è soprattutto invitati a partecipare, seguendo la mappa degli spettacoli e interagendo con gli artisti. Quando questo percorso creativo osmotico si sviluppa nelle sale del nostro splendido Museo, allora la magia che solo ciascun visitatore può creare è assicurata", commenta il Direttore Generale del MANN, Francesco Sirano
 

Il progetto MANNight, commissionato dal MANN alla Casa del Contemporaneo produzioni teatrali in collaborazione con La Santissima Community Hub, nasce dalla contaminazione di generi artistici, in cui la partecipazione del pubblico è un tassello fondamentale: i visitatori potranno fare, ad esempio, da modelli del bodypainting artistico ispirato alle collezioni museali o essere autori di opere in digitale che trasformeranno le loro emozioni in segni, suoni e disegni. Spazio, ancora, al ballo con le percussioni tribali o alla sorpresa di un inaspettato quartetto d'archi che mixa armonie classiche con il pop. Tra le varie proposte in programma, da non perdere anche le due installazioni di "Cose dal Futuro", collettivo artistico che lavora sulla multimedialità: "Mixels", un'installazione generativa di particelle, che si modificano e si adattano al passaggio dei visitatori, e "Hoop", che raccoglie le parole e i desideri e li svela trasformandoli in una stampa, un oggetto da portare via. 
 

Ogni sera un "Docubeat", realizzato dal Club Tasso, reinterpreterà il patrimonio del Museo grazie a un innovativo collage sonoro e visivo, in cui anche i generi musicali si mescolano con le voci dei visitatori e del personale del MANN. Trait d'union di tutti gli eventi saranno il sottofondo musicale, con postazioni dj set, interne ed esterne al Museo, e gli aperitivi in giardino: qui si riuniranno tutti gli artisti per una sorta di curtain call e un momento di divertimento corale. 

 

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venerdì 24 luglio 2026

Presentato il restauro del soffitto della Casa con Panificio della Regio IX

 Il restauro del soffitto della Casa con Panificio della Regio IX
Il grande affresco ispirato al tema mitologico di Dioniso e Arianna

 
 
L'opera è stata mostrata al termine del
“Workshop internazionale sugli scavi e le ricerche in corso”
 
I misteri dionisiaci al centro anche delle iniziative culturali del Parco

 


Presentato presso la Palestra Grande degli Scavi, il restauro del soffitto a volta di un ambiente della Casa con Panificio della Regio IX importante testimonianza della ricca decorazione delle dimore pompeiane e del tema dionisiaco.
 
La presentazione ha fatto seguito al Workshop Internazionale "Pompei: scavi e ricerche in corso", svoltosi presso l’Auditorium, che ha visto un confronto tra le istituzioni e le università italiane e straniere impegnate nelle attività di ricerca all'interno del Parco archeologico, con l'obiettivo di fare il punto sulle campagne di scavo e favorire la condivisione dei risultati.

 



 
L'intervento di restauro del soffitto, condotto sui frammenti recuperati durante le indagini archeologiche, ha consentito di ricostruire oltre un quarto della composizione originaria, mantenendo però aperta la possibilità di ulteriori integrazioni grazie al proseguimento delle ricerche.
 
I frammenti della decorazione appartengono al soffitto a volta di una sala da banchetto che era situata al piano superiore (cenacolo) della Casa. Proprio il rinvenimento dei lacerti nel luogo del crollo ha consentito agli archeologi di attribuirne con certezza la provenienza e di avviare già durante lo scavo una prima ricomposizione, individuando numerosi collegamenti tra i frammenti.

 



 
Il restauro ha preso avvio da questo lavoro preliminare di ricomposizione, sviluppando un percorso che ha integrato attività conservative, studio archeologico e progettazione dell'allestimento. L'intervento è stato limitato ai frammenti la cui collocazione risultava sufficientemente documentata, permettendo di ricostruire una porzione significativa della decorazione senza alterarne la leggibilità e nel rispetto dei principi di riconoscibilità e reversibilità del restauro.
 
L'elemento di maggiore innovazione dell'intero progetto è rappresentato dalla progettazione del nuovo supporto destinato alla ricomposizione dell'affresco. A differenza di un tradizionale pannello piano, il sistema è stato sviluppato parallelamente all'avanzamento del restauro, poiché soltanto la progressiva ricomposizione dei frammenti ha consentito di definire con precisione la curvatura originaria della volta. Il supporto è stato quindi progettato per restituire la spazialità dell'apparato decorativo, garantire la conservazione dei frammenti e, soprattutto, consentire future implementazioni. La struttura modulare permette, infatti, di aggiungere nuovi lacerti senza compromettere la ricostruzione già eseguita, trasformando il restauro in un processo aperto e aggiornabile.

 



 
Questa caratteristica assume particolare rilievo perché la ricomposizione non può essere considerata conclusa. Numerosi frammenti pertinenti al soffitto sono infatti conservati separatamente e altri potrebbero emergere nel prosieguo delle indagini nella Casa con Panificio della Regio IX. La soluzione adottata permette quindi di integrare eventuali nuovi elementi che dovessero essere individuati in futuro, aggiornando progressivamente la ricostruzione sulla base delle nuove acquisizioni archeologiche.
 
La decorazione ricostruita rivela un articolato progetto figurativo, sviluppato attorno a un grande riquadro centrale, circondato da edicole, bordure, festoni vegetali, figure allegoriche delle stagioni, geni alati e numerosi elementi ornamentali. L'insieme è caratterizzato da una ricca policromia e da una complessa successione di motivi decorativi che testimoniano l'elevata qualità della decorazione originaria.

 



 
Il tema principale del soffitto è riconducibile alla ierogamia, ovvero all'unione sacra tra Dioniso e Arianna. Sebbene la scena centrale sia conservata solo in modo frammentario, la ricostruzione è stata possibile attraverso il confronto con altre opere antiche. Al centro della composizione Dioniso è raffigurato disteso sul carro, di fronte ad Arianna intenta a suonare l'arpa, accompagnata da un erote citaredo, mentre il carro è trainato da due centauri musicisti.
 
L'identificazione del soggetto trova conferma nella presenza di numerosi richiami al mondo dionisiaco distribuiti nell'intero apparato decorativo. Tra festoni ricchi di frutti e fiori compaiono infatti simboli rituali del culto di Dioniso, maschere teatrali, strumenti per le libagioni e altri elementi che celebrano la coppia divina rappresentata al centro della volta.

 



 
 «L’Italia è leader mondiale nel restauro archeologico e Pompei, con il suo ufficio di restauratori – dichiara il direttore Gabriel Zuchtriegel – ne è un tassello centrale. Per questo siamo felici di condividere con tutto il mondo i risultati dei nostri progetti conservativi, che sono sempre anche occasioni di ricerca e confronto».
 
Il recupero dell'affresco si inserisce nel filone di studi dedicato al tema dionisiaco, scelto dal Parco archeologico di Pompei come filo conduttore delle iniziative del 2026. L'interesse per questa tematica è stato rafforzato dalle recenti scoperte nella Casa del Tiaso della Regio IX, dove tra il 2024 e il 2025 è emersa una delle più importanti megalografie finora rinvenute, raffigurante un corteo dedicato al dio Dioniso.

 



 
Proprio ai misteri del culto dionisiaco sarà dedicata anche la seconda edizione di "Esopop – Storie in Festival", dal titolo "Ecstatic Pompeii". Il progetto del Parco archeologico di Pompei porterà performance teatrali dal vivo nei siti culturali dell'area vesuviana ogni venerdì e sabato, dal 28 agosto al 26 settembre 2026, in occasione delle aperture serali del Parco. L'iniziativa intende valorizzare il patrimonio archeologico attraverso il linguaggio del teatro, creando un dialogo tra la ricerca scientifica, i nuovi ritrovamenti e la fruizione culturale contemporanea.
 





 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

mercoledì 22 luglio 2026

I VENERDÌ DI ERCOLANO CONQUISTANO IL PUBBLICO

NUOVO APPUNTAMENTO VENERDÌ 24 LUGLIO TRA ARTE E ARCHEOLOGIA SOTTO LE STELLE


 

Biglietti disponibili online, due turni di visita per ogni serata.


Le sere d’estate a Ercolano continuano ad accendersi di luce, musica e parole antiche. Prosegue con crescente successo il format "I Venerdì di Ercolano", la rassegna giunta alla sua nona edizione, che quest’anno sta riscuotendo un apprezzamento particolarmente caloroso da parte del pubblico, che dà appuntamento a venerdì 24 luglio, quando il Parco Archeologico tornerà a trasformarsi in un palcoscenico a cielo aperto tra le rovine dell’antica città, sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Un nuovo appuntamento imperdibile per vivere una serata diversa dal solito, tra i vicoli illuminati di una città che ha duemila anni e non li dimostra.

 

ph. ANNA ABET.

 


La fascia serale scelta per la rassegna — dalle 20:00 a mezzanotte — regala ai visitatori il momento più piacevole della giornata per una passeggiata all’aperto: la luce calda del tramonto e le atmosfere sospese delle domus di Ercolano, illuminate ad arte per l’occasione, compongono uno scenario che più che una visita è un’esperienza da vivere con tutti i sensi.

 

ph. ANNA ABET.

 


Il filo conduttore dell’edizione 2026, Amore e Guerra, attraversa sette performance site-specific distribuite nei diversi ambienti del sito archeologico. Il pubblico potrà muoversi liberamente lungo un percorso illuminato, incontrando di volta in volta gli spettacoli, ciascuno ripetuto ciclicamente durante la serata: un’esperienza libera e immersiva, adatta a chi desidera scoprire l’archeologia in una veste inedita.


«La risposta del pubblico a questa nona edizione dei "Venerdì di Ercolano" ci sta riempiendo di soddisfazione. Con questa rassegna il Parco rinnova il proprio impegno nel rendere il patrimonio archeologico uno spazio vivo, aperto al dialogo con i linguaggi del presente. L’antica città diventa luogo di incontro tra memoria e creatività».

Federica Colaiacomo (Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano).

 

Le prime serate della rassegna hanno registrato un pienone di pubblico e un riscontro molto positivo, confermando "I Venerdì di Ercolano" come uno degli appuntamenti più amati dell’estate campana.

 

 

ph. ANNA ABET.

 


Le prossime date
Dopo l’ottima accoglienza riservata alle prime serate, la rassegna proseguirà venerdì 24 e 31 luglio e venerdì 7 agosto 2026, con un’ulteriore data speciale sabato 26 settembre 2026, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio.


Informazioni pratiche e biglietti
Orari Dalle 20:00 alle 24:00, in due turni (20:00–21:30 e 22:00–23:30)
Ingressi Corso Resina 187 e Via dei Papiri Ercolanesi 19
Biglietto intero € 10,00
Biglietto ridotto € 5,00 (18-25 anni non compiuti, cittadini UE)
Gratuito Minorenni, disabili e accompagnatori (prenotazione obbligatoria)
Acquisto Online su ercolano.coopculture.it o al call center +39 081 0106490 (lun–sab 9:00–17:00, festivi esclusi)


Consigli

Scarpe basse e comode, repellente per insetti: per godersi al meglio la serata all’aperto.


Una serata a Ercolano, tra le luci soffuse delle antiche domus e le note della musica dal vivo, è il modo migliore per riscoprire il fascino della città sepolta dal Vesuvio in una veste del tutto inedita. I biglietti sono disponibili online: si consiglia di prenotare con anticipo, vista la disponibilità limitata di posti per ciascun turno.

 

Per ulteriori informazioni sul programma e sulle modalità di prenotazione: www.ercolano.coopculture.it 

081 0106490.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA