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martedì 22 settembre 2026

La Giunta Peracchini ha approvato la donazione al Comune della Spezia di due opere del maestro Yoshin Ogata


La Spezia, 22 settembre 2026 - La Giunta Peracchini ha approvato la donazione di “Cascata” e “Cerchi d’acqua”, due sculture monumentali realizzate dal maestro Yoshin Ogata, che entreranno ufficialmente a far parte del patrimonio del Comune della Spezia.


La cerimonia di svelamento delle opere avrà luogo martedì 29 settembre alle ore 12 presso l’entrata principale di Palazzo Civico, alla presenza del Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini e dell’artista.


Le due opere sono sculture a tutto tondo raffiguranti concetti astratti: realizzata in marmo bianco di Carrara, “Cascata” risale al 1990, mentre “Cerchi d’acqua” è una scultura in granito rosso del 1996.
L’artista Yoshinobu Ogata, conosciuto come Yoshin Ogata, ha deciso di donare le due sculture in segno di riconoscenza alla Città della Spezia e al territorio circostante, luoghi a cui è profondamente legato e dove Ogata risiede da decenni.


L’iniziativa si inserisce nell’impegno dell’Amministrazione per la valorizzazione della cultura e l’arricchimento delle collezioni civiche. La donazione del maestro Ogata rappresenta per La Spezia un ulteriore tassello all’interno del proprio patrimonio artistico, testimoniando la vocazione della Città all’incontro e alla condivisione di culture e tradizioni diverse.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

martedì 28 luglio 2026

Dalle rovine antiche alle icone pop: a Pompei dal 27 luglio

Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology 
a cura di Cesare Biasini Selvaggi


Dal 27 luglio al 30 novembre

 Al Parco Archeologico di Pompei, una mostra diffusa di astici di Philip Colbert, in una rilettura della storia dell’arte firmata dall’artista britannico “erede” di Andy Warhol 

Un'opera a Longola, il sito incendiato poche settimane fa


 


Dalle rovine dell'antichità alle icone della cultura pop, passando per un messaggio di rinascita per il territorio. Dal 27 luglio al Parco Archeologico di Pompei prende il via Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology, la più grande installazione artistica mai realizzata dall'artista britannico, considerato dalla critica l'erede di Andy Warhol. Oltre trenta sculture monumentali del suo iconico alter ego, The Lobster, popoleranno Pompei e i siti del territorio, tra cui il sito protostorico di Longola, dove una delle opere sarà allestita come segno di attenzione verso il territorio dopo il grave incendio doloso che ha colpito l'area poche settimane fa.

 




Pop Mythology, organizzata dal Il Cigno Arte nel il Parco Archeologico di Pompei, rappresenta il prossimo grande progetto di arte pubblica di Colbert e segna un nuovo capitolo nella sua esplorazione della mitologia, della storia e della cultura contemporanea. Sempre più riconosciuto come uno dei principali artisti delle installazioni site-specific su larga scala, Colbert ha realizzato importanti interventi artistici a Taipei, Seoul, Hong Kong, Shanghai, Singapore, Macao, Londra, Venezia, Napoli, Roma e in Sicilia, costruendo una pratica artistica globale e distintiva. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra arte, intrattenimento e cultura di massa, creando esperienze accessibili e di forte impatto per il pubblico di tutto il mondo.

 



«Pompei è, per me, la città dell’antichità per eccellenza» spiega Philip Colbert «un luogo che esiste oltre il tempo. Non riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo sul tempo, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri limiti. Le rovine di Pompei incarnano al tempo stesso tragedia e bellezza, e la città stessa sembra sospesa tra passato e presente».

 Ispirata all’arte antica di Pompei, in particolare al celebre mosaico a soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi al Museo archeologico di Napoli, la mostra che include molte sculture mai esposte prima dall’artista, dialoga con la storia del sito e del suo territorio attraverso il viaggio simbolico del motivo dell’astice di Colbert, che riecheggia la storia stessa di Pompei fatta di distruzione, conservazione e memoria collettiva.

 


Mentre i visitatori attraversano il sito, le sculture emergono in modo inatteso all’interno del Parco: colorati astici in acciaio inox e opere con patina bronzea appariranno tra colonne, archi e rovine antiche. Accanto a queste, una nuova trilogia di monumentali sculture in acciaio nero, concepite come “reperti mitologici del futuro”, tra cui guerrieri-astice robotici, si presenterà come rovina speculativa proveniente da un futuro immaginario.

Oltre a Pompei, dal 28 luglio le opere saranno esposte negli altri siti gestiti dal Parco archeologico: Longola, Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico.

 

 

«L'allestimento di un'opera a Longola assume un significato particolare», sottolinea il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. «Dopo l'incendio che ha colpito il sito, la presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L'arte contemporanea può contribuire a mantenere alta l'attenzione sul patrimonio culturale e a trasformare una ferita in un'occasione di partecipazione e rinascita. Nel corso della mostra, seguiranno incontri con scuole e associazioni nei vari luoghi, tra Boscoreale, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Longola nel Comune di Poggiomarino".




Fondendo mitologia classica e immaginario futuristico, Pop Mythology presenta Pompei non solo come un luogo archeologico storico, ma come uno spazio culturale vivo, in dialogo con l’arte contemporanea e la cultura visiva moderna. Riflettendo su temi quali la mortalità, la civiltà e il rapporto dell’umanità con la tecnologia, la mostra crea un dialogo tra rovine antiche e futuri immaginati, invitando un nuovo pubblico a scoprire Pompei attraverso uno sguardo contemporaneo e dando vita a un’esperienza immersiva, ludica e sorprendente.
 



«Il Parco Archeologico di Pompei ha accolto l’universo figurativo di Philip Colbert con le sue immagini apparentemente ludiche e grottesche, che non rappresentano una fuga dalla realtà, ma una satira spietata – conclude il curatore Cesare Biasini Selvaggi –. È una maschera tragica comune – non solo l’alter ego dell’artista britannico – con cui copriamo il nostro fallimento. Le sue opere sono gli idoli folli di un’umanità irrazionale, incapace di imparare dalla storia, che continua a consumare guerre nel mondo, sopraffazioni, egoismi e a ignorare o sottovalutare la Natura. Pompei è il luogo in cui la storia ha fermato il tempo per consegnarci un monito eterno: la fragilità dell’umanità e del suo destino di fronte alla forza incontenibile della Natura. Ma c’è un filo di resistenza civile, di possibilità di rinascita intessuto da Colbert che si dipana fuori dal recinto sacro del Parco, lungo l’itinerario espositivo inedito di sedi satelliti nella carne viva, e spesso ferita, dell’hinterland campano. A partire dal Parco archeologico naturalistico di Longola (Poggiomarino), la Pompei prima di Pompei. Qui, lo scorso 19 giugno, le fiamme della criminalità hanno cercato di bruciare la memoria appiccando un grave incendio che ha devastato il sito, distruggendo le strutture dell’infopoint e i laboratori didattici. E poi la lunga marcia degli astici di Colbert prosegue, fino a Boscoreale, Torre Annunziata, Castellammare e Scafati. Una marcia per ricordare che il senso della meraviglia, dello stupore, la fantasia e la creatività non sono un lusso per pochi, ma la risorsa più grande per riscrivere gli immaginari del presente-futuro e ritrovare il senso di essere comunità contro ogni forma di criminalità, degrado, barbarie. Colbert a Pompei non deve divertire o consolare: deve provocare le coscienze».

 


COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

giovedì 23 luglio 2026

La Fortezza di San Leo inaugura un nuovo percorso di visita

Nuova identità visiva, nuovo logo, nuovi pannelli informativi, lancio del nuovo sito web e una comunicazione più accessibile segnano il primo passo del progetto di rinnovamento promosso dai Musei Nazionali di Bologna – Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia Romagna in collaborazione con il FrameLAB – Dipartimento di Beni Culturali, Università di Bologna


a seguire inaugurazione della mostra


Sguardi sul paesaggio

promossa dal Ministero della Cultura e dalla Regione Emilia-Romagna


Fortezza di San Leo. Foto Ornella De Carlo

 

Venerdì 31 luglio 2026 alle 17.30 saranno presentati ufficialmente i nuovi apparati comunicativi che, a partire da una nuova identità visiva, riformulano il percorso di visita della Fortezza di San Leo, orientato a una piena accessibilità cognitiva e pensato per orientare e invitare il visitatore ad esplorare la complessità del monumento.

 

È questo il primo risultato di un più ampio progetto di valorizzazione promosso dai Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, e realizzato in collaborazione con il Comune di San Leo e FrameLAB – Multimedia & Digital Storytelling, laboratorio di ricerca del Dipartimento di Beni Culturali Università di Bologna.

 

«Con il nuovo progetto museografico la Fortezza di San Leo compie un importante passo nel proprio percorso di valorizzazione - commenta Luigi Gallo, Direttore dei Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna. L’obiettivo è trasformare la visita in un’esperienza capace di accompagnare il pubblico attraverso i momenti più significativi della storia del monumento e del territorio, offrendo strumenti di orientamento e di lettura che rendano più accessibile, dal punto di vista cultuale e cognitivo, un patrimonio di straordinaria ricchezza. La Fortezza è uno dei complessi monumentali più visitati dell’Emilia-Romagna, con oltre 66 mila ingressi nel 2025, ma la sua storia si è stratificata nel tempo senza un sistema unitario di racconto. Questo progetto nasce proprio dalla volontà di restituire ai visitatori una narrazione organica, capace di valorizzare il monumento nella sua complessità e di accompagnarli alla scoperta delle storie che custodisce».

 

I nuovi pannelli sono il primo tassello di una strategia di valorizzazione di più ampio respiro, che accompagnerà nei prossimi anni l’evoluzione del museo. L’obiettivo è costruire un sistema integrato di comunicazione, orientamento e fruizione capace di coniugare rigore scientifico, innovazione tecnologica e accessibilità, restituendo pienamente la complessità storica del monumento e rafforzandone il ruolo all'interno della rete dei Musei Nazionali e del patrimonio culturale dell'Emilia-Romagna.

 

Il sistema di comunicazione, bilingue, è caratterizzato da testi sintetici e narrativi, mappe di orientamento e QR code che permettono di accedere ad approfondimenti sulla storia della Fortezza e che, nelle successive fasi del progetto, sono destinati ad arricchirsi progressivamente con contenuti multimediali (video, ricostruzioni 3D, audionarrazioni, gallerie di immagini, ecc.).

 

Per rendere ancora più accessibile la visita, l’intero percorso è stato organizzato attraverso un sistema cromatico che consente di strutturare le informazioni nei pannelli in tre grandi ambiti tematici: Paesaggio e territorio, Storia e architettura e Personaggi.

 

I cromatismi, i disegni e i box di sintesi previsti in ogni pannello consentono ai visitatori di orientarsi con immediatezza all’interno del complesso monumentale, composto da una straordinaria varietà di temi, storici, architettonici, militari, sociali e di cogliere i principali snodi della complessiva storia del monumento nelle sue diverse fasi: dalla prima realtà altomedievale di castello-fortificazione, a quella di Rocca fino alla inaccessibile Fortezza rinascimentale e quindi di prigione pontificia.

 

Il racconto della monumentale e stratigrafica rete di tradizioni, informazioni e memorie culturali si articola attraverso le tre piazze d’armi e il conseguente passaggio ai piani superiori. Dal paesaggio visibile dalla prima piazza d’armi - primo dei cinque punti di osservazione in cui, attraverso il paesaggio la geografia diventa occasione di conoscenza storica - si passa alla seconda piazza da cui si accede ai due torrioni, l’uno dedicato a Federico da Montefeltro e alle novità introdotte da Francesco di Giorgio Martini nell’architettura e nell’arte della guerra, il secondo alla fragilità della rupe e alla ricostruzione della parte di fortezza crollata grazie all’intervento di Giuseppe Valadier a fine Settecento. Il passaggio alla terza piazza, conduce al grande edificio su più livelli, il palatium che, trasformandosi nel tempo, ha ospitato vescovi e imperatori, i signori delle corti dal ‘300 al ‘500, e infine i castellani e i prigionieri dello stato pontificio. Al suo interno, al primo livello, si ritrova il breve percorso, realizzato negli anni Novanta del secolo scorso, dedicato a streghe, torture e inquisizioni, rivisitato nei contenuti in questa occasione. A seguire, si sale ai livelli superiori accedendo al MusLeo dove, con contenuti multimediali, si ripercorrono le vicende del monumento e dei personaggi che lo hanno abitato. Passando per le celle papaline, si arriva all’ultimo piano, dove è possibile vedere la collezione di armi antiche e la restituzione storica e iconografica della presa di San Leo da parte dello Stato Pontificio con un esercito guidato dalla famiglia de’ Medici. Al medesimo piano si trova la sezione dedicata a Cagliostro - il più celebre tra i detenuti della Fortezza - e un’ultima sala con installazioni sonore dedicata ai “Suoni e voci di San Leo”. Si ridiscende infine sino alla cella di Cagliostro e a quella di Felice Orsini, accendendo così un focus sul Risorgimento.

 

Il nuovo percorso è integrato da strumenti di comunicazione progettati secondo criteri di accessibilità e inclusione. A partire dal nuovo sito web della Fortezza (disponibile per il giorno dell’inaugurazione) che per la prima volta offrirà un’identità autonoma e riconoscibile all’interno del circuito dei Musei Nazionali, diventando il punto di riferimento per informazioni, approfondimenti e contenuti digitali. Inoltre, una volta giunti in Fortezza, i visitatori potranno orientarsi grazie a un pieghevole bilingue, disponibile all'ingresso che, attraverso mappe e infografiche, illustrerà i diversi itinerari di visita e le sezioni del museo, permettendo di cogliere fin dall'inizio la complessità e la ricchezza storica del monumento.

 

Afferma Elena Rossoni, Direttrice della Fortezza di San Leo: «Il progetto, di cui si presenta in questa occasione la prima importante fase, ha visto collaborare in maniera stretta i tre enti coinvolti, nella finalità comune di rendere sempre più evidente il ruolo di questo straordinaria emergenza architettonica, ricca di una storia ormai millenaria. Compiuto in sé nella totale revisione degli apparati museografici e degli strumenti di supporto alla visita, il progetto proseguirà con l’inserimento di approfondimenti scientifici da realizzarsi anche con l’utilizzo del digitale, con strumenti dedicati all’accessibilità visiva e con sostituti di presenza per coloro che, per problemi motori, non possono muoversi nei complessi percorsi di un luogo, di fatto, nato per essere inaccessibile.

Il progetto, inoltre, si inserisce in una serie di importanti interventi, anche strutturali, che hanno interessato la Fortezza per iniziativa del Ministero della Cultura negli ultimi anni, tra i principali dei quali possiamo ricordare i lavori per il miglioramento antisismico, la revisione dei coperti, i programmati interventi per il conseguimento del CPI, sino al rifacimento delle strade di accesso, sia quella pedonale che quella carrabile, realizzate grazie alla collaborazione con il Comune di San Leo. Un risultato importante per far diventare la Fortezza un’eccellenza nel territorio, un punto di riferimento per le comunità locali, e per affermarla come sito di rilevo all’interno del Sistema Museale Nazionale».

 

«Questo progetto rappresenta un momento di grande importanza per il nostro territorio e conferma il valore strategico del patrimonio culturale di San Leo - dichiara Leonardo Bindi, Sindaco di San Leo. La valorizzazione della Fortezza e il rinnovamento degli strumenti dedicati alla visita restituiscono ai cittadini e ai visitatori un luogo ancora più capace di raccontare la propria storia, rafforzandone il ruolo come punto di riferimento culturale e turistico. Il percorso intrapreso grazie alla collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca e amministrazione pubblica e Società San Leo 2000 Servizi Turistici, dimostra quanto sia fondamentale lavorare insieme per tutelare e promuovere i luoghi che custodiscono la memoria collettiva. L’attenzione all’accessibilità, alla qualità dell’accoglienza e all’innovazione rappresenta un investimento sul futuro, affinché la Fortezza di San Leo possa essere vissuta e conosciuta da un pubblico sempre più ampio. Come Amministrazione comunale siamo orgogliosi di accompagnare questo percorso e di contribuire alla crescita di un sito che appartiene alla storia del nostro territorio e che oggi si apre con rinnovata energia alle sfide della contemporaneità».

 

«Abbiamo cercato di tradurre visivamente, con testi accessibili anche a un pubblico di non esperti e con le grafiche arricchite da disegni, un insieme complesso e stratificato di informazioni e cognizioni storiche, architettoniche e culturali” - afferma Alessandro Iannucci, Direttore scientifico del laboratorio FrameLAB dell’Università di Bologna - “l’obiettivo che caratterizza le nostre attività è infatti quello di trasferire la conoscenza e rendere accessibile il patrimonio culturale attraverso forme di co-progettazione come quella da tempo attiva con i Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna».

 

Due sale della Fortezza sono destinate a ospitare mostre temporanee dedicate all’arte contemporanea e ai temi legati al territorio, rendendo il museo uno spazio dinamico e aperto a nuove progettualità. La prima di queste esposizioni, che coincide felicemente con la presentazione del nuovo percorso, sarà la mostra Sguardi sul paesaggio, che verrà presentata lo stesso 31 luglio.



 

LA MOSTRA SGUARDI SUL PAESAGGIO

 

Sguardi sul paesaggio è la mostra fotografica itinerante promossa dal Comitato Tecnico Scientifico per l’adeguamento del piano paesaggistico al Codice dei Beni Culturali, composto pariteticamente dal Ministero della Cultura e dalla Regione Emilia-Romagna e dedicata ai paesaggi tutelati dell’Emilia-Romagna. Dopo la prima tappa alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’esposizione approda alla Fortezza di San Leo, altro istituto afferente ai Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, proseguendo il suo percorso attraverso alcuni dei più significativi luoghi della cultura della regione. La mostra nasce dall’omonimo contest fotografico promosso nell’ambito delle attività per l’adeguamento del Piano Paesaggistico Regionale e raccoglie una selezione di sessanta immagini, scelte tra le oltre 2000 partecipanti, che raccontano la straordinaria varietà dei paesaggi tutelati emiliano-romagnoli, dalle montagne appenniniche alle aree costiere, dai borghi storici ai luoghi modellati nei secoli dall'interazione tra uomo e natura. Attraverso gli scatti di fotografi, appassionati e cittadini, il percorso espositivo invita a riscoprire un patrimonio paesaggistico di eccezionale valore, spesso poco conosciuto, valorizzando il suo significato storico, culturale e identitario. Ogni paesaggio rappresentato nelle foto è, infatti, collegato, tramite un QR code presente sui pannelli esposti, alla mappa interattiva di Tourer.it, che fornisce tutte le informazioni per conoscerne le caratteristiche ed esplorarlo di persona tramite itinerari e sentieri. L’allestimento, che inaugura con questa mostra le sale dedicate alle esposizioni temporanee, trova nella Fortezza di San Leo, essa stessa paesaggio tutelato tra i più fotografati nel contest, una sede particolarmente significativa, dove il rapporto tra monumento e paesaggio costituisce uno dei temi centrali del nuovo progetto di visita e di valorizzazione del complesso monumentale. 

 

INFO

Fortezza di San Leo
Via Giacomo Leopardi, 

 San Leo (RN)


 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

lunedì 20 luglio 2026

Oscata inaugura l’Archivio Documentale fotografico per raccogliere le foto d’epoca della comunità

 



L’ottava arte sbarca ad Oscata grazie ad un progetto di recupero ed innovazione l’arte fotografica sarà protagonista delle iniziative dell’associazione Oscata inVita 2026. Il 26 luglio (ore 18:00) saranno aperte le porte dell’Archivio Fotografico Documentale e dell’installazione artistica fotografica Centro Stoico lungo tutto il piccolo borgo rurale di Bisaccia.

 
 


 

L’Archivio Documentale Fotografico sarà un luogo della memoria completamente dedicato alla rappresentazione per immagini delle ritualità, delle tradizioni e delle attività lavorative che hanno caratterizzato la vita del territorio. La comunità di Oscata inVita, fondatrice dell'Ecomuseo delle Cucine Rurali dell'Alta Irpinia, ha deciso di accogliere, raccogliere, conservare ed archiviare le foto d'epoca recuperate nei cassetti, dai quadri e dalle cristalliere delle famiglie del posto, che hanno abitato e curato il territorio, per esporle in un unico luogo da destinare alla visita di ospiti e curiosi,
arricchendo il percorso proposto con un vero e proprio passaggio nel tempo all'interno di un edificio caratteristico quale il Casino di Oscata.

 
 


 

Il progetto ha il fine di offrire una testimonianza visiva e reale dell'operosità e della vitalità del territorio in cui le attività agricole, svolte nei campi e nelle aie, si intrecciavano e alternavano con le cerimonie religiose, diventando esse stesse vere e proprie ritualità pagane. L'auspicio è condurre ad una riflessione sui tanti temi trattati dalle immagini, come il rapporto con gli animali, fedeli alleati delle fatiche quotidiane o sacrificati per soddisfare il fabbisogno alimentare, sulla vita di comunità in festa ed a lavoro, sull'alternarsi delle stagioni e sulla semplicità dei rapporti umani.

 


 

Centro Stoico si configura come un progetto di arte urbana e fotografia documentaria, concepito dal fotografo ed artista Giuseppe Formiglio con l'intento di valorizzare i luoghi marginali e interstiziali dei piccoli paesi italiani. Nato per affrontare sfide comuni quali lo spopolamento, il dissesto geologico e la progressiva perdita di identità culturale, il progetto punta a risvegliare la memoria collettiva e a stimolare nuove relazioni tra gli abitanti e il territorio circostante. La sua metodologia, fondata sul connubio tra espressione artistica e documentazione, è studiata per essere replicabile in qualsiasi comunità italiana che condivida tali problematiche di abbandono e per tutti i centri storici che hanno assunto al giorno d'oggi caratteri periferici. L'esperienza pilota ha preso il via nel 2018 a Bisaccia e continua nel 2026 nella località di Oscata, in Irpinia, dove "Centro Stoico" ha realizzato un ripopolamento virtuale del centro quasi disabitato. L'intervento è consistito nell'installazione di fotografie a grandezza naturale di residenti, sia passati che presenti, affisse direttamente su pareti, porte e finestre murate. 

 


 

Questo gesto simbolico ha permesso di ricreare visivamente una comunità che resiste al declino. 

Attraverso tali "presenze" fotografiche, il progetto ha restituito ai cittadini uno spazio identitario profondo, riattivando il senso di appartenenza e la memoria storica. 

L'iniziativa dimostra come l'arte, e in questo caso la fotografia, possa non solo documentare la realtà, ma agire come strumento attivo per dare nuova vita a luoghi in difficoltà, trasformando la fragilità in una forma di resilienza e di resistenza culturale.

 
Durante l’aperitivo offerto sarà possibile assaggiare pane e pizzedde di un altro forno di comunità inaugurato nel 2026, lu furn re Cionge.



Ecco il programma della giornata di inaugurazione:

ore 18:00 accoglienza nella piazzetta di Oscata
ore 18:30 visita all’Archivio Fotografico Documentale
ore 19:00 tour itinerante nel Centro Stoico
ore 20:00 aperitivo offerto da Oscata inVita con pane e pizzedde

 

 Per visitare l’Archivio basta contattare l’associazione Oscata inVita 

(tel. 3396714738/mail:
oscatainvita@gmail.com) 

mentre l’installazione è sempre visitabile 

in quanto si sviluppa lungo il
borgo di Oscata, Bisaccia (Av).


 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

giovedì 16 luglio 2026

Il Museo Archeologico del Castello San Giorgio si arricchisce di nuovi importanti reperti

Due teste di statue stele e due anfore entrano stabilmente nel percorso espositivo, consolidando il ruolo del museo come punto di riferimento per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio

 


 

La Spezia, 16 luglio 2026 – Le collezioni del Museo Archeologico del Castello San Giorgio si arricchiscono di nuovi reperti di grande interesse storico e scientifico, destinati a entrare stabilmente nel percorso espositivo.


Grazie alla proficua collaborazione tra il Comune della Spezia, il Ministero della Cultura e le Soprintendenze competenti, due teste di statue stele, già presentate al pubblico in occasione della mostra Le pietre parlanti della Preistoria a cura di Donatella Alessi, allestita nel febbraio 2025, rimarranno permanentemente custodite ed esposte nel museo con concessione decennale e rinnovabile.


L’importante acquisizione conferma l’attenzione dell’Amministrazione Peracchini verso la tutela, lo studio e la valorizzazione del patrimonio archeologico e rafforza il ruolo del Castello San Giorgio quale presidio culturale e scientifico di riferimento per la città, il territorio spezzino e l’intera area Liguria.

 

Statua stele di Lerici dell’Età del Ferro scolpita riutilizzando una statua stele dell’Età del Rame in prestito al Castello San Giorgio ancora fino a fine giugno 2027


 


“L'introduzione di questi nuovi reperti al Museo Archeologico del Castello San Giorgio amplia e arricchisce ulteriormente il patrimonio museale della nostra Città” commenta il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini. “Si tratta di elementi di estremo pregio, oltre che profondamente identitari: tra gli esemplari acquisiti vi sono infatti due teste provenienti da statue stele, opere rappresentative della preistoria lunigianese e ligure, che si affiancano così alle due anfore sequestrate da Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, riportate al loro antico splendore grazie al lavoro svolto dal nostro Museo. L’arrivo di questi preziosi manufatti testimonia  il ruolo sempre più centrale dei nostri musei civici anche a livello nazionale, consolidato attraverso le recenti iniziative promosse dall’Amministrazione: la gratuità dei Musei Civici per tutti i cittadini della Provincia della Spezia e l’apertura straordinaria dei musei il venerdì sera, che fino al 31 luglio accoglieranno il pubblico con visite guidate gratuite. Il patrimonio artistico, storico e culturale della nostra Città diventa così sempre più accessibile e coinvolgente per cittadini, turisti e visitatori” conclude il Sindaco.
La mostra del 2025 aveva riunito quattro statue stele provenienti dalla provincia della Spezia, testimonianze delle più recenti scoperte legate a uno dei fenomeni culturali più significativi dell’età del Rame in Lunigiana, tra il IV e il III millennio a.C. L’esposizione aveva consentito di presentare alla comunità reperti ancora poco conosciuti e, in alcuni casi, mai esposti prima in una sede museale.
Il primo reperto destinato a rimanere al Castello è la testa di statua stele rinvenuta nel 2011 nella località Pianaccia di Suvero, nel Comune di Rocchetta di Vara. L’opera appartiene verosimilmente al gruppo di esemplari nei quali la testa è separata dalle spalle attraverso la rappresentazione del collo. La forma ellissoidale del volto è delimitata da un bordo in rilievo, dal quale si sviluppa un naso largo e rettangolare. Gli occhi e le orecchie, profondamente incavati, sembrano essere stati realizzati mediante l’impiego del trapano a frullino, strumento caratteristico delle lavorazioni preistoriche.
Il secondo reperto, di particolare rarità, proviene dalla Baia Blu di Lerici e raffigura un volto scolpito a bassorilievo su un blocco litico irregolare. Recuperato dal mare da alcuni pescatori e rinvenuto sulla scogliera nel 2003, presenta una testa di forma ellittica, un’arcata sopraccigliare aperta a “T”, un ampio naso schiacciato e gli occhi modellati a rilievo. La tecnica di lavorazione e la particolare natura del supporto rendono questo manufatto un esemplare estremamente singolare nel panorama delle statue stele.

 

Due statue stele di cui una testa statua stele Età del Rame trovata a Suvero; un blocco con testa di statua stele Età del Ferro trovata a Lerici concesse in deposito ed esposte al Castello; e un calco di testa di statua stele Età del Rame trovato a Levanto ed esposto al Museo del Piagnaro

 


Il percorso espositivo continuerà inoltre a ospitare il calco della testa di statua stele rinvenuta a Levanto nel 2020, il cui originale appartiene alla collezione del Museo delle Statue Stele Lunigianesi di Pontremoli. La riproduzione, ottenuta grazie alla collaborazione con la Soprintendenza competente per le province di Lucca e Massa Carrara, permetterà ai visitatori di continuare ad apprezzare questo importante ritrovamento.
È stato inoltre prorogato il prestito dell’eccezionale esemplare integro proveniente da Lerici fino a fine giugno 2027 e appartenente a una collezione privata. Il reperto raffigura un guerriero dell’età del Ferro, databile alla metà del I millennio a.C., dotato di una panoplia completa e realizzato attraverso la rilavorazione di una precedente statua stele dell’età del Rame. Una testimonianza straordinaria della lunga durata e della trasformazione dei simboli e delle pratiche culturali nel territorio.
A queste opere si aggiungono due anfore sequestrate dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli della Spezia, già esposte al Castello dal 2020. Al termine dell’iter amministrativo conseguente al sequestro, i reperti, di proprietà dello Stato, sono stati concessi in deposito permanente al museo.
Le nuove acquisizioni entreranno così a far parte in modo definitivo dell’allestimento museale, contribuendo a renderlo sempre più dinamico, aggiornato e capace di raccontare, attraverso reperti autentici e di grande valore, la complessità della storia più antica del territorio.
Per la prima volta dall’inaugurazione dell’attuale percorso espositivo, avvenuta nel 2020, il nucleo delle statue stele del Museo Archeologico del Castello San Giorgio si amplia con nuovi esemplari. Un risultato significativo per il Comune della Spezia, che conferma il proprio impegno nella costruzione di una proposta culturale qualificata, fondata sulla collaborazione istituzionale, sulla ricerca scientifica e sulla restituzione alla comunità del patrimonio storico e archeologico.
Con questo nuovo ingresso il Museo Archeologico del Castello San Giorgio consolida ulteriormente la propria vocazione: non soltanto luogo di conservazione, ma spazio vivo di conoscenza, ricerca e divulgazione, capace di accogliere nuove scoperte e di offrire ai cittadini e ai visitatori una lettura sempre più ricca e aggiornata della storia della Spezia e del suo territorio.


Si ricorda che per tutti i residenti della Provincia della Spezia, l’ingresso al Museo del Castello San Giorgio è completamente gratuito, come per tutti i Musei Civici della Spezia.


 


Info 

Museo del Castello San Giorgio
via XXVII Marzo 36, La Spezia

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

martedì 7 luglio 2026

LA SPEZIA - fine lavori "Fontana delle Voci" in Piazza Brin

 Fontana delle Voci di Piazza Brin
 

Concluso il restauro conservativo e la manutenzione
 

Terminati gli interventi sulla storica 

opera di Mirko Basaldella: 

ripristinati mosaici, impianto tecnico e funzionalità dell’acqua

 


 


La Spezia, 7 luglio 2026 - Questa mattina il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini ha effettuato un sopralluogo in Piazza Brin, al termine dei lavori di restauro conservativo e manutenzione della Fontana delle Voci, situata nei giardini della piazza, nel cuore del quartiere Umbertino, insieme all’Assessore Pietro Antonio Cimino e la restauratrice Francesca Lazzarotti.

 


 


L’intervento, finanziato dall’Amministrazione Comunale ha consentito di restituire piena valorizzazione a una delle opere più significative del patrimonio artistico cittadino, preservandone l’identità storica, estetica e simbolica. La fontana è stata oggetto di un articolato intervento sia sul corpo monumentale sia sull’impianto tecnico che ne garantisce il funzionamento.

Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara: “La Fontana delle Voci è uno dei simboli della nostra città, del Quartiere Umbertino e di Piazza Brin. Per questo abbiamo scelto di investire nella sua riqualificazione, con l'obiettivo di valorizzarla e restituirla alla cittadinanza nel suo pieno splendore. Vederla oggi nuovamente così bella e perfettamente funzionante è motivo di orgoglio per tutta la comunità ed è il risultato di un importante lavoro di recupero. Dopo gli interventi di manutenzione straordinaria e di parziale ripristino eseguiti nel 2024, quest'ultima fase ha interessato il restauro completo del mosaico, il rifacimento integrale dell'impianto idraulico, l'impermeabilizzazione della vasca per eliminare le perdite e l'installazione di un nuovo sistema di filtraggio. Un intervento complessivo che restituisce alla Fontana delle Voci la piena funzionalità e la bellezza che merita. Ringrazio tutti i professionisti e le maestranze che hanno contribuito alla realizzazione di questi lavori”. 

 


 


I lavori hanno riguardato in particolare la pulitura e il consolidamento dei mosaici, con la rimozione di incrostazioni e depositi calcarei che ne compromettevano la leggibilità e la conservazione. Le sezioni danneggiate sono state trattate con tecniche conservative, mentre le parti mancanti sono state ricostruite nel rispetto del disegno originale, utilizzando materiali compatibili con l’opera.
È stata inoltre applicata una protezione superficiale con resine specifiche, finalizzata a rallentare i processi di degrado e a garantire una maggiore durabilità dell’intervento nel tempo.
Parallelamente, è stato realizzato un importante intervento sull’impianto tecnico: il locale interrato è stato ricostruito e adeguato a ospitare un nuovo sistema di filtraggio dell’acqua, dotato di elettropompa, filtro a sabbia e dispositivi di regolazione automatica di pH e cloro. Il nuovo impianto consentirà di limitare la formazione di calcare, prevenire il danneggiamento degli ugelli e garantire un migliore funzionamento della fontana.
Sono stati inoltre sostituiti gli ugelli non funzionanti, permettendo il ripristino dell’effetto d’acqua e della suggestiva nebulizzazione sulla stele centrale, elemento caratterizzante dell’opera.

 


 


La Fontana delle Voci è stata realizzata nel 1956 dallo scultore Mirko Basaldella. Alta sette metri e mezzo, si distingue per la sua struttura totemica e per l’utilizzo di materiali diversi, tra cui pietra, bronzo, rame, ottone e cemento, rivestiti da un mosaico che conferisce luminosità e profondità alla composizione. L’opera rappresenta uno dei riferimenti artistici e identitari di Piazza Brin e del quartiere Umbertino.
Con la conclusione del restauro, la Fontana delle Voci torna così alla piena fruizione della città, confermandosi come un luogo simbolico della memoria collettiva spezzina e come elemento qualificante dello spazio pubblico.

 


 COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

venerdì 19 giugno 2026

CASTELLO SVEVO DI TRANI, IL NUOVO PERCORSO MULTIMEDIALE ED ESPERIENZIALE

L’ARCHITETTURA, IL BESTIARIO NASCOSTO E IL RAPPORTO SPECIALE CON IL MARE


Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille


Si inaugura oggi venerdì 19 giugno 2026 alle ore 10.30 il nuovo percorso multimediale ed esperienziale del Castello Svevo di Trani, un importante progetto di valorizzazione culturale che segna una nuova fase nella fruizione e nella narrazione di uno dei monumenti più rappresentativi della Puglia.

 

Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille



L’intervento si inserisce in una più ampia e articolata strategia di conservazione, riordino, catalogazione, digitalizzazione e riqualificazione del patrimonio storico-artistico del sito, ideata e coordinata dall’arch. Anita Guarnieri, ed è incentrato prevalentemente su tre nuove soluzioni allestitive realizzate dallo studio di design milanese Dotdotdot.

All’evento di presentazione prendono parte il sindaco di Trani, Marco Galiano, il già primo cittadino del Comune della BAT, Amedeo Bottaro, e l’arch. Anita Guarnieri, Direttrice del Castello di Trani al momento della progettazione ed attuale Dirigente della Direzione regionale Musei nazionali della Puglia, nonché Soprintendente ad interim della Soprintendenza ABAP per le province di Foggia e BAT.
 
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille
 

Il progetto, del valore complessivo di circa un milione e mezzo di euro, è stato finanziato sulla linea di intervento PNRR “Miglioramento condizioni e standard di offerta e fruizione attraverso il patrimonio digitale”, nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “Cultura e Sviluppo” FESR 2014-2020, nonché mediante le risorse della Legge speciale 190/2014 dedicate agli “Interventi di manutenzione straordinaria, adeguamento normativo degli impianti e progettazione degli allestimenti” e ha consentito, anche attraverso calibrati interventi di restauro, di restituire profondità narrativa a un luogo già straordinario per architettura e collezioni.
 

 
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille

 


In tale contesto si inserisce il lavoro dello studio Dotdotdot, specializzato nella progettazione di ambienti narrativi, esperienze interattive e storico-museali, incaricato di sviluppare le soluzioni multimediali e digitali sulla base del progetto scientifico e delle linee guida elaborate dall’arch. Guarnieri. In costante dialogo anche con la Soprintendenza ABAP BAT-FG, sono state realizzate in particolare tre installazioni permanenti, dedicate rispettivamente all’architettura millenaria del Castello, al bestiario medievale e al profondo rapporto che lega il monumento al mare.

Ciascuna installazione trova collocazione all’interno di una specifica sala espositiva ed è stata concepita per integrarsi armoniosamente con il contesto, valorizzandone le stratificazioni storico-architettoniche, la materia e il patrimonio custodito, nel pieno rispetto dell’identità dei luoghi.
 
 
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille


 

Il Castello Svevo di Trani, una delle mete turistiche più visitate della Puglia che sorge direttamente sul mare, è custode di numerosi reperti medievali in parte esposti nelle sale, in parte ancora incastonati nelle pareti o conservati nei depositi. Le tre installazioni valorizzano tali peculiarità parlando linguaggi differenti e raggiungendo diverse profondità di coinvolgimento: la prima si configura come un archivio tattile, la seconda connette il patrimonio artistico del castello con il territorio circostante tramite la creatività dello spettatore, mentre la terza installazione attinge alle emozioni dei visitatori. In tutte e tre, la tecnologia non è protagonista ma strumento, progettata per essere accessibile a pubblici diversi per età e competenze.

 

I visitatori saranno accompagnati dal personale della DRMN Puglia, della SABAP BAT-FG e di Dotdotdot partendo dal bastione a nord-est, dove il pubblico può vivere un’esperienza accessibile attraverso il tatto, l’esplorazione visiva e l’ascolto, ispirata al modellino ligneo settecentesco del castello. Mentre una sua riproduzione tattile permette un contatto diretto con la morfologia del monumento, un tavolo interattivo touch consente una sua esplorazione tridimensionale che spazia attraverso le sale e le epoche storiche. Il visitatore può accedere, inoltre, a un archivio virtuale di 50 reperti e, interagendo con sei riproduzioni realizzate con stampante 3D, può attivare una proiezione sulla volta del torrione guidata dalla voce dell’attore e doppiatore Fabrizio Vidale.
 
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille
  


La Sala Manfredi, invece, ospita il bestiario medievale: reperti zoomorfi in pietra – frammenti di drago, leone, felino, aquila, grifone e altri –, esposti su un sistema di supporti appositamente progettati, sono accompagnati da una proiezione sulla parete di fondo dedicata agli ‘animali fantastici’. L’installazione è pensata per offrire più livelli di coinvolgimento: narrativo e storico per un pubblico adulto, ludico e creativo per i più giovani, permettendo ai visitatori di progettare il proprio animale fantastico. Attraverso una filastrocca da comporre utilizzando parole che indicano caratteristiche fisiche o caratteriali degli animali, si può dar vita alla propria creatura, che viene illustrata, proiettata sulla parete e poi, se lo si desidera, scaricata con un QR code. Le illustrazioni originali realizzate per il progetto rimandano agli stessi animali lapidei presenti in altri contesti architettonici di Trani e del territorio pugliese, facendo dialogare il patrimonio iconografico del castello con la cattedrale, le altre chiese romaniche e i palazzi cittadini e connettendo, quindi, il monumento con il paesaggio che lo circonda.

 

La terza installazione, infine, ha sede nelle cosiddette ‘scuderie’, dove si possono ammirare vari reperti, tra cui palle di cannone, abbeveratoi e pozzi. Si tratta di uno spazio espositivo leggermente ipogeo in cui un ‘mare generativo’ si anima sulla parete introducendo un cambio di registro nel percorso espositivo. Le onde generate interamente con codice, ovvero senza l’utilizzo di riprese video, si animano sulla parete attraverso un loop di circa tre minuti, con sound design spazializzato appositamente composto. L’evoluzione narrativa si articola in un crescendo: la rappresentazione marina passa da una fase di quiete a una tempesta simulata, durante la quale il suono si intensifica e l’acqua sembra interagire con lo spazio architettonico circostante. Il ciclo si conclude con la ricostruzione digitale della facciata esterna del castello – con le sue arcate rivolte verso il Mediterraneo – che viene progressivamente avvolta dal mare prima di tornare alla calma iniziale.
 
  
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille



L’opera si basa su contenuti visivi e audio parametrici, generati dal vivo da codice e algoritmi anziché essere preregistrati. Parallelamente, un video mapping a pavimento mette in evidenza i principali reperti presenti, inserendoli nel flusso narrativo senza ricorrere a didascalie tradizionali. L’ambiente offre così un’esperienza sensoriale capace di raccontare la relazione millenaria tra la fortezza e la linea di costa. Questo profondo legame è ulteriormente valorizzato da alcune novità allestitive: due progetti di design che ampliano la fruizione del monumento e delle sue collezioni.

 

Nella Sala Federico II, un sistema di rampe, che diventa elemento espositivo ospitando alcuni reperti della collezione, dialoga con lo spazio architettonico e consente nuovi affacci verso il mare.
 
Castello Svevo di Trani - Dotdotdot - @Edoardo Delille
 


La realizzazione di una nuova passerella metallica con accesso dal cortile centrale e l’apertura della Porta a mare consentono l’accesso all’inedito ballatoio sul fronte nord, creando un suggestivo cannocchiale visivo capace di evocare la memoria di antichi approdi e di godere un’ulteriore vista prospettica della famosa cattedrale di Trani.

Il nuovo percorso rappresenta dunque il risultato di una visione culturale complessiva che, sotto la direzione dell’arch. Anita Guarnieri, e grazie alle competenze progettuali di Dotdotdot, ha saputo integrare ricerca scientifica, tutela, innovazione tecnologica e valorizzazione del patrimonio, restituendo al Castello Svevo di Trani una narrazione contemporanea capace di rafforzarne il ruolo di riferimento nel panorama culturale nazionale.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA