Domenica 23 novembre 2025 ore 19:30
Piccolo Teatro Porta Catena
via Porta Catena, 60 - Salerno
CE STEVA 3 VVOTE
tre favole antiche alla maniera di G .B. Basile
testo e regia (q.b.)
Manlio Santanelli
con
Federica Aiello e Maurizio Murano
assistente alla regia
Umberto Ranieri
Basile, letterato partenopeo di epoca barocca, per primo adoperò la favola di tradizione orale per farne forma di scrittura popolare stilisticamente composita. Nel suo capolavoro, "Lo cunto de li cunti", o “Il Pentamerone”, racconta una serie di fiabe che hanno ispirato, e continuano a farlo, celebri favolisti europea come Perrault, Andersen o i fratelli Grimm,
dando vita ad opere famose coma “Cenerentola”, “La bella addormentata nel bosco”, “Raperonzolo”...
Manlio Santanelli da sempre mescola nella sua scrittura la profondità e l’assurdità della vita reale (… o anche no) con un’ironia decisamente di matrice partenopea, sempre argutamente in equilibrio tra il comico e il tragico. Altra cifra distintiva del suo scrivere, la capacità di tessere un linguaggio originale, sorprendente, che amalgama l’italiano con la lingua napoletana, fino a farli fondere e confondere.
Nelle sue nuove favole, però, impera un idioma, a volte addirittura ‘inventato’, che non ricorre né al napoletano a noi più familiare, né all’italiano, ma ci fa rivivere l’incanto, l’efficacia narrativa e la sonorità di testi di ‘basiliana’ memoria.
Queste favole - nella loro scrittura antica, nel loro linguaggio nato per la lettura più che per la scena - diventano teatro grazie a due interpreti rigorosi come Federica Aiello e Maurizio Murano. La regia è minimalista, ironica, e in alcuni “a parte” ci porta fuori dalla racconto per parlarci con la voce non dei personaggi ma degli attori stessi.
dando vita ad opere famose coma “Cenerentola”, “La bella addormentata nel bosco”, “Raperonzolo”...
Manlio Santanelli da sempre mescola nella sua scrittura la profondità e l’assurdità della vita reale (… o anche no) con un’ironia decisamente di matrice partenopea, sempre argutamente in equilibrio tra il comico e il tragico. Altra cifra distintiva del suo scrivere, la capacità di tessere un linguaggio originale, sorprendente, che amalgama l’italiano con la lingua napoletana, fino a farli fondere e confondere.
Nelle sue nuove favole, però, impera un idioma, a volte addirittura ‘inventato’, che non ricorre né al napoletano a noi più familiare, né all’italiano, ma ci fa rivivere l’incanto, l’efficacia narrativa e la sonorità di testi di ‘basiliana’ memoria.
Queste favole - nella loro scrittura antica, nel loro linguaggio nato per la lettura più che per la scena - diventano teatro grazie a due interpreti rigorosi come Federica Aiello e Maurizio Murano. La regia è minimalista, ironica, e in alcuni “a parte” ci porta fuori dalla racconto per parlarci con la voce non dei personaggi ma degli attori stessi.
Note dell’autore
Lo spettacolo che ha per titolo “Ce steva 3 vvote” si articola intorno a tre favole tratte dal libro “DIECI FAVOLE ANTICHE al la maniera di G.B. Basile” di Manlio Santanelli.
Le favole, nell’ordine in cui verranno rappresentate, sono “Lo cunto de Ficuciello”, “Lo rre e la zoccola” e “Lo cunto de Briggetella”.
Va da sé che, per vivacizzare la performance, a volte i due attori assecondano i dialoghi contenuti nelle favole, altre volte si alternano nella narrazione delle stesse seguendo un criterio che non risponde tanto alla logica quanto alla suggestione dei contenuti stessi.
Lo spettacolo non ricorre a trucchi scenici o a costumi particolari, ma punta unicamente sulla versatilità degli attori che lo interpretano. Non a caso alla voce “regia” si legge “quanto basta”.
Il senso ultimo, di conseguenza, risiede nell’intenzione di ricreare il tipico clima nel quale un
narratore si rivolge a un bambino per propiziare il sonno della notte.
Le favole, nell’ordine in cui verranno rappresentate, sono “Lo cunto de Ficuciello”, “Lo rre e la zoccola” e “Lo cunto de Briggetella”.
Va da sé che, per vivacizzare la performance, a volte i due attori assecondano i dialoghi contenuti nelle favole, altre volte si alternano nella narrazione delle stesse seguendo un criterio che non risponde tanto alla logica quanto alla suggestione dei contenuti stessi.
Lo spettacolo non ricorre a trucchi scenici o a costumi particolari, ma punta unicamente sulla versatilità degli attori che lo interpretano. Non a caso alla voce “regia” si legge “quanto basta”.
Il senso ultimo, di conseguenza, risiede nell’intenzione di ricreare il tipico clima nel quale un
narratore si rivolge a un bambino per propiziare il sonno della notte.
Manlio Santanelli
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA


Nessun commento:
Posta un commento