Varna State Opera
Presenta
Giuseppe Verdi
NABUCCO
Orchestra dell’Opera di Stato di Varna
Direttore
M° Jacopo Sipari di Pescasseroli
Regia: Srebrina Sokolova
Opera di Stato di Bulgaria
Mercoledì 1° Aprile ore 19:00
Info.: opera@tmpcvarna.com Telefono: +359 52 665 020 - Biglietti online: EVENTIM, GRABO
Nel mondo e nel modus verdiano con Jacopo Sipari di Pescasseroli
Mercoledì I aprile alle ore 19 il direttore italiano torna sul podio di Varna per dirigere una delle partiture che ha maggiormente interiorizzato. Srebrina Sokolova firmerà la regia, mentre nel ruolo del titolo canterà Plamen Dimitrov
La ripresa del Nabucco di Giuseppe Verdi è sempre certo uno dei motivi d’interesse per un teatro in cui il genio italiano è sempre onorato: è sempre utile rinnovare il confronto col punto di partenza valido dell’arte verdiana. A Varna, dopo solo un anno, mercoledì 1 aprile, il sipario dell’Opera di Stato, si leverà, alle ore 19, nuovamente sulla partitura del celebre “Va’ pensiero”, con il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli sul podio a dirigere musica che ha interiorizzato in ogni suo segno. Realizzazioni così compiute e inattaccabili come il blocco compatto del primo atto, Verdi non ne scriverà altre, prima del Macbeth e del grande concertato del terz’atto di Attila, titoli e periodo compositivo del genio italiano, che sono da sempre nelle corde del direttore abruzzese, affermatosi in campo internazionale quale bacchetta pucciniana.
“Nabucco è un’opera che amo profondamente – ha dichiarato il M° Jacopo Sipari – perché mi ricorda una delle prime produzioni affidatemi, nella splendida cornice del teatro antico di Pompei, con una voce d’eccezione che è quella di Dimitra Theodossiou. L’ho sempre trovata una delle opere più ricche di emozioni di Verdi e sono oltremodo entusiasta di riaprire questa partitura. Qui a Varna l’ho diretta già diverse volte sia nella stagione estiva nell’arena all’aperto, che in teatro sempre con grandi stelle, su invito del sovrintendente Daniela Dimova. E’ questa un’opera in cui mi ritrovo, un Verdi che amo perché ricco di pathos, in particolare nei concertati finali e ho sempre provato ammirazione per il ruolo di Abigaille, come del resto anche quello di Nabucco, poiché amo la corda baritonale. Tra l’altro è una partitura che mi permette, in particolare nella conversione finale, di evidenziare la spiritualità, quel taglio che caratterizza la mia lettura della musica tutta, che vado a ricercare in ogni opera. Il Nabucco opera risorgimentale per eccellenza include tutte le contraddizioni espresse da quel clima culturale. L’ spettacolo è imperniato su tali contraddizioni e su doppi punti focali come per esempio il problema della religiosità a cui tengo molto. Ciò che si chiede a Dio è, da una parte qualcosa che vive all'interno dei personaggi e, dall'altra qualcosa che sta fra i personaggi e il pubblico identificabile nell'intervento della provvidenza che fa scattare anche la molla patriottica che tutti ravvisiamo nel “Va’ pensiero”. Rapporto religioso propriamente detto conflittualità dei due monarchi Zaccaria e Nabucco e valenza storica resta ciò che il pubblico di Verdi deve essere indotto a proietta di religioso nell'opera”.
Nemmeno nel Freischutz la partecipazione del coro all’azione avviene con tanta naturalezza e necessità drammatica: i cacciatori di Boemia puzzano maledettamente di teatro e si esibiscono pittoreschi nelle loro ben regolate evoluzioni, in confronto alle folle vibranti di questo “Popol di Giuda”, che grida, che impreca, che trepida per la propria sorte, che interpella i propri capi, Zaccaria e Ismaele, e dialoga con loro in una specie di gran comizio musicale. La coralità, fluisce nel primo atto di Nabucco, e in parte anche nel secondo e nel terzo, come una fiumana e impone alla musica norma e forma: c’è poco posto per i problemi di aria e recitativo, là dove l’espressione collettiva, straripa e invade ogni angolo dell’opera, e la simulazione teatrale d’una liturgia recupera i valori antichi della musica sacra, iniettandogli per di più il pungolo della tensione drammatica. In un’opera in cui l’impiego del coro raggiunge simile evidenza di vita musicale, ne viene quasi di conseguenza la lamentevole debolezza dei personaggi singoli e dell’intreccio individuale. Questa risaputa debolezza dei caratteri individuali pone grossi problemi all’esecuzione: bisogna prendere l’opera per il suo verso, sottolinearne la grandezza corale, lasciando i personaggi singoli ed evanescenti, come veramente sono, oppure cercare in qualche modo di porre rimedio al difetto? Ne è ben conscio la regista, Srebrina Sokolova. La regia, unitamente alla scenografia di Nela Stoyanova con i costumi di Denis Ivanov e le coreografie di Svetlana Tonsheva avranno nell’insieme qualcosa di originale, ma anche d’antico, anche se le ragioni estetiche sono quelle dell’odio e dell’estrema velocità con cui scorrono musica ed eventi. In Nabucco primeggiano, tra i personaggi, quelli che incarnano l’autorità, cioè re e sacerdoti; la voce potente dei Leviti che anelano alla patria lontana, incatenati e costretti al lavoro sulle sponde d’un fiume straniero, soverchia e sommerge la flebile preghiera di Fenena convertita per amore e la bestemmia sacrilega del sovrano impazzito d’orgoglio. A questa impostazione del dramma come scontro di popoli corrisponde una concezione della partitura estremamente massiccia, connotata da una forte presenza degli ottoni, trattati spesso con una scrittura corale, e dalla banda. Rimane, naturalmente, lo spazio anche per il dramma intimo, come quello di Abigaille alla fine dell’opera: uno dei momenti più toccanti della partitura, dove il canto franto della schiava morente è orchestrato con mano leggerissima (corno inglese, arpa, violoncello e contrabbasso soli); o il momento altissimo della follia di Nabucco, alla fine della seconda parte, dove l’ampia gamma emotiva del protagonista (follia, terrore, pianto, svenimento) è condensata con una straordinaria ed efficacissima economia di mezzi. Si sa quanto il tenore del melodramma romantico nazionale, il belliniano e il donizettiano, si fosse identificato con l’ “eroe” o, comunque, avesse avuto funzione di strumento primario d’emozione: il povero Ismaele, al quale darà voce Plamen Raykov è ben lungi da ciò, poiché Verdi ha chiaro già in mente come l’epica sarà, d’ora in avanti, compito della corda baritonale, la più virile, la più psicologica, Nabucco, quindi, che vivrà del talento di Plamen Dimitrov, Zaccaria sarà un vero basso, Geo Chobanov e il Gran sacerdote di Belo, Petar Petrov. Abigaille, portatrice dell’istanza belcantistica, ma allo stesso tempo colei che quell’istanza ribalterà, in forza dell’inaudito spessore del declamato, sarà Johana Zhelezcheva, mentre Fenena avrà la voce di Silvia Angelova. Cast completato da Artem Arutyunov (Abdallo) e Galina Velikova (Anna). Connotazione mitica per il coro, che eleverà il “Va’ pensiero”, non da escludere nel bis con l’intero uditorio.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA



Nessun commento:
Posta un commento