Wolfgang Amadeus Mozart
Ouverture da Le Nozze di Figaro
messa da Requiem K626
Veronica Granatiero Michela Nardella
Fabio Serani Giuseppe Nicodemo
Corale Gran Sasso: Maestro Carlo Mantini
Corale Novantanove: Maestro Ettore Maria Del Romano
Direttore: Jacopo Sipari di Pescasseroli
Teatro Umberto Giordano
Info: Foggia, Venerdì 6 marzo Teatro Umberto Giordano ore 20,30 Biglietti: https://www.vivaticket.com/it/ticket/l-ultimo-canto-di-mozart/294932 opp. https://www.happyticket.it/foggia/acquista-biglietti/1-294932-l-ultimo-canto-di-mozart.htm
contatti: +39 080 55.80.195
Ouverture da Le Nozze di Figaro
messa da Requiem K626
Veronica Granatiero Michela Nardella
Fabio Serani Giuseppe Nicodemo
Corale Gran Sasso: Maestro Carlo Mantini
Corale Novantanove: Maestro Ettore Maria Del Romano
Direttore: Jacopo Sipari di Pescasseroli
Teatro Umberto Giordano
Info: Foggia, Venerdì 6 marzo Teatro Umberto Giordano ore 20,30 Biglietti: https://www.vivaticket.com/it/ticket/l-ultimo-canto-di-mozart/294932 opp. https://www.happyticket.it/foggia/acquista-biglietti/1-294932-l-ultimo-canto-di-mozart.htm
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Jacopo Sipari e l’enigma mozartiano
Il direttore salirà sul podio del Teatro Umberto Giordano di Foggia venerdì 6 marzo, alle ore 20,30 alla testa della Ico Suoni del Sud e delle due Corali Gran Sasso e Novantanove, con ospiti Veronica Granatiero, Michela Nardella, Fabio Serani e Giuseppe Nicodemo per inaugurare la V stagione dell’orchestra pugliese con il Requiem in Re Minore K626
Mozart rappresenta un mistero senza fine, soprattutto per chi lo apprezza. Lo si rilegge continuamente, per scoprire un’immagine nascosta nella partitura, tra i silenzi: la figura che emerge può sembrare sempre la stessa, ma il segno, ora più marcato, ora più sfumato, mette in risalto linee diverse, mentre tutto il resto sembra scomparire dalla memoria, diventando difficile da interpretare. Il direttore artistico della ICO Suoni del Sud Marco Moresco, ha deciso di dare l’abbrivio alla V stagione della giovane orchestra, rinnovata nei suoi ranghi da nuove audizioni, con un omaggio a Wolfgang Amadeus Mozart, scegliendo due pagine opposte, la sorridente ouverture da “Le nozze di Figaro”, che cederà il testimone alla Messa da Requiem in Re minore K626. Un concerto particolare per il quale il direttivo della istituzione ha richiesto sul podio il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, alla testa dell’ Orchestra che sosterrà due formazioni aquilane, la Corale Gran Sasso preparata dal Maestro Carlo Mantini e la Corale Novantanove, guidata dal Maestro Ettore Maria Del Romano, con i quattro solisti ospiti, il soprano Veronica Granatiero, il mezzosoprano Michela Nardella, il tenore Fabio Serani e il basso Giuseppe Nicodemo. Venerdì, 6 marzo, l’appuntamento con il tributo al genio di Salisburgo è alle ore 20,30 al Teatro Umberto Giordano di Foggia. “Torno dopo due anni – ha dichiarato il Maestro Sipari – ad inaugurare la stagione di questa orchestra, essendoci incontrati per la prima volta sul palcoscenico dell’Umberto Giordano per un gala celebrativo del centenario della scomparsa di Giacomo Puccini, autore che è parte di me, unitamente alla musica sacra, per la quale sarò di nuovo alla testa dell’ICO Suoni del Sud. Certo, non è semplice pensare al Requiem di Mozart per un concerto inaugurale ma, forse, in questo momento abbiamo bisogno di credere in un mondo migliore, come fece Wolfgang. Questo è un capolavoro che ho diretto tante volte, e con grande piacere ricordo la registrazione con Donata D’Annunzio Lombardi, Annamaria Chiuri, Luciano Ganci e Alberto Gazale, forse irripetibile. E' un pezzo che è maturato negli anni, passando dalla esuberanza giovanile alla ricerca di un tempo e un climax che guarda oggi all’Oltre, all’infinito istante, attraverso quel “pathire” che è imposto dalla vita stessa, ovvero il superamento estatico della ragione, che è, e continua ad essere, riflessione: la riflessione del cogito che prova insieme l’angoscia del silenzio – ossia della morte – e la gioia dei suoni, della luce delle cose. Mozart si pone in modo veramente diverso dagli altri Requiem, che ho diretto, Verdi in primis, che ingaggia quasi una lotta con Dio, e che forse non risolve, Brahms austero, consolatorio e protestante, il quale non utilizza il testo latino, ma passi della Bibbia in tedesco, concentrandosi non sul giudizio divino, ma sul conforto per chi resta e Faurè, raffinato, intimo e sereno, il quale elimina il Dies Irae, quindi la paura per focalizzarsi sul riposo eterno e sulla pace, quasi una Ninna-nanna. Ricordo il mio Maestro Aurelio Jacolenna che vedeva le mie prime esecuzioni troppo drammatiche e contrastate e che ora solo intendo, come un dialogo personale con Dio, in modo quasi cameristico, nell’affidarsi con estrema consapevolezza nelle Sue mani senza temere nulla, con la certezza assoluta di venire ascoltato e accolto. Un momento, questo, che ha la sua sintesi proprio nel Recordare, ove il testo che fa parte della sequenza, si focalizza sulla richiesta di misericordia a Gesù e la musica sposta l'attenzione dalla paura della dannazione alla speranza della salvezza personale, nella luce del Fa maggiore, quindi il La minore del Confutatis e il Do maggiore positivo della chiamata tra i Benedetti del Voca me. Un concerto e una partitura impegnativa, in particolare, dal punto di vista emozionale, che si unirà alla ouverture delle Nozze, in cui collaborerò per la prima volta con le due storiche corali aquilane, unitamente ai giovani solisti in carriera, per la cui scelta ho da ringraziare la presidente dell’Orchestra Maria Granatiero e il consulente artistico Gianni Cuciniello”.
La serata principierà con le note che aprono la folle journée delle Nozze di Figaro. La musica si presenta con una limpidezza cristallina, sfavillante e brillante, riflettendo una giovinezza creativa che può risultare anche snervante, caratterizzata da una ripetizione incessante di trilli, esitazioni, stoccate, morsetti, capricci, gridolini. La vitalità intrinseca alla composizione è evidente, ma si rivela anche altro: brevi fanfare, improvvisi scoppi di suono, crescendo che si avvicinano agli esempi di Rossini, rapidi cambi di orchestrazione e di colore, e uno spirito cavalleresco che anticipa anche la licenziosità presente nell’Allegro dell’ouverture di Don Giovanni.
Il Requiem, clou del programma, è l’ultima pietra dell’immenso edificio dell’opera mozartiana: elevato, maturo, compiuto nella sua incompiutezza, sorretto dalla sicurezza di esperienze direttamente vissute, appare affine al profondo sentire bachiano. Pur rispettando tutte le esigenze liturgiche, esso trascende ogni limitazione dogmatica per esprimersi quale personale atto di fede alla soglia della morte. Mozart attua qui la fiducia nel credo massonico, comunicandoci la fiducia della redenzione, attraverso l’amore inestinguibile per un mondo migliore. L’esegesi puritana di sfrondare i sedimenti estranei e riportare in vita soltanto il verbo mozartiano, si rivela presto trovata di stampo sofistico, sensibile alla suggestione evocativa, dal momento che già dal Kyrie, l’originale nudo e crudo è incompiuto e ineseguibile. Il Requiem, trattato sulla morte concepito in articulo mortis dal più psicologico e sensibile dei compositori, ci giunge oggi come un blocco unitario e indivisibile, arcaico e insieme, fuori dal tempo. Arcaico nella gran copia di contrappunto, nei raddoppi dell’orchestra alla maniera antica, assenza di vere e proprie arie, forse per togliere ogni sorta di commentario flemmatico alla crudezza del Giorno dell’ Ira. Mozart guarda indietro, certo ad Handel, a Johann Michael Haydn, ma guarda avanti, dentro di sé e dentro la propria morte. E’ asciutto, tagliente, sintetico, primitivo, come un frammento di Saffo e ci si accorge che lo stesso Requiem, di fatto, non è che un frammento. Il brano iniziale introduce, nella sua profonda drammaticità, un clima di cupezza e introspezione, senz’altro alimentato dall’uso della tonalità d’impianto di re minore, che nel lessico mozartiano reca sempre con sé un orizzonte ombroso. Teatrale è l’attacco, ora in tempo Allegro, e a piena orchestra, della monumentale fuga che dà corpo al successivo Kyrie, che ha la particolarità “antiaccademica” di far precedere la risposta dei soprani al soggetto esposto dai bassi e al controsoggetto dei contralti. Tale persistenza nella regione del Re minore dà vita al maggior colpo di teatro di questa partitura, laddove la coda del Kyrie si unisce, quasi senza soluzione di continuità, al primo dei sei numeri della Sequenza, il “Dies irae”, ancora in re minore. Qui si assiste a un’esplosione di terribilità che non è improprio definire “espressionistica”: il ritmo è ossessivo e sottoposto a processi di diminuzione vieppiù incalzanti, le dinamiche sono tutte vergate nel registro del forte, trombe e timpani raffigurante il Dio judex est venturus. Il suono imponente di un trombone tenore, ripreso dalla voce del basso, simboleggia il segnale che raccoglierà tutti di fronte a Cristo. Ecco dunque il secondo numero della Sequenza, il “Tuba mirum”, che viene poi replicato all’interno del terzo numero di essa, il “Rex tremendae”, in sol minore. Qui l’invocazione omoritmica delle voci del coro al Rex è seguita dalla infinita dolcezza dell’uomo che si rivolge a questo Dio per domandargli “salva me, fons pietatis”. Si passa, quindi, in fa maggiore, all’intreccio delle quattro voci soliste che dà vita al “Recordare”, un momento di stasi destinato a preparare un nuovo climax: quello che ha luogo nel successivo “Confutatis”, in la minore, dove il ritmo vorticoso e violento dell’orchestra accompagna le voci virili mentre rappresentano le fiamme del giudizio divino. L’ultimo numero della Sequenza, il “Lacrimosa”, è il brano di cui Mozart compose solo le prime otto battute: quanto basta, a ogni modo, per conferirgli il suo carattere espressivo. I due numeri dell’ Offertorium, il Sanctus, il Benedictus e l’Agnus Dei, meno convenzionali di quanto non si sia detto, sono scritti da Süßmayr, il quale termina con un Communio nel quale si riascoltano ciclicamente i materiali dell’ Introitus e del Kyrie, come pare avesse prescritto oralmente lo stesso compositore salisburghese sul letto di morte. Il Maestro Sipari, Il Maestro Sipari, dopo aver licenziato uno splendido video de' La Tempesta sul lago, primo oratorio del Cardinale Domenico Bartolucci, sia dal punto di vista musicale e soprattutto nella indovinatissima spazialità sonora e visiva da parte di Giacomo Iacolenna, in Roma, nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli, quale concerto istituzionale del Giubileo, unaimponente produzione, nata dalla sinergia della Kosovo Philarmonic con la Fondazione Domenico Bartolucci, e solisti, il soprano Besa Llugiqi, il mezzosoprano IvanaHoxha, il tenore Carlos Cardoso e il basso-bariton Biagio Pizzuti, con i Filarmonici e del coro dell’Opera del Kosovo, questo doppio Mozart lo dovrà guadagnare a ogni lettura, a ogni compenetrazione, quanto il pubblico ad ogni ascolto. Questo l’agone in cui tutti bisogna tuffarsi: se scarti appena un po’ da quel grappolo di note con le quali sei sicuro di avere una consuetudine senza grinze, e cerchi di intenderle, tenti di avvertirne il senso, non più semplicemente acustico, capisci che stai avventurandoti per le sabbie mobili, per riuscire ad esprimere l’inferno e insieme il paradiso, ovvero la caratteristica del sentire mozartiano, che non privilegia l’una faccia o l’altra, per non sciogliere i propri enigmi.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA


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