Si trasmette, di seguito, il discorso tenuto questa mattina dal Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini in occasione della cerimonia di svelamento di 4 nuove pietre d ‘inciampo dedicate alla memoria di Federico Bozzo, Antonio Marcato, Gino Niccolai, Persio Oreste Tonelli
“Rivolgo il mio saluto a tutte le autorità civili, militari e religiose presenti, rappresentanti delle associazioni, care studentesse e cari studenti, concittadine e concittadini,
Oggi la nostra città compie un gesto semplice, ma dal valore profondissimo. Con la posa di quattro nuove Pietre d’Inciampo restituiamo un nome, una storia, una dignità a nostri concittadini che furono strappati alle loro case, alle loro famiglie, alla loro quotidianità e deportati nei campi di sterminio nazisti, oltre a proseguire un progetto già iniziato dall’Amministrazione.
Federico Bozzo, Antonio Marcato, Gino Niccolai, Persio Oreste Tonelli, non sono soltanto nomi incisi sull’ottone. Erano padri, mariti, lavoratori. Federico Bozzo, impiegato alla raffineria e calciatore dello Spezia, deportato a Mauthausen e morto a Gusen. Antonio Marcato, catturato davanti al suo bar, deportato e morto anch’egli a Gusen. Gino Niccolai, arrestato per la sua opposizione al fascismo, morto a Flossenbürg, lasciando una giovane moglie e figli piccoli. Persio Tonelli, operaio, deportato a Mauthausen e morto nell’aprile del 1945.
Ognuno di loro rappresenta una ferita aperta nella storia della nostra comunità. Ognuno di loro ci ricorda che la persecuzione non fu un fatto lontano, astratto, ma attraversò le vie che ogni giorno percorriamo, entrò nelle case, colpì persone in carne e ossa.
Le Pietre d’Inciampo, nate dall’intuizione dell’artista Gunter Demnig, sono piccoli blocchi di pietra ricoperti da una lastra di ottone, posti davanti alle ultime abitazioni delle vittime. Sono un monumento diffuso, discreto, che obbliga a fermarsi, ad abbassare lo sguardo, a “inciampare” nella memoria. E proprio in questo gesto, nel chinarsi per leggere un nome, si compie un atto di rispetto e di responsabilità.
La Spezia è Medaglia d’Oro al Merito Civile e la nostra Provincia è Medaglia d’Argento al Merito Civile. Sono riconoscimenti che testimoniano il sacrificio, la resistenza, la solidarietà della nostra terra negli anni più bui. La nostra città è conosciuta nel mondo come “Porta di Sion”, per il ruolo che ebbe nell’aiutare migliaia di profughi ebrei a raggiungere la salvezza dopo la guerra, un impegno che oggi ricordiamo anche attraverso il Premio Exodus e le iniziative dedicate alla memoria.
Ma accanto alla pagina luminosa dell’accoglienza, dobbiamo avere il coraggio di guardare anche quella tragica delle deportazioni, delle persecuzioni politiche, dell’odio ideologico. La memoria non è selettiva: è intera, è esigente, è verità.
Oggi, in un tempo in cui assistiamo ancora a conflitti, a rigurgiti di antisemitismo, a forme di intolleranza che sembravano consegnate al passato, queste pietre ci parlano con forza. Ci ricordano che l’indifferenza è il primo passo verso la disumanizzazione. Che i diritti non sono mai acquisiti per sempre. Che la democrazia va custodita, giorno dopo giorno.
E mentre ricordiamo ciò che è stato, non possiamo ignorare ciò che accade oggi. Le guerre non appartengono soltanto ai libri di storia: sono una realtà purtroppo ancora ben visibile e, per molti aspetti, vicina a noi. Il conflitto tra Russia e Ucraina, le guerre in Medio Oriente, ci dimostrano quanto fragili siano ancora gli equilibri internazionali. Le immagini di città distrutte, di famiglie in fuga, di vite spezzate non sono lontane da noi: entrano ogni giorno nelle nostre case attraverso i mezzi di informazione.
Proprio per questo, oggi più che mai, è necessario ricordare. Iniziative come questa non sono riti formali, ma atti concreti di educazione alla pace. Perché la memoria del passato è l’unico vero argine contro il ripetersi degli errori e degli orrori.
Ai più giovani, ai giovanissimi presenti oggi, voglio rivolgere un pensiero particolare: custodite questi nomi. Non considerateli soltanto una pagina di storia, ma una responsabilità affidata a voi. Siate curiosi, fate domande, studiate, non accettate mai l’odio come normalità. La libertà, la democrazia, il rispetto dell’altro non sono conquiste scontate: dipendono dalle scelte quotidiane di ciascuno di noi.
Come Amministrazione comunale, insieme ad ANED e a tutte le associazioni che custodiscono la memoria, rinnoviamo il nostro impegno a contrastare ogni forma di odio, di violenza e di negazione della storia. Perché una città che ricorda è una città più forte, più consapevole, più libera.
Che queste Pietre d’Inciampo siano per tutti noi un richiamo silenzioso ma costante: a non dimenticare, a non voltare lo sguardo, a scegliere sempre la parte della dignità umana, della giustizia e della pace.”
BIOGRAFIE:
FEDERICO BOZZO
Viene arrestato nel Settembre 1944 . Deportato il 14.12.1944 al campo di Mauthausen dove gli fu assegnata la matricola 113915 con il triangolo rosso degli oppositori politici.
Dal campo principale di Mauthausen fu trasferito al sotto campo di Gusen dove morì il 14.02 1945.
Trasferito prima al carcere di Marassi a Genova, viene inviato al campo di Bolzano il 18.12.1944
Poi deportato da Bolzano con il trasposto 111 al campo di Mauthausen con matricola 114021 con il triangolo rosso dei deportati politici.
Muore a Gusen il 12.04.1945
Viene imprigionato nella caserma XXI Reggimento Fanteria, divenuta dopo l'8 settembre 1943 carcere fascista e luogo di tortura della Repubblica Sociale Italiana.
Il 16.12.1944 viene trasferito prima al carcere di Marassi a Genova, successivamente al campo di concentramento di Bolzano con matricola 6870 e il triangolo rosso dei deportati politici. Deportato da Bolzano il 19.01.1945 al campo di Flossenburg dove viene sottoposto a “trattamento particolare” su richiesta della polizia fascista di Verona.
Nel campo muore il 21.04.1945. Lasciava una giovane moglie con due bambini piccoli ed un terzo in arrivo che naturalmente non ha mai conosciuto il padre.
Viene imprigionato nella caserma XXI Reggimento Fanteria, divenuta dopo l'8 settembre 1943 carcere fascista e luogo di tortura della Repubblica Sociale Italiana.
Trasferito prima al carcere di Marassi a Genova e successivamente, il 12.01.1945 inviato al campo di concentramento di Bolzano (matricola 8239 con il triangolo rosso dei deportati politici).
È deportato da Bolzano il 01.02.1945 al campo di Mauthausen dove muore il 24.04.1945.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA





Nessun commento:
Posta un commento