martedì 14 aprile 2026

A PianoSalernoForte il pianista napoletano SANDRO DE PALMA giovedì 16 aprile Teatro Pasolini

 GESTIONE MUSICA                          SALERNO CLASSICA

IncontriAMO la Musica

PIANOSALERNOFORTE

Salerno 11- 24 aprile 2026

Salerno Teatro Pasolini

Presenta

SANDRO DE PALMA


Salerno, giovedì 16 aprile Teatro Pier Paolo Pasolini ore 20 – biglietto PostoRiservato  euro 13 + Diritti.  Info.: cell.:+39 3928435584 - salernoclassica@gmail.com www.agmusica.it

 



Emozioni Sonore con la tastiera 

di Sandro De Palma


Dopo il grande successo di critica e pubblico del concerto inaugurale tenuto da Benedetto Lupo, giovedì 16 aprile, alle ore 20, continua presso il teatro Pier Paolo Pasolini, il festival pianistico ideato da Costantino Catena e organizzato dall’Associazione Gestione Musica di Francesco D’Arcangelo.  Il pianista napoletano proporrà Drei Klavierstuke D.946, composti nella primavera del 1828 da Franz Schubert, a seguire, la Sonata in re minore op. 31 n. 2 (La tempesta) di Ludwig Van Beethoven e la seconda parte dedicata interamente a Chopin.

Secondo appuntamento per  PianoSalernoForte, il festival pianistico che, si è confermato come uno degli appuntamenti di riferimento dedicati al pianoforte nel panorama musicale nazionale, ideato e diretto dal pianista Costantino Catena e realizzato dall’ Associazione Gestione Musica, presieduta da Francesco D’Arcangelo, grazie al sostegno del Ministero MIC, della Regione Campania, patrocinato del comune di Salerno, in collaborazione con il Teatro Pubblico Campano e la Yamaha con Santarpino pianoforti quale sponsor tecnico. che per questa edizione mette a disposizione un pianoforte da concerto CFX di nuova generazione. Grande successo di critica e pubblico per il concerto inaugurale tenuto da Benedetto Lupo, il quale ha suonato generosamente per ben due ore. Il pianista barese, nella prima parte dedicata a Schumann con Kinderszenen op.15  e la Kreisleriana, ha sapientemente reagito alle infinite occasioni di sensibilità e di fantasia “caso per caso”, “momento per momento” tanto che diventa persino difficile organizzare un qualsiasi teorema sulla sua formula interpretativa. Entro limiti molto sfumati, è come se per lei la prevalenza dell’idea individuale sulla forma generale fosse stata onorata, lasciando che ogni atmosfera fosse stata evocata con il tempo che più la caratterizza intimamente Un’esecuzione che ha schizzato quasi una visione d’ingegneria musicale, piani esplicativi di microstrutture di cui non si era sospettata l’esistenza, indicando con esattezza la poliritmia, secondo l’autore. Quindi la misura umana, brahmsiana, degli Intermezzi op.117 e delle Fantasie op.116 senza per questo banalizzarla, né sminuirla in alcun modo, suonando mai insistendo su di un perfezionismo virtuosistico che, pur non essendo criticabile in sé, potrebbe rendere queste opere, ovvero asfittica e inerte, quando diventa troppo fantasmagorico, pur ponendo estrema attenzione nella differenziazione dei timbri, a quella sorta di scavo della fraseologia della pagina brahmsiana. Applausi e  due bis ancora tra gli incanti schumanniani e le piccole miniature. Secondo appuntamento del cartellone, giovedì 16 aprile alle ore 20, sempre in Sala Pasolini, affidato a  Sandro De Palma, il quale ha scelto i Drei Klavierstuke D.946, composti nella primavera del 1828 da Franz Schubert in mi bemolle minore, mi bemolle maggiore e do maggiore per cominciare a diffondere le sue “emozioni sonore”. Compare in queste pagine, marginalmente, l’aspetto Biedermaier ovvero il tentativo di Schubert di costruire un rapporto positivo con la società che lo circonda. Per cui non sono molti i critici che apprezzano interamente i tre pezzi, e persino uno schubertiano quale è l’Einstein, scrive, che il primo è un pezzo “alla francese”, a causa della parte centrale, “Romanza nel tipico stile di Kreutzer o di Rode”, il secondo “una Cavatina Veneziana un po’ languida, nello stile tipicamente all’italiana”, e il terzo è “all’ongarese”. A seguire, la Sonata in re minore op. 31 n. 2 (La tempesta) di Ludwig Van Beethoven, titolo che secondo l’ allievo  Anton Schindler, derivi dall’affermazione di Beethoven: “Leggete La tempesta di Shakespeare” a quanti s’interrogassero sul suo significato. La sonata, composta tra il 1801 e il 1802, gioca molto sui contrasti e presenta numerose difficoltà, quali l’incrocio delle mani, l’accompagnamento in terze della sinistra e i ribattuti senza doppio scappamento (meccanismo che consente di evitare il ritorno completo del tasto). I contrasti sono immediatamente evidenti e caratterizzati dalla frequente alternanza di tratti lenti e veloci: l’arpeggio del Largo e l’inquietante Allegro. La ripresa espone frammentarie idee melodiche a tinte drammatiche, tensione emotiva che tende a smorzarsi in una melodia semplice. L’allegretto finale, energico e ossessivo, è un arabesco di idee che si accavallano senza trovare requie. Seconda parte della serata interamente dedicata a Fryderyk Chopin, con la Berceuse op.57, caratterizzata dal clima cullante e dall’avvolgente lirismo, propri della ninna nanna e dall’ arte della Variazione. L’opera conta quattordici variazioni su un tema originale: la mano destra presenta una melodia arabescata, dal carattere improvvisativo, alla quale si contrappone un basso ostinato fisso. Si prosegue con due Notturni op.27, effusione dell’animo priva di qualsivoglia impennata razionale, secondo l’arte, appresa dagli operisti italiani, di cesellare ed abbellire la melodia. Finale con il Grande valse brillante op. 18 del 1831, pagina riconoscibile fin dall’appello iniziale del si bemolle ribattuto, e nei suoi vari passaggi, fra l’inflessione lirica appena accennata e le inquiete acciaccature. La  ricapitolazione finale presenta una sovreccitata sintesi di soggetti che segnano un’autentica traccia romantica.

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA  

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