mercoledì 22 aprile 2026

Materia Madre/Lingua Madre

 La galleria Erica Ravenna 
presenta

Materia Madre/Lingua Madre
a cura di Benedetta Carpi De Resmini



12 maggio - 30 settembre 2026

inaugurazione martedì 12 maggio, ore 18.00

Galleria Erica Ravenna

Via della Reginella 3 - Via di Sant’Ambrogio 26, Roma

 


 Il 12 maggio la galleria Erica Ravenna inaugura la seconda mostra del 2026 proseguendo l’approfondimento sul tema del paesaggio e della natura avviato con la mostra di Vincenzo Agnetti appena conclusa.


Il progetto espositivo Materia Madre / Lingua Madre, a cura di Benedetta Carpi De Resmini, nasce da una riflessione sulla materia come elemento primario e generativo, matrice del vivente, e di lingua come processo continuo di traduzione e trasformazione. La mostra si configura come un paesaggio in divenire: un territorio sensibile in cui la natura non è sfondo né semplice oggetto di rappresentazione, ma presenza attiva — una forza che muta, respira, resiste e si rigenera.


Gli artisti invitati — Cyril de Commarque, Laura Pugno, Gaia Scaramella e Lucia Veronesi — intrecciano le loro ricerche come sistemi radicali sotterranei, attraversando materia, segno, gesto e simbolo. Pur nella diversità dei linguaggi, le loro pratiche condividono una tensione comune: interrogare il confine instabile tra organico e culturale, tra ciò che cresce spontaneamente e ciò che viene costruito, nominato, controllato.


Come afferma la curatrice: «la materia si fa narrazione, il mito si deposita nelle superfici, il segno germina come un seme. Le opere emergono da processi di metamorfosi continua, in cui il vivente assume forma simbolica e il linguaggio, a sua volta, si fa corpo, sostanza, traccia. In questo orizzonte, umano e non umano non si oppongono, ma entrano in una relazione di ascolto reciproco. Il linguaggio non descrive la natura dall’esterno: ne segue i ritmi, ne accoglie l’instabilità, ne riflette le trasformazioni. La metamorfosi diventa così una pratica relazionale, una postura critica capace di riconoscere nell’incertezza una condizione fertile.

La mostra si presenta come un ecosistema di mutazioni: uno spazio in cui forme, parole e immagini si disgregano e si ricompongono continuamente, mentre la natura riscrive senza sosta la propria grammatica. La trasformazione non è soltanto un immaginario poetico, ma un principio ecologico: adattamento, rigenerazione, persistenza. In questa prospettiva, anche il linguaggio si rivela materia viva, capace di contribuire alla costruzione di nuove alleanze tra essere umano e ambiente. La “lingua madre” evocata dal titolo non coincide con un’identità chiusa o con un’appartenenza esclusiva: è piuttosto una lingua originaria e preverbale, informe e condivisa, quella che precede la parola codificata, che appartiene al corpo, al respiro, alla relazione. Una lingua comune, radicata nella nostra materia madre.»


Ad aprire il percorso espositivo sono le opere su carta e una scultura lignea di Cyril de Commarque. Nella sua ricerca, dati ambientali, tracce naturali e visioni pre-umane si traducono in forme scultoree e immagini essenziali, capaci di rendere percepibili processi spesso invisibili. Il legno, materiale mai neutro, reca in sé la memoria dei territori da cui proviene. Mentre le forme bulbose, antropomorfe e generative, delle opere su carta attraversate da radici e germinazioni, evocano ecosistemi originari e nuove possibilità di vita nell’epoca dell’Antropocene.


Le opere di Laura Pugno della serie Persuasioni proseguono la mostra. Realizzate con la sabbia come materiale pittorico, nascono da un’indagine sulle piante costiere e sul fragile equilibrio tra permanenza e dispersione. La sabbia, elemento necessario alla vita delle specie rappresentate, sfugge al controllo e rivela la precarietà di ogni tentativo umano di dominio sulla natura. Il riferimento è alla costa veneta affacciata sull’Adriatico e a Bibione, territorio profondamente trasformato dall’antropizzazione turistica e dai continui interventi di ripascimento. Nel lavoro di Pugno la materia naturale conserva invece la propria autonomia: l’acqua modella, sedimenta, lascia tracce. L’opera nasce da un dialogo con i processi ecologici, non da un atto di controllo.


La mostra prosegue con le opere di Lucia Veronesi e con The plants you kill are doing quite well, lavoro in cui l’artista restituisce visibilità a specie credute estinte e riemerse sotto nuove tassonomie. Attraverso monotipi e ricami, il linguaggio scientifico si trasforma in lessico poetico, generando un nuovo vocabolario vegetale. Più in generale, la sua ricerca si confronta con ciò che scompare - forme, specie, parole, memorie - costruendo una grammatica fragile in cui l’estinzione appare non solo come fenomeno biologico, ma anche come perdita simbolica e culturale.


In ultimo, la mostra si chiude con le opere di Gaia Scaramella. Per l’artista la materia occupa un ruolo centrale: superfici, oggetti e immagini vengono trasformati attraverso processi che generano cortocircuiti tra ironia, vulnerabilità e critica sociale. La materia non è mai semplice supporto, ma organismo vivo e spazio relazionale, capace di mettere in tensione naturale e artificiale, cura e costrizione, desiderio e collasso. Nella serie Matribus, piccole figure antropomorfe emergono da elementi ceramici lucidi e seriali, sospese tra nascita e caduta. L’artista costruisce una micro-comunità di esseri fragili che cercano sostegno in strutture ambigue: nido, oggetto di design, grembo, dispositivo. Un’allegoria della condizione contemporanea, in cui ciò che protegge può anche limitare, e ogni forma di dipendenza rivela al tempo stesso vulnerabilità e possibilità di relazione.


La mostra è accompagnata da un catalogo con un testo critico di Benedetta Carpi De Resmini e poesie di Valerio Magrelli.


 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

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