giovedì 30 aprile 2026

Parco delle Clarisse: gli orari di apertura del fine settimana e dal 9 maggio


 

Il Comune della Spezia informa che il Parco delle Clarisse sarà aperto al pubblico, in occasione del prossimo fine settimana, con i seguenti orari:
 

Venerdì 1° maggio
dalle ore 10.00 alle ore 13.00
Domenica
dalle ore 10.00 alle ore 12.00
 

A partire da sabato 9 maggio, il Parco delle Clarisse osserverà invece il seguente orario di apertura:
Sabato e domenica
dalle ore 10.00 alle ore 12.00
e dalle ore 16.00 alle ore 18.00


Cenni storici
L’area dell’ex Convento delle Clarisse e della Chiesa di Santa Cecilia, prima dell’avvio degli interventi di recupero, si presentava in stato di rudere. Pur non essendo completamente accessibile, erano ancora riconoscibili le tracce dei corpi di fabbrica e di parte degli spazi destinati alle attività conventuali. Il complesso è situato sulla collina del Poggio, al di sotto del Castello di San Giorgio, in un luogo di particolare valore storico e paesaggistico, parte del primo insediamento del nucleo urbano della Spezia. L’area è delimitata dalle murature della chiesa e dei locali di servizio, dal sistema di risalita cittadino dell’ascensore di San Giorgio e dalla scalinata che conduce al Castello.
Il Convento delle Clarisse fu fondato nel 1593, anno della posa delle prime pietre. Nel 1648, grazie a diverse operazioni immobiliari e a cospicue donazioni, i lavori furono completati e il monastero entrò in funzione. Nel 1729 la chiesa adiacente venne dedicata a Santa Cecilia. Sul finire del Settecento, in seguito all’avanzata napoleonica, il monastero fu soppresso, come avvenne per molti altri complessi religiosi sul territorio italiano. Nel corso del tempo il complesso architettonico cambiò più volte destinazione d’uso: fu dapprima convertito in scuola, poi, nella seconda metà dell’Ottocento, in ricovero per anziani e, intorno al 1885, in lazzaretto.
Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale l’Amministrazione cittadina decise di destinare il corpo di fabbrica a Museo Civico, per ospitare reperti, tra gli altri, di epoca romana. L’esperienza museale ebbe tuttavia breve durata: nel 1943, come molte altre zone della città, anche il complesso subì pesanti bombardamenti. Nel dopoguerra il Genio Civile mise in sicurezza l’area attraverso interventi di bonifica e la demolizione delle parti del manufatto ancora in piedi ma ritenute pericolanti. Seguì una lunga fase di abbandono, durante la quale nella chiesa si accumularono oltre tre metri di detriti e terra.
Tra gli anni Settanta e Ottanta il sito fu utilizzato come deposito dalla nettezza urbana. Ai muri rimasti intatti furono addossati setti in mattoni forati, mentre nel chiostro vennero collocati prefabbricati e infrastrutture elettriche e telefoniche. Il degrado dei manufatti progredì ulteriormente, compromettendo un luogo di grande valore documentale per la storia cittadina.
All’inizio del 2025 sono stati ultimati i primi lavori di recupero e restauro, con l’apertura al pubblico del Convento delle Clarisse. Dall’inaugurazione a oggi hanno trovato nuova collocazione cinque epigrafi marmoree provenienti dal convento e dalla chiesa, custodite nei depositi del Museo Civico. Le epigrafi sono state oggetto di restauro, all’interno dell’area interessata, ed oggi fruibili al pubblico.
La prima epigrafe, collocata presso la porta della chiesa di Santa Cecilia, riporta la data del 18 settembre 1594, anno di consacrazione della chiesa del convento da parte di Giovanni Battista Salvago, vescovo della diocesi di Luni-Sarzana dal 1590, membro di una nobile famiglia genovese e diplomatico alla corte imperiale.
La seconda epigrafe, collocata presso la porta del convento, presenta un’iscrizione in parte abrasa e riporta la data del 22 maggio 1729, quando la chiesa conventuale e l’altare maggiore furono intitolati a Santa Cecilia.
La terza epigrafe, datata 1789, fu donata al convento da Mariano Pensa, monaco olivetano e superiore del monastero di Nostra Signora delle Grazie. La quarta, apposta sull’altare dedicato a Maria, fu fatta realizzare da Iacopo Barbarossa, appartenente a una famiglia spezzina di antica nobiltà. L’ultima epigrafe, risalente al 1787, ricorda la dedicazione di un altare a Santa Rosalia.
Sono stati inoltre trasferiti nell’area delle Clarisse alcuni elementi superstiti del recinto dell’albero della libertà. Nato nel contesto della Rivoluzione francese, l’albero della libertà era una pianta, oppure un’asta o un palo ligneo, decorato con nastri tricolori, bandiere e coronato dal berretto frigio rosso. Rappresentava il fulcro di cerimonie civili, tra cui giuramenti dei magistrati, falò di diplomi nobiliari e celebrazioni rivoluzionarie.


Il progetto “La Spezia Forte

Il recupero del Parco delle Clarisse è parte integrante del progetto “La Spezia Forte”, il piano promosso dall’Amministrazione comunale per valorizzare il patrimonio storico della città. Il progetto ha già consentito il recupero e la valorizzazione di luoghi significativi come la Batteria Valdilocchi, il Parco delle Mura, il Parco della Rimembranza e il ricovero antiaereo Quintino Sella. Con il Parco delle Clarisse, un’altra importante porzione della città viene restituita ai cittadini e ai turisti, in continuità con il vicino Castello di San Giorgio. L’intervento rappresenta inoltre un tassello rilevante del progetto di “museo a cielo aperto”, che mira a ricollocare reperti conservati nei depositi museali e a creare un collegamento sempre più stretto tra i luoghi storici della città e i musei civici. L’obiettivo è valorizzare la memoria storica urbana, rendere più accessibile il patrimonio culturale e offrire a cittadini e visitatori un percorso diffuso capace di raccontare la storia della Spezia attraverso i suoi luoghi, i suoi reperti e le sue trasformazioni.


Informazioni
Museo Civico “Amedeo Lia”

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

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