L’arte vibrazionista di François Faucher
a cura di Elena Gollini
DAL 9 MAGGIO AL 6 GIUGNO 2026
Inaugurazione sabato 9 maggio ore 18:00
Invertire e sovvertire le regole accademiche e dottrinali più tradizionaliste, superare e oltrepassare l'espressione stilistica più rigorosa, acquisire e consolidare con estro eclettico una progettualità non lineare, per travolgere e stravolgere l'ordine predefinito. Questo è l'ambizioso traguardo, che ha raggiunto e rivendicato con meritocrazia François Faucher, Maestro dell'Arte Vibrazionista, con un delirio creativo incalzante, che ha generato un passaggio di staffa cruciale e nevralgico, riuscendo, sempre rispettosamente, a trasformare senza distruggere e a rinnovare senza alterare.
Da outsider indipendente procede in piena libertà di pensiero e autonomia d'azione e comunica con fiera orgogliosa onestà intellettuale, l'opportunità di approcciarsi al gesto artistico in maniera alternativa, per coinvolgere a 360 gradi corpo e mente, anima e cuore, ragione e sentimento.
Faucher inserisce e trasporta dentro la narrazione una visione totalitaria, catapultando insieme carne e spirito, materiale e immateriale, visibile e invisibile, tangibile e intangibile, reale e immaginario. L'opera d'arte diventa un unicum, un tutt'uno frutto di questa immedesimazione creativa assoluta. Non si rifugia mai in una nicchia rassicurante e protettiva di confort zone, ma scaravolta e capovolge l'assetto standardizzato a monte e lo sostituisce con una prospettiva rappresentativa mai statica e mai cristallizzata. Da regista autore-artefice consente allo spettatore fruitore-destinatario di entrare in uno stargate di interazione ancora più coinvolgente, con un legame viscerale simbiotico a livello percettivo e sensoriale, che favorisce uno stato catartico di inebriante immersione relazionale. Come affermato dall'esimio Professor Gillo Dorfles, quando si parla di Arte Vibrazionista e di Vibrazionismo non si può mai semplicemente associare le opere alla stregua di "semplici trovate cinetiche" e di semplici "espedienti dinamici" con la trasformazione dell'oggetto artistico da statico a dinamico, perché sarebbe una valutazione molto superficiale, erroneamente riduttiva e limitativa.
Infatti, Faucher non ha mai un obiettivo ultimo puramente estetico e tanto meno edonistico, perché nell'idea del movimento dinamico originato dalla vibrazione, trasferisce e trasmette quell'impulso impalpabile, ma al contempo vivo, vivente e vitale, nel quale si gioca il ruolo primario dell'osservatore, che prende parte a sua volta in qualità di attore principale nella messa in scena pittorica, dove niente è casuale e al tempo stesso tutto è in divenire continuo e costante. "L'essenziale è invisibile agli occhi" (Il Piccolo Principe. Antoine De Saint-Exupéry).


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