lunedì 18 maggio 2026

Riapre la sezione Numismatica del MANN

In allestimento oltre seimila monete cui si aggiungono centotrenta gioielli

e quattro rarissimi tessuti aurei
Il Direttore Generale Francesco Sirano:

“Un ulteriore tassello per incrementare la nostra offerta culturale”

 



La moneta rappresenta per tutti unità di valore, status symbol e mezzo di scambio per acquistare beni di prima necessità o durevoli e di lusso, fare investimenti e sognare acquistando un biglietto di lotteria o compilando una schedina. Benché oggi sia sempre più smaterializzata, la moneta ricopre ancora un ruolo che va ben oltre la sfera economica: si pensi all’Euro e al suo valore simbolico nella prospettiva dell’UE. La moneta ha una lunghissima storia fatta di tecnologia, controlli da parte di un’autorità, sistemi di cambio, scale di valore, simboli e immagini che diventano in alcuni casi capolavori d’arte. La moneta è sempre stata, inoltre, un vero e proprio mass medium ante litteram, di enorme importanza già prima dell’affermarsi dei moderni sistemi di comunicazione. 

Dal 25 maggio il luogo dove andare per conoscere il mondo della moneta dall’antichità greca fino alle collezioni rinascimentali e agli studi dell’età moderna è la sezione Numismatica del MANN.

 
Quasi un museo nel museo: oltre seimila monete, medaglie, coni e punzoni, insieme a tanti altri materiali archeologici conducono il visitatore alla scoperta dell’economia nel mondo greco, romano, medievale, rinascimentale e moderno, aprendo uno spaccato su temi ancora attuali, come gli interessi sui prestiti e l’inflazione. Grazie a un finanziamento straordinario del Ministero della Cultura (PON Cultura e Sviluppo 2014-2020, integrato da fondi ordinari 2024 e 2025), la sezione Numismatica del Museo Archeologico Nazionale di Napoli riapre con tante novità per i visitatori.

 
L’ampliamento più significativo della sezione riguarda centotrenta gioielli in oro, metalli preziosi
e gemme, esposti nuovamente dopo cinquant’anni: i raffinati esemplari (greci, italici, magno-greci, etruschi, romani e tardo-antichi), sono presentati in un percorso diacronico e, ove possibile, per contesti di ritrovamento; i gioielli testimoniano manifatture dall’alto valore artistico e socioculturale. 

Di eccezionale rilevanza i rarissimi tessuti aurei provenienti dagli scavi nell’area seppellita dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: si ripresentano al pubblico dopo un meticoloso restauro, realizzato in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Gli studi effettuati hanno messo in evidenza l’altissimo livello delle lavorazioni, con trame che intrecciano fili d’oro e seta selvatica; sono innovative anche le modalità di conservazione e presentazione al pubblico di queste testimonianze uniche di stoffe preziose di età imperiale.

“La riapertura della sezione Numismatica corona le rigorose attività di studio e ricerca nel ricchissimo Medagliere del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, collezione eccezionale non solo per il numero di esemplari conservati (circa 160mila), ma anche per l’estensione temporale e la varietà delle zecche emittenti. Quella che raccontiamo non è una semplice raccolta di monete, ma un vero e proprio viaggio sorprendente per la sua multiformità, un viaggio nel tempo e nello spazio che ci porta dall’antica Grecia all’Italia e alle altre regioni dell’Impero romano, dai mercati popolari alle grandi corti rinascimentali. Un viaggio, infine, anche nella storia stessa del Museo: non a caso l’allestimento è aperto simbolicamente dal busto di Giuseppe Fiorelli, principale ordinatore della sezione numismatica dell’Istituto. Presentiamo una collezione rinnovata e più accessibile, con apparati bilingue, resa ancora più affascinante dall’approfondimento sugli antichi gioielli, che restituiscono uno spaccato di estremo interesse sul gusto e sul design del passato. E, a conclusione del percorso, ci aspettano i tessuti d’oro dall’area sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C. che lasciano senza parole per la loro rarità. La riapertura della Numismatica segna un ulteriore tassello nella strategia di valorizzazione per incrementare l’offerta
culturale destinata ai cittadini e a tutti i visitatori”, commenta il Direttore Generale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Francesco Sirano.

 
Curata da Renata Cantilena e Floriana Miele, con la collaborazione scientifica di Lucia Amalia Scatozza per la sezione dedicata alle antiche gioiellerie, la Numismatica sarà presentata al pubblico il 25 maggio (inaugurazione alle 11.30): in vista della riapertura, si è lavorato anche al risanamento degli arredi storici e alla pulitura e restauro di tutti gli esemplari esposti, così come all’aggiornamento dell’illuminazione e del sistema di videosorveglianza nelle vetrine. 

Tra le novità espositive, oltre i gioielli, figurano un prezioso ripostiglio di monete dalla Caupona di Salvius a Pompei e un’importante iscrizione funeraria di un nummularius (una sorta di cambiavalute in ambito romano).

 


 




Scheda Sezione Numismatica

Il “Medagliere”

Il “Medagliere” conserva monete, singole e associate in ripostigli, prodotte da zecche antiche greche, magno-greche, italiche, etrusche e romane, nonché dei Goti e Bizantini, di epoca longobarda e carolingia, normanna, angioina e aragonese, e ancora pertinenti alle dominazioni austro-spagnola e borbonica, e infine coniate da varie zecche estere, compresa quella pontifica. Nel loro complesso esse documentano la circolazione monetale nel Mezzogiorno d’Italia per un arco cronologico di oltre due millenni e mezzo di storia. Alle unità propriamente monetali si aggiungono, inoltre, medaglie e contorniati, sigilli, tessere e piombi dell’antichità e di epoche successive, nonché coni e punzoni della zecca reale dei Borbone.

 
Conservata dal Cinquecento a Roma e poi a Parma, la famosa raccolta pervenne nella prima metà del Settecento nella capitale partenopea grazie a Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese e sovrano del Regno di Napoli dal 1734 al 1759. Questo originario fondo collezionistico fu ulteriormente accresciuto dalla dinastia borbonica, tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, in seguito agli straordinari rinvenimenti avvenuti nel corso degli scavi condotti nei territori del Regno: nelle aree vesuviana e flegrea, nel Sannio e in Campania, nell’Italia meridionale, nonché in Sicilia.
Alle già cospicue raccolte borboniche si aggiunsero nel tempo altri nuclei derivanti da acquisti operati già nell’Ottocento di importanti collezioni numismatiche: quella del Duca Carafa di Noja, quella della famiglia Borgia, quella di Francesco I di Borbone, oltre al Medagliere del monastero di Monteoliveto; nonché donazioni avvenute nel Novecento delle collezioni di Emilio Stevens e di Giustino Fortunato. Notevole importanza per entità, rarità e varietà dei suoi esemplari riveste anche il fondo di monete, sigilli, tessere e medaglie, composto di oltre 35.000 unità, appartenute alla collezione Santangelo, la più grande raccolta privata costituita a Napoli tra il Settecento e l’Ottocento dal giureconsulto Francesco, incrementata dalla sua autorevole famiglia, in particolare dal figlio Nicola, Ministro dell’Interno sotto Ferdinando II, e infine ceduta nel 1864 da suo fratello, Michele, ultimo erede e appassionato numismatico, al Comune di Napoli grazie alla mediazione di Giuseppe Fiorelli, primo Direttore del Museo Nazionale di Napoli dal 1863 al 1875. Questi riuscì, con apposito Decreto del Ministero della Pubblica Istruzione nel 1865, a fare affidare la custodia permanente dell’intera collezione all’Istituto partenopeo, esponendola nel 1867 in tre sale separate al primo piano dell’edificio.

 


 


Le precedenti esposizioni

Le monete e medaglie della collezione Farnesiana, trasferita da Parma a Napoli, furono in origine esibite nella Villa Reale di Capodimonte, secondo i metodi in uso nei monetieri e nei medaglieri rinascimentali e illuministici, contenute in appositi armadi dotati di filze girevoli per osservarle su entrambe le facce. Ma la raccolta subì depauperamenti e confusioni a causa dei trasferimenti da Napoli a Palermo di gran parte delle antichità e degli oggetti preziosi durante la duplice fuga di Ferdinando IV nel 1799 e nel 1806, in seguito alla Rivoluzione partenopea e all’insediamento nel Regno di Napoli della dinastia napoleonica. Dopo l’istituzione nell’antico Palazzo degli Studi del Museo Reale nel 1816, la collezione di monete e medaglie fu poi collocata nel 1817 al primo piano nell’ala occidentale del Real Museo Borbonico, nelle sale CXXVIII e CXXIX. Essa fu oggetto di un primo parziale riordinamento scientifico tra il 1819 e il 1839 ad opera di Francesco Maria Avellino, illustre numismatico, subentrato nel 1839 a Michele Arditi alla direzione del Real Museo Borbonico. Dopo la ventennale chiusura, la collezione numismatica tornò ad essere accessibile agli studiosi dal 1841, ordinata ancora secondo criteri antiquari nella sala CXLIV, prossima al “Gabinetto degli oggetti preziosi”. Nel 1848 Giuseppe Fiorelli e Giovan Francesco Fusco, entrambi valenti numismatici, furono incaricati di riprendere il lavoro di riordino lasciato incompiuto dall’Avellino. La collezione monetale dei Borbone e quella Santangelo furono dunque completamente riorganizzate e pubblicate tra il 1866 e il 1871 da Giuseppe Fiorelli secondo i principi classificatori del tempo. Le collezioni numismatiche rimasero comunque ubicate fino alla fine dell’Ottocento nell’ala occidentale del museo nelle sale dalla CXL alla CXLIV. Sotto la direzione di Ettore Pais, all’inizio del Novecento, il “Medagliere” fu infine spostato al terzo piano nell’ala orientale dell’edificio, dove tuttora si conserva.

 


 


L’attuale Sezione Numismatica

L’attuale sezione espositiva Numismatica, inaugurata nel 2001 a cura della Prof.ssa Renata Cantilena con la dott.ssa Teresa Giove, è invece collocata nelle sale LI - LVI al piano ammezzato nell’ala orientale del Museo e descrive la storia monetaria in Italia meridionale dal VI secolo a.C. sino all’Unità d’Italia, con un percorso che segue un ordinamento cronologico e, al suo interno, per contesti, dopo una sala introduttiva dedicata alle prime collezioni numismatiche del Museo formatesi dal Cinquecento all’Ottocento.

L’esposizione presenta nella prima sala LI, dedicata al collezionismo dal Cinquecento all’Ottocento, esemplari monetali significativi delle collezioni Farnese, Borgia e Santangelo con un allestimento rievocativo degli studioli sei-settecenteschi, arredato con armadi, tavolini ed espositori, e corredato di riproduzioni di libri e cataloghi a stampa dell’epoca, per illustrare l’evoluzione degli studi numismatici nel periodo. Nelle sale successive si descrive in ordine cronologico lo sviluppo storico della monetazione nel Mezzogiorno dall’età arcaica (VI secolo a.C.) all’epoca borbonica, sino all’Unità d’Italia. L’esposizione include un totale di circa 6000 monete provenienti da scavi pre e post-unitari, da acquisti e donazioni, oltre a gioielli, intonaci dipinti, materiali epigrafici e arredi, attinenti alla tematica e provenienti in particolare da case, botteghe e officine di Pompei. Più in dettaglio, la sala LII, con quindici vetrine, illustra la storia della monetazione in Magna Grecia, Sicilia e nel mondo italico, in particolare nella prime colonie romane in Campania. La sala LIII è divisa in due zone: la zona A è dedicata alla monetazione di Roma in età repubblicana, dall’asse librale sino alle emissioni e alla riforma monetale dell’epoca di Augusto, con esemplari singoli e ripostigli distribuiti in nove espositori.

La zona B è invece riservata ai tesori da Pompei con nove espositori. Il tema pompeiano si estende anche nella successiva nella zona A della sala LIV dedicata alla società ed economia a Pompei, con espositori, rilievi, affreschi e alcune tavolette cerate del banchiere pompeano L. Cecilio Giocondo. In un’altra vetrina sono presentate una mensa ponderaria e bilance. La zona B della stessa sala LIV è invece dedicata alla monetazione di Roma in età imperiale con cinque vetrine. Nella sala LV è concentrata la storia della monetazione nel Mezzogiorno d’Italia dall’età tardoantica al Settecento, con nove espositori. Nella sala LVI, infine, sono presentati con alcuni ritratti dei sovrani Borbone serie di medaglie e una lunga vetrina con punzoni della zecca borbonica.

 
 


La nuova sottosezione “Oreficeria dell’Italia antica


In considerazione della presenza all’interno del percorso della sezione Numismatica di alcuni ”tesori”, provenienti da Pompei (monete e preziosi ornamenti personali come quello della Casa del Menandro), si è ritenuto di dedicare una parte della sala LVI a un’esposizione sull’oreficeria dell’Italia antica con 17 vetrine realizzate ex novo in cui è nuovamente illustrata, dopo cinquant’anni, una selezione significativa, frutto di un attento studio scientifico a cura della prof. Lucia Amalia Scatozza, di oltre 130 gioielli e ornamenti personali in oro e metallo prezioso oltre ad alcune gemme, disposti secondo un ordine cronologico e, ove possibile, per contesto di ritrovamento o provenienza. Vi si possono dunque ammirare gioielli e preziosi di ambito greco, da Cuma; ambito etrusco, da Chiusi, Populonia e Vulci; ambito italico, da Armento, Saticula, Tiriolo e dall’antica Capua (Santa Maria Capua Vetere); ambito magno-greco, da Cuma, Taranto e Metaponto; ambito ellenistico (da Edessa in Persia). Seguono gli esemplari di età romana, con ampio risalto dato ai gioielli provenienti da Ercolano e Pompei e dal suo agro suburbano, ritrovati sia in domus ed edifici pubblici, sia indosso a individui in fuga dall’eruzione del 79 d.C. L’esposizione si conclude con i preziosi di produzione bizantina-longobarda rinvenuti nell’agro di Senise in Lucania nel VII secolo d.C. Speciale rilievo hanno gli eccezionali frammenti di tessuti in filo d’oro, esposti dopo un restauro magistralmente eseguito, nell’ambito del Progetto “Trame auree: restauro della collezione dei tessili aurei del Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, dai tecnici e restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La ricerca è legata a indagini multidisciplinari (analisi chimico – fisiche al SEM, XRF, Stereomicroscopio, microtomografia) per identificare la natura e la composizione dei filati, e le tecniche di manifattura di questi preziosi componenti dell’abbigliamento emminile, che restituiscono tra l’altro straordinarie testimonianze di natura sia socio-culturale che economica del mondo antico.


 


COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 


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