Successo per
JESSICA PRATT
&
Jacopo Sipari di Pescasseroli
In DELIRIO
Orchestra e coro del
Conservatorio G.Martucci di Salerno
Voci Sole
Nomen omen il titolo del concerto “Delirio”, che ha visto sul palcoscenico del Teatro Verdi di Salerno, la regina del belcanto “giocare” mirabilmente sulle scene di follia del melodramma italiano con l’Orchestra e il coro del Conservatorio “G.Martucci”, diretti dal Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli
Teatro
Verdi di Salerno, straripante in ogni ordine di posto, per applaudire
la regina del belcanto, una generosissima Jessica Pratt, la quale ha
donato un programma intensissimo e letteralmente “sopra le righe” alla
cittadinanza, insieme all’orchestra e al coro del Conservatorio
“Giuseppe Martucci”, diretti dal Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli.
La serata, dal titolo “Delirio. Scene di follia del melodramma
italiano”, ha salutato Jessica Pratt presentare il suo ultimo progetto,
distribuito dalla sua casa discografica Tancredi, dedicato alle celebri
scene di follia del repertorio operistico italiano, è stato l’evento
centrale del congresso “Human After Code. Pratiche e teorie della
creatività aumentata”, primo appuntamento delle iniziative scientifiche
promosse nell’ambito del PRIN “Etica sociale e creatività aumentata:
indagine sul ruolo dell’intelligenza artificiale e delle forme
algoritmiche nella musica, nelle arti visive e nel design”, progetto di
cui il Conservatorio salernitano è capofila, in collaborazione con
l’Accademia di Belle Arti di Napoli e con l’Istituto Superiore per le
Industrie Artistiche di Roma. In sala pubblico internazionale, a partire
dalla delegazione olandese guidata da Daniel Kühnel, Direttore
Artistico dell'Orchestra Sinfonica di Amburgo e del Marta Argerich
Festival, venuta per visionare pianisti e strumentisti per la
programmazione estiva, nonché i relatori del congresso, tra cui la
vicepresidente della Facoltà di Arti - Dipartimento di Musica, nonchè
presidente del Consiglio dell'Opera del Kosovo Rreze Kryeziu,
intervenuta al convegno in qualità di musicologa. Lungo il preambolo al
gala, con il Direttore Fulvio Artiano e il Presidente del Martucci
Vittorio Acocella a illustrare le ragioni e i traguardi raggiunti dalla
massima istituzione cittadina, ovvero, da una parte, quella di lanciare
in un agone sempre più alto e prestigioso gli studenti, presenti in ogni
scrigno musicale europeo e, dall’altra, la volontà di essere centro
della cultura salernitana, scendere da un’altura dai retaggi antichi e
conquistare i luoghi pulsanti della città, riempiendoli di suoni, colori
ed emozioni.
Coro protagonista nell’abbrivio della seconda parte della serata con in coda al Preludio dell’Elisir d’amore, “Bel conforto al mietitore”, toni chiari in orchestra per una pagina adatta ai giovanissimi esecutori, per quindi ritornare al Vincenzo Bellini de’ “I Puritani”, con “O rendetemi la speme… Qui la voce sua soave… Vien diletto”, ancora angosce e trasalimenti mentre va rimarcata l'estrema aderenza psicologico-stilistica della Pratt, la sua capacità di profilare amore e follia senza leziosità. Finale del programma ufficiale con “Linda! A che pensate… Nel silenzio della sera… No non è ver mentirono…”, da Linda di Chamonix di Gaetano Donizetti, con tutte le acciaccature, le noticine, i portamenti eseguiti con classe, gli acuti smaglianti e svettanti generanti la cosiddetta “caduta del teatro”. Rose rosse e due bis: “Glitter and Be Gay”, tratta dall'operetta Candide di Leonard Bernstein, felice parodia delle arie di follia, mentre il personaggio di Cunegonda accetta la sua vita da cortigiana. E qui Jacopo Sipari ha ancora agito con la tecnica focosa di un pennello supportato da una tavolozza dai colori sgargianti, adatti certamente ai giovani, in un brano in cui si sono imposte le percussioni di Alfonso Nocera, Alfonso Izzo, Domenico Donatantonio, Alessandro Campilongo con Simone Parisi ai timpani, che hanno tenuto banco, specialmente nei vari finali con piatti suonati con orchestral touch, su di un palcoscenico affatto facile. Applausi e un po’ di corda alla bambola Olympia de’ “Les Contes d’Hoffmann” di Offenbach in “Les oiseaux dans la charmille”, attraverso la raganella di Domenico Donatantonio, a dar la molla per ancora altri infiniti giuochi pirotecnici con la voce. Ancora applausi scroscianti e appuntamento con il Conservatorio al Teatro Verdi per novembre quando sarà messa in scena “Die lustige Witwe” di Franz Lehàr.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA



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