Una tradición de lo moderno
Mancino Milo Perrottelli
A cura di Antonello Tolve
Frame Art Artes Il aprile 2026
Il 2026, alle si inaugura alla Galleria Frame la mostra Una tradición de lo moderno che permette di vedere fino all’opera riunita dei tre maggiori esponenti italiani del movimento MAd: Enea Mancino, Renato Milo, Antonio Perrottelli.
Fondato originariamente a Buenos Aires alla metà degli anni Quarante del Novecento da Carmelo Arden Quin, con un gruppo di amici, il MADÍ (acronimo di Movimiento Abstraccion Dimension Invencion o di MAterialismo Dialéctico) rompe gli schemi della pittura tradizionale, rifiutando la "finestra" del quadro classico a favore della poligonalità. Il Movimento o si propone di oltrepassare il recinto chiuso del quadrato o del rettangolo per trasgredire i limiti del telaio, conquistare lo spazio e estendere le forme al di là della cornice.
MAdi nasce in Italia nel 1947, portando una ventata di rigore geometrico e libertà compositiva, ma solo nel 1984 trova la sua figura centrale in Salvatore Presta fondatore a Genova del MAdi Italia. L’elemento distintivo consiste nella totale rivendicazione della autonomia dell’arte che deve essere libera dalla rappresentazione e non soggiacere ai limiti della cornice, ma essere irregolare e dinamica al punto che molte opere, contraddistinte dall’uso di colori piatti, sono mobili e lo spettatore le può toccare e spostare.
Il manifesto del Madì descrive l’oggetto artistico come invenzione significativa per la sua sola esistenza senza rimandi alla realtà o al simbolo, ma presente nello spazio e nel tempo come atto trascendente e meraviglioso.
Attraverso mostre storiche e una fitta rete di artisti, il MAdi italiano ha trasformato il rigore matematico in un gioco visivo ludico e vibrante, influenzando profondamente l'astrattismo geometrico contemporaneo e mantenendo viva l'eredità delle avanguardie storiche con una freschezza sorprendente.
Attraverso mostre storiche e una fitta rete di artisti, il MAdi italiano ha trasformato il rigore matematico in un gioco visivo ludico e vibrante, influenzando profondamente l'astrattismo geometrico contemporaneo e mantenendo viva l'eredità delle avanguardie storiche con una freschezza sorprendente.
Antonio Perrottelli (Santa Maria Capua Vetere, 1952) Ha esposto in Italia e all’estero e le sue opere sono in numerosi musei e raccolte private. Le sue elaborazioni vivono della ripetizione e differenza, di forme poligonali irregolari evidenziate da diversi cromatismi – il verde e il bianco, il rosso. Il suo approccio è fondato su una meticolosa analisi dell’alternanza tra pieni e vuoti, concavità e convessità in una rigorosa dinamica costruttiva strutturata dai ritmi spaziali di un nuovo campo di forze. Enea Mancino (Tirana, 1944) Enea Mancino, attivo a Napoli si è dedicato alle sperimentazioni tecnico scientifiche sia alla Federico II, sia con l’insegnamento dell’Industrial Design. Ha esposto in Italia e all’estero attraverso le sue ricerche sul disegno industriala e sviluppa una modalità artistica rigororosamente legata alla precisione matematica che diventa elemento delle sue composizioni dove colori piatti e forma geometriche spesso poste in precario equilibrio danno vita a creazioni di razionale eleganza.
Renato Milo (Napoli, 1958) Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Napoli , inserendosi da subito nel panorama artistico internazionale partecipando a molte mostre in Italia e all’estero, in particolare negli Stati Uniti. Le opere di Milo sono realizzate con e materiali moderni come il plexiglass da cui , con l’uso di piani sottilmente scomposti, trae effetti di luce vibranti, l’oggetto artistico espanso dialoga così con lo spazio circostante.
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