mercoledì 29 luglio 2026

Concerti nel Giardino della Minerva Mozart e il clarinetto 30 luglio

I Concerti Del

Giardino della Minerva

Salerno 13-30 luglio 2026

L’ ACQUA IL TALENTO CHE SGORGA

Incontri sonori tra giovani musicisti e Maestri



Salerno, Giardini della Minerva, vicolo Ferrante Sanseverino 1, Giovedì 30 luglio ore 21– biglietto PostoRiservato  euro 16.   Info.: cell.:+39 3928435584 - salernoclassica@gmail.com

L’acqua il talento che sgorga

 

Ultimo concerto ospite del Giardino della Minerva, giovedì 30 luglio, alle ore 21, sarà, l’incontro tra giovani musicisti e maestri in un ensemble composto da Giuseppe Carotenuto, Sofia Di Somma al violino, Luca Improta e Marco De Caro alla viola,  ed Aurelio Bertucci e Michelangelo Carotenuto al cello
Quarto appuntamento con la seconda edizione dei Concerti nel Giardino della Minerva, voluti dalla Fondazione Schola Medica Salernitana, presieduta da Ermanno Guerra, in sinergia con l’Associazione Gestione Musica di Francesco D’Arcangelo e la direzione artistica di Costantino Catena, e con il sostegno del Comune di Salerno, del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007.  

L’ultimo appuntamento, giovedì 30 luglio, sarà con l’elemento acqua, nel suo simbolismo di rinascita. “L’acqua, il talento che sgorga” Incontri sonori tra giovani musicisti e maestri. Luigi Pettrone al clarinetto, Sergio Martinoli e Laura Quarantiello al violino, Luca Improta e  Marco De Caro alla viola, Francesco D’Arcangelo e Maria Cristiana Tortora al violoncello, apriranno la serata eseguendo, con le prime parti, l’opera KV581 di Wolfgang Amadeus Mozart. Strumento tra i più amati da Mozart, insieme alla viola, proprio per il timbro morbido e sfumato, il clarinetto assurge con questo autore al rango di protagonista per le manifestazioni più delicate ed introspettive nell’ambito della ricerca espressiva perseguita in numerose opere. Il lavoro mozartiano si distingue per la sua ampiezza (quattro tempi anziché tre) e per la diffusa dia logicità che pervade la partitura da cima a fondo, dando vita ad una purissima gemma nell’ambito dell’intera produzione cameristica, senza per questo rinunciare all’esplorazione di tutte le possibilità  timbriche ed espressive dello strumento a fiato. “Questa è un’opera – scrive Alfred Einstein – di eccelsa musica da camera, anche se il clarinetto predomina quale primus inter pares e viene trattato come se Mozart fosse il primo a scoprirne la grazia, il dolce e morbido respiro, la profondità e la commozione. Qui non v’è dualismo fra a solo e accompagnamento, ma soltanto rivalità fraterna”. Mozart chiamò l’opera Stadler-Quintett, perché composto per l’abilissimo clarinettista Antonio Stadler. Usato per la prima volta in tutta la sua estensione, il suono del clarinetto, morbido, sensuale, agile e melodioso, si mescola con la dolcezza degli archi, creando una serena atmosfera espressione di una superiore visione dell’arte. Il carattere distensivo e affabile della composizione si rivela sin dal primo tema dell’Allegro iniziale annunciato dagli archi e ripreso e sviluppato dal passaggio delle biscrome del clarinetto. Viene quindi il secondo tema più nostalgico e meditativo che dagli archi rimbalza su un accompagnamento pizzicato del violoncello allo strumento a fiato, che modula con vellutato smalto melodico fino alla conclusione dell’esposizione. E’ uno dei momenti di pura poesia del K. 581, arricchita dagli arpeggi ascendenti e discendenti del clarinetto, prima di sfociare nella lieta cadenza conclusiva. Nel Larghetto in re maggiore emerge un canto elegiaco del clarinetto, sostenuto dagli archi in sordina; un nuovo tema viene annunciato dal primo violino e il discorso fra i vari strumenti si articola in un clima di estatica contemplazione. 

 


 

Un accento vagamente popolaresco e rustico ha il successivo Minuetto, interrotto dal trio in la minore riservato ai soli archi, prima della ripresa elegantemente ritmica della danza sospinta nella tonalità di la maggiore dal clarinetto. L’Allegretto finale è formato da un tema in tempo di marcia, cui seguono cinque variazioni in un fresco alternarsi di giochi timbrici tra gli archi e il clarinetto: quest’ultimo nella quarta variazione si lancia in vivaci e brillanti passaggi virtuosistici. La quinta variazione è un adagio variegato di teneri arabeschi strumentali, interrotto da una energica e risoluta coda, perfettamente consona allo spirito cordiale e amichevole dell’opera.  Seguirà il Grande Sestetto Concertante in mi bemolle maggiore, un celebre arrangiamento d'epoca per sestetto d'archi della Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra K. 364. L'opera originale fu composta da Wolfgang Amadeus Mozart nell'estate del 1779 a Salisburgo. La versione per sestetto, pubblicata anonima nel 1808 a Vienna dall'editore Sigmund Anton Steiner, adatta magistralmente le parti solistiche e orchestrali per un organico da camera. Nell’epoca dello stile galante, la sinfonia concertante era un genere musicale alquanto vivace e leggero, dove lo stile serioso della sinfonia si stemperava nelle divagazioni brillanti e virtuosistiche proprie del concerto cameristico; tuttavia Mozart, in questa composizione, propende per un carattere di pacata gravità determinata dal timbro scuro della viola che  attenua le vivide note del violino. La sinfonia costituisce una pregevole, equilibrata  sintesi di influenze francesi, innovazioni della scuola di Mannheim e tradizioni salisburghesi. Il primo movimento, di energica impronta sinfonica, si caratterizza per la ricchezza dei temi che vengono via via enunciati e successivamente sviluppati. Il tema iniziale proposto dai fiati, poi diverrà il tema principale; un secondo tema disseminato di trilli, in crescendo prepara l’entrata dei due solisti. Lo sviluppo porta ad un altro nuovo tema ricco di pathos, introdotto dal violino. La cadenza, d’abitudine lasciata all’improvvisazione dei solisti, viene scritta da Mozart e si basa sul gioco degli echi tra violino e viola. Il tempo lento centrale, ampio, patetico, è una pagina di grande lirismo; l’orchestra accompagna con discrezione i solisti impegnati nella tessitura di un serrato dialogo, a volte interrotto da pause inquietanti. Il terzo movimento, un Rondò dal ritmo brillante e vigoroso, trasmette gioia, allegria e fa, di colpo, dimenticare l’atmosfera intensa e pensosa dell’Andante appena chiuso.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

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