Mimmo Jodice. Mediterraneo
a cura di Carlo Sala
Musei Nazionali di Matera – Palazzo Lanfranchi
7 luglio – 8 novembre 2026
![]() |
| © Andrea Laudisa |
Uno
sguardo contemporaneo sull’antico, capace di restituire ai nostri
giorni e rinnovare nel tempo odierno l’aura originaria di opere e
monumenti di un Mediterraneo perduto. Una immersione nella visione del
passato attraverso immagini potenti, frutto di un’arte fotografica
trasformativa. È questo e altro Mimmo Jodice. Mediterraneo, la mostra a
cura di Carlo Sala che, attraverso uno dei cicli più celebri
dell’autore, presenta la serie che più di ogni altra ha contribuito alla
sua fama internazionale, in particolare a partire dalla grande
esposizione al Philadelphia Museum of Art
del 1995. La mostra sarà visitabile dal 7 luglio all’8 novembre 2026
presso Palazzo Lanfranchi dei Musei Nazionali di Matera e
successivamente al Centre d’Art Moderne di Tétouan in Marocco, da inizio dicembre 2026 a metà febbraio 2027.
La
serie Mediterraneo costituisce infatti uno dei nuclei fondamentali
della ricerca di Jodice, che, dopo decenni di lavoro sospeso tra impegno
sociale e sperimentazione nell’ambito delle neoavanguardie,
matura a partire dalla metà degli anni Ottanta un crescente interesse
per i temi dell’antico e della memoria. Come egli stesso ha affermato:
“Ho viaggiato molto, sulle tracce degli antichi greci e degli antichi romani, individuando nel Mediterraneo la culla simbolica di una comune origine culturale”.
Promossa dall’Unità di Missione per la Cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato del Ministero della Cultura, in collaborazione con il Comune di Matera, la Fondazione Matera Basilicata 2019, il MUNAF – Museo Nazionale di Fotografia e lo Studio Jodice
grazie alla disponibilità dei Musei nazionali di Matera presso Palazzo
Lanfranchi, e con la consulenza scientifica della Direzione Generale
Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, l’esposizione
rientra nell’ambito di Matera e Tétouan Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo 2026, in un legame anche simbolico tra le due sponde del Mediterraneo.
In
mostra sono esposte ben 83 opere fotografiche, di cui 68 sono stampe
vintage ai sali d’argento su carta baritata con viraggio al selenio
realizzate dall’artista stesso tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio
degli anni Novanta e appartenenti alla celebre serie Mediterraneo:
provengono dalla Collezione privata “i Cotroneo, Roma” e sono state
concesse in prestito a fini espositivi dal collezionista stesso e dalla
Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della
Cooperazione Internazionale che ne conserva in deposito e ne espone una
parte. Completano e integrano la mostra 5 opere di grande formato
140x100 cm della serie Danzatrici e a un’appendice di 10 opere vintage e
moderne dedicata alle ricerche più recenti di Mimmo Jodice sul
Mediterraneo, provenienti dallo Studio Jodice. Insieme costituiscono il
corpus della prima grande mostra monografica istituzionale dopo la
scomparsa dell’artista, indiscusso protagonista della storia della
fotografia europea contemporanea, e una grande occasione per
ripresentare al pubblico e aggiornare la serie ormai storica di
Mediterraneo, dimostrando come l’artista sia tornato su queste ricerche
in maniera costante e dolcemente caparbia negli anni.
Le
immagini sono il frutto di numerose ricognizioni dedicate alla cultura
mediterranea e all’archeologia, a partire dalla terra natale
dell’artista, alla quale Jodice è sempre rimasto profondamente legato:
da Paestum a Pompei, da Cuma a Baia. Lo sguardo si estende poi a un
Mediterraneo più ampio, che va dalla Grecia alla Turchia, dalla
Giordania alla Tunisia, dalla Francia alla Libia. Non si tratta di
un’indagine documentaria in senso stretto: i soggetti diventano
piuttosto pretesti per un percorso interiore sospeso tra realtà e
immaginazione, in cui emergono tracce delle civiltà greca e latina
attraverso templi, acquedotti, terme, anfiteatri, statue e mosaici.

© Andrea Laudisa
Tra le opere più celebri figurano gli Atleti della Villa dei Papiri di Ercolano e Le Danzatrici, conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli,
in cui le sculture antiche emergono da ombre che le rendono dinamiche,
quasi animate da uno slancio vitale. Da queste prime immagini ha preso
avvio la serie Mediterraneo, legata alla Villa dei Papiri di Ercolano,
straordinario deposito di civiltà che ha restituito oltre mille rotoli
di papiro carbonizzati e un ampio corpus di statue bronzee.
Nelle
fotografie di Jodice le statue assumono una forte intensità espressiva:
i volti si caricano di una umanità vibrante, in cui bronzo e marmo
perdono la loro distanza formale e si trasformano in materia emotiva. Ne
emerge una gamma di sentimenti che attraversa il tempo e mette in
relazione l’uomo antico con quello contemporaneo, come è evidente, per
esempio, nelle teste bronzee maschili o nel candido volto dell’Apollo di Baia.
Tale risultato nasce da un complesso lavoro di luce e ombra, attraverso
cui l’autore enfatizza i tratti dei volti, facendoli emergere come
condensati emotivi tra malinconia e gioia, rabbia e dolcezza.
Nel
percorso espositivo si coglie chiaramente la “mano” dell’autore, sia in
fase di ripresa sia in camera oscura, dove interviene accentuando
elementi specifici che contribuiscono a creare una sensazione di
straniamento e apertura verso una dimensione immaginifica – a tratti
perturbante – in cui l’elemento architettonico appare come un antro
misterioso.
Accanto a queste opere, una serie di vedute e
paesaggi marini – da Stromboli a Cartagine – privi di segni antropici
contemporanei, in cui Jodice ricerca uno sguardo sospeso e silenzioso,
vicino a quello degli abitanti dell’antichità.
Queste fotografie
dialogano a loro volta con immagini nate dal percorso dell’artista
nell’indagine di un paesaggio mediterraneo quasi metafisico, con visioni
di un mare privo di ogni segno antropico del presente, verso cui Jodice
– in un’atmosfera silenziosa e sospesa – cerca di assumere lo stesso
sguardo degli abitanti dell’antichità.
Al termine del percorso,
il visitatore incontra una sala che restituisce la complessità di
Mediterraneo, un progetto ampio e in continua evoluzione, sviluppatosi
anche attraverso fotografie successive alla pubblicazione americana,
riconoscibili in mostra per il passepartout bianco e le diverse modalità
di stampa. Tra queste, le celebri sequenze Demetra e Athena, in cui il
volto femminile si carica di intensa umanità.
La mostra è inoltre
l’occasione per la riedizione ampliata e aggiornata del libro
Mediterraneo, dato alle stampe dalla casa editrice newyorchese Aperture
in occasione della mostra del 1995 al Philadelphia Museum of Art. Il
nuovo volume, edito da Marsilio con il design grafico di Studio Sonnoli,
integra ulteriori opere della serie e include il saggio curatoriale di
Carlo Sala, il testo di Predrag Matvejević pubblicato nell’edizione del
1995 e un contributo di Salvatore Settis, già apparso nel catalogo della
mostra Attesa (Electa, 2016) e qui presentato nella sua versione
definitiva.
INFORMAZIONI AL PUBBLICO
Palazzo Lanfranchi
Piazza G. Pascoli, 1 – Centro Storico
Orari di apertura
Dal Lunedì alla Domenica, dalle ore 9.00 alle ore 20.00
Martedì, dalle ore 14.00 alle ore 20.00
Ultimo ingresso alle ore 19.00
Lunedì 6 luglio l’ingresso è gratuito dalle ore 20.00 alle ore 24.00, ultimo ingresso alle ore 23.00
Costi di ingresso
Adulti: € 10,00
Ingresso cumulativo valido per 2 giorni per tutte le sedi del Museo Nazionale: € 15,00
Abbonamento annuale valido per tutte le sedi del Museo Nazionale: € 25,00
Studenti (per ogni sede del Museo Nazionale): € 2,00
Minorenni (sotto i 18 anni): Gratis
Ragazzi (dai 18 ai 25 anni): € 2,00
Militari, forze dell'ordine, giornalisti, accademici: Gratis
IL LIBRO
Mimmo Jodice. Mediterraneo
a cura di Carlo Sala
testi di Predrag Matvejević, Salvatore Settis e Carlo Sala
design grafico Studio Sonnoli
ITA / ENG / FRA
Venezia, Marsilio ed., 2026
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

Nessun commento:
Posta un commento