Leoncillo
Perché più bruci
Opening:
mercoledì 16 settembre 2026, ore 18.30 – 20:30
Thaddaeus Ropac Milano
Palazzo Belgioioso
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| Leoncillo con Taglio rosso (1961). Fondazione Leoncillo, Roma |
Perché con [l’argilla] è possibile una nuova organicità. L’organicità di ciò che cresce ed è vivo [...] Perché la ceramica, proprio per questo, sa trasmettere più di qualsiasi altro materiale quelle condizioni visibili, quasi tattili, attraverso le quali si esprime uno stato d’animo.
— Leoncillo
Thaddaeus Ropac Milano presenta Leoncillo. Perché più bruci, prima mostra personale dello scultore italiano presso la galleria e il primo capitolo di una trilogia dedicata al suo lavoro, sviluppata in collaborazione con la Fondazione Leoncillo.
Curata da Lorenzo Fiorucci, Alberto Salvadori e Azalea Seratoni, l’esposizione riunisce sculture e opere su carta che attraversano i quattro decenni della carriera dell’artista, restituendo l’eversività con cui Leoncillo ha ridefinito le possibilità espressive dell'argilla, trasformandola in uno dei linguaggi più innovativi della scultura del Novecento.
Al centro del percorso emerge il motivo dell’albero, forma ricorrente nella ricerca dell’artista fin dai primi disegni di ulivi degli anni Trenta. Attraverso questo elemento Leoncillo unisce natura e corpo, sviluppando una poetica della trasformazione che attraversa tanto le prime sculture figurative, ricche di riferimenti bucolici e mitologici, quanto le opere informali dell’ultimo decennio, dove fessure, incisioni e fratture della materia diventano luoghi di variazione materica.
Considerato uno dei più importanti scultori italiani del dopoguerra, Leoncillo Leonardi (1915–1968) ha concepito l’argilla come una sostanza viva, capace di esprimere tensione, memoria e rinascita. La sua pratica ha ridefinito il rapporto tra materia e gesto, trasformando la scultura in un processo continuo di divenire.
Nel corso della sua carriera Leoncillo ha rappresentato l’Italia in sei edizioni della Biennale di Venezia tra il 1948 e il 1968. La sua opera è stata presentata in importanti istituzioni italiane e internazionali, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museo Novecento di Firenze, il Centre Pompidou di Parigi, il Centro de Arte Reina Sofía di Madrid e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York.
BIOGRAFIA
Leoncillo Leonardi nasce a Spoleto, in Umbria, il 18 novembre 1915. Perde il padre nel 1918 e cresce con la madre e i fratelli Clara e Lionello. Nel 1930 inizia a modellare la creta, realizzando le prime prove. Dopo gli studi all'Istituto d'Arte di Perugia, nel 1935 va a Roma dove per quattro anni frequenta l’Accademia di Belle Arti. Libero De Libero lo introduce nell’ambiente della Galleria della Cometa. Nel 1939 sposa Maria Zampa e si stabilisce a Umbertide, avviando la collaborazione con la manifattura Rometti. Qui realizza opere fondamentali: Suonatori, San Sebastiano, Arpia, Sirena, Ermafrodita, Le quattro stagioni che fecero nascere in Roberto Longhi la nota definizione di “patetico barocchetto spoletino”, nella presentazione alla prima mostra personale alla Galleria Il Fiore di Firenze, nel 1949. Lo storico dell’arte, nel 1954, gli dedica la prima monografia per le edizioni De Luca, Roma. Nel 1940, su invito di Gio Ponti, espone alla VII Triennale di Milano insieme a Salvatore Fancello, ottenendo la medaglia d’oro per Le quattro stagioni.
A Roma inizia l’insegnamento all’Istituto statale d’arte. Leoncillo aderisce clandestinamente al PCI e prende parte alla lotta partigiana. Realizza Madre romana uccisa dai tedeschi, che nel 1944 ottiene il primo premio ex-aequo alla mostra L’arte contro la Barbarie. È questo l’inizio della breve esperienza del Fronte Nuovo delle Arti, un raggruppamento eterogeneo di artisti voluto da Giuseppe Marchiori nel 1947. Partecipa a sei edizioni della Biennale di Venezia, la prima nel 1948, poi nel 1950, nel 1952, nel 1954, nel 1960, nel 1968. Espone alla Triennale di Milano, alla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Gubbio, alla Biennale di Anversa e al Premio Faenza, che vince nel 1954 e nel 1964. Numerose sono le partecipazioni a mostre in Italia e internazionali nei maggiori musei e gallerie d’arte, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museo Internazionale della Ceramica (MIC) di Faenza, il Musée Rodin di Parigi, il Carnegie Museum of Art di Pittsburgh, La Tartaruga di Roma, L’Attico di Roma, la Galleria Odyssia Roma, New York, la Galleria Blu di Milano, la Modern Art Agency di Napoli. Dal 1955 realizza due progetti importanti di committenza pubblica: La Partigiana veneta che sarà presentata a Venezia nei Giardini napoleonici, collocata su un basamento disegnato da Carlo Scarpa e la scultura dedicata Ai Caduti di tutte le guerre ad Albissola Marina. Leoncillo riconosce in questo bassorilievo un passaggio fondamentale della sua ricerca. Esegue numerosi lavori applicati all’architettura.
Nel 1957 attraversa una crisi profonda che lo porta a dimettersi dal PCI e a ripensare il proprio linguaggio plastico. Nell’autopresentazione della mostra personale del 1957 alla Galleria La Tartaruga scrive: “Per questo ora ho fatto foglie, cespugli e fiori, perché così mi è parso più facile ‘vedere’ di nuovo le cose. Dopo ne farò altre meno naturali, quelle che mi premono di più: perché noi non siamo naturali”. Con la mostra personale a L’Attico del 1958 inizia la collaborazione con Bruno Sargentini. Il testo di presentazione è di Francesco Arcangeli. Nel 1960 è pubblicato il primo volume della serie I quaderni dell’Attico con testi di Giulio Carlo Argan e Maurizio Calvesi. Espone a Spoleto per il V Festival dei Due Mondi, Sculture nella città, a cura di Giovanni Carandente, Le affinità patetiche, in piazza del Duomo. Leoncillo muore improvvisamente il 3 settembre 1968 a Roma, all’età di 53 anni.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA
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