lunedì 23 febbraio 2026

Vincenzo Costanzo ha aperto la Cerimonia di Chiusura XXV Olimpiade Invernale

 Il tenore napoletano

Vincenzo Costanzo

Ha aperto la

Cerimonia di Chiusura XXV

Olimpiade Invernale

Arena di Verona


 

Vincenzo Costanzo è l’Alfredo delle Olimpiadi


Il tenore napoletano ha inaugurato la cerimonia di chiusura dei giochi invernali, elevando il brindisi de’ La Traviata insieme al soprano Carolina López Moreno, stregando la platea mondiale. A lui il 22 marzo in Roma, sarà consegnato il premio Beniamino Gigli.


La cerimonia di chiusura della XXV Olimpiade invernale, svoltasi all’arena di Verona, domenica sera, non poteva non aprire con un omaggio alla lirica, in uno dei suoi templi. “Com’è lunga l’attesa…” pronuncia tra sé Tosca, attendendo la “falsa” fucilazione del suo Mario, un ultimo coup de théatre della primadonna che si fa maestra di recitazione, l’attesa, un termine declinabile in innumerevoli modi, affidato a rappresentanti delle arti, dello sport, della musica, della danza, nel film del backstage prima dell’apertura del sipario, con Francesco Pannofino nei panni del “buttafuori”, direttore di palcoscenico, che passa il testimone a Rigoletto, protagonista di questo tributo all’opera lirica nata in Italia, il prodotto principe del made in Italy. Il grande attore passa il testimone a Rigoletto, protagonista di questo tributo all’opera lirica nata in Italia, il prodotto principe del made in Italy. Frenesia dietro le quinte l’ultima nota di riscaldamento, la Violetta che vuol l’ultimo tocco di cipria altrimenti non esce, il bel tenore che prova l’intervento fuori scena, Figaro che corre, le ballerine che si riscaldano e impeciano le punte, Achille Lauro in concentrazione, prima di immergerci in quel tempo fermo, carico di tensione, di nascite, di pensieri, parole, sguardi, profumi condivisi, in un irreale silenzio, prima, dell’apertura del sipario. Qualche battuta del Preludio al I atto de’ La Traviata di Giuseppe Verdi, che ci piace leggere in chiave blues, il blues di Violetta, ed ecco il brindisi, quel “Libiamo nei lieti calici”, che è stato intonato dal tenore napoletano Vincenzo Costanzo, il quale ha vestito i panni di Alfredo, con al suo fianco il soprano boliviano-albanese Carolina López Moreno, quella melodia che invita all’amore, alle gioie fuggevoli, dalla forza spontanea e ardita, in cui Violetta, pur mantenendo il controllo, essendo padrona di casa, getta le basi della sua relazione con Alfredo. Scende Rigoletto dal lampadario e sfilano i personaggi più amati dell’opera da Aida a Madama Butterfly che dedica il coro a bocca chiusa la nenia che culla l’attesa di Cio-Cio-San a quanti si sono addormentati nel sonno eterno.

  




Nel volume di aforismi “L’attesa, l’oblio”, Maurice Blanchot parla dell’ “attesa riempita dall’attesa, riempita-delusa dall’attesa”. Il che forse vuol dire che l’attesa impartisce lezioni tanto alla nostra disperazione quanto alla nostra speranza. E’ la legge dello spettacolo, dello sport, dell’arte tutta, l’attacco, il silenzio della partenza, lo stacco del cancelletto, la solitudine dell’allenamento, la natura, il coraggio, ice and fire, la freddezza tecnica e la passione, per eseguire un passaggio difficile in musica, come una figura del pattinaggio artistico o dell’ halfpipe”. E’ bella la voce di Vincenzo Costanzo, al quale sarà assegnato il 22 marzo il prestigioso premio Beniamino Gigli giunto alla III edizione del Premio Beniamino Gigli, presso il Teatro Ghione di Roma, che giunge in un momento significativo di maturazione artistica e vocale in un anno denso di debutti operistici internazionali. Una voce figlia della terra del Sud, fatta di sole e di mare, valorizzata dal fraseggio melodioso, dalla intensa espressività, dalla modulazione armoniosa, e da quell’impasto che lancia a volte riflessi color del bronzo, scuro, morbido e rotondo, con la quale ha evocato l’Alfredo Germont fulminato dalla figura di Violetta, interpretata dalla pari splendida voce di soprano, prossima al debutto scaligero, nel primo atto “champagne”, di Carolina Lopez-Moreno.

Il film prima, lo show dopo, con Roberto Bolle, e tutti gli artisti e gli atleti rappresentanti delle diverse nazioni, finalmente unite dallo spirito olimpico, ci hanno fatto vivere quell’ “istante” vivo, che brucia il tempo, in cui il destino umano, l’azione resta sospeso all’aorgico, che nessuna forza umana può comprenderlo in una definizione, e, per conseguenza, il confine tra gli opposti logici che delimitano in ogni momento la possibilità stessa di pensare ragionevolmente (possibile-impossibile, visibile-invisibile, male-bene, senso non senso, si-no, verità-finzione), resterà infinito, indecidibile, indeciso, sospeso elemento simbolico di uno stato di grazia, che penetrato, ci ha donato quella condizione preferenziale di innocenza primigenia, che ci permette di mettere in sinergia la mente e il cuore, la ragione e le emozioni, il passato e il presente, le nuove generazioni con quelle passate, quello che si può raccontare con quello che resta misterioso, quello che gli occhi riescono a vedere con quello che solo il cuore può sentire.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

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