Successo del tenore napoletano
Vincenzo Costanzo
al concerto
Del Premio Beniamino Gigli
III edizione
Teatro Ghione - Roma
Quell’ asse Beniamino Gigli-Vincenzo Costanzo
Successo annunciato per il tenore napoletano, sul palcoscenico del teatro Ghione, al quale è stato assegnato premio dedicato al grande maestro, nel corso di una gran concerto in cui sono state consegnate anche quattro borse di studio ai giovani studenti della Fabbrica dell’Opera di Roma
E’ la voce tenorile che raccoglie l’eredità di un grande asse che parte da Enrico Caruso e passa per Beniamino Gigli, Pippo Di Stefano, giungendo a Luciano Pavarotti, quella di Vincenzo Costanzo, che ha ricevuto nel corso di uno splendido concerto, al teatro Ghione di Roma, il premio dedicato al grande tenore marchigiano. Asia Beniamina Gigli, pianista e cantautrice, la quale ha promesso per la prossima edizione di superare la timidezza incussa da tal cognome, e di far ascoltare qualcosa e il critico musicale e regista Enrico Stinchelli sono stati maestri d’accoglienza e voci di una serata voluta dall’Associazione Beniamino Gigli Jr. che ha salutato, in palcoscenico, oltre l’ospite d’onore Vincenzo Costanzo, quattro allievi dell’Accademia dell’Opera di Roma “Fabbrica”, che hanno ricevuto delle borse di studio per continuare il loro percorso di perfezionamento.
Il saluto del Comune di Recanati, luogo natìo di Beniamino Gigli, è stato portato dal giovane Assessore Ettore Pelati, il quale ha elogiato l’abnegazione con cui l’Associazione divulga l’opera del tenore e la musica nella sua interezza, custodendo nastri, incisioni, partiture e tanti cimeli del Maestro, recuperati in tutto il mondo. Sul palco, infatti, un angolo a lui dedicato, con un busto di bronzo, la boccia personale del maestro, che abbiamo visto anche in foto giocare da campione e la sua borsa porta-spartiti, e al centro la medaglia d’argento che è stata, poi, consegnata a Vincenzo Costanzo. Il concerto è iniziato con l’esibizione dei quattro studenti di Fabbrica, introdotti dal loro Coordinatore didattico Massimiliano Fiorini, un programma attivo dal 2016 presso il Teatro dell'Opera di Roma, di formazione d'eccellenza per giovani talenti italiani e internazionali, che offre formazione a cantanti, maestri collaboratori, registi, scenografi, costumisti e lighting designer, che nel decennale, pare abbia lanciato nel derby d’Italia con il Teatro alla Scala, più voci sui palcoscenici mondiali, annunciando anche la VI Edizione di “Fabbrica” Young Artist Program. Ha aperto il soprano Sofia Barbashova, con l’aria di Medora “Egli non riede ancora… Non so le tetre immagini” da “Il Corsaro” di Giuseppe Verdi, la quale è riuscita a risolvere l’ardua aria con equilibrate intenzioni. Il tenore Jiacheng Fan si è trasformato in Macduff per elevare "Ah, la paterna mano", che esprime il dolore straziante di Macduff dopo aver appreso che la moglie e i figli sono stati trucidati per ordine di Macbeth, alla ricerca dello scavo della parola, del cesello del fraseggio, cosa non semplice per gli stranieri, ma che Beniamino Gigli, attraverso un nastro ha ben spiegato, da grande e generoso didatta quale è stato. Il mezzosoprano Maria Elena Pepi, invece, si è trasformata in Dalila “Mon coeur s’ouvre à ta voix”, sostenuta anche dal tenore, scena “madre” dell’opera di Camille Saint-Saens, l’esotismo e l’erotismo del canto hanno da assumere un fascino quasi ipnotico, diabolico, culminante nell’esclamazione di Samson “Dalila! Je t’aime!”. Finale col baritono Alejo Alvarez Castillo che ha dato voce al Dandini rossiniano in “Come un’ape nei giorni d’aprile”, elegante nella voce e nel gesto. Quindi, tutti insieme per il quartetto verdiano più famoso, quello del Rigoletto, “Bella figlia dell’amore”, che i ragazzi hanno dignitosamente eseguito. Perfetto nel sostenere al meglio i giovani il Maestro Mirco Roverelli, attento e riprendendo ogni infinitesima indecisione di ritmo.
Applausi, e sul palco anche lo sponsor, Alessandro Tamburlani, patron della Palestra Omega, che ha contribuito a offrire le borse di studio e ancora splendidi filmati di Beniamino Gigli, uno spettacolare Des Grieux in Manon, Canio, col piccolo Beniamino Jr. pagliaccetto in palcoscenico e, ancora, la folla, alla quale dette appuntamento a piazza Colonna, dopo uno spettacolo all’Opera di Roma e per la quale cantò fino a notte inoltrata. Ed ecco il premio Gigli, presentato da Enrico Stinchelli: “Ricordare Beniamino Gigli è molto importante, non soltanto per la memoria storica legata ad uno dei più grandi tenori che siano esistiti, facente parte di quello che io definisco la linea d’oro del canto italiano, cioè Caruso Gigli Di Stefano Pavarotti. E’ proprio una linea comune fatta di bel canto, di impegno sulla vocalità rotonda, chiara nella dizione e, soprattutto, duttile, poiché Gigli poteva cantare qualunque tipo di opera, non aveva degli ostacoli vocali, il cosiddetto repertorio, che tra l’altro limita moltissimo le vocalità. Gigli aveva un possibilità interpretativa grandiosa, dovuta allo studio, alla sua tecnica, una ricerca continua ed attentissima. Il tenore marchigiano, non aveva nulla di così istintivo, una natura eccezionale, supportata da pari studio durato tutta la vita. Quindi, il ricordo di Gigli è un dovere per ognuno di noi, al quale si lega quello di promuovere giovani che siano su quel solco e questo è fondamentale, dal vincitore di questa edizione, il nostro Vincenzo Costanzo, una vocalità schietta, fatta di “anima e core”, ma anche di voce e tecnica, un talento unico, come lo è anche il premio Gigli 2025, Luciano Ganci, uno dei tenori più lanciati del momento, due grandi voci all’italiana. Preziose le voci anche dei giovani della Fabbrica del Teatro dell’Opera di Roma, nazionalità ai quali è stata concessa un’opportunità economica per affacciarsi ad un mondo difficile e continuare nella propria ricerca e passione”. Vincenzo Costanzo ha la generosità nell’ animo e nella voce, si è prima uomini, il Maestro Gigli lo insegna, poi pari musicisti. Il tenore napoletano erede pieno dell’asse indicato da Enrico Stinchelli, ha lasciato il teatro Bellini di Catania e le susseguentisi prove musicali per il suo debutto nell’ Andrea Chénier, allo scopo di raggiungere in un solo giorno Roma e quindi, ripartire. Vincenzo ha inteso omaggiare la sua città, dove tutto è cominciato, e non solo per lui, Napoli, che ha compiuto 2500 anni, cantando “Core ‘ngrato”, una canzone scritta in America da Riccardo Cordiferro, pseudonimo di Alessandro Sisca, un emigrato calabrese, giornalista e scrittore e da Salvatore Cardillo, compositore di colonne sonore, indispettito per il grande successo della canzone, dovuto anche ad Enrico Caruso, melodia che Vincenzo ha inteso liberare da ogni manierismo esecutivo, per ridonarla alla platea filologicamente pura, con lo sguardo rivolto ad un futuro che mai tradirà quell’asse, quel passato luminosissimo e indimenticabile. Quindi, con la nobile calma che lo contraddistingue e una teatralità che ha pochi pari, il tenore napoletano ha interpetrato due cavalli di battaglia di Beniamino Gigli “Non ti scordar di me”, celebre romanza della coppia De Curtis-Furnò e “Mamma” di Bixio-Cherubini, che gli ha dato spunto di rivelare tutta la sua mediterraneità, attraverso il senso del ritorno, il nòstos, quel “ti voglio bene”, amore massimo nel dire nostro, che prevede anche il rifiuto da parte dell’altro, purchè sia felice, e l’abbandono “fisico” nell’abbraccio, della donna, della madre, di colei che sa “accogliere”, a braccia aperte, come i veri Maestri. Ancora applausi, il brindisi de’ La Traviata e l’appuntamento al prossimo anno, che segnerà le celebrazioni del settantesimo dalla scomparsa di Beniamino Gigli, con l’appello della Signora Cinzia Capitani Gigli, in particolare al Teatro dell’Opera di Roma, ad organizzare concerti e soprattutto mostre con l’infinito materiale che conserva, rendendo, così, l’intero pubblico ambasciatore dell’opera del tenore marchigiano.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA



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