lunedì 20 aprile 2026

STORIA&STORIE

Programma radiofonico settimanale 

di Antonella Giordano



 
Tutta l’educazione si svolge nel senso di una progressiva partecipazione dell’individuo alla coscienza sociale della comunità . Queste  parole sacrosante di John Dewey , il filosofo che esercitò una profonda influenza pedagogica, filosofica, sociale, culturale e politica nel proprio Paese, influenza che lo consacrò come  figura fondante i cambiamenti avvenuti negli Stati Uniti nel corso del XX secolo. Queste parole esprimono il senso di tutto l’impegno speso da Danilo Dolci, uomo di immensa cultura dell’umano, meno noto se comparato con Dewey, ma  concretamente  impegnato alla stessa stregua per una scuola interessata al sociale, alla condivisione, per una politica fatta di slancio ideale, formazione alla democrazia e non ideologismo. Anche la pedagogia di Dolci si oppone, infatti,  radicalmente alla visione tradizionale dell’insegnamento come mera trasmissione di nozioni.

Dolci non era solo un educatore, ma un attivista, un uomo impegnato nella lotta per il cambiamento sociale. Il suo lavoro in Sicilia, nelle comunità più povere e marginalizzate, non si limitava alla scuola: il suo obiettivo era costruire una società più democratica, più consapevole, più partecipativa.

Credeva che la democrazia non fosse solo una questione di istituzioni, ma prima di tutto una questione culturale. Senza una cultura della partecipazione, senza una consapevolezza diffusa dei propri diritti e delle proprie responsabilità, le istituzioni democratiche rischiano di restare solo forme vuote.

Nel suo impegno contro la mafia, per esempio, Dolci non invocava una soluzione repressiva, ma cercava di erodere il potere mafioso alla radice, attraverso l’educazione, attraverso la presa di coscienza delle persone. Il vero antidoto alla mafia non è solo la repressione, ma la costruzione di una cultura alternativa, di una comunità che rifiuta la logica della paura e della sottomissione.

In questo senso, il suo lavoro educativo era profondamente rivoluzionario. L’educazione non era per lui solo una questione di scuole e di studenti, ma un processo che coinvolgeva tutta la società: educare i ragazzi significava educare le famiglie, educare le comunità, cambiare il tessuto culturale e sociale nel suo insieme.

A Danilo Dolci filosofo, pedagogo, attivista non violento, persino missionario, e santo laico, detto anche il «Gandhi della Sicilia», «San Francesco senza aureola», se non «poeta e sociologo comunista» dedicherò la puntata del mio programma radiofonico settimanale “Le Vite che hanno fatto la Storia” in onda in diretta martedì alle 12.15 e, in replica, giovedì p.v. alle ore 17.30 su Radio Regional (AM – Onde Medie sulla frequenza 1440 kHz o al link:


https://www.regionalradio.eu/onair/shows/storia-storie/

In podcast al link:

https://www.regionalradio.eu/onair/podcast/storiaestorie/


(i link non hanno accesso diretto ma sono da copiare e incollare sul web)

Vi aspetto Antonella Giordano

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

Potrebbe interessarti anche:

https://www.rosarydelsudartnews.com/2026/04/storia.html 

Nessun commento:

Posta un commento