mercoledì 3 giugno 2026

Luci e Ombre nel primo Seicento - consonanze tra musica, pittura e scultura

 Mousikè il Barocco tra Musica pittura e scultura Convergenze LUNEDI' 8 giugno Salerno
Mousikè

Accademia internazionale

Arte e Spettacolo


Presenta

Luci e Ombre nel primo Seicento

consonanze tra musica, pittura e scultura

Vincenzo Corrado violino barocco, Luciana Elizondo viola da gamba, Giuseppe Copia tiorba e Pierfrancesco Borrelli clavicembalo


Salerno, Lunedì 8 Giugno

Teatro del Centro Pastorale San Giuseppe


 




Salerno, lunedì 8 giugno, ore 20 Teatro del Centro Pastorale San Giuseppe – INGRESSO GRATUITO – info.: 3395745562 accademia_mousike@libero.it


Arte e Musica nel Barocco, analogie


Lunedì 8 giugno, alle ore 20, Vincenzo Corrado, Luciana Elizondo, Giuseppe Copia e Pierfrancesco Borrelli, ospiti dell’ Accademia Mousikè, si esibiranno presso il Teatro del Centro pastorale San Giuseppe di Salerno. In programma musiche di Marini, Castello, Montalbano, Rognoni, Ganassi, Bertali e Fontana

 

Il ruolo delle arti è quello di esprimere la realtà e di dare voce al silenzio che si nasconde in esse. Attraverso la parola, il suono e il segno, l'arte deve porre domande capaci di risvegliare in noi il senso della meraviglia. Questo sentimento non va inteso semplicemente come un incanto superficiale o come un superamento mistico della razionalità; al contrario, la meraviglia è un profondo atto di riflessione. È la consapevolezza della mente umana, il cogito, che sperimenta contemporaneamente due opposti: l'angoscia di fronte al silenzio e alla morte, e la gioia generata dalla poesia, dalla musica e dalla bellezza luminosa delle arti. “L’ idea di presentare un evento che unisca musica, pittura e scultura – rivela il Presidente dell’Associazione Mousikè Vincenzo Corrado - nasce dalla convinzione che queste tre forme artistiche del Seicento condividano un comune denominatore: la capacità di rappresentare opere che, attraverso un sapiente gioco di contrasti, comunicano meraviglia, sorpresa e stupore. I maestri del Seicento sono stati, probabilmente, i migliori interpreti di questi “chiaroscuri” dell’esistenza, le “luci” della mente e le ombre della quotidianità. La musica, la pittura e la scultura condividono una stessa tensione espressiva: il gusto per il dramma, per la luce e l’ombra, per il movimento e per l’effetto scenico, elementi che coinvolgono lo spettatore e lo conducono verso un’esperienza estetica di forte impatto”.

Salerno, vivrà, così, un evento unico nel suo genere, un concerto organizzato dall’Associazione Mousikè, in sinergia con il Conservatorio di Musica Statale “Domenico Cimarosa” di Avellino, diretto da Gabriella della Sala e il Giuseppe Martucci, massima istituzione musicale cittadina, guidata da Fulvio Artiano,  con la collaborazione delle associazioni Liberi di Educare, Cara Beltà e ArtinCore e il sostegno di un cartello di sponsor privati, lunedì 8 giugno alle ore 20, nello splendido Teatro del Centro Pastorale San Giuseppe, ad ingresso libero.  In palcoscenico, un programma di raro ascolto eseguito da Vincenzo Corrado al violino barocco, Luciana Elizondo alla viola da gamba, Giuseppe Copia alla tiorba e Pierfrancesco Borrelli al clavicembalo, tra immagini e musica in un percorso realizzato da Roberto Filippetti, studioso d’arte e letteratura, Giovanni Meriani musicologo e Carmine Libroia regista e grafico. La serata principierà con la Sonata quarta di Biagio Marini, accoppiato al segno del Bernini, in Apollo e Dafne e dell’Estasi di Santa Teresa. La Sonata quarta "per sonar con due corde", dall'Opera 8, pubblicata a Venezia nel 1629, rappresenta un momento di svolta fondamentale nello sviluppo del virtuosismo violinistico del barocco italiano, una delle primissime composizioni a fare un uso sistematico e strutturato della tecnica delle doppie corde e l'uso di note rapide, ampi salti espressivi e accenni di tremolo per esplorare a fondo le potenzialità della scuola bresciana. La Sonata quarta riflette profondamente l'estetica del primo Seicento, il cosiddetto Stile Moderno non ha ancora la struttura rigida e divisa in movimenti del tardo barocco corelliano, ma si sviluppa invece in sezioni continue e contrastanti, che cambiano metro, tempo e intenzione emotiva. Si procederà con  la "Sonata prima a sopran solo" di Dario Castello, pubblicata a Venezia nel 1629 all'interno del suo Libro secondo delle Sonate concertate in stil moderno,  dove il termine "sopran solo" indica uno strumento dalla tessitura acuta. All'epoca veniva eseguita principalmente sul violino, dal quale l’ascolteremo o sul cornetto, accompagnata dal basso continuo La pagina non segue una struttura rigida, ma si sviluppa attraverso il contrasto improvviso di sezioni dai caratteri opposti. Castello è stato tra i primi compositori a scrivere esplicitamente sullo spartito le indicazioni di tempo e dinamica, introducendo termini dialettali veneziani per guidare gli esecutori nella gestione del tempo espressivo fuori dal rigido battito del tactus. A Castello saranno associati, il Martirio di S. Stefano di Rubens e le due conversioni di San Paolo del Caravaggio. Quindi, si passerà  a Le diminuzioni di Riccardo Rognoni sul celebre madrigale "Ancor che col partire" di Cipriano de Rore uno dei vertici assoluti della prassi esecutiva del tardo Rinascimento italiano. Le versioni storiche scritte da Rognoni si trovano nel suo fondamentale trattato musicale intitolato "Il vero modo di diminuire con tutte le sorte di stromenti...", pubblicato a Venezia nel 1592. Riccardo Rognoni codifica in quest'opera la transizione verso il virtuosismo strumentale tipico del primo Barocco, frammentando le note lunghe originali in rapidissimi passaggi di crome e semicrome, appunto, le "diminuzioni". Nel corso dell’esecuzione di questa pagina, scorreranno le immagini de’ Il figliol prodigo del Murillo e Il ritorno del figliol prodigo di Rembrandt. Ancora le ombre di Rembrandt de La ronda de Noche per la Sinfonia terza "Sghemma" di Bartolomeo Montalbano, che fa parte della raccolta Sinfonie, op. 1, pubblicata a Palermo nel 1629, in cui  "sghemma" sta per obliqua, asimmetrica  riflettendo lo stile tipico del primo Seicento meridionale, caratterizzato da irregolarità ritmiche, cambi improvvisi di tempo e passaggi virtuosistici affidati al violino. Ed ecco la Sonata seconda di Giovanni Battista Fontana che fa parte della raccolta postuma Sonate a 1, 2 e 3, per il violino, o cornetto, fagotto, chitarone, violoncino o simile altro istromento, stampata a Venezia nel 1641, che incarna il concetto seicentesco di stylus phantasticus. Non è divisa in movimenti separati, bensì in un unico blocco fluido caratterizzato dall'alternanza di sezioni rapide e virtuosistiche (toccate) e momenti lenti, espressivi e fortemente cantabili,  con il "Giovanni Battista del Violino", che vi inserisce passaggi rapidi in semicrome, passaggi d'agilità, salti di registro e un uso espressivo delle dissonanze che richiedono un controllo avanzato dell'archetto e della fluidità esecutiva. A questo caposaldo della letteratura barocca è stato associato il Nuzzi della Natura morta con fiori e fanciulla e i Caravaggio dei suonatori di liuto e dei Musici. L’ensemble proporrà, poi, Silvestro Ganassi con “Io vorrei, dio d’amore”, una famosa composizione rinascimentale originariamente scritta da Giacomo Fogliano, ma legata indissolubilmente al nome di Silvestro Ganassi dal Fontego. Quest'ultimo la incluse all'interno del suo celebre trattato musicale  Lettione Seconda, del 1543, ove rielaborò il pezzo di Fogliano sotto forma di intavolatura per voce e viola da gamba, utilizzandolo come esempio pratico per mostrare l'uso dello strumento nella fioritura musicale rinascimentale. Alle note farà da sfondo la  Maddalena penitente del Tiziano. Ancora Castello, con la Sonata Seconda a sopran solo, il quale è stato tra i primi compositori a inserire esplicitamente partiture con scritte come Affetto (Adagio) e Presto (Allegro), offrendo all'esecutore una forte libertà espressiva e ritmica svincolata dal tempo regolare. Con la sua musica vedremo I bari,  Narciso e Giovane con canestra di frutta del Caravaggio in dialogo con il Concerto (il furto dell’ Amleto) di Honthorst e il suo concerto, unitamente al Ritratto di un giovane del Barocci. Finale affidato alla Sonata seconda di Antonio Bertali, tratta dalla raccolta stampata nota come Prothimia Suavissima, divisa in più parti. La pagina che alterna sezioni puramente liriche a passaggi di straordinaria agilità tecnica, verrà accoppiata a La seduzione interrotta di Artemisia Gentileschi, al Cristo e l’adultera del Preti e al Cristo in casa di Simone il fariseo di Philippe de Champaigne.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 


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