martedì 23 giugno 2026

Presentato il restauro delle pergamene della Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini”

Il Sindaco Peracchini: “Un intervento importante per tutelare e valorizzare una delle fonti più antiche e preziose della storia del nostro territorio”

 


 


La Spezia, 23 giugno 2026 – È stato presentato questa mattina, presso la Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini”, il restauro del Fondo Pergamene della Biblioteca Civica e dell’Archivio storico comunale della Spezia.


Alla conferenza stampa sono intervenuti il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini e la Dirigente ai Servizi Culturali Rosanna Ghirri, che hanno illustrato l’intervento di conservazione e valorizzazione che ha interessato l’intero Fondo, composto da 55 pergamene, le più antiche delle quali risalgono all’XI secolo e arrivano fino ai primi dell’Ottocento.

 


 


Il Fondo Pergamene rappresenta una delle raccolte documentarie più rilevanti conservate dalla Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini”. Le pergamene furono raccolte nel tempo dai direttori Ubaldo Mazzini e Ubaldo Formentini, nell’ambito delle loro ricerche sulla storia del territorio, con l’obiettivo di arricchire il patrimonio della Biblioteca civica.


“Il restauro del Fondo Pergamene della Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini” rappresenta un intervento fondamentale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico della nostra Città” spiega il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini. “Questi documenti ripercorrono la storia del nostro territorio, e costituiscono una testimonianza straordinaria per approfondire le origini della Spezia e la sua evoluzione attraverso secoli ed epoche, soprattutto se pensiamo che alcune di queste pergamene risalgono a quasi mille anni fa: il restauro di questi preziosi documenti è quindi un modo concreto per riscoprire le nostre radici ed esplorare come la nostra Città sia cambiata nel tempo, secolo dopo secolo, dalle istituzioni alle relazioni sociali, dal tessuto economico a quello politico, passando per la toponomastica. I personaggi illustri che hanno attraversato il nostro Golfo e le nostre strade, gli eventi che hanno segnato la vita della comunità e le trasformazioni del territorio rivivono attraverso queste testimonianze uniche, che oggi possiamo conservare e tramandare alle future generazioni. Un patrimonio di inestimabile valore che appartiene a tutti i cittadini e che continua a raccontare l’identità e la memoria della Spezia” conclude il Sindaco.

 


 


Una parte particolarmente significativa del Fondo riguarda le carte del Monastero di San Venerio del Tino, per un totale di sedici unità, studiate e pubblicate da Giorgio Falco nel 1917 e nel 1933. A queste si aggiungono diversi atti notarili relativi al territorio del Golfo della Spezia e alle zone limitrofe.
Il primo nucleo del Fondo fu acquistato dal Comune della Spezia nel 1902, per la somma di 350 lire, su proposta dello stesso Ubaldo Mazzini, da un cittadino sarzanese che le conservava nella propria collezione privata. Nel 1956 lo studioso Emilio Cerulli pubblicò il regesto delle prime 45 pergamene, redatte tra il 1051 e il 1575, nel “Giornale Storico della Lunigiana”.


Le pergamene costituiscono oggi una fonte fondamentale per lo studio della storia del Golfo della Spezia e dei territori vicini. I documenti offrono testimonianze preziose sulle dinamiche politico-sociali dell’epoca, sull’economia delle comunità monastiche e territoriali locali, sulla storia feudale della Lunigiana e sull’antica toponomastica. Tra le località citate figurano Albana, Varignano, Fezzano, Panigaglia, Portovenere, Campiglia, Fabiano e Marinasco.

 


 


Particolare rilievo assumono le pergamene legate al Monastero di Santa Maria e San Venerio del Tino, edificato attorno al 1050 dai monaci Benedettini in corrispondenza della sepoltura con le reliquie del santo. Gli atti documentano donazioni, conferme di privilegi, proprietà, diritti e rapporti feudali, restituendo un quadro di grande interesse per la conoscenza delle antiche comunità della Lunigiana e della Liguria orientale.


Nel gennaio 2025, su autorizzazione della competente Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Liguria, il Comune della Spezia ha avviato il restauro dell’intero Fondo, affidando l’intervento al laboratorio Litterae di Stefano Croce.


Molte pergamene presentavano danni accumulati nel corso dei secoli, dovuti a umidità, pieghe, abrasioni e macchie di diversa natura. Il restauro ha previsto la spolveratura e la pulitura dei supporti e degli inchiostri con tecniche professionali, il risarcimento delle lacune e lo spianamento dei materiali ove necessario. A conclusione dell’intervento sono stati inoltre realizzati appositi contenitori conservativi, in materiale idoneo, per ciascuna pergamena.

 

Il progetto restituisce alla Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini” un patrimonio documentario di straordinaria importanza, rafforzando il lavoro di tutela, studio e valorizzazione della memoria storica cittadina e territoriale.

 


 


Elenco delle pergamene esposte

    19 agosto 1051 – Il marchese Alberto dona beni immobili, terreni e proprietà siti in località Varignano, Panigaglia, Cignano, terra e oliveto a Ceula, Levanto, e Moneglia alla chiesa di San Venerio del Tino, assumendo su di sé l’obbligo di difesa dei beni donati. (F 1, II)


    6 gennaio 1052 – Il marchese Guido dona beni immobili siti in località Varignano, Panigaglia e Cignano usque Alfethano alla chiesa di San Venerio del Tino, assumendo su di sé l’obbligo di difesa dei beni donati. (F 1, V)


    5 dicembre 1063, Lucca – Papa Alessandro II prende sotto la protezione della Sede apostolica il monastero di San Venerio e ne conferma l’esenzione e i possessi presenti e futuri, ribadendone l’indipendenza da altre autorità temporali. Nel documento sono citate le tre isole, Palmaria, Tino e Tino minore, e viene concessa la facoltà di eleggere autonomamente l’abate secondo la regola di San Benedetto. (F 1, XX)


    2 giugno 1094 – La contessa Giulitta, vedova del marchese Alberto, e Oberto, suo figlio, donano al monastero di Santa Maria e San Venerio del Tino beni immobili in località Marinasco, presso la Pieve di Santo Stefano e Muxano. (F 1, XXXIII)


    13 gennaio 1199 – Il notaio Todesco di Portovenere redige l’atto con cui Martino di Marinello di Vernazza dona al monastero alcuni terreni, con viti e fichi, situati in località Fabiano, insieme a un’altra terra coltivata posta nel luogo detto al monte di Fabiano. (F 1, LXXXI)


    Settembre 1201 – Guglielmino Bianco del fu Guglielmo di Vezzano vende il castello di Vezzano, torre e palazzo, per 1000 soldi imperiali ad Alberto, Guglielmo e Corrado Malaspina, che si impegnano reciprocamente alla comune difesa del feudo. Si tratta dell’atto di vassallaggio ai Malaspina e della conseguente investitura del feudo di Vezzano a Guglielmino Bianco. (CE XII)


    27 giugno 1206 – Sigebaldo, vescovo di Brugnato, per commissione del Pontefice, conferma con sentenza contumaciale i beni del monastero di San Venerio del Tino nella causa con la chiesa di Vigolo, Vigolo Marchese, in provincia di Piacenza. Nell’atto i frati del monastero di San Venerio sono citati per esteso come frati delle isole Palmaria, Tino, Tinetto e della località Vivera presso la Spezia. (F 2, V)


    15 luglio 1231, Rieti – Papa Gregorio IX conferma al monastero di San Venerio del Tino la protezione della Sede apostolica e il possesso dei beni, nonché la facoltà di sepoltura nel monastero stesso e la regola d’elezione degli abati. Il documento cita le tre isole Palmaria, Tino e Tinetto, insieme a numerose cappelle, proprietà, diritti e decime, tra cui quelle di Portovenere e Campiglia, oltre a beni e diritti in Corsica. Si tratta di un documento di particolare importanza per conoscere l’estensione dei possedimenti e dei diritti spettanti ai monaci del Tino. (F 2, XXXII)


    2 febbraio 1260 – Il notaio Giona di Portovenere redige l’atto con cui Ruffino, abate del monastero di San Venerio del Tino, concede a livello a Benvenuto da Moracina e ai suoi eredi una terra nell’isola Palmaria, in località Pozallus, oggi Pozzale. Il corrispettivo annuo previsto è di venti soldi di genovini, dieci quartinali di vino da pagare e fornire in tempo di vendemmia, una libbra di pepe e un’oncia di zafferano da corrispondere per la festività di Ognissanti. (F 2, CXLI)

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

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