mercoledì 4 novembre 2026

IL PARCO DELLE CLARISSE APERTO AL PUBBLICO NEI FINE SETTIMANA E NEI GIORNI FESTIVI

Il sabato, la domenica

 e nei giorni festivi sarà possibile visitare

 il Parco delle Clarisse, 

in via XX Settembre, 

dalle ore 10:00 alle ore 13:00. 


  


 Un’occasione per scoprire e valorizzare un luogo di interesse storico e culturale della città.


La Spezia, 4 novembre 2026 – Il Comune della Spezia comunica gli orari di apertura al pubblico del Parco delle Clarisse, situato in via XX Settembre, uno spazio che rappresenta un'importante testimonianza del patrimonio storico e architettonico cittadino.

Il Parco sarà aperto ogni sabato, domenica e nei giorni festivi, dalle ore 10 alle ore 13, offrendo a cittadini, visitatori e turisti l'opportunità di conoscere e riscoprire un luogo suggestivo, in cui le testimonianze del passato si inseriscono nel contesto urbano contemporaneo.

L'apertura al pubblico si inserisce nell'impegno dell'Amministrazione comunale volto a promuovere la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale della Spezia, favorendo la fruizione di spazi storici che contribuiscono a raccontare l'identità e la memoria della città.

Informazioni utili

Parco delle Clarisse
Via XX Settembre – La Spezia

 




Orari di apertura al pubblico:

    Sabato: dalle ore 10.00 alle ore 13.00
    Domenica: dalle ore 10.00 alle ore 13.00
    Giorni festivi: dalle ore 10.00 alle ore 13.00

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

Potrebbe interessarti anche:

https://www.rosarydelsudartnews.com/2026/04/parco-delle-clarisse-gli-orari-di.html 

 

CERIMONIA DI PREMIAZIONE DELL'9° edizione premio letterario "Uniti per la legalità

 Sabato 28 Novembre 2026

ore 16:30

 presso

I. C. Marconi -Rocco

Via Firenze 16

Afragola (NA) 

 


 

 


 

Alan Charlton - Inaugurazione 2 dicembre 2026

 ALAN CHARLTON
A CURA DI LORENZO MADARO

INAUGURAZIONE MERCOLEDÌ 2 DICEMBRE 2026 ORE 18 

PERIODO ESPOSITIVO
2 DICEMBRE 2026 - 16 FEBBRAIO 2027

 


 

  

La galleria A arte Invernizzi inaugura mercoledì 2 dicembre 2026 alle ore 18 una mostra personale di Alan Charlton, a cura di Lorenzo Madaro. L’esposizione prosegue la collaborazione avviata con l’artista inglese nel 1994 – che ad oggi annovera la realizzazione di dieci mostre personali presso lo spazio milanese – e presenta, sui due piani della galleria, opere recenti accanto a lavori degli anni Duemila.

«I am an artist who makes a grey painting»: Charlton affida a questa dichiarazione il senso di una scelta che dal 1969 accompagna la sua ricerca. Il grigio ne costituisce la premessa durevole, entro la quale si sviluppa un’indagine sulle possibilità della pittura e sul suo prendere posto nel mondo. A ogni nuova opera corrisponde una verifica: quanto può mutare una superficie al variare delle proporzioni? Come si trasforma una figura quando viene suddivisa? Quale relazione si stabilisce fra elementi separati da una porzione di parete? Sono interrogativi che l’artista affronta attraverso la concretezza del lavoro, lasciando che le risposte assumano la forma dei dipinti.

La riduzione dei mezzi rende particolarmente sensibile ogni decisione. Una differenza di tono, l’ampiezza di un intervallo, il rapporto fra altezza e larghezza incidono sull’equilibrio della composizione e sul modo in cui essa viene percepita. La geometria offre a Charlton una specifica grammatica sufficientemente precisa da consentire trasformazioni successive, ciascuna dotata di una propria necessità. Il suo rigore si riconosce nella corrispondenza fra le parti, nella chiarezza delle scansioni, nella possibilità di comprendere la costruzione dell’opera osservandola. Il grigio, inizialmente individuato fra i colori dell’ambiente urbano e industriale, acquista in questo processo una singolare ricchezza. La sua presenza trattiene l’attenzione sulle qualità della superficie e sui rapporti che si instaurano fra tele vicine. Le diverse tonalità possono apparire più prossime o più distanti secondo la luce e la posizione dell’osservatore; anche un insieme immediatamente riconoscibile richiede tempo per essere colto nelle sue sfumature. Charlton affida alla pittura questa facoltà di educare l’attenzione, rendendo avvertibile ciò che uno sguardo rapido tende a trascurare.

La costruzione dei telai, la tensione della tela e l’applicazione del colore sono momenti di un procedimento che l’artista conduce personalmente. L’apparente semplicità del dipinto discende da tale assiduità materiale. Ogni passaggio prepara il successivo e concorre a un esito nel quale il gesto individuale trova misura nella regolarità della stesura. Ne deriva una particolare intimità fra l’artista e l’opera: il lavoro della mano è presente nella cura delle giunzioni, nella tenuta dei margini, nell’accordo fra supporto e colore. La precisione possiede qui il carattere di un’attenzione rivolta alle cose. Nella sala principale del piano superiore della galleria A arte Invernizzi, le opere più recenti affrontano la forma circolare attraverso la suddivisione e la ricomposizione. Il cerchio conserva la propria riconoscibilità mentre l’articolazione delle parti introduce orientamenti e cadenze differenti. Lo sguardo segue i margini, attraversa le separazioni, ricostruisce le corrispondenze: la figura si offre come un equilibrio da percorrere. Nella seconda sala, l’accostamento di tele rettangolari dà luogo a configurazioni quadrate, rendendo evidente il rapporto fra l’autonomia dei singoli elementi e la forma che essi concorrono a generare. Al piano inferiore, le composizioni rettangolari e trapezoidali sviluppano ulteriori relazioni fra organizzazione modulare e variazioni dei grigi.

In ciascuna di queste soluzioni, la parete partecipa alla lettura del dipinto. Visibile negli intervalli, accompagna il ritmo degli elementi e rende percepibili le distanze sulle quali si fonda la loro relazione. Anche il bordo assume rilievo: indica lo spessore dell’opera, raccoglie la luce, proietta un’ombra. La pittura si manifesta così nella sua intera consistenza, attraverso una presenza che coinvolge lo spazio circostante. Avvicinarsi consente di riconoscere la fattura delle superfici; arretrare restituisce la struttura complessiva: fra queste due distanze si svolge una parte essenziale dell’esperienza.

L’accostamento di opere appartenenti a momenti diversi permette di cogliere come Charlton abbia fatto della continuità una risorsa inventiva. Il permanere di alcuni elementi fondamentali rende più nitide le trasformazioni e consente di seguire il pensiero nel suo procedere. Ogni dipinto costituisce un approdo preciso, dal quale altre possibilità possono ancora emergere. È in questa paziente apertura che si riconosce la qualità della sua ricerca: nella capacità di rinnovare, attraverso il colore e la misura, la nostra attenzione per lo spazio che abitiamo.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo bilingue con un testo di Lorenzo Madaro, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

San Carlo Borromeo - PREGHIERA TRADIZIONALE

 

Ricorrenza: 4 novembre

 


 

PREGHIERA TRADIZIONALE


O Signore, che per mezzo dei Sacri Ministri governate le anime spargete la vostra dottrina, dispensate i vostri Sacramenti, guardate con predilezione la Chiesa della nostra Diocesi e donatele una schiera di Sacerdoti santi e santificatori. Ve l'imploriamo per l'intercessione di San Carlo. Fate che i nostri Seminari fioriscano di giovani pii e studiosi. Suscitate nei fedeli sensi d'amore e di zelo per l'Opera delle vocazioni. Su quanti cooperano al bene dei Seminari e del Clero spargete copiose le benedizioni celesti.

 

Potrebbe interessarti anche:

https://www.rosarydelsudartnews.com/2024/11/s-carlo-borromeo-vescovo-martirologio.html 

 

martedì 3 novembre 2026

"Viaggio tra la mafia" di Roberto Quber

 La mafia c’è ancora e La Spezia non è incontaminata



Se ne parlerà martedì 10 novembre alle 17:00 nella Sala del centro anziani di piazza Brin, in Via Filippo Corridoni n. 7, in occasione della presentazione del libro “Viaggio tra la mafia”, di Roberto Quber.

L’autore narra della mafia di Sicilia dallo sbarco alleato del 1943 ai giorni nostri. La mafia degli anni ‘50 e ‘60 fu una mafia agraria. Uccideva, ma se ne sapeva poco perché gli ammazzati non erano personaggi eccellenti, ma sindacalisti della terra, mezzadri e contadini ribelli. Dal 1945 al 1960 si verificarono cinquantuno omicidi oltre alle stragi di Portella della Ginestra, di Palazzo Contini, ad opera della banda Giuliano e dell’esercito di Badoglio. Una coda si ebbe ad Avola, il 12 dicembre 1968, ad opera della polizia di uno Stato che conobbe un temporaneo offuscamento della democrazia.

Negli anni ‘60 la mafia allargò i suoi interessi al traffico internazionale di stupefacenti, all’edilizia e all’urbanistica. È in questi anni che iniziarono rapporti organici con la politica: prima con i democristiani Salvo Lima e Vito Ciancimino, entrambi sindaci di Palermo e uomini di Andreotti sull’Isola; successivamente con Marcello Dell’Utri e Antonio D’Alì, sottosegretario al Ministero degli Interni, entrambi uomini di Berlusconi in Sicilia, condannati a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

 




Subì simile condanna a pena detentiva un uomo dell’UDC, Salvatore Cuffaro, eletto Presidente della Regione Sicilia nel 2001 e nel 2006, quando gli elettori dell’Isola lo preferirono a Rita Borsellino, sorella di Paolo, il giudice ucciso da Cosa Nostra in Via D’Amelio.

In questi anni una mafia più ricca e più potente uccise anche nomi eccellenti: tra i molti, i giudici Scaglione, Costa, Chinnici, Ciaccio Montalto, Livatino, Saitta, Falcone e Borsellino; il prefetto Dalla Chiesa; i politici Mattarella, La Torre e Reina; i commissari di polizia Boris Giuliano, Cassarà, Montana, i capitani Basile e D’Aleo; i giornalisti Mauro De Mauro, Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Giuseppe Fava. E poi le stragi sulla penisola, con il probabile aiuto dei servizi segreti deviati e di uomini delle trame nere: a Firenze, in Via dei Georgofili e a Milano, in Via Pantano.

Quber dice che la mafia c’è ancora: l’ex Presidente della Regione Salvatore Cuffaro, scontata la sua pena detentiva, è stato riabilitato ed è rientrato in politica, appoggiando la giunta del forzista Schifani con “suoi” quattro consiglieri regionali, e ottenendo due assessori. Nuovamente indagato per appalti e nomine nella sanità, nel giugno 2026 ha patteggiato tre anni.

 




Il libro sarà presentato. oltre che dall’autore, da Giuseppe Rudisi, direttore di SpeziaMirror e scrittore.

La serata di denuncia, informazione, confronto, è organizzata dalla sezione ANPI La Spezia Centro e dal centro anziani di Piazza Brin, in collaborazione con le sezioni ANPI La Spezia Pegazzano, La Spezia Chiappa e ANPI Val di Vara. 

L'ingresso è libero. È raccomandata l'iscrizione.

Riferirsi, per gli aggiornamenti, al blog

 https://incontridilettura.blogspot.com

(Il link non ha accesso diretto ma è da copiare ed incollare sul web) 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

 

Potrebbe interessarti anche: 

https://www.rosarydelsudartnews.com/2026/10/il-respiro-dellarenite-di.html 

Ritorno dal “Nuovo Mondo” di Rosaria Pannico - Edizioni IL SAGGIO

by Rosaria Pannico


Questo romanzo di fantascienza, pur prestandosi a una lettura indipendente, vuole essere il proseguimento della narrazione di una storia già pubblicata della stessa scrittrice nel febbraio del 2024.

 

Se il romanzo “Viaggio verso un Nuovo Mondo - L’inizio della mia avventura” (Edizioni IL SAGGIO) tratta dell’importanza di preservare la natura per la stessa sopravvivenza umana sulla Terra, questo nuovo romanzo di fantascienza dal titolo «Ritorno dal “Nuovo Mondo”» si propone invece come un momento di riflessione sul valore del legame che intercorre tra la salute umana e la salute del Pianeta: se la Terra si ammala (perché avvelenata e depredata dalle sue risorse naturali), si ammala anche l’essere umano.

 

I protagonisti di questo libro sono infatti esseri umani, ma anche alieni, che rischiano di ammalarsi a causa di una Terra troppo inquinata che ha fatto saltare tutti gli equilibri naturali. Questa situazione di profonda crisi, raccontata attraverso un romanzo di fantascienza, invita il lettore a riflettere su due importanti concetti: “l’istinto di sopravvivenza” e “il libero arbitrio”.

 

Nei momenti di pericolo in tutti noi scatta l’istinto di sopravvivenza: anche chi crede di non averlo scopre quanto invece esso sia forte e lo spinga a combattere per non rassegnarsi al peggio.

 

L’istinto di sopravvivenza e il libero arbitrio hanno punti di contatto?

Certamente l’istinto di sopravvivenza è presente nel libero arbitrio, perché siamo sempre noi, con la nostra volontà, a porre in essere azioni, buone o cattive, spinte dal desiderio di superare le avversità e sopravvivere alle catastrofi.

 

Nell’istinto di sopravvivenza e nel libero arbitrio c’è spazio anche per l’altruismo?

Lo scopriremo insieme leggendo questo romanzo.

 

Potrebbe interessarti anche:

https://www.rosarydelsudartnews.com/2026/10/ritorno-dal-nuovo-mondo-edizioni-il.html 

 

TERME SUBURBANE · VISITE AL CANTIERE

Sabato 7, 14, 21 e 28 novembre 2026 – prenotazioni aperte

Terme Suburbane di Ercolano: a novembre quattro sabati per scoprire il cantiere di restauro


 


Proseguono a novembre le visite guidate al cantiere di restauro delle Terme Suburbane del Parco Archeologico di Ercolano, il complesso termale meglio conservato del mondo romano. Appuntamento ogni sabato, il 7, 14, 21 e 28 novembre 2026, per conoscere da vicino gli ambienti e le attività di conservazione in corso, in attesa della riapertura permanente del monumento.


Il ciclo si avvia verso la conclusione: dopo novembre restano soltanto gli ultimi due sabati, il 5 e il 12 dicembre. Le date già svolte hanno registrato il tutto esaurito, per questo si consiglia di prenotare in anticipo.

  



Come si visita. Gruppi contingentati di massimo 15 partecipanti, accompagnati dal personale del Parco e muniti di caschetto protettivo, con materiali di approfondimento accessibili tramite QR Code. La visita dura circa un’ora e il punto di raccolta è la Terrazza di Marco Nonio Balbo.


Turni del sabato. Mattina: 9:30 (italiano), 10:30 (inglese), 11:30 (italiano). Pomeriggio: 14:30 (italiano), 15:30 (inglese).


Biglietti. Biglietto integrato (Parco archeologico + Terme Suburbane) 21,00 euro; cittadini UE ed extra-UE (in reciprocità) tra 18 e 25 anni 7,00 euro; gratuito per i minori di 18 anni (i minori di 12 accompagnati da un adulto) e per i soggetti esenti a norma di legge. Prenotazioni online e in biglietteria tramite CoopCulture e i canali ufficiali del Parco.


Parco Archeologico di Ercolano
Corso Resina  

Ercolano 

Napoli

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

OLTREMARE

  


Genova e il blu: arte in viaggio tra Mediterraneo e Cina.
20 secoli di frontiere liquide
 
19 novembre 2026 – 21 febbraio 2027
A cura di Elisabetta Raffo e Loredana Pessa con Davide Quadrio per gli interventi artistici contemporanei e con il supporto scientifico di Paola Martini del Museo Diocesano

 

Dal 19 novembre 2026 al 21 febbraio 2027, il Museo Diocesano di Genova ospita OLTREMARE, una mostra che attraversa venti secoli di storia dell’arte, commerci e incontri tra culture, seguendo le rotte del blu dal Mediterraneo alla Cina. Curata da Elisabetta Raffo e Loredana Pessa, con Davide Quadrio per gli interventi artistici contemporanei e il supporto scientifico di Paola Martini del Museo Diocesano, la mostra riunisce materie prime, opere d’arte antiche e interventi contemporanei, dando vita a un racconto inedito del ruolo di Genova nelle reti di scambio che hanno contribuito alla formazione di un patrimonio artistico condiviso, aprendo nuove prospettive sul ruolo della cultura nella Blue Economy.
 
Il blu attraversa mari e continenti, supera confini geografici e culturali, mette in relazione civiltà lontane. È il colore del mare e del cielo, ma anche una materia preziosa, oggetto di commerci, sperimentazioni tecniche e trasformazioni artistiche. Da questa duplice natura, materiale e simbolica, prende forma OLTREMARE, promossa e organizzata dalla Fondazione Bruschettini per l'Arte Islamica e Asiatica, in collaborazione con il Museo Diocesano di Genova, la Fondazione San Lorenzo impresa sociale e la Fondazione Il Secolo XIX.
 
La mostra propone un percorso originale e trasversale tra opere antiche e contemporanee, intrecciando storia dell'arte, economia, scienza e cultura materiale. Al centro, Genova: città di approdo, ma anche luogo di trasformazione, produzione e rielaborazione culturale, la cui identità si è costruita attraverso secoli di relazioni con il Mediterraneo e l'Eurasia.
 
La mostra sarà accompagnata da un programma di eventi collaterali dedicati alle relazioni tra arte, storia, scienza e culture del Mediterraneo e dell'Eurasia, che sarà presentato in occasione dell'apertura.
 
Con il sostegno di: Regione Liguria, Comune di Genova, Fondazione Passadore 1888, Webuild Group, SAAR dp s.p.a., Ponte Ter S.p.A. e MSC Foundation.
 
INFORMAZIONI AL PUBBLICO
 
OLTREMARE. Genova e il blu: arte in viaggio tra Mediterraneo e Cina. 20 secoli di frontiere liquide
Sede: Museo Diocesano di Genova
 
Date: 19 novembre 2026 – 21 febbraio 2027
 
Promozione e organizzazione: Fondazione Bruschettini per l'Arte Islamica e Asiatica, in collaborazione con il Museo Diocesano di Genova, la Fondazione Il Secolo XIX, la Fondazione San Lorenzo impresa sociale.
Curatela e contributi scientifici: Elisabetta Raffo, Loredana Pessa, Davide Quadrio (arte contemporanea), Paola Martini (Museo Diocesano).

La Fondazione Bruschettini per l'Arte Islamica e Asiatica
Costituita a Genova nel 2012 per volontà dell'imprenditore, studioso e collezionista Alessandro Bruschettini (1939–2021), la Fondazione promuove la conoscenza dell'arte islamica e asiatica, con particolare attenzione alle relazioni con il patrimonio artistico italiano ed europeo. Custodisce una collezione di circa 750 opere e una biblioteca specialistica di circa 40.000 volumi e sviluppa progetti di ricerca, conservazione, restauro, valorizzazione e formazione in collaborazione con istituzioni italiane e internazionali.
 
Il Museo Diocesano di Genova
La mostra è ospitata negli spazi del Museo Diocesano, nel Chiostro dei Canonici di San Lorenzo, nel cuore del centro storico genovese, tra la Cattedrale e Palazzo Ducale.
Edificato nel XII secolo, il complesso conserva importanti testimonianze della storia artistica e religiosa della città, tra cui il monumento sepolcrale del cardinale Luca Fieschi (1336-45) e i Teli della Passione del 1538 (proprietà MIC).
 
La Fondazione San Lorenzo impresa sociale
L’Ente, senza scopo di lucro, operando in stretta collaborazione con l’Arcidiocesi di Genova, persegue i seguenti obiettivi: aumentare la qualità dei servizi e la possibilità di fruizione dei beni culturali religiosi che includono: musei, archivi, biblioteche ed edifici monumentali; creare nuove opportunità di lavoro anche per persone che versano in condizioni disagiate; favorire la collaborazione fra istituzioni; contribuire a conservare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale della Chiesa di Genova. Oggi la Fondazione amministra e gestisce il Museo Diocesano, il Museo del Tesoro e la salita alle Torri della Cattedrale; inoltre  svolge attività di accoglienza; organizza attività didattiche, attività di inclusione ed interazione sociale per soggetti con disagio sociale o economico.
 
La Fondazione Il Secolo XIX
La Fondazione Il Secolo XIX nasce per tutelare, valorizzare e restituire alla comunità il patrimonio storico e documentale de Il Secolo XIX. All’interno del suo Archivio storico sono presenti 140 anni di articoli, fotografie e testimonianze della Liguria e del Paese: una memoria collettiva da rendere accessibile e trasformare in una risorsa per comprendere il presente e immaginare il futuro. La Fondazione Il Secolo XIX collabora al progetto OLTREMARE con l’obiettivo di contribuire alla valorizzazione del patrimonio culturale e dell’identita di Genova, favorendo il dialogo tra storia, arte e contemporaneità. La sua partecipazione sostiene una visione della cultura come occasione di conoscenza condivisa, attrattività del territorio e apertura internazionale.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Video della mostra "Michel Verjux. Tout ou partie"

 


 

La galleria A arte Invernizzi ha inaugurato una nuova mostra personale di Michel Verjux, artista francese con cui ha un rapporto consolidato, avviato nel 2001 in occasione della prima collaborazione.


Verjux dal 1983 sviluppa la sua ricerca attraverso gli éclairages, interventi luminosi costituiti da proiezioni di figure geometriche – quadrati, coni, cilindri e altre forme – concepiti in stretta relazione con l’architettura e con le specificità del luogo in cui vengono realizzati. Assumendo la luce come elemento primario del proprio linguaggio, l’artista lavora sull’atto del vedere come luogo dell’incontro con la realtà lasciando aperto lo spazio dell’azione, del pensare, del sentire: l’indagine sui limiti della percezione avviene generando un dialogo continuo tra spazio, visione e presenza che trasforma ogni intervento in un’esperienza capace di ridefinire il rapporto tra opera, ambiente e osservatore.

Come ha scritto Harald Szeemann, Michel Verjux appartiene a quella generazione di artisti, emersi a metà degli anni Ottanta che, “familiari” con “la funzione magica dell’oggetto di matrice beuysiana e con la libertà evocativa dell’arte concettuale” si sono interrogati sulla genesi dell’immagine a partire da un’analisi del luogo dell’esposizione.


La sua arte vuole educare l’occhio alla conoscenza, aggiungere indici, segni inediti al linguaggio visuale per arricchire la percezione della realtà: la proiezione luminosa diviene un gesto concreto nell’esperienza di una determinata situazione con la quale si è chiamati a interagire affinché si mostrino le relazioni che intercorrono tra i vari livelli di realtà. Lo stesso Verjux ha descritto in questi termini la propria modalità creativa: “Il mio fare artistico è ampiamente incentrato sul processo (o sul dispositivo) che mette in gioco l’energia, la materia e il dare forma a ciò che, immediatamente, ci sta di fronte e ci circonda. Un processo (o dispositivo) che, a mio avviso, deve permettere al destinatario di vivere un’esperienza”.

Gli éclairages appositamente realizzati per questa occasione portano in evidenza alcuni elementi architettonici specifici della galleria: dall’ampia scala centrale con il disegno essenziale della ringhiera, alla soglia che connette una sala espositiva all’altra, all’incrocio arrotondato tra due pareti perpendicolari.


“Può essere una semplice esposizione, una semplice illuminazione di ciò che si trova già lì in una cornice particolare; ma in realtà si tratta di un ‘già lì’ portato ironicamente all’attenzione del visitatore con insistenza”. (Michel Verjux, 2001).
Affiancano gli éclairages alcune opere realizzate con fogli di acciaio inox piegati e tagliati da fessure semicircolari che, attraverso la contrapposizione tra pieno e vuoto, evidenziano come lo spazio sia condizione necessaria per la loro esistenza.


Attraverso questa mostra Verjux attua una riflessione, oltre che sul processo e la relazione, anche su come l’opera venga recepita: tutto dipende da ciò che ci si aspetta o si desidera, da ciò che si vuole e, in particolare, da ciò che si cerca – e da ciò che la realtà è in grado di restituire. La visione mostra “tutto o solo una sua parte?”, lo scetticismo dell’artista francese resta sospeso nel seguente assunto di Ludwig Wittgenstein: “non esiste un unico metodo, ma molti metodi”.

In occasione della mostra è stato pubblicato un volume bilingue contenente un saggio di Francesco Tedeschi, un testo di Michel Verjux, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

CAMeC: i bambini diventano artisti e le loro opere protagoniste delle tessere Amici del CAMeC 2027

 


 

Sabato 7 novembre, dalle ore 10.00 alle 12.00, il laboratorio gratuito “La collezione dei bambini”, dedicato ai piccoli artisti dai 6 anni in su. Un’esperienza creativa che trasforma lo sguardo e l’immaginazione dei più piccoli in un progetto destinato a lasciare un segno concreto nell’identità del museo.


La Spezia, 3 novembre 2026 – Come sarebbe una collezione d'arte ideata e realizzata interamente dai bambini? Da questa suggestiva domanda nasce “La collezione dei bambini”, il laboratorio creativo in programma sabato 7 novembre 2026, dalle ore 10.00 alle 12.00, al CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, a cura di Claudia Rifaldi, rivolto a bambini e bambine dai 6 anni in su, con partecipazione gratuita.
Un appuntamento speciale che invita i più piccoli a scoprire il linguaggio dell'arte moderna e contemporanea attraverso l'osservazione, l'immaginazione e la sperimentazione, trasformandoli da semplici visitatori in veri protagonisti della vita del museo.
La particolarità dell'iniziativa è che le opere realizzate dai bambini diventeranno protagoniste delle tessere dell'Associazione Amici del CAMeC per il 2027, dando vita a un progetto che unisce educazione artistica, creatività e partecipazione alla vita culturale della città. Le creazioni dei giovani partecipanti usciranno così simbolicamente dalle sale del museo per accompagnare, durante il prossimo anno, i sostenitori dell'associazione, trasformandosi in un segno tangibile del legame tra il CAMeC e la sua comunità.
Il laboratorio prenderà avvio con una visita a una selezione di opere della collezione permanente del CAMeC, attraverso le quali i bambini saranno accompagnati alla scoperta degli elementi fondamentali del linguaggio visivo, dal colore alla forma, dalla linea alle diverse modalità espressive degli artisti.
Un percorso pensato per avvicinare i più piccoli al patrimonio artistico in maniera attiva e coinvolgente, stimolando la curiosità e la capacità di osservazione e dimostrando come un museo non sia soltanto un luogo in cui ammirare opere d'arte, ma anche uno spazio da vivere, interpretare e reinventare attraverso la propria sensibilità.


Dopo la visita, i partecipanti saranno invitati a dare libero sfogo alla fantasia, realizzando le proprie creazioni artistiche ispirate alle suggestioni ricevute. Prenderà così forma una collezione parallela, collettiva e al tempo stesso profondamente personale, nella quale ogni elaborato racconterà un diverso modo di guardare e interpretare il mondo.


Il risultato sarà un dialogo originale tra le opere custodite dal museo e lo sguardo delle nuove generazioni, capace di valorizzare la spontaneità e la forza espressiva dell'immaginazione infantile.


INFORMAZIONI
La collezione dei bambini

    Quando: sabato 7 novembre 2026, dalle ore 10.00 alle 12.00
    Dove: CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia
    A cura di: Claudia Rifaldi
    Destinatari: bambini e bambine dai 6 anni in su
    Ingresso: gratuito


INFORMAZIONI E CONTATTI
CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea
Piazza Cesare Battisti 1, La Spezia
https://camec.sp.it/
https://camec.museilaspezia.it/
FB/IG @camec.laspezia
Biglietti:
Collezione permanente
intero 10 euro
ridotto 5 euro per giovani under 26 e adulti over 65
sempre gratuito per i residenti della provincia della Spezia
Collezione permanente + mostra temporanea
intero 15 euro
ridotto 8 euro per giovani under 26 e adulti over 65
5 euro per i residenti della provincia della Spezia
Ingresso gratuito per Collezione e Mostre
under 18
scolaresche e docenti di accompagnamento
persone con disabilità e per loro eventuale accompagnatore
giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale
dipendenti del Ministero della Cultura
dipendenti delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate
titolari della tessera Amici del CAMeC per l’anno in corso
studenti universitari di storia dell’arte da tutto il mondo
possessore Cinque terre Card e residenti comuni Cinque Terre
Gruppi
Per gruppi compresi tra 7 e 25 persone il costo del biglietto è ridotto a 5 euro per la collezione permanente (7,5 euro se con mostra temporanea). L’ingresso è gratuito per chi guida il gruppo.
Ogni prima domenica del mese
Ingresso 2 euro per tutti, ferme le gratuità di cui sopra.
Orari:
Da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 ; primo venerdì del mese aperto fino alle 22.00
Chiuso lunedì e 25 dicembre

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Da venerdì 6 novembre: al via "Coreo/Grafie 2026" seconda edizione della rassegna di danza contemporanea e teatro-danza, allo Spazio Körper Napoli

Da venerdì 6 novembre 2026, Spazio Körper Napoli

al via Coreo/Grafie 2026

Sette creazioni, tra danza contemporanea e teatro-danza, raccontano la

vitalità delle giovani compagnie del territorio e l’evoluzione della scena artistica


 

Il corpo come luogo di memoria e trasformazione, il movimento come forma di scrittura, la danza come linguaggio capace di interrogare il presente e restituirne le contraddizioni, le fragilità e le possibilità. È da questa visione che prende forma Coreo/Grafie 2026, la rassegna che, da venerdì 6 a domenica 8 novembre 2026 torna a Napoli per la sua seconda edizione, confermandosi come uno spazio di incontro, ricerca e valorizzazione della danza contemporanea e del teatro-danza in Campania.

Ad accogliere la manifestazione sarà lo Spazio Körper, centro nazionale di produzione della danza, dove per tre giornate alcune delle realtà più vivaci della scena coreutica regionale saranno protagoniste di un percorso attraverso linguaggi, estetiche e poetiche differenti. Sette creazioni originali, espressione di percorsi artistici e sensibilità eterogenee, comporranno una mappa della ricerca contemporanea, mettendo al centro il corpo come strumento di narrazione, relazione e riflessione sulla realtà.

La rassegna è promossa dal Teatro Pubblico Campano, nell'ambito della stagione teatrale 2026/2027, in collaborazione con Oltrelalinea, e si avvale del coordinamento artistico di Sabrina D'Aguanno e Rosario Liguoro.

L'iniziativa nasce dalla volontà di sostenere e rendere visibile il lavoro delle compagnie del territorio, offrendo loro un contesto in cui presentare le proprie creazioni, condividere percorsi di ricerca e incontrare un pubblico interessato alle nuove traiettorie della scena contemporanea.

Coreo/Grafie si configura come una mappa della danza contemporanea campana: un mosaico di esperienze artistiche che, pur nella diversità delle rispettive identità, condividono il desiderio di esplorare il corpo come strumento di espressione, conoscenza e trasformazione.

Il titolo stesso della rassegna suggerisce una chiave di lettura del progetto. La coreografia diventa grafia, scrittura del movimento che si compone nello spazio attraverso gesti, posture, ritmi e presenze. Il corpo si fa pagina viva sulla quale prendono forma emozioni, ricordi, tensioni individuali e collettive; il gesto diventa segno, traccia capace di raccontare ciò che spesso sfugge alle parole.

La rassegna prenderà il via venerdì 6 novembre alle ore 19.00 con due proposte che testimoniano la varietà della ricerca coreografica contemporanea.


 



Art Garage presenta Sylvia Green Trap, ideazione e coreografia di Martina Tordiglione, una creazione che si inserisce nel percorso di sperimentazione della compagnia e che contribuisce a inaugurare il programma attraverso una specifica visione del movimento e della costruzione scenica. A seguire, Mart Dance porta in scena Oxido XX2.0 (suite), con regia e coreografie di Marco Auggiero.
 
 

 


Il lavoro si inserisce nel panorama delle ricerche che indagano le potenzialità espressive del corpo attraverso la composizione coreografica, confermando l'attenzione della rassegna verso linguaggi capaci di confrontarsi con le trasformazioni della scena contemporanea.

 




La seconda giornata, sabato 7 novembre, con inizio degli spettacoli alle ore 19, prosegue il percorso attraverso due creazioni che mettono al centro la ricerca sul movimento e la costruzione del linguaggio scenico. Akerusia Danza presenta Look Inside, ideazione e coreografia di Sabrina D'Aguanno. Il titolo suggerisce uno sguardo rivolto verso l'interiorità, in un percorso in cui la ricerca coreografica diventa occasione per esplorare le possibilità espressive del corpo e il rapporto tra dimensione individuale e presenza scenica.

 




A seguire, Campania Danza presenta Gocce, con coreografie di Olimpia Milione, Federica Clarizia e Simone Liguori. Il lavoro si inserisce nel mosaico di poetiche che caratterizza la rassegna, contribuendo a raccontare una scena nella quale la collaborazione artistica e la pluralità degli sguardi alimentano nuove possibilità di scrittura del movimento.

La giornata conclusiva, domenica 8 novembre, prenderà il via alle ore 18 e riunirà tre creazioni, ampliando ulteriormente il ventaglio di linguaggi e sensibilità presenti nella rassegna.

 




Arb Dance Company presenta No Question, con coreografia di Irma Cardano, una proposta che si inserisce nel percorso di ricerca della compagnia e che porta in scena una personale esplorazione delle possibilità espressive del corpo.


 



Sfera Ovale propone Confluenze, con coreografia di Angela Porrino. Il titolo richiama l'immagine dell'incontro tra traiettorie differenti, suggerendo una prospettiva in cui il movimento può diventare luogo di relazione, intersezione e trasformazione.

 




A chiudere la programmazione della rassegna sarà Con il vento tra i capelli, della compagnia Scaramacay, drammaturgia e coreografie di Erminia Sticchi. Una proposta che intreccia dimensione drammaturgica e composizione coreografica, confermando il dialogo tra danza e teatro-danza che attraversa l'intera manifestazione.

Nel loro insieme, le sette proposte di Coreo/Grafie 2026 restituiscono un quadro della creatività contemporanea campana, mettendo in evidenza il lavoro di compagnie e autori che, attraverso percorsi differenti, contribuiscono a rinnovare il linguaggio della danza e ad ampliare le possibilità della scena performativa.

Perché ogni gesto può diventare una traccia, ogni movimento una storia, ogni corpo una scrittura. E la danza, nel suo incessante dialogo con il presente, continua a disegnare nuove geografie dell'umano.

 




Coreo/Grafie, 6 ˃ 8 novembre 2026

Spazio Körper Napoli - via Vannella Gaetani 27

Spettacoli venerdì e sabato

 dalle ore 19.00, 

domenica dalle ore 18.00

Info e prenotazioni 0812457415, info@korper.it

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA