venerdì 19 giugno 2026

Frammenti di inesistenza ed allegrie di Giansalvo Pio Fortunato (Puntoacapo Editrice, 2025)


 

 

Napoli, lunedì 22 giugno 2026, ore 18,00

Ubik Luce, Piazzetta Durante 1, Vomero


 Presentazione 

Di questo nascere altrimenti
di Danilo Paris
(Edizioni del faro, 2026)


Frammenti di inesistenza ed allegrie
di Giansalvo Pio Fortunato
(Puntoacapo Editrice, 2025)


in dialogo con

Stefano Taccone
Alessandro Mazzi


Di questo nascere altrimenti di Danilo Paris è una silloge composta dal Ciclo delle Arche, dall’Anticiclo di Ankh e da diversi Canti, che si concludono con Il Ciclo dei Nidi. L’Anticiclo di Ankh persegue una ricerca poetica attraverso il glossario dell’architettura forense. Il testo attinge all’immaginario della città tridimensionale di cui parla Eyal Weizman a proposito dell’architettura dell’occupazione israeliana. Se il primo canto racconta lo spazio dell’occupazione, il secondo è invece l’architettura dei frammenti di Gaza. Il terzo si sposta dai territori palestinesi a Minneapolis, luogo di abuso e controllo, luogo che continua la linea tracciata da Darwish tra l’indegenità palestinese e i popoli indigeni del Mississipi, la deportazione, o meglio il genocidio, dei Cherokee a ovest del Mississippi. Nella sua complessità di immagini e di voci evocate, potrebbe risultare ostico, ma sta proprio in questo aspetto la sua forza: nella capacità di Paris di mettersi in dialogo con l’insegnamento della Beat Generation e del Gruppo 63, aprendosi a tutto ciò che non è autoctono, dalla poesia americana di Allen Ginsberg a Danes Smith, da Audre Lorde a Gloria Anzaldúa.

Tutta la prima parte di Frammenti di inesistenza ed allegrie di Giansalvo Pio Fortunato, scrive Pasquale Vitagliano nella prefazione, «è dedicata a figure archetipe dei miti classici. Ecco che già dall’esergo che introduce questa prima sezione, Orfeo si oppone a Lot. Il primo cede, si gira e perde per sempre l’oggetto della sua devozione. Il secondo, invece, permette alla propria civiltàdi sopravvivere alla vendetta divina. Siamo di fronte ad uno iato. Ci troviamo sull’orlo di un fossato. Sostiamo su una linea d’ombra. Viviamo continuamente un’esperienza di separazione. [...] Con una stentoreità tutta giovanile (e non è un difetto), l’autore sente su di sé il patrocinio amaro del mondo. Ci resta il furore escatologico di questa scrittura. Attacca direttamente e senza sconti il balbettio intellettuale del minimalismo. La sua poesia vuole dilatare a dismisura la parola, sconfinare in territori vastissimi, portare le sensibilità di chi scrive e di chi legge ad incontrarsi in uno stato di quasi allucinazione. Questo è il disordine di cui egli stesso scrive e dal quale intende scappare verso una dimensione onirica di salvataggio e di salvezza. La poesia è la freccia che ci getta oltre».

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

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